PREZIOSE LEZIONI DI VITA DALLE STORIE BIBLICHE – VI

“IL SIGNORE HA RIEMPITO IL MIO CUORE DI GIOIA, IL SIGNORE HA RISOLLEVATO IL MIO SPIRITO ABBATTUTO”

1Samuele 2:1

 Anna pregava in cuor suo – 1Samuele 1:13
 Anteprima
In una occasione una donna disse a Gesù: “felice il grembo che ti ha portato”, ma egli le rispose: “no, felici coloro che ascoltano la parola di Dio e l’osservano” (Luca 11:27,28 – JLT). Indirettamente, con queste parole egli indicò la questione di fondo riguardo al ruolo della donna nella società: la sua felicità non sarebbe dipesa da fattori e circostanze individuali ma dalla sua relazione con Dio. Quando la prima coppia umana si ribellò contro la guida divina innescò un meccanismo perverso che incrinò non solo il buon rapporto con il suo Creatore ma fece venir meno anche lo spirito di collaborazione che i diversi componenti della razza umana avrebbero dovuto manifestare per costruire la loro eterna felicità. Prevedendo un tale disastro Dio, dopo aver detto all’uomo: “il suolo sarà maledetto per causa tua”, disse alla donna: “i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te” (Genesi 3:16,17 – VR). Il tempo ha dimostrato la veridicità di tali parole: l’uomo, abusando del ruolo guida che Dio gli aveva affidato nella famiglia umana, ha trasformato la donna  da una creatura del tutto uguale a lui in quanto a dignità e diritti, quale Dio l’aveva creata, in un essere sottoposto da usare per la propria brama e soddisfazione, ricorrendo spesso alla violenza. Privata della propria dignità, la donna ha sofferto di indicibili sopraffazioni.
Nei nostri giorni, però, osserviamo un forte movimento di opinione volto a cambiare tale tendenza e il ruolo della donna nella società è notevolmente cresciuto. Possiamo dire che si è intrapresa la strada per ridare alla donna il rispetto e l’onore a cui ha diritto? Sebbene la sua partecipazione alla vita politica, economica e sociale sia in continua crescita, i problemi di fondo della donna rimangono radicati nella società mondiale: povertà, lavoro incessante, discriminazione e violenza sono ancora la sorte di milioni e milioni di donne in tutta la terra, non solo nei paesi cosiddetti “sottosviluppati” ma anche nelle nazioni di maggior crescita economico/sociale. Perché? La Parola di Dio spiega in cosa consiste quel “meccanismo perverso” a cui ho accennato sopra; essa dice “l’uomo (e anche la donna) non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23 – CEI). Gli uomini e le donne non sono stati creati con la capacità di autodeterminarsi. Essi hanno bisogno della guida del loro Creatore per avere successo nella vita. Finché agiranno indipendentemente da tale guida i loro piani saranno frustrati, inclusi quelli di riportare la donna alla posizione di pari dignità con l’uomo che Dio aveva stabilito all’inizio. Dio, il Creatore della donna, e solo lui rimetterà le cose a posto mediante un governo che, sostituendo i fallimentari governi umani, garantirà giustizia e diritto su tutta la terra (cfr. Daniele 2:44; Isaia 65:17; Geremia 33:15; 2Pietro 3:13).
Dio ha sempre mostrato di avere a cuore il benessere e la felicità della donna e nella sua Parola troviamo innumerevoli esempi di come è intervenuto in soccorso di fedeli donne in difficoltà a causa dell’ingiustizia umana. Uno di questi viene preso in esame in questo post e serve ad incoraggiare tutte quelle donne che tutt’ora soffrono e forse non vedono una via d’uscita alla loro afflizione a rivolgersi con fiducia al proprio Creatore perché Egli “è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6 – Di).
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“La giornata internazionale della donna (comunemente definita festa della donna) ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo”.
Inizia così, su Wikipedia, la storia di questa celebrazione. Ma, pur essendo nata con una marcata connotazione politica e sociale, la festa col tempo ha assunto un carattere sempre più commerciale con la vendita di gadget, di mimosa, il fiore scelto a rappresentarla (basta dare un’occhiata al tam-tam che corre su Internet) e con il business dei ristoranti che in questa giornata si riempiono del chiacchiericcio e delle illusioni libertarie delle donne. E che dire dei valori che essa dovrebbe rappresentare? Il  rapporto costo/benefici sembra gravare piuttosto negativamente sulla questione.
A detta di molte donne le cosiddette “conquiste sociali, politiche ed economiche” hanno avuto un caro prezzo e a pagarlo è stato principalmente il nucleo familiare. Sul libro Woman on a Seesaw l’autrice, Hilary Cosell, giornalista e produttrice televisiva, riporta la lamentela di un’esasperata donna in carriera che ha detto: “Ho così tanta carne al fuoco in questo momento che non credo sia rimasto qualcosa di me da dedicare a qualcos’altro. Sono una professionista che lavora troppo, una madre troppo stanca, un’amica delle ore liete e una moglie a mezza giornata. Altro che superdonna! Direi piuttosto una donna stordita”. Sembra, quindi, che le conquiste femminili sotto certi aspetti hanno peggiorato la condizione della donna che ha scoperto di dover lottare sotto il peso di due occupazioni: una al lavoro e una a casa. “Il Lavoro di una Donna… Non Finisce Mai!” ha scritto qualcuno (AA.VV. – Edicart Edizioni); può sembrare una frase fatta, ma esprime una verità che spesso viene trascurata: una donna con famiglia non ha il lusso di un lavoro a orario fisso; a differenza di molti uomini, non può farsi le sue otto ore di lavoro e basta. Se un bambino piange di notte, chi è più probabile che accorra? Chi fa le pulizie, lava e stira? Chi prepara da mangiare e serve in tavola quando il marito torna a casa dal lavoro? Chi sparecchia la tavola, lava i piatti e poi prepara i bambini per metterli a letto?
E che dire delle “violenze” di cui le donne sono “fatte oggetto” a tutt’oggi? Nel suo libro Feminism Without Illusions: A Critique of Individualism Elizabeth Fox-Genovese, ex leader del movimento femminista e Direttrice dell’Istituto di Studi sulle Donne in USA, recentemente scomparsa, ha scritto: “C’è motivo di credere che molti uomini … siano sempre più tentati di usare la forza nell’unica situazione in cui essa dà ancora loro un netto vantaggio: nella loro relazione con le donne. Se questo mio sospetto è vero, allora abbiamo a che fare con una tragedia di enormi proporzioni”. Questa “tragedia di enormi proporzioni” purtroppo non è un semplice sospetto ma una realtà che coinvolge milioni di donne che ogni giorno devono subire le prepotenze del marito, del padre o di un qualsiasi altro maschio. E anche quando i maltrattamenti vengono denunciati alle autorità, spesso questo non impedisce a qualche marito vendicativo di uccidere la moglie. In molti casi la legge non è in grado di proteggere una moglie minacciata e terrorizzata. Un rapporto del Senato degli Stati Uniti afferma che “secondo uno studio, in oltre metà di tutti i casi di uxoricidio la polizia era stata chiamata nell’abitazione cinque volte nell’anno precedente per investigare su una denuncia di violenza domestica”. In alcuni casi estremi, per proteggersi da ulteriori violenze è la moglie che è costretta a uccidere il marito. D’altra parte molti uomini, pur non usando necessariamente violenza fisica alle donne, si possono definire misogini a livello subliminale: anziché ricorrere alla violenza fisica, usano maltrattamenti e violenze di natura psicologica.
Infine, tra gli svantaggi che il mutato ruolo della donna ha prodotto c’è da considerare una marcata erosione dei valori morali nel mondo femminile. Ad esempio, l’aver anteposto la propria carriera al matrimonio, una istituzione che pian piano sta scomparendo, ha influito anche sulla sessualità col dilagare dei rapporti al di fuori della relazione matrimoniale. Questa accresciuta “libertà” va di pari passo con l’aumento dei casi di aborto volontario effettuati a seguito di gravidanze indesiderate. Inoltre, secondo recenti statistiche, negli ultimi anni i reati commessi dalle donne sono aumentati molto più rapidamente che fra gli uomini. In un paese come gli Stati Uniti, ad esempio, tempo fa è stato calcolato che il numero delle donne arrestate per frode è aumentato di quasi il 50% rispetto al 13% verificatosi tra gli uomini; anche il reato di appropriazione indebita ha registrato un aumento intorno al 50% rispetto al 15% registrato tra gli uomini. Per fare un altro esempio significativo, fra le donne è anche aumentato il consumo di tabacco, un tempo prerogativa quasi esclusivamente maschile, e il cancro polmonare da fumo sta prendendo il posto dei tumori al seno come principale causa di morte per cancro fra le donne.
Sembra quindi che, nonostante le paventate “conquiste”, la condizione della donna non sia granché migliorata nel corso del tempo. Megan Marshall, studiosa e scrittrice americana, finalista per il Premio Pulitzer nel 2006, nel suo libro The Cost of Loving rivela che l’accresciuto ruolo pubblico della donna “nasconde a malapena le ferite della sfera privata: delusioni amorose, promiscuità inevitabile, esperienze omosessuali, aborti, divorzio, e pura e semplice solitudine”. Perché, allora, nonostante l’accresciuto ruolo che la donna ha conquistato nella società i risultati sono generalmente così deludenti?
Scrisse, sotto ispirazione divina, un profeta dell’antichità: “l’uomo (e anche la donna) non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23 – CEI). Secondo la Parola di Dio c’è una innata incapacità della razza umana ad autodeterminarsi. Senza la guida e i consigli del suo Creatore l’umanità non ha successo perché non è stata creata per vivere indipendentemente da Lui. Pertanto, anche alla base dell’insuccesso degli sforzi per dare alle donne la dignità e il rispetto che meritano c’è una generale confusione sul ruolo dei due sessi dovuta all’ignoranza dello scopo per cui il loro Creatore l’ha fatti e il conseguente rifiuto della guida divina.
La lotta delle donne è stata più che altro volta a costruire un clone maschile, da manifestare perfino con lo stesso modo di vestire (cfr. Deuteronomio 22:5), adottando lo slogan, molto di moda ma ingannatore, delle “pari opportunità”. Ma la parità che si reclama non sarebbe altro che uno spostamento di responsabilità, politiche, economiche e sociali, da un settore (quello dei maschi) a un altro (quello delle femmine). È questa la via per risolvere il secolare problema della pari dignità e della parità di diritti tra uomini e donne?
La differenza dei ruoli svolti dall’uomo e dalla donna è oggetto di un secolare dibattito. Molti  pensano che sia solo una questione di educazione e di cultura e quindi la questione debba essere risolta in quest’ottica. Ma recenti approfonditi studi condotti in materia hanno dato risultati davvero sorprendenti, che fanno riflettere. Richard Restak, noto neurologo, docente all’Università di Georgetown USA, ha pubblicato i risultati delle sue ricerche in un libro intitolato The Brain: the Last Frontier. Qui vi si legge: “i risultati di recenti ricerche sul cervello indicano che alcune differenze di comportamento fra gli uomini e le donne si basano su differenze nel funzionamento del cervello che sono biologicamente innate e che non è probabile siano mutate solo da fattori culturali”. Sebbene le prove siano ancora incomplete, tali risultati collimano con il racconto biblico della creazione dove possiamo leggere queste parole pronunciate dal Creatore dell’uomo e della donna: “Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” (Genesi 2:18 – VR). Analizzando il testo ebraico vediamo che il sostantivo “aiuto” traduce il termine ‛èzer, un termine che viene spesso usato nelle Scritture in relazione a Dio (esempio in Salmo 32:20 – VR e Di, 33:20 – CEI; Esodo 18:4; Deuteronomio 33:7), pertanto non gli si può attribuire alcun significato riduttivo del ruolo. In quanto al termine ebraico tradotto “adatto a lui” (ebraico nèghedh), uno studioso biblico spiega: “Io gli farò un aiuto adatto a lui; עזר כנגדו ‛èzer nèghedh, un aiuto, una controparte di se stesso, quella formata da lui e una perfetta somiglianza della sua persona. Se la parola è resa scrupolosamente alla lettera, significa una come, o come lui stesso, che sta di fronte a o davanti a lui. E questo implica che la donna doveva essere una perfetta somiglianza dell’uomo, non essendo né inferiore né superiore, ma essere in tutto come e uguale a lui” (Clarke’s Commentary on the Bible). Dunque il primo a stabilire “pari opportunità” tra l’uomo e la donna fu proprio il loro Creatore: creando la donna, peraltro traendola da una parte dell’uomo (cfr. Genesi 2:22), Dio fece un essere perfettamente uguale a l’uomo  in quanto a importanza, dignità e diritti. Questo fondamentale aspetto venne ribadito anche con l’avvento del cristianesimo allorché l’apostolo Paolo scrisse: “nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna; come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna” (1Corinzi 11:11-12). Tuttavia Dio creò la donna con caratteristiche diverse dall’uomo, dandole una propria costituzione mentale, fisica ed emotiva. Pertanto l’uno aveva qualità che l’altra non aveva e viceversa, caratteristiche che li avrebbero fatti agire in modo diverso. L’esperienza dice che di regola  le donne hanno qualità più tenere degli uomini: sono più inclini a essere socievoli, sensibili e ad avere considerazione; spesso hanno più pazienza. Agli uomini generalmente viene riconosciuta una maggiore razionalità nonché una maggiore forza fisica che li rendono più adatti a fare lavori pesanti e a prendere la direttiva per provvedere alla famiglia e proteggerla. Perciò, anche se non si può parlare di qualità esclusivamente maschili o puramente femminili perché, ad esempio, ci sono uomini che  danno prova di una delicatezza straordinaria nel modo in cui trattano gli altri e donne che sono dotate di una logica ferrea, non c’è dubbio che le loro caratteristiche principali attestano che furono progettati per adempiere ruoli diversi. Solo che, nell’esercizio delle rispettive funzioni nessuno sarebbe stato inferiore all’altra, entrambi dovevano collaborare, “complementarsi” o “completarsi” a vicenda. Il proposito di Dio era chiaro al riguardo: “l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne” (Genesi 2:24 – Di). C’era bisogno di entrambi per ‘riempire la terra’ secondo il proposito del Creatore (cfr. Genesi 1:28). Dopo averli creati, il racconto dice che “Dio vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” (Genesi 1:31 – Di). Rispettando la sua volontà e collaborando tra loro l’uomo e la donna sarebbero stati benedetti dal loro Creatore e sarebbero stati per sempre felici sulla terra.
Ma le cose non andarono come Dio aveva progettato. La prima a rifiutarsi di collaborare fu proprio la donna. Istigata a ribellarsi contro un comando divino, anziché consultarsi col marito decise da sola cosa fare e scelse di fare la cosa sbagliata. L’uomo, suo marito, invece collaborò, ma in senso sbagliato: si unì alla moglie nella disubbidienza. Dio valutò molto più grave l’azione dell’uomo il quale, essendo stato creato per prima aveva più esperienza, inoltre aveva ricevuto direttamente da Dio le istruzioni su come comportarsi, che poi aveva trasmesso alla moglie, e anche perché, nella creazione, gli erano state date le qualità per assumere un ruolo guida, di responsabilità all’interno della sua famiglia (cfr. 1Timoteo 2:14. Per i particolari di quella scena leggi il mio post del 17/11/2010 – UNA STORIA FINITA – III parte). La conseguenza di quella scelta sbagliata fu che persero entrambi il senso della misura dei rispettivi ruoli e venne meno quello spirito di collaborazione e di reciproco rispetto che il Creatore si aspettava ci fosse tra due esseri intelligenti.
Da lì iniziarono i guai per la donna poiché, nella sua lungimiranza, il suo Creatore le disse: “i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te” (Genesi 3:16 – VR). Il naturale desiderio della donna d’avere un marito sia per la sua soddisfazione affettiva e intima che per avere una casa, dei figli, la sicurezza e la compagnia non sarebbe stato più manifestato in modo equilibrato perché ella avrebbe cercato di usurpare il ruolo assegnato al marito e questi si sarebbe opposto, anche in maniera brutale. Questo è quello che è effettivamente accaduto, fin dall’inizio della ribellione. Quando Dio gli presentò la donna, l’uomo con una calorosa espressione poetica disse: “questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne” (Genesi 2:23 – VR). Ma subito dopo la trasgressione egli si riferì gelidamente a lei come la “donna che tu mi hai messa accanto” (Genesi 3:12 – VR). Nacque così un modello negativo della vita familiare che da allora ha caratterizzato la razza umana e la donna è quella che ne ha subito le conseguenze peggiori poiché gli uomini hanno abusato, spesso usando la forza e la violenza, del loro ruolo guida.
Nel pronunciare le parole sopra riportate non significa affatto che Dio volesse giustificare o approvare l’egoistico predominio che gli uomini avrebbero assunto nelle relazioni umane a danno delle donne. Infatti, pur tollerando per qualche tempo che perfino i suoi servitori adottassero usanze che umiliavano le donne, Dio regolamentò tali usanze a tutela delle donne stesse così che queste potessero mantenere la loro dignità e godere di molti diritti e privilegi. Non a caso la sua relazione con la nazione di Israele fu paragonata a quella tra un marito e una moglie. Osserva, al riguardo, l’Encyclopaedia Judaica: “Solo in una società in cui le donne erano rispettate sarebbe stato possibile paragonare profeticamente l’amore di Dio per Israele a quello di un marito per sua moglie”. Diversi passi biblici attestano come Dio spesso paragonò i suoi sentimenti a quelli delle donne (cfr. Isaia 42:14; 49:15; 66:13). Diversi esempi sono narrati nelle Scritture che attestano la tenera cura che Dio ha delle donne e di come spesso è intervenuto per proteggere quelle donne che, anziché confidare nelle soluzioni umane, si sono rivolte a Lui per ricevere guida e far fronte alle difficoltà che la vita riservava loro.
Uno di questi è riportato nel 1° libro di Samuele. È la storia di Anna (dall’ebraico “Hannah”, che significa “favore, grazia”), una donna devota e umile, come possono esserlo milioni di donne anche oggi. Visse in un epoca in cui le famiglie erano numerose ma lei aveva un problema: non poteva avere figli. In quella società la sterilità era considerata un disonore fra le donne e si pensava perfino che fosse un segno di indegnità agli occhi di Dio. Nonostante questo Anna era teneramente amata dal proprio marito, Elcana, un israelita di discendenza levitica, la tribù sacerdotale. Ma proprio Elcana, anche se indirettamente o involontariamente, era la causa principale della sofferenza di sua moglie. Era poligamo, avendo sposato, oltre ad Anna, un’altra donna di nome Peninna. Questa a differenza di Anna generò molti figli e per questo motivo passava la sua vita a far penare Anna tormentandola con riferimenti alla sua sterilità. Sotto certi aspetti, però, anche Peninna era vittima della scelta di Elcana poiché doveva soffrire molto il fatto che fosse meno amata di Anna e lo dimostrava con la sua gelosia. La poligamia non era certo l’ideale per una serena vita familiare: rivalità, litigi e ansie erano all’ordine del giorno. Questo tipo di unione era molto lontano dalla norma originale che Dio aveva stabilito nel giardino di Eden, la monogamia (cfr. Genesi 2:24).
l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne
Fra i servitori di Dio dei tempi biblici le donne erano generalmente trattate bene. Tuttavia c’erano alcune usanze che degradavano il ruolo della donna. Nel valutare tali usanze, però, è bene tenere presenti certi fattori. Primo, quando la Parola di Dio descrive situazioni spiacevoli dovute all’egoistico predominio di uomini malvagi, non significa che Dio approvasse tale modo di trattare le donne. Secondo, pur tollerando per qualche tempo certe usanze fra i suoi servitori, Dio le regolamentò a tutela delle donne. Terzo, non dobbiamo commettere l’errore di giudicare le usanze antiche in base a criteri moderni; certe usanze che oggi possono sembrare sgradevoli non erano necessariamente degradanti agli occhi delle donne di quei tempi. Prendiamo, ad esempio, la poligamia. Non fu certamente Dio a dare inizio a tale consuetudine; Egli semplicemente la tollerò per un certo periodo di tempo ma nel contempo stabilì delle norme severe per impedirne gli abusi. Quando creò la prima coppia umana Dio disse: “l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne” (Genesi 2:24 – Di). Pertanto il modello di vita familiare che Egli stabilì era monogamico e tale doveva rimanere per l’eternità. Ma la ribellione di quella prima coppia cambiò le carte in tavola e quell’alta norma morale col tempo venne calpestata da uomini che persero di vista la perfetta concezione del matrimonio che Dio aveva stabilito. Il primo a violare questa norma fu Lamec, un discendente dell’infedele Caino (cfr. Genesi 4:19). Ciò nonostante fedeli servitori di Dio continuarono a rispettarla. Noè, che visse in un tempo contemporaneo a Lamec, ebbe una sola moglie, come ognuno dei suoi tre figli. Abramo anche ebbe una sola moglie, Sara, e suo figlio Isacco ugualmente sposò una sola donna. Comunque, col tempo, la poligamia divenne una consuetudine anche tra i fedeli servitori di Dio. Giacobbe, il figlio di Isacco ebbe due mogli, Rachele e Lea, anche se non per sua scelta, poiché fu ingannato dal suocero, Labano. Giacobbe divenne il capostipite della nazione d’Israele che sorse dalla discendenza dei suoi dodici figli, tuttavia Dio nella sua Parola ha reso pubbliche le tensioni e i conflitti che nacquero all’interno della sua famiglia per aver seguito tale consuetudine.  Nella Parola di Dio la poligamia viene sempre presentata sotto una luce negativa e nella Legge che diede al popolo di Israele Dio stabilì norme che scoraggiavano tale pratica; quando, nella sua preveggenza, annunciò che gli Israeliti avrebbero chiesto un re umano, nel concederglielo Egli ordinò: “non deve procurarsi un gran numero di mogli, affinché il suo cuore non si svii” (Deuteronomio 17:17). Tuttavia la tollerò. Perché? L’apostolo cristiano Paolo lo spiegò scrivendo ai suoi conservi di origine ebraica che si trattava di “prescrizioni umane, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate” (Ebrei 9:10 – CEI). Dio non ritenne opportuno abolire tale usanza in quel tempo, così come, ad esempio, non abolì la schiavitù, ma la regolò. Egli, con la sua perfetta comprensione della natura umana, si rendeva conto che quegli uomini non erano ancora pronti per cambiare quella consuetudine che si era ormai affermata da tempo. Quello era “un popolo dal collo duro” che aveva ancora molta difficoltà a fidarsi di Dio e a osservare la sua Legge nonostante le cose prodigiose che Egli aveva fatto in loro favore (Esodo 32:9). Pertanto Dio ritenne che quello non era ancora il tempo di ristabilire tutte le cose secondo la norma perfetta. Quel tempo giunse con la comparsa di Cristo sulla terra e da allora Dio iniziò a mettere le cose a posto. Con la formazione della comunità cristiana, la “nuova nazione” formata dai discepoli di Gesù di tutta la terra che sostituì nel proposito di Dio l’infedele Israele, Dio non tollerò più la poligamia. Da allora la norma per il matrimonio tornò a essere quella che era all’inizio, quando Dio creò l’uomo e la donna: un solo marito, una sola moglie. Oggi questa è la norma per i veri adoratori di Dio in tutto il mondo (cfr. Marco 10:8; 1Corinzi 7:2; 1Timoteo 3:2,12; Tito 1:6).
Peninna, facendosi forte della sterilità di Anna, trovava spesso il modo di farla soffrire. Il racconto biblico dice che ella “mortificava continuamente Anna per amareggiarla” (1Samuele 1:6 – VR). In una occasione, durante il viaggio annuale che Elcana faceva con tutta la famiglia a Silo, dove gli Israeliti avevano eretto un tabernacolo, Anna era così vessata da scoppiare in un pianto dirotto, tale da non riuscire neanche a mangiare, nonostante che Elcana cercasse di consolarla dicendole: “per te io non valgo forse più di dieci figli?” (1Samuele 1:8 – VR). In una circostanza del genere, voi donne, come vi sareste comportate? Avreste forse cercato di rivalervi dell’ingiustizia subita accusando Peninna davanti ad Elcana? Immaginate però come si sarebbe intensificata l’animosità di quest’ultima e con quale danno per l’intera famiglia. Ma Anna non menzionò le cattiverie di Peninna. Non è detto quanto Elcana si rendesse conto delle meschinità di cui Peninna era responsabile, ma Dio certamente vedeva tutto e nella sua Parola presenta un quadro completo della questione, proprio come scrisse di Lui il profeta: “hai gli occhi aperti su tutte le vie dei figli degli uomini, per dare a ciascuno secondo le sue opere e secondo il frutto delle sue azioni” (Geremia 32:19 – Di). Queste parole rappresentano un monito per tutti: Dio osserva con attenzione tutte le opere degli uomini, incluse quelle compiute contro le donne. Egli ha intenzione di rendere giustizia a tutte le persone innocenti e pacifiche e, al tempo e nel modo da lui stabiliti,di mettere le cose a posto, come è ancora scritto: “non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto” (Ebrei 4:13 – CEI). È quindi confortante sapere che “gli occhi del Signore sono sopra i giusti e le sue orecchie sono attente alle loro preghiere” (1Pietro 3:12 – CEI).
Probabilmente anche Anna lo sapeva, poiché fu proprio a Dio che si rivolse per chiedere aiuto. Appena le fu possibile si recò nel tabernacolo e, singhiozzando, pronunciò la sua preghiera, con tutta la fede e la speranza che aveva nel cuore. Il racconto dice che le tremavano le labbra mentre formulava mentalmente le parole che esprimevano tutta la sua pena, tanto che il Sommo Sacerdote che la stava osservando pensò che fosse ubriaca e la rimproverò. Ma anche in questo caso Anna diede uno straordinario esempio di fede. Non si stizzì per essere stata mal giudicata e non lasciò che le imperfezioni di un uomo interferissero con la sua relazione con Dio ma rispettosamente spiegò la sua situazione. Già solo questo suo atteggiamento umile e pacifico le fu di molto aiuto poiché è scritto che, terminato di pregare, “se ne andò per la sua via, prese cibo e il suo aspetto non fu più triste” (1Samuele 1:9-18 – Di). Aveva rimesso la questione nelle mani del suo Dio, avendo fiducia che Egli si interessava di lei. Non sapeva esattamente quale sarebbe stato l’esito della sua preghiera ma confidava che Dio l’avrebbe aiutata e questo la fece sentire intimamente in pace. Quale lezione se ne può trarre? Quando la tristezza per le ingiustizie subite  invade l’animo al punto di diventare un peso quasi insostenibile, come Anna ci si può rivolgere apertamente a Colui che “ascolta la preghiera” (Salmo 64:3 – CEI; 65:2 – VR e Di). Se si fa con fede, può darsi che la tristezza lasci il posto alla “pace di Dio, che è più grande di quanto si possa immaginare” (Filippesi 4:7 – PdS-TILC).
La fiducia di Anna nel suo Dio non fu mal riposta: con il passare dei mesi la sua serenità si trasformò in una gioia sconfinata. Dio aveva ascoltato la sua preghiera ed ella era incinta! Quando partorì, chiamò il bambino Samuele. Nella sua preghiera Anna aveva fatto un voto: se fosse rimasta incinta il bambino che sarebbe nato l’avrebbe “offerto a Dio” per il servizio nel tabernacolo. Nella sua felicità Anna non dimenticò quella promessa e appena il bambino fu svezzato, di comune accordo con il marito lo portò a Silo, affidandolo al Sommo Sacerdote, proprio quello che l’aveva mal giudicata, perché fosse addestrato nel servizio presso il tabernacolo. Non lo fece di malavoglia, anche se separarsi da quel figlio tanto desiderato dovette essere doloroso. I genitori possono imparare molto da Anna ed Elcana: nel crescere i figli spesso si concentrano sul dare loro tutto dal punto di vista materiale, ma ne trascurano i bisogni spirituali. Anna e suo marito misero al primo posto la spiritualità, e questo influì moltissimo sul tipo di uomo che quel bambino divenne (cfr. Proverbi 22:6). A Silo Anna pronunciò di nuovo una preghiera che dimostrò ancora una volta quanta fede riponesse in Dio. Le sue commoventi parole furono:
Il Signore ha riempito il mio cuore di gioia, il Signore ha risollevato il mio spirito abbattuto. Ora posso ridere dei miei nemici; Dio mi ha aiutata: sono piena di gioia. Solo il Signore è santo, lui solo è Dio. Solo il Signore è roccia sicura. Smettete di dire parole superbe, basta con le frasi arroganti, perché il Signore è un Dio che sa tutto, egli giudica le azioni di ognuno. Egli spezza l’arco dei forti, riveste i deboli di forza. Chi aveva cibo a sazietà ora deve lavorare per un pezzo di pane. Chi invece soffriva la fame ora non deve più faticare. La donna sterile genera molti figli, quella che era feconda appassisce. Il Signore fa morire e fa vivere, fa scendere e risalire dal regno dei morti. Il Signore rende poveri e ricchi, umilia e innalza. Rialza il povero dalla polvere, solleva l’infelice dalla miseria: lo fa sedere in mezzo ai prìncipi, gli riserva un posto d’onore, perché il Signore è il fondatore del mondo e lo sostiene. Egli protegge il cammino di chi gli è fedele; mentre il malvagio svanisce nelle tenebre, nessuno avrà successo con le sue forze. I nemici del Signore saranno distrutti, quando lui, l’Altissimo, tuonerà dal cielo. Il Signore è giudice di tutta la terra, darà potenza al re del suo popolo, renderà forte il re che si è scelto” (1Samuele 2:1-10 – PdS-TILC).
Quante donne che dichiarano di avere fede oggi sono in grado di pronunciare preghiere così sentite e significative? Le preghiere delle donne fedeli, sia nell’antichità che nei nostri giorni, non sono mai meccaniche, stereotipate, abitudinarie, ripetitive, come tante litanie che si sentono pronunciare oggi. Le loro parole sono estemporanee, adatte alla circostanza, dettate dal cuore e non pronunciate mnemonicamente, a cantilena (cfr. Matteo 6:6,7). Anche Maria, la madre di Gesù, quando l’angelo le annunciò che sarebbe rimasta incinta per volere di Dio, pronunciò parole di lode al Signore facendo eco ad alcune delle espressioni usate da Anna (cfr. Luca 1:46-55).
Neanche il suo amore di mamma riuscì a condizionare la fiducia che Anna aveva in Dio. Ella confidò che il Signore si sarebbe preso cura anche del piccolo Samuele. Ogni anno Anna tornava a Silo e portava a Samuele un efod di lino, un manto senza maniche che avrebbe indossato per il servizio nel tabernacolo. Immaginiamo con quanta cura ella realizzava quell’indumento: ogni singola cucitura doveva essere un segno della tenerezza e dell’amore che provava per quel figlio. In quella circostanza poteva anche rendersi conto della crescita non solo fisica, ma soprattutto spirituale del bambino il quale, fin dalla giovane età, venne impiegato da Dio come suo rappresentante e profeta per guidare l’intera nazione nella vera adorazione (cfr. 1Samuele 2:26). A lei, infine, Dio riservò altre benedizioni. Quando, insieme al marito, portò il piccolo Samuele a Silo, il Sommo Sacerdote li benedisse entrambi dicendo ad Elcana: “il Signore ti conceda di avere altri figli da questa donna in cambio del bambino che gli avete consacrato”. Ed Anna ebbe la gioia di veder realizzata quella benedizione divenendo madre di altri tre ragazzi e due ragazze (1Samuele 2:20,21 – PdS-TILC).
Dal tempo di Anna la società umana ha subito radicali trasformazioni e anche il ruolo della donna è notevolmente cambiato. Le lotte per la parità di diritti hanno dato alle donne molte più opportunità di partecipare alla vita sociale e di assumere anche incarichi di grande responsabilità nella guida politica ed economica delle nazioni. Ma i problemi di fondo restano e nella maggioranza dei casi si sono aggravati. Povertà, lavoro incessante, discriminazione e violenza sono ancora la sorte di milioni e milioni di donne in tutta la terra. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite circa 1 miliardo e mezzo di persone, – più di 1/5 dell’attuale popolazione mondiale – vivono oggi in estrema povertà e di queste oltre il 70% sono donne. Confermando questo aspetto James Wolfensohn, che è stato Presidente della Banca Mondiale dal 1995 al 2005, ha detto che “le donne fanno due terzi del lavoro del mondo … Eppure guadagnano solo un decimo del reddito mondiale e possiedono meno dell’uno per cento dei beni del mondo. Sono tra i poveri più poveri del mondo”. Nel mondo, poi, ci sono circa 800 milioni di analfabeti, di questi 2/3 sono donne. Ma ancora più traumatica dell’opprimente povertà è la violenza che continua a rovinare la vita di tante donne. I dati resi noti in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, celebrata lo scorso 25 novembre 2011, dicono che nel mondo circa il 20% delle donne ha subito violenza sessuale da bambina e una donna su tre tra i 15 e i 70 anni ha subito episodi di violenza fisica o sessuale da parte di un partner. Nella maggioranza dei casi il teatro di tale violenza è stata la propria casa. Purtroppo i paesi dove la maggior parte della popolazione si dichiara “cristiana”, come il nostro, non sono immuni da questa piaga e molto spesso sono proprio gli “ecclesiastici” a esserne protagonisti.
Cambierà mai questa situazione? Ci sono prospettive reali che un giorno le donne vengano trattate con rispetto e considerazione, ovunque?
La storia di Anna dimostra quanto Dio si interessa dei problemi delle donne e quanto ha a cuore il loro benessere. I suoi sentimenti verso le donne sono ben espressi nella sua Parola scritta. Ad esempio, riguardo alla donna che lavora, Dio ha raccomandato: “Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino” (Proverbi 31:31).  Dunque Dio vuole che le donne siano apprezzate e lodate per il loro strenuo lavoro e adeguatamente rimunerate. Mediante l’apostolo Pietro poi ha raccomandato ai mariti: “trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore” (1Pietro 3:7 – CEI). E, ancora, per mezzo dell’apostolo Paolo decretò: “i mariti devono amare le loro mogli, come i loro propri corpi; chi ama la propria moglie ama se stesso … ciascuno di voi così ami la propria moglie come ama se stesso” (Efesini 5:28,33 – Di).
Ma ciò che più dovrebbe confortare e rallegrare il mondo femminile è il dichiarato proposito di Dio di ristabilire le condizioni originarie della creazione e, con queste, anche le “pari opportunità” di dignità e diritti tra l’uomo e la donna, pur mantenendo ciascuno le caratteristiche peculiari dei rispettivi ruoli per cui sono stati creati. Egli ha promesso un sistema completamente nuovo per questa terra sotto la guida di un governo celeste che sarà assolutamente imparziale. Mediante i suoi profeti ha fatto scrivere: “io creo nuovi cieli e nuova terra, e le cose di prima non si ricorderanno più e non verranno più in mente” (Isaia 65:17 – Di). Il profeta Daniele ha anche scritto: “il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre” (Daniele 2:44 – CEI). Questi “nuovi cieli”, cioè il Regno, o governo, che Dio ha affidato nelle mani di Cristo Gesù, domineranno su una “nuova terra”, cioè su una nuova società umana composta da uomini e donne decisi a rispettare le norme divine. Solo allora le distinzioni di classe e di genere create dall’uomo e tutte le conseguenti discriminazioni saranno eliminate per sempre. Sarà allora che tutte le donne potranno ricevere la considerazione, il rispetto e l’amore che nei passati seimila anni sono loro mancati; anche quelle donne che, dopo aver sofferto terribilmente, si sono addormentate nella morte, anche per loro c’è la speranza di ricevere giustizia su questa terra mediante la risurrezione che Dio ha promesso che avverrà sotto il suo Regno (cfr. Giovanni 5:28,29; Apocalisse 20:13). Come scrisse l’apostolo Pietro spiegando l’applicazione della profezia di Isaia: “noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pietro 3:13 – CEI).

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5 risposte a PREZIOSE LEZIONI DI VITA DALLE STORIE BIBLICHE – VI

  1. franco ha detto:

    se la gente sta perdendo la fede la colpa e della chiesa perche gesu predicava amore e carita, mentre la chiesa dimostra vanita epotere e ricchezza ,predica di aiutare i poveri ma li altri devono aiutare il prossimo e loro a che servono solo a predicare, a me la chiesa piace ma non quelli che ci stanno dentro .amore carita e perdono questa e la vera dottrina di dio pace e bene a tutti e che dio ci aiuti….

    • franco valentino ha detto:

      gesu disse e piu facile che un cammello passi nella gruna di un ago che un prete entri nelle porte del paradiso .

  2. Richelle ha detto:

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  3. Raffaele ha detto:

    Voglio ringraziarti di queste belle gemme spirituali e il modo in cui scrivi sono una panacea, vorrei che scrivessi qualcosa sul re del nord e il re del sud , considerando ciò che sta accadendo in questi giorni grazie

    • GIANNI ha detto:

      Grazie a te, Raffaele, per le tue parole di apprezzamento. Come ho più volte scritto il merito di queste preziose informazioni non è mio, il mio compito è solo quello di mettere insieme pensieri tratti dallo studio che qualificate persone fanno delle Sacre Scritture, persone che amano Dio e la verità e che io credo agiscano sotto la spinta dello spirito santo di Dio (cfr. Matteo 24:45; Giovanni 16:13; 1Corinti 2:10; Atti 5:32). Per quanto riguarda la profezia sul re del nord e il re del sud (cfr. Daniele capitolo 11), poiché le mie considerazioni seguono un filo logico dato la tematica che fa da guida, devi avere un po’ di pazienza poiché, credo, arriverò a trattare anche aspetti di questa profezia quando dovrò scrivere sull’esito finale tra lo scontro che inevitabilmente si verificherà tra i governi umani d’ispirazione satanica e il Regno di Dio stabilito nelle mani del “seme” promesso, Cristo Gesù.

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