UNA STORIA FINITA – IV parte

“PORRÒ INIMICIZIA FRA TE E LA DONNA E FRA IL TUO SEME E IL SEME DI LEI”

 Genesi 3:15 – Di

Nei post precedenti ho presentato la descrizione biblica della creazione. Nel primo libro delle Sacre Scritture, Genesi, si parla delle opere creative di Dio, inclusa la sua principale creatura terrena: l’uomo. Dopo aver creato la prima coppia umana, Dio disse chiaramente cosa si proponeva per loro; il suo comando fu: “Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra” (Genesi 1:28). Dio aveva creato l’uomo e la donna perché vivessero sulla terra (cfr. Salmo 115:16 – VR e Di; 114:16 – CEI). Non pensava ad un’altra dimora per loro! Non li aveva creati perché un giorno andassero a vivere in cielo! Per la vita celeste aveva creato altre creature, con corpi spirituali adatti a tale dimora, gli angeli. Il racconto di Genesi dice ancora che “Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Genesi 2:15). Dio, dunque, voleva che la prima coppia, insieme alla loro progenie, si prendesse cura del pianeta su cui l’aveva messo, estendendo il Paradiso oltre i confini del giardino di Eden, per abbracciare infine l’intero globo terrestre.
Per quanto tempo l’uomo e la donna sarebbero vissuti nella loro dimora paradisiaca? Dalla lettura delle Scritture si comprende che essi furono creati per vivere sulla terra per sempre (cfr. Ecclesiaste 3:11; Salmo 37:29 – VR e Di; 36:29 – CEI). La morte sarebbe sopraggiunta sull’umanità solo se avessero disubbidito al loro Creatore, come si evince dal successivo comando che aveva dato all’uomo: “Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai” (Genesi 2:16,17 – VR).
Purtroppo davanti alla prova il primo uomo, Adamo, e la sua compagna, Eva, scelsero di disubbidire al loro Creatore e Legislatore. A motivo della loro ribellione essi furono condannati a morire, e con loro tutta la discendenza, noi inclusi. A qualcuno che usa il metro di giudizio umano forse la punizione per quell’atto di disubbidienza può sembrare esagerata. Ma il metro di giudizio dell’uomo non ha mai garantito la giustizia, l’uguaglianza, la pace e la felicità del genere umano. Da allora, infatti, la terra è stata piena di ingiustizia, di disonestà, di violenza e di tolleranza del male!
Certo, Dio avrebbe anche potuto distruggere subito quelle creature ribelli, l’angelo che aveva istigato la ribellione, Satana, e Adamo ed Eva e creare una nuova coppia ricominciando da capo. Così facendo avrebbe certamente dato prova della sua potenza (cfr. Geremia 10:6). Ma la potenza non è l’unica qualità del nostro Creatore. Egli è anche giusto, sapiente, ed è l’essenza stessa dell’amore (cfr. Deuteronomio 32:4; Romani 11:33; 1Giovanni 4:8). Egli esercita sempre queste sue qualità con un perfetto equilibrio tra loro. Inoltre ha una concezione del tempo che va oltre le nostre limitazioni perciò ha una visione lungimirante del bene delle sue creature.
Dio infatti non solo conosce tutto quello che c’è da conoscere sull’universo, sulle leggi fisiche, i cicli e le costanti su cui noi uomini basiamo le nostre ricerche e le nostre invenzioni e senza le quali saremmo impotenti, ma conosce profondamente anche la natura umana; perciò ha fissato delle norme morali necessarie per la stabilità, il sano giudizio e il successo della vita dell’uomo. Basandosi sulla sua vasta conoscenza e sul suo profondo intendimento, Dio prende sempre le migliori decisioni possibili e le mette in atto con la migliore linea d’azione che si possa concepire.
In quella circostanza Egli non poteva cedere all’emozione o al sentimentalismo e semplicemente trovare un’alternativa alla pena di morte. Far questo avrebbe significato invalidare le sue stesse norme di giustizia, e nell’intero universo avrebbero regnato l’illegalità e il caos. Dio non condona la malvagità, cioè la volontaria, e reiterata, violazione delle sue norme, perché se lo facesse incoraggerebbe l’ingiustizia. Ma, a differenza di quella umana, meramente intesa come una imparziale applicazione della norma di legge, la giustizia divina cerca di sanare e salvare. Perciò non dovremmo pensare a lui come a un giudice severo, che pensa solo a emettere la sentenza contro i trasgressori. Un fedele uomo dell’antichità ci indica il suo vero ruolo dicendo “tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi” (Isaia 64:8). Come un Padre giusto ed equo, Dio equilibra la fermezza per ciò che è giusto con l’amore e la tenera compassione verso le sue creature.
Come in parte già illustrato nel post precedente,  la ribellione in Eden aveva sollevato questioni che andavano ben oltre la ribellione stessa. Satana infangò il buon nome di Dio di fatto accusandolo di essere un bugiardo e un dittatore crudele che privava della libertà le sue creature. Inoltre frustrando apparentemente il proposito di Dio di riempire la terra di esseri umani giusti, Satana lo accusò di aver fallito. Con quella azione ribelle, come in seguito fu dimostrato con il caso di Giobbe, venne messa in discussione anche la lealtà delle creature al loro Creatore. Satana, infatti, insinuò il dubbio che le sue creature lo servivano solo per motivi egoistici e che sotto pressione nessuno gli sarebbe rimasto fedele (cfr. Giobbe 1:9-11; 2:4,5). Se Dio avesse lasciato irrisolte queste questioni, molte creature intelligenti avrebbero potuto perdere in parte la fiducia nel suo modo di governare.
Le questioni sollevate, quindi, erano molto più importanti della difficile situazione umana che era venuta a crearsi. Dio sentì il dovere di rispondere alle calunniose accuse di Satana per amore del suo nome, in difesa della sua sovranità e nell’interesse eterno delle sue creature. Occorreva quindi una soluzione che tenesse conto di tutti tali fattori. La soluzione di Dio, che nessun essere umano avrebbe mai potuto escogitare, fu sia sommamente misericordiosa che profondamente giusta. E anche così straordinariamente semplice.
Immediatamente dopo aver pronunciato la giusta sentenza per la ribellione, Dio si rivolse alla creatura spirituale che l’aveva istigata e disse:
io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno” (Genesi 3:15 – Di).
Questa è la prima straordinaria profezia contenuta nelle Sacre Scritture!
Dio dichiarò a Satana che avrebbe suscitato un “seme” o una “progenie” che avrebbe annullato i danni causati dalla sua ribellione. Con un linguaggio figurato, Egli disse che la testa del serpente, quel serpente che aveva ingannato Eva, sarebbe stata colpita o schiacciata da questo “seme”, e così si sarebbe posto fine all’esistenza e alla ribellione di Satana. Pronunciando queste parole Dio intese anche fornire ai discendenti di Adamo ed Eva una base per sperare. Questa speranza non fu data ad Adamo ed Eva poiché avevano disprezzato l’originale speranza data loro da Dio. Questa profezia è, dunque, una chiave per capire l’intera Bibbia come pure avvenimenti passati e presenti che riguardano la nostra vita in qualità di discendenti della prima coppia umana.
Per capirne il significato, esaminiamo i vari elementi della profezia.
Colui al quale Dio si rivolge è il “serpente”, non il serpente letterale, ma quell’intrigante personaggio che se ne servì. La Parola di Dio identifica senza ombra di dubbio chi è costui. In Apocalisse 12:9 è svelata la sua identità. Vi leggiamo: “il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo …” (Di). È a Satana il Diavolo che Dio ha promesso di “schiacciare la testa”, proprio come si fa con un letterale serpente quando si vuole renderlo innocuo ed eliminarlo!
Chi è la “donna” che sarebbe diventata la fatale nemica di Satana? Di sicuro non fu Eva la quale si era lasciata persuadere che Dio era bugiardo. Come Dio aveva preannunciato, dopo aver vissuto per un certo numero di anni Eva morì e sparì per sempre dalla faccia della terra. Alcune chiese cosiddette “cristiane”, e in particolare la Chiesa Cattolica, sostengono che la donna qui menzionata fosse Maria, la madre terrena di Gesù. È veramente così? Innanzitutto c’è da rilevare che, mentre quell’inimicizia sorse subito dopo la ribellione, Maria venne all’esistenza solo 4.000 anni dopo. Nella lettera che scrisse ai cristiani della Galazia l’apostolo Paolo diede delle utili indicazioni per aiutarci a identificare questa donna. In Galati 4:21-31 l’apostolo parla, infatti, della moglie libera di Abramo, Sara, e della sua concubina, la schiava Agar. Queste due donne rappresentarono un quadro profetico: l’apostolo dice che Agar simboleggiò la Gerusalemme letterale, quella terrena, i cui “figli”, gli israeliti naturali, erano ancora “schiavi” del peccato adamitico, mentre Sara rappresentò la “Gerusalemme di sopra” i cui “figli” erano “liberi” da tale schiavitù. In un’altra sua lettera l’apostolo, parlando sempre in senso simbolico della stessa entità, la chiama “Gerusalemme celeste” e dice che è composta da “miriadi di angeli” fedeli (cfr. Ebrei 12:22). Prima ancora, circa 800 anni prima, il profeta Isaia si era riferito, sotto ispirazione divina, alla stessa organizzazione celeste, definendola la “sposa” di Dio e paragonandola ad una donna sterile in procinto di partorire un “figlio maschio” (Isaia 54:1-8; 66:7). Il profeta scrisse che la “progenie” o “seme” di quella simbolica donna avrebbe preso “possesso delle nazioni”. Non c’è dubbio, dunque, sull’identità della donna della profezia di Genesi. Ella non è Maria, come falsamente affermano i capi del cristianesimo apostata, i quali hanno fondato sull’errata interpretazione di questo passo biblico il culto mariano, ingannando milioni e milioni di fedeli. Maria, sebbene sia stata una donna fedele, non ha alcun ruolo nell’adempimento delle profezie bibliche oltre quello di aver dato i natali terreni al promesso Messia per via della sua discendenza davidica, come ben mise in risalto Gesù stesso durante le nozze di Cana, allorché disse alla madre che sollecitava un suo intervento: “Che cosa c’è tra te e me, o donna?” (Giovanni 2:4 – Di). Quella donna simbolica indicata in Genesi è la celeste organizzazione di Dio, composta dalle sue creature spirituali. Da lì doveva venire il “seme” promesso. Solo questo tipo di “donna” spirituale poteva sopportare per millenni l’inimicizia del “serpente antico”.

vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli”  Ebrei 12:22
Chi conosce le Sacre Scritture sa che Dio vi è descritto come un “marito”. Ad esempio, in Isaia 54:1-13 è scritto: “Esulta, o sterile, tu che non partorivi! Da’ in grida di gioia e rallègrati, tu che non provavi doglie di parto! … Poiché il tuo creatore è il tuo sposo; il suo nome è: il Signore degli eserciti; il tuo redentore è il Santo d’Israele, che sarà chiamato Dio di tutta la terra” (VR). Circa 800 anni dopo l’apostolo cristiano Paolo citò queste stesse parole in una sua lettera alla comunità cristiana della Galazia, dicendo: “sta scritto: «Rallegrati, o sterile che non partorisci! Prorompi e grida, tu che non senti doglie di parto, perché i figli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito»” (Galati 4:27 – Di). Questi scrittori ispirati non parlavano certo di una donna letterale sulla terra, poiché Dio non è il Marito di nessuna singola donna, né in senso tipico né in senso simbolico. La simbolica “moglie” di Dio era qualcosa di più grande. Nel contesto della sua citazione l’apostolo paragona questa “donna” a Sara, la moglie sterile di Abramo e dice che ella rappresenta, in un quadro profetico, la “Gerusalemme di sopra” (Di). Dato che l’apostolo dice che è “di sopra”, ovviamente non è una città terrena. In un’altra delle sue lettere l’apostolo parla ancora della “Gerusalemme celeste” e dice che è composta da “miriadi di angeli” (Ebrei 12:22). Questa è la stessa donna vista in cielo dall’apostolo Giovanni nella sua visione apocalittica, descritta “vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Apocalisse 12:1-5 – CEI). A quel tempo Maria, la madre terrena di Gesù, era già venuta all’esistenza e Giovanni la conosceva molto bene, dato che Gesù in punto di morte l’aveva affidata alla sua cura (cfr. Giovanni 19:26,27). Se quella donna simbolica fosse stata Maria, l’apostolo non avrebbe avuto alcuna difficoltà a nominarla direttamente. Ma non lo fece! Anche il fatto che la donna di quella visione stava per partorire l’associa per similitudine a quella simbolica donna descritta dal profeta Isaia e dall’apostolo Paolo. E al tempo della rivelazione (96 A.D.) Maria, probabilmente era già morta, di sicuro non era più in grado di partorire un figlio. Questi non sono particolari trascurabili se vogliamo verificare l’attendibilità dell’importanza che è stata data a Maria dopo la morte degli apostoli e con l’avvento della grande apostasia che era stata predetta da Gesù (cfr. Matteo 13:24-30; 36-42). Anche la donna della visione apocalittica rappresenta l’organizzazione celeste di Dio, composta dalle sue creature spirituali, in lotta con Satana e la sua organizzazione (cfr. Apocalisse 12:7-10). Nella Chiesa Cattolica spesso Maria viene raffigurata come la donna descritta in Apocalisse, con la luna sotto i piedi e una corona di stelle sul capo. Alla luce della Sacre Scritture questo è un falso, ispirato da Satana e dal suo “seme” terreno, i capi del cristianesimo apostata, per sviare le persone da ciò che veramente rappresenta quella scena celeste, cioè la nascita del regno di Dio nelle mani di Cristo Gesù (cfr. Apocalisse 12:10), lo strumento che Dio userà per schiacciare la testa al simbolico serpente e porre fine alle sue malvage opere!
Riguardo al “seme della donna”, continuando a spiegare l’adempimento delle profezie bibliche ai cristiani della Galazia, l’apostolo Paolo lo identificò in Cristo Gesù (cfr. Galati 3:16). Gesù, infatti, prima di venire sulla terra come uomo, viveva in cielo come creatura spirituale. Le Scritture dicono di lui che fu “il principio della creazione di Dio” e per questo motivo viene definito “il primogenito di ogni creatura” (Apocalisse 3:14; Colossesi 1:15). Gesù, dunque, non è Dio stesso o una persona che fa parte di una fantomatica triade di dei, come viene ancora falsamente insegnato nel cristianesimo apostata. Egli fu in senso assoluto la prima persona creata da Dio, una creatura spirituale che faceva parte di quell’organizzazione celeste paragonata ad una donna, la “sposa” di Dio. Quando venne sulla terra egli divenne il “seme” di quella donna. Questo fu evidente il giorno del suo battesimo nelle acque del Giordano, nell’autunno del 29 A.D. Allora si udì dal cielo la voce di Dio che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Matteo 3:17 – CEI).
A questo punto siamo curiosi di conoscere chi è il “seme del serpente”, cioè di Satana il Diavolo. Ancora una volta, per non sbagliare, ci rivolgiamo alle Sacre Scritture per identificarlo. Rivolgendosi ai capi religiosi del suo tempo Gesù disse loro: “Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui” (Giovanni 8:44 – VR). Si, insegnando falsità, come, ad esempio, quella di un vita dopo la morte in un ipotetico aldilà – che altro non è che il perpetuare della menzogna detta dal Diavolo ad Eva: “Non morirete affatto … e sarete come Dio” – e dando più importanza alla loro tradizione, che esaltava l’esteriorità, la ritualità e la pomposità della fede anziché attenersi alle semplici verità espresse nella Parola di Dio, quegli uomini si comportavano esattamente come il vanitoso Satana, gli somigliavano proprio come un figlio può essere simile al padre (cfr. Matteo 15:6-9; 23:5-9). Per questo motivo Gesù li definì “Serpenti, razza di vipere” (Matteo 23:33). Dunque, anche Satana il Diavolo ha generato il suo “seme” cioè una classe di persone simili a lui, che camminano nella falsità diffondendo dottrine apostate, insegnamenti che non si trovano nella Parola di Dio, con lo scopo di ingannare le persone e dominare su di loro.
“e non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli” – Matteo 23:9
Quando Dio, in Eden, disse al simbolico serpente “porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei” non si riferì a una progenie o figli letterali, ma a coloro che avrebbero seguito l’esempio del Diavolo, manifestando il suo stesso spirito o la sua indole. Pertanto nel corso dei secoli il “seme” del Serpente è stato costituito da coloro che hanno manifestato lo stesso spirito del Diavolo: persone orgogliose, amanti del potere, immorali, bugiarde, infide, subdole, ingannatrici. Questo “seme” ha incluso in particolare le persone religiose che hanno affermato di servire Dio pur essendo in realtà false, ipocrite. Gesù identificò i capi religiosi dei suoi giorni come parte del seme del Serpente, dicendo: “Gli scribi e i farisei … legano pesi pesanti e difficili da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito. Fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie e allungano le frange dei loro vestiti. Amano i posti d’onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi. Ma voi non fatevi chiamare maestro, perché uno solo è il vostro maestro: Il Cristo, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli … guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi … Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete al giudizio della Geenna?” (Matteo cap. 23 – Di). Riconoscete in questa descrizione qualcuno anche dei nostri giorni?
Avendo ora chiaro il quadro dei protagonisti, possiamo andare ad esaminare come e quando  nel corso del tempo si è sviluppata questa “inimicizia”.
La nostra guida sarà ancora la Parola di Dio con la sua storia divinamente ispirata e del tutto attendibile … …

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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4 risposte a UNA STORIA FINITA – IV parte

  1. silvianovabellatrix ha detto:

    Interessantissima caro Gianni come sempre la tua disamina…ora mi gusto il seguito 😉

  2. Terry ha detto:

    Un uomo e una donna, marito e moglie, devono mettersi in viaggio e, non potendo portare con sé i bambini, assumono una baby-sitter. Le istruzioni che le danno sono semplici: le dicono di avere cura dei bambini, dare loro da mangiare, assicurarsi che siano puliti e tenerli lontani dai pericoli. Quando i genitori ritornano, però, rimangono sbigottiti trovando i loro figli affamati, sporchi, malaticci e infelici. Piangono per richiamare l’attenzione della baby-sitter, ma rimangono inascoltati. Perché? Lei è in cima a una scala che lava i vetri. Furibondi i genitori esigono una spiegazione. La ragazza risponde: “Guardate tutto quello che ho fatto! Non sono puliti i vetri? Ho fatto anche delle riparazioni in casa, tutto per voi!” I genitori si sentiranno sollevati? Niente affatto. Non le avevano mai chiesto di fare quelle cose; era ai bambini che doveva badare. Sono infuriati perché lei non ha seguito le loro istruzioni.
    La cristianità si è comportata come quella baby-sitter. A coloro che l’avrebbero rappresentato, Gesù diede istruzioni perché nutrissero spiritualmente le persone insegnando loro la verità della Parola di Dio e aiutandole a essere spiritualmente pure. (Giovanni 21:15-17) Ma la cristianità ha mancato clamorosamente di ubbidire. Ha lasciato la gente spiritualmente affamata, confusa dalle falsità e ignara delle fondamentali verità bibliche. (Isaia 65:13; Amos 8:11) Neanche i suoi tentativi per rendere il mondo migliore scusano la sua sfacciata disubbidienza. Infatti questo sistema di cose è come un’abitazione che sta per essere demolita. La Parola di Dio indica chiaramente che il mondo di Satana sarà presto distrutto. — 1 Giovanni 2:15-17.
    “vieni sii mio…” edito Wachtturm

  3. Terry ha detto:

    Cosa ne pensi?

    Gesù parlando di Giuda – anche se non lo nomina – dice che sarebbe meglio per lui non essere mai nato. Come si può armonizzare una dichiarazione tanto dura al concetto di annientamento? Di solito è un’espressione che si usa quando si pensa che qualcuno soffrirà tantissimo, fisicamente o moralmente ,quando si dice:(“Ti pentirai di essere nato!”), ma se invece tutto finisce nel nulla…Le stesse parole riferite a se stesso le disse Giobbe nel cap.3 e forse anche altrove le ripetè. Cosa ne pensi?
    Giobbe si espresse così di fronte alla sofferenza fisica e morale che provava in quel momento, possibile che Gesù si riferisse al dolore intenso che Giuda, tornato in sè, avrebbe provato dopo aver capito di essere stato strumento di Satana per far uccidire il Figlio di Dio? Quel dolore che non gli permise di pentirsi ma che lo portò al suicidio perdendo anche la vita eterna? Non riuscirei mai a capire quanto intenso fosse quel dolore ma deve essere stato così intenso da far dire l’espressione di Gesù “ che sarebbe meglio per lui non essere mai nato”.
    Può essere anche che quell’espressione abbia valenza: a che serve vivere 70/80 anni con tutte le sofferenze che prima o poi si incontrano per poi non avere altra prospettiva che la morte eterna, visto il mancato pentimento di Giuda? Meglio chi non è mai nato almeno non ha fatto questa brutta esperienza (senza Dio al presente e senza speranza futura la vita è vanità come concluse Salomone)

    Argomento da un forum di cristiani.
    Desidero approfondire il concetto….grazie a tutti coloro che vorranno replicare.

  4. GIANNI ha detto:

    Ciao Terry, se vuoi aprire un forum anche sul mio blog fai pure, te lo consento, ma sappi che faccio un eccezione poiché non credo a questo tipo di comunicazione. Mi fido della tua perspicacia e so che non lascerai che la cosa possa oltrepassare il limite della ragionevolezza. L’esperienza di tanti forum che ho avuto modo di visitare (ma non partecipare) mi ha convinto che molti di quelli che vi prendono parte cercano in ogni modo di far prevalere il proprio punto di vista, spesso trascendendo nella considerazione e nel rispetto degli altri. Così tali pagine virtuali si trasformano in una sorta di salotti televisivi, dei quali pullula l’etere, dove le persone urlano, sbraitano, se ne dicono di tutti i colori, col solo intento di prevalere gli uni sugli altri! Non è questo lo scopo per cui io scrivo il mio blog. Non ho alcuna intenzione di competere con qualunque persona (nel rispetto del principio esposto in 2 Timoteo 2:24). Scrivo informazioni tratte dal mio studio delle Sacre Scritture e lascio che gli altri, se vogliono, le leggano e si facciano le loro idee al riguardo. Se qualcuno commenta tali informazioni posso rispondergli, ma con un contatto diretto, faccia a faccia possibilmente, senza nascondersi dietro nick fasulli o altri strumenti mistificatori. Io ci metto la mia faccia e il nome. A te, dunque! … G.

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