UNA STORIA FINITA – X parte

“PARTORIRAI UN FIGLIO, E GLI PORRAI NOME GESÙ”

Luca 1:31

 

In una tiepida notte di fine settembre o, più verosimilmente, dei primi di ottobre di poco più di 2.000 anni fa, nella città giudea di Betlemme un manipolo di pastori all’addiaccio con i loro greggi udì dal cielo una moltitudine di angeli cantare queste parole:
Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Luca 2:14 – CEI).
Il motivo di quel canto di lode fu dato dall’annuncio della nascita di un bambino che venne chiamato Gesù. Il nome Gesù corrisponde al nome ebraico Yeshùa‛ o Yehohshùa‛, che significa “Yehoh è salvezza”, laddove Yehoh è la forma traslitterata del tetragramma ebraico יהוה che rappresenta il nome proprio di Dio. Il nome Yehohshùa‛ era piuttosto comune in Israele, ma nel caso di quel bambino assunse un significato profetico particolarmente rilevante perché, come disse l’angelo che ne preannunciò la nascita, “egli salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21 – Di).

In che periodo nacque Gesù? Possiamo in qualche modo determinarlo?
Dai vangeli sappiamo per certo che egli fu messo a morte il giorno di Pasqua del 33 d.C. (Matteo 26:17; Marco 14:1; Luca 22:1). Quello era il 14° giorno del 1° mese del calendario sacro ebraico, abib o nisan () (marzo-aprile) che, quell’anno, corrispondeva a venerdì 1° aprile del nostro calendario. Dalla profezia delle 70 settimane di Daniele cap. 9, riportata nel mio precedente post, comprendiamo che il suo ministero, dopo che fu battezzato e divenne l’Unto (o il Ma·shi´ahh), durò 3 anni e mezzo, perché a metà della 70a settimana di anni venne messo a morte. Perciò, tornando indietro di 3 anni e mezzo da quel 14 nisan (1° aprile) arriviamo ai primi giorni di ottobre del 29 d.C. (o E.V.), il momento in cui Gesù fu battezzato da Giovanni Battista nelle acque del fiume Giordano.
Il vangelo di Luca ci rivela che Gesù aveva allora 30 anni (Luca 3:23). Non è casuale questo riferimento alla sua età perché secondo la Legge mosaica i sacerdoti iniziavano il loro servizio nel tempio al compimento del 30° anno (cfr. Numeri 4:1-3,22,23,29,30). Così anche Gesù, in qualità di Sommo Sacerdote, nel pieno rispetto della Legge, iniziò il suo ministero al compimento del trentesimo anno (cfr. Ebrei 3:1; 6:20). Ne deduciamo, quindi, che egli nacque in un mese autunnale, durante il settimo mese del calendario sacro ebraico, tishri, un tempo corrispondente ai primi giorni del nostro mese di ottobre.
Altri particolari narrati nel vangelo di Luca, medico e storico molto accurato, confermano la bontà di questa interpretazione. Ad esempio, in Luca 1:5,8,23 leggiamo riguardo a Zaccaria, il padre di Giovanni Battista: “Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta … Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe … Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa”. Nell’antico Israele i maschi discendenti della famiglia del fratello di Mosè, Aronne, vennero scelti da Dio per il servizio sacerdotale nella nazione. Questi furono divisi in 24 classi, o divisioni, sacerdotali che presero il nome dai capi patriarcali della famiglia e dovevano servire nel tempio due volte l’anno ciascuna, quindi per una settimana ogni sei mesi circa. La prima divisione iniziava a prestare servizio immediatamente dopo la fine della festa delle capanne, verso fine settembre-inizio ottobre (cfr. Deuteronomio 31:10-12; 2Cronache 5:2,3; 7:9,10).  I turni furono estratti a sorte e la classe di Abia, alla quale apparteneva Zaccaria, risultò l’ottava e, dunque,  prestava servizio per una settimana verso fine novembre-inizio dicembre, e di nuovo un’altra settimana a fine giugno-inizio luglio (cfr. 1Cronache 24:1-18). Secondo il racconto di Luca, il padre di Giovanni il Battezzatore, Zaccaria, apparteneva alla “classe di Abia” e stava effettivamente servendo nel tempio quando l’angelo gli apparve per annunciargli la futura nascita di Giovanni (cfr. Luca 1:5,8-13). Come mostra il racconto evangelico, Giovanni fu concepito subito dopo (cfr. Luca 1:24). Ragion per cui nacque nove mesi dopo, cioè o all’inizio di settembre o all’inizio di aprile. La narrazione di Luca indica anche che Gesù aveva sei mesi meno di Giovanni (Luca 1:26-31). Perciò questo dettaglio del libro delle Cronache mostra che Gesù, anziché nascere alla fine di dicembre, come falsamente insegnato dal cristianesimo apostata, nacque o ai primi di marzo oppure ai primi di ottobre. Diversi altri versetti, come quelli sopra riportati, indicano che il secondo periodo è quello giusto. Tutto questo è compatibile anche con le condizioni ambientali descritte da Luca il quale narra che “v’eran de’ pastori che stavano ne’ campi e facean di notte la guardia al loro gregge” (Luca 2:8 – VR). Che questo possa accadere in un mese autunnale, quando la temperatura notturna della regione ancora lo consente, è del tutto concepibile. A fine dicembre, invece, no poiché in Giudea è un periodo freddo e piovoso e di notte i pastori mettevano al coperto i greggi.
() Gli israeliti usavano un calendario lunisolare in cui i mesi erano lunari ma gli anni solari. I mesi ebraici si basavano sulle fasi lunari e andavano da luna nuova a luna nuova (cfr. Isaia 66:23). All’inizio gli ebrei contavano gli anni da un autunno all’altro, il loro era un calendario agricolo, che si basava cioè sul ciclo produttivo. Il primo mese era il mese di tishri (settembre-ottobre). Ma dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana Dio cambiò questa disposizione ed essi iniziarono a contare gli anni dalla primavera col mese di abib o nisan che divenne il primo dell’anno sacro (cfr. Esodo 12:2; 13:4). Questo mese iniziava con la prima luna nuova più vicina all’equinozio di primavera (il 21 marzo). Il 14° giorno di questo mese si celebrava la Pasqua, che ricordava loro il giorno  in cui furono liberati dalla schiavitù egiziana.

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Quel bambino crebbe e da adulto, all’età di trent’ani, divenne il Cristo [dal greco Christòs, equivalente dell’ebraico Ma·shi´ahh (Messia) che significa “Unto” (*)] e intraprese un ministero che durò solo tre anni e mezzo ma cambiò la storia del mondo! Non a caso, infatti, la storia dell’uomo viene generalmente, anche se impropriamente (**), datata a.C. o d.C., cioè avanti o dopo Cristo.
La sua nascita  era stata preannunciata nove mesi prima da un angelo il quale, inviato da Dio a una vergine giudea di nome Maria, le aveva detto:
Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre … e il suo regno non avrà mai fine” (Luca 1:30-33 – Di).
Secondo le parole dell’angelo, Gesù era un naturale erede della dinastia reale di Davide, e come tale aveva diritto al trono. Sua madre Maria, infatti, era una donna della tribù di Giuda, figlia di Eli (e non di un immaginario Gioacchino, come viene erroneamente insegnato dalla Chiesa Cattolica). Lo storico Luca nel suo vangelo ne riporta la genealogia che la fa discendere da Davide attraverso il figlio di lui, Natan (cfr. Luca 3:23-31) (***). Questo fu l’unico e vero motivo per cui Maria venne scelta tra le tante donne di Giuda per far nascere il promesso “seme”. Ella non aveva null’altro in più rispetto a tante altre fedeli vergini israelite! (l’espressione usata da sua cugina Elisabetta quando Maria concepì il bambino, cioè: “benedetta tra le donne” non la elevò al di sopra delle altre, come si vorrebbe far credere, poiché era molto comune tra le donne di Israele – cfr. Luca 1:42; Giudici 5:24).
Il marito di Maria, Giuseppe, apparteneva anche lui alla tribù di Giuda e discendeva anch’egli dalla dinastia reale di Davide, tramite il figlio primogenito di questi e Betsabea, Salomone, come testimonia la sua genealogia biblica (cfr. Matteo 1:6-16). Se quella dinastia fosse stata ancora al potere nel suo tempo, Giuseppe non sarebbe stato un umile falegname ma si sarebbe seduto come regnante sul trono d’Israele. Adottando Gesù come suo figlio, Giuseppe gli trasferì questo diritto legale.
Ecco dunque perché l’angelo disse alla nascita di Gesù: “il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre”. Poiché alla nascita egli acquisì dalla madre, Maria, e dal padre adottivo, Giuseppe, sia il diritto naturale che il diritto legale ad ereditare il trono di Davide. Trent’anni dopo, il giorno del suo battesimo, Dio stesso lo unse (o lo nominò ufficialmente) quale Re del suo Regno (va, infatti, ricordato che dei re che sedevano sul trono di Gerusalemme era detto che sedevano “sul trono del Signore”, poiché rappresentavano il Suo dominio sulla terra – cfr. 1Cronache 29:23). Comunque Gesù indicò che il suo Regno non era di questo mondo, cioè non avrebbe esercitato il suo potere regale qui sulla terra, come il suo antenato Davide. La sede del suo Regno è nei cieli (cfr. Giovanni 18:36; Matteo 10:7). Sulla terra alcuni uomini avrebbero rappresentato quel regno fungendo da ambasciatori (cfr. 2Corinzi 5:20).
Naturalmente la sua nascita non destò solo l’attenzione di quei pastori ma anche quella di colui che aveva un valido motivo per temerla: Satana il Diavolo! Questi sapeva bene che Gesù era il “seme” della promessa edenica che avrebbe dovuto “schiacciargli la testa“, cioè eliminarlo definitivamente! (cfr. Genesi 3:15). Per cui fin dalla sua nascita iniziò a cercare il modo di eliminare quel bambino prima che ricevesse ufficialmente da Dio tale incarico. Per farlo ricorse ai suoi soliti subdoli disegni che fanno leva sulle debolezze umane. Sapendo che l’edomita Erode, un uomo privo di scrupoli, astuto, sospettoso, immorale, crudele e sanguinario, che il senato romano aveva nominato re della Giudea verso il 39 a.C. (o a.E.V.), non avrebbe tollerato alcun possibile rivale del suo regno, tantomeno qualcuno di cui era stato profetizzato che “il Signore Dio gli darà il trono di Davide”, si servì dell’avidità di potere di Erode per cercare di eliminare il bambino Gesù. Fece quindi in modo che Erode venisse informato di quella nascita. Come? Ricorse alle arti magiche e divinatorie dell’antica Babele o Babilonia, dove dopo il Diluvio noetico egli stesso aveva dato inizio a tutta la falsa religione del mondo. L’evangelista Matteo ci descrive cosa accadde:
“… dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall’oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo». All’udire ciò, il re Erode fu turbato … Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, domandò loro con esattezza da quanto tempo la stella era apparsa. E, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e domandate diligentemente del bambino, e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo». Ed essi, udito il re, partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in oriente andava davanti a loro finché, giunta sul luogo dov’era il bambino, vi si fermò” (Matteo 2:1-9 – Di).
Molti considerano quella stella che guidò i “magi” un segno della provvidenza divina. Nel cristianesimo apostata ad essa si dà particolare risalto nel periodo natalizio allorché viene posta nelle rappresentazioni della nascita di Gesù. Ma è veramente cosi? I cosiddetti Re Magi, non erano propriamente dei re. Erano degli “astrologi”; questo infatti è il significato del termine greco màgoi usato nel versetto e così, d’altra parte, vengono definiti in alcune traduzioni moderne della Sacra Scrittura. Ad esempio, La Sacra Bibbia a cura del Pontificio Istituto Biblico di Roma nella nota in calce a Matteo 2:1 dice in parte: “Si dava il nome di ‘magi’ ai sacerdoti e ai sapienti persi, medi e babilonesi, i quali erano dediti … specialmente alla scienza degli astri”. Tutto indica dunque che i màgoi, o i magi che fecero visita al bambino Gesù, non erano re ma erano astrologi che provenivano dalla terra di Babilonia, la culla delle arti divinatorie. Queste pratiche, si sa, erano fermamente condannate da Dio perché ponevano le persone sotto l’influenza dei demòni. I magi, dunque, erano persone dedite a un’attività condannata nella Parola di Dio (cfr. Deuteronomio 18:10-12). Ci si pone allora la domanda: Dio usò nell’adempimento del suo proposito uomini che egli stesso considera “un abominio”? Dovrebbe bastare questo a farci capire che qui c’è qualcosa che non va! C’è anche da notare che il racconto evangelico lascia intendere che solo questi astrologi ‘videro’ la stella. Se si fosse trattato di una stella vera e propria, sarebbe stata ben visibile a tutti. Ma perfino il re Erode dovette rivolgersi a loro per avere dei particolari sulla sua comparsa. Ancora una cosa, la notte che Gesù nacque proprio Dio, mediante una schiera angelica, e non con una stella, indirizzò umili pastori ebrei, adoratori di Dio e non dei demòni, direttamente al luogo dov’era il bambino (cfr. Luca 2:8-17). Quella stella, invece, guidò i magi prima a Gerusalemme da Erode, acerrimo nemico del futuro Messia, la cui intenzione era di uccidere il bambino Gesù. Poi la stella cambiò direzione e li guidò verso sud fino a Betlemme, dove si trovava Gesù, mettendo così in pericolo la sua vita. Se quella stella fosse stata da Dio, conoscendo le intenzioni di Erode, pensate che Egli avrebbe portato prima i magi da quel malvagio personaggio, mettendo così a rischio la vita del bambino? Dobbiamo anche tener in mente che la Parola di Dio ci avverte che Satana si serve di “ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri” (2Tessalonicesi 2:9 – CEI). Non dovremmo quindi meravigliarci all’idea che Satana abbia fatto vedere un oggetto simile a una stella solo agli astrologi e abbia manovrato tale stella per guidarli da Gesù con l’intento di farlo uccidere. Quella “stella” aveva un’origine malvagia, fu usata da Satana il Diavolo nel suo tentativo di eliminare il “seme” promesso! Ma Dio stesso intervenne con un sogno e li rispedì a casa per un’altra strada.
Il Diavolo, però, non si arrese. La sua pedina, il re Erode, “vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi” (Matteo 2:16 – VR). Avete notato l’espressione “dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi”? Altro che il 6 gennaio, quando nel falso cristianesimo si festeggia l’Epifania per commemorare la visita dei re magi al neonato Gesù! Il bambino doveva avere circa due anni quando quell’episodio avvenne. Pertanto anche questa festa, come il Natale, non ha nulla a che fare con la nascita di Gesù ma trae origine dal paganesimo, come ammise lo stesso Papa Giovanni Paolo II allorché disse: “In Alessandria, infatti, i pagani nella notte tra il 5 e il 6 gennaio celebravano il giorno natalizio del dio Eone … Pare che la Chiesa abbia voluto cristianizzare questa festività” (Il Natale  L’Epifania, “Scheda Liturgica”, L.93.018, pp. 1-3; L’Osservatore Romano, 23 dicembre 1993). Ma anche in questo caso Dio, che sorprendentemente circa 600 anni prima aveva profetizzato mediante il suo profeta Geremia la strage dei bambini, intervenne e sventò di nuovo la mossa di Satana, dicendo a Giuseppe, tramite un angelo, di fuggire in Egitto per mettersi in salvo (cfr. Geremia 31:15; Matteo 2:13-15,17,18).
I vangeli narrano ancora che qualche tempo dopo Giuseppe si trasferì di nuovo con la famigliola e infine andò ad abitare a Nazaret, dove Gesù crebbe insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle più piccoli (cfr. Luca 2:39). Già, perché contrariamente a quanto ancora si insegna nel cristianesimo apostata, Giuseppe e Maria, come una normale coppia di sposi, ebbero oltre a Gesù altri figli; di alcuni di questi ci è stato anche rivelato il nome. E’ scritto, infatti, nei vangeli: “Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte tra di noi?” (Matteo 13:55,56 – VR).
 
La famiglia di Gesù
Quando quell’umile falegname di Nazaret scoprì che la sua fidanzata era incinta “prima che iniziassero a stare insieme”, dovette essere combattuto fra l’amore per lei e l’avversione per ciò che poteva anche solo apparire immorale. Ai suoi giorni una donna fidanzata con un uomo era già considerata sua moglie. Dopo aver riflettuto a lungo, Giuseppe decise di divorziare segretamente da Maria, per risparmiarle di essere lapidata come adultera, poiché questo prescriveva la Legge (cfr. Matteo 1:18,19; Deuteronomio 22:23,24). Ma ancora una volta intervenne Dio il quale mandò il suo angelo a dire a Giuseppe che il figlio che stava per nascere a Maria non era il frutto di un peccato della donna ma opera dello spirito santo. In base all’avvertimento divino, Giuseppe agì di conseguenza e portò a casa Maria prendendola come sua sposa. Egli certamente fu riconoscente per l’onore di diventare il padre adottivo del Messia, anche se il figlio primogenito di Maria non sarebbe stato figlio suo. Comprese anche la ragione per cui quel bambino doveva nascere da una donna non ancora sposata e vergine. Se la madre fosse stata sposata e avesse avuto rapporti con il marito prima di concepire mediante lo spirito santo, si sarebbe ben potuto porre la domanda di chi era figlio Gesù, se di Dio o di Giuseppe.
Ma era necessario che Maria rimanesse vergine dopo aver partorito Gesù? In altre parole, fu Gesù il suo unico figlio o ella ebbe da Giuseppe altri figli? I teologi cattolici romani dicono di no. Perché? Per la fede della Chiesa Cattolica nel dogma della perpetua verginità di Maria. Questo dogma è a sua volta legato ad un altro dogma molto dibattuto nella Chiesa Cattolica, quello trinitario: poiché Gesù era Dio, la Seconda Persona della Trinità, Maria divenne anche la “Madre di Dio” (greco: Theotòkos, che significa “Genitrice di Dio”). Questo poneva un problema: nel IV secolo d.C. il teologo e “Padre” della Chiesa Cattolica, S. Agostino, identificò il peccato originale con la concupiscenza sessuale. Poteva la “Madre di Dio” essere una peccatrice? Ecco allora che la Chiesa tirò in ballo la questione della “perpetua verginità” di Maria! Ma cosa dice la Parola di Dio al riguardo?
In Matteo 1:25 è scritto che Giuseppe “non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio” (VR). Pertanto i due ebbero in seguito una normale vita matrimoniale che includeva i “rapporti coniugali”. Quindi il dogma della “perpetua verginità” di Maria è falso! E da dove ha avuto origine? Lo spiega Ernst W. Benz, storico delle religioni dell’Università di Marburg, che ha scritto: “La venerazione della madre di Dio ricevette impulso quando la Chiesa Cristiana divenne la chiesa imperiale sotto Costantino e le masse pagane affluirono nella chiesa … La pietà e la coscienza religiosa erano state formate per millenni mediante il culto della ‘grande dea madre’ e della ‘divina vergine’, sviluppo che risale addirittura alle antiche religioni popolari di Babilonia e Assiria … Malgrado i presupposti sfavorevoli della tradizione dei Vangeli, la venerazione cultuale della divina vergine e madre trovò entro la Chiesa Cristiana una nuova possibilità di espressione nella venerazione di Maria” (Encyclopædia Britannica, ed. del 1970).
Dalla relazione coniugale di Giuseppe e Maria nacquero altri figli, i fratelli naturali (o fratellastri) di Gesù. Questo è reso chiaro dalle domande che rivolsero a Gesù i suoi concittadini, che ne conoscevano bene la famiglia: “Da dove vengono a costui queste cose? Che sapienza è mai questa che gli è data? E come mai si compiono tali potenti opere per mano sua? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Iose, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non sono qui fra noi?” (Marco 6:2,3 – Di). In un’altra occasione gli fu detto: “Ecco tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e cercano di parlarti” (Matteo 12:47 – Di). Questi fratelli e sorelle menzionati nella Parola di Dio non sono “cugini” di Gesù, come vorrebbe farli passare la Chiesa Cattolica. Il termine greco usato nei citati versetti è adelfòs (fratello) ed è molto diverso dagli altri termini usati nelle Sacre Scritture per indicare i cugini o i parenti, cioè anepsiòs e syggenòs. Questa differenza di significato è molto evidente nelle parole dette da Gesù ai suoi discepoli: “Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli (adelfoi), dai parenti (syggeneis) e dagli amici” (Luca 21:16 – CEI). Nella sua lettera ai Colossesi l’apostolo Paolo menziona “Marco, il cugino di Barnaba”, dove il sostantivo “cugino” è la corretta traduzione del termine greco qui usato, cioè anepsiòs (cfr. Colossesi 4:10).
Il fatto che Giuseppe e Maria avessero una numerosa famiglia da accudire spiega anche l’ultimo episodio narrato nei vangeli sull’infanzia di Gesù. Quando aveva 12 anni partì con i genitori da Nazaret per recarsi a Gerusalemme e celebrarvi la Pasqua. Questa era una delle tre feste annuali che Dio aveva comandato agli Israeliti di osservare. Giuseppe e Maria, nonostante fossero materialmente poveri, ogni anno facevano circa 300 km. tra andata e ritorno per recarsi a Gerusalemme, e portavano con se tutti loro figli. A quale scopo? Quelle feste non erano una mera occasione per fare baldoria. Erano state stabilite da Dio nella sua Legge ed erano aspetti importanti dell’adorazione. Esse aiutavano tutti i partecipanti ad avere la mente rivolta alla Parola di Dio e a non preoccuparsi tanto delle loro faccende personali da dimenticare il più importante aspetto della vita, quello spirituale. Erano una occasione per essere istruiti sulla Legge di Dio, specialmente per i giovani. Allora non c’erano molti libri. Durante le feste la Legge veniva letta al popolo che in questo modo poteva acquistare conoscenza della volontà di Dio. I genitori israeliti avevano il tempo e l’opportunità di meditare, di stare insieme ai loro figli e parlare con loro della Legge di Dio accertandosi che l’imparassero e ne ricevessero il giusto intendimento. In tal modo quelle feste promuovevano l’unità della famiglia, della nazione e la pura adorazione. Il fatto che Giuseppe e Maria portassero con se tutti i loro figli dovrebbe insegnare a tutti i genitori cristiani l’importanza di curare personalmente l’istruzione religiosa dei propri figli e non delegarla ad altri. È per questo motivo che Dio ha fatto descrivere quell’episodio nella sua Parola! Giuseppe e Maria avevano essi stessi imparato che Dio esigeva che fossero coloro che più avevano a cuore gli interessi dei figli, cioè i genitori, ad addestrare i ragazzi nelle vie del Signore e non gli insegnanti di catechismo! (cfr. Deuteronomio 6:6,7; Proverbi 22:6; Efesini 6:4). Questa classe di insegnanti non esisteva tra il popolo di Dio, neanche al tempo di Cristo. È stata una successiva diabolica invenzione del cristianesimo apostata che ha minato l’unità e la pace della famiglia e i drammatici, crescenti episodi di abusi sui minori, anche nei nostri giorni, da parte di “insegnanti” di religione ne sono una prova! L’impegno dei genitori aiuta i figli a crescere “nell’educazione e nella disciplina del Signore” e questo è per loro una salvaguardia! Di Gesù, infatti, è scritto che “il bambino cresceva e si fortificava nello spirito, essendo ripieno di sapienza” (Luca 2:49 – Di). Ciò che accadde in quell’occasione lo dimostra. Nel viaggio di ritorno da Gerusalemme, Giuseppe e Maria ad un certo punto si accorsero che Gesù non era nel gruppo dei viaggiatori. Forse fino ad allora avevano pensato che fosse in compagnia di parenti o conoscenti. Se avessero avuto solo un bambino a cui badare è difficile immaginare come potesse accadere una tal cosa. Ma ne avevano altri (almeno altri sei, quattro maschi e due femmine – cfr. Matteo 13:55,56), e tutti più piccoli! Preoccupati tornarono indietro e lo trovarono … forse all’oratorio a giocare al calcio-balilla? … no! … alle giostre? … no! … alla sala giochi? … no! … “lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, intento ad ascoltarli e a far loro domande. E tutti quelli che l’udivano, stupivano della sua intelligenza e delle sue risposte” (Luca 2:46,47 – Di).
Dopo questi episodi i vangeli non ci rivelano molto sulla vita di Gesù fino al compimento del suo trentesimo anno di vita! È vero che l’apostolo Giovanni scrisse nel suo vangelo che “vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte; se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero” (Giovanni 21:25 –VR). Ma le cose più importanti che dobbiamo conoscere della vita di Gesù sono tutte concentrate in quei tre anni e mezzo di ministero dall’autunno del 29 alla primavera del 33 d.C. (o E.V.) …
Note
(*) Nei tempi biblici sia gli ebrei che certi non ebrei usavano ungere cerimonialmente i governanti. Questo atto era la conferma ufficiale della loro nomina. Nella Legge che diede a Mosè, Dio stabilì addirittura la formula dell’olio d’unzione. Doveva essere un composto speciale degli ingredienti più scelti: mirra, cinnamomo aromatico, canna aromatica, cassia e olio d’oliva. Chiunque avesse usato il composto per scopi non sacri o non autorizzati doveva essere messo a morte (cfr. Esodo 30:22-33). Questo dimostrava figurativamente l’importanza e la santità di un incarico confermato dall’unzione con olio santo. Gesù non venne unto da uomini con olio letterale ma fu unto direttamente da Dio con il Suo spirito di santo (cfr. Matteo 3:16; Atti 10:38). In questo modo Dio gli affidò l’incarico di Re, Profeta e Sommo Sacerdote, per cui egli venne chiamato l’Unto del Signore.
(**) Comunemente si data la storia dall’anno di nascita di Gesù. Per farlo si usa l’espressione a.C. (avanti Cristo) o d.C. (dopo Cristo). Questa terminologia però non è proprio esatta, poiché Gesù divenne il Cristo (o l’Unto) trent’anni dopo la sua nascita, nel momento in cui fu battezzato da Giovanni Battista nelle acque del fiume Giordano, allorché lo spirito santo di Dio scese su di lui sotto forma di una colomba e si udì direttamente la voce di Dio dire: “Questo è il figlio mio prediletto” (Matteo 3:16,17 – CEI). Per questo motivo molti studiosi delle Sacre Scritture preferiscono usare il termine, più esatto, a.E.V. (avanti l’Era Volgare), per indicare il tempo prima della nascita di Gesù, o E.V., per indicare il tempo dopo la nascita di Gesù.
(***)  Lo storico ed evangelista Luca riporta nel suo vangelo la genealogia di Maria, la madre di Gesù (cfr. Luca 3:23-31). Nel versetto 23 si parla, però, “di Giuseppe, figlio di Eli” e non di Maria, come mai? Una nota enciclopedia (M’Clintock e Strong, Cyclopædia, 1881, vol. III, p. 774) ce lo spiega. Essa dice: “Nel compilare le loro tavole genealogiche è risaputo che gli ebrei includevano esclusivamente i maschi, senza indicare il nome della figlia stessa, dove la discendenza del nonno passava al nipote per mezzo di una figlia, e considerando il marito della figlia come figlio del nonno materno”. Questo è il motivo per cui Giuseppe, in quanto marito di Maria, occupa il posto della moglie nella genealogia di quest’ultima.
 

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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6 risposte a UNA STORIA FINITA – X parte

  1. silvianovabellatrix ha detto:

    Esaustive ed interessantissime come sempre le tue note su una parte meno nota dei Vangeli. Grazie della tua bravura nel rendere un argomento così complesso e dibattuto chiaro e leggibile.
    Un caro saluto Gianni!
    Silvia

    • GIANNI ha detto:

      Silvia, sei sempre molto generosa nell’esprimere parole di apprezzamento per il mio lavoro di ricerca nelle Sacre Scritture. Grazie, di vero cuore. Per me sono una fonte di incoraggiamento nel proseguire ad investigare nella Parola di Dio ma, soprattutto, nel continuare a sperare in quel mondo migliore in essa promesso, formato da persone che apprezzano tutto quello che il nostro Creatore ha predisposto per il genere umano perché possa ricevere il premio della vera vita che Lui ha sempre voluto per le sue creature che vogliono collaborare con il suo progetto: la vita eterna su una terra paradisiaca! A me piange il cuore che una così bella e vera promessa sia stata offuscata dalle tante falsità che uomini ipocriti ed egoisti hanno divulgato nel corso del tempo e che hanno reso le persone schiave di un sistema religioso oppressivo e ingannevole che può impedire loro di ricevere il premio della vita eterna nel nuovo mondo che Dio stabilirà mediante il suo Regno. La Parola di Dio è la guida per raggiungere questa meta, perché ci permette di conoscere la Sua volontà, smaschera tutte le falsità umane, ci mostra come comportarci per essere approvati da Lui, e non dagli uomini! Il mio scopo è proprio questo, rivolgere la mente delle persone alla Parola di Dio, suscitare loro la curiosità di leggerla, di investigare tra le sue pagine per conoscere quella verità che Dio vi ha fatta scrivere (cfr. Giovanni 17:17), quella verità che, come disse Cristo Gesù, può “significare la vita eterna” (Giovanni 17:3). Spero perciò che anche il tuo apprezzamento possa crescere e spingerti a considerare sempre con la stessa attenzione e cura le informazioni in essa contenute. Personalmente ne sarei molto, ma molto felice, perché attraverso quello che tu scrivi comprendo che sei una persona sincera, dotata di una sensibilità non comune, con un cuore pieno di valori importanti e mai banale, oltre che dotata di una fantasia e una creatività che recano gioia. Insomma, il tipo di persona che Dio sta cercando, perché è scritto che Egli “con gli occhi scruta tutta la terra per mostrare la sua potenza a favore di chi si comporta con lui con cuore sincero”! (2Cronache 16:9) Un caro saluto. G.

  2. Sabrina&Marco ha detto:

    Finalmente eccomi a passare a trovarti!
    Ciao carissimo, come stai?
    Qui vedo le tue scritture e informazioni crescere come la tua conoscenza!
    Ti faccio tantissimi complimenti!
    Volevo anche invitarti, se ti fà piacere, a passare a ritirare un “Premio” per il tuo blog!
    Vieni a vedere, se ti và!
    Buon fine settimana ormai alle porte! Sabry

  3. GIANNI ha detto:

    Cara Sabrina, grazie per le tue parole di stima e … per il premio come tuo attestato di amicizia. È un sentimento che ricambio di vero cuore. Come dicono le Sacre Scritture, “un amico … si tiene più stretto di un fratello” (Proverbi 18:24). L’amicizia è uno dei valori a cui si dà risalto nella Parola di Dio. Il nostro stesso Creatore nutre tale sentimento, come dimostra il caso di Abramo, uomo sincero, leale, coraggioso e fedele, che Dio chiamò “Abramo mio amico” (Isaia 41:8). Molti cercano, e a volte millantano, l’amicizia di uomini di governo e dei potenti di questo mondo, ma pensa quale onore è essere chiamati dal Sovrano dell’intero universo suoi “amici”! Il sistema di cose in cui viviamo, purtroppo, è “nemico di Dio”, poiché, come affermano ancora le Sacre Scritture “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1Giovanni 5:19 – cfr. anche Giacomo 4:4). Abramo fu disposto a lasciare il suo paese natale, dove viveva nell’agiatezza, perché ebbe fede nella promessa di Dio di fare del suo “seme” una grande nazione, per mezzo del quale tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette (cfr. Genesi 12:1-3). La sua fede e la sua decisione di ubbidire al comando divino gli fecero guadagnare l’amicizia di Dio. Similmente noi, se siamo disposti a “lasciare” questo “paese” dominato da Satana, non facendoci coinvolgere nelle sue beghe politiche-economiche-religiose, e ubbidiamo alle norme fatte scrivere da Dio nella sua Parola, possiamo ottenere l’amicizia di Dio e l’adempimento della promessa, che ha fatto a tutto il genere umano ubbidiente, di farci vivere per sempre su una terra trasformata in un Paradiso (cfr. Salmo 37:11,29 –VR e Di; 36:11,29 – CEI; Isaia 11:6-9; 25:6-8; 35:1-10). Il mio augurio, per ricambiare la tua cortesia, è che tu e tutta la tua famiglia possiate essere tra gli amici a cui Dio dirà: “ereditate il regno preparato per voi dalla fondazione del mondo” (Matteo 25:34). Un caro saluto. G.

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