UNA STORIA FINITA – XXI parte

“AMATE I VOSTRI NEMICI E PREGATE PER I VOSTRI PERSECUTORI, PERCHÉ SIATE FIGLI DEL PADRE VOSTRO CELESTE”

Matteo 5:44 – CEI

 

Anteprima

24 AGOSTO 1572 – CATERINA DE’ MEDICI, REGINA DI FRANCIA, OSSERVA I RISULTATI DELL’ECCIDIO DELLA NOTTE DI S. BARTOLOMEO
Caterina de’ Medici venne data sposa da suo zio, il papa Clemente VII, ad Enrico di Valois che nel 1547 divenne re di Francia. Dopo la morte di suo marito e di suo figlio Francesco II, che ne aveva ereditato il trono, Caterina fu nominata reggente della corona di Francia. Ella si ritrovò subito coinvolta nelle diatribe dell’intolleranza religiosa tra cattolici e protestanti le quali presto si trasformarono in guerre che per i successivi 36 anni insanguinarono l’Europa. Un evento emblematico dell’odio religioso che animava entrambe le parti fu l’eccidio della Notte di S. Bartolomeo, di cui si parla in questo post. I conflitti religiosi tra cattolici e protestanti, che pure si dichiarano tutti “cristiani”, insieme all’Inquisizione, alle crociate e a tanti altri misfatti commessi in nome di Cristo, sono la prova che il fondamentalismo religioso di parte “cristiana”, evocato in questi giorni dai fatti di Oslo, ha radici antiche, e non è questione che riguarda solo una frangia di tali organizzazioni ma è “strutturale” in quanto è il risultato della grande apostasia che si è sviluppata dopo la morte degli apostoli sulla spinta di uomini egoisti, menzogneri, ipocriti e criminali, disposti a tutto, anche a compiere i delitti più efferati pur di conquistare e mantenere le loro posizioni di potere e di ricchezza, persone che negli scorsi duemila anni hanno infangato il nome di Cristo e diffamato il cristianesimo. Ma il guaio ancora più importante è che la stragrande maggioranza dei loro fedeli, pur essendo testimoni dei crimini commessi in nome di Cristo dalle gerarchie ecclesiastiche, continua a tollerare, a riverire e perfino a giustificare il loro operato, divenendone in tal modo complici. Ha scritto di loro un fedele apostolo di Cristo, “Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, abominevoli come sono, ribelli e incapaci di qualsiasi opera buona” (Tito 1:16 – CEI).
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Non ci sono parole per descrivere l’orrore di quanto è recentemente accaduto in Norvegia. Decine e decine di vite, per lo più giovanissime, sono state stroncate dalla furia omicida di un 32enne, le cui motivazioni appaiono ancora più raccapriccianti dell’insano gesto stesso. Ci hanno detto che è un «fondamentalista cristiano» e che, pertanto, abbia ucciso spinto dall’odio religioso. Nella sua pagina di Facebook, infatti, ha scritto: “voglio il ritorno al cattolicesimo e al conservatorismo. Il multiculturalismo con l’Islam è impossibile” (da la Repubblica, 24/7/2011, pag. 4). Un esperto, Paul Rogers, docente di studi sulla pace alla Bradford University, in Gran Bretagna, commentando il fatto in una intervista televisiva ha detto: “occasionalmente, in alcuni individui, il fondamentalismo cristiano estremo può degenerare in violenza”. Quindi ha citato altri casi simili: la strage di Oklahoma City nel 1995 ad opera di un miliziano 29enne che piazzò un autobomba con 2.300 chili di esplosivo davanti ad un palazzo causando la morte di 168 persone, inclusi molti bambini, e il massacro di Port Arthur, in Tasmania, a sud dell’Australia, nel 1996, allorché la tranquillità di quel piccolo villaggio turistico venne violata da un altro 29enne che iniziò a sparare sui turisti uccidendone 35.
Dunque, viene portato alla ribalta ancora una volta il fondamentalismo religioso che tante vittime ha causato negli ultimi anni divenendo una delle maggiori preoccupazioni per la sicurezza dell’attuale società mondiale.
Ma che cos’è il «fondamentalismo religioso»?
Il termine «fondamentalismo» deriva dal titolo di una serie di volumi pubblicati all’inizio del XX secolo che recitava: The Fundamentals: A Testimony to the Truth (I princìpi fondamentali: Una testimonianza alla verità). Furono scritti come reazione alla emergente teoria dell’evoluzione da esponenti religiosi evangelici americani, i quali intesero così fissare quelli che essi ritenevano i fondamenti morali e dottrinali della fede cristiana. Da allora si è molto diffuso non soltanto in seno al protestantesimo, ma anche all’interno di altre religioni: cattolicesimo, Islam, ebraismo e induismo.
Esso ha trovato un campo fertile nelle incertezze morali e religiose del nostro tempo. Molte credenze tradizionali, che in passato avevano creato un’atmosfera di certezze morali, sono state messe in discussione o rifiutate: un crescente numero di intellettuali afferma che non c’è nessun Dio; la maggioranza degli scienziati insegna che l’uomo è il risultato dell’evoluzione casuale, non dell’intervento di un Creatore; una mentalità permissiva ha preso il sopravvento così che i valori morali sono abbandonati a tutti i livelli della società. Per usare una descrizione fedele di ciò che è accaduto, nella Parola di Dio è scritto: “negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore … i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo” (2Timoteo 3:1-5,13 – CEI).
Il fondamentalismo religioso, pertanto, è nato come un tentativo di tornare alle presunte origini della propria tradizione o cultura religiosa e come reazione alla “secolarizzazione” della società. I fondamentalisti rimpiangono le vecchie certezze e vogliono ricondurre le rispettive comunità e nazioni a quelli che ritengono essere i sani fondamenti morali e dottrinali. Essi sono decisi non solo a conservare per sé una struttura dottrinale o uno stile di vita tradizionale, ma anche a imporlo agli altri e a intervenire sulla società perché si conformi al loro credo. Profondamente convinti che essi hanno ragione e tutti gli altri torto, in genere sono intolleranti con chiunque non la pensi come loro e per quanto è possibile fanno pressione sui legislatori dei rispettivi paesi o si servono del braccio secolare perché emanino leggi a favore delle loro idee e puniscano quelli che ne sono contrari.
Sebbene esploso in tutta la sua drammatica violenza anche nei nostri giorni, il fondamentalismo religioso, specialmente quello «cristiano», ha origini molto più antiche.
Ad esempio nel XVI secolo Giovanni Calvino, teologo e riformatore religioso francese, instaurò a Ginevra un vero e proprio regno del terrore davanti al quale gli efferati gesti moderni impallidiscono. Philip Schaff, teologo e storico protestante vissuto nel XIX secolo, nel suo libro History of the Christian Church ha scritto di lui: “Con grande vergogna delle chiese protestanti, l’intolleranza religiosa e anche la persecuzione fino alla morte continuarono a esistere anche molto tempo dopo la Riforma. A Ginevra questa perniciosa teoria venne messa in pratica dallo Stato e dalla Chiesa, che arrivarono al punto di usare la tortura e di accettare la testimonianza dei figli contro i genitori, e con l’autorizzazione di Calvino”. Riguardo alla sua personalità vien detto che era “orgoglioso, collerico e vendicativo … un uomo ambizioso, desideroso di far dominare il suo pensiero perché lo crede vero … tutto sacrificato al desiderio appassionato di formare gli altri a sua immagine” (Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. 2, Letouzey et Anê, Parigi 1909, coll. 1377-1398). Insomma l’incarnazione perfetta del fondamentalista! Infatti, quando la sua irragionevole quanto antiscritturale teologia sulla trinità e sulla predestinazione fu contestata, Bibbia alla mano, rispettivamente da Michele Serveto, o da Jérôme Bolsec e da Sebastiano Castellione (cfr. Deuteronomio 6:4; 30:19,20), Calvino fece arrestare e processare il primo per eresia mandandolo al rogo e bandire gli altri due da Ginevra. Molti altri «eretici» furono bruciati nella Ginevra calvinista, con l’approvazione di teologi protestanti. Nel XX secolo la Chiesa Riformata Olandese, di matrice calvinista, sfruttò la dottrina della predestinazione per giustificare la discriminazione e l’intolleranza razziale in Sudafrica. A proposito della politica governativa di supremazia dei bianchi, Nelson Mandela, primo presidente nero del Sudafrica, scrisse nella sua autobiografia: “Tale politica era supportata dalla Chiesa riformata olandese, che forniva all’apartheid la giustificazione religiosa sostenendo che gli afrikaner erano il popolo eletto da Dio e che i neri erano una razza inferiore. Nella visione del mondo degli afrikaner, la Chiesa e l’apartheid andavano d’amore e d’accordo” (Lungo cammino verso la libertà, di Nelson Mandela, traduzione di Ester Dornetti, Feltrinelli, Milano, 1996, pag. 114).

L’ESECUZIONE DI MICHELE SERVETO, UN’ONTA NELLA VITA E NELL’OPERA DI GIOVANNI CALVINO
Michele Serveto nacque nel 1511 nel villaggio di Villanova de Sixena, in Spagna. Sin dall’infanzia fu uno studente molto brillante e all’età di 14 anni conosceva già greco, latino ed ebraico e aveva una vasta conoscenza di materie quali filosofia, matematica e teologia. All’età di 16 anni andò a studiare legge all’Università di Tolosa, in Francia. Là vide per la prima volta una Bibbia completa. Benché fosse severamente vietato leggerla, Serveto lo faceva di nascosto. Lo studio della Parola di Dio nonché la degenerazione morale che aveva osservato nel clero spagnolo fecero vacillare la sua fede nella religione cattolica. I suoi studi in campo storico e biblico lo portarono alla conclusione che nei primi tre secoli d.C. il cristianesimo si era corrotto. Così all’età di vent’anni pubblicò il De Trinitatis erroribus, opera che lo fece finire nel mirino dell’Inquisizione. Egli scrisse: “Nella Bibbia non si parla della Trinità … Possiamo conoscere Dio non tramite i nostri boriosi concetti filosofici, ma tramite Cristo”. Giunse anche alla conclusione che lo spirito santo non è una persona, ma la forza di Dio all’opera. Individuò anche la causa dei conflitti tra cattolici e protestanti, affermando: “Non concordo e non dissento del tutto né con gli uni né con gli altri. Poiché entrambe le parti mi sembrano avere qualche verità e qualche errore, ma tutti riconoscono gli errori altrui e nessuno i propri”. In altre parole si rese conto che il fondamentalismo impediva ad entrambi la ricerca della verità. Fra i suoi numerosi avversari c’era Giovanni Calvino il quale, benché fosse uno dei padri della Riforma, lo denunciò all’Inquisizione cattolica. Serveto riuscì per un pelo a fuggire dalla Francia, dove fu bruciato in effigie. Tuttavia fu riconosciuto e imprigionato a Ginevra, dove la parola di Calvino era legge. In carcere ricevette un crudele trattamento, ciò nonostante, al processo, nel suo dibattito con Calvino si disse disposto a modificare le proprie vedute a patto che per convincerlo il suo avversario si servisse di argomentazioni basate sulla Parola di Dio. Calvino non fu in grado di farlo. Dopo il processo, Serveto fu condannato al rogo. Secondo alcuni storici fu l’unico dissidente religioso a essere sia bruciato in effigie dai cattolici che arso vivo dai protestanti.
Che dire della Chiesa Cattolica? Il 12 marzo del 2000 il papa Giovanni Paolo II durante un rito solenne trasmesso in mondovisione chiese scusa per gli errori commessi dalla sua Chiesa nel corso dei secoli. Quali errori? Quelli fatti usando la forza, la sopraffazione e la violenza in tutto il mondo per soddisfare la sua brama di potere e di opulenza, arrivando a compiere ogni sorta di azione criminosa per conseguire i suoi scopi! Nessun’altra organizzazione ha istigato crimini, corruzioni e dolori come la Chiesa Cattolica. Steven Allen, eclettico uomo di cultura statunitense, in una intervista del 1994 disse: “la Chiesa Cattolica equivale alla criminalità organizzata … è una rinomata ondata delittuosa che percorre tutta la storia”. È per questo motivo che  più volte, durante il suo pontificato, questo papa dovette chiedere scusa.
Lo fece l’11 ottobre 1988, a Strasburgo in Francia, chiedendo scusa per l’intolleranza e la violenza contro i dissidenti che definì «tentazione integralistica». Va ricordato, al riguardo, cosa scrisse uno dei “Dottori” più noti e acclamati della Chiesa, S. Tommaso d’Aquino nella sua Summa Theologica: “I non credenti meritano non solo di venire espulsi dalla Chiesa, ma anche … di essere sterminati e cancellati dalla faccia della terra”. Per secoli la Chiesa ha messo in atto le parole del suo “santo” Dottore. Si è calcolato che entro la fine del XIII secolo solo in Francia furono messi a morte un milione di “eretici”.
Il 21 maggio 1995 da Olomouc, nella Repubblica Ceca e il 23 agosto 1997 da Parigi, ancora Giovanni Paolo II chiese scusa per le guerre di religione scatenate dalla sua Chiesa in tutta Europa tra il XVI e XVII secolo, che causarono la morte di più di un quarto della popolazione europea.  Solo in Germania la popolazione calò drasticamente da 18 a 4 milioni, e gli abitanti della Boemia, che erano 3 milioni, dopo i massacri degli emissari papali risultarono essere 780.000. Il papa fece particolare riferimento alla Notte di San Bartolomeo, la più nota e la più sanguinosa, la notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572, quando masse di cattolici guidati da Carlo di Guisa, cardinale di Lorena, a Parigi fecero strage degli Ugonotti lì convenuti per il matrimonio di Enrico di Navarra con Margherita di Valois. I massacri durarono diversi giorni, incoraggiati dai preti che incitarono la popolazione a sterminare indiscriminatamente anche gli studenti stranieri e i librai, considerati tutti protestanti. Nella sola Parigi furono massacrate 3.000 persone, altre 7.000 nel resto della Francia (secondo alcuni storici il calcolo più verosimilmente si aggira intorno ai 30.000). Una cifra ben più alta dei 76 ragazzi assassinati dal fondamentalista di Oslo! All’apprendere la notizia, il papa Gregorio XIII fece cantare un Te Deum di ringraziamento e coniare una medaglia con la propria effigie per ricordare l’evento.
Visitando Santo Domingo nel quinto centenario della scoperta dell’America, il 13 ottobre 1992, Giovanni Paolo II ricordò “le sofferenze enormi inflitte agli abitanti di questo Continente durante l’epoca della conquista e della colonizzazione”, e disse che il suo pellegrinaggio voleva essere “un atto di espiazione” riconoscendo “gli abusi commessi da cristiani (sich! …) che non seppero vedere negli indigeni dei fratelli”. Nel 1492 il papa Alessandro VI, si proprio lui, il famigerato Rodrigo Borgia, aveva ordinato che tutti i nativi del Nuovo Mondo fossero educati alla fede cattolica per la salvezza delle loro anime. Il conquistatore spagnolo Hernán Cortés si comportò di conseguenza. Il processo di conversione prevedeva solo il battesimo, senza alcun catechismo. Per indurre i nativi ad abbandonare le loro tradizioni ed essere battezzati dai francescani al seguito dei conquistadores spagnoli si fece ricorso di nuovo alla sopraffazione e alla violenza. Si attuò così uno dei più grandi genocidi della storia umana. Da 80 milioni i nativi furono ridotti a circa 10 milioni. Il 29 novembre 1986 il papa aveva detto la stessa cosa agli aborigeni dell’ Australia e il 14 settembre 1987, incontrando gli amerindi degli Usa, riconobbe tra gli errori dei colonizzatori e dei missionari anche l’ “oppressione culturale” nei loro confronti, primo passo verso “la distruzione della vostra vita e delle vostre società tradizionali” (dal CORRIERE DELLA SERA, 12/3/2000, pag. 9).
Ma il fondamentalismo cattolico trovò certamente la sua massima espressione nell’istituzione dell’Inquisizione. In un simposio internazionale sull’ Inquisizione, svoltosi nella Città del Vaticano dal 29 al 31 ottobre del 1998, Giovanni Paolo II la definì “una macchia grave, da cui la Chiesa deve purificarsi mediante una revisione penitenziale”. Dal Concilio di Verona nel 1184 fino alla fine del XIX secolo i tribunali dell’Inquisizione furono attivi in tutta Europa nel condannare “streghe”, ebrei, musulmani, protestanti ed “eretici”. Le aule inquisitorie furono trasformate in luoghi di orrore e di abiezione, neanche i peggiori nazisti o fascisti o bolscevici sono riusciti ad eguagliare l’efferatezza e la crudeltà dei frati domenicani e francescani che furono i più accaniti aguzzini dell’Inquisizione. La conta delle vittime degli oscuri secoli di attività dei tribunali inquisitori ammonta a 56.000.000 di persone, di cui 3.000.000 di donne accusate di stregoneria (stime della Fondazione NOBEL – Stoccolma). Un milione di morti in più della seconda Guerra Mondiale che ne causò in tutto 55.000.000!
La notte che Gesù fu arrestato nel giardino del Getsemani, l’apostolo Pietro sfoderò la sua spada e colpì un servitore del Sommo Sacerdote. Nonostante le sue intenzioni fossero quelle di difendere la persona di Gesù, questi lo rimproverò dicendo: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada” (Matteo 26:52 – CEI). I presunti “successori” di Pietro non hanno mai imparato questa lezione ed hanno sistematicamente violato quel comando di Gesù. Lo storico cattolico Lord Emerich Edward Dalberg-Acton disse al riguardo: “I papi non furono solo assassini in grande stile ma fecero del delitto un fondamento giuridico della Chiesa cristiana e una condizione della salvezza” (K. Deschner, Il gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa, Massari editore, 1998, p. 411). Tali comportamenti criminali sono stati sempre presentati come un “dovere” da bolle e altri documenti papali che obbligavano i fedeli, in nome di Dio e della “santa” religione, a ricercare, torturare e bruciare gli eretici, oppure bandivano le crociate, promettendo salvezza eterna e indulgenze plenarie a chi vi partecipava. Già … le crociate, ufficialmente indette per riscattare il presunto sepolcro di Gesù e non tanto la sua persona, come intese fare Pietro! Tra il 1095 e 1291 orde di “cristiani” a cui i pontefici romani, o i loro legati, consegnavano una croce di stoffa dichiarandoli “soldati della Chiesa”, sferrarono ben nove campagne belliche contro i musulmani che occupavano Gerusalemme e la “Terrasanta”. Per capire cosa esse effettivamente rappresentarono basta leggere la testimonianza dell’arcivescovo Guglielmo di Tiro, che partecipò ad una di esse: “Felici, piangenti per l’immensa gioia, i nostri si radunarono quindi dinanzi alla tomba del nostro salvatore Gesù, per rendergli omaggio e offrirgli il loro ringraziamento … E non fu soltanto lo spettacolo dei cadaveri smembrati, sfigurati, irriconoscibili, a lasciar sbigottito l’osservatore; in realtà, incuteva sgomento anche l’immagine stessa dei vincitori, grondanti di sangue dalla testa ai piedi, sicché l’orrore s’impadroniva di tutti quelli che li incontravano” (Die bewaffneten Wallfahrten gen Jerusalem (I pellegrinaggi armati contro Gerusalemme, di H. Wollschläger). Alla resa dei conti quelle spedizioni armate causarono circa 20 milioni di vittime.

I “SOLDATI DELLA CHIESA” AL TEMPO DELLE CROCIATE
Che differenza c’è tra queste due immagini? C’è un filo che unisce queste due scene, anche se si sono verificate a circa 8 secoli di distanza l’una dall’altra. I crociati che pregavano con le vesti “grondandi” del sangue versato in nome di Cristo furono mossi dagli stessi sentimenti di intolleranza che hanno animato il fondamentalista di Oslo che ha intriso di sangue i corpi delle sue vittime.
LE VITTIME DEL FONDAMENTALISMO “CRISTIANO” OGGI

L’elenco dei crimini commessi dal fondamentalismo cattolico, che non è solo di una frangia di esaltati, come lo si vorrebbe far passare, ma è “strutturale” e fa capo alle sue gerarchie, è ancora molto lungo, ma mi fermo qui, quel che ho scritto mi sembra già abbastanza per capire quale pericolo questa Chiesa, insieme alle altre che pure si spacciano per “cristiane”, costituisce per la pace e la sicurezza dell’umanità. È il ritorno a questo stato di cose che il fondamentalista di Oslo, come lui stesso ha scritto, ha voluto evocare! E non è l’unico visto che prontamente, proprio qui in casa nostra, i “soldati politici”, i “difensori” delle radici “cristiane”, cioè i giustificatori di tutti i misfatti compiuti dal falso cristianesimo, hanno dichiarato pubblicamente, senza alcuna vergogna e impunemente di condividere le sue idee!  
Le Sacre Scritture dicono che “Dio è amore” (1Giovanni 4:8). Perciò chi mette veramente in pratica i suoi princìpi impara la pace, non la guerra; l’amore, non l’odio; la tolleranza, non il fondamentalismo. Per questo il vero e unico capo della chiesa cristiana disse: “Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Matteo 5:44,45 – Di). Non si possono costringere le persone a credere in Dio o ad accettare certe convinzioni religiose (cfr. Deuteronomio 30:19,20). È questo che ha portato il falso cristianesimo a compiere i peggiori crimini della storia. Il suo fondamentalismo è un costante pericolo poiché è capace di reiterare i suoi misfatti in ogni momento, come dimostra il caso di Oslo, ma anche ciò che è successo in tempi moderni in Irlanda o in Jugoslavia, prima e durante la II guerra mondiale e più recentemente in Croazia, o in Rwuanda con il genocidio dei tutsi commesso in tante chiese con la complicità del clero locale. Gesù disse anche che “ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni” (Matteo 7:17,18 – CEI). Se un albero si giudica dal frutto, allora la religione, quel tipo di religione che si basa su tradizioni umane, sul fanatismo, sulla violenza, sulla prevaricazione, sulla menzogna, che si è spacciata per “cristiana” ma che in effetti ha disonorato il fondatore del vero cristianesimo con le proprie azioni, deve rispondere dei frutti di odio, intolleranza e guerra che ha prodotto nelle sue stesse file.
Sembra però che per molte persone la religione sia come la bellezza: una questione puramente esteriore, come uno strato di vernice che appena si scrosta sotto i tragici effetti del fondamentalismo. Ciò che è accaduto ad Oslo ha occupato per un paio di giorni le prime pagine dei giornali, ora le notizie sono ridotte a “trafiletti”. Come a trafiletti sono riportati i gravi casi di revisionismo storico in atto da parte delle chiese colpevoli, nel tentativo di ridimensionare le loro responsabilità nei crimini sopradescritti. Davanti a tali misfatti la stragrande maggioranza dei “fedeli” di tali chiese preferisce ancora volgere lo sguardo altrove, continuando a vivere nell’illusione della loro “santità”, nonostante tutte le prove contrarie! Ma sfugge loro il fatto che Dio ha deciso di tollerare solo per un tempo limitato che gli uomini infrangano le sue leggi e causino in tal modo dolore e sofferenza (cfr. Apocalisse 11:17,18). Egli non tollerò a tempo indefinito il fondamentalismo giudaico e vi pose fine! Ciò che allora accadde è scritto sia nella storia biblica che in quella secolare e costituisce una importante lezione per tutti noi … … …

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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7 risposte a UNA STORIA FINITA – XXI parte

  1. salvatore ha detto:

    Amare i nostri nemici? Si, ma a certe condizioni. Non ci è richiesto di amare la loro malvagità: dobbiamo soltanto amarli per quanto riguarda il desiderio e la volontà di allontanarli dalle vie del male, affinchè possano essere salvati grazie all’obbedienza al Vangelo…

  2. GIANNI ha detto:

    Buongiorno Salvatore, quello che tu dici è del tutto corretto. Amare i propri nemici non significa per certo condonare ciò ch’è male agli occhi di Dio. Le Scritture ci invitano esplicitamente a “odiare il male” e ad “amare il bene” (cfr. Salmo 97:10 – VR e Di; 96:10 – CEI; Amos 5:15). Tuttavia il consiglio di Gesù di amare i propri nemici rispecchia fedelmente il modo di agire di Dio e la sua volontà. Gesù infatti, dopo aver detto di amare i propri nemici, aggiunse che il Padre celeste “fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Matteo 5:45). L’amore di cui si parla è l’amore agàpe, che non è semplice sentimentalismo, ma è un amore etico, sociale, fondato su un consenso ponderato della volontà, per ragioni di principio, dovere e correttezza, un amore che cerca sinceramente il bene altrui secondo giustizia. Esso trascende le inimicizie personali, non lasciando che queste inducano ad abbandonare i giusti princìpi e a ricambiare l’offesa. Più volte nella sua Paola scritta, Dio ha ribadito questo principio. Nel libro dei Proverbi infatti leggiamo: “Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, se ha sete, dagli acqua da bere; perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà” (25:21). Pertanto, come giustamente anche tu concludi, il servitore di Dio pregherà per coloro che, per ignoranza, si oppongono alla sua condotta cristiana e lo perseguitano, nella speranza che i loro occhi si aprano ed essi comprendano la verità di Dio e i suoi propositi.
    Noi abbiamo a questo riguardo l’esempio di Saulo di Tarso, La sua ira verso i seguaci di Gesù era tale che gli ribolliva il sangue. Egli stesso ammise: “Io stesso ritenni essere mio dovere far molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno. E questo è ciò che feci in Gerusalemme; avendone ricevuto l’autorità dai capi dei sacerdoti, rinchiusi nelle prigioni molti santi e, quando erano messi a morte, io davo il mio assenso. E spesse volte, andando da una sinagoga all’altra, li costrinsi a bestemmiare e, grandemente infuriato contro di loro, li perseguitai fin nelle città straniere” (Atti 26:9-11). Saulo era fortemente condizionato dall’educazione religiosa ricevuta. Era un fariseo e come tale gli era imposta la rigida osservanza della legge e della tradizione. Il cristianesimo era considerato in antitesi con quelle convinzioni, poiché insegnava una nuova via per ottenere la salvezza: tramite Gesù. Gli ebrei del I secolo si aspettavano che il Messia fosse un Re glorioso che li liberasse dal giogo romano. Per la loro mentalità era inconcepibile, inammissibile e ripugnante che un individuo condannato dal Grande Sinedrio con l’accusa di bestemmia e successivamente messo a morte come criminale maledetto potesse essere il Messia! Pertanto Saulo si oppose a questo insegnamento con la massima intransigenza e, per estirparlo, ritenne lecito ricorrere anche all’uso spietato della forza. Egli era certo che Dio voleva così, come in seguito confessò dicendo: “voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quand’ero nel giudaismo; come perseguitavo a oltranza la chiesa di Dio, e la devastavo; e mi distinguevo nel giudaismo più di molti coetanei tra i miei connazionali, perché ero estremamente zelante nelle tradizioni dei miei padri” (Galati 1:13,14). Tuttavia col tempo egli cambiò radicalmente il suo atteggiamento e, da irriducibile nemico del cristianesimo, ne divenne all’improvviso un ardente sostenitore. Cosa produsse tale cambiamento? Certamente l’apparizione di Gesù sulla via di Damasco lo indusse a riflettere sulle sue azioni così che riconobbe: “prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma misericordia mi è stata usata, perché agivo per ignoranza nella mia incredulità” (1 Timoteo 1:13). Dunque Saulo non odiava realmente la verità. Gli erano state insegnate cose sbagliate. Egli seguiva uomini che non erano fedeli a Dio. E apparteneva a un gruppo di persone che mettevano le idee degli uomini prima della Parola di Dio. Parlandogli, Gesù gli spiegò qual’era il vero problema. Gli disse: “ti mando per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio” (Atti 26:17,18). Saulo comprese bene la lezione e in seguito scrisse: “il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo” (2Corinzi 4:4). Dietro la malvagità delle persone c’è il nemico di Dio e dell’uomo, colui che è definito “il dio di questo mondo”, Satana il Diavolo. Questo è il vero nemico che i cristiani devono combattere, con armi spirituali e non carnali, come ha spesso fatto il cristianesimo apostata smascherandone, alla luce della Parola di Dio, i falsi insegnamenti e tutte quelle pratiche che egli ha ispirato per tenere le persone lontano dalla verità e dal fare del bene secondo il giusto punto di vista di Dio! (cfr.2Corinzi 10:4,5; Efesini 6:11-18)
    Si, perché l’esempio di Saulo, che poi divenne l’apostolo Paolo, ci insegna una più grande lezione: essere sinceri e attivi nella propria religione non è una garanzia che si ha l’approvazione di Dio. Saulo era zelante e agiva secondo coscienza, ma non per questo aveva ragione. Il suo zelo infuocato era mal diretto (cfr. Romani 10:2,3). Questo dovrebbe farci riflettere. Oggi molti sono fermamente convinti che tutto ciò che Dio richiede da loro sia, in fondo, semplicemente quello di essere brave persone. Ma è veramente così? Ciascuno farebbe bene a prendere a cuore l’esortazione di Paolo: “esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Tessalonicesi 5:21). Questo significa prendersi il tempo di acquistare accurata conoscenza della verità contenuta nella Parola di Dio e vivere poi in piena armonia con essa. E se mentre esaminiamo le Sacre Scritture ci accorgiamo di dover fare dei cambiamenti, dobbiamo farli, senza indugio. Certamente non molti di noi sono bestemmiatori, persecutori o insolenti come lo fu Saulo. Nonostante ciò, solo agendo con fede e accurata conoscenza possiamo, come lui, ottenere il favore di Dio (cfr. Giovanni 17:3,17). Un caro saluto. G.

  3. salvatore ha detto:

    … Si! ma a certe condizioni. Non ci è richiesto di amare la loro malvagità: cioè di non farci trasportare a compromessi. Il bene ha tante strade; il male ha pure tante strade. Nessuno è esente dall’influenza e dalle tentazioni di Satana. Esaminiamo ogni cosa sempre, e con discernimento teniamo ciò che c’è di buono, cosa che Paolo non faceva quando perseguitava i Cristiani….

  4. Regina Resta ha detto:

    Ognuno di noi deve fare il bene, questo è quel che il Signore ci chiede. Il male si combatte solo con il bene.

  5. GIANNI ha detto:

    Cara Regina, metto per iscritto ciò di cui più volte abbiamo parlato, per rispondere al tuo commento e per il bene che ti voglio. Circa 2.000 anni fa un giovane e ricco uomo avvicinò Gesù e inginocchiandosi davanti a lui gli chiese: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” … Immagino che ricordi la risposta di Gesù … In ogni modo fu: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre” … Probabilmente è quello che l’uomo voleva sentirsi dire, perché prontamente rispose: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Si, quello era un uomo che conduceva una vita morale e faceva del bene al suo prossimo. Come dici tu, era convinto di fare “quel che il Signore ci chiede”. Ma la scena non finì lì! Il racconto evangelico dice che “Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi»”. Quale fu la reazione di quell’uomo?: “egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni” (Marco 10:17-23 – CEI). Era troppo attaccato ai beni materiali. Non era disposto a separarsene per divenire un seguace di Cristo. Perse così un’opportunità che avrebbe potuto fare di lui un governante con Cristo nel Regno celeste. Capisci la lezione? … Circa 900 anni prima un altro uomo, il saggio re Salomone, sotto ispirazione divina, esaminando l’operato degli uomini, aveva già detto: “Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita”. Anche lui mise in risalto l’importanza di agire bene nella vita … ma poi concluse: “tutto è vanità” (Ecclesiaste 3:12,19 – CEI) … Capisci ancora la lezione? Comportarsi bene è del tutto giusto, ma non è tutto “quel che il Signore chiede”! … Nel fare il bene dobbiamo tenere conto della volontà del Creatore, poiché in effetti è lui a determinare cos’è bene e cosa no (cfr. Romani 12:2). Il bene che facciamo deve tener conto sia delle leggi morali di Dio che della sua volontà. Questo include imparare dalla sua Parola scritta qual è veramente la volontà di Dio e dedicare la propria vita a fare quella volontà, non solo ciò che a noi sembra bene fare … Hai compreso la lezione? … Un abbraccio, G.

  6. Regina Resta ha detto:

    Ho compreso solo che non è facile ma ci provo, con tutti i miei limiti e fragilità.

  7. GIANNI ha detto:

    Mia cara e tenera amica, ricorda che i limiti e la fargilità sono retaggio di tutti. Non c’è stato uomo o donna al mondo che non abbia dovuto far i conti con essi! Pochi ci sono riusciti, molti no, pochi lo vogliono veramente, molti non lo vogliono perchè hanno a cuore altro (cfr. Matteo 7:13,14,21,22). E’ solo questione di cuore e di buona volontà! Un bacione. G.

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