UNA STORIA FINITA – XIX parte

“VERRÀ L’ORA IN CUI TUTTI COLORO CHE SONO NEI SEPOLCRI UDRANNO LA SUA VOCE E NE USCIRANNO”

Giovanni 5:28 – CEI

Anteprima
Molte religioni, incluse quelle del falso cristianesimo, insegnano ai loro fedeli che esiste la vita dopo la morte. Pertanto molti credono di poter parlare con i loro cari morti, confidano nel loro aiuto dall’aldilà oppure pensano di poter fare loro del bene compiendo rituali propiziatori come, ad esempio, far dire le messe per i morti e pregare per le loro “anime”. I fedeli di tali religioni sperano anche di rivedere i loro morti, nell’aldilà, quando essi stessi morranno. La Parola di Dio insegna che tutto questo è falso! È la prima menzogna satanica secondo la quale l’uomo non sarebbe morto anche se avesse disubbidito al suo Creatore riproposta in una forma diversa e divulgata dai rappresentanti terreni del Diavolo, i membri di quel clero che cerca in tal modo di controllare e dominare la vita e le coscienze delle persone (cfr. Genesi 3:4,5; Giovanni 8:44). Il messaggio biblico sulla condizione dei morti è chiaro e inequivocabile, e dice: “i morti non sanno nulla … poiché nel soggiorno dei morti … non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza” (Ecclesiaste 9:5:10 – CEI). Inoltre la Parola di Dio insegna che l’unica speranza per i morti è quella di essere riportati in vita mediante la risurrezione per poter continuare a vivere per sempre sulla terra, perché questo era ed è rimasto l’originale proposito di Dio per il genere umano: la vita eterna sulla terra (cfr. Salmo 36:29 – CEI; 37:29 – VR e Di). Conoscere la verità che Dio ha fatto scrivere nella sua Parola circa la condizione dei morti ci libera dalla paura, dalle superstizioni, dall’inganno e, soprattutto, ci dà la speranza di vivere per sempre in un mondo liberato dalla morte insieme ai nostri cari defunti che saranno risuscitati (cfr. Apocalisse 20:13,14; 21:3,4). 

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Ogni tanto mi prendo un pò di tempo per ‘navigare’ in Internet e leggere i vari post o commenti scritti nei cosiddetti social network. Che potente mezzo di comunicazione è il Web! … tant’è che governanti disonesti e immorali vogliono metterlo sotto il loro stretto controllo per evitare che diventino di pubblico dominio le loro malefatte! Come ho spesso scritto, è la voce popolare, quella voce spesso inascoltata dai potenti e che in Rete trova il modo di farsi sentire con grande risonanza. Per i miei specifici interessi (lo studio della Parola di Dio) rappresenta anche una grande opportunità per conoscere i pensieri della gente e confrontarli con i risultati dei miei studi biblici.
Così qualche settimana fa mi è capitato di leggere una pagina di uno dei social network più frequentati che riportava questo messaggio:
“Cos’è la morte? La morte è un passaggio obbligatorio per il proseguimento della vita. Se non muori, non puoi continuare a vivere. In pratica l’uomo ha paura della morte, per ciò che la stessa rappresenta, per come la stessa si può presentare e non calcola che per versi, quella vita che ha vissuto, che ha trascorso insieme agli altri, quella è stata la morte vera, nel senso che la terra stessa, coi suoi abitanti e con il suo non saper fare è divenuta la tomba dell’essere. Morire per poi rinascere equivale a vita. Lo spirito si dovrà pur rigenerare, dovrà pur prendere vera coscienza, per potersi librare. Nulla muore definitivamente, ma tutto cambia e si modifica. Pace. Vivere o morire, questi due concetti, occorrerebbe guardarli con la prospettiva dell’unicità, cioè una cosa sola, o una sola cosa, vale a dire, un continuo perpetuarsi, un continuo vivere, solo, in maniera differente. Dopo la morte c’è maggiore consapevolezza del Tutto, prima della morte la consapevolezza è relativa anche alla morte stessa…..ecco perché si dice: che i morti siete voi, e i vivi siamo Noi. Pace a voi tutti figli di Dio. Vi Benedico nel Nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. AMEN _________  da L’ANGELO DEL SIGNORE SAN MICHELE ARCANGELO”.
Diverse persone sincere e devote hanno commentato questo post, condividendone lo spirito. Ma chi conosce bene il messaggio biblico rabbrividisce leggendo tali parole! Non so chi si nasconde dietro tale pseudonimo (anche se è facile immaginarne la collocazione ecclesiale) ma quelli che trasmette sono solo pensieri di morte, un evento che la Parola di Dio indica come la grande “nemica” dell’uomo (1Corinzi 15:26). E se nemica è, nella morte e dopo la morte non può esserci nulla di buono per l’uomo! Come, infatti, si può affermare che “dopo la morte c’è maggiore consapevolezza del Tutto” quando la Parola di Dio dice espressamente che “i morti non sanno nulla … poiché nel soggiorno dei morti dove vai, non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza”? (Ecclesiaste 9:5-10 – VR). Pertanto tale S. Michele Arcangelo o è profondamente ignorante della volontà di Dio o, ancora peggio, è in grande malafede!
Tra le persone che hanno commentato il post ci sono due signore che hanno perso da poco i loro mariti. Mi capita ogni tanto di leggere i loro pensieri … i loro struggenti ricordi e le parole d’amore che ancora rivolgono ai loro uomini che non ci sono più suscitano tanta tenerezza … ma anche tanta, ma proprio tanta, rabbia! … rabbia dettata dall’inganno di cui, consapevolmente o no, quelle signore sono vittime. Si, perché il loro più grande desiderio è quello di rivedere i loro cari. E sognano di rivederli quando esse stesse morranno, in una ipotetica vita nell’aldilà. Parlano con i loro cari defunti, credendo che essi in qualche modo possono ascoltare le loro parole. Tutto ciò è falso e ingannevole! Si inquadra in una falsa speranza circa i morti che le chiese del cristianesimo apostata hanno inculcato nei loro fedeli! Ma la scrittura citata non dà adito a equivoci: “i morti non sanno nulla … essi non hanno più né avranno mai alcuna parte in tutto quello che si fa sotto il sole … poiché nel soggiorno dei morti dove vai, non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza”. In altre parole, NON C’È VITA DOPO LA MORTE! Credere di parlare con i morti e che essi in qualche modo ci vedono o ci ascoltano e pensare di rivederli in una vita nell’aldilà è una falsa speranza!
Possiamo comprendere bene il perché se ragioniamo sul motivo per cui l’uomo muore.
Quando Dio creò l’uomo e la donna non li fece perché un giorno dovessero morire ma disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra” (Genesi 1:28 – CEI). Poi il racconto di quell’atto creativo si conclude dicendo “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Genesi 1:31 – CEI). La morte, questa terribile “nemica”, un evento che per certo non può rientrare nel concetto di “molto buono” per il dolore che provoca, non era assolutamente nei piani di Dio. Egli voleva che gli uomini vivessero sulla terra, la dimora che aveva appositamente preparata per loro, com’è scritto: “I cieli sono i cieli del Signore, ma la terra l’ha data agli uomini” (Salmo 115:16 – VR e Di; 114:16 – CEI). Secondo la sua volontà gli uomini non dovevano vivere sulla terra solo per un certo numero di anni ma per sempre. Lo si comprende da ciò che scrisse ancora il saggio scrittore dell’Ecclesiaste, quando affermò: “egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità” (Ecclesiaste 3:11 – VR). Perché mai Dio avrebbe messo nel cuore dell’uomo “il pensiero dell’eternità” se poi questi doveva morire? Sarebbe stata una inutile crudeltà da parte sua, sapendo che poi la vita eterna sulla terra non si sarebbe realizzata, non vi pare?
La morte, infatti, venne all’esistenza qualche tempo dopo che Dio aveva comandato alla prima coppia umana di soggiogare la terra e riprodursi su di essa. Solo che la vita eterna prospettata loro dipendeva dal rispetto e dall’osservanza delle norme, fisiche e morali, che Dio aveva stabilito per garantire la vita e la felicità di tutta la sua creazione (cfr. 1Samuele 15:22). Dio non aveva fatto gli uomini in modo che potessero avere successo indipendentemente dal loro Creatore. La sua Parola scritta dice chiaramente: “l’uomo non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23 – CEI). Pertanto, quando Dio comandò a quella coppia di non mangiare il frutto di un certo albero che era nel giardino dove essi risiedevano, la loro ubbidienza ai comandi divini fu messa alla prova. Dio disse all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Genesi 2:16,17 – CEI). Ecco, dunque, che viene per la prima volta menzionata la morte di una creatura umana. Non che Adamo non sapesse fino ad allora cosa fosse la morte, poiché vedeva gli animali morire, in quanto essi non sono stati creati con il “pensiero dell’eternità”, cioè per vivere in eterno. Quindi Adamo capiva bene il senso delle parole di Dio. Doveva solo decidere cosa fare dei comandi che Dio gli dava: se ubbidire o meno. Ora sapeva che se ubbidiva continuava a vivere, per sempre! Ma se disubbidiva la morte sarebbe stata la conseguenza diretta. Purtroppo egli fece, volontariamente, la scelta sbagliata: disubbidì! Fu per questo motivo che un apostolo di Gesù scrisse: “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte” (Romani 5:12 – CEI). La morte, dunque, è entrata nel mondo del  genere umano solo come conseguenza della disubbidienza alla legge divina. Prima non esisteva! Fu la punizione comminata alla prima coppia umana per aver disubbidito al comando di Dio di non mangiare il frutto “dell’albero della conoscenza del bene e del male”. Questa non è una semplice favola narrata nella Parola di Dio, come molti pensano, anche nel mondo cosiddetto “cristiano”. Ma è una importante informazione che il Creatore ha voluto darci per il nostro beneficio. La parola “peccato” nel versetto summenzionato traduce il termine greco hamartìa usato dall’apostolo Paolo. Esso significa “mancare”, nel senso di fallire un bersaglio o non raggiungere un obiettivo. Così, “peccando”, Adamo ed Eva fallirono il bersaglio della vita eterna sulla terra che Dio aveva loro posto davanti. La punizione per la loro disubbidienza, cioè la morte, avrebbe impedito loro di raggiungere tale obiettivo. Nel pronunciare la sua condanna Dio disse all’uomo “tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai” (Genesi 3:19 – CEI). Non disse che avrebbe continuato a vivere dopo che sarebbe morto, forse in un luogo di tormento eterno. No! Adamo doveva tornare nello stesso stato in cui era prima di essere creato, cioè solo un mucchietto di terra, senza forma, senza vita, in uno stato di non esistenza! La morte sarebbe stato l’esatto contrario della vita, altro che l’ “unicità” con questa proclamata dal fantomatico S. Michele Arcangelo! Ecco perché per i veri cristiani, come l’apostolo Paolo, la morte non è affatto un evento da cui può nascere qualcosa di positivo ma “l’ultimo nemico”. I cristiani non ci vedono nulla di buono in essa, ma considerano la morte non come una cosa naturale, nessun “passaggio obbligatorio per il proseguimento della vita” ma una cosa innaturale e orribile, in quanto è la diretta conseguenza del peccato e della ribellione contro Dio. Forse qualcuno può sottovalutare la disubbidienza che portò al peccato della prima coppia umana e considerare esagerata la punizione con la morte. Ma non è così per colui che ha detto: “chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto” (Luca 16:10 – CEI) Da quel “piccolo” peccato di disubbidienza di Adamo, infatti, si è generata una catena di violazioni della legge divina che ha causato sulla terra una estesa illegalità, una grande ingiustizia e un enorme perdita di vite umane con assassini più o meno “legalizzati”. Di Gesù, infatti, sebbene fosse un uomo perfetto come lo era stato Adamo prima del peccato – e non a caso viene definito “l’ultimo Adamo” (1Corinzi 15:45) – è scritto: “benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì” (Ebrei 5:8 – VR). Gesù dovette anche lui scegliere se ubbidire o no al suo Padre celeste, sia nelle piccole cose che davanti all’estrema conseguenza (cfr. Matteo 4:3,4; 26:39). Contrariamente ad Adamo, egli scelse sempre di ubbidire! (cfr. Giovanni 4:34; 5:30; 6:38)
LA CAUSA DELLA MORTE DELL’UOMO
Il primo riferimento alla morte nelle Sacre Scritture è quello di Genesi 2:16,17, dove è riportato il comando dato da Dio al primo uomo circa il mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male, comando la cui violazione avrebbe comportato la morte. Al momento della sua creazione l’uomo aveva dinnanzi una meravigliosa prospettiva: vivere per sempre su una terra paradisiaca! Egli era chiamato a collaborare con il suo Creatore per realizzare il suo proposito di popolare la terra di persone perfette, sia fisicamente che moralmente. L’uomo doveva essere felice di contribuire, con la sua volontaria ubbidienza alle disposizioni ricevute, a far si che tutto funzionasse secondo la volontà del suo amorevole Dio! Per diverso tempo il primo uomo fu disposto ad assumersi questa responsabilità ma, ad un certo punto, istigato anche da un’altra creatura ribelle e dalla sua compagna, decise di smettere di ubbidire al suo Creatore. Volle stabilire da solo “ciò che è bene e ciò che è male”. Non essendo stato creato con questa facoltà, fallì il bersaglio della vita perfetta, felice ed eterna sulla terra, attirando su di se la pena per la ribellione: la morte (cfr. Geremia 10:23; Genesi 3:17-19). Poiché iniziò a generare figli dopo che il suo corpo e la sua mente furono corrotti dal peccato, quel primo uomo trasferì come eredità a tutta la sua discendenza la sua stessa corruzione e la tendenza a peccare. Fu così, come dice la Parola di Dio, che “la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani 5:12 – VR). La morte, dunque, non faceva parte dell’originale proposito di Dio per l’uomo ma venne all’esistenza come conseguenza della ribellione del primo uomo, Adamo. Essa, quindi, è un evento “contro natura” e la Parola di Dio la definisce “nemica” dell’uomo (cfr. 1Corinzi 15:26). Non è un passaggio ad un’altra vita poiché la vita che Dio aveva programmato per l’uomo era qui, sulla terra e non in un fantomatico, inesistente aldilà! (cfr. Salmo 115:16 – VR e Di; 114:16 – CEI). Come giusta punizione per il peccato, la morte è la fine di questa vita, nient’altro! (cfr. Salmo 145:4 – CEI; 146:4 – VR e Di).
Fu un bene per tutti che Gesù la pensasse in quel modo!
Dopo aver spiegato il motivo per cui l’uomo muore, l’apostolo Paolo scrisse ancora: “come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita … Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Romani 5:18,19 – CEI). Cosa significano queste parole?
La condotta scelta dal perfetto uomo Gesù di ubbidire al Padre fino alla morte, ha annullato le cattive conseguenze del peccato di Adamo, conseguenze che si sono riversate anche sulla sua progenie come una pesante eredità allorché Adamo ed Eva iniziarono a generare figli, dopo che divennero peccatori. Disubbidendo a Dio, Adamo lasciò alla sua progenie un’eredità di malattie, sofferenze, dolore e morte. Dio non poteva cedere all’emozione e semplicemente trovare un’alternativa alla pena di morte. Far questo avrebbe significato ignorare la sua stessa legge che dice “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23). Se Dio avesse invalidato le sue stesse norme di giustizia, avrebbero regnato l’illegalità e il caos universale. Nello stesso tempo, però, Dio pensò ad una giusta soluzione della questione. Questa soluzione fu la “redenzione” o il “riscatto”.
Dio fece nascere, in modo miracoloso, un’altra sua creatura, una creatura spirituale, quella a cui teneva più di tutte, il suo “primogenito” (cfr. Colossesi 1:15), come uomo perfetto sulla terra, proprio come lo era stato Adamo. Quell’uomo fu Gesù. Sulla terra egli fu l’esatto equivalente di Adamo prima del suo peccato. Dio dispose che quell’uomo sacrificasse volontariamente la propria vita perfetta riscattando in tal modo quella persa da Adamo. In altre parole Gesù prese il posto di Adamo, prese su di se le colpe derivanti dalla disubbidienza di Adamo pagando con la sua morte “il salario” di quel peccato. Questo stabilì la base legale per liberare la progenie di Adamo dalla schiavitù al peccato e alla morte poiché Dio accettò il valore del sacrifico di Gesù che si basava di nuovo su quella condizione necessaria a ogni sua creatura per continuare a vivere: l’ubbidienza alle sue disposizioni! E Gesù fu “ubbidiente fino alla morte” (Filippesi 2:8). Per questo il sacrificio di Gesù è definito “redenzione” (cfr. Efesini 1:7). Secondo un moderno vocabolario “redenzione” significa  “riscatto, liberazione … r. dal peccato (Grande Dizionario Italiano Hoepli).
“SIETE STATI COMPRATI A CARO PREZZO” – 1Corinzi 6:20
Quando creò Adamo, Dio gli diede qualcosa di veramente prezioso: una vita umana perfetta. Adamo aveva corpo e mente perfetti, quindi non sarebbe mai andato incontro a malattie, vecchiaia o morte. Inoltre gli donò qualcosa che avrebbe contribuito alla sua eterna felicità: il libero arbitrio. Si, Dio non aveva creato una macchina, che poteva fare solo quello per cui era programmata. Adamo poteva prendere decisioni e scegliere fra il bene e il male. Se avesse deciso di ubbidire a Dio, sarebbe vissuto per sempre nel Paradiso sulla terra. Purtroppo, volontariamente Adamo scelse di disubbidire a Dio, nonostante l’avvertimento della relativa pena di morte. Il peccato gli costò la vita umana perfetta con tutti i benefìci che ne derivavano. (cfr. Genesi 3:17-19). Poiché generò figli dopo aver perso la perfezione, Adamo trasmise alla sua discendenza tutte le conseguenze del suo peccato: malattie, vecchiaia e morte. Dio però venne in soccorso del genere umano per mezzo della “redenzione” o “riscatto” (cfr. Efesini 1:7). Poiché ciò che era andato perduto era una vita umana perfetta, nessuna vita umana imperfetta avrebbe potuto riacquistarla (cfr. Salmo 48:8 – CEI; 49:7 – VR e Di) Era necessario un riscatto dello stesso valore di ciò che era stato perduto. Questo è in armonia con il principio di giustizia perfetta che si trova nella Parola di Dio, cioè: “vita per vita” (Deuteronomio 19:21). Che cosa poteva dunque corrispondere al valore della vita perfetta che Adamo aveva perduto? Il “riscatto per tutti” era un’altra vita umana perfetta (1Timoteo 2:6). Dio mandò sulla terra uno dei suoi figli spirituali perfetti. Ma non scelse uno qualsiasi. Mandò quello che gli era più caro, il suo Figlio “unigenito” (cfr. 1Giovanni 4:9,10). Dio compì un miracolo trasferendone la vita nel grembo di una vergine ebrea, Maria. In questo modo Gesù nacque come essere umano perfetto, libero dalla condanna del peccato adamico. Durante la sua vita terrena Gesù mantenne la sua perfezione, non peccò mai! (cfr. 2Corinzi 5:21) Pertanto Gesù non sarebbe mai morto. Ma egli rinunciò alla sua vita perfetta prendendo così il posto di Adamo. Sacrificando la sua vita perfetta pagò il prezzo per il peccato di Adamo. Così diede speranza alla progenie di Adamo, come è scritto: “a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (1Corinzi 15:21,22 – CEI). Inoltre, perseverando fedelmente nonostante grandi sofferenze, Gesù diede la migliore risposta possibile alla sfida morale posta da Satana. Dimostrò che un uomo perfetto dotato di libero arbitrio può rimanere completamente leale a Dio qualunque cosa faccia il Diavolo.
Pertanto ora persone che manifestano la stessa disposizione d’animo di Gesù, divenendo suoi discepoli, cioè di ubbidire alle leggi divine, ad ogni costo (cfr. Atti 5:29), possono essere liberate dalla schiavitù al peccato e dalla morte e tornare a vivere per sempre, come era nell’originale proposito di Dio, poiché è scritto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”! (Giovanni 3:16 – CEI)
E Dio ha anche stabilito un tempo per applicare al genere umano ubbidiente i benefici del sacrificio di riscatto di Gesù, perché è anche scritto: “egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato” (Atti 17:31 – CEI). Cosa accadrà quel giorno? La Parola di Dio stessa ce lo rivela: “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21:4 – VR). Tutte le conseguenze del peccato di Adamo, inclusa la morte, spariranno dalla terra! Conseguentemente spariranno anche tutte le menzogne che sono state raccontate sulla morte e sulla vita dopo la morte, come quelle del su citato S. Michele Arcangelo e dei suoi correligionari.
Dopo aver tolto di mezzo la morte e tutte le sue varie cause (es. malattie, vecchiaia, guerre), Dio farà una cosa ancora più straordinaria. Come disse Gesù stesso: “i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno … verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno” (Giovanni 5:25-29 – CEI). Si, mi spiace (ma non più di tanto!…) per il tetro S. Michele Arcangelo, e soprattutto per le due signore summenzionate che credono alle sue parole, ma, come disse Gesù: “Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi” (Matteo 22:32 – Di). Gesù lo confermò dicendo: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Giovanni 11:25 – CEI). Nell’ultimo libro biblico ancora Gesù fece vedere in visione all’apostolo Giovanni cosa accadrà quando “verrà l’ora” stabilita da Dio: “Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti” (Apocalisse 20:13 – VR). La vera speranza per i nostri cari morti è, dunque, la risurrezione! Tutti coloro che sono morti in conseguenza del peccato adamico saranno riportati in vita, sia che siano stati sepolti in mare o nell’Ades, la comune tomba terrestre del genere umano. Come dimostra la visione apocalittica, questo avverrà durante il regno millenario di Cristo Gesù! A tutt’oggi coloro che si sono addormentati nella morte sono nella condizione descritta in Ecclesiaste 9:5-10, cioè in uno stato di completa incoscienza: essi “non sanno nulla”, per loro “non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza”. Non possono fare nulla per i viventi, poiché “essi non hanno più … alcuna parte in tutto quello che si fa sotto il sole” ne coloro che sono in vita possono fare qualcosa per loro! Sono in tale stato in attesa di essere risuscitati! Dove?
Ricordiamo cosa scrisse il salmista: “I cieli sono i cieli del Signore, ma la terra l’ha data agli uomini” (Salmo 115:16 – VR e Di; 114:16 – CEI). Ora lo stesso scrittore ci dice: “chi spera nel Signore possederà la terra … I miti possederanno la terra … I giusti possederanno la terra e la abiteranno per sempre” (Salmo 36:9,11,29 – CEI; 37:9,11,29 – VR e Di). I morti del genere umano saranno riportati in vita per vivere per sempre su questa terra che sarà di nuovo trasformata in un Paradiso, come lo era quando Dio creò la prima coppia umana, prima che essi peccassero! (cfr. Isaia 11:6-9)
Li riscatterò dal potere dello Sceol, li redimerò dalla morte” (Osea 13:14 – Di)
I NOMI DEI NOSTRI CARI MORTI SONO SCRITTI NEL LIBRO DI MEMORIE DI DIO
La risurrezione è il provvedimento preso da Dio per riportare in vita tutti coloro che si sono addormentati nel sonno della morte. La Parola di Dio non insegna che i morti continuano a vivere dopo la morte (cfr. Ecclesiaste 9:5-10). Questo è un insegnamento satanico che ha lo scopo di ingannare le persone e allontanarle dal vero proposito di Dio. Dal momento in cui i nostri progenitori disubbidirono a Dio, attirando si di se la condanna a morte e trasferendola in eredità a tutta la loro discendenza, sono vissute sulla terra miliardi di persone (alcune stime parlano di circa 20 miliardi), la maggioranza delle quali sono già morte. Altre ancora moriranno prima che Dio ristabilirà il suo originale proposito spazzando via la “nemica” morte (cfr. Apocalisse 21:3,4). Dove sono ora i miliardi di morti del genere umano? Nella “polvere della terra” (cfr. Genesi 3:19). Essi non esistono più “poiché la loro memoria è dimenticata” (Ecclesiaste 9:5 – VR). Col passare delle generazioni nessuno si ricorda più di loro. Tranne Dio, che per mezzo della sua Parola ci dà questa confortante notizia: “quelli che hanno timore del Signore si sono parlati l’un l’altro; il Signore è stato attento e ha ascoltato; un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che temono il Signore” (Malachia 3:16 – VR). Il loro ricordo è conservato in un “libro” di memorie di Dio. A quale scopo? Le persone i cui nomi vengono scritti in questo libro sono quelle che Dio riporterà in vita mediante la risurrezione. Questo è il mezzo con il quale Dio farà sì che si adempia il suo proposito riguardo alla terra dichiarato ad Adamo (cfr. Genesi 1:28; cfr. anche Isaia 55:11). Questa è anche l’unica speranza che abbiamo di rivedere i nostri cari morti! E poiché i morti non sono vivi non possono far del bene né del male alle persone che sono sulla terra. Né possono essere assistiti da cerimonie religiose celebrate dai vivi. Conseguentemente tutte le pratiche connesse con il culto dei morti sono false e condannate da Dio! Parlare con i defunti, pregare per i defunti, fare dire messe per i defunti, venerare i defunti, sono tutte usanze di origine satanica e derivano tutte dall’antica Babele o Babilonia dove, dopo il Diluvio noetico, gli uomini di nuovo iniziarono a ribellarsi alla volontà di Dio. Pertanto, anziché continuare a illuderci con le false speranze che il cristianesimo apostata pone dinanzi ai propri fedeli dovremmo tutti rivolgere la nostra mente alle verità che Dio ha fatto scrivere nella sua Parola con la fiducia che qualunque cosa possa accadere in questa vita – compresa la morte – non può privarci della gioia di vedere quel giorno meraviglioso in cui la morte sarà ridotta a nulla e di vedere “l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno”.
Voi dove vorreste vivere per sempre e rivedere i vostri cari morti? In un ipotetico, fantasioso, oscuro e satanico aldilà, di cui non esiste alcuna prova scritturale, o in un mondo che già conoscete, che vi è familiare e che vi piace, come la nostra bella terra? Il vostro “pensiero dell’eternità”, sinceramente, dov’è rivolto?

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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5 risposte a UNA STORIA FINITA – XIX parte

  1. pseudonico ha detto:

    Molto profondo ed esaustivo il tuo post. Invidio la tua magistrale capacità di esporre i concetti in maniera facilmente comprensibile. Mi farebbe piacere avere una critica sul mio post sul sacrificio di riscatto di Gesù.
    http://dicasaincasa.blogspot.com/2011/06/sacrificio-di-riscatto-la-perfezione.html
    Grazie

  2. GIANNI ha detto:

    Caro “Pseudonico”, in genere non dialogo con chi si nasconde dietro un nick-name perché l’anonimato non mi è mai piaciuto. Io cerco sempre di metterci il nome e la faccia in tutto quello che faccio, per non dare adito a incomprensioni e non creare sospetti sulle mie vere intenzioni, perciò preferisco avere a che fare con chi pensa allo stesso modo. Ma questa volta faccio una eccezione perché l’argomento sul quale mi inviti a commentare rientra nel motivo per cui scrivo il mio blog, che è, come più volte dichiarato: incuriosire le persone sul messaggio biblico in modo da spingerle a leggere la Parola di Dio. E le particolari informazioni che tu hai scritto nel tuo post sul “riscatto” sono di indubbio interesse e stimolo al riguardo. La fonte di informazioni che usi, alla quale anch’io spesso attingo, è affidabile e pienamente competente per lo scopo e c’è da essere grati a Colui che ha disposto tale strumento di conoscenza e istruzione (cfr. Matteo 24:45-47). Le cose che hai scritto nel tuo post sono per un pubblico già competente e preparato sulle Scritture, in grado quindi di apprezzare e far sue certe “raffinatezze” esattamente come un esperto in arte culinaria può apprezzare le ricercatezze di un “cibo solido” costituito, nel caso specifico, da profonde verità spirituali (cfr. Ebrei 5:12-14). Io scrivo per un “pubblico” che ha ancora bisogno di “latte”, cercando di fare appello alla logica e, per mezzo di questa, al cuore, considerando che mente e cuore sono strettamente connessi tra di loro! Leggo spesso il tuo blog e altri blog collegati con il tuo. Cerco sempre di imparare qualcosa di nuovo dalle mie letture e anche in questa circostanza ho potuto cogliere aspetti inediti che hanno accresciuto la mia cultura biblica. Di questo sono grato a te e soprattutto a Colui che ha imbandito “un banchetto di piatti ben oliati, un banchetto di vini chiariti, di piatti ben oliati pieni di midollo, di vini chiariti, filtrati” per deliziare i nostri palati spirituali (Isaia 25:6 – NM). Anche se questo versetto prefigura tutti i futuri provvedimenti che Dio prenderà per la guarigione del genere umano in base al riscatto di Cristo, un suo piccolo adempimento certamente avviene nei nostri giorni attraverso gli strumenti che Egli sta mettendo a disposizione di ogni persona per conoscere i suoi propositi e arrivare ad usufruire di tali provvedimenti. Un caro saluto. G.

  3. pseudonico ha detto:

    La scelta di rimanere nell’anonimato è stata adottata per non distrarre l’interesse dalla parola sul “parlante”. D’altra parte, da come scrivi, è chiaro che tu non voglia accentrare l’interesse su di te. La tua scelta richiede una maturità che al momento sospetto di non possedere. La mia “linea politica” mi pare piuttosto evidente e non credo possa dare adito ad incomprensioni. Comunque spero che non mi giudicherai per questa mia scelta.
    L’idea di inserire anche la clausola dell’esistenza preumana nei prerequisiti necessari affinché ci sia la validità giuridica del sacrificio di riscatto mi è venuta durante lo studio personale e vorrei sincerarmi che non ci sia nulla di errato in questo. Non vorrei aver aggiunto qualcosa alla parola di Dio (Rivelazione 22:18). Alcuni che affermano di porre fede nella Bibbia non riconoscono però l’esistenza preumana di Gesù e ritengono che sia un concetto inserito dagli apostoli a posteriori. Questa è una contraddizione che cerco di correggere nel mio post.
    Grazie per il commento.

    Abbi pace.
    Pseudonico

  4. silvianovabellatrix ha detto:

    Illuminante come al solito e chiarissimo. Un saluto caro Gianni 🙂
    Silvia

  5. GIANNI ha detto:

    Cara Silvia, il tuo “complimento” è arrivato proprio mentre stavo leggendo il tuo post … con l’acquolina in bocca…. ora aspetto la ricetta … tra i tanti miei “pregi” (ahahahahah… modesto, eh?!…) c’è anche quello di dilettarmi in cucina … e poi mangiarne i prodotti … puoi quindi immaginare la mia aspettativa per un piatto che, se è succulento quanto appare ricco, deve essere una vera delizia! … a presto. G.

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