UNA STORIA FINITA – III parte

“UBBIDIRE È MEGLIO DEL SACRIFICIO”

1Samuele 15:22 – VR

 

Dopo aver creato la prima coppia umana, Adamo ed Eva, Dio parlò con loro direttamente per comunicare lo scopo per cui li aveva creati. Disse:
Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra … Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo” (Genesi 1:28,29 – CEI)
Dopo di ciò si concluse il sesto “giorno” o periodo creativo, con queste parole:
Allora Dio vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” (Genesi 1:31 – Di)
Ecco, dunque, svelato l’originale proposito di Dio nel creare l’uomo. Egli l’aveva posto in un luogo pieno di delizie che aveva appositamente preparato per lui (Salmo 115:16 – VR e Di; 114:16 – CEI). Quindi gli affiancò una compagna adeguata perché potesse riprodursi, per riempire la terra di suoi discendenti in grado di “soggiogare la terra”, cioè di estendere quelle condizioni paradisiache a tutto il globo terrestre. Quella prima coppia e tutti i loro discendenti dovevano vivere tutti insieme come una grande famiglia in perfetta pace, salute e felicità, mantenendo l’intera terra in uno stato paradisiaco. Questo sarebbe dovuto durare per sempre! (cfr. Ecclesiaste 3:11)
Prima dell’uomo Dio aveva creato “i pesci del mare, gli uccelli del cielo e ogni altro animale che si muoveva sulla terra” (cfr. Genesi 1:21-25). Questi li aveva creati direttamente “ciascuno secondo la loro specie”. Ma nel caso delle creature umane Dio si propose qualcosa di diverso. Il racconto narra che, dopo aver creato l’uomo, “fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne»” (Genesi 2:21-23 – VR). Evidentemente Dio aveva informato Adamo circa il modo in cui aveva creato per lui una compagna per cui egli poté correttamente chiamarla osso delle sue ossa e carne della sua carne. Con il suo proprio corpo aveva contribuito alla creazione di lei da parte di Dio. Unendosi a lei Adamo avrebbe potuto riprodursi generando anch’egli una progenie di discendenti “secondo la sua specie”. Questa è una ferrea legge della natura, confermata dalla scienza e dall’evidenza, che abbatte ogni velleità evoluzionistica!
Circa 2.500 anni dopo, lo stesso scrittore biblico che ha narrato la creazione, ispirato dalla medesima fonte, descrisse la linea di discendenza adamitica e, parlando di Noè e dei suoi figli, indicò 70 “famiglie”, o nazioni principali, in cui l’intera famiglia umana nel tempo si è sviluppata. Nel capitolo 10 di Genesi troviamo l’elenco dei 70 capifamiglia, quindi al versetto 32 leggiamo che “da essi uscirono le nazioni che si sparsero sulla terra dopo il diluvio”. Appare evidente che nel suo progetto per l’uomo, Dio aveva messo nel suo codice genetico le informazioni atte a generare una varietà all’interno della famiglia umana, così che si potessero sviluppare i diversi caratteri somatici che si riscontrano nelle varie razze (colore della pelle, colore e forma dei capelli, corporatura e caratteristiche facciali, ecc.). Circa 4.000 anni dopo un altro scrittore biblico, anche lui sospinto dalla stessa ispirazione, confermò tutto questo scrivendo che Dio “creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra” (Atti 17:26 – CEI).
Quanti guai l’uomo si sarebbe risparmiato se, anziché seguire i propri pensieri, si fosse attenuto alle verità rivelategli dal suo sapiente Creatore!
La tratta degli schiavi che infestò il mondo tra il XVI e il XIX secolo non ci sarebbe stata. Neanche il diabolico progetto di Hitler di creare una “razza superiore” avrebbe potuto essere ideato. Ma la cosa ancor più grave è che per secoli molti sedicenti cristiani, cattolici e protestanti, hanno fatto propri e sostenuto i pregiudizi che hanno portato al manifestarsi di tali nefandezze. Per decine di secoli, ad esempio, la Chiesa Cattolica, mal interpretando ciò ch’è scritto in Genesi 9:25, ha insegnato che i negri erano una razza maledetta. Ancora nel 1873, il Papa Pio IX concedeva l’indulgenza a chi recitava una preghiera a favore degli “sventurati etiopi dell’Africa centrale affinché l’Onnipotente Dio togliesse infine la maledizione di Cam dai loro cuori” (Slavery and the Catholic Church – Lo schiavismo e la Chiesa Cattolica – di John F. Maxwell). Tutt’oggi tali sentimenti divisivi continuano ad albergare nell’animo umano spingendo le persone a rivoltarsi contro i loro simili di diverse etnie che sono costretti dalle difficoltà della vita ad emigrare in paesi distanti dalla loro terra d’origine! Ancor oggi molti sedicenti cristiani forniscono un vergognoso modello di pregiudizio al riguardo, come stà accadendo nel nostro paese dove il 98% della popolazione si dichiara “cristiana”!
Queste considerazioni ci aiutano a comprendere perché, sebbene il proposito di Dio per l’uomo in origine era “molto buono”, in seguito la società umana che si è sviluppata ha vissuto tra enormi difficoltà e l’uomo, che era stato creato per vivere per sempre su questa terra una vita perfetta e felice, si è sempre scannato con il proprio simile, poi si ammala ed infine, dopo una breve esistenza, muore!
Al primo uomo, dopo avergli consegnato il giardino in Eden, Dio infatti aveva detto:
Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino; ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Genesi 2:16,17 – Di)
Perché Dio diede questo comando?
Dinnanzi a quella coppia Egli aveva messo la prospettiva di vivere per sempre. Ma essi dovevano comprendere che la vita eterna in quelle condizioni paradisiache era condizionata dall’ubbidienza!
A qualcuno questo concetto può forse sembrare esagerato, o la parola ubbidire può avere un suono sgradevole ai suoi orecchi, pensando di avere il diritto e la libertà di fare come gli pare. Tuttavia il comando di Dio aveva delle profonde implicazioni.
La vita comincia e continua solo finché si ubbidisce. In che modo? In quanto dobbiamo tutti rispettare le leggi della creazione per continuare a vivere. Ad esempio è impensabile violare la legge di gravità gettandosi da una qualsiasi altezza e sopravvivere; così come è impossibile violare le leggi del nostro corpo, come quelle metaboliche, e continuare a vivere: se, infatti, smettiamo di respirare per solo pochi minuti moriremo. Inoltre, come attestano i fatti, in ogni società umana, per la natura stessa delle cose, affinché ci siano ordine, armonia ed efficienza ci vuole cooperazione, e la cooperazione implica un certo grado di ubbidienza. Per esempio, è necessaria l’ubbidienza dei cittadini verso le leggi dello Stato perché predomini la giustizia; oppure ci vuole ubbidienza da parte dei dipendenti verso i datori di lavoro perché il lavoro venga fatto.
L’intera vita dell’universo dipende dall’ubbidienza alle leggi fisiche e morali che il suo sapiente e onnipotente Creatore ha stabilito.
Come illustrato nel mio precedente post, Dio dotò l’uomo del libero arbitrio, cioè della facoltà di fare delle scelte e di scegliere di agire bene o male. Ma la sua libertà era una libertà relativa, non assoluta, poiché l’uomo non era né onnipotente né onnisciente: aveva comunque dei limiti. Aveva quindi bisogno di seguire la guida fornita dal suo Creatore riconoscendo che la terra su cui viveva apparteneva a Colui che l’aveva fatta e che, in qualità di Creatore, Dio è il legittimo sovrano e legislatore della sua creazione (cfr. Salmo 24:1 – VR e Di; 23:1 – CEI). Avendo dato all’uomo tutto ciò di cui questi aveva bisogno, inclusa la vita stessa, Dio meritava di sicuro l’ubbidienza, qualsiasi cosa avesse chiesto loro. Egli, però, non voleva che questa ubbidienza fosse forzata. Doveva scaturire da un cuore volenteroso e motivato dall’amore. Si, Dio desidera che l’uomo ubbidisca alle sue leggi non per forza, ma con il cuore, con amore e riconoscenza per tutto ciò che Egli ha fatto perché, come è scritto, Egli “ti insegna per il tuo bene … ti guida per la via che devi seguire” (Isaia 48:17).
Per verificare che l’uomo avesse compreso questo fondamentale aspetto della sua vita, Dio lo sottopose ad una prova. Quella prova non richiedeva che egli subisse persecuzione o soffrisse e non comportava nemmeno qualche tentazione umana. Fu una semplice prova sull’ubbidienza che si distinse per il rispetto della dignità umana. Dio, infatti, non attribuì ad Adamo nessuna tendenza errata; non lo mise alla prova vietandogli, per esempio, di commettere bestialità, assassinio o qualche altra azione vile e ignobile, come se pensasse che Adamo potesse avere dentro di sé inclinazioni perverse. Poiché mangiare era una cosa normale, corretta, ad Adamo era stato detto di “mangiare liberamente” tutto ciò che Dio gli aveva provveduto (Genesi 2:16 – Di). Quindi Dio mise alla prova Adamo vietandogli di mangiare del frutto di un unico albero che egli definì “l’albero della conoscenza del bene e del male”. Perché?
In una nota in calce a Genesi 2:17, La Bibbia di Gerusalemme dice che la “conoscenza del bene e del male” è “la facoltà di decidere da se stessi ciò che è bene e male, e di agire di conseguenza: una rivendicazione di autonomia morale … Il primo peccato è stato un attentato alla sovranità di Dio”. Sì, l’“albero della conoscenza del bene e del male” simboleggiava la prerogativa di Dio di stabilire per l’uomo delle norme su ciò che è approvato o ciò che è condannato. Rifiutando di ubbidire alla legge di Dio, l’uomo avrebbe messo in discussione il diritto stesso di Dio di governare su di lui.
In quella circostanza sia Adamo che la sua compagna, Eva, fecero la scelta sbagliata! Anziché fidarsi del loro Creatore, il quale aveva dato ampia prova di agire solo per il loro bene, pensarono di poter fare a meno della sua guida e decidere da soli ciò che era “bene” o “male” per se stessi pensando di essere più felici! … Pensiamo forse anche noi la stessa cosa?
Come mai essi fecero quella scelta?
L’opposizione al dominio di Dio non ebbe inizio sulla terra, ma in un luogo invisibile agli occhi umani. Secondo la Parola di Dio, milioni di persone spirituali, gli angeli, furono portati all’esistenza prima dell’uomo. Anch’essi furono creati tutti perfetti, senza inclinazioni malvage. Tuttavia, come la successiva creatura di Dio, l’uomo, anch’essi furono dotati di libero arbitrio. Potevano perciò scegliere se seguire una condotta di fedeltà o di infedeltà nei confronti di Dio.
A questo punto la domanda che molti si pongono è: essendo creature perfette, come poté chiunque di loro provare anche solo l’impulso di fare il male?
Ebbene, quante volte nella nostra stessa vita ci troviamo davanti alla scelta di fare una cosa buona o una cattiva? Il fatto di avere un’intelligenza che ci permette di intravedere le possibilità cattive non ci rende automaticamente cattivi, non è vero? Il vero punto è: quale scelta facciamo? Cioè a cosa rivolgiamo la nostra mente e il nostro cuore?
Uno scrittore biblico ci aiuta a comprendere questo punto scrivendo: “Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand’è consumato, produce la morte” (Giacomo 1:14,15 – CEI). Se ci sofferma su un pensiero dannoso, col tempo si è portati a coltivare nel proprio cuore quel desiderio sbagliato. Questo desiderio può, infine, spingere a commettere un’azione errata. È una specie di “reazione a catena”!
Questo è esattamente quello che accadde ad una delle creature angeliche a cui Dio aveva affidato il compito di vegliare sulle sue creature umane. Fu adescato “dalla propria concupiscenza”, o dai propri desideri errati. Vedendo che le creature umane erano sottomesse a Dio, intravide la possibilità che esse potessero essere sottomesse a lui anziché a Dio. A quanto pare cominciò a desiderare ardentemente per se stesso l’adorazione che spettava a Dio (cfr. Luca 4:5-8). Agendo secondo il suo desiderio, infine divenne un oppositore di Dio. Per questa ragione nella Parola di Dio è chiamato Satana, che significa “Oppositore”.
In Genesi capitolo 3 viene descritto come Satana si accinse a soddisfare il suo desiderio errato. Nel giardino di Eden si avvicinò alla donna, Eva, mascherando la sua vera identità. Si servì di un animale che la coppia umana vedeva spesso, un serpente. Usando evidentemente delle capacità ventriloque, fece sembrare che le sue parole provenissero da quella creatura, la cui indole per natura cauta ben si addiceva all’impressione che egli voleva dare.
Invece di invitare direttamente la donna a sottomettersi a lui come suo governante, Satana tentò prima di far sorgere il dubbio nella mente di lei, chiedendo: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?” In effetti stava dicendo: ‘È un peccato che Dio abbia detto che non potete mangiare di nessun albero del giardino’. Così facendo, insinuava che Dio li stava privando di qualcosa di buono. Eva rispose citando la proibizione di Dio, che riguardava un solo albero, e dichiarò anche che la punizione per la disubbidienza sarebbe stata la morte. A quel punto Satana tentò di minare il rispetto di Eva per la legge di Dio, dicendo: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:1-5 – CEI).
 
 
 
La durezza del cuore umano ha avuto origine col peccato che quella prima coppia commise contro Dio. Quando la prima donna, Eva, fu tentata di mangiare il frutto proibito, non ci pensò due volte e lo mangiò. Solo dopo aver preso quell’importante decisione Eva informò il marito di ciò che le aveva detto il serpente (cfr. Genesi 3:6). Agì dunque senza consultarsi col marito e cedette all’ambizione egoistica d’esser simile a Dio nel determinare per proprio conto ciò che era bene e ciò che era male! Non avendo subìto nell’immediatezza nessun effetto avverso come risultato della sua trasgressione, Eva si rivolse con fiducia al marito e gli disse di mangiare il frutto. Adamo si unì alla moglie nella pretesa di essere indipendente da Dio, determinando per proprio conto ciò che era bene e ciò che era male anziché attenersi su tale questione al giudizio di Dio. In seguito, posti di fronte alle conseguenze del loro peccato, sia Adamo che Eva ricorsero alla stessa tattica usata oggi da molti quando sbagliano: dare la colpa agli altri. Adamo, diede la colpa di ciò che aveva fatto alla moglie e a Dio, dicendo: “La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato”. A sua volta la donna disse: “Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato” (Genesi 3:12,13 – VR). … Vi è forse familiare questa scena?
Nel pronunciare il suo giudizio contro Adamo ed Eva, Dio disse alla donna: “i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te”. Quale triste risultato della sua disubbidienza! Ancor oggi molti mariti dominano dispoticamente la propria moglie senza tener conto dei suoi sentimenti. Poi rivolto all’uomo Dio disse: “il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi … mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai” (Genesi 3:16-19 – VR). Quale principale responsabile di quell’atto di disubbidienza, Adamo perse la bella dimora paradisiaca che Dio aveva preparato per lui, perse la buona coscienza che derivava da una corretta, subordinata relazione con il suo Creatore, poi perse anche la vita perché, come Dio aveva detto, infine morì. Tornò alla polvere della terra, dalla quale era stato tratto! Altro che vita nell’aldilà! Altro che paradiso celeste! Come scrisse l’apostolo Paolo, “il salario del peccato è la morte” e i morti, dice ancora la Parola di Dio, “non sanno nulla; non c’è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce … poiché nel soggiorno dei morti dove vai, non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza” (Romani 6:23; Eclesiaste 5:5,9,10 – CEI, VR). La morte fu la punizione per il peccato, non può esserci nulla di buono nella morte! Provate ad aprire una tomba e tutto quello che vi troverete è un mucchietto di terra! La vita oltre la morte è solo una invenzione satanica per coprire la menzogna. Chi la insegna, come fanno tutte le chiese del cristianesimo apostata, non fa altro che ripetere la stessa menzogna!
 
  
Eva si lasciò attirare dal desiderio egoistico. Mangiò ciò che Dio aveva proibito. In seguito, sollecitato da lei, anche suo marito Adamo ne mangiò. Preferì condividere la sorte di lei anziché rimanere dalla parte del suo Creatore (cfr. Genesi 3:6). Fu quindi di Adamo la principale responsabilità di quella ribellione, come è scritto: “non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione” (1Timoteo 2:14 – CEI). Quale fu il risultato? L’intera famiglia umana fu precipitata nel peccato e nell’imperfezione. Ora Adamo ed Eva non potevano più trasmettere alla loro progenie la perfezione perduta. Come le copie prodotte da un modello difettoso presentano tutte lo stesso difetto, così tutti i loro discendenti nacquero nel peccato, con una tendenza ereditaria all’egoismo. E’, infatti, ancora scritto nel testo biblico: “l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza” (Genesi 8:21 – CEI). Questa inclinazione, lasciata incontrollata, ha portato a tutti i mali che hanno tolto la pace e la sicurezza al genere umano. È questa eredità di peccato che ha pure dato luogo alle malattie e alla morte, come spiegò in una sua lettera ispirata l’apostolo Paolo allorché scrisse: “per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani 5:12 – Di).
Un solo “piccolo” atto di disubbidienza costò al genere umano tutto questo!
Possiamo quindi comprendere perché Dio dà tanta importanza all’ubbidire alla sua legge, al rispetto delle sue norme morali e alla fedele osservanza delle regole sulla vera adorazione da Lui stabilite!
Non fu per caso che Gesù disse: “Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi” (Luca 16:10 – VR).
Qualcuno si chiede ancora perché Dio abbia tollerato questa situazione, lasciando che si sviluppasse fino alle proporzioni attuali. … Ve lo state forse chiedendo anche voi?
La ragione sta in una seria contesa che fu sollevata e nel suo effetto sull’intero universo. In che senso?
Col suo ragionamento che la legge di Dio data ad Adamo ed Eva non fosse per il loro bene e mettendo in dubbio il risultato da Dio predetto per la disubbidienza, Satana mise in discussione il dominio di Dio. Non mise in dubbio che Dio fosse il sovrano. Piuttosto, la contesa che Satana suscitò si imperniava sulla legittimità del dominio di Dio, della Sua sovranità, e sulla giustezza delle Sue vie. Ingannevolmente Satana asserì che gli uomini si sarebbero trovati meglio agendo in modo indipendente, prendendo le loro proprie decisioni anziché sottomettersi alla guida di Dio (cfr. Genesi 3:4, 5). In realtà, così facendo l’uomo avrebbe seguito la direttiva dell’avversario di Dio.
Era stata poi sollevata un’altra contesa. Poiché queste creature di Dio gli si erano rivoltate contro in Eden, cosa avrebbero fatto le altre? Circa 1.300 anni dopo, ai giorni di un uomo chiamato Giobbe, Satana accusò apertamente quelli che si sottomettevano a Dio di farlo non perché amassero Dio e il suo dominio, ma per egoismo, perché Dio provvedeva loro ogni cosa. Satana insinuò che nessuno, sottoposto a pressione, avrebbe lealmente sostenuto la sovranità di Dio. Furono così messe in dubbio la lealtà e l’integrità di tutte le creature intelligenti in cielo e sulla terra (cfr. Giobbe 1:8-12; 2:4, 5).
Riusciamo a vedere come questa contesa ci riguarda?
Di fronte a una tale sfida Dio avrebbe potuto facilmente distruggere sia Satana che Adamo ed Eva. Questo avrebbe certamente dimostrato il suo potere sovrano. Ma avrebbe risposto alle domande suscitate nella mente di tutte le creature di Dio che avevano osservato quegli avvenimenti? La pace e la sicurezza eterne dell’universo richiedevano che a quelle domande si rispondesse in maniera esauriente una volta per tutte. Oltre a ciò, erano state messe in dubbio l’integrità e la lealtà di tutte le creature intelligenti di Dio. Se lo amavano, esse stesse avrebbero desiderato rispondere a quella falsa accusa. Perciò Dio concesse loro l’opportunità di fare proprio questo. Inoltre, permettendo ad Adamo ed Eva di generare una progenie, benché imperfetta, Dio avrebbe impedito l’estinzione della famiglia umana, una famiglia che oggi include tutti noi. Ciò avrebbe dato a tutti i discendenti di Adamo ed Eva l’opportunità di scegliere personalmente se ubbidire o no al dominio di Dio.
Questa è la scelta che ora si presenta ad ognuno di noi!
Quindi, invece di eseguire subito la sentenza di morte, Dio permise a quei ribelli di esistere per un certo tempo. Adamo ed Eva furono espulsi dall’Eden, ed infine morirono, come Dio aveva loro detto (cfr. Genesi 2:17). Anche Satana a suo tempo sarà distrutto, come un serpente a cui sia stritolata la testa (cfr. Genesi 3:15; Romani 16:20).
Qual è stato il risultato della disubbidienza e della sfida alla legittimità del dominio di Dio? Ha l’uomo tratto beneficio dalla sua disubbidienza alla norma divina e dai suoi tentativi di autogoverno? Come concluse un saggio scrittore già 30 secoli fa, “l’uomo domina sull’altro uomo, a proprio danno” (Ecclesiaste 8:9).
All’umanità è stato concesso di provare ogni concepibile tipo di governo. Dio non ha posto fine anzitempo agli sforzi umani, prima che se ne potessero vedere i veri risultati. Anche solo un secolo fa sarebbe stato troppo presto. L’uomo stava allora entrando nell’“èra tecnologica” e cominciava appena a esprimere le sue grandi ambizioni su quello che avrebbe fatto.
C’è forse ancora bisogno di vedere quale sarà il risultato della condotta dell’uomo indipendente da Dio? Perfino eminenti uomini di governo e di scienza riconoscono che la terra corre oggi il grave rischio di subire una catastrofe. Dio non ha certo bisogno di permetterne la rovina completa per dimostrare l’assoluto fallimento del dominio indipendente dell’uomo. Con la testimonianza di seimila anni a conferma di ciò che succede quando si cerca di governare senza tener conto di Dio, non si potrà mai dire che non ci sia stato abbastanza tempo per perfezionare il dominio umano. 
Quanto sono stolti e satanici i capi religiosi del cristianesimo apostata, cattolici, ortodossi o protestanti che siano, ad incoraggiare i loro fedeli a sostenere questo o quel governo umano o a pregare per la riuscita delle loro azioni! Quel che Dio pensa di loro fu ben espresso dal discepolo e fratello di Gesù, Giacomo, che scrisse: “Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:4 – Di). Essi non fanno altro che mentire e perpetuare la disubbidienza dei nostri infedeli progenitori!
I fatti hanno mostrato inconfutabilmente che nessun governo umano indipendente da Dio può portare vera pace e sicurezza, vita e felicità eterne a tutto il genere umano. Un altro umile sostenitore della sovranità di Dio disse, circa 2.600 anni fa: “la via dell’uomo non è in suo potere e non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23 – Di). Solo Dio può fare questo e ha promesso che lo farà!
Come e quando?
La Parola di Dio ha ancora molto da insegnarci a questo riguardo … …

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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4 risposte a UNA STORIA FINITA – III parte

  1. mariacavallaro ha detto:

    Ciao Gianni, è sempre bello rileggere la storia della creazione dell’uomo e del suo peccato originale, sono pagine di letteratura religiosa che ci lasciano stupiti e ci fanno riflettere sulle nostre origini e su dove stiamo andando.Un abbraccio ,Maria

  2. silvianovabellatrix ha detto:

    Mi sono sempre interrogata sul perchè l’errore dei progenitori sia poi ricaduto sull’intera progenie incolpevole….è questo punto che mi ha sempre lasciato dubbi ed interrogativi.
    Grazie Gianni per la tua trattazione sempre così esaustiva ed interessante.
    E felice di averti ritrovato pure tra le traversie di WLS….benritovato su Wp 🙂

    • GIANNI ha detto:

      Silvia, ben tornata! E alla grande! La tua finestra di apertura sulla Monument Valley la dice lunga sull’ampiezza e la profondità della tua visione di vita! Il tuo desiderio di indagare l’imperscrutabile, anche attraverso i dettagli della vita, è indice di ricchezza culturale oltre che fonte di viva curiosità per tutti noi. Porsi delle domande e cercare sinceramente delle risposte, al di là delle apparenze, del pregiudizio e dell’orgoglio personale è la via che può portarci a conoscere la verità sullo scopo della nostra esistenza, come è scritto: “I disegni del cuore dell’uomo sono acque profonde, ma l’uomo intelligente saprà attingervi” (Proverbi 20:5). Nel continente africano una moltitudine di bambini nasce con l’AIDS. Sai perché? Quelle creature innocenti e senza colpe l’ereditano dai loro genitori che contraggono la malattia a causa delle loro errate scelte di vita! Questo ci aiuta a capire perché e in che modo l’errore della prima coppia umana è ricaduto sull’intera progenie incolpevole. Le azioni dei genitori, buone o cattive che siano, si riflettono sempre anche sui loro figli. Quando Adamo ed Eva disubbidirono al loro Creatore “peccarono” cioè, secondo il significato etimologico della parola usata nella Parola di Dio, “fallirono il bersaglio”. Essi persero la protezione del loro Creatore e la perfezione morale e fisica di cui Egli li aveva dotati. Persero così anche la possibilità di vivere per sempre garantita dall’osservanza delle norme divine. Non essendo stati creati per autodeterminarsi, non seguendo la guida divina e non essendo né onnisapienti né onnipotenti, divennero soggetti all’errore. Le scelte sbagliate che avrebbero fatte avrebbero avuto conseguenze tragiche sulla loro vita. Tutto questo fu trasmesso alla loro progenie, poiché, come è scritto “Adamo … generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio” (Genesi 5:3). Così i figli di Adamo ereditarono da lui la stessa tendenza a sbagliare e a violare le norme protettive di Dio. Tutti noi ereditiamo questa tendenza alla nascita e con essa tutte le sue tristi conseguenze. Come scrisse un apostolo di Gesù sotto ispirazione divina “per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani 5:12). Anche noi, figli di Adamo, paghiamo le conseguenze dei nostri errori. Non siamo del tutto incolpevoli!

  3. Sabrina&Marco ha detto:

    Mi è “piaciuto” molto il tuo esempio dei bimbi che nascono malati a causa dei genitori..
    riassumi in poche parole il “senso” della vita che ci è toccata dopo il peccato originale!
    Un forte abbraccio strepitoso amico, da una Genova gelida!
    Sabri

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