UNA STORIA FINITA – XXVI parte

“NON CI SARÀ PIÙ LA MORTE, NÉ CORDOGLIO, NÉ GRIDO, NÉ DOLORE, PERCHÉ LE COSE DI PRIMA SONO PASSATE”

Apocalisse 21:4 – VR

Anteprima

Sono giunto all’ultimo post di questa serie con la quale ho voluto sinteticamente ripercorrere alcune pietre miliari dei trascorsi 6.000 anni di storia umana alla luce delle Sacre Scritture. Oggi è fuori di ogni dubbio che stiamo vivendo tempi molto difficili, sotto ogni aspetto, politico, economico e sociale. Secondo le profezie bibliche viviamo nel tempo della fine di un sistema di cose prodotto dal dominio umano sulla terra che non ha mai funzionato (cfr. 2Timoteo 3:1-5). A livello individuale ciascuno di noi ne è colpito e in qualche modo soffre, sia sotto l’aspetto fisico che morale. Sfido chiunque ad affermare che è totalmente soddisfatto e felice di vivere in questo stato di cose. Probabilmente, qualunque sia il nostro problema, siamo anche rassegnati all’idea che tale situazione non si può cambiare e ci arrabattiamo per tirare comunque avanti, rinunciando forse ad appagare i nostri desideri, a realizzare i nostri sogni, a seguire le nostre aspirazioni, accontentandoci di ciò che la vita giorno dopo giorno ci consente di avere. Il motivo per cui ho iniziato a scrivere questo mio blog è proprio quello di combattere la rassegnazione parlando della “speranza che la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio” (Romani 8:21). Sebbene le attuali difficoltà preludano ad un periodo di “grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora”, grazie a Dio e al suo re, Cristo Gesù, è anche prossimo il tempo in cui tutti i problemi che il genere umano ha causato con il suo malgoverno, o che singolarmente abbiamo determinato con le nostre scelte di vita sbagliate, saranno eliminati. Il mio blog è pubblico, tutti possono leggerlo, e non ho la pretesa di risolvere in tal modo i grandi quesiti che abbiamo davanti; voglio solo destare un interesse e indirizzare la mente di coloro che lo leggono al messaggio biblico per il nostro tempo. Ma confesso che tutto quello che scrivo è particolarmente rivolto alle persone che conosco, che non sono semplici amici virtuali, e alle quali voglio bene. Questo è il mio “messaggio d’amore” per loro, affinché possano riflettere e coltivare una speranza per il loro futuro. Grandi benedizioni da parte del Regno di Dio sono prossime e vanno molto al di là dei falsi insegnamenti e delle false aspettative che l’apostasia religiosa ha inculcato nella mente di tutti noi. La promessa di Dio di una “nuova terra”, cioè di una nuova società umana libera dal peccato e dalle sue mortifere conseguenze, che potrà vivere per sempre su questa terra restaurata in condizioni paradisiache, sta per concretizzarsi. A me piace molto l’idea di farne parte e di avere a fianco anche le persone che amo. Spero che possa piacere tanto anche a voi …
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Quando piove a dirotto, cioè in modo continuo, irrefrenabile e scrosciante, in genere si dice che “sta diluviando”. Si, la nostra mente va subito a quell’evento catastrofico narrato nella Parola di Dio (cfr. Genesi 6:17-7:23). Che ci vogliate credere o no, quel cataclisma è effettivamente accaduto e colpì l’intera terra, come testimoniano molti racconti popolari in ogni parte del globo e i fenomeni geologici derivanti dalle trasformazioni avvenute nella crosta terrestre sotto il peso delle acque nonché la testimonianza di fossili animali e vegetali ritrovati in stratificazioni comuni in conseguenza della loro simultanea distruzione. Ma non fu un evento “naturale”, risultato di un disastro ecologico causato dal malgoverno dell’uomo, come tanti cataclismi che accadono nei nostri giorni. Quel diluvio, avvenuto circa 4.400 anni fa, fu voluto e portato dal Creatore della terra per porre fine ad una popolazione talmente traviata da mettere a rischio la sopravvivenza dell’intera razza umana (cfr. Genesi 6:5-7,13). Egli intervenne per salvaguardare il suo proposito riguardo alla terra e all’uomo. Potete leggere i particolari di ciò che accadde allora e sulle cause nella VI parte di questa serie di post da me pubblicata il 26 dicembre 2010.
Circa 2.000 anni fa un apostolo di Gesù, Pietro, in una lettera inviata alle comunità cristiane del suo tempo, fece riferimento a quell’evento catastrofico per affermare che “il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì. Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi” (2Pietro 3:6,7 – CEI). Dunque il racconto del Diluvio è stato fatto scrivere da Dio nella sua Parola come un monito e come un modello di qualcosa di simile che dovrà ancora accadere, per gli stessi motivi, poiché il mondo del genere umano, nonostante quella lezione, ha continuato a ribellarsi alla volontà divina portando di nuovo la terra e la razza umana sul baratro dell’autodistruzione (cfr. i vv. 3,4).
Cosa significano però le parole di Pietro? Forse che questa volta invece dell’acqua Dio userà il fuoco per distruggere la terra? Questa è l’interpretazione letterale che danno diverse chiese evangeliche. Ma è corretta? Come ho già spiegato nei precedenti post, le Sacre Scritture dicono chiaramente che “la terra sussiste per sempre” (Ecclesiaste 1:4 – VR), che è stata “fondata per sempre” (Salmo 78:69 – VR e Di) e che Dio “ha plasmato e fatto la terra e l’ha resa stabile e l’ha creata … perché fosse abitata” (Isaia 45:18 CEI). Mi sembra chiaro che l’espressione “i cieli e la terra attuali … riservati al fuoco per il giorno del giudizio” non può riferirsi alla terra fisica. D’altra parte, la Parola di Dio usa spesso la parola “terra” in senso figurativo. Ad esempio, Genesi 11:1 dice: “la terra aveva una sola lingua”. Qui “terra” si riferisce all’umanità in generale, alla società umana. Pertanto la “terra” che sarà distrutta con il “fuoco” non sarà la terra letterale ma la società umana alienata da Dio e che si comporta in modo “empio”, esattamente come al tempo del Diluvio non fu la terra ad essere distrutta ma gli uomini malvagi che l’abitavano. L’errata interpretazione delle parole di Pietro purtroppo ha incoraggiato molti fedeli a nutrire la falsa speranza di andare in cielo un giorno, dopo la loro morte. Ciò che sarà eliminata, invece, è l’attuale società di persone generalmente immorali dal punto di vista divino, brutalmente violente e depravate nonché politicamente corrotte che hanno rovinato la terra e la qualità della vita su di essa. Poiché Dio ha promesso “di annientare coloro che distruggono la terra”, “nel gran giorno di Dio Onnipotente”, ad “Armaghedòn” esse saranno distrutte in maniera così completa come se fossero state bruciate col fuoco (Apocalisse 11:18; 16:14,16 – CEI). La terra restaurata e rinnovata sarà quindi popolata per sempre da persone che temono Dio, si sottomettono di buon grado al suo dominio e amano sinceramente il prossimo (cfr. Salmo 37:9-11,29 – VR e Di; 36:9-11,29 – CEI). I cambiamenti che avranno luogo sotto il celeste Regno di Dio saranno così radicali che la Bibbia parla di una “nuova terra”, cioè una nuova società umana.
L’intervento divino causerà senz’altro un’enorme perdita di vite e difficoltà estreme. Questo potrà sembrarvi spaventoso e spingervi ad essere riluttanti a crederci. Ma ciò che i governanti delle nazioni hanno già fatto, e farebbero ancora alla terra se ne avessero l’occasione, non è assai peggio? Quelli che rabbrividiscono all’idea di un così terrificante conflitto dovrebbero pensare alle raccapriccianti guerre degli ultimi anni, ad esempio agli orrori della prima e della seconda guerra mondiale, o del conflitto vietnamita, o ai più recenti conflitti etnici dei balcani, o ai genocidi compiuti nel continente africano. Armaghedòn servirà a far si che queste cose non accadano mai più! Tutti i sistemi politici che hanno promosso tali barbarie saranno per sempre eliminati, insieme ai loro sostenitori. Nella visione apocalittica così Giovanni descrive la loro fine: “Vidi poi un angelo, ritto sul sole, che gridava a gran voce a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: «Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio. Mangiate le carni dei re, le carni dei capitani, le carni degli eroi, le carni dei cavalli e dei cavalieri e le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi»” (Apocalisse 19:17,18 – VR). I morti delle guerre umane vengono osannati come eroi e celebrati nei templi della falsa religione, incluso il cristianesimo apostata che sostiene tali conflitti e ne benedice le armi. Ma i guerrafondai che saranno uccisi ad Armaghedòn non riceveranno un’onorevole sepoltura. I loro corpi saranno lasciati sulla superficie della terra per essere “mangiati dagli uccelli”, espressione che, oltre a sottolineare una fine ignominiosa, indica che ogni traccia di coloro che si sono caparbiamente ribellati al dominio divino cercando di stabilire, anche con la violenza, la propria sovranità sarà eliminata. A rafforzare questa versione è detto anche che “la bestia e i re della terra con i loro eserciti radunati per muover guerra contro colui che era seduto sul cavallo e contro il suo esercito … e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua … furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo” (Apocalisse 19:19,20 – CEI). Questa simbolica “bestia” è quella del capitolo 17, versetto 3, del libro di Apocalisse, descritta con “sette teste e dieci corna” e, nella simbologia biblica, rappresenta l’intero sistema politico mondiale (cfr. Daniele 7:17-24). Essa verrà gettata “viva”, cioè mentre è ancora attiva nell’opporsi al dominio divino, “nello stagno di fuoco, ardente di zolfo”. Questo non è l’inferno, il luogo di tormento eterno insegnato dal falso cristianesimo, sia cattolico che protestante. Tale dottrina è un’idea satanica volta a screditare un Dio di amore. Questo luogo simbolico, richiama alla mente ciò che Gesù insegnò durante il suo ministero terreno riguardo alla Geenna (cfr. Luca 12:5; Marco 9:43-48). Nell’antico Israele i corpi morti dei criminali giustiziati e considerati così spregevoli da non essere ritenuti degni di risurrezione erano lanciati oltre le mura meridionali della città, nella valle di Innom o Geenna dove il fuoco, alimentato dallo zolfo, bruciava perennemente. Gesù usò quel luogo come simbolo di distruzione completa ed eterna, senza alcuna speranza di risurrezione (cfr. Matteo 10:28). Pertanto coloro che ad Armaghedòn faranno i conti con “il Re dei Re e Signore dei Signori”, i politicanti della terra, i comandanti militari con loro eserciti e tutti i loro sostenitori, subiranno la distruzione eterna, semplicemente non esisteranno più, di loro non rimarrà traccia proprio come se fossero bruciati con il fuoco. Altro che tormento eterno, cosa che non è mai passata per la mente a un Dio di giustizia e di amore! (cfr. Geremia 19:5; 32:35)
Ma ci sono altri problemi causati dall’uomo, che dopo Armaghedòn saranno eliminati dalla faccia della terra! In Apocalisse 21:4 leggiamo: “non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (VR). Quante persone soffrono ogni giorno a causa delle avversità o gridano di dolore e muoiono a causa di terribili malattie? Queste cose saranno eliminate! Quando Gesù venne sulla terra, guarì storpi, ciechi, lebbrosi, ogni altra sorta di malattia e compì molti altri straordinari miracoli. Perché lo fece? Di lui è scritto che “fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo” (Luca 24:19). Una delle ragioni principali fu, dunque, quella di dar prova che aveva veramente il potere, datogli da Dio, di operare in maniera miracolosa per il bene dell’umanità. Ad esempio, il fatto che calmò un vento tempestoso camminando perfino sulle acque agitate del Mar di Galilea dimostrò che ha il potere di controllare gli elementi fisici della natura e che potrà ristabilire l’equilibrio ecologico della terra per impedire che possano ripetersi le tragedie dovute ai disastri naturali come quelli che vediamo accadere nei nostri giorni; sotto il Regno di Cristo l’umanità non dovrà più temere danni provocati da uragani, tsunami, inondazioni, terremoti, eruzioni vulcaniche o altri disastri naturali (cfr. Matteo 14:24-34). In diverse occasioni, poi, con poche misere provviste riuscì a dar da mangiare a migliaia di persone: una volta sfamò 5.000 uomini e in seguito 4.000 uomini “oltre alle donne e ai bambini”, quindi una folla di persone stimabile in circa 20.000 anime; possiamo così aver fiducia che sotto il suo governo nessuno soffrirà più la fame; certamente potrà far in modo che ci sia abbondanza di cibo, il quale, distribuito equamente, metterà fine alle carestie e alla fame per sempre (cfr. Matteo 14:13-21; 15:32-38; Salmo 72:16, VR e Di – 71:16, CEI). Ma soprattutto il controllo che egli esercitò su malattie e infermità ci garantisce che malati, ciechi, sordi, storpi e zoppi saranno sanati in modo completo e permanente. Allora, come profetizzò Isaia, “Nessun abitante dirà: «Io sono malato»” (Isaia 33:24; cfr. anche Isaia 35:5,6) … Spero che la mia amica virtuale Rosanna C. di Nicastro possa leggere queste confortanti parole e trarne una speranza per la sua vita futura … E che dire delle risurrezioni che Gesù fece durante il suo ministero terreno? Esse attestarono che ha la capacità di riportare in vita i morti e ci assicurano che risusciterà milioni e milioni di persone che si sono addormentate nella morte perché “come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso” (Giovanni 5:25-29).

“IL MARE RESTITUÌ I MORTI CHE ERANO IN ESSO; LA MORTE E L’ADES RESTITUIRONO I LORO MORTI” – Apocalisse 20:13
Ogni giorno per recarmi al lavoro transito davanti al cimitero Verano di Roma. Su un sudicio muro di una delle sue porte leggo sempre queste parole pronunciate da Gesù: “EGO SUM RESURRECTIO ET VITA” Questo testo è la prima parte della versione latina di Giovanni 11:25 che nella nostra lingua recita: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (CEI). Ogni volta mi chiedo: chi ci crede veramente? … Voi ci credete? …
La risurrezione dei morti è un fondamentale insegnamento cristiano. L’apostolo Paolo ha scritto: “se i morti non risuscitano … vana è la vostra fede” (1Corinzi 15:16,17 – VR). Ma non è sufficiente semplicemente credere, è necessario avere anche il corretto intendimento di tale dottrina. In questi giorni molti si recano nei cimiteri a “visitare” i loro cari defunti. Portano fiori, accendono lumini, pregano sulle loro tombe … alcuni perfino ci parlano, chiedono aiuto e protezione. La maggioranza di quelli che lo fanno sono convinti che è solo un modo per esprimere riverenza o profondo rispetto per i propri morti. Questa pratica ormai fa parte della tradizione, e nessuno si rende più conto che essa ha forti implicazioni religiose ed è in contrasto con gli insegnamenti biblici. Molti dei riti tradizionali relativi ai morti, forse la maggioranza, affondano le loro radici in insegnamenti religiosi pagani e si basano sul falso presupposto che i morti continuino a vivere in un mondo invisibile, “nell’adilà”. Ora è vero che la Parola di Dio parla della risurrezione, ma dice anche che Dio “ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo ch’egli ha stabilito” e sarà durante quel giorno di giudizio che il mare “restituirà i suoi morti” e la morte e l’Ades “restituiranno i loro morti”, in altre parole sarà allora che ci sarà la risurrezione di tutti coloro che Dio riterrà degni di ricevere tale favore (cfr. Atti 17:31 – VR). Lo stesso Gesù affermò “verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno” (Giovanni 5:28 – CEI).
C’è quindi “un giorno”, “un ora”, o un tempo fissato da Dio per riportare in vita i morti mediante la risurrezione. Quel tempo, secondo la visione apocalittica, arriverà solo dopo che Dio avrà sconfitto colui che ha causato la morte, Satana il Diavolo ed eliminato dalla faccia della terra tutti coloro che hanno seguito il suo stesso corso di ribellione causando cordoglio, dolore e morte, cioè dopo Armaghedòn (cfr. Apocalisse 20:12,13).  Fino a quel giorno i morti “non sanno nulla; non c’è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito, non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade sotto il sole … poiché nel soggiorno dei morti … non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza” (Ecclesiaste 9:5-10 – CEI e VR). Non vivono, in nessuna altra parte, né nelle beatitudini celesti, né nel tormento di un inesistente inferno di fuoco, né in un altrettanto ipotetico purgatorio, tutti luoghi inventati si sana pianta dall’uomo. Riposano nelle tombe in un completo stato di incoscienza. Non sanno nulla e non possono far nulla per i viventi i quali, a loro volta, non possono fare più nulla per coloro che sono morti. L’idea della vita dopo la morte non è altro che una estensione della bugia pronunciata da Satana ad Eva nel giardino di Eden allorché le disse che se lei e suo marito avessero disubbidito a Dio non sarebbero affatto morti (cfr. Genesi 3:4). E quando poi morirono per non essere smentito si inventò che continuavano a vivere in un altro luogo, “nell’aldilà”.
L’unica vera speranza dei morti è quella di essere riportati in vita mediante la risurrezione durante la seconda venuta di Cristo, dopo che egli avrà portato il suo giudizio contro il sistema satanico instaurato sulla terra, proprio come accadde alla figlia di Iairo, o al figlio della vedova di Naim o a Lazzaro, al tempo della prima venuta di Gesù! (cfr. Marco 5:35-42; Luca 7:11-17; Giovanni 11:11-44). Quelle persone in seguito morirono di nuovo, poiché non furono completamente liberate dalla maledizione adamitica. Ora sono in attesa di una “risurrezione migliore” perché quelli risuscitati dopo Armaghedòn, se sceglieranno di servire Dio, non dovranno più morire (cfr. Ebrei 11:35). Essi saranno risuscitati per tornare a vivere per sempre su questa terra restaurata in condizioni paradisiache, come è stato profetizzato: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa … La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua. I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie. Ci sarà una strada appianata e la chiameranno Via santa; nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno. Non ci sarà più il leone, nessuna bestia feroce la percorrerà, vi cammineranno i redenti. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore … felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto” (Isaia  35:1-10; cfr. anche Salmo 37:9-11,29 – VR e Di; 36:9-11,29 – CEI). L’intero tenore della Parola di Dio indica al di là di qualsiasi dubbio che Dio non ha mai abbandonato il suo proposito originale di far vivere sulla terra le sue creature umane (cfr. Salmo 115:16 – VR e Di; 114:16 – CEI; Isa. 45:18; 46:9,10). Pertanto, se siete tra coloro che sperano di andare a vivere in cielo dopo la morte, perché così vi è stato insegnato, forse è il caso che confrontiate attentamente la vostra speranza con ciò che insegna la Parola di Dio per non rischiare di rimanere delusi, perché questa è l’unica fonte di verità che abbiamo (cfr. Giovanni 17:17).
“COSTORO SONO QUELLI CHE SONO VENUTI DALLA GRANDE TRIBOLAZIONE” Apocalisse 7:14 – Di
C’è un ultimo argomento che merita di esser considerato. Nella visione apocalittica a un certo punto l’apostolo Giovanni vide “una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue; questi stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, coperti di vesti bianche e avevano delle palme nelle mani. E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello»” (Apocalisse 7:9,10 – Di). Quella visione incuriosì Giovanni spingendolo a chiedere chi fossero tutte quelle persone. La risposta che ricevette è davvero di un interesse straordinario per tutti noi, ed è questa: “Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello … l’Agnello, che è in mezzo al trono, li pascolerà e li guiderà alle vive fonti delle acque; e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” (Apocalisse 7:14-17 – Di).

Davanti a quella visione l’apostolo non poté non ricordare quello che accadde all’inizio dell’ultima settimana di vita terrena di Gesù, esattamente il 9 nisan del 33 A.D., allorché questi entrò a Gerusalemme cavalcando un puledro d’asina, come era d’uso fare per i re d’Israele all’atto della loro nomina, e una grande folla di persone “prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!” (Giovanni 12:12,13 – CEI). Allora venne accolto come “il re d’Israele”. Ma, appena una settimana dopo quelle stesse persone, istigate dai perfidi sacerdoti apostati, dissero a Pilato: “Noi non abbiamo altro re che Cesare” e lo rigettarono. Oggi la stragrande maggioranza delle persone, e in modo particolare gli aderenti alle chiese del cristianesimo apostata, istigati dal loro clero, in maniera simile non accettano l’idea che Gesù sia un re con pieni poteri dall’anno 1914. Come quegli antichi israeliti anch’essi preferiscono rivolgersi a governanti umani anziché al celeste re del Regno di Dio nella vana speranza che questi possano risolvere i numerosi problemi dell’umanità. Tuttavia c’è ancora una folla di persone che riconosce il ruolo di Cristo in questo particolare tempo. Si identificano in quanto sono gli unici che annunciano in tutta la terra che Cristo sta regnando! (cfr. Matteo 24:14) Pertanto Gesù non farà nulla contro di loro, non muoverà guerra contro di loro ad Armaghedòn, anzi li proteggerà da eventuali attacchi dei nemici del suo regno (cfr. Zaccaria 2:8). Questi comporranno quella “grande folla” che sopravvivrà alla “grande tribolazione” avvenire, proprio come i cristiani del primo secolo scamparono alla tribolazione dell’infedele Gerusalemme nel 70 d.C. Essi quindi non moriranno mai! Passeranno dalla vita che hanno in questo sistema di cose direttamente alla vita eterna sulla terra che sarà trasformata in un paradiso. Chi di noi oggi viventi arriverà vivo in quel tempo, se avrà riconosciuto il ruolo che Cristo ha assunto dall’anno 1914 e si sarà comportato di conseguenza, avrà questo grande privilegio di non conoscere affatto la morte, come disse lo stesso Gesù “chiunque vive e crede in me, non morirà mai” (Giovanni 11:26 – VR).
Di questa “grande folla” è anche detto che “nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue”. Il numero non è predefinito perché questa opportunità Dio la sta offrendo a tutto il genere umano … Ci saremo anche noi? …

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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7 risposte a UNA STORIA FINITA – XXVI parte

  1. Annica ha detto:

    Dopo tutto il terrorismo psicologico che ho letto in rete riguardo questi argomenti mi trovo qui a ringraziare quanto mi sono trovata a leggere, questo Blog l’ho trovato “per caso” ma lo leggerò molto volentieri e di cuore. Buon Lavoro… ognuno fa la sua parte 🙂

  2. GIANNI ha detto:

    Grazie, leggerò anch’io con molta attenzione ciò che tu scrivi. Come dicono le Scritture: “I disegni falliscono, dove mancano i consigli, ma riescono, dove sono molti i consiglieri” – Proverbi 15:22, VR. Un caro saluto.

    • violapalma ha detto:

      Ciao, una curiosità, perchè e come mai, usi le immagini disegno che sono pubblicate sulle riviste dei Testimoni di Geova? nulla contro cio’ che scrivi in quanto la parola di Dio è universale, solo mi chiedo perchè usi le loro immagini e non scrivi il nome di Dio….Geova ! Qualcosa non mi torna. Ciao

      • GIANNI ha detto:

        Cara Viola (è questo il tuo nome? …) in genere non rispondo a chi si presenta in veste anonima nascondendosi dietro a un nickname, ma questa volta faccio un eccezione per soddisfare la tua “curiosità”. Lo scopo di questo mio blog non è quello di convertire i lettori a qualche religione ma solo di incoraggiarli a leggere le Sacre Scritture, a riflettere sul messaggio in esse contenuto e anche a confrontare quello che essi credono riguardo a Dio e alla Sua volontà con ciò che è scritto in questo Libro poiché io credo, come uno degli uomini che fu usato per scriverlo ha riportato, che esso non è “parola di uomini, ma, come è veramente … Parola di Dio” (1Tessalonicesi 2:13) e in quanto tale, in materia di fede, è l’unica fonte di verità che abbiamo a disposizione (cfr. Salmo 119:160, VR e Di; 118:160, CEI; Giovanni 17:17). Il mio invito è quello di farlo senza alcuna sorta di pregiudizio; questo è evidente anche dalle versioni bibliche che generalmente uso, che sono le più accettate dalla maggioranza, anche penalizzando versioni più comprensibili, perché scritte in italiano moderno e più fedeli ai testi in lingue originali, ma soggette a prevenzione. Lo spirito è quello descritto dall’apostolo Paolo in 1Corinzi 9:20-23. In quest’ottica deve inquadrarsi anche la risposta alla tua domanda sull’uso del nome divino e, in ogni caso, sull’argomento ti rimando al mio post del 17/4/2011 – UNA STORIA FINITA – XIV parte. Per quanto riguarda, infine, le figure che uso, semplicemente scelgo di volta in volta quelle che meglio illustrano l’argomento dei miei post, tutto qui! Spero di aver soddisfatto la tua “curiosità” così come mi auguro che essa, nel futuro, con un po’ più di perspicacia, sia rivolta ad aspetti meno formali e più sostanziali. Un caro saluto. G.

    • violapalma ha detto:

      Ciao Gianni, io non so neppure come si doveva fare x non essere anonimi, ho lasciato la “mia mail” alla quale è arrivato un messaggio in cui mi si avvertiva che c’èra una replica, io pensavo la mail arrivasse a te .Detto questo il mio nome è Viola, e poichè conosco ogni parola delle scritture..certo non a memoria..ma come ti ho premesso nel precedente mesg,non contesto le scritture nè chi fa quello che stai facendo tu…anzi… la chiesa non lo ha mai fatto e siccome desideravo sapere la verità ho iniziato da sola e poi aiutata da persone molto esaustive.circa la mia sete e desiderio di conoscere la parola Di Dio.
      Nel mio messaggio c’èra solo pura e sincera (senza malanimo o secondi fini) domanda a legittima domanda che mi si poneva alla mente…poichè conosco le immagini che publichi, la mia non voleva neppure essere una critica ai soggetti che di volta in volta scegli.
      Cito le tue ultime righe:
      ,… mi auguro che essa, nel futuro, con un po’ più di perspicacia, sia rivolta ad aspetti meno formali e più sostanziali. Un caro saluto. G….Comprenderai che non conoscendo la persona che scrive,cosa scrive e aggiungo ho letto solo questo post ..agli altri ho dato una scorsa..proprio per la curiosità sulle immagini… l’essere” cauti “e attenti non sia mancanza di perspicacia, ma semplice e legittima attenzione e curiosità.Con questo non ritengo di aver leso alcun diritto di chicchessia e soprattutto il tuo….ora vado a leggere il posto consigliato e ti lascio un saluto Viola

      • GIANNI ha detto:

        Cara Viola ti assicuro che anche nella mia risposta non c’era alcuna animosità. Scrivere così direttamente fa un po’ parte del mio carattere ma ti confesso che un po’ l’ho fatto anche di proposito perché tutto ciò che viene scritto nel mio blog, inclusi i commenti, è pubblico e alla portata di tutti, quindi ho colto l’occasione del tuo commento per rendere noto come è concepito il blog. In ogni caso è per me un vero piacere fare la tua conoscenza, il tuo apprezzamento per le Sacre Scritture è di sicuro motivo di incoraggiamento per tutti quelli che amano la verità; inoltre condivido e stimo anche la tua assennatezza nel muoverti con cautela poiché il Web nasconde molte insidie e dietro la sua maschera, purtroppo, si nascondono molti malintenzionati. Di sicuro mi farà sempre piacere condividere con te, se e quando lo ritieni opportuno, pensieri ispirati alla Parola di Dio. G.

  3. Regina Resta ha detto:

    “chiunque vive e crede in me, non morirà mai” (Giovanni 11:26 – VR). Questa è la mia speranza.

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