UNA STORIA FINITA – IX parte

“QUANDO È VENUTO IL COMPIMENTO DEL TEMPO, DIO HA MANDATO SUO FIGLIO”

Galati 4:4 – Di

 

Più di 700 anni prima della venuta di Gesù sulla terra come uomo,  il profeta ebreo Isaia fu ispirato dal suo Dio a scrivere queste parole:
Ricordate questo e mostratevi uomini! Richiamatelo alla mente, o trasgressori. Ricordate le cose passate di molto tempo fa, perché io sono Dio e non c’è alcun altro; sono Dio e nessuno è simile a me, che annuncio la fine fin dal principio, e molto tempo prima le cose non ancora avvenute, che dico: «Il mio piano sussisterà e farò tutto ciò che mi piace»” (Isaia 46:8-10 – Di).
Gli Israeliti, ai quali queste parole furono rivolte, conoscevano molto bene il loro significato! Innumerevoli volte il loro Dio aveva preannunciato in anticipo certi avvenimenti ed essi erano stati testimoni oculari dell’adempimento di tutte le Sue parole profetiche.
– Ad esempio, essi avrebbero dovuto ricordare che, nel 1943 a.C., Dio aveva profetizzato al capostipite, Abramo, che la sua discendenza sarebbe diventata una nazione numerosa, ma avrebbe dovuto risiedere in un paese straniero, che l’avrebbe ridotta in schiavitù, per 400 anni, al termine dei quali sarebbe stata liberata affinché prendesse possesso della terra di Canaan, promessa ad Abramo quando gli comandò di lasciare la sua città natale, Ur in Caldea (cfr. Genesi 112:1-5; 15:13-16). Quel periodo profetico iniziò a decorrere dal 1913 a.C. quando Ismaele, il figlio della schiava egiziana Agar, iniziò a vessare Isacco, l’erede della promessa abramica in base alla quale si formò la nazione israelita. Puntualmente, nel 1513 a.C., esattamente 400 anni dopo, Dio liberò in maniera miracolosa dalla schiavitù egiziana quella nazione, conducendola nella terra promessa, dove prese a dimorare.
– Quel “popolo dal collo duro”, oltre che dalla memoria corta, che spesso infrangeva il patto fatto con Dio nel deserto del Sinai con il quale si era impegnato ad osservare la sua Legge, avrebbe anche dovuto ricordare che Dio, nel 625 a.C. aveva fatto profetizzare, quale conseguenza della violazione di quel patto, il suo esilio in terra babilonese e la sua liberazione dopo 70 anni, cosa che regolarmente accadde nei tempi predetti. Nel 607 a.C., infatti, Nabucodonosor, re di Babilonia, rase al suolo Gerusalemme e desolò l’intero paese, deportando a Babilonia tutta la popolazione. Puntualmente, dopo settant’anni, nel 537 a.C., gli Israeliti furono liberati e ritornarono al loro paese, esattamente come Dio aveva predetto (cfr. Geremia 25:9-11; Daniele 9:1,2; Esdra 1:1-3; 3:1).
– Anche la successiva caduta dell’impero babilonese era stata profetizzata e, addirittura con 200 anni in anticipo, era stato dichiarato il nome del suo conquistatore, Ciro il persiano. La predizione fu fatta da Dio mediante il suo profeta Isaia, che svolse il suo servizio profetico negli anni 778-732 a.C. (cfr. Isaia 44:28; 45:1). Circa 200 anni dopo, nel 539 a.C., Babilonia fu conquistata, nei tempi e nei modi predetti da Dio, dall’imperatore persiano Ciro e dal re dei Medi, Dario. Storici non ebrei, come Erodoto e Senofonte, con i loro racconti attestano che Ciro conquistò Babilonia, città ritenuta inespugnabile per le alte mura che la circondavano, prosciugando le acque dell’Eufrate, sul quale la città sorgeva, ed entrando per le porte che affacciavano sulle sponde del fiume, quella notte lasciate inspiegabilmente aperte (Erodoto, Le Storie, I, 191; Senofonte, Ciropedia, VII, v, 33). Tutto esattamente come il profeta Isaia aveva predetto!
– Perfino la successione delle potenze mondiali che avrebbero dominato sul popolo d’Israele, in contrasto con il dominio divino che esso rappresentava sulla terra, fu predetta nei particolari (cfr. Daniele 7:31-43; 7:3-7,17; 11:2-4). Ad esempio, l’ottavo capitolo del libro che porta il nome del profeta Daniele, scritto mentre questi era deportato a Babilonia, in un tempo che va dal 618 al 536 a.C., descrive una visione data da Dio allo stesso profeta. L’angelo che spiegò il significato di quella visione disse che a Babilonia sarebbe succeduto un impero governato dai re di Media e di Persia. A sua volta questo regno sarebbe stato rovesciato da un conquistatore proveniente dalla Grecia. Tuttavia questo impero greco, dopo breve tempo, sarebbe stato suddiviso in quattro imperi minori (cfr. Daniele 8:1-8, 20-22). Questo è quello che poi esattamente accadde: dopo che nel 539 a.C. la Persia, sotto il re Ciro il Grande, rovesciò l’impero babilonese, prendendone il posto come potenza dominante, essa stessa fu conquistata dagli eserciti greci al comando del giovane Alessandro Magno, che nel 332 a.C., più di 200 anni dopo il tempo in cui Daniele l’aveva profetizzato, entrò a Gerusalemme, soppiantando la Medio-Persia nel ruolo di dominatore mondiale!  Quando poi Alessandro morì il suo impero si indebolì e infine quattro suoi generali, Seleuco, Lisimaco, Tolomeo e Cassandro, divennero i governanti delle quattro parti in cui esso fu suddiviso. Davvero sorprendente l’accuratezza della profezia biblica! 
Ma c’è nella Parola di Dio una notevole profezia che riguardava le aspettative messianiche di quel popolo e che doveva servire per riconoscere non solo il “seme” promesso, colui che, secondo la prima profezia biblica (cfr. Genesi 3:15), avrebbe dovuto schiacciare la testa al simbolico “serpente”, Satana il Diavolo, e ripristinare il dominio divino nell’universo, ma anche il tempo della sua venuta.
Dio aveva già dato alcuni indizi al riguardo, rivelando che egli sarebbe stato “progenie” o “seme” di Abramo, perciò sarebbe venuto dalla nazione che da lui discendeva, cioè dal popolo ebraico (cfr. Genesi 22:18). Inoltre, fra tutto quel numeroso popolo, disse che doveva venire dalla tribù di Giuda (cfr. Genesi 49:10). E fra le innumerevoli famiglie di quella tribù, diede l’indicazione che sarebbe stato un discendente della casa reale di Davide (cfr. 2 Samuele 7:13-16) e che doveva anche nascere nella città di Davide, Betlemme (cfr. Michea 5:2). Questi e molti altri “indizi” ancora (circa 300), contenuti nelle profezie, dovevano servire agli Israeliti per riconoscere il promesso Messia quando sarebbe venuto.
Ma Dio fece ancora di più: profetizzò esattamente il tempo in cui sarebbe apparso! Notiamo come il profeta Daniele lo indicò:
Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo.  Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane; essa sarà nuovamente ricostruita con piazza e fossato, ma in tempi angosciosi. Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui. E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà con un’inondazione, e fino al termine della guerra sono decretate devastazioni. Egli stipulerà pure un patto con molti per una settimana, ma nel mezzo della settimana farà cessare sacrificio e oblazione…” (Daniele 9:24-27, – Di).  
Cerchiamo ora di comprendere il significato di queste parole profetiche, alla luce del contesto biblico naturalmente, l’unico di cui possiamo fidarci:
Qui si parla di sette settimane, più sessantadue settimane e, infine, di un ultima settimana, a metà della quale il Messia doveva essere “soppresso”, per un totale, quindi, di settanta settimane! Sono queste settimane letterali, di sette giorni ciascuna?
Tutti i commentatori biblici sono concordi che si tratta di settimane di anni, in base a una regola esposta in Numeri 14:34 (CEI) “Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare il paese, quaranta giorni, sconterete le vostre iniquità per quarant’anni, un anno per ogni giorno e conoscerete la mia ostilità”. Come vediamo anche in questo caso si parla di “espiare l’iniquità”. [In base a questo la Bibbia rabbinica edita da Marietti parla di “settimane di anni”. Le note in calce a Daniele 9:24 in altre versioni italiane dicono la stessa cosa e nella traduzione Parola del Signore si legge: “Per il tuo popolo e per la città santa è stato fissato un tempo di settanta periodi di sette anni”].
Quelle “settanta settimane”, divise in tre periodi: (1) “sette settimane”, (2) “sessantadue settimane” e (3) “una settimana”, equivalgono pertanto a 49 anni, più 434 anni, più 7 anni, per un totale di 490 anni.
Dopo essere stati in esilio e avere sofferto in Babilonia per 70 anni, gli ebrei avrebbero goduto dello speciale favore di Dio per altri 490 anni, cioè 70 anni moltiplicati per 7. Si doveva iniziare a contarli “dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme”. Cioè, da quando?
Il racconto dello storico ebreo Neemia parla del ventesimo anno del regno di Artaserse, anno in cui il re persiano lo autorizzò a tornare a Gerusalemme con l’ordine, per tutti i suoi governatori, di favorire con ogni mezzo gli ebrei nella ricostruzione della loro città e del tempio (cfr. Neemia 2:4-7). Il 20° anno del regno di Artaserse corrisponde al 455 a.C. Da quell’anno si iniziano a contare i 483 anni (7+62 settimane di anni = 49+434 anni = 483 anni) che dovevano ancora trascorre fino alla venuta del Messia.
Perché la distinzione 7+62 settimane? Sebbene Artaserse emanasse il suo decreto nel 455 a.C. e i lavori di ricostruzione iniziassero immediatamente, passarono diversi anni prima che Gerusalemme e il suo tempio, simbolo della presenza di Dio e del suo dominio su quel popolo, fosse effettivamente ricostruita. Quanti e perché?
Secondo la profezia la ricostruzione della città doveva avvenire “in tempi angosciosi”. A motivo di difficoltà sorte fra gli ebrei stessi e dell’opposizione dei samaritani e di altri, il lavoro di ricostruzione rallentò e fu completato nella misura necessaria solo verso il 406 a.C., entro le “sette settimane”, cioè entro 49 anni. Il “settimo mese” di quell’anno, infatti, (secondo il calendario ebraico il mese di tishri o ethanim, cioè settembre-ottobre – cfr. Neemia 9:1,2) le mura erano state completate e tutto il popolo festeggiò di nuovo la “festa delle capanne”, chiamata anche “la festa della raccolta al volgere dell’anno”, una delle principali feste previste dalla Legge (ebraico sukkòhth, la festa iniziava a metà mese, il 15 tishri e durava una settimana) .
Doveva ora seguire un periodo di “sessantadue settimane”, o 434 anni. Dopo quel periodo sarebbe comparso il Messia promesso da tempo. Contando dunque 483 anni (49 più 434) dal 455 a.C. arriviamo al 29 d.C. Che accadde in quell’anno? Il racconto biblico dice:
Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea …la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” (Luca 3:1-3 – CEI).
Secondo la storia secolare, Tiberio Cesare iniziò a governare come imperatore romano nel 14 d.C. Il quindicesimo anno del suo impero dunque è il 29 d.C. Secondo il vangelo di Luca, accurato storico biblico, in quell’anno Giovanni Battista cominciò a predicare e a battezzare come simbolo di pentimento. Quello stesso anno Gesù si presentò al fiume Giordano e fu battezzato da Giovanni. In quel momento ci fu una manifestazione straordinaria che tutti i presenti videro: “il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto»” (Luca 3:21,22). In questo modo egli divenne l’unto, il Ma·shi´ahh promesso (cfr. Luca 4:18,19), esattamente allo scadere della 69a settimana profetizzata da Daniele, nel settimo mese (il mese di tishri o ethanim, cioè settembre-ottobre). Come confermò in seguito l’apostolo Paolo: “quando è venuto il compimento del tempo, Dio ha mandato suo Figlio, nato da donna, sottoposto alla legge” (Galati 4:4 – Di).
Gesù aveva allora trent’anni (cfr. Luca 3:23), questo particolare fa luce anche sulla data di nascita di Gesù, escludendo il mese di dicembre! A quell’età, proprio come era richiesto dalla Legge, alla quale Gesù era “sottoposto” (cfr. Numeri 4:1-3,22,23,29,30), egli iniziò il suo ministero terreno che durò fino alla Pasqua del 33 d.C., cioè fino al 14° giorno del mese ebraico di abib o nisan (marzo-aprile) quando fu messo a morte o fu “soppresso”, cioè esattamente 3 anni e mezzo dopo, quindi a metà della 70a settimana, come diceva la profezia di Daniele!
Con la sua morte il vecchio patto della Legge mosaica fu abolito e con esso anche tutti gli aspetti cerimoniali, come spiegò l’apostolo Paolo nella sua lettera agli Efesini quando, parlando della morte in sacrificio di Gesù, disse che: “annullò, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti” (Efesini 2:15 – CEI).
Cessò quindi la necessità dei sacrifici di animali e delle offerte di dono prescritti dalla Legge, che furono sostituiti da un sacrificio migliore, quello di Gesù (cfr. Ebrei 10:12,14), che non doveva ripetersi in continuazione poiché valeva per sempre, così che anche questo aspetto della profezia di Daniele fu adempiuto.
L’ultimo aspetto della profezia diceva che egli avrebbe mantenuto in vita un patto, quello di favore di Dio nei confronti degli ebrei, per la loro discendenza abramica, fino alla fine della 70a settimana.
Infatti, dopo ancora 3 anni e mezzo, nell’autunno del 36 d.C., l’apostolo Pietro fu spinto da Dio a predicare al centurione romano Cornelio la “buona notizia” intorno al Cristo. Questi e la sua famiglia divennero credenti e furono battezzati (cfr. Atti cap. 10). Fu allora, con l’ingresso fra i cristiani dei “gentili”, quindi non più solo ebrei, che cessò la posizione di favore della nazione di Israele nei confronti di Dio (cfr. Genesi 17:2,7,8; 22:15-18), proprio come diceva la profezia di Daniele!
Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane – Daniele 9:25

L’ordine di “restaurare e ricostruire Gerusalemme” fu emanato dal re persiano Artaserse nel 455 a.C. allorché autorizzò Neemia, il suo coppiere ebreo, a tornare a Gerusalemme per riedificare la città e le sue mura (cfr. Neemia 2:4-7).

Esattamente dopo 69 settimane di anni, cioè dopo 483 anni, nel 29 d.C., Gesù si presenta da Giovanni Battista al fiume Giordano per essere battezzato. In quel momento si ode dal cielo la voce di Dio che, con la manifestazione del suo Spirito santo, lo identifica ufficialmente come il promesso Messia, il “figlio prediletto” di Dio, il “seme” che doveva venire dalla sua simbolica “donna”, la celeste organizzazione composta da creature spirituali – (cfr. Luca 3:21,22; Genesi 3:15; Isaia 66:7,8)
Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte  … ma nel mezzo della settimana farà cessare sacrificio e oblazione – Daniele 9:26,27
   
Dopo tre anni e mezzo dalla sua unzione, Gesù, il Messia, venne messo a morte, il 14 nisan del 33 d.C., a metà della 70a settimana. Da quel momento cessò di avere valore il vecchio patto della Legge mosaica, inclusi  tutti i suoi aspetti cerimoniali, quali i sacrifici animali per il perdono dei peccati che essa richiedeva (cfr. Efesini 2:15; Ebrei 10:12,14)   
Egli confermerà un patto con molti per una settimana – Daniele 9:27 (KJV)

Gesù tenne in vigore la posizione di privilegio nei rapporti tra Dio e gli uomini che il popolo di Israele aveva avuto nel patto stipulato con Abramo fino alla fine della 70a settimana. Allo scadere di questa, nel 36 d.C., lo spirito santo di Dio condusse l’apostolo Pietro a casa di Cornelio, un “gentile”, non discendente di Abramo. Cornelio e la sua famiglia accettarono la testimonianza riguardo a Cristo riconoscendolo quale promesso Messia. Esercitarono fede in lui e furono battezzati divenendo così suoi seguaci e parte della nuova chiesa cristiana, composta da persone di tutte le nazioni, che ora sostituiva la nazione di Israele nel rapporto di privilegio con Dio entrando così a far parte del patto abramico (cfr. Atti cap. 10; Matteo 21:42,43; Romani 9:30-33)
Su questi fatti tutti quelli che desiderano essere dei veri cristiani dovrebbero seriamente riflettere e riconoscere che Dio ha dato la sua Parola agli uomini per metterli al corrente sulla sua volontà e per far conoscere loro gli avvenimenti del futuro. In essa, infatti, c’è scritto: “il Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo consiglio ai suoi servitori” (Amos 3:7 – CEI). Perciò le Sacre Scritture sono una guida sicura per sapere come ci si deve comportare in relazione con la volontà di Dio ed evitare le false speranze che con vuote, insignificanti e retoriche parole, i capi del cristianesimo apostata annunciano per far leva sull’emotività delle persone!
Come scrisse ancora l’apostolo Paolo: “la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebrei 11:1 VR). La fede si edifica con la conoscenza di Dio, del Suo proposito, delle profezie, del Suo modo di agire e non con le sensazioni o i punti di vista personali. Questa preziosa conoscenza si può ottenere solo leggendo la Parola di Dio e meditando su di essa, perchè a questo scopo Dio l’ha fatta scrivere (cfr. Romani 15:4; 2Timoteo 3:16,17).
Questo fu, infatti, l’errore che fecero gli ebrei al tempo di Gesù. Essi lo aspettavano in quel tempo, perché conoscevano la profezia di Daniele. Il racconto dell’evangelista dice che: “il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo” (Luca 3:15 – CEI). Ma quando egli si presentò lo rigettarono! (cfr. Giovanni 19:15) Perché?
Perché giudicarono il Messia in base alle loro personali aspettative e non secondo ciò che le profezie indicavano! Come disse Gesù stesso ad una donna samaritana: “Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo” (Giovanni 4:22). Aggiunse in seguito l’apostolo Paolo: “Poiché io rendo loro testimonianza che hanno zelo per le cose di Dio, ma zelo senza conoscenza. Perché, ignorando la giustizia di Dio, e cercando di stabilire la loro propria, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio” (Romani 10:2,3 – VR).
Per questo motivo la grande maggioranza di quel popolo, così tanto privilegiato, perse il favore di Dio ed infine anche la vita! La profezia di Daniele diceva infatti: “E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione; ed è decretato che vi saranno delle devastazioni…” (Daniele 9:26 – VR). La storia mostra che nel 70 d.C. i romani al comando del generale Tito vennero come un’“inondazione” e resero effettivamente desolati la città di Gerusalemme e il tempio. Niente li fermò, poiché questo era stato “decretato“, o deciso, da Dio che, ancora una volta, aveva adempiuto la sua parola al tempo da lui stabilito!
Con quella devastazione il sistema ebraico, quale fino ad allora era stato, giunse alla sua definitiva fine. Tutte le registrazioni che fino quel tempo erano state accuratamente conservate furono distrutte! Oggi nessun ebreo è più in grado di dire a quale tribù dell’antico Israele egli appartiene; non è possibile, così, stabilire un sacerdozio levitico, indispensabile, secondo la Legge, per officiare le cerimonie religiose, né alcuno che si presentasse come messia potrebbe mai dimostrare di venire dalla tribù di Giuda e dalla casa reale del re Davide, come nel caso di Gesù (cfr. Matteo 1:1-16; Luca 3:23-38).
L’attuale Stato di Israele non ha nulla a che vedere con l’antica nazione liberata ed organizzata da Dio e la sua religione, sempre più infarcita di vuote tradizioni e insegnamenti antiscritturali, è da annoverarsi, al pari del falso cristianesimo che pure ha rigettato il Cristo privilegiando la tradizione umana e i falsi insegnamenti alla verità biblica, in quel farisaico e immorale sistema religioso che la Parola di Dio addita col simbolico nome di “Babilonia la Grande” (cfr. Apocalisse 17:2,5), ereditato, insieme a tutti i falsi insegnamenti e alle pompose, ipocrite pratiche religiose, da quell’antica città dove, dopo il Diluvio, ebbe origine la ribellione contro Dio!
Conoscere la profezia delle 70 settimane d’anni non fu importante solo per gli ebrei del tempo di Gesù, lo è anche per noi che viviamo in questo particolare tempo. Perché?
Come Dio fece profetizzare il tempo della prima venuta di Gesù, così con un’altra importante profezia indicò il tempo della sua seconda venuta per adempiere tutte le promesse relative al Regno di Dio (cfr. Matteo 25:31-46). Anche questa profezia fu data mediante il profeta Daniele usando il medesimo sistema di calcolo del tempo e serve ai veri cristiani per sapere come comportarsi per ricevere le benedizioni del Regno. Essa ci riguarda molto da vicino! Continuando ad esaminare la storia biblica avremo modo di analizzare anche questa profezia, ma dopo aver considerato importanti aspetti della vita e del ministero terreno di Gesù e del modello di vita cristiana che egli e i suoi primi discepoli ci hanno lasciato …

Nessuna profezia della Scrittura proviene da una interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio perché sospinti dallo Spirito Santo” – 2 Pietro 1:20,21 – VR 

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