UNA STORIA FINITA – XIV parte

“PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI, SIA SANTIFICATO IL TUO NOME”

Matteo 6:9

Nel suo famoso Sermone del Monte Gesù dettò quelle che sarebbero state le linee guida del futuro cristianesimo. Nella parte iniziale egli descrisse le caratteristiche della personalità che i suoi discepoli avrebbero dovuto manifestare, dicendo loro che dovevano essere di indole mite, amanti della giustizia, misericordiosi, pacifici, puri di cuore e non ostentatori di una ipocrita esteriorità; le sue parole furono, infatti: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati … non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini” (Matteo 6:1-2 – CEI). Poi ricordò loro le regole dettate da Dio per convivere in maniera degna con il prossimo. Richiamandosi alla Legge, la quale diceva chiaramente che gli adoratori di Dio dovevano essere giusti, non dovevano essere parziali, dovevano fare del bene agli afflitti e a coloro che risiedevano temporaneamente nel paese, egli pronunciò, in senso propositivo, una regola aurea: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro” (Matteo 7:12 – Di). Pertanto disse loro che dovevano essere disposti a perdonare quelli che peccavano contro di loro e, addirittura, ad amare i nemici.
Il momento clou del suo discorso si raggiunse quando insegnò loro a pregare, dando un modello di preghiera che riassumeva un po’ le cose per cui era necessario e giusto pregare. Ma prima fece un importante preambolo! Disse: “quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini … quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto … nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole” (Matteo 6:5-7 – Di). Secondo Gesù, dunque, la preghiera  dovrebbe esternare i nostri più intimi sentimenti e i nostri più profondi pensieri. Non dovrebbe mai divenire un’abitudine priva di significato, né si dovrebbero pronunciare parole imparate a memoria e ripetute a cantilena. L’usanza di ripetere sempre le stesse preghiere, come disse Gesù, era “pagana” e i suoi seguaci non avrebbero dovuto imitarla!
La prima richiesta a cui Gesù diede risalto fu: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome” (Matteo 6:9). Dunque la santificazione del nome di Dio deve essere di primaria importanza per tutti quelli che si dichiarano seguaci di Gesù. Perché? Perché il nome di Dio è stato infamato dalle calunnie di Satana il Diavolo quando indusse la prima coppia umana a disubbidire mettendo in dubbio il modo in cui Dio esercitava la sua sovranità universale (cfr. Genesi 3:1-6). Nel corso dei secoli, poi, il nome di Dio è stato biasimato dalle azioni e dagli insegnamenti vergognosi di coloro che asserivano di rappresentarlo come, ad esempio, gli scribi e i farisei del tempo di Cristo e ai quali Gesù disse: “Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44 – VR). Pregare per la santificazione del nome di Dio, dunque, fa capire da che parte le persone si schierano nella contesa della sovranità universale, cioè se sostengono lealmente il diritto di Dio di governare l’universo o, come disse il Diavolo ad Eva, se vogliono rendersi indipendenti da Dio stabilendo esse stesse “ciò che è bene e ciò che male”.
Ma le parole iniziali della preghiera modello insegnata da Gesù hanno suscitato, specialmente a partire dai primi anni del secolo scorso, una diatriba che non va sottovalutata in merito a quel “nome” che deve essere santificato. In quel periodo, infatti, un gruppo religioso che si definisce “cristiano” ha iniziato a proclamare in tutta la terra che Dio ha un nome personale e che il concetto di santificazione menzionato da Gesù in quella preghiera modello include anche il far conoscere e diffondere questo nome. Nella nostra lingua questo nome si pronuncia Geova e il gruppo religioso, va da se, è quello dei Testimoni di Geova. Essi sono l’unico gruppo religioso di tutti quelli che si definiscono “cristiani” a sostenere tale tesi. Tutte le altre religioni “cristiane”, dalla Chiesa Cattolica alle Chiese Ortodosse e a tutte le denominazioni cosiddette “protestanti” non riconoscono “Geova” come il nome proprio di Dio e contestano le interpretazioni dei Testimoni di Geova al riguardo. E questo, a parer mio, è già un fatto molto curioso poiché tutte queste altre “chiese” nel corso della storia sono state divise tra loro, e lo sono tutt’ora, da laceranti contrasti dottrinali che le hanno portate a scannarsi letteralmente le une con le altre, ma ora fanno fronte unico contro questa particolare denominazione che è praticamente isolata e del tutto peculiare, sotto ogni aspetto, dottrinale, cerimoniale e comportamentale, rispetto al contesto religioso del mondo cosiddetto “cristiano”. Quest’ultimi, peraltro, si fanno forti delle parole pronunciate dal discepolo e fratello carnale di Gesù, Giacomo, il quale, presiedendo una importante riunione della chiesa di Gerusalemme nel I secolo, alla presenza di tutti gli apostoli,  disse che Dio aveva rivolto l’attenzione ai gentili “per scegliersi da quelli un popolo per il suo nome” (Atti 15:14 – Di).
Per quanto non vorremmo interessarcene, questa diatriba ci riguarda un po’ tutti, almeno tutti quelli che si dichiarano “cristiani” (nel nostro paese circa il 98% della popolazione), se non altro perché regolarmente i Testimoni di Geova bussano alle nostre porte e, solo presentandosi, ce la ricordano. Non so dunque voi, ma io me lo sono chiesto: chi ha ragione?
E da quell’appassionato lettore che sono della Parola di Dio, avendo fiducia che se voglio conoscere la verità intorno a Dio e a tutto ciò che lo riguarda è lì che devo andarla a cercare, perché credo che quella straordinaria biblioteca composta di soli 66 libri canonici è davvero opera di Dio e da lui ispirata per farci conoscere la sua volontà, in base alle mie ricerche mi sono fatto una convinzione al riguardo che per ora non vi dico limitandomi ad esporre sia l’una che l’altra tesi. Lo faccio in maniera molto sintetica poiché sull’argomento si è scritto molto, sia dall’una che dall’altra parte. Lascio quindi a voi che mi leggete il compito di valutarle e pervenire alla vostra conclusione.
Ci sono alcuni punti fondamentali sui quali si svolge il dibattito e questi riguardano principalmente: 1) l’origine, 2) il significato filologico del nome Geova, 3) la sua corretta pronuncia , 4) la sua presenza nelle Sacre Scritture, specialmente nel Nuovo Testamento. La comparazione da me proposta viene fatta prendendo alcuni spunti rappresentativi da pubblicazioni e siti a sostegno dell’una o dell’altra tesi, facilmente consultabili da tutti. Ho intenzionalmente scelto di escludere dalla mia ricerca pubblicazioni e siti dei fuorusciti dai TdG ritenendo poco sereno e inattendibile ai fini della ricerca della verità il loro desiderio di rivalsa nei confronti di tale organizzazione, in base al noto principio esposto in Ebrei 10:26,27.

 1) ORIGINE DEL NOME DIVINO

Cosa dicono i Cattolici, gli Ortodossi e i Protestanti
“Il nome divino è composto nella Bibbia ebraica da quattro consonanti J-H-W-H che ricorrono ben 6.828 volte nell’Antico Testamento”.                                                                                                                                 (Gianfranco Ravasi, Geova non è il nome di Dio ma un mostro filologico – http://digilander.libero.it.catholica/htm/curiosita_notizie/notizie_tdg1.htm).
“YaHWeH è il famoso tetragramma … è il nome ineffabile col quale Dio si fece conoscere a Mosé, quando gli disse di tornare in Egitto e di andare da Faraone per chiedere di lasciare libero il popolo d’Israele”. (http://camcris.altervista.org/geova.html)
“Il tetragramma biblico o tetragràmmaton è la sequenza delle quattro (τέτρα, tetra in greco) lettere (γράμματα, gràmmata in greco) ebraiche יהוה (yod, he, waw, he) che compongono il nome proprio del dio descritto nella Tanach. In passato era largamente attestata la traslitterazione JHWH. In epoca contemporanea invece, la traslitterazione più diffusa è YHWH … Secondo le fonti il nome ricorre 6.828 volte nella forma יהוה, compresi i 134 punti in cui i soferim (“scribi”) ebrei cambiarono il testo ebraico originale da  יהוה ad  “Ado-nai” e appare per la prima volta nel Libro della Genesi (2,4)”.                          (http://it.wikipedia.org/wiki/Tetragramma_biblico).
Cosa dicono i Testimoni di Geova
“Nei manoscritti ebraici più antichi compare il nome scritto con quattro consonanti, comunemente chiamato il Tetragramma (dal gr. tètra, “quattro”, e gràmma, “lettera”). Queste quattro lettere (scritte da destra a sinistra) sono יהוה e si possono traslitterare con le lettere YHWH (o JHVH)”.                  (Perspicacia nello studio delle Scritture, Vol. I, p. 1023, Edito dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova).
Mi pare che su questo punto non ci sia disaccordo! Tutti riconoscono che un nome riferito a Dio sia contenuto nelle Sacre Scritture, almeno nel Vecchio Testamento, ben 6.828 volte, nella forma del tetragramma ebraico יהוה. C’è però una differenza interpretativa, ve la riporto.

2) IL TETRAGRAMMA EBRAICO יהוה È IL NOME PROPRIO DI DIO?

Cosa dicono i Cattolici, gli Ortodossi e i Protestanti
“Ogni nome riferito a Dio nell’Antico Testamento … mette in evidenza una caratteristica della Sua persona divina. È Lui stesso che si rivela all’uomo con i Suoi diversi nomi, mai l’uomo che glieli attribuisce. Vediamo ora nel testo biblico ebraico con quali nomi Dio si fa conoscere ed identificare … YaHWeH. È il famoso tetragramma. Nella lingua ebraica non è un sostantivo, ma un attributo. In italiano, nella versione riveduta, è tradotto con Eterno. Questa traduzione rende perfettamente evidente il modo con cui Dio si fece conoscere a Mosé: “Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d’Israele e avrò detto loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi”, se essi dicono: “Qual è il suo nome?” che cosa risponderò loro?» Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Dirai così ai figli d’Israele: “l’IO SONO mi ha mandato da voi”». “Dirai così ai figlioli d’Israele: l’Eterno (YHWH), l’Iddio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe mi ha mandato a voi. Tale è il mio nome in perpetuo, tale la designazione per tutte le generazioni” (Esodo 3:13-15). Inoltre, in Esodo 3, brano del pruno ardente, è straordinario notare come dal pruno è ora l’Angelo dell’Eterno a parlare, ora il Signore, ora l’Eterno. L’Angelo dell’Eterno nell’Antico Testamento è Gesù. Gesù è il Signore! Se il traduttore non riporta questi particolari nella lingua ricevente stravolge tutto. Nel pruno è Gesù, l’Eterno e il Signore a parlare con Mosé! YHWH mette in evidenza l’aspetto di Dio come REDENTORE, che si rivela all’uomo per salvarlo dalla schiavitù del peccato”.                                                         (http://camcris.altervista.org/geova.html).
“Occorre sottolineare che l’uso di questo nome non comporta solo una pronuncia erronea, ma si tratta effettivamente di un termine inventato, frutto di elaborazione umana, un termine che in ebraico non significa nulla, e che non ha nulla a che vedere con il significato del nome divino originario. Si osservi poi che il tetragramma YHWH non è un semplice nome proprio o appellativo, bensì un tentativo di definire l’indefinibile personalità di Dio, un termine che tenta di spiegarne la Natura, la Potenza, la Grandezza che trascende la dimensione del tempo-spazio per proiettarsi nell’eternità. Come tutti i nomi biblici, anche YHWH è significativo: significa infatti che Egli esiste da sempre, che crea, che suscita la vita; identifica quindi Colui che è il Signore e il Padrone dell’eternità: Iddio disse a Mosè: IO SONO QUEGLI CHE SONO. Poi disse: Dirai così ai figlioli d’Israele: L’IO SONO mi ha mandato da voi (Es. 3,14). Sta proprio qui il significato profondo del tetragramma: la Realtà Realissima di Dio si distacca incommensurabilmente da tutti gli schemi religiosi e culturali del tempo mosaico (molteplici divinità) e di ogni tempo. Non ha senso rifarsi a un nome vuoto (Geova), quasi avesse un valore magico … Per concludere, si osservi che nel linguaggio biblico il nome indica la persona, il nome è sinonimo di persona”.   (http://www.chiesadicristoroma.it/Risposta.asp?ID=57&Pag=&Tipo=D)
“Nell’Antico Testamento o Scritture Ebraiche … Dio è chiamato con vari nomi: El, Elhoim, El Shaddai, Adon ecc. Ma questi nomi divini erano generici e usati anche dai pagani per i loro dèi. Il vero Dio – il Dio della Bibbia – ha voluto farci conoscere il suo proprio nome, ossia ha voluto farci conoscere Chi Egli è … Chiunque abbia una discreta conoscenza della Bibbia e voglia farne uso onestamente, sa che nome nello stile biblico non è una parola, una etichetta, da appiccicarsi a una persona o a una cosa per distinguerla da un’altra. Nome nella Bibbia indica ciò che una persona o una cosa è: la sua natura, la sua volontà, i suoi propositi … In Matteo 6,9 Gesù istruiva i suoi discepoli affinché pregassero perché tutti conoscessero Chi è Dio, cioè conoscessero il vero Dio, in contrasto con gli dèi pagani. Qui non c’entra affatto il vocabolo o nome con cui Dio deve essere chiamato”                                                                               (http://www.cristianicattolici.net/geova_chi_era_costui.html).
Cosa dicono i Testimoni di Geova
“Secondo le affermazioni di alcuni nostri critici, Dio nella Bibbia ha molti nomi. Elencano titoli e attributi di Dio come Onnipotente (Shadday), Eterno (Olham), Signore (Adonay), Dio (El, Elohìm), Geloso (Qannà) per indicare che YHWH non è l’unico nome divino. In realtà questi sono soltanto titoli di Dio. Anche a volerli considerare, secondo un’accezione più ampia, dei nomi divini in realtà non sono esclusivi del vero Dio. Nella Bibbia stessa false divinità venivano chiamate El, Elohìm (Giudici 16:23), Signore (Baal, divinità Cananea significa Signore). Zeus, Dio dei greci era considerato Onnipotente e chiamato PADRE . Il tetragramma invece identifica esclusivamente il vero Dio. È il nome che Dio stesso si è dato. Nessuna altra divinità lo porta … Il Dizionario Biblico di John L. Mckenzie dice: “Il Dio di Israele è chiamato con il suo nome più che con tutti gli altri nomi messi insieme; il nome non soltanto identificava la persona, ma ne rivelava il carattere” (pag.250). Un’altra opera di consultazione dice: “Yahweh, perciò, in contrasto con Elohim [Dio], è un nome proprio, il nome di una Persona, benché si tratti di una Persona divina. Come tale, ha il suo contesto ideologico; presenta Dio come Persona, e quindi lo mette in relazione con altre personalità, umane…, e parla ai Patriarchi come a suoi amici” – The Illustrated Bible Dictionary, pubblicato nel 1980 dalla Tyndale House Publishers. Un dizionario teologico del Nuovo Testamento dice: “Una delle più fondamentali ed essenziali caratteristiche della rivelazione biblica è il fatto che Dio non è privo di nome: ha un nome personale, mediante il quale può e deve essere invocato”. – The New International Dictionary of New Testament Theology, volume II, pagina 649. Pertanto l’idea che il Tetragramma sia solo uno dei tanti nomi divini è destituita di fondamento. Mentre gli altri sono titoli che descrivono gli attributi divini o le Sue attività, YHWH (GEOVA) è l’unico nome proprio mediante il quale Dio vuole essere conosciuto e adorato – Salmo 83:18; Ezechiele 36:23; 38:23″.  (http://www.tdgonline.net/indice/bibbia/nome.htm).
“Nel 332 a.E.V. Alessandro Magno invase l’Egitto. Prima di proseguire verso oriente nella sua marcia alla conquista del mondo fondò una città che chiamò Alessandria e che divenne un importante centro di cultura ellenistica. Lì, verso il 20 a.E.V., nacque un altro uomo che lasciò il segno nella storia, non con spade e lance ma con la filosofia: Filone di Alessandria, noto anche come Filone Giudeo. Con la Diaspora, che fece seguito alla distruzione di Gerusalemme nel 607 a.E.V., molti ebrei si stabilirono in Egitto, e migliaia d’essi ad Alessandria. Lì, però, c’erano attriti tra la comunità ebraica e quella greca. Gli ebrei si rifiutavano di adorare le divinità greche, e i greci mettevano in ridicolo le Scritture Ebraiche. Educato come greco e cresciuto come ebreo, Filone conosceva bene la controversia. Credeva che il giudaismo fosse la vera religione ma, a differenza di molti, cercava un modo pacifico per condurre i gentili a Dio. Voleva che il giudaismo risultasse loro accettabile. Filone sosteneva che Dio è tanto al di là della nostra comprensione che è impossibile attribuirgli un nome proprio: “Era dunque logica conseguenza che non potesse neppure venire assegnato un nome proprio a Colui che veramente è” (Il mutamento dei nomi, 11, trad. di C. Kraus Reggiani, in Tutti i trattati del commentario allegorico alla Bibbia, a cura di R. Radice, Milano, 1994). Invece, è vero proprio il contrario. La Bibbia dice a chiare lettere che Dio ha un nome personale. In Salmo 83:18 si legge: “Tu, il cui nome è Geova, tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra”. In Isaia 42:8 Dio dice: “Io sono Geova. Questo è il mio nome”. Come mai Filone, un ebreo che conosceva questi brani biblici, insegnò che Dio non ha un nome? Perché egli non descriveva il Dio della Bibbia, una persona, bensì il dio della filosofia greca, inaccessibile e senza nome (La Torre di Guardia del 15/6/2005, p. 9-12 – Filone d’Alessandria: tra Scrittura e speculazione – Edita dalla Congregazione Criastiana dei Testimoni di Geova).
Su questo aspetto permettetemi di aggiungere una riflessione che mi è venuta spontanea leggendo le motivazioni degli uni e degli altri e che mi ha messo sulla strada per farmi la mia opinione al riguardo: se il Tetragramma del nome divino “non è un semplice nome proprio o appellativo, bensì un tentativo di definire l’indefinibile personalità di Dio”, al pari di altri titoli che descrivono le qualità di Dio, come Onnipotente (Shadday), Eterno (Olham), Signore (Adonay), ecc., perchè gli ebrei ci avrebbero messo tanto impegno nel volerlo nascondere nel corso del tempo? Perché usare il Tetragramma era considerato una violazione del 3° comandamento e usare gli altri termini di pari significato no? E se l’Eterno è Gesù, un nome proprio di persona, in base alla dottrina trinitaria la seconda persona della trinità, “Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre»” (Catechismo della Chiesa Cattolica – art. 242), perché pronunciare il Tetragramma non è grammaticamente corretto e “irrispettoso” mentre pronunciare il nome di Gesù, altro nome di Dio (in base alla dottrina trinitaria) e nome ebraico con le stesse problematiche grammaticali del Tetragramma, invece è sia giusto che riverente?

3) QUAL È LA CORRETTA PRONUNCIA DEL TETRAGRAMMA EBRAICO יהוה ?

Cosa dicono i Cattolici, gli Ortodossi e i Protestanti
“Come è noto, l’ebraico – come le altre lingue semitiche – si scriveva originariamente senza le vocali perché le consonanti bastavano a definire significato e pronunzia. Quando in epoca cristiana anche gli Ebrei cominciarono a faticare nel leggere il testo biblico solo in consonanti, alcuni maestri, detti Masoreti, aggiunsero sotto le lettere dei piccoli segni convenzionali per le vocali, segni che ancor oggi si appongono nelle edizioni delle Scritture ebraiche. Ora, il nome sacro di Dio (JHWH) non veniva pronunziato ma sostituito con un’altra parola, Adonaj, cioè “Signore”. Che cosa fecero quei maestri per far leggere in questo modo il nome divino? Alle consonanti JHWH aggiunsero le vocali del termine sostitutivo Adonaj che in ebraico sono e/o/a. Quanti non conoscevano questa prassi lessero materialmente la parola e dettero origine al “mostro” filologico Jehowah o Geova, che è del tutto aberrante e abbandonato dagli studiosi, i quali ipotizzano al massimo come lettura più probabile Jahweh. Essi, però, preferiscono evitarne l’uso, anche per rispetto verso gli Ebrei, e allora lasciano solo le quattro consonanti Jhwh oppure usano “Signore” o altri termini sostitutivi”.                                      (Gianfranco Ravasi, Geova non è il nome di Dio ma un mostro filologico –  http://digilander.libero.it.catholica/htm/curiosita_notizie/notizie_tdg1.htm).
“Gli ebrei, come si sa, scrivono le parole con le sole consonanti e pronunciano le vocali oralmente. Fino al V secolo a.C. la tradizione bastava ad assicurare una lettura corretta del testo biblico. Dal V sec. a. C. al X sec. d. C. a causa degli eventi storici che avevano portato il popolo ebraico alla dispersione, si rischiava di compromettere, se non di perdere del tutto, la conservazione dell’esatta pronuncia delle parole del testo biblico. Alcuni rabbini ebrei, detti Masoreti, hanno iniziato una minuziosa, scrupolosa attività per fissare l’esatta pronuncia. Essi hanno fissato il testo prendendo come campione un manoscritto e lo hanno poi copiato nel tempo con una cura straordinaria. Per prevenire aggiunte o omissioni, a margine di ogni riga annotavano il numero delle lettere, il numero di certe espressioni ecc. Per fissare l’esatta pronuncia hanno poi creato i segni vocalici, corrispondenti ai suoni vocalici pronunciati oralmente. Questi segni furono posti nelle consonanti o sotto di esse, in modo da preservare l’integrità del testo consonantico tradizionale, prevenendo così a pericolosi cambi di significato … I Masoreti posero sotto YHWH i segni vocalici di ‘Adhonay. Per effetto di una regola grammaticale della lingua ebraica che vuole un suono chiuso perché YHWH non inizia con alef (prima lettera dell’alfabeto ebraico), il simbolo vocalico che appare sotto la prima lettera del tetragramma (W) identifica un suono incolore (come per esempio nella parola francese renard). Quando il tetragramma YHWH è preceduto, nel testo biblico, da ‘Adhonay, le vocali sono quelle di Elhoim per evitare all’ebreo, durante la lettura, di ripetere due volte ‘Adhonay … Il lettore non ebreo, e solo lui, vedendo il tetragramma con i segni vocalici riportati, legge Y’HoWaH. Questo errore di lettura cominciò a diffondersi nel XV secolo d. C. Il lettore ebreo mentre leggeva il testo biblico non commetteva errori, perché sapeva di avere davanti agli occhi due parole in una: una tutta consonanti, l’altra tutta vocali. Egli non pronunciava mai Y’HoWaH, ma ‘Adhonay. Molto probabilmente la pronuncia del tetragramma è YaHWeH. In italiano, nella versione riveduta, è tradotto con Eterno”.                                                      (http://camcris.altervista.org/geova.html).
“La pratica di sostituire Signore con YHWH iniziò centinaia di anni prima di Cristo. Gli ebrei non vollero mai rischiare di pronunciare male il nome di YHWH per riverenza e anche perché non volevano violare il comandamento che dice: “Non nominare il nome del Signore Dio tuo invano, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano” (Esodo 20:7). Così gli ebrei cominciarono a sostituire il nome di Dio (in ebraico “Signore”), che è ora “Adonai”. Questa pratica è seguita fino ad oggi nelle traduzioni della Bibbia appunto per mostrare rispetto per il Santo Nome. Infine, dato che il testo iniziale ebraico non contiene le vocali, ma solo le consonanti, non si sa esattamente come si pronuncia il nome di Dio. Allora, Signore viene sostituito con YHWH … Non conosciamo la corretta pronuncia per il nome di Dio, quindi non possiamo affermare e insistere nelle nostre convinzioni (come fanno i Testimoni di Geova) quale sia il vero nome di Dio”.                                                                                                               (http://www.veritadellabibbia/2010/07/geova-il-nome-di-dio-un-abuso-una.html).
Cosa dicono i Testimoni di Geova
“Oggi come oggi la pronuncia originale in ebraico del nome divino non si conosce. L’ebraico si scriveva solo con le consonanti. Il nome divino è formato da quattro consonanti, traslitterate in italiano YHWH. Gli ebrei sapevano quali vocali aggiungere. Come mai si perse la pronuncia originaria? Fra gli ebrei nacque una superstizione secondo cui non si doveva pronunciare udibilmente il nome di Dio; così quando lo incontravano nella lettura della Bibbia pronunciavano al suo posto la parola ebraica ‘Adhonày‘ (“Sovrano Signore”) … Nel medioevo per far sì che la pronuncia della lingua ebraica nell’insieme non andasse perduta, studiosi ebrei escogitarono un sistema di punti per rappresentare le vocali mancanti, e li collocarono vicino alle consonanti nella Bibbia ebraica. Così vennero scritte sia le vocali che le consonanti, preservando la pronuncia comune a quell’epoca. Per quanto riguarda il nome di Dio, invece di mettervi i segni vocalici giusti, nella maggioranza dei casi vi misero altri segni vocalici per ricordare al lettore di leggere ‘Adhonày’. Da ciò derivò la grafia Iehouah, diventata poi “Geova”, la tradizionale pronuncia del nome di Dio in italiano. Ma il fatto che la grafia GEOVA non sia quella originaria dovrebbe portare alla conclusione che è meglio non usarlo affatto? È così che di solito si fa con gli altri nomi biblici? Come esempio principale, prendiamo il nome di Gesù. Sapreste dire come lo chiamavano nel parlare quotidiano i suoi familiari e amici mentre cresceva a Nazaret? In effetti nessun uomo lo sa con certezza, anche se forse lo chiamavano Yeshua (o forse Yehoshua). Una cosa è certa: non lo pronunciavano con il nome italianizzato Gesù. Comunque, quando i racconti della sua vita furono scritti in greco, gli scrittori ispirati non cercarono di preservare l’esatta pronuncia originale ebraica. Resero quel nome in greco, Iesoùs (molto diverso da Yeshua o Yehoshua). Oggi viene reso in modi diversi secondo la lingua dei lettori a cui è diretta quella data versione della Bibbia. Dovremmo forse smettere di usare il nome Gesù perché la maggioranza di noi, se non addirittura tutti, non conosce in effetti la sua pronuncia originale? Finora a nessun traduttore è venuta un’idea del genere. Pertanto l’obiezione che non dovremmo usare il nome divino nella forma GEOVA perché non è la pronuncia originaria o addirittura che sia uno “sgorbio filologico” (alcuni critici addirittura bestemmiano il nome divino nelle loro confutazioni) è strumentale e infondata. È vero che di solito gli studiosi di ebraico preferiscono la forma YAHWEH considerandola, con molta probabilità, la pronuncia originaria … In realtà la forma YAHWEH si ritiene sia derivata dalla pronuncia samaritana del nome divino. Infatti Teodoreto, nel trattato “Quaestiones in Exodus“, riferendosi al modo di pronunciare il nome da parte dei samaritani, lo scrisse JABE. Questi passaggi hanno indotto gli studiosi ad inserire le vocali del samaritano JABE nelle originali consonanti ebraiche YHWH pronunciando così YAHWEH … È evidente che la pronuncia originale del nome di Dio non è più conosciuta. E in effetti non è importante. Se lo fosse, Dio stesso avrebbe fatto in modo che giungesse fino a noi. Quel che conta è usare il nome di Dio secondo la pronuncia convenzionale nella propria lingua. Non ci sono pertanto valide ragioni per abbandonare la forma Geova a favore di un’altra né per considerarlo “uno sgorbio filologico”. Questa affermazione invece di essere il risultato di un’attenta analisi è più una bestemmia verso l’Iddio che ha creato l’Universo”.                                                                                                                                                                               (http://www.tdgonline.net/indice/bibbia/nome.htm).
“Questo nome è una forma del verbo ebraico hawàh (הוה), che significa “divenire”, e in effetti significa “Egli fa divenire”. Perciò il nome di Dio lo identifica come Colui che adempie progressivamente le sue promesse e realizza immancabilmente i suoi propositi. Solo il vero Dio potrebbe portare un nome così significativo. Eppure molte Bibbie moderne non contengono questo nome, e nelle chiese lo si sente di rado. Perciò, lungi dall’essere “santificato”, è stato nascosto a milioni di lettori della Bibbia. Per avere un’idea di ciò che hanno fatto i traduttori della Bibbia col nome di Dio, basta esaminare un versetto in cui esso ricorre: Salmo 83:18. Ecco com’è reso questo versetto in quattro Bibbie diverse: “Sappiano che tu hai nome ‘Signore’, tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra” ([82:19] Versione cattolica della CEI, 1974). “E conoscano che tu, il cui nome è l’Eterno, sei il solo Altissimo sopra tutta la terra” (Versione Riveduta, protestante, a cura di Giovanni Luzzi, 1925). “Sappiano che tu solo, il cui nome è Jahveh, sei eccelso su tutta la terra” ([83:19] Traduzione cattolica di Luigi Moraldi, Rizzoli editore, 1973). “E sappiano che Tu solo, il cui nome è JEHOVA, sei l’Altissimo sopra tutta la terra” (Versione protestante di Oscar Cocorda). Perché il nome di Dio appare in forme così diverse? Il suo nome è ‘Signore’, l’Eterno, Jahveh o Jehova? O l’uno vale l’altro? … A dir la verità nessuno sa con certezza come si pronunciasse in origine il nome di Dio. Perché? Perché la prima lingua usata per scrivere la Bibbia fu l’ebraico, lingua in cui si scrivevano solo le consonanti, senza vocali. Perciò, quando gli scrittori ispirati scrivevano il nome di Dio, facevano ovviamente la stessa cosa, scrivendo soltanto le consonanti … Finché l’ebraico antico continuò a essere una lingua d’uso quotidiano, non ci fu nessun problema. La pronuncia di questo nome era nota agli israeliti, per cui quando lo vedevano scritto vi aggiungevano automaticamente le vocali (così come per il lettore italiano, ad esempio, l’abbreviazione “cfr” sta per “confronta”, e “btg” per “battaglione”). Ma accaddero due fatti che modificarono la situazione. Primo, fra gli ebrei nacque una superstizione secondo cui non si doveva pronunciare udibilmente il nome di Dio; così quando lo incontravano nella lettura della Bibbia pronunciavano al suo posto la parola ebraica ’Adhonày (“Sovrano Signore”). Secondo, col passar del tempo l’ebraico antico cessò di essere una lingua d’uso quotidiano, e così l’originale pronuncia ebraica del nome di Dio fu infine dimenticata. Per far sì che la pronuncia della lingua ebraica nell’insieme non andasse perduta, studiosi ebrei della seconda metà del primo millennio E.V. escogitarono un sistema di punti per rappresentare le vocali mancanti, e li collocarono vicino alle consonanti nella Bibbia ebraica. Così vennero scritte sia le vocali che le consonanti, preservando la pronuncia comune a quell’epoca. Per quanto riguarda il nome di Dio, invece di mettervi i segni vocalici giusti, nella maggioranza dei casi vi misero altri segni vocalici per ricordare al lettore di leggere ’Adhonày. Da ciò derivò la grafia Iehouah, diventata poi “Geova”, la tradizionale pronuncia del nome di Dio in italiano. Da dove hanno origine invece le pronunce “Jahveh”, “Yahweh”, e simili? Si tratta di forme suggerite da studiosi moderni nel tentativo di ricostruire la pronuncia originale del nome di Dio. Alcuni – ma non tutti – pensano che prima del tempo di Gesù gli israeliti probabilmente pronunciavano il nome di Dio “Yahweh”. Ma nessuno può esserne certo. Forse lo pronunciavano così, forse no. Nondimeno, molti preferiscono la pronuncia “Geova”. Perché? Perché, a differenza di “Yahweh”, è nota e comune. Ma non sarebbe meglio usare la forma che potrebbe avvicinarsi di più alla pronuncia originale? Non necessariamente, perché questo non è ciò che di solito si fa con i nomi biblici. Come esempio principale, prendiamo il nome di Gesù. Sapreste dire come lo chiamavano nel parlare quotidiano i suoi familiari e amici mentre cresceva a Nazaret? In effetti nessun uomo lo sa con certezza, anche se forse lo chiamavano Yeshua (o forse Yehoshua). Una cosa è certa: non lo chiamavano Gesù. Comunque, quando i racconti della sua vita furono scritti in greco, gli scrittori ispirati non cercarono di preservare quell’originale pronuncia ebraica. Resero quel nome in greco, Iesoùs. Oggi viene reso in modi diversi secondo la lingua dei lettori a cui è diretta quella data versione della Bibbia. I lettori spagnoli trovano nella loro Bibbia Jesús (si pronuncia Hesùs). Gli inglesi dicono Jesus (si pronuncia Gìsus). Anche i tedeschi scrivono Jesus (ma lo pronunciano Ièsus). Dovremmo smettere di usare il nome Gesù perché la maggioranza di noi, se non addirittura tutti, non conosce in effetti la sua pronuncia originale? Finora a nessun traduttore è venuta un’idea del genere. Siamo lieti di usare questo nome, perché identifica l’amato Figlio di Dio, Gesù Cristo, che ha dato il suo sangue per noi. Togliere dalla Bibbia qualsiasi menzione del nome di Gesù per sostituirlo con un semplice titolo come “Maestro” o “Mediatore” significherebbe onorarlo? Ovviamente no! Quando si usa il nome di Gesù, così com’è comunemente pronunciato nella nostra lingua, capiamo subito di chi si parla. Osservazioni analoghe si potrebbero fare su tutti i nomi che leggiamo nella Bibbia. Li pronunciamo nella nostra lingua e non cerchiamo di imitare la pronuncia originale. Così diciamo “Geremia”, non Yirmeyàhu. Similmente diciamo Isaia, anche se ai suoi tempi questo profeta era probabilmente chiamato Yeshayàhu. Perfino gli studiosi che conoscono la pronuncia originale di questi nomi, quando li menzionano usano la pronuncia moderna, non quella antica. E lo stesso può dirsi del nome Geova. Anche se la pronuncia moderna, Geova, potrebbe non essere esattamente identica a quella originale, l’importanza del nome rimane inalterata. Esso identifica il Creatore, l’Iddio vivente, l’Altissimo al quale Gesù disse: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome” – Matteo 6:9” (Il nome divino che durerà per sempre, Edito dalla Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, 2007).
Resta ora un ultima questione:

4) IL NOME DI DIO È RIPORTATO NEL NUOVO TESTAMENTO?

Cosa dicono i Cattolici, gli Ortodossi e i Protestanti
“Nel XX° secolo i progressi della scienza biblica e la crescente apertura della Chiesa Cattolica alle esigenze della ricerca e dell’esegesi hanno portato ad un fiorire di nuove traduzioni dai testi originali e all’inevitabile riscoperta del nome di Dio. Alla riscoperta del nome divino hanno indubbiamente contribuito pure le polemiche portate avanti dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Sulla base di alcuni indizi la Torre di Guardia ha anche ipotizzato la presenza del tetragramma nel Nuovo Testamento, soprattutto nella primitiva redazione aramaica del Vangelo di Matteo. Il valore scientifico di tale ipotesi (peraltro in parte condivisa anche da alcuni attendibili studiosi) è stato però ridotto sensibilmente dalle pesanti accuse, rivolte a tutta la cristianità antica, di aver dolosamente eliminato il nome di Dio da tutti i manoscritti, da tutti i papiri e da tutti i codici delle scritture greche e cristiane. Invero tali accuse non sono nuove e pare che risalgano addirittura ai masoreti della scuola di Ben Asher ed al filosofo ebreo Mosé Maimonide (1135-1204). Si tratta di alcune ipotesi, deduzioni ed induzioni che hanno permesso di costruire, nell’arco dei secoli, un vero e proprio teorema. I ragionamenti sono avvincenti e ben collegati, tanto che sembra che perfino Isacco Newton abbia prestato fede a tali illazioni. La fragilità dei postulati di base è però facilmente riconoscibile, soprattutto se si considera che: il tetragramma  non compare in neppure una delle oltre 5000 copie del Nuovo Testamento; il tetragramma non compare neppure una volta nei codici più antichi (Chester Betty) ed autorevoli (Sinaitico, Alessandrino, Vaticano); in base alle dichiarazioni di Girolamo, di Origene ed altri, si sa solo che fino al IV secolo dopo Cristo il tetragramma era ancora presente in uno sporadico numero di copie della versione greca dei Settanta dell’Antico Testamento; non si dispone di una sola testimonianza di autori, padri apostolici, padri della chiesa e scrittori cristiani attestante la presenza del tetragramma in qualche copia del Nuovo Testamento; l’eventualità, peraltro finora non dimostrata, della presenza del tetragramma nella versione aramaica del Vangelo di Matteo, limitatamente alle citazioni tratte dal Vecchio Testamento, non prova: né che il nome di Dio fosse presente nelle altre scritture greche e cristiane; né che sia stato volutamente sradicato (con un lavoro tanto ciclopico quanto improbabile) da tutti i manoscritti, da tutti i papiri e da tutti i codici del Nuovo Testamento; né che siano realmente esistite schiere di scribi cristiani infedeli, diabolicamente decisi a cancellare ogni traccia del nome divino; la pratica di occultare il nome di Dio sembra appartenere più all’ebraismo che alla cultura cristiana. A tal proposito si pensi: alla costante sostituzione del nome proprio di Dio con אדני(Adonay); all’annientamento di tutte le copie della scrittura non conformi al testo ufficiale da parte dei masoreti dopo l’anno mille; alla distruzione delle scritture cristiane da parte degli ebrei narrata nel Talmud; alla eliminazione dei nomi di Dio dagli scritti cristiani; l’eliminazione dei nomi divini dagli scritti cristiani riportata dal Talmud non prova la presenza del Santo Nome nel Nuovo Testamento. Il Talmud parla infatti  di “nomi della divinità” e non di “tetragrammi” come qualcuno ha sostenuto. È pertanto ragionevole pensare che in quasi tutte le versioni greche della Bibbia dei Settanta, da cui gli scrittori del Nuovo Testamento hanno tratto le citazioni della legge e dei profeti, il tetragramma non fosse presente. Del resto, se si ammettesse anche solo per assurdo l’ipotesi di una massiccia falsificazione del testo biblico da parte dei copisti cristiani, tutto il Nuovo Testamento diventerebbe inattendibile e si potrebbe concludere che né la Chiesa né Dio hanno esercitato alcuna forma di protezione per salvaguardare l’integrità delle Sacre Scritture” (Sito cristiano cattolico – http://digilander.libero.it/domingo7/Il%20Tetragramma%20nel%20Nuovo%20Testamento.htm).
“Un’altra affermazione molto discutibile dei Testimoni riguarda la pretesa che a loro sarebbe stato demandato l’incarico di rimettere al suo posto nel Nuovo Testamento il nome Geova. Nome che – secondo la loro fervida immaginazione – i copisti nei primi secoli avrebbero tolto dai manoscritti neotestamentari: I Cristiani apostati del II e III secolo lo tolsero [il nome divino] nel ricopiare i manoscritti greci della Bibbia e non lo adoperarono quando tradussero la Bibbia in altre lingue (Il nome divino che durerà per sempre, p. 27). Questa teoria ha indotto i Testimoni a introdurre nel Nuovo Testamento il nome Geova ben 237 volte, molte delle quali a sproposito come vedremo tra breve, ignorando completamente il fatto che nelle migliaia di copie del testo greco oggi in nostro possesso e nelle traduzioni più antiche del Nuovo Testamento il tetragramma NON COMPARE MAI. Accusare poi di apostasia tutti i cristiani che nei primi secoli hanno copiato o tradotto le Scritture con sacrificio e abnegazione è davvero azzardato. Che tutti gli autori delle migliaia di copie che oggi abbiamo si siano accordati per togliere il nome di Dio dai testi è veramente poco credibile. Accettando tale teoria non solo si cade nel ridicolo, ma si mette in discussione la Provvidenza divina che non sarebbe stata capace di farci pervenire la Scrittura nella sua forma originale. Ciò condurrebbe addirittura a mettere in dubbio tutta la Sacra Scrittura. Chi ci dice infatti che gli autori di un tale complotto non si siano accordati anche per sostituire od omettere altre parti della rivelazione divina? Seguendo tali fantasie si potrebbe evidentemente mettere in discussione ogni cosa, dimenticando che il Nuovo Testamento è tra i testi antichi il più certo e il meglio accreditato in assoluto. Gli oltre quattromila autorevoli manoscritti esistenti attestano in modo inequivocabile la sua veridicità, non lasciando spazio al benché minimo dubbio sull’autenticità del testo. Vale la pena ripeterlo: in nessuno dei manoscritti compare il tetragramma YHWH del nome divino. È chiaro che i Testimoni non solo non hanno il merito di aver riscoperto il nome di Dio, ma la loro pretesa di ripristinare tale nome nel Nuovo Testamento li ha indotti a commettere veri e propri abusi filologici”                                                                                                            (http://www.chiesadicristoroma.net/Download_testi_&_audio_files/nome%20dio.pdf)
Cosa dicono i Testimoni di Geova
“La presenza del Tetragramma nelle Scritture Ebraiche è indiscutibile. Ma nel cosiddetto Nuovo Testamento (Scritture Greche) fino ad oggi il tetragramma non compare per esteso in nessun manoscritto a parte in Apocalisse (Rivelazione) 19:1-6 come parte dell’espressione Lodate Iah (Geova). Tracce che il nome divino doveva essere presente nel Nuovo Testamento sono evidenti da passi come Matteo 6:9, Giovanni 12:28,17:6,26 ed Ebrei 6:10. I critici fanno della mancanza del tetragramma nei manoscritti del Nuovo Testamento uno dei cavalli di battaglia nella lotta contro i testimoni di Geova. Sostengono che la Traduzione del Nuovo Mondo abusa di un’ipotesi ripristinando il nome divino nel testo delle Scritture Greche Cristiane. Ma le cose stanno così? Se è vero che i manoscritti in nostro possesso non contengono il Tetragramma dobbiamo ricordarci che non abbiamo gli originali ma copie risalenti almeno al IV secolo dopo Cristo. E se è vero che non abbiamo prove dirette della presenza del Tetragramma nel Nuovo Testamento abbiamo valide prove indirette della sua presenza quando vennero scritti gli originali … Il nome divino era presente nelle copie delle Scritture Ebraiche usate al tempo di Gesù e nelle copie della traduzione greca dei LXX utilizzate dagli apostoli. Ad esempio: LXXP. Fouad Inv. 266 … LXXVTS 10° … LXXIEJ 12 … LXXVTS 10b … 4Q LXX Levb … LXXP. Oxy. VII.1007 … AqBurkitt … AqTaylor … SymP. Vindob. G. 39777 … Ambrosiano O 39 sup. … Questi frammenti (alcuni del I secolo a.c. ma altri del I secolo d.c. o oltre) dimostrano inconfutabilmente che il Nome Divino era liberamente usato nel periodo apostolico. Quindi la tesi secondo cui gli ebrei nel tradurre le Scritture dall’ebraico al greco sostituirono il Tetragramma con Kyrios (Signore) è priva di fondamento. Il Tetragramma era presente nelle prime versioni greche della Bibbia ebraica. Oltre a ciò si paragonino i documenti ritrovati fra i Rotoli del Mar Morto, risalenti al primo secolo. Molti di questi sono libri non biblici. Se fosse vero che il nome divino non era più di uso comune questi rotoli non dovrebbero contenere il Tetragramma quando fanno riferimento a Dio ma termini sostitutivi. Invece i Rotoli del Mar Morto non biblici contengono il tetragramma. Questo indica che nel periodo in cui visse Gesù il Tetragramma era ancora in uso presso gli ebrei … Non c’è alcuna prova che al tempo di Cristo e degli apostoli ci fosse una diffusa ostilità verso l’uso del Tetragramma nell’adorazione. Come detto sopra la superstizione ebraica non era unanime al tempo di Gesù. Pare fossero i sacerdoti ad avere remore mentre i farisei lo usavano liberamente. Il Nome era presente nelle copie delle Scritture in ebraico. Era presente nella versione greca della LXX usate dalla diaspora. Era presente in libri non biblici … Wolfgang Feneberg osserva nella rivista dei gesuiti Entschluss/Offen (aprile 1985): “Egli [Gesù] non trattenne da noi il nome di suo Padre YHWH, ma ce l’affidò. È altrimenti inspiegabile come mai la prima richiesta della preghiera del Signore dica: ‘Sia santificato il tuo nome!'” Feneberg osserva anche che “nei manoscritti precristiani ad uso degli ebrei di lingua greca il nome di Dio non era parafrasato con kýrios [Signore], ma era scritto in forma di tetragramma [YHWH] in caratteri ebraici o ebraico-arcaici … Troviamo reminiscenze del nome negli scritti dei Padri della Chiesa; ma a loro esso non interessava. Nel tradurre questo nome kýrios (Signore), ai Padri della Chiesa interessava di più attribuire la grandezza del kýrios a Gesù Cristo”. Questo spiega sicuramente perché Girolamo e altri non ne parlano. L’apostasia dalla vera adorazione e l’influsso della filosofia greca avevano contaminato il cristianesimo … A quanti obbiettano che queste prove non sono conclusive e che i manoscritti più antichi del Nuovo Testamento non hanno il Tetragramma, facciamo questa osservazione: Prima della scoperta dei rotoli del Mar Morto, i più antichi manoscritti del Vecchio Testamento allora disponibili, copie della Settanta di origine cristiana, non contenevano il Tetragramma. Ciò nonostante, diverse traduzioni della Bibbia sia cattoliche che protestanti, basandosi su considerazioni teologiche e su codici ebraici posteriori alla Settanta della chiesa cristiana (i manoscritti del Testo Masoretico risalgono al medioevo) riportavano, chi poche, chi migliaia di volte, il nome divino, senza incorrere nell’accusa di aver alterato il testo sacro o di aver abusato di un’ipotesi. Perché allora muovere tale accusa a chi segue lo stesso criterio nel ripristinare il tetragramma nelle Scritture Greche Cristiane? Purismo o avversione per il Nome Divino? Non è forse indice di pregiudizio religioso nei riguardi dei Testimoni di Geova?”                                          (http://www.tdgonline.net/indice/bibbia/nome.htm).
“Circa l’uso del Tetragramma nelle Scritture Greche Cristiane, ecco ciò che scrive George Howard, dell’Università della Georgia, nel Journal of Biblical Literature, vol. 96, 1977, p. 63: “Recenti scoperte in Egitto e nel deserto della Giudea ci consentono di vedere con i nostri occhi l’uso del nome di Dio nei tempi precristiani. Queste scoperte sono significative per gli studi nel NT [Nuovo Testamento] in quanto costituiscono un’analogia letteraria con i più antichi documenti cristiani e possono spiegare in che modo gli autori del NT usarono il nome divino. Nelle pagine che seguono esporremo una teoria secondo cui il nome divino, יהוה (e possibili sue abbreviazioni), fu scritto in origine nel NT nelle citazioni e nelle parafrasi del VT [Vecchio Testamento] e secondo cui nel corso del tempo fu sostituito principalmente col surrogato  [abbreviazione di Kỳrios, “Signore”]. Questa eliminazione del Tetragramma, a nostro avviso, creò una confusione nella mente dei primi cristiani gentili riguardo alla relazione fra il ‘Signore Dio’ e il ‘Signore Cristo’ che si riflette nella tradizione dei mss. del testo stesso del NT”. Siamo d’accordo con quanto sopra, con una sola eccezione: non la consideriamo una “teoria”, bensì un’esposizione dei fatti storici su come furono trasmessi i manoscritti della Bibbia. Nel corso dei secoli sono state fatte molte traduzioni in ebraico delle Scritture Greche Cristiane o di parti d’esse. Tali traduzioni, contrassegnate in quest’opera dalla lettera “J” seguita da un esponente numerico, hanno ripristinato in vari luoghi il nome divino nelle ispirate Scritture Greche Cristiane. Hanno ripristinato il nome divino non solo nelle citazioni dalle Scritture Ebraiche, ma anche in altri luoghi dove i brani richiedevano tale ripristino. Per sapere dove il nome divino fu sostituito con le parole greche Κύριος e Θεός, abbiamo determinato dove gli scrittori cristiani ispirati citarono versetti, passi ed espressioni delle Scritture Ebraiche e quindi abbiamo consultato il testo ebraico per appurare se vi compare il nome divino. In questo modo abbiamo determinato quale identità dare a Kỳrios e Theòs e quale personalità attribuire loro. Per non oltrepassare i limiti del traduttore sconfinando nel campo dell’esegesi, siamo stati estremamente cauti nel rendere il nome divino nelle Scritture Greche Cristiane, esaminando sempre attentamente le Scritture Ebraiche come base. A conferma della nostra versione abbiamo cercato sostegno in versioni ebraiche. In tutti i 237 luoghi in cui il nome divino è stato ripristinato nelle Scritture Greche Cristiane abbiamo quindi il sostegno di versioni ebraiche” (Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture con riferimenti, pp. 1566, 1567 – Edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, 1987).
Qui mi fermo.
Su questi argomenti si è molto scritto e molto dibattuto. La mia riflessione conclusiva è questa: Gesù pronunciò il suo Sermone del Monte a una folla costituita principalmente da gente semplice; i suoi ascoltatori non erano né esegeti, né filosofi, né teologi, né maestri ma tutte persone spiritualmente “afflitte e mal ridotte” il cui unico scopo era quello di ascoltare confortanti parole di verità e di speranza circa la volontà di Dio. Gesù stesso era un uomo semplice, sebbene conoscesse molto bene le Sacre Scritture. Insegnando loro a pregare “Padre nostro … sia santificato il tuo nome” di sicuro sia a Gesù che ai suoi ascoltatori non vennero in mente tutte le elucubrazioni e le diatribe che oggi si fanno sul nome di Dio. Quando io, che nella mia semplicità mi sento del tutto equiparabile a una di quelle persone che ascoltò Gesù, chiedo a qualcuno: “qual è il tuo nome?”, mi aspetto una sola semplice risposta e non una interminabile spiegazione sull’origine, sulla filologia, sulla pronuncia del suo nome! Molti, quindi, “si arrampicano sugli specchi” quando si parla del nome di Dio! Su chi questi siano io un’idea me la sono fatta … non so voi ….
Il Tetragramma ebraico יהוה, tradotto JEHOVA, o simili, in lingua volgare, è stato scritto, nel tempo, in decine e decine di chiese cattoliche e protestanti, come provano i seguenti esempi:
Chiesa (cattolica) di San Lorenzo – Formia – Frazione di Fidenza (PR)
Duomo (cattolico) di Fossano (CN) – 1771
Chiesa (evangelica) di S. Moritz – Canton Grigioni (CH)
Chiesa (riformata evangelica) di Almens – Canton Grigioni (Svizzera) – 1694
 (Münster) Cattredale (cattolica) di Berna (Svizzera) – 1421
Chiesa (cattolica) di Sør-Fron (Norvegia) – 1786
Chi ha scritto questo … “mostro filologico” nelle chiese? … Sono, forse, stati quei “fantasiosi” dei Testimoni di Geova, addirittura prima ancora che iniziasse la loro storia moderna, databile solo alla fine del XIX secolo? … C’è da rifletterci seriamente, non credete? …

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6 risposte a UNA STORIA FINITA – XIV parte

  1. silvianovabellatrix ha detto:

    Interessantissima dal punto di vista storico e filologico questa tua disamina…sapevo di come l’ebraico ( come del resto l’arabo) , con la loro pratica di scrivere solo le consonanti, rendano difficoltosa la ricostruzione della pronuncia esatta specialmente di nomi e luoghi dell’antichità.

  2. Pino ha detto:

    Geova (Jahvé) un nome Glorioso e Santo….

    Certo che Dio ha un nome.

    Anonima è la miseria su questa terra,
    anonima la malvagità tra gli esseri umani,
    poiché le tenebre amano l’anonimato.
    Lettere anonime, senza nome,
    lettere senza firma, sono di solito lettere abiette.
    Ma Dio non è un anonimo autore di lettere.
    Dio mette il suo nome in tutto quello che fa, permette e dice.
    Dio non deve temere la luce del giorno.
    Il diavolo ama l’incognito.
    Dio ha un nome
    Ed il suo nome è Santo.

  3. violapalma ha detto:

    Ho letto ..già molto di quanto riporti,persino ciò che hai evitato a ragione di riportare ovvero le pubblicazioni dei” fuoriusciti”. Resto convinta che comunque Dio il nostro Creatore sia il solo ed unico e, che cosa più importante ….solo lui legge il cuore….serve a nulla combattere , criticare questo o quel credo…in nome del “nome” di Dio…sarebbe da sciocchi..Dio comanda amore e non lotte.Ciao Gianni.

  4. Angelo ha detto:

    E’ arrivato il momento che tutti devono conoscere il nome di Dio!
    Da secoli nascosto ai popoli. Salmo 83:18

  5. Carmela ha detto:

    Sono un ex. Cattolica. Oggi. Testimone di Geova.. Vorrei. Chiederle ma. Lei. Di che religione fa parte?

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