UNA STORIA FINITA – VI parte

“NEGLI ULTIMI TEMPI … GLI UOMINI SARANNO ATTACCATI AI PIACERI PIÙ CHE A DIO”

2Timoteo 3:4

Circa 4.400 anni fa Dio decise di distruggere un sistema di cose perverso e talmente violento da mettere in serio pericolo la sopravvivenza della razza umana. Lo fece scatenando un cataclisma così devastante che l’umanità non avrebbe potuto dimenticarlo: una pioggia torrenziale, un Diluvio di acque. Non si trattò di una improvvisa inondazione o nubifragio, come capita di vedere anche nei nostri giorni; mentre questi possono durare pochi giorni quell’avvenimento durò oltre un anno, tempo in gran parte necessario perché il livello dell’acqua si abbassasse. I particolari di quella catastrofe sono narrati nella Parola di Dio la quale dice che “le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo … superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto” (Genesi 7:19,20 – CEI). Quello fu senz’altro un Diluvio universale, e non c’è mai stato niente di simile né prima né dopo: l’acqua coprì tutta la superficie della terra sovrastando i monti più alti di “quindici cubiti”, cioè di circa 6,5 metri. Quella catastrofica distruzione fu una conseguenza della contesa iniziata in Eden tra la simbolica “donna” di Dio, cioè l’organizzazione celeste composta dagli angeli fedeli, e il simbolico “serpente”, Satana il Diavolo, e il suo “seme”. Furono, infatti, componenti del “seme del serpente”, angeli che seguirono il suo stesso corso di ribellione, a causare con le loro azioni perverse tutta quella violenza che aveva riempito l’intera terra inducendo Dio ad intervenire (cfr. Genesi 6:5).

“NON SI AVVIDERO DI NULLA, FINCHÈ VENNE IL DILUVIO E LI PORTÒ VIA TUTTI”
 
Molti si chiedono se il racconto biblico del Diluvio è reale. Per coloro che si dichiarano “cristiani”, cioè per quelli che affermano di seguire Cristo e i suoi insegnamenti, non dovrebbero esserci dubbi al riguardo. Gesù, infatti, parlò del Diluvio come di un fatto storico (cfr. Matteo 24:37-39). Anche i suoi primi discepoli, gli apostoli, descrissero il Diluvio come un avvenimento reale (cfr. 2Pietro 2:4,5; Ebrei 11:7).
Per tutti gli altri che non credono alla Parola di Dio e a Cristo, e che ritengono che il racconto sul Diluvio sia solo un mito, ci sono alcuni dettagli in esso contenuti che dovrebbero farli riflettere.
Ad esempio, mentre ogni racconto allegorico narrato dall’uomo generalmente inizia con la frase  “C’era una volta …”, classiche parole che avvertono l’uditore o il lettore che ciò che si appresta ad ascoltare o a leggere non è collocabile in nessun tempo reale ma è pura fantasia, il racconto del Diluvio fatto da Mosè nella Genesi indica l’anno, il mese, il giorno preciso in cui cominciarono le piogge torrenziali, in cui l’arca costruita per la sopravvivenza di alcuni componenti della razza umana e delle principali specie animali si posò di nuovo su un lembo di terra asciutta e in cui l’intera terra si asciugò (cfr. Genesi 7:11; 8:4,13,14).
Per fare un altro esempio, prendiamo l’arca stessa. La Parola di Dio descrive un natante lungo circa 133 metri con una proporzione fra lunghezza e altezza di 10 a 1 e una proporzione fra lunghezza e larghezza di 6 a 1 (cfr. Genesi 6:15). Noè, che eseguì i lavori, non era un costruttore di navi e più di 4.000 anni fa la scienza delle costruzioni navali non aveva di certo le conoscenze attuali. Eppure le proporzioni dell’arca erano perfette per la sua funzione di contenitore galleggiante. Infatti gli ingegneri navali odierni hanno riscontrato che simili proporzioni danno ai natanti stabilità e resistenza in mare aperto.
Ma oltre a queste semplici riflessioni ci sono fatti più probanti da prendere in considerazione. A molti riesce difficile immaginare la terra com’è descritta in Genesi, cioè totalmente sommersa dalle acque. Eppure, se riflettiamo, il 70% della superficie terreste è tutt’ora coperto dall’acqua mentre solo il 30% è terra emersa. Inoltre, il 75 per cento di tutta l’acqua dolce della terra è imprigionato nei ghiacciai e nelle calotte polari. Se tutto questo ghiaccio dovesse sciogliersi, il livello del mare diverrebbe molto più alto e città come New York e Tokyo scomparirebbero. Una nota enciclopedia quindi afferma: “Si è calcolato che lo spessore medio dei mari è di 3.790 metri, cifra di gran lunga superiore all’altitudine media delle aree continentali, che è di 840 metri” (New Encyclopædia Britannica  1987, Vol. 25, p. 124). Cosa significa questo? Se tutto venisse spianato, cioè se i monti venissero appiattiti e i bacini oceanici colmati, il mare coprirebbe l’intera terra per un’altezza di circa 2.500 metri (National Geographic, gennaio 1945, p. 105). Cos’altro dicono al riguardo gli scienziati? “Dove ora sul nostro pianeta i monti si elevano a vertiginose altezze, un tempo, milioni di anni fa, oceani e pianure si estendevano con piatta monotonia … I movimenti delle zolle continentali fanno sollevare la crosta terrestre ad altitudini in cui solo gli animali e le piante più resistenti possono sopravvivere e, all’altro estremo, la fanno sprofondare formando i misteriosi e stupendi abissi al di sotto della superficie del mare” (Wonders of Nature – Claus Jürgen Frank, 1980, p. 87). Pertanto è del tutto verosimile che, forse proprio in seguito al Diluvio, le zolle si siano spostate, il fondo marino sia sprofondato e si siano aperte grandi fosse, permettendo all’acqua di defluirvi dalla terra emersa e che, di rimbalzo, i rilievi della terra si siano elevati alle “vertiginose altezze” tutt’ora osservabili. Pertanto il racconto biblico sulla dinamica del Diluvio è del tutto compatibile con i fatti scientifici. Inoltre sono stati ritrovati fossili animali in zone della terra dove la loro vita è praticamente impossibile. Ad esempio in Siberiae in Alaska sono stati ritrovati resti di mammut quasi perfettamente conservati, con vegetazione tropicale non digerita nello stomaco e fra i denti, il che fa pensare che queste creature furono improvvisamente e rapidamente sepolte e congelate nella melma mista a ghiaccio. Sul tipo di catastrofe che avrebbe potuto spazzare via queste creature, il Prof. Reginald Aldworth Daly, geologo della Harward University, nel suo libro Earth’s Most Challenging Mysteries osserva: “C’è un fatto significativo che si riscontra sempre con ogni fossile di dinosauro e con ogni fossile di mammut, ed è che ogni fossile è quasi invariabilmente estratto da roccia sedimentaria depositata dall’acqua. Ogni fossile è estratto o da roccia scistosa, che è semplice fango depositato dall’acqua d’inondazione e induritosi, o dalla sabbia lasciata dall’acqua di inondazione e induritasi per formare l’arenaria, o è congelato nel permafrost”. In modo altrettanto interessante e sorprendente, negli Stati Uniti, in Inghilterra, Francia, Spagna meridionale, Germania, Russia e altrove sono stati trovati nella terra enormi crepacci pieni dei resti di un gran numero di animali. Vi sono mescolate ossa di elefante, rinoceronte, ippopotamo, renna, cavallo, maiale, orso e molti altri. Questi crepacci si trovano spesso su alture isolate a considerevole altezza dove tali animali normalmente non potrebbero vivere ma dove potrebbero essere fuggiti per sottrarsi alle acque di inondazione che “si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti” (Genesi 7:18 – CEI). Giustamente si chiede ancora Daly nel suo libro, “Che cosa fece correre i conigli nella stessa grotta insieme ai coyote? E un’antilope insieme a un ghiottone e a un grizzly? Si sono trovate ossa di un mastodonte, e di alcuni rettili … Il mucchio di ossa era interamente coperto e preservato da un deposito di ghiaia e sassi lasciatovi dall’inondazione”. Ma la prova più evidente che ci fu veramente il Diluvio è data dal fatto che l’umanità non l’ha mai dimenticato. Figura in antiche storie in ogni parte del mondo, in luoghi così distanti come l’Alaska e le isole dei mari del Sud. Civiltà indigene precolombiane dell’America, come pure gli aborigeni dell’Australia, tutti hanno leggende del Diluvio. Anche se alcuni di questi racconti differiscono nei dettagli, praticamente in tutte le versioni risalta il fatto basilare che la terra fu sommersa e che solo pochi uomini si salvarono in un’imbarcazione costruita da loro stessi. L’unica spiegazione di un consenso così generale è che il Diluvio fu un avvenimento storico.
Sebbene scientificamente accurata, la Parola di Dio non è un testo scientifico. Il racconto biblico del Diluvio non narra gli eventi per dimostrarne l’attendibilità scientifica ma per insegnare una lezione morale di vitale importanza per tutto il genere umano.
Noè visse in un’epoca remota della storia umana, nel III millennio a.C., poiché nacque circa mille anni dopo la creazione del primo uomo. In quel tempo gli uomini non erano dei trogloditi come molti immaginano: esseri ottusi e irsuti che andavano in giro ciondolando con la clava in pugno. Venivano fabbricati utensili di ferro e di rame, e Noè può averne fatto uso per costruire l’arca. Le persone si sposavano, crescevano figli, coltivavano i campi, allevavano bestiame e commerciavano. Sotto questi aspetti la vita era più o meno come quella di oggi (cfr. Genesi 4:20-22; Luca 17:26-28). Ma gli angeli ribelli e pervertiti che materializzarono corpi umani per avere rapporti sessuali con le belle donne che c’erano sulla terra esercitarono una pessima influenza sugli uomini. Essi controllavano e dominavano la società umana ribellandosi sfacciatamente alla disposizione di Dio. Di conseguenza “la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza” (Genesi 6:11 – CEI).
Questo era il mondo in cui viveva Noè.  Ma a differenza dei suoi contemporanei, “Noè era uomo giusto e integro … e camminava con Dio” (Genesi 6:9 – CEI). Non deve esser stato facile per lui vivere in una società ingiusta. La sua condotta era diversa da quella di tutti gli altri poiché egli sicuramente non prendeva parte alle attività sociali e ai divertimenti scellerati in voga allora. Non solo, egli non si trattenne neppure dal diffondere le sue profonde convinzioni religiose avvertendo gli altri di ciò che Dio stava per fare. Per questo viene anche definito “predicatore di giustizia” (2Pietro 2:5 – Di).
Noè dimostrò di essere uomo giusto mediante le opere che compì. Dal momento in cui Dio gli comandò di costruire l’arca fino al compimento dei lavori trascorsero circa 60 anni. Noè dovette svolgere un lavoro enorme. Dio stesso gli diede il progetto per la costruzione. Essa doveva essere lunga 300 cubiti, larga 50 cubiti e alta 30 cubiti, cioè 133,5 m. per 22,3 m. per 13,4 m.; aveva, dunque, un volume di circa 40.000 m3 (cfr. Genesi 6:15). Fu costruita con legno resinoso, forse di cipresso, di cui era ricca la regione, e per renderla impermeabile fu rivestita dentro e fuori di catrame. Noè seguì fedelmente tutte le istruzioni che Dio gli aveva dato, come dice il racconto biblico, “Noè fece esattamente tutto ciò che Dio gli aveva comandato” (Genesi 6:22 – Di). Proviamo ad immaginare cosa pensarono di lui tutti gli altri quando iniziò a costruire l’arca! Non avevano mai visto un Diluvio o delle piogge torrenziali. In quel tempo il globo terrestre era avvolto da una coltre di vapore acqueo che riforniva l’acqua necessaria alla vita mantenendo un clima tropicale su tutta la sua superficie (cfr. Genesi 7:11; 2Pietro 3:5,6). Probabilmente pensarono che Noè era impazzito, lo derisero e lo schernirono. Non lo presero sul serio. Ma quando arrivò il tempo stabilito da Dio (cfr. Genesi 6:3), Noè e i suoi familiari, 8 persone in tutto, furono invitati ad entrare nell’arca, Dio stesso la chiuse e la sigillò, quindi scatenò una pioggia torrenziale che ricoprì l’intera terra. Tutti coloro che rimasero fuori da quel mezzo di salvezza provveduto da Dio persero la vita! Ma Noè e i suoi familiari ascoltarono l’avvertimento. Credettero a ciò che Dio aveva detto e, ubbidendo, si salvarono! Essi sopravvissero alla fine di un mondo poiché il Diluvio spazzò via dalla superficie della terra tutta la corrotta, empia generazione di quel tempo (cfr. 2Pietro . 2:4-9; 3:5,6). Quell’avvenimento rappresentò anche un dramma profetico di ciò che sarebbe accaduto in un tempo futuro. Riferendosi ad esso, dopo circa 2.300 anni Gesù disse: “come nei giorni che precedettero il diluvio, le persone mangiavano, bevevano, si sposavano ed erano date in moglie, fino a quando Noè entrò nell’arca; e non si avvidero di nulla, finché venne il diluvio e li portò via tutti; così sarà pure alla venuta del Figlio dell’uomo” (Matteo 24:38,39).
Oggi la condizione sociale e morale dell’umanità non è molto differente da quella che portò alla distruzione il mondo prediluviano. Le cronache mondiali sono piene degli atti di violenza, di corruzione, di perversione e immoralità che permeano l’intera società. La Parola di Dio avverte esplicitamente cosa significa tutto questo. Nella sua seconda lettera scritta al giovane Timoteo l’apostolo Paolo, sotto ispirazione divina disse: “Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore” (2Timoteo 3:1-5 – CEI). Questa condizione riscontrabile oggi, come affermò l’apostolo, dimostra che noi stiamo vivendo un tempo particolare della storia umana, paragonabile al tempo che precedette la fine del mondo prediluviano: stiamo vivendo negli “ultimi tempi” dell’attuale sistema di cose ugualmente malvagio e perverso! E l’atteggiamento generale delle persone è quello che ancora di più lo fa somigliare a quel tempo! Gesù, infatti, disse che quelle persone che vissero prima del Diluvio: “mangiavano, bevevano, si sposavano … e non si avvidero di nulla, finché venne il diluvio e li portò via tutti”. Circa 120 anni prima Dio avvertì Noè che avrebbe distrutto quel mondo antico. Durante quegli anni, oltre a costruire l’arca, attività ben visibile a tutti, Noè avvertì i suoi contemporanei di ciò che Dio stava per fare. Essi dunque seppero e poterono osservare, ma furono troppo occupati nelle quotidiane attività della vita e non mostrarono nessuno interesse e fede nel messaggio di Dio annunciato da Noè. Le “ansietà della vita” fecero loro perdere di vista la gravità dei tempi in cui vivevano (cfr. Luca 21:34).
L’apostolo Paolo disse che “negli ultimi tempi” gli uomini sarebbero stati “attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore”. Basta osservare quello che accade in questi giorni di “festa”, con il loro clima artificiale e consumistico all’insegna della falsità dogmatica, che ha trasformato una festa pagana nella ricorrenza della nascita di Cristo, caricandola di luminarie e festini colorati per farne un prodotto efficace per il mercato dell’anima. Basta osservare l’ipocrisia collettiva che anima tali feste per rendersi conto della veracità delle parole dell’apostolo. Tutte queste cose sono sotto i nostri occhi, ma ne comprendiamo il vero significato?

“SONO, INFATTI, ESPRESSIONI ISPIRATE DA DEMÒNI”
Poche ore prima della messa di Natale nella basilica di San Pietro, il Papa Benedetto XVI ha acceso il Lume della Pace che per tutte le festività brillerà sul davanzale del suo studio privato. In seguito, durante la sua omelia natalizia dalla loggia principale della basilica egli ha implorato Dio di realizzare la sua promessa di pace dicendo “ti ringraziamo per la tua bontà ma ti preghiamo anche: mostra la tua potenza, erigi nel mondo il dominio della tua verità, del tuo amore, il regno della giustizia, dell’amore e della pace”. Come, secondo il Papa, Dio dovrebbe portare la tanto agognata pace? Egli ha detto: “Ispiri israeliani e palestinesi nel ricercare una convivenza giusta e pacifica”. Ed ha ancora affermato: “apra prospettive di pace duratura e di autentico progresso alle popolazioni della Somalia, del Darfur e della Costa d’Avorio; promuova la stabilità politica e sociale del Madagascar; porti sicurezza e rispetto dei diritti umani in Afghanistan e in Pakistan; incoraggi il dialogo fra Nicaragua e Costarica; favorisca la riconciliazione nella Penisola Coreana”. Ha, infine, concluso: “ispiri i responsabili dell’amata Italia perché ogni loro scelta e decisione sia sempre per il bene comune” (TG-Com – 25 dicembre). Nello stesso tempo  in Afghanistan i militari italiani “lasciato Predator e Mangusta negli hangar” (strumenti di guerra e di morte!) con la benedizione del rappresentante del clero pregavano “dinanzi al presepe costruito in sala mensa oppure si fermavano fuori, in muta contemplazione, davanti alla nicchia dove c’è la Madonnina con i rosari in mano, chiedendole soprattutto che questi mesi che ancora mancano passino per loro in fretta e senza danni” (Corriere della Sera – 24 dicembre). La storia del falso cristianesimo è piena di appelli alla pace prontamente negati dal ricorso alle armi, alla guerra, alla violenza, all’assassinio. Le Crociate, la Guerra dei Trent’anni, le due ultime Guerre Mondiali, l’Ulster, solo per fare alcuni esempi, che hanno visto i cosiddetti “cristiani” scannarsi letteralmente tra di loro con la benedizione del loro clero, sono la prova che essi hanno “la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore” (2Timoteo 3:5). Ma cosa pensa veramente Dio al riguardo? Nella sua Parola Egli ha fatto scrivere: “Essi curano alla leggera la piaga del mio popolo; dicono: “Pace, pace”, mentre pace non c’è” poiché “l’uomo non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 6:13,14; 10:23 – VR e CEI). Gli appelli delle gerarchie ecclesiastiche alla pace, che ogni anno in questo periodo immancabilmente si rinnovano, rimangono sempre e ancora inascoltati. Il motivo lo spiega Dio stesso tramite il suo profeta: “anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue” (Isaia 1:15 – Di). Tali appelli sono un vero inganno! Questi uomini ipocriti per tutte le menzogne dottrinali che hanno detto e continuano a insegnare, rappresentano il “seme” terreno del simbolico “serpente”, Satana il Diavolo (cfr. Giovanni 8:44). Perciò, come si afferma nel libro biblico dell’Apocalisse, le loro parole “sono … espressioni ispirate da demoni e compiono segni, e vanno dai re dell’intera terra abitata, per radunarli alla guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente” (Apocalisse 16:14 – NW). Le parole di pace così pronunciate sono solo un diversivo satanico per distogliere l’attenzione delle persone da ciò che Dio sta per fare, ponendole in conflitto con “l’Iddio Onnipotente” e la sua volontà. La pace, infatti, non verrà mai da ciò che gli uomini vorranno fare, se mai lo vorranno, ma la porterà solo Dio, mediante il suo Regno, un governo per tutta la terra posto nelle mani di Cristo Gesù (cfr. Daniele 2:44; Isaia 9:6,7).
Il Diluvio dei giorni di Noè pose fine ad una generazione perversa e malvagia. Sopravvissero solo otto persone che nella contesa tra Satana il Diavolo, la sua organizzazione e Dio con il Suo proposito di riempire la terra di persone giuste trovarono la forza e il coraggio di fare la volontà di Dio, ubbidendo ai suoi comandi, pur circondati da un intero sistema che ignorò gli avvertimenti divini.
Ma Satana, l’acerrimo nemico della verità, il “padre della menzogna” non si arrese, e qualche tempo dopo il Diluvio …

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