UNA STORIA FINITA – XXIV parte

“GUAI A VOI, ABITANTI DELLA TERRA E DEL MARE, PERCHÉ IL DIAVOLO È SCESO A VOI CON GRANDE IRA, SAPENDO DI AVER POCO TEMPO”

 Apocalisse 12:12 – Di

Anteprima

Con la visione profetica descritta nel libro biblico di Daniele, al capitolo 4, Dio volle comunicare ai suoi adoratori, i veri cristiani, l’anno in cui Cristo Gesù sarebbe tornato con i pieni poteri di re del Regno di Dio, esattamente come aveva già indicato l’anno della sua prima venuta sulla terra per rivendicare la sovranità universale del Padre celeste con un’altra visione profetica descritta sempre dal profeta Daniele nel capitolo 9 del libro che porta il suo nome. Come è scritto, “il Signore, Dio, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti” (Amos 3:7 – VR). Nel primo secolo le rivelazioni profetiche di Dio servirono ai discepoli del suo figlio Cristo per riconoscere il tempo della predetta distruzione del sistema di cose giudaico e scampare ad essa. Similmente le rivelazioni relative al tempo della seconda venuta di Cristo serviranno ai veri cristiani per scampare alla prossima distruzione di un sistema mondiale che, come dicono le Sacre Scritture, in tutte le sue istituzioni, politiche, economiche e religiose, “giace sotto il potere del maligno”, perciò è pieno di guai (cfr. 1Giovanni 5:19).
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FINE DI TUTTI I REGNI NEL 1914”. Così titolava la quarta pagina del suo supplemento domenicale The World Magazine di New York del 30 agosto 1914. Perché? “Il terrificante scoppio della guerra in Europa ha adempiuto una straordinaria profezia”, affermava l’articolo. A quale profezia si riferiva? Alla profezia biblica di Daniele capitolo 4 relativa al sogno del re babilonese Nabucodonosor. Potete leggerne i particolari nel mio post precedente.
Proprio così! Secondo la cronologia biblica quello era l’anno in cui scadevano i profetici “sette tempi” o 2.520 anni concessi da Dio ai governi umani per dominare sulla terra senza alcuna interferenza di un governo che rappresentasse il suo dominio, funzione che era stata svolta dal regno di Israele fino all’autunno del 607 a.C. quando Dio stesso permise che quel regno venisse “abbattuto”, come il simbolico albero del sogno profetico del governante caldeo, per non essere più ristabilito finché non sarebbe venuto colui al quale quel regno “appartiene di diritto”, il promesso Messia o Cristo, Gesù (cfr. Daniele 4:10-16,20-25; Ezechiele 21:31,32; Luca 1:30-33).
Come ho già illustrato nei post precedenti, Gesù fu “unto”, o incaricato re di quel regno, nell’autunno del 29 d.C., esattamente allo scadere della sessantanovesima settimana d’anni profetizzata dallo stesso Daniele nel capitolo 9 del suo libro, quando si presentò al fiume Giordano per essere battezzato da Giovanni, allorché lo spirito santo di Dio scese su di lui con una manifestazione miracolosa (cfr. Luca 3:21,22; 4:16:19; 2Pietro 1:17).
Quella profezia delle 70 settimane fu fatta scrivere da Dio per far conoscere al popolo della promessa, Israele, quando sarebbe arrivato l’atteso Messia. Essa descriveva nei particolari le cose che sarebbero accadute in quel tempo, dicendo:
Settanta settimane sono state fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo”.
Tutti gli eruditi biblici sono d’accordo nell’affermare che queste settimane sono settimane di anni e corrispondono, quindi a un periodo complessivo di 490 anni. Una regola biblica conferma tale interpretazione, in Numeri 14:34 leggiamo infatti: “un giorno per un anno, un giorno per un anno, risponderete dei vostri errori” (cfr. anche Ezechiele 4:6). Per tale motivo diverse traduzioni bibliche indicano espressamente nello stesso versetto, o nelle note in calce, che sono settimane di anni (cfr. Mo, Lu, PdS, NVB e PIB).
Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane e sessantadue settimane; essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi”.
L’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme” fu emanato dal re persiano Artaserse Longimano nel 20° anno del suo regno, cioè nel 455 a.C. (cfr. Neemia 2:1-8). I lavori di ricostruzione andarono avanti molto probabilmente per tutte le prime sette settimane di anni, cioè per 49 anni, a causa di “tempi angosciosi” cioè di molte difficoltà causate sia all’interno, da gruppi di ebrei timorosi e sleali, che dall’esterno da parte di samaritani e altre tribù che abitavano il paese (cfr. Neemia capp. 4-6,13). Dopo seguirono altre 62 settimane di anni, cioè altri 434 anni, per un totale, quindi, di 483 anni, fino alla comparsa dell’ “Unto”. Questa avvenne puntualmente nell’autunno del 29 d.C, come sopra indicato.
Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d’un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra. Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore” – Daniele 9:24-27 – VR
Dopo tre anni e mezzo dalla sua unzione, a metà della 70a settimana, esattamente il 14 nisan (corrispondente al nostro 1 aprile) dell’anno 33 d.C., Gesù venne messo a morte dai soldati romani, dietro istigazione dei sacerdoti e della maggioranza del popolo ebreo i quali non lo accettarono come l’Unto re del Regno di Dio, preferendo avere nessun “altro re all’infuori di Cesare” (Giovani 19:15 – CEI). Con la sua morte Gesù sacrificò tutte le opportunità che una vita perfetta gli avrebbe concesso a favore della incolpevole discendenza di Adamo, che aveva da questi ereditato la condizione peccaminosa e la conseguente condanna  morte (cfr. Romani 5:12). Così egli pagò al Padre una sorta di riscatto, il cui prezzo fu la sua vita perfetta, per ridare ai discendenti di Adamo, noi inclusi, la possibilità di riottenere quello che Adamo aveva perso con la sua ribellione, la perfezione e la possibilità di vivere per sempre su una terra paradisiaca, secondo l’originale proposito di Dio per l’uomo. Il sacrificio di Gesù, che era stato prefigurato dai sacrifici animali previsti dalla Legge mosaica come, ad esempio, quello dell’agnello pasquale, fu “offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti”, perciò non era più necessario che fossero ripetuti quelli disposti dalla Legge, il cui scopo era ormai esaurito (Ebrei 9:28 – CEI). In questo senso Gesù fece “cessare sacrificio e offerta”. Inoltre Gesù divenne “mediatore di un nuovo patto” che sostituì il vecchio patto della Legge (Ebrei 9:15 – cfr. anche Colossesi 2:13,14; Efesini 2:14,15). I contraenti del “nuovo patto” furono Dio e persone di tutte le nazioni che accettavano Gesù come il mezzo provveduto da Dio per la salvezza e non più, dunque, i soli Israeliti naturali. Questo divenne evidente tre anni e mezzo dopo, allo scadere della 70a settimana della profezia di Daniele, nel 36 d.C., quando lo spirito santo di Dio scese per la prima volta su persone “gentili”, cioè non appartenenti per nascita al popolo di Israele, il centurione romano Cornelio e i suoi familiari, facendoli entrare in quel “nuovo patto” (cfr. Atti capitolo 10). Così come Daniele aveva profetizzato, Gesù stabilì “un patto con molti”.
L’ultimo aspetto della profezia diceva che “sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore”. Tre giorni prima di essere messo a morte, Gesù Cristo profetizzò la distruzione avvenire di Gerusalemme e del suo tempio e la desolazione della Giudea entro la generazione allora vivente (cfr. Matteo 23:37,38; 24:1,2; Marco 13:1,2; Luca 19:41-44; 21:5,6). Perciò i suoi apostoli gli chiesero quale sarebbe stato “il segno della sua venuta e della fine del mondo” (Matteo 24:3 – CEI). Gesù, quindi, disse loro le cose che sarebbero accadute prima di quell’avvenimento: quello sarebbe stato il “segno”; indicò loro anche l’azione che essi avrebbero dovuto compiere per scampare a quella distruzione. Tutte le cose che Gesù profetizzò si adempirono nell’arco di quella generazione, dal tempo della sua morte fino al 70 d.C. allorché Gerusalemme e il suo magnifico tempio vennero distrutti dal “devastatore”, l’esercito romano al comando del generale Tito (cfr. il mio post precedente).
Con la profezia delle 70 settimane di Daniele capitolo 9 Dio indicò il tempo esatto della venuta terrena del promesso Messia e tutte le cose che sarebbero accadute in quel periodo, confermate poi dallo stesso Gesù, così che i suoi veri adoratori l’avessero potuto riconoscere inequivocabilmente. Alla stessa maniera con la profezia del grande albero inviato in sogno al re caldeo Nabucodonosor, riportata in Daniele capitolo 4, Dio indicò il tempo esatto della seconda venuta di Gesù, per prendere il pieno potere del Regno e, ancora per mezzo di Gesù, indicò il “segno” che avrebbe permesso ai suoi adoratori di quel tempo, cioè ai seguaci del suo incoronato figlio, Gesù, ai veri cristiani, di riconoscere inequivocabilmente quel tempo e fare anch’essi un azione comandata per la propria salvezza (cfr. Luca 21:28).
Secondo il corretto calcolo biblico i “sette tempi”, o i 2.520 anni, in cui il dominio del mondo, rappresentato nel sogno profetico di Nabucodonosor dal grande albero, sarebbe rimasto nelle mani di governanti umani senza alcuna interferenza da parte di un rappresentativo dominio divino, sono scaduti nell’anno 1914 d.C. In quell’anno Cristo “venne” di nuovo per prendere pieno possesso dei suoi poteri regali, dopo essere rimasto in una posizione di attesa da quando tornò in cielo dopo la sua risurrezione (cfr. Atti 2:34,35; Ebrei 10:12,13). In che modo egli “venne”? Come aveva detto l’angelo il giorno della sua ascensione al cielo, “allo stesso modo in cui l’avevano visto andare in cielo” (cfr. Atti 1:11 – CEI). Il racconto di quell’avvenimento dice, infatti, che mentre egli saliva, una nube “lo sottrasse al loro sguardo” (Atti 1:9 – CEI). Egli divenne invisibile agli occhi umani. In maniera simile il suo ritorno sarebbe stato invisibile agli occhi umani. Per questo motivo i suoi discepoli chiesero un “segno”, cioè qualcosa di visibile che avrebbe permesso di riconoscere quel tempo. Nel primo secolo, rispondendo alla loro domanda, Gesù disse che il “segno” sarebbe stato composto da diversi avvenimenti che sarebbero accaduti nell’arco di una stessa generazione, quella stessa generazione che vide la sua venuta sulla terra (cfr. Matteo 24:34). L’adempimento di quel “segno” composito permise loro di riconoscere il tempo della fine della nazione Israelitica, come era stata organizzata fino ad allora, e di scampare alla distruzione di Gerusalemme e del suo tempio, i simboli politici e religiosi di quell’organizzazione, nel 70 d.C. Ma, descrivendo quel “segno”, Gesù aggiunse dei particolari che andavano oltre quel periodo additando un suo adempimento più grande in un tempo futuro. Egli stesso poi lo mise in relazione con “la fine del mondo”, cioè la fine dell’intero sistema politico-economico-religioso mondiale che è sotto il dominio del Diavolo (cfr. Matteo 4:8;2Corinzi 4:4; 1Giovanni 5:19). Oltre alle guerre, i terremoti, la carestia, Gesù predisse anche un esteso annuncio mondiale della sua presa di potere quale re, fatto dai suoi discepoli di quel tempo, nonché “segni nel sole, nella luna e nelle stelle; sulla terra, angoscia delle nazioni, spaventate dal rimbombo del mare e delle onde;  gli uomini verranno meno per la paurosa attesa di quello che starà per accadere al mondo poiché le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole con potenza e gloria grande” (Matteo 24:14; Luca 21:25-27 – CEI). Questo ultimo aspetto del “segno” dato da Gesù non si adempì nel tempo che precedette la distruzione del 70 d.C. né si è visto a tutt’oggi. Ciò che la generazione vivente al tempo della seconda venuta di Gesù nel suo potere regale nel 1914 d.C. ha fin’ora visto è un adempimento in grande scala di alcuni aspetti del “segno”, cioè “nazione contro nazione e regno contro regno … penuria di viveri e terremoti in un luogo dopo l’altro … aumento dell’illegalità” nonché una generale perdita di fede in Dio e nelle sue promesse e una paurosa degenerazione sociale e morale dell’intera società poiché le persone sono “amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza” (Matteo 24:7-12; 2Timoteo 3:1-5 – Di).
Sul motivo di tale spaventosa decadenza nelle relazioni umane nel periodo che avrebbe preceduto la fine dell’intero sistema mondiale, caratterizzandone il tempo in modo da riconoscerlo senza ombra di dubbio, fanno ancora luce le Sacre Scritture. Descrivendo ciò che sarebbe accaduto quando Gesù avrebbe ricevuto pieni poteri per iniziare a governare, alla fine dei “sette tempi” profetici, o allo scadere del corrispondente periodo di 2.520 anni a partire dal 607 a.C., cioè nel 1914 d.C., nell’ultimo libro della biblioteca divina, l’Apocalisse, è scritto: “E vi fu guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone; anche il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero e per loro non fu più trovato posto nel cielo. Così il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo, fu gettato sulla terra; con lui furono gettati anche i suoi angeli. Allora udii una grande voce nel cielo che diceva: «Ora è giunta la salvezza, la potenza e il regno del nostro Dio e la potestà del suo Cristo, poiché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte … Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, abitanti della terra e del mare, perché il diavolo è sceso a voi con grande ira, sapendo di aver poco tempo” (Apocalisse 12:7-12 – Di).
Michele, l’unica creatura spirituale definita “arcangelo”, cioè “angelo capo”, nelle Sacre Scritture, non è altri che Gesù stesso (cfr. Giuda 9; 1Pietro 3:22; 1Tessalonicesi 4:16). Michele è il nome che Gesù aveva in cielo nella sua esistenza preumana ed è il nome con cui continuò ad essere identificato dopo il suo ritorno in cielo (cfr. Daniele 10:13,20,21; 12:1). È un nome molto appropriato per questa potente creatura celeste che ha rivendicato la sovranità universale di Dio opponendosi a colui che sfrontatamente l’aveva sfidata, Satana il Diavolo (cfr. Matteo 4:8-10). Michele, infatti, significa “Chi è come Jàh” o “Chi è come Dio” (Jàh è la forma abbreviata di Jahvé, nome personale di Dio, una forma che ritroviamo spesso nell’espressione Alleluia, ebraico Halelu-Jàh che significa “Lodate Jàh”).
Dunque, la visione apocalittica indica che per prendere pieni poteri come re del Regno di Dio nell’anno 1914, Gesù, l’arcangelo Michele, dovette combattere una guerra spirituale per cacciare dal reame celeste Satana il Diavolo e i suoi demòni. Questo evento rappresentò una grande liberazione e fu motivo di grande gioia per le creature celesti fedeli a Dio. Ma per la terra e la razza umana iniziò un periodo di grandi “guai” perché da allora l’attività di Satana e dei suoi demòni si è incentrata sugli affari terrestri e con una accresciuta ira “sapendo di aver poco tempo”. La Sacra Scrittura ci fa sapere che “tutto il mondo giace nel potere del malvagio” (cfr. 1Giovanni 5:19). Ci dice anche che egli ha avuto intenzioni omicida fin dall’inizio della sua ribellione (cfr. Giovanni 8:44). Per Satana la vita umana vale ben poco. Egli è dominato da un’ambizione egoistica, perciò ha generato un sistema globale alimentato dall’egoismo e dallo sfruttamento degli esseri umani. Pertanto dal momento che fu scacciato dal reame celeste ha concentrato la sua malefica influenza sulle menti e sulle attività degli uomini producendo una degenerazione morale e sociale tale da danneggiare catastroficamente e irreversibilmente le relazioni umane e la qualità della vita degli uomini.
Molti storici, uomini di Stato ed esperti degli affari mondiali riconoscono che l’anno 1914 ha segnato un’importante svolta nella storia del nostro pianeta e dell’umanità.
Bertrand Russell, il grande filosofo inglese, ha dichiarato: “Sin dal 1914 ognuno che si rende conto delle tendenze del mondo si è profondamente angustiato per quella che è sembrata una fatale e predeterminata marcia verso disastri sempre maggiori. Molte persone serie sono pervenute alla sensazione che non si possa fare nulla per evitar di sprofondare nella rovina. Vedono la razza umana, come l’eroe di una tragedia greca, sospinta da dèi adirati e non più padrona del destino” (Times Magazine di New York, 27 settembre 1953).
Anche lo statista tedesco Konrad Adenauer  fece questa riflessione: “Mi vengono alla mente pensieri e immagini … pensieri di prima dell’anno 1914 quando su questa terra c’erano vera pace, tranquillità e sicurezza, un tempo in cui non conoscevamo il timore … Dal 1914 la sicurezza e la tranquillità sono scomparse dalla vita degli uomini” (The West Parker, Cleveland – Ohio, USA, 20 gennaio 1966).
L’importante quotidiano di Londra The Economist il 4 agosto 1979 scriveva: “Nel 1914 il mondo perse una coerenza che da allora non ha fatto in modo di riacquistare … Questo è stato un tempo di straordinario disordine e violenza, sia attraverso le frontiere nazionali che dentro di esse”.
Harold Macmillan, Primo Ministro inglese, ha affermato “Tutto andava di bene in meglio. Questo era il mondo in cui nacqui … All’improvviso, una mattina del 1914 ogni cosa giunse inaspettatamente alla fine” (Times di New York, 23 novembre 1980).
I “guai” che hanno cambiato il mondo a partire dal 1914 sono gli stessi profetizzati da Gesù per indicare quando sarebbe arrivato il tempo della distruzione del sistema di cose giudaico: “nazione contro nazione e regno contro regno … penuria di viveri e terremoti in un luogo dopo l’altro”. Avvenimenti del genere ci sono sempre stati nella storia umana, ma l’eccezionalità della profezia di Gesù è che tutte queste cose, come nel primo secolo ma in maniera sempre più accresciuta, si sarebbero concentrate nella stessa “generazione”, cioè in un periodo di tempo ben definito che poi avrebbe visto la fine del sistema mondiale.
Circa 63 anni dopo aver pronunciato la profezia sulla distruzione del sistema giudaico, nel 96 d.C., Gesù, mediante l’apostolo Giovanni, fece vedere in visione come quelle sue parole si sarebbero applicate al sistema di cose mondiale nel tempo in cui egli avrebbe iniziato a governare, dal 1914 in poi. In Apocalisse capitolo 6 leggiamo: “Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora. Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada. Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d’orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati». Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra” (vv. 2-8 – CEI).
Questi cavalieri sono noti in tutto il mondo come i Cavalieri dell’Apocalisse. Sono uno diverso dall’altro: un cavallo è bianco, uno rosso, un altro nero e uno di un malaticcio color giallo verdastro. Cosa simboleggiano questi cavalli misteriosi e i loro cavalieri? Il primo versetto del libro di Apocalisse fornisce la chiave per sciogliere il mistero. Indica che la serie di visioni narrate nel libro aveva a che fare con avvenimenti futuri, futuri cioè rispetto al 96 d.C., anno in cui Giovanni le ricevette e le mise per iscritto. Quale sarebbe stato questo tempo futuro? Il versetto 10 dello stesso capitolo dice che le cose viste in queste visioni sarebbero accadute durante “il giorno del Signore”. Questo “giorno”, o periodo di tempo, iniziò alla fine dei “fissati tempi delle nazioni” citati da Gesù,  ovvero alla fine dei “sette tempi” profetici indicati nella visione di Daniele ai quali Gesù si riferì, cioè dall’anno 1914 d.C. in poi. Cosa dunque sarebbe accaduto da quell’anno in poi?
Una inequivocabile identificazione del primo cavaliere, quello sul cavallo bianco, viene data più avanti nella stessa serie di visioni. In Apocalisse 19:11-16 si vede nuovamente un cavallo bianco, e questa volta il cavaliere viene identificato con chiarezza. Il cavaliere ha un nome. Viene chiamato “Fedele e Verace”, “La Parola di Dio” e “Re dei re e Signore dei signori”. Questi titoli non lasciano dubbi circa l’identità del cavaliere sul cavallo bianco. Non è altri che il Signore Gesù Cristo stesso! (cfr. Giovanni 1:1; Apocalisse 1:5; 3:14; 17:14) La visione mostra che gli viene conferita “una corona”. Anche questo particolare fissa l’adempimento della visione in un momento futuro, quando Gesù Cristo avrebbe assunto il potere come Re, o Governante. E in quel ruolo è anche descritto come un guerriero armato di un arco, mentre cavalca “vittorioso per vincere ancora”. Come sopra descritto, per iniziare a regnare alla fine dei “sette tempi” profetici, Gesù dovette combattere in cielo una guerra contro Satana il Diavolo e i suoi demòni, guerra nella quale risultò vittorioso poiché scacciò da quel luogo tutte quelle malvage creature spirituali (cfr. Apocalisse 12:7-12). Ma la sua cavalcata regale non terminò lì, poiché ora deve “vincere ancora”, dovrà liberare anche la terra dai seguaci terreni del Diavolo, perché si adempia completamente quella preghiera che egli insegnò ai suoi discepoli: “sia fatta la tua volontà, come i cielo anche sulla terra” (Matteo 6:10). Chi sono questi seguaci satanici? Tutti coloro che invece di volgere il loro sguardo al Regno di Dio e alle sue promesse, confidano nei governi umani e li sostengono nel loro malaffare, inclusi tutti quei “cristiani” nominali che credono alle menzogne religiose del loro clero e ne seguono i falsi precetti (cfr. Matteo 7:21-23).
Il secondo cavallo è “rosso”, come il colore del “fuoco”. Al suo cavaliere “fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada”. Questo si avverò nel 1914 con l’inizio della peggiore guerra di tutta la storia umana, il primo conflitto mondiale. Allora fu chiamata la Grande Guerra. Solo ventun anni dopo scoppiò la seconda guerra mondiale, che fu ancora più devastante della prima. Da allora ci sono sempre stati conflitti. Complessivamente, dal 1914, le guerre hanno fatto oltre centoventi milioni di vittime. Anche la caratteristica di tali conflitti corrisponde alle parole profetiche di Gesù relative al tempo della “fine del mondo” poiché esse non hanno coinvolto più soltanto gli eserciti in armi, ma anche i civili, vale a dire intere “nazioni contro nazioni” (cfr. Matteo 24:7) con un uso di armi micidiali mai usate prima, come carri armati, gas letali, bombardamenti aerei e perfino bombe atomiche, veramente “una grande spada”!
Il terzo cavallo è nero e il suo cavaliere tiene in mano una bilancia. Una voce grida che ci sarebbe voluta la paga di un’intera giornata di lavoro (“un danaro” – cfr. Matteo 20:1-10) per acquistare semplicemente una misura (1,1 litri) di grano o tre misure del meno costoso orzo, cioè quanto è appena sufficiente per sfamare una sola persona. Questa è un’adeguata descrizione di carestie di proporzioni senza precedenti. Ciò si è avverato dal 1914. Dallo scoppio della prima guerra mondiale i prezzi dei generi alimentari salirono alle stelle. Milioni di persone morirono di fame. Da allora le carestie si sono susseguite senza posa. Si calcola ora che 24.000 persone muoiono ogni giorno per fame o cause ad essa correlate, che sono otto milioni le persone che muoiono di fame ogni anno e che cento volte tanto sono quelle che non hanno abbastanza da mangiare. Di tanto in tanto questo tetro quadro viene messo ulteriormente ingigantito da carestie e da grandi perdite di vite umane come quelle di cui ci è giunta notizia negli ultimi anni dall’Etiopia (http://www.lonweb.org/hunger/hung-ita-eng.htm).
Passando al quarto cavallo, notiamo che è “verdastro”, dall’aspetto malaticcio. Il nome del cavaliere è “Morte”. Ben simboleggia il grandissimo numero di decessi avvenuti dal 1914 per cause non naturali, come penuria di viveri e carestie, guerre e violenza, pestilenze e malattie. L’influenza spagnola, diffusasi in tutto il mondo al termine della prima guerra mondiale, fece oltre venti milioni di vittime. Ora affezioni cardiache, cancro, AIDS e molte altre malattie provocano la morte prematura di milioni di persone. Quest’ultimo cavaliere era seguito dall’ “Inferno” (greco Ades, ebraico Sheol) non l’immaginario e inesistente luogo di tormento eterno proclamato dal falso cristianesimo, ma la comune tomba dell’umanità, che segue i tre cavalli e i relativi cavalieri che lo precedono, raccogliendo tutte le loro vittime.
Parlando della predetta fine del dominio umano della terra istigato dal Diavolo, l’apostolo Paolo fece un paragone molto significativo, disse che “una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta” (1Tessalonicesi 5:3). Come è noto quando si avvicina il tempo di partorire, una donna incinta inizia ad avere dei segnali che si intensificano man mano che si avvicina il momento del parto. In maniera simile i “guai” causati dalle attività umane sotto l’influenza satanica diventano sempre più accentuati man mano che si avvicina la decretata fine di questo sistema. Non possiamo, dunque, aspettarci nessun miglioramento nelle vicende e negli affari umani. Questi continueranno a degenerare, a complicarsi, a produrre disastri di ogni genere, fisici, economici, sociali e morali finché non scadrà il tempo fissato da Dio per porre definitivamente fine al sistema satanico che domina la terra (cfr. Abacuc 2:3). È proprio verso questa fine che tutti noi stiamo andando!
Cosa dobbiamo dunque aspettarci nel prossimo futuro? La Parola di Dio non ci lascia nell’ignoranza al riguardo … …

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