UNA STORIA FINITA – XV parte

“PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI … VENGA IL TUO REGNO”

Matteo 6:9,10

George Washington, primo Presidente degli Stati Uniti d’America, considerato uno dei grandi padri fondatori della nazione americana, in una occasione disse che “la felicità della società”, cioè del popolo, “è, o dovrebbe essere, il fine di ogni governo”.
Nel corso dei secoli il genere umano è vissuto sotto centinaia di governi, la maggioranza dei quali hanno in genere avuto inizio con buone intenzioni. Han cercato di rendere servizio per il beneficio del popolo. Hanno scritto costituzioni contenenti ottimi ideali e princìpi. Eppure, qualunque sia il grado del loro successo, a tutt’oggi la razza umana è lungi dal vivere felice, in un mondo di pace e sicurezza. Perché? La Parola di Dio dà questa spiegazione: “l’uomo non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23 – CEI). Dunque, secondo le Scritture, non è nella facoltà umana autodeterminarsi.
Le Sacre Scritture ci forniscono anche la prova di questa dichiarazione, narrando la storia del governo dell’antica nazione d’Israele. Quella nazione ebbe una legge perfetta, data da Dio stesso (cfr. Romani 7:12). In principio ebbe solo Dio come suo Re invisibile, con profeti e giudici che lo rappresentavano presso il popolo. Ma il popolo volle un re umano, un re che potessero vedere e che facesse acquistare loro prestigio agli occhi delle altre nazioni. Dio disse loro esplicitamente che questo avrebbe creato molti problemi, inclusa la perdita di molte libertà (cfr. 1Samuele 8:9-18). Accadde esattamente così. In quella nazione i governanti spesso agirono bene per un po’. Ma con l’andar del tempo e il sorgere di difficili problemi, quei governanti cominciarono a cercare la sapienza da fonti diverse da Dio, non tenendo conto della legge che Egli aveva data loro per risolvere i problemi. Cominciarono a confidare nella propria sapienza e ad ascoltare altri uomini, che avevano solo sapienza umana, i quali spesso cercavano il proprio egoistico vantaggio e davano consigli sbagliati, sviando i governanti. Non portavano alla loro attenzione la situazione reale. Alcuni, volendo guadagnarsi il loro favore, o anche per timore, furono indegni uomini servili (a dire il vero, anche la nostra storia attuale ne è piena!…). Altri perfino cospirarono contro i loro governanti. Infine uno dei re d’Israele, un uomo che studiò seriamente la vita e i suoi problemi, disse: “l’uomo domina sull’altro uomo, a proprio danno” (Ecclesiaste 8:9 – CEI).
Quel modello israelita è narrato nella Parola di Dio per insegnare al genere umano la lezione che il dominio dell’uomo non può mai recare la specie di vita felice e sicura che le persone di ogni luogo cercano.
Perché accade questo? La Parola di Dio mostra che avviene perché, in principio, Dio non si propose di far dominare gli uomini sopra altri uomini. Nel primo libro della Bibbia, Genesi, leggiamo ciò che Dio disse alla prima coppia umana: “Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra” (Genesi 1:28 – VR). L’uomo avrebbe dovuto esercitare il dominio soltanto sopra la creazione animale. Ma gli uomini andarono oltre e cominciarono a dominare sopra altri uomini. Ne risultarono attrito, violenza e guerre, con le parti contendenti impegnate nella lotta per il dominio. Anche se alcuni governanti onesti hanno cercato di attuare radicali riforme, hanno potuto correggere la situazione solo parzialmente. Quello stesso saggio re d’Israele fu costretto ad affermare: “Ciò che è storto non può essere raddrizzato” (Ecclesiaste 1:15 – VR).
Nel sistema “globale” di oggi, in cui le comunicazioni istantanee e il trasporto rapido hanno “rimpicciolito” il mondo, c’è un intreccio di interessi tale che nessuna nazione si può isolare divenendo una unità del tutto indipendente. Ciò che accade in un luogo influisce sulle persone di tutti gli altri paesi. I governi possono prendere qualche piccola misura per aggiustare le cose e render le condizioni leggermente migliori per il popolo. Ma tale aiuto risulta spesso solo superficiale e temporaneo. Affrontato e, forse, risolto un problema, se ne presenta subito un altro! C’è, infatti, un tale groviglio di problemi, di fazioni e interessi contrastanti, e di incognite, che nessuno strumento umano, per quanto sincero, è in grado di dipanare la confusa matassa del mondo. Fu per questo motivo che Gesù, convinto che solo l’Onnipotente Creatore di tutto l’universo e dell’uomo, con la sua sapienza e la sua onnipotenza può recare un governo a beneficio dell’intero genere umano, insegnò a pregare: “Padre nostro che sei nei cieli … venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra” (Matteo 6:9,10 – CEI).
Queste parole fanno parte della preghiera più famosa al mondo e ogni giorno vengono recitate, mnemonicamente, da milioni e milioni di persone in tutta la terra. Ma quanti ne conoscono il significato? Ad esempio, se voi siete tra quelli che le recitano regolarmente, vi siete mai chiesti cos’è il “regno” menzionato da Gesù in questa preghiera, e quando esso “verrà”? Ma, soprattutto, sapete che cosa accadrà quando farà fare la volontà di Dio “come in cielo così in terra”?
Se siete di religione cattolica molto probabilmente vi siete rivolti alla dottrina ufficiale della Chiesa per conoscere le risposte a tali domande e certamente vi sarà stato mostrato ciò che il Catechismo dice al riguardo, cioè che “«Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè la venuta del regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture». Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è «il regno di Cristo già presente in mistero». «Questo regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo». Accogliere la parola di Gesù significa accogliere «il regno stesso di Dio». Il germe e l’inizio del regno sono il «piccolo gregge» (Lc 12,32) di coloro che Gesù è venuto a convocare attorno a sé e di cui egli stesso è il pastore. Essi costituiscono la vera famiglia di Gesù. A coloro che ha così radunati attorno a sé, ha insegnato un modo «nuovo di comportarsi»” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 763, 764 –http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p123a9p1_it.htm).
Se, invece, siete di fede evangelica, i vostri pastori vi avranno insegnato che “Gesù afferma che il regno di Dio lo si stabilisce nel proprio cuore, nella propria vita. Sarebbe inutile andare alla ricerca di manifestazioni spettacolari, aspettarsi magari il Cristo scendere dal cielo con un carro infuocato, con grande sfoggio di potenza e di miracoli, che in un attimo, come con un colpo di bacchetta magica, risolvesse i mali di questo mondo. Cristo lo potrebbe fare, ma sceglie di agire in modo diverso: stabilendo il suo regno “dentro di noi”. Cristo deve sedere sul trono del cuore di ciascuna persona e di là manifestare la Sua guida autorevole e la Sua potenza … il regno di Dio è una realtà che certo ha degli effetti su cose, persone e società. Il regnare di Dio nella storia certo ha pure talvolta avuto effetti spettacolari, ma esso è fondamentalmente di natura spirituale, esso è fondato sui cuori e sulla conversione dell’anima. Quando un uomo o una donna riconosce la legittima sovranità di Dio su ogni cosa e sulla propria vita ed il suo cuore si apre a Cristo come proprio Signore e Salvatore il regno di Dio è entrato e si manifesta in quella via … il  regno di Dio non è il risultato di un progetto politico e di una nuova organizzazione della società, benché questo sia quanto mai auspicabile, ma è qualcosa che comincia ad operare nella mente, nella volontà, nei sentimenti, nella condotta dell’uomo e della donna. Esso è collocato dapprima nel cuore, nell’intelletto, nei sentimenti… Che cos’è allora questo regno di Dio? E’ l’opera del Signore Gesù Cristo che salva il mondo a partire dal cuore umano, a partire dal tuo cuore, quando Lo ricevi come tuo Signore e Salvatore” (http://www.riforma.net/predicazioni/annate/1995/pr950804.htm).
Tali concetti non differiscono di molto. Il pensiero base comune è che il Regno di Dio sia legato a qualcosa che gli uomini debbono fare, o più semplicemente a una condizione di cuore che le persone debbono acquisire seguendo gli insegnamenti di Gesù.
Un’altra comune interpretazione delle parole di Gesù fu data nel 1983 dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, noto anche con il nome di Consiglio Mondiale delle Chiese, l’organo principale che raduna le differenti chiese “cristiane” nel mondo, il quale affermò: “Mentre testimoniamo con azioni concrete il nostro sincero desiderio di pace, lo Spirito di Dio può servirsi dei nostri umili sforzi per rendere i regni di questo mondo più simili al regno di Dio”. Per questo motivo molti governanti umani nel corso della storia sono stati incoronati dalle gerarchie ecclesiastiche cattoliche, ortodosse e protestanti ed hanno preteso di governare “per grazia di Dio”!
Ma è veramente questo che insegna la Parola di Dio ed è questo che intendeva Cristo insegnando ai suoi discepoli a pregare in quel modo?
Il problema di un buon governo per tutta l’umanità venne all’esistenza poco più di 6.000 anni fa. In quel tempo la prima coppia umana iniziò a vivere sotto la sovranità del suo Creatore. All’inizio essi ne riconoscevano l’autorità e il diritto di emanare ordini che regolassero la loro vita fisica e morale. Essi riconoscevano il Creatore quale Signore e padrone del cielo e della terra e vi si sottomettevano volentieri, anche perché Egli non esercitava la sua autorità in modo dispotico e restrittivo ma molto benevolmente. L’unica cosa che richiedeva da loro era l’ubbidienza, come quella che un figlio mostra ad un padre amorevole. Avendoli creati “a immagine di Dio” (cfr. Genesi 1:27), Egli voleva che si rendessero conto della bontà del suo modo di agire e che volontariamente si attenessero alle sue giuste norme e, come Lui, mostrassero altruismo e generosità (cfr. Giacomo 1:17). Per questo motivo non aveva dato loro un minuzioso codice di leggi da osservare ma solo alcuni comandi molto semplici e con uno scopo preciso, come quello di Genesi 1:28 sopra riportato.
Inopinatamente, però, quella prima coppia umana, istigata da un’altra creatura spirituale, si ribellò contro l’autorità divina. Lo fece violando un comando che il Creatore aveva dato loro, quello di non mangiare il frutto di uno dei tanti alberi che erano nel giardino dove essa viveva. Quel comando non impediva loro di essere liberi e felici né di avere le cose necessarie per vivere. Aveva solo un valore simbolico. Rappresentava il diritto di Dio di esercitare il suo dominio sulla sua creazione. Perciò la posizione assunta dalla prima coppia umana in quella circostanza fu in effetti solo una ribellione contro l’autorità divina. E, nei termini in cui fu posta, rappresentò una sfida che andava provata, poiché mise in gioco la legittimità della sovranità universale del Creatore di tutte le cose, in cielo e sulla terra. Circa 4.000 anni dopo, quando la prima creatura spirituale creata da Dio fu fatta nascere sulla terra come uomo, quella contesa era ancora in atto. La subdola tattica di Satana il Diavolo, lo stesso che aveva istigato la ribellione della prima coppia umana, nel tentare il Figlio prediletto di Dio, Gesù, seguì, infatti, il modello già sperimentato in Eden 4.000 anni prima, e la sua offerta del potere sui regni terreni evidenziò che la contesa della sovranità universale era ancora da definire (cfr. Matteo 4:1-10). E l’ultimo libro della biblioteca divina, l’Apocalisse, ci rivela che questa rimarrà aperta finché Dio non dichiarerà chiuso il caso eseguendo il suo giudizio su tutti gli oppositori del suo giusto dominio (cfr. Apocalisse 11:17,18; 20:1,2).
Come si può notare, dunque, tutta la Sacra Scrittura, dall’inizio alla fine, è imperniata su questa contesa, narrandoci come è nata, come si è sviluppata e come e quando sarà risolta, rivelando il principale proposito del Creatore di rivendicare il suo nome, purificandolo da ogni biasimo e falsa accusa lanciati dalle sue creature ribelli. Lo strumento che Dio usa a questo scopo è il Regno. Esso è anche il mezzo con cui Dio ristabilirà la sua relazione col genere umano riconducendolo nella giusta orbita del suo governo universale, com’era in principio. Perciò Gesù, dopo aver insegnato ai suoi seguaci a pregare per la santificazione del nome di Dio, disse loro anche di pregare perché stabilisse il suo regno: le due questioni sono strettamente connesse tra loro.
Coerentemente con il suo insegnamento, dopo aver dato prova della sua lealtà al dominio divino rifiutando sdegnosamente l’offerta satanica di dominio della terra (cfr. Matteo 4:10), Gesù iniziò a percorrere in lungo e in largo il paese della Palestina dichiarando: “il regno dei cieli è vicino” (Matteo 4:17; 10:7). Questo equivalse a dire: “il regno di Dio è vicino” (Marco 1:14,15). Tale similitudine espressiva indica due importanti aspetti relativi al “regno”: 1) esso non dipende da ciò che gli uomini sulla terra possono fare, né da un loro “nuovo modo di comportarsi” né “è fondato sui cuori e sulla conversione dell’anima”, perché origina nei “cieli”, cioè da Dio, perciò è qualcosa che Lui farà in relazione alla sua sovranità; 2) Cristo Gesù ha un ruolo fondamentale in questo regno. Questo secondo aspetto fu confermato dalle parole dell’angelo che ne annunciò la nascita, allorché disse a Maria: “tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine” (Luca 1:31-33 – VR). Tale dichiarazione fu un’assicurazione che Gesù sarebbe stato l’Erede del re Davide, con il quale Dio aveva stipulato un patto per un regno “stabile per sempre” (2Samuele 7:12-16). Perciò, nel tempo da Lui stabilito, Dio trasferì la vita di quella sua creatura spirituale nel seno della vergine giudea, discendente del re Davide, Maria in modo che potesse nascere nella linea della famiglia reale di Davide. Come era stato predetto dal profeta Michea, Gesù nacque a Betlemme, nella provincia romana di Giudea, luogo di nascita dello stesso Davide (cfr. Michea 5:2). Davide era stato pastore a Betlemme, e lì c’erano ancora pastori al tempo in cui Maria partorì. La notte che Gesù nacque, Dio mandò dunque il suo angelo per annunciare la nascita umana del suo Figlio ai pastori nei campi di Betlemme. Egli disse loro: “io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore” (Luca 2:10-11 – VR). Ascoltandolo, certamente a quei pastori ebrei vennero in mente le parole pronunciate circa 700 anni prima dal profeta Isaia, il quale disse: “un bambino è nato per noi, … grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno” (Isaia 9:5,6 – CEI). Lo stesso Satana divenne consapevole che questo Figlio di Dio sarebbe stato “Cristo, il Signore”. Geloso del suo proprio dominio di questo mondo, il Diavolo cercò di far uccidere il fanciullino Gesù per mano del sospettoso re Erode il Grande, ma il suo disegno criminale fu sventato da Dio. Quando Gesù compì trent’anni, si presentò al fiume Giordano dove fu battezzato da Giovanni. In quel momento ci fu una manifestazione miracolosa da parte di Dio e si udì dal cielo la sua voce dire “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Matteo 3:13-17 – VR). In questo modo Gesù fu “Unto”, o incaricato ufficialmente da Dio, quale re. Qualche tempo dopo Gesù mostrò qual’era la natura del suo regno: dopo aver compiuto un meraviglioso miracolo dando da mangiare a una moltitudine, si ritirò da un tentativo di migliaia di ben saziati Giudei che volevano farlo loro re terreno (cfr. Giovanni 6:1-15). Egli non s’immischiò nella politica di questo mondo o non formò un esercito per cacciare i Romani dal paese e ristabilire in Gerusalemme il regno di Davide, come i suoi connazionali si aspettavano. Perché no?  La ragione per cui non fece questo la spiegò al governatore romano, Ponzio Pilato, al quale venne consegnato dai suoi nemici religiosi affinché fosse giustiziato come sedizioso contro l’Impero Romano. Rispondendo alla domanda del governatore: “Sei tu il re dei Giudei?” Gesù disse: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui”. A ciò Pilato disse: “dunque, sei tu re?” Rendendo testimonianza alla verità, Gesù rispose: “Tu lo dici; sono re” (Giovanni 18:33-37 – VR). Sì, re di un regno che non fa parte del mondo in cui l’Impero Romano era allora la potenza mondiale. Le parole di Gesù, “i miei servitori”, si riferirono ai suoi discepoli, compresi i suoi dodici apostoli. Anche a questi egli diede ordine di astenersi dalla politica di questo mondo e dai suoi violenti combattimenti, per specializzarsi nell’insegnamento e nella pacifica predicazione del “vangelo del regno”, il promesso regno di Dio (cfr. Matteo 24:14).  Quando, infatti, mandò i dodici apostoli, non disse loro di organizzare qualche movimento politico o di appoggiare questo o quel governo umano, ma disse: “Andate e predicate, dicendo: “Il regno dei cieli è vicino” (Matteo 10:5-7 – Di). Come Gesù, dovevano semplicemente predicare il vangelo del messianico regno di Dio. Non erano autorizzati e dotati del potere di stabilire quel regno sulla terra. Il “regno” non era “di qui”. Questo Gesù lo ribadì in occasione dell’ultima cena che celebrò insieme ad essi. In quella circostanza comunicò loro che avrebbero partecipato con lui all’esercizio del potere del “regno”, con queste parole: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele” (Luca 22:28-30 – VR).
Tu lo dici; sono re” (Giovanni 18:33-37 – VR)

Gesù visse in un’epoca di grandi tensioni. La sua nazione era sotto la dominazione di una potenza straniera. Eppure, quando la gente cercò di coinvolgerlo nelle questioni politiche del tempo, Gesù non ne volle sapere. Il racconto evangelico dice che “Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo” (Giovanni 6:15 – CEI). A un uomo politico, il governatore romano Pilato, spiegò: “Il mio regno non è di questo mondo” (Giovanni 18:36). E ai suoi discepoli disse: “non siete del mondo … per questo il mondo vi odia” (Giovanni 15:19 – CEI). Non permise loro di usare armi, nemmeno per difendere lui stesso (cfr. Matteo 26:51,52). Per questo motivo egli fu rigettato come re dai suoi connazionali i quali lo consegnarono ai romani dicendo: “Noi non abbiamo altro re che Cesare” (Giovanni 18:15 – VR). Oggi le cose non sono molto diverse da allora. E come allora la maggioranza delle persone non vuole che Gesù sia il loro Re. Molti affermano di credere in Dio, ma non vogliono che Dio o Cristo dicano loro cosa fare. Preferiscono i propri governi terreni.

Andate e predicate, dicendo: “Il regno dei cieli è vicino” (Matteo 10:5-7 – Di).
Nel 33 A.D., Gesù, quale discendente del re Davide, entrò in Gerusalemme in una processione trionfale, ma quella città non lo volle come Re. La Gerusalemme terrestre rinunciò al suo diritto di avere l’Erede del re Davide dentro di essa a sedere su un trono reale. La sua Corte Suprema, il Sinedrio, lo fece mettere a morte e i romani, sprezzantemente, appesero sul suo strumento di tortura la scritta: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei” (Giovanni 19:19 – CEI). Ma il terzo giorno l’Onnipotente Dio del cielo fece ciò che umanamente era impossibile. Egli destò il vero Erede permanente del re Davide dai morti non ridandogli il corpo carnale che aveva sacrificato per sempre,  ma dandogli la natura spirituale. Con quel nuovo corpo il quarantesimo giorno successivo Gesù Cristo ascese dal monte degli Ulivi a est di Gerusalemme all’invisibile presenza celeste di Dio, il quale gli disse: “siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi” (Atti 2:34,35 – CEI). Gesù rimase in attesa che Dio gli affidasse pieni poteri per iniziare a regnare e dominare sui nemici del suo regno. In che modo questo accadrà? Il profeta Daniele lo vide in visione circa 2.200 anni fa e scrisse: “il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre” (Daniele 2:44 – CEI). Il regno di Dio, nelle mani di Cristo, spazzerà via tutti i governi umani che non sono stati capaci di portare condizioni di pace e felicità e prenderà il loro posto dominando sull’intera terra (cfr. anche Apocalisse 11:17,18).
Ecco dunque cos’è quel regno di cui si parla nella preghiera del Padrenostro! Non è né la Chiesa sulla terra né una condizione del cuore umano! Tantomeno esso può esser rappresentato da alcuno dei governi umani. Chi ha dichiarato tutto questo, in particolare il clero del falso cristianesimo, ha spudoratamente mentito ai propri fedeli! La Parola di Dio insegna che “il regno di Dio”, o “il regno dei cieli”, è un vero e proprio governo celeste istituito da Dio e affidato nelle mani di Cristo Gesù, coadiuvato da un numero limitato di suoi discepoli, con potere sovrumano su tutti gli abitanti della terra (cfr. Apocalisse 14:1,4).
Come e quando questo accadrà e cosa significherà per la razza umana?
Dio non ci ha lasciato nell’incertezza riguardo a queste domande. Come indicò profeticamente il tempo della prima venuta di Gesù sulla terra per presentarsi come re del regno di Dio, il promesso Messia (cfr. il mio post del 6 febbraio 2011), così ha indicato profeticamente anche il tempo della sua effettiva presa di potere come re per governare sull’intera terra. Credo che per descrivere ciò sia necessario un ulteriore post nel prossimo futuro …

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Oggi, nella città in cui abito, si è svolta una grande cerimonia mediatica: la beatificazione del defunto Papa Giovanni Paolo II. Quando morì, 6 anni fa, un giornale nazionale, parafrasando la preghiera di Gesù, titolò così la sua prima pagina: “PAPA NOSTRO CHE SEI NEI CIELI” (Quotidiano Nazionale del 3/4/2005). Questo titolo rende l’idea della popolarità raggiunta da quel Papa, confermata dalle centinaia di migliaia di fedeli che oggi hanno presenziato tale cerimonia. Molti che si dichiarano discepoli di Gesù, infatti, guardano a lui come un modello di virtù e fede cristiana. Sia al suo funerale che oggi, sono stati presenti alla cerimonia molti capi di stato, capi di quei governi che dovranno essere spazzati via dal regno di Dio perché espressione del dominio satanico sulla terra (cfr. Matteo 4:8,9; 1Giovanni 5:19). Mentre era in vita quel Papa strinse rapporti di amicizia con tutti questi governanti, alcuni dei quali sono stati degli spietati dittatori. Invece di predicare “il vangelo del regno”, come comandato da Cristo, egli pregò per il successo della loro azione di governo. Questa mancanza di lealtà al re designato da Dio ha contribuito ad allontanare milioni di fedeli dalla speranza del regno! Nel 33 A.D., la maggioranza degli ebrei dopo aver accolto festosamente Gesù agitando rami di palma quando entrò a Gerusalemme cavalcando un puledro di asina, come facevano gli antichi re d’Israele, poi lo consegnò a Pilato per metterlo a morte. Allo stesso modo quella stragrande maggioranza di “fedeli” che appena due settimane fa ha ricordato quell’avvenimento (nella “domenica delle palme”) oggi ha osannato un Papa che con le sue azioni ha tradito il Cristo, l’Unto re del regno di Dio, per l’amicizia con i governanti umani! (cfr. Giacomo 4.4).

Il “beato” Giovanni Paolo II, è stato spesso accusato di aver sostenuto, col fine di opporsi al comunismo, sistemi politici o vere e proprie dittature di destra. In particolare sono stati criticati i suoi rapporti col dittatore cileno Augusto Pinochet. Egli ha pubblicamente abbracciato il dittatore e in varie occasioni gli ha dimostrato la sua solidarietà. In particolare, nel 1993 gli ha inviato un telegramma di auguri con una benedizione, non comune nelle formule tradizionali della diplomazia vaticana, che diceva: “Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine, con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale”. Successivamente, quando questi venne arrestato in Gran Bretagna per i tanti crimini commessi, gli inviò una lettera di solidarietà facendo molte pressioni sulle autorità inglesi per bloccarne il processo di estradizione in Spagna per essere giudicato. Secondo alcuni storici Giovanni Paolo II passerà alla storia soprattutto per aver dato la “spallata” decisiva per far crollare il muro del comunismo mondiale, questione sulla quale, come dimostra la foto sotto riportata, ci sono da nutrire fondati dubbi!

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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4 risposte a UNA STORIA FINITA – XV parte

  1. Marco ha detto:

    Caro Gianni,
    grazie per il tempo che dedichi a “decifrare” e valutare con attenzione gli aspetti della Bibbia con i fatti reali che accadono “in terra”.

    Valutando anch’io alcuni aspetti dei fatti reali con testimonianze di persone che “hanno visto per me” determinate cose, posso essere d’accordo con te che questo beato tanto beato non lo sarà quando YHWH l’Eterno porrà fine a questo satanismo globalizzante, e ancor meno colui che lo ha sostituito e che è “in carica”…

    Ovvero Benedetto XVI, anche conosciuto come “Il papa NERO”…
    Il regno dei cieli è veramente vicino…

    Di dove sei esattamente?

  2. GIANNI ha detto:

    Ciao Marco, grazie a te per le tue parole di apprezzamento. Da ciò che scrivi, e anche dal nick che ti sei scelto, mi par di capire che anche a te piace considerare le verità esposte nella Parola di Dio, specialmente alla luce degli avvenimenti moderni, anche se non capisco fino a che punto la tua posizione si spinge poiché sei molto “abbottonato”. Io sono nato e vivo a Roma, proprio la “città dei papi”! Certo, criticare i papi della Chiesa Cattolica è molto facile perché la loro condotta, per quanti sforzi facciano per mascherarla, non rispecchia i princìpi e le norme morali del vero cristianesimo. La letteratura e la storia sono piene delle loro gesta aberranti così che è veramente molto difficile vederli nella veste di “vicari” dell’uomo di cui è scritto che “la giustizia è la cintura dei suoi fianchi, e la fedeltà la cintura dei suoi lombi” (Isaia 11:5). Che siano “bianchi”, o “neri”, sono tutti della stessa razza, come disse Gesù (cfr. Matteo 23:33), e per questo subiranno il giudizio di Dio! Non c’è da darsi pensiero per loro che sono “bollati a fuoco nella loro coscienza” così che sono diventati insensibili ad ogni forma di giustizia e verità (cfr. 1Timoteo 4:1-5). C’è invece da piangere per i milioni di fedeli ai quali hanno “hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore” così che possano leggere, comprendere e apprezzare le meravigliose verità Dio ha fatto scrivere nella sua Parola a nostro beneficio (Matteo 13:15). È, infatti, davvero rincuorante, in tempi così difficili, conoscere tutte le promesse che Dio adempirà mediante il Regno affidato nelle mani di Cristo. Io spero vivamente che tutte le persone ancora sensibili alla verità e alla giustizia possano rimuovere dai loro occhi e dal loro cuore il velo posto dalla pomposità e dalla suggestione del cerimoniale clericale e vedere la realtà, molto più semplice, vera e concreta, delle cose che Dio presto farà! Spero di risentirti. Un caro saluto. G.

    • Marco ha detto:

      La verità è di gran lunga più interessante! (Dustin Hoffman, Hook)

      Questa frase la considero uno dei basamenti di vita di cui ogni essere vivente dovrebbe avere in cuore, e di questo devo ringraziare YahWeh l’Eterno Creatore, perchè mi ha dato la possibilità di valutare in maniera “alternativa” determinati fatti (ma non tutti ce l’hanno, a quanto pare, e il peggio è che non è sempre ben accetto dalle persone che si ha intorno)…

      Se un mistero è (religiosamente parlando) una “credenza che devi accettare e applicare ma senza sapere il perchè”, allora Albino Luciani è davvero morto inspiegabilmente per infarto come hanno detto le fonti ufficiali…
      Ma se anche tu credi che i misteri sono credenze da non prendere alla leggera o da verificare, allora anche tu sei dell’idea che morire dopo soli 31 giorni di papato fa presagire “odore di bruciato”…
      Di papi veri ne considero solo 2: Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli) e Giovanni Paolo I (Albino Luciani). Forse c’è n’è un terzo, Pio XII, ma prima devo indagare…

      Solo lui sa l’ora e il giorno di quando verrà, mieterà la terra e vendemmierà la vigna, ma per come tira il mondo esclamerei volentieri “Non vedo l’ora che arrivi!”…
      Ma per gli altri stolti che non vogliono ne vedere ne sentire, non ho parole nemmeno io, specialmente con persone cui si tiene davvero e quasi ti additano come pazzo, malato mentale o addirittura “assatanato”…
      Non credo di essere l’unico, per mia fortuna…

      Ma a questo punto posso solo sperare che sia Lui ad aprire i loro occhi (preferibilmente prima che sia troppo tardi), io altro non posso fare…

      Spero di risentirti anch’io, magari via e-mail…
      Il mio lo hai già, se vuoi lasciarmi il tuo, scrivimi direttamente…

      • GIANNI ha detto:

        Ciao Marco, sono in viaggio e approfitto del tempo a disposizione per risponderti. Preferisco farlo sul blog anziché per e-mail poiché, dato l’interesse generale dell’argomento, le informazioni che ci scambiamo possono essere utili ad altri che seguono i nostri blog. Riferendomi al tuo commento posso solo dire che i papi dovranno rispondere singolarmente dei loro errori, come tutti gli altri uomini, noi inclusi! Perciò insistere sulle malefatte dell’uno o dell’altro può servire solo come momento di riflessione o come monito a non compiere le stesse azioni malvage, per il resto non siamo noi i loro giudici ma è Dio che individualmente li giudicherà. C’è comunque una responsabilità collettiva che li accomuna tutti, inclusi Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I e Pio XII, ed è quella di aver collaborato a mantenere vivo un sistema di falso cristianesimo che ha ingannato le popolazioni e le ha allontanate dal vero proposito di Dio! Questo sistema, che la Parola di Dio, nel libro di Apocalisse, chiama col nome simbolico di Babilonia la Grande (cfr. Apocalisse 14:8; 18:2), poiché i suoi dogmi e le sue pratiche religiose hanno origine dall’antica Babele o Babilonia dove, dopo il diluvio noetico, iniziò di nuovo la ribellione contro Dio (cfr. Genesi 10:8-10), ha insegnato falsi dogmi come quello trinitario e quello dell’immortalità dell’anima, ha fatto credere alle persone di poter continuare a vivere nell’aldilà dopo la morte, dando loro una falsa speranza, ha incoraggiato pratiche come la venerazione delle creature e relativa adorazione di immagini, anziché del Creatore (cfr. Romani 1:25). Pertanto, come classe di persone, essi, come tutto il clero (e non solo cattolico, ma anche quello ortodosso e protestante che insegna le stesse cose), sono ben identificabili in quel simbolico “uomo iniquo”, “figlio della perdizione” che “addita se stesso come Dio”, l’anticristo, di cui hanno parlato gli apostoli (cfr. 2 Tessalonicesi 2:3,9-12; 1Giovanni 2:18 ). E come classe di persone essi saranno “vendemmiati come i grappoli della vite della terra” dalla falce affilata dell’angelo vendicatore di Dio, il che vuol dire che non esisteranno più, saranno eliminati quando Dio restaurerà il suo originale proposito per la terra e per gli uomini. E’ perciò importante che ciascuno di noi esamini attentamente, ragionandoci sopra e non facendosi guidare dal sentimentalismo o dalle emozioni, ma alla luce della Parola di verità di Dio (cfr. Giovanni 17:3) quello che gli è stato insegnato e che crede dal punto di vista religioso per evitare di seguire nella stessa fine questa classe di “anticristi” (cfr. Matteo 23:13-15). Un caro saluto. G

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