UNA STORIA FINITA – XI parte

“ALLORA GESÙ … VENNE DA GIOVANNI PER ESSERE DA LUI BATTEZZATO”

Matteo 3:13 – Di

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, ed Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene,  sotto i sommi sacerdoti Anna e Caiafa, la parola di Dio fu diretta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli andò per tutta la regione intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati …” (Luca 3:1-3 – VR).
Con questo dettagliato e accurato racconto lo storico cristiano Luca inizia la descrizione di ciò che accadde nell’anno 29 d.C. (o E.V.), ovvero “l’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare” [secondo la storia secolare, Tiberio divenne imperatore di Roma il 17 settembre dell’anno 14 d.C., succedendo a Cesare Augusto morto il 19 agosto di quello stesso anno. Per questa corrispondenza tra storia secolare e storia biblica l’anno 29 d.C. viene considerato dagli studiosi biblici “anno fondamentale” per il calcolo del tempo nella cronologia biblica. Un secondo “anno fondamentale” è considerato, per lo stesso motivo, il 539 a.C. (ma di questo parleremo in un prossimo post)].
Nella primavera di quell’anno Giovanni, figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, cugina di Maria, la madre di Gesù, compì trent’anni e iniziò l’opera per la quale era stato fatto nascere, cioè “per preparare al Signore un popolo ben disposto” (Luca 1:16,17) [trent’anni, infatti, era l’età in cui i sacerdoti prendevano servizio – cfr. Numeri 4:2,3]. In quel tempo “egli andò per tutta la regione intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati”.
Giovanni, dunque, predicava un battesimo per il perdono dei peccati. Questo fu una dimostrazione dell’amorevole benignità di Dio verso gli ebrei. Essi avevano stipulato nel deserto del Sinai un patto con Lui, il patto della Legge, ma erano colpevoli di peccati commessi contro quel patto. Giovanni faceva loro notare che avevano infranto il patto, ed esortava quelli di cuore sincero a pentirsi. Il loro battesimo in acqua simboleggiava tale pentimento. Quelli che l’accettavano erano pronti per riconoscere il Messia. Il racconto dell’evangelista dice, infatti, che in quel tempo “il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo” (Luca 3:15 – VR). Perché “il popolo era in attesa”? Perché conosceva bene la profezia di Daniele cap. 9 delle Settanta settimane e sapeva che il tempo della comparsa del Messia scadeva in quell’anno (cfr. il mio post del 6 febbraio u.s.). Così, esattamente sei mesi dopo, nell’autunno del 29 d.C., al compimento dei trent’anni, Gesù si presentò da Giovanni, presso il fiume Giordano, per essere battezzato (cfr. Luca 3:23).
Quando vide Gesù, Giovanni sollevò una obiezione al suo battesimo. Gli disse: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (Matteo 3:14 – VR). Giovanni sapeva che Gesù era nato senza aver ereditato da Adamo la condizione peccaminosa di tutti i suoi discendenti e che in tutta la sua vita “egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca” (1Pietro 2:22 – VR). Fino ad allora Giovanni aveva battezzato solo peccatori pentiti, inclusi meretrici ed esattori. Ma Gesù superò la sua obiezione dicendogli: “Lascia fare per ora, perché così ci conviene adempiere ogni giustizia” (Matteo 3:15 – Di). Perché, dunque, Gesù si presentò per quel battesimo?
È evidente che il battesimo di Gesù doveva avere un significato e uno scopo ben diversi da quello fino ad allora praticato da Giovanni. Non essendo un peccatore, egli non poteva sottoporsi a un atto che fosse simbolo di pentimento. Il vero significato del suo battesimo ci è rivelato dall’apostolo Paolo il quale, nella sua lettera agli ebrei convertitesi al cristianesimo, scrisse: “Cristo, entrando nel mondo, disse: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato.  Allora ho detto: “Ecco, vengo” (nel rotolo del libro è scritto di me) “per fare, o Dio, la tua volontà”»” (Ebrei 10:5-7 – VR). Con quell’atto, dunque, Gesù volle indicare pubblicamente che si presentava al Padre suo per fare la sua “volontà” in quanto all’offerta del suo stesso corpo “preparato” per abolire i sacrifici animali offerti secondo la Legge. La vita degli animali che venivano sacrificati non aveva lo stesso valore della vita umana, pertanto permetteva solo il perdono temporaneo del peccato. Il genere umano aveva invece bisogno di qualcosa che avesse lo stesso valore della perfetta vita persa da Adamo per essere riscattato dalla schiavitù al peccato e alla morte che il peccato di Adamo aveva causato. Il sacrificio della perfetta vita di Gesù avrebbe “adempiuto ogni giustizia”, poiché avrebbe stabilito la base legale richiesta da Dio per il riscatto dei discendenti di Adamo al fine di ridare loro ciò che Adamo aveva perso: la vita eterna e perfetta su una terra paradisiaca (cfr. Esodo 21:23-25; 1Corinzi 15:45). Dio accettò questa presentazione di suo Figlio e ne diede conferma ungendolo con spirito santo e dicendo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Marco 1:11 – CEI). Appropriatamente, Giovanni stesso, quando Gesù ritornò dal deserto dove si era ritirato dopo il battesimo (e dove ricevette da Dio le istruzioni necessarie, l’intendimento e l’incoraggiamento per adempiere il suo ministero – cfr. Deuteronomio 18:18) lo presentò come “l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1:29 – Di). Poi Giovanni aggiunse: “Egli deve crescere e io invece diminuire” (Giovanni 3:30). Riconobbe così che il suo ruolo di precursore o “messaggero” del promesso Messia era stato adempiuto e doveva concludersi (cfr.  Malachia 3:1; Matteo 11:7-10). Il suo battesimo di pentimento, che rappresentava uno speciale favore dato da Dio al popolo di Israele per prepararlo alla venuta del Messia, rimase in vigore fino al giorno di Pentecoste del 33 d.C. Da quel giorno tutti quelli che volevano fare la volontà di Dio dovevano essere battezzati “nel nome di Gesù” e anche quelli che erano stati battezzati col battesimo di Giovanni dovettero essere ribattezzati “nel nome di Gesù” (cfr. Atti 2:38; 9:1-7).
Essere battezzati “nel nome di Gesù” indicava che il battesimo acquistava ora un nuovo significato. Per avere il favore e l’approvazione di Dio le persone dovevano accostarsi a Lui mediante la fede in suo Figlio e riconoscere il ruolo che Gesù aveva nell’adempimento del proposito di Dio. Coerentemente, poco prima di essere messo a morte Gesù comandò ai suoi discepoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Matteo 28:19,20 – CEI). Come si evince dalle parole di Gesù, il battesimo cristiano richiedeva conoscenza e intendimento della volontà di Dio. Prima di essere battezzate le persone dovevano essere “ammaestrate”, si doveva “insegnare loro” la verità riguardo al Cristo, cioè che Gesù è il personaggio centrale o la figura chiave nell’attuazione del proposito di Dio (cfr. Colossesi 1:20), che è la soluzione di tutti i problemi suscitati dalla ribellione di Satana (cfr. 1Giovanni 3:8) e che è il fondamento su cui si basano tutte le disposizioni future che Dio prenderà per il bene eterno della Sua famiglia universale in cielo e sulla terra (cfr. Efesini 1:8-10). Dopo essere state istruite in tal senso, le persone avrebbero potuto prendere una ragionata e solenne decisione di fare la volontà di Dio. Si, proprio come nel caso di Gesù, anche per i suoi discepoli il battesimo avrebbe significato che essi, avendone acquistato conoscenza, accettavano la responsabilità di fare la volontà di Dio seguendo il  modello stabilito da Cristo e di questa decisione davano una pubblica dimostrazione mediante il proprio battesimo.
Cosa significa tutto questo in pratica?
Innanzitutto esclude il battesimo dei neonati! Se il battesimo comporta una decisione solenne da parte del singolo individuo, è chiaro che questi deve almeno essere in età di udire, credere e prendere tale decisione, cose che i bambini appena nati non possono fare. La Parola di Dio dice infatti che quelli che nel primo secolo erano battezzati e divenivano discepoli di Gesù non erano neonati ma erano “uomini e donne” (Atti 8:12).
IL BATTESIMO DEI NEONATI: UN RITO PAGANO PERPETUATO DAL FALSO CRISTIANESIMO
La pratica di battezzare i neonati fu introdotta nella chiesa solo nel III secolo d.C., in pieno sviluppo dell’apostasia predetta da Gesù (cfr. Matteo 13: 24-30,36-42). Finché vissero, gli apostoli agirono da restrizione contro qualsiasi dottrina non contenuta nella Parola di Dio né insegnata da Cristo, ma dopo la loro morte pratiche non scritturali cominciarono a insinuarsi nell’adorazione cristiana (cfr. 2Tessalonicesi 2:6-12). Tra queste c’era il battesimo dei bambini. Un dizionario teologico (Theological Dictionary of the New Testament) dice del periodo che seguì la morte degli apostoli: “Si infiltrarono elementi estranei dal mondo esterno. Fino a quel tempo essi erano stati attentamente tenuti sotto controllo mediante il vaglio della religione profetica e del NT. Ma ora, usando l’accordo esterno come canale, affluirono in gran quantità. Il battesimo divenne un mistero sincretistico”. Il battesimo dei neonati non è insegnato nella Parola di Dio. Ha origine dalla superstizione pagana secondo cui il battesimo “rigenera” la persona e la purifica dal peccato. The Catholic Encyclopedia, Volume II, afferma: “Quanto fosse ritenuto naturale ed espressivo il simbolismo dell’esteriore lavaggio per indicare interiore purificazione, è chiaro anche dalla pratica dei sistemi religiosi pagani. L’uso d’acqua lustrale si trova fra Babilonesi, Assiri, Egiziani, Greci, Romani, indù, e altri”. Questi concetti pagani sono stati ripresi dal falso cristianesimo, sia cattolico che protestante. Dice infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica (Parte II – Sezione II – Capitolo I): “Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio” (n. 1213) … “Poiché nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale, anche i bambini hanno bisogno della nuova nascita nel Battesimo per essere liberati dal potere delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio” (n. 1250) … “Per mezzo del Battesimo sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato” (n. 1263). La Chiesa Cattolica in particolare, ma anche alcune denominazioni protestanti di estrazione calvinista lo fanno, battezza i neonati sostenendo che il battesimo li libera dal peccato e che, se dovessero morire senza esser battezzati, andrebbero a finire in un inferno di fuoco o in un fantomatico limbo. Ma proprio il fatto che si muore anche dopo il battesimo dimostra la falsità di tale insegnamento, poiché la Parola di Dio dice che la morte è “il salario del peccato” (Romani 6:23). Se, dunque, il battesimo toglie il peccato, la persona battezzata non dovrebbe morire … Ma così non è!
Al contrario, la Parola di Dio insegna che è il sacrificio di Gesù che purifica dal peccato e non il battesimo (cfr. 1Giovanni 1:7). Solo quando verranno applicati i benefici del sacrificio di Cristo, quando Gesù inizierà a regnare sull’intera terra, solo allora il genere umano sarà liberato dal peccato e i suoi effetti mortiferi non ci saranno più (cfr. Apocalisse 21:3,4).
Escludendo, quindi, quelli scritturali, sui reali motivi che inducono ad effettuare il battesimo dei bambini si può solo dire che esso costituisce per le chiese che lo praticano una questione di potere. Se il battesimo fosse rinviato all’età adulta, permettendo così alla persona di prendere una decisione basata sulla fede, alcuni potrebbero non battezzarsi affatto. E gli individui non battezzati restano, almeno in una certa misura, fuori dalla sfera di influenza della chiesa. Per tali chiese il battesimo degli adulti significa quindi una perdita di potere.
IL VERO CRISTIANESIMO BATTEZZA “UOMINI E DONNE” DOPO CHE SONO STATI ISTRUITI SULLA VOLONTÀ DI DIO E SI ASSUMNONO LA RESPONSABILITÀ DI VIVERE IN ARMONIA CON ESSA

Ciò che disse l’apostolo Pietro riguardo al battesimo ci aiuta ulteriormente a far luce sul suo vero significato. Egli scrisse che il battesimo non è “la rimozione di sporcizia della carne, ma la richiesta di buona coscienza presso Dio” (1Pietro 3:21). Cosa intese dire? Il contesto di queste parole ci aiuta a comprenderlo. Pietro, infatti, fa riferimento al Diluvio e al motivo per cui Noè fu salvato da quelle acque. Riguardo a questo un altro apostolo, Paolo, ha similmente scritto: “Per fede Noè, avvertito divinamente di cose che ancora non si vedevano, costruì con pio timore un’arca a salvezza della sua famiglia” (Ebrei 11:7 – CEI). Le Scritture ci rivelano che Noè “fu uomo giusto e irreprensibile tra i suoi contemporanei” (Genesi 6:9 – Di). Ciononostante arrivò il giorno che dovette prendere una grande decisione! Quando Dio lo avvertì di cose che sarebbero accadute nella sua generazione e gli comandò di costruire un’enorme arca egli dovette decidere se ubbidire o no alla volontà di Dio! Noè decise di ubbidire e si impegnò in quell’opera immensa per i suoi tempi! Fu quella decisione che portò alla salvezza lui e la sua famiglia. L’essere semplicemente “uomo giusto e irreprensibile” non l’avrebbe salvato! Egli doveva fare esattamente quello che Dio richiedeva da lui per la propria salvezza! La costruzione dell’arca fu l’espressione concreta, tangibile, pratica della scelta di Noè di fare la volontà di Dio e fu ciò che salvò lui e i suoi familiari. Le acque del Diluvio non li salvarono; esse portarono la morte a quelli che erano fuori dell’arca. Dentro l’arca, Noè e la sua famiglia passarono attraverso l’acqua e furono salvati. L’apostolo Pietro scrisse che quello fu una “figura del battesimo” cristiano. Non è l’acqua del battesimo che porta alla salvezza ma la decisione di una persona di vivere secondo la volontà di Dio che precede il suo battesimo. L’atto battesimale diventa una pubblica dimostrazione di questa decisione che la persona prende nel suo proprio cuore. Continuando a scrivere la sua lettera, l’apostolo Pietro esplicitò ancora di più questo concetto invitando chiunque vuole divenire vero seguace di Gesù a “consacrare il tempo che gli resta da vivere nella carne, non più alle passioni degli uomini, ma alla volontà di Dio. Basta con il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie, e nelle illecite pratiche idolatriche” (1Pietro 4:1-3). Decidere di vivere secondo “la volontà di Dio” impone un cambiamento alla propria vita, come ribadì anche l’apostolo Paolo scrivendo: “non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio” (Romani 12:2 – Di). Nella condizione imperfetta e peccaminosa in cui tutti nasciamo, nessuno è “accettevole” a Dio. Ma se ci convertiamo e smettiamo di fare le nostre proprie opere di personale giustizia, che sono “opere morte” (cfr. Ebrei 9:14; Romani 10:2,3), e facciamo esattamente le opere prescritte da Dio, “la perfetta volontà di Dio”, allora Dio ci applica il purificatore sangue del sacrificio di espiazione di Cristo, liberandoci in tal modo dalla condanna del peccato e dandoci una “buona coscienza” verso di Lui, poiché quando una persona sa che sta facendo esattamente quello che Dio richiede da lui ha una buona coscienza. E un neonato non è certamente in grado di prendere una decisione così importante e né qualcun altro può prenderla per lui!
Anche la corretta pratica del battesimo cristiano supporta questo concetto. Il termine greco bàptisma, usato dagli evangelisti, deriva dal verbo bàpto, che significa “tuffare”, “immergere”. Esso indica un’immersione completa; non è un caso che nella Parola di Dio il battesimo è paragonato a una sepoltura (cfr. Romani 6:4; Colossesi 2:12). Quando una persona è immersa nell’acqua, è temporaneamente “sepolto”, cioè nascosto alla vista, e poi tirato fuori. La completa immersione in acqua è un simbolo appropriato perché immergersi sott’acqua al battesimo rappresenta il morire rispetto al modo di vivere precedente. Emergere dall’acqua simboleggia il venire alla vita per fare la volontà di Dio. Gesù fece un battesimo per immersione. Per essere battezzato egli si recò al Giordano, un fiume piuttosto grande. Per battezzare Giovanni aveva scelto una località della valle del Giordano presso Salim, “perché là c’era abbondanza di acqua” (Giovanni 3:23 – Di). Gesù vi fu immerso; infatti il racconto dice che Gesù “appena fu battezzato, uscì fuori dall’acqua” (Matteo 3:16 – Di). Anche il funzionario etiope la cui vicenda è narrata negli Atti apostolici chiese di essere battezzato quando giunsero a “un luogo dove c’era acqua”. E sia lui che Filippo, che lo battezzò, “discesero nell’acqua” e poi “uscirono dall’acqua” (cfr. Atti 8:36-40). I primi cristiani battezzavano per immersione. La New Catholic Encyclopedia (1967, Vol. II, p. 56) dice al riguardo: “È evidente che nella Chiesa primitiva il Battesimo avveniva per immersione”. Quando la Chiesa si inventò il battesimo dei bambini, conseguentemente dovette cambiare anche il modo di battezzare poiché non era opportuno immergere completamente nell’acqua un neonato. Così si inventò anche il battesimo per “aspersione”.
Per riassumere, cosa si impara dal battesimo di Gesù?
1 – Il battesimo non è un “sacramento”, come viene insegnato dal catechismo della Chiesa Cattolica. Tale insegnamento oltre che falso è uno dei più grandi torti religiosi fatti agli uomini. Perché? Perché induce a credere che il battesimo abbia merito e impartisca grazia e vantaggio a chi è battezzato, in quanto si afferma che l’essere immersi in acqua o bagnati con essa abbia come risultato cose sorprendenti, come la remissione di ogni peccato, incluso quello originale, e che garantisca la vita in cielo. Tale insegnamento, che trae le sue origini dalla falsa religione babilonica, oscura molte verità della Parola di Dio la quale insegna che la remissione dei peccati non si ottiene perché si è bagnati con acqua, e questo vale tanto per il peccato originale che per ogni peccato successivo. La remissione si ottiene solo per mezzo del sacrificio di Cristo Gesù provveduto da Dio. Solo il sacrificio della perfetta vita umana di Gesù libera il genere umano dal peccato e dalla morte (cfr. Romani 4:25; 5:12-18; Galati 1:3,4; 1Giovanni 2:2).
2 – Il battesimo è semplicemente e solo una dimostrazione pubblica di una decisione che una persona prende nel proprio cuore, quella di dedicare la propria vita a fare la volontà di Dio. Tale scelta vien fatta dopo che la persona è stata adeguatamente “ammaestrata” o istruita riguardo al proposito di Dio e si è formata un giudizio riguardo a quello di cui viene informata, che concerne principalmente Cristo Gesù e il suo ruolo centrale nell’adempimento del proposito divino (cfr. Matteo 28:19,20; Atti 8:12).
3 – Il battesimo dei neonati non ha alcun fondamento scritturale. È di origine pagana e non è mai stato praticato dai veri cristiani. Esso venne all’esistenza dopo la morte degli apostoli, mentre si sviluppava la grande apostasia predetta da Gesù, ad opera di uomini ipocriti e avidi che l’hanno usato come strumento di potere sulle persone  (cfr. Atti 20:29,30; 1Timoteo 4:1,2).
4 – Il battesimo mediante aspersione, secondo la tradizione umana consolidata, è cerimonialmente sbagliato. Tradisce il giusto simbolo del battesimo per immersione fatto da Gesù e praticato dagli apostoli, poiché l’andare sott’acqua ben illustra che la persona muore alla sua precedente linea di condotta. L’essere alzato fuori dell’acqua rappresenta il suo sorgere a un nuovo modo di vivere.
5 – Che dire del nostro battesimo? … è conforme al modello lasciato da Cristo e dai suoi apostoli o rispecchia la tradizione degli uomini? (cfr. Colossesi 2:8) … In tal caso cosa decidiamo di fare? …
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GIOVANNI BATTISTA
Figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, una parente (si ipotizza fosse una cugina) di Maria, la madre di Gesù. Entrambi i genitori appartenevano alla tribù di Levi e alla famiglia sacerdotale di Aronne. Della sua vita non si sa molto più delle informazioni che ci sono fornite dai vangeli. Egli trascorse i primi anni della sua esistenza fra le colline della Giudea, dove abitavano i suoi genitori. Di lui ci viene detto che “cresceva e si fortificava nello spirito; e stette nei deserti fino al giorno in cui doveva manifestarsi a Israele” (Luca 1:80 – VR). Fu mandato da Dio come un precursore davanti al promesso “seme”. Circa 450 anni prima il profeta Malachia aveva scritto: “manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me” (Malachia 3:1). Gesù applicò questa profezia a Giovanni Battista dicendo: “Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te” (Matteo 11:10). Con la sua testimonianza e il suo battesimo Giovanni invitò gli ebrei a pentirsi dei peccati commessi in violazione della Legge data loro da Dio preparandoli a ricevere il promesso Messia. Egli stesso poi testimoniò: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio” (Giovanni 1:31-34 – CEI). Giovanni compì la sua opera in condizioni molto difficili. Si avvicinava il tempo stabilito da Dio per eseguire il suo giudizio contro quel popolo infedele. Intrepidamente condannò quella generazione malvagia dicendo: “Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura” (Matteo 3:7 – VR). Che lezione per tutti quelli che anche oggi digrignano i denti quando viene loro mostrata la falsità degli insegnamenti in cui credono e gridano pretendendo “rispetto” per tale falsità! Giovanni non si trattenne neppure dal denunciare coraggiosamente l’ipocrisia e l’immoralità dei governanti del suo tempo, a costo della sua vita stessa! (cfr. Marco 6:16-28) Appropriatamente Gesù disse di lui: “tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni”. Ma, subito dopo, Gesù disse: “il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui” lasciando ad intendere che Giovanni non avrebbe fatto parte di quel gruppo di suoi fedeli discepoli che l’avrebbero affiancato nell’esercizio del potere del Regno in cielo (Luca 7:28 – CEI). Egli, infatti, fu ucciso prima che Cristo stipulasse con i suoi discepoli un patto, o un accordo, in base al quale essi regneranno insieme a lui nel suo Regno (Luca 12:32; 22:28-30). Al pari di tutti gli altri uomini fedeli vissuti prima di Cristo, come ad esempio il re Davide, Giovanni Battista non ebbe la prospettiva di andare in cielo (cfr. Giovanni 3:13; Atti 2:34; Ebrei 11:13). Tutti questi, come la maggioranza degli altri fedeli discepoli vissuti dopo Cristo, fino ai giorni nostri, hanno la speranza di vivere per sempre su una terra trasformata in un paradiso (cfr. Salmo 37:11,29 – VR e Di; 36 11,29 – CEI). Questo dovrebbe essere un serio motivo di riflessione per tutti quelli che si dichiarano discepoli di Gesù e credono di andare in cielo! È questa la loro vera speranza? …

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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3 risposte a UNA STORIA FINITA – XI parte

  1. principessa64 ha detto:

    Il battesimo è un sacramento di fede,Cristo lo ha proposto a tutti,
    «Andate e annunciate il Vangelo a tutti i popoli e battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Perciò il Battesimo è anzitutto il sacramento di quella fede, con la quale gli uomini, illuminati dalla grazia dello Spirito Santo, rispondono al Vangelo di Cristo. Non dice escludete i bambini e fateli partecipi quando saranno grandi ….
    Leggendo questo tuo post mi è venuto in mente un passo del vangelo dove Gesù dice: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite” (Mc 10,14 ).
    I bambini sono sotto la tutela dei genitori , i quali sono responsabili non solo della loro crescita fisica , ma anche quella spirituale , sono essi che professano la fede e si impegnano a comunicarla ai figli , l’impegno di condurre i figli alla conoscenza del Vangelo e alla pratica della vita cristiana, non vedo nulla di male in questo rito , lo vedo semplicemente come una presentazione , Io genitore presento il mio bambino a Dio e mi impegno di seguirlo e di educarlo secondo il Vangelo , poi sarà lui da grande a decidere quale sarà il suo percorso di Fede non impongo nulla .
    Anche Gesù da piccolino venne presentato al tempio del Signore ,
    “Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.
    Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore”
    una buona domenica ciao Giusi , (era un bel pò che nn leggevo i tuoi post….e sempre un piacere leggerli anche se nn la penso come te )

  2. Gianni ha detto:

    Cara Giusi, sono felice di ritrovarti tra i lettori dei miei post. Come sai ho sempre apprezzato le tue osservazioni perché so che vengono da una persona sincera, che si sforza di vivere la propria fede e, come me, fa ricerche per poter accrescere la propria conoscenza del proposito di Dio. Questo è ciò che mostra anche il tuo commento. La Parola di Dio incoraggia tutti ad acquistare conoscenza di Dio e del suo proposito spiegando che questo è un passo necessario per ottenere la vita eterna (cfr. Giovanni 17:3). Ma la conoscenza delle Sacre Scritture non è una semplice nozione di qualche versetto da applicare in base ad un personale punto di vista, È molto di più.! Comporta una visione dell’intero proposito di Dio all’interno del quale collocare il giusto senso di ogni versetto. La Parola di Dio, infatti, sebbene composta da diversi libri (66 in tutto) redatti da 40 diversi scrittori, si caratterizza per l’uniformità del loro messaggio che verte intorno ad un unico tema: il Regno di Dio. Dal primo all’ultimo libro gli scrittori biblici, divinamente ispirati (cfr. 2Pietro 1:21), spiegano che cos’è il Regno di Dio, cosa farà per tutta l’umanità e cosa esso richiede dagli uomini. È perciò di fondamentale importanza che tutti noi acquistiamo non una semplice conoscenza ma, come la definiscono le Scritture, una “profonda conoscenza” o una “piena conoscenza” o una “perfetta conoscenza” (Efesini 1:17; Colossesi 1:9; 2:2). Questo tipo di conoscenza ci evita di fare un errore molto comune tra tanti che si definiscono “cristiani”, cioè dare una personale interpretazione dei versetti biblici dicendo “io la vedo così…” o “non ci vedo nulla di male se…”. L’apostolo Paolo descrisse tale pericolo dicendo: “Rendo infatti loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza; poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio” (Romani 10:2,3 – CEI). Per non incorrere in tale errore tutti noi dobbiamo tener presente ciò che disse il fedele Giuseppe ai due funzionari del faraone che erano in carcere con lui: “Le interpretazioni non appartengono a Dio?” (Genesi 40:8 -VR). Così se c’è qualche dubbio sulla corretta interpretazione di qualche versetto, il contesto delle Sacre Scritture può aiutarci ad avere il suo corretto intendimento. Questo è anche il metodo usato da Gesù e dai suoi apostoli per correggere l’errata applicazione dei versetti biblici che la classe sacerdotale di quel tempo faceva, ingannando l’intera popolazione. Venendo, dunque, a quello che tu scrivi, e in particolare al riferimento che fai alla circoncisione di Gesù per tentare di dimostrare la fondatezza del battesimo dei bambini, è bene conoscere quello che le Sacre Scritture insegnano sulla circoncisione. Al riguardo la Legge data da Dio agli Israeliti comandava: “Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, … L’ottavo giorno si circonciderà il bambino” (Levitico 12:1-3). Questo era così importante che se l’ottavo giorno cadeva nel tanto rispettato sabato, la circoncisione veniva fatta comunque. Qual’era il suo significato? Dio stesso lo spiegò dicendo al capostipite della nazione che per primo ricevette quel comando “sarà il segno dell’alleanza tra me e voi” (Genesi 17:11 – CEI). Essa era un segno che doveva contraddistinguere gli israeliti, discendenti di Abramo, i quali avevano un privilegio unico: a loro erano “affidate le rivelazioni di Dio” (Romani 3:1,2 – CEI). Questo era l’unico motivo per cui Gesù, l’ottavo giorno dalla sua nascita, fu portato dai suoi genitori nel tempio. Il suo battesimo, che dimostrava la sua decisione di fare ciò che Dio richiedeva da lui, lo fece poi all’età di trent’anni. Dopo la morte di Gesù tutti gli aspetti cerimoniali previsti dalla Legge, inclusa la circoncisione, furono aboliti (cfr. Romani 2:28,29; 1Corinzi 7:19). Come si può notare non c’è nessuna corrispondenza tra la circoncisione e la pratica del battesimo dei neonati, almeno come è inteso dalla Chiesa. La circoncisione era solo il visibile “segno dell’alleanza” che Dio aveva fatto con Abramo, non serviva come mezzo di salvezza. La sua abolizione con l’avvento del cristianesimo lo attesta ulteriormente. Per di più, il comando della circoncisione riguardava solo i maschi. Se il battesimo corrispondesse alla circoncisione, dovrebbe essere negato alle bambine. Chiaramente il parallelismo al quale tu fai riferimento non esiste. Inoltre l’offerta che doveva essere fatta in relazione alla nascita del bambino dal punto di vista cerimoniale riguardava la donna e non il bambino. La Legge infatti diceva che per quaranta giorni dopo il parto la donna era considerata cerimonialmente “impura” e doveva portare un offerta al tempio per essere resa di nuovo “pura” (fra l’altro questo versetto dimostra la falsità di un’altra dottrina della Chiesa, quella dell’immacolata concezione di Maria, poiché anche lei, dopo il parto, dovette portare la sua offerta di “espiazione” – cfr. Luca 2:22-24). Né può essere preso a prova della correttezza del battesimo dei neonati il fatto che Gesù dicesse “Lasciate che i bambini vengano a me”. Questo dimostra solo e semplicemente che tipo di persona era Gesù: una persona avvicinabile da tutti, indipendentemente dall’età o dalla condizione sociale. Nulla di più! In ogni caso la tua interpretazione contrasta perfino con quella della Chiesa, poiché tu intendi il battesimo di un neonato come una semplice presentazione del bambino a Dio, mentre per la Chiesa “L’effetto di questo sacramento è la remissione di ogni colpa, della colpa di origine e di quella personale, come di ogni pena che questa colpa porta con sé. Perciò non si può imporre ai battezzati alcuna soddisfazione per i peccati passati, ma se essi muoiono prima di aver commesso nuovamente un peccato hanno subito accesso al regno dei cieli e alla visione di Dio” (Bolla papale di Eugenio IV emanata nel 1439 al Concilio di Firenze – Alfred Läpple, Documenti della fede cattolica – Cittadella Editrice; cfr. il Catechismo della Chiesa Cattolica – Parte II – Sezione II – Capitolo I, n. 1263). Questa dottrina, come ampiamente spiegato nel mio post, è in aperto contrasto con l’insegnamento della Parola di Dio che solo il sacrificio di Gesù libera dal peccato! Per concludere, concordo con te che ai genitori (e non ai catechisti!) è affidato il compito di provvedere alla crescita spirituale dei figli affinché diventino dei veri discepoli di Gesù. Ma non è per mezzo del battesimo che questo avviene! Ancora le Scritture ci insegnano come questo deve essere fatto: “Questi precetti che oggi ti dò … li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (Deuteronomio 6:5-7 – CEI); “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà” (Proverbi 22:6 – Di); “voi, padri … allevateli nell’educazione e nella disciplina del Signore” (Efesini 6:4 – CEI). Come vedi non è con una cerimonia che si rendono i propri figli dei veri cristiani, idonei per ricevere la salvezza, ma con un continuo, amorevole addestramento sui “precetti” dati da Dio per mezzo della sua Parola! Quanti genitori lo fanno? … Un caro saluto. G.

  3. silvianovabellatrix ha detto:

    Grazie per avermi chiarito tanti dubbi e perplessità che ho sempre avuto circa il significato del battesimo.
    Un caro saluto
    Silvia

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