PREZIOSE LEZIONI DI VITA DALLE STORIE BIBLICHE – XI

“VEGLIATE … PERCHÉ NON SAPETE IN QUALE GIORNO IL VOSTRO SIGNORE VERRÀ”

Matteo 24:42

 negli ultimi tempi … gli uomini saranno … attaccati ai piaceri più che a Dio
Anteprima
Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore” (1Timoteo 3:1-5 – CEI). Queste parole furono scritte, sotto ispirazione divina, circa 2000 anni fa da un apostolo cristiano, Paolo. Ne vedete l’adempimento nei nostri giorni? Gli avvenimenti mondiali precipitano ogni giorno di più verso il disfacimento globale del sistema politico-economico e sociale stabilito dall’uomo sulla terra. Neppure la religione riesce a far fronte alla crisi, come dimostrano i continui scandali di cui sono protagoniste le gerarchie ecclesiastiche. Avanza, di pari passi, una decadenza generale di princìpi e valori morali che spinge le persone a vivere solo per se stesse e per ciò che possono ottenere al presente, poiché il futuro sembra non poter far sperare nulla di buono. Tutto questo non sta accadendo per caso. La profezia biblica indica che l’attuale sistema di cose che ha rovinato la terra e la vita su di essa è giunto alla sua fine e fra breve tutti noi dobbiamo rendere conto della nostra condotta a Colui che ha creato la terra affrontandone il giudizio. Non è più, dunque, il tempo di vivere come se tutto “rimane come al principio della creazione”, come la maggioranza delle persone pensa, poiché Dio “ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato” (2Pietro 3:4 – CEI; Atti 17:31 – VR). Sappiamo dalle profezie bibliche che questo è il tempo ma “non sappiamo in quale giorno il Signore verrà” e non vorremo farci trovare impreparati o troppo occupati nelle nostre faccende personali quel giorno! Molti, infatti, credono e affermano di essere cristiani, semplicemente perché al momento della loro nascita è stata loro attaccata un’etichetta. Perciò Gesù, parlando del giorno in cui avrebbe portato il suo giudizio disse: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità”. Perché esprime un giudizio di condanna contro tali persone? Lui stesso lo spiegò: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21-23 – CEI). Egli giudicherà le persone in base alle loro azioni e non per ciò che dichiarano di essere; in particolare le giudicherà per come esse stanno vivendo in questi giorni che precedono il suo giudizio: mostrano di credere che stiamo vivendo nel tempo della fine e perciò rivolgono tutta la loro attenzione al messaggio evangelico di “vegliare” in attesa del giorno del Signore o continuano a vivere come se nulla dovesse accadere cercando di farsi “una posizione” in questo sistema e di godersi appieno quello che la vita sembra loro offrire? (cfr. Luca 21:34,35).

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Qualche anno fa il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Vittorio Sgroi, nel corso della relazione annuale sull’amministrazione della giustizia indicò quelle che, a suo parere, erano le cause dell’accresciuta criminalità minorile, e cioè: “crisi di valori, esaltazione di modelli negativi, successo attraverso l’arricchimento facile e rapido … un modello di sviluppo sociale e politico che tende ad esaltare la competitività esasperata”. Secondo quel giudice, oggi c’è “chi non si preoccupa d’altro che di creare stili di vita, lanciarli attraverso poderose campagne pubblicitarie, imporli all’attenzione dei più giovani determinando in loro una forte dipendenza: tutto ciò al solo fine di indurre a consumare sempre di più”. Pertanto “il comportamento deviante dei giovani agganciati da simili stili si esprime in modi diversi, come conseguenza o della banalizzazione dei valori (della vita umana o della sessualità, ad esempio) o della frustrazione per il mancato conseguimento delle mete sociali indicate come essenziali per il conseguimento dell’identità” (“Figli del dio denaro” – Il Corriere della Sera, 22 gennaio 1994).
Circa 2.000 anni prima un apostolo cristiano, Paolo, aveva già dato un avvertimento contro tale tendenza scrivendo, sotto ispirazione divina, che: “negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi … attaccati ai piaceri più che a Dio … i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo” (2Timoteo 3:1-5,13 – CEI). Non possono, quindi, esserci dubbi sull’adempimento di queste parole profetiche nei nostri giorni in cui la società umana sprofonda sempre più nella mancanza di amore, nell’avidità, nella ricerca dei piaceri, mentre la violenza e l’odio aumentano vertiginosamente.
Intanto che gli esperti umani si limitano a constatare gli effetti della degenerazione della società umana, la Parola di Dio ne indica la causa prima affermando che gli uomini sono “attaccati ai piaceri più che a Dio”. Louis Cassels, lo scomparso giornalista, autore di numerosi articoli e saggi di religione ed etica,  nel suo libro What’s the Difference? parlando dell’ “edonismo”, che descrive come la “fede nel piacere”, dice: “il nome viene dalla parola greca che significa piacere, e la sua discendenza intellettuale risale al filosofi greci, in particolar modo a Epicuro. L’edonista crede che il godimento sia il principale fine dell’esistenza umana … Gli edonisti non hanno mai ritenuto appropriato organizzare una chiesa, o di istituzionalizzare altrimenti la loro fede. Infatti, molti di essi ritengono conveniente rendere servizio di labbra ad altri credi religiosi e mantenere legami nominali con le chiese che hanno un alto grado di prestigio nella comunità. Per questa ragione, è difficile stimare quanti aderenti questa religione abbia attualmente … ma il numero è senza dubbio assai grande. E cresce abbastanza rapidamente”. Proprio come scrisse l’apostolo, questi hanno “una forma esteriore di devozione ma rinnegano la sua potenza” (2Timoteo 3:5 – ISV).
Epicuro era un filosofo greco che visse dal 341 al 270 a.C. e insegnava che il solo o il principale bene nella vita era il piacere. Ma non diceva che questo si potesse raggiungere vivendo in modo scandaloso, spregiudicato, degradante, come canta un noto interprete della canzonetta italiana, ma vivendo con moderazione, coraggio, padronanza e giustizia. Né raccomandava la ricerca del piacere immediato e momentaneo, ma quella del piacere che dura per tutta la vita. Cosa c’era alla base della filosofia epicurea? Il fatto che essa insegnava che la vita è tutta qui, in questa breve esistenza sulla terra per cui si riteneva che si dovesse godere il presente, visto che non c’è altro. Essa, quindi, scoraggiava la pratica di trasgressioni segrete per evitare di vivere nel timore di essere scoperti, cosa che avrebbe sicuramente minato la felicità attuale. Esortava alla moderazione per evitare le conseguenze degli abusi, altro ostacolo alla felicità attuale. Invitava a mantenere buoni rapporti con gli altri, poiché questi avrebbero contraccambiato. Pertanto gli epicurei potevano sembrare persone addirittura virtuose tanto che alcuni li hanno paragonati ai primi cristiani.
Qual è il vostro pensiero sulla vita? Credete anche voi che la vita è tutta qui e quindi bisogna trarne il massimo piacere con il minor danno possibile? Cercate anche voi di vivere una vita virtuosa, evitando gli abusi, le trasgressioni e coltivando buoni rapporti con gli altri forse sentendovi per questo anche dei “buoni cristiani” o comunque delle brave persone?
La filosofia epicurea pur insegnando cose che di per se sono buone, come evitare le trasgressioni segrete, praticare la moderazione e coltivare l’amicizia, era in netto contrasto con la volontà di Dio poiché si basava su una prospettiva priva di fede: “mangiamo e beviamo, poiché domani moriremo” (1 Corinzi 15:32). Al contrario la Parola di Dio consiglia a tutti “conservatevi nell’amore di Dio … in vista della vita eterna” (Giuda 21 – Di). Perciò essa pone l’accento sul futuro eterno, non sul fugace presente.
Quando l’apostolo Paolo, durante uno dei suoi viaggi missionari, arrivò ad Atene, “certi filosofi epicurei e stoici discutevano con lui” (Atti 17:18 – CEI). Su cosa discussero? Il racconto biblico dice che l’apostolo “fremeva nel suo spirito al vedere la città piena di idoli. Discuteva frattanto nella sinagoga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno sulla piazza principale con quelli che incontrava” (Atti 17:16,17 – CEI). Tutto intorno a sé Paolo vedeva idoli: rappresentazioni del dio del cielo e signore degli dèi, Zeus; del dio della guerra Ares, o Marte; del dio della medicina Esculapio; del violento dio del mare Poseidone, dell’allegro dio del vino, Dioniso; della dea della saggezza, Atena; del dio della musica, Apollo; del dio dell’amore, Eros e così via. Quegli idoli rappresentavano i modelli di vita degli ateniesi ne più ne meno come oggi personaggi dello spettacolo, dello sport, del mondo politico-economico e religiosi sono presi a modelli di vita da molti, specialmente dai giovani in cerca di valori. Nonostante la maggioranza di quegli dèi venissero descritti come esseri meschini e immorali, gli ateniesi erano particolarmente devoti ad essi, per cui Paolo, pieno di giuste convinzioni, cominciò a spiegare loro le elevate verità del vero cristianesimo.
Il discorso dell’apostolo fu vigoroso ma anche pieno di tatto e di saggezza. Paolo sapeva bene che anche chi è accecato da false credenze può avere un cuore sensibile, d’altronde egli stesso un tempo era stato “un bestemmiatore, un persecutore e un violento … perché agiva per ignoranza e incredulità” (1 Timoteo 1:13). Quindi, anziché attaccare il loro politeismo richiamò l’attenzione su un altare che aveva visto tra i tanti eretti nella città, un altare dedicato “al Dio sconosciuto”, dicendo che voleva parlare proprio di Lui: “quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio”. Gli ateniesi, quindi, curiosi quanto orgogliosi e arroganti, non avrebbero avuto nessuna remora a consentirgli di parlare loro di un Dio che non conoscevano, il vero Dio (Atti 17:23 – VR). Avendo stabilito questa base comune, l’apostolo continuò su questa stessa linea dicendo “in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: ‘Poiché siamo anche sua discendenza’” (Atti 17:28 – VR). Sapendo che i suoi ascoltatori conoscevano bene la filosofia greca ma non le Scritture, egli citò autori greci per dimostrare che alcune delle cose che insegnava comparivano anche nei loro scritti [sicuramente fece riferimento al poema astronomico Fenomeni, composto dal poeta stoico Arato. Parole simili si trovano anche in altri scritti greci, tra cui l’Inno a Zeus del filosofo stoico Cleante].

Dio … ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia
Quali importanti verità rivelò l’apostolo riguardo a Colui che per gli ateniesi era “un Dio sconosciuto”?
Egli iniziò dicendo: “Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo e non è servito dalle mani dell’uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa”. L’universo non è venuto all’esistenza per caso. E gli ateniesi non potevano che convenire con questa verità poiché avevano già accettato la teoria platonica del Demiurgo, l’Architetto dell’universo. Il vero Dio predicato da Paolo era, dunque, il Creatore di ogni cosa. Ma a differenza di tutti gli altri loro dèi, la cui gloria era legata a templi, santuari e altari, il Sovrano Signore del cielo e della terra non risiede in templi fatti dalle mani dell’uomo. L’apostolo aiutava gli ateniesi … e noi, se lo vogliamo … a ragionare sull’assurdità e la ridicolezza di rappresentare Dio con statue di fattura umana e inginocchiarsi davanti a queste: “non dobbiamo credere che la divinità sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall’arte e dall’immaginazione umana”. Gli idolatri, infatti, erano soliti adornare le statue con sontuose vesti, ricoprirle di offerte costose o portare loro cibo e bevande, come se quegli idoli ne avessero bisogno. Questo si fa tutt’oggi, anche nelle chiese del cristianesimo apostata! Non c’è nessuna cosa materiale che l’uomo possa dare al Creatore. È Lui piuttosto che dà agli esseri umani ciò di cui hanno bisogno: “la vita, il respiro e ogni cosa” (Atti 17:24,25,29 – VR; cfr. anche Isaia 40:18-26).
Nonostante si trovasse sotto il dominio romano, la città di Atene non venne mai incorporata in una provincia romana ma le fu concessa l’autonomia giuridica e perfino l’esenzione dalle imposte di Roma. Era considerata la capitale culturale del mondo antico ed eccelleva nel campo dell’arte, del teatro, della filosofia, della retorica e delle scienze, insomma una città “universitaria” dove i figli della classe più ricca dell’impero andavano a perfezionare i loro studi.  Un po’ come i tanti titolati centri del sapere dei nostri giorni: l’Harvard, il MIT, la Yale, l’Oxford, la Columbia o, tanto per stare in casa nostra, la Bocconi, per intenderci. Gli Ateniesi ne erano consapevoli, orgogliosi e, pieni di arroganza, si ritenevano superiori agli altri popoli. Essi, poi, amavano ritrovarsi nell’agorà e intrattenersi in conversazioni dotte, come conferma l’apostolo, “tutti gli Ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo più gradito che parlare e sentir parlare” (Atti 17:21 – CEI).  Né più né meno di quanto si fa tutt’oggi nelle sale giochi, nei bar, nei fast-food, sui “muretti” agli angoli delle strade o nei centri commerciali, nelle chat digitali o anche nei “salotti televisivi” che si possono frequentare comodamente seduti nelle proprie case, punti di ritrovo per “parlare e sentir parlare”, spesso crogiuoli di dicerie e pregiudizi. Forse, avendo in mente tutto questo, l’apostolo disse ai suoi conservi cristiani “tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” incoraggiandoli a vigilare attentamente e a comportarsi “non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi” (Filippesi 4:8 – CEI; Efesini 5:15,16 – Di). Egli affrontò anche l’argomento delicato dell’orgoglio, personale o nazionale che sia, razziale, culturale o di qualsiasi altra natura, mostrando, con tatto e sagacia, come questo sia in contrasto con la verità esposta nella Parola di Dio. Fece riflettere i suoi ascoltatori … e tutti noi, se lo vogliamo … dicendo loro che Dio “ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra” (Atti 17:26 – VR). Il Dio di cui parlava era imparziale e completamente libero da qualsiasi preconcetto o pregiudizio. Chiunque poteva avvicinarsi a Lui a prescindere dal colore della pelle, dalla nazionalità o dall’etnia. Da notare anche che, sebbene usasse tatto ed empatia, l’apostolo non annacquava la verità biblica, come fanno molti capi del cristianesimo apostata che sostengono l’improvata teoria dell’evoluzione per compiacere la “scienza umana”. Egli si riferì al racconto di Genesi sulla creazione dell’uomo dandogli pieno credito. E la verità semplice che voleva sostenere è questa: poiché tutti gli esseri umani discendono da un antenato comune, nessuna razza o nazione è superiore a un’altra e nessun uomo ha motivo di sentirsi privilegiato o più grande di un altro o di giudicare “sfigati” coloro che nella vita hanno meno opportunità. Quanti guai la razza umana si sarebbe risparmiati attenendosi a questa verità! 
Gli ateniesi … e noi oggi … continuiamo a interrogarci sullo scopo dell’esistenza umana, poiché i filosofi e gli “uomini di scienza” presenti nell’uditorio di Paolo … e nei nostri giorni … non hanno mai trovato una risposta soddisfacente a questo fondamentale quesito. Perciò l’apostolo disse che Dio ha “determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione, affinché [gli uomini] cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi” (Atti 17:26,27 – VR). Non è affatto impossibile conoscere l’Iddio sconosciuto agli ateniesi. Se cerchiamo sinceramente Dio e andiamo “come a tastoni” per trovarlo, cioè consapevoli del “buio” che è nella nostra mente riguardo alla conoscenza della sua volontà ci impegniamo a ricercarlo proprio come cercheremo una porta o un punto luce in un luogo oscuro, possiamo essere certi che i nostri sforzi saranno ricompensati perché egli non è lontano da coloro che desiderano realmente trovarlo e imparare a conoscerlo; come dice la Scrittura: “Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero” (Salmo 144:18 – CEI; 145:18 – VR e Di). Per farsi conoscere Dio ha fatto mettere per iscritto la sua Parola. Qui tutti gli uomini possono trovare risposte logiche e soddisfacenti alle loro domande sull’origine della vita, sullo scopo della loro esistenza, sui motivi delle loro sofferenze e, soprattutto, riguardo al loro futuro … L’abbiamo mai letta?
L’apostolo indicò a quegli ascoltatori … e a noi, se lo vogliamo … cos’era necessario fare al riguardo, dicendo: “Dopo esser passato sopra ai tempi dell’ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti” (Atti 17:30,31 – VR). Il suo energico discorso mostrava chiaramente che tutti dobbiamo la vita a Dio e perciò tutti siamo tenuti a rendergli conto. Quegli ateniesi … e noi se lo vogliamo … abbiamo bisogno di cercare Dio, di apprendere la verità riguardo a lui e iniziare a vivere in armonia con questa verità. Ad esempio, nel caso specifico questo significa riconoscere che l’idolatria è una violazione della volontà divina e rifuggirla. Secondo le parole di Paolo abbiamo tutti un valido motivo per cercare e trovare il vero Dio: un veniente giorno del giudizio! Non un giorno da attendere con timore poiché è un tempo che recherà straordinarie benedizioni a chi sarà giudicato fedele. Sarà il tempo in cui gli uomini avranno l’opportunità di riottenere quello che i nostri progenitori, Adamo ed Eva, hanno perso: l’opportunità di vivere per sempre sulla terra in condizioni paradisiache. Non a caso nel versetto sopra riportato si legge che il giudizio riguarderà “la terra”, poiché l’originale proposito di Dio per la terra sarà finalmente realizzato, così come è scritto: “I cieli sono i cieli del Signore, ma ha dato la terra ai figli dell’uomo” (Salmo 114:16 – CEI; 115:16 – VR e Di) e perciò: “i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possederà la terra. Ancora un poco e l’empio scompare, cerchi il suo posto e più non lo trovi. I miti invece possederanno la terra e godranno di una grande pace … gli empi saranno distrutti per sempre e la loro stirpe sarà sterminata. I giusti possederanno la terra e la abiteranno per sempre” (Salmo 36:9,10,28,29 – CEI; 37:9,10,28,29 – VR e Di). Questo sarà reso possibile anche mediante la risurrezione dei morti. Tutti quelli che nel corso del tempo si sono addormentati nella morte, a causa delle conseguenze ereditate dal peccato di Adamo, saranno riportati in vita per avere tale opportunità, come è ancora scritto: “i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno … Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno” (Giovanni 5:25-29 – CEI); fu per questo motivo che l’apostolo Giovanni, nella sua visione apocalittica, vide che “il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere” (Apocalisse 20:13 – CEI). Come dimostra quest’ultima scrittura e come disse l’apostolo Paolo agli ateniesi, la risurrezione avverrà sotto il prossimo governo mondiale di Cristo e la garanzia è data proprio dalla risurrezione di Gesù.
Come reagì l’uditorio di Paolo nell’ascoltare queste verità?
Come già detto, non era un uditorio facile a cui parlare di cose così semplici, che perfino i bambini potevano comprendere (cfr. Matteo 11:25). Nella patria del culto del pensiero umano, della filosofia che metteva arrogantemente la sapienza umana al di sopra di ogni cosa, che dava risalto alla teoria più che alla realtà, l’idea di un Creatore sapiente e potente al quale si doveva rendere conto non poteva essere accettata! Né i fautori del pensiero “mangiamo e beviamo, poiché domani moriremo” potevano accettare che si parlasse di morte e risurrezione. Pertanto la maggioranza di loro giudicò l’apostolo un semplice chiacchierone dicendo “Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?” e “quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un’altra volta»” (Atti 17:18,32 – CEI). Ma non tutti reagirono in questo modo! Il racconto dice che “alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro” (Atti 17:34 – CEI).
Oggi la situazione non è molto diversa da allora. Anche oggi la maggioranza delle persone ha adottato un punto di vista simile vivendo solo per il presente. Pensano alla Parola di Dio come a un libro antiquato, pieno di favole o racconti allegorici validi per le persone ignoranti di un tempo e superato dalla conoscenza e dal progresso scientifico umano. Perciò hanno poca o nessuna fede nella promessa divina della vita eterna su una terra paradisiaca. Paradossalmente preferiscono dare ascolto alle sirene del cristianesimo apostata che ha preso in prestito dalla filosofia greca l’idea di una vita immortale in un ipotetico aldilà. Tuttavia l’infondatezza, l’irrazionalità e la poca credibilità di tale dottrina spinge le persone a perseguire mete materiali che possano dare loro soddisfazione e benessere immediato. Non si fanno problemi a lasciarsi andare a piaceri di ogni sorta, non pensano a come la loro condotta influirà sugli altri. Per loro Dio non esiste, o se anche esiste non dimostra in alcun modo di preoccuparsi delle questioni umane. Dato che l’uomo, secondo loro, è un prodotto dell’evoluzione, essi non devono rendere conto a nessuno se non a se stessi e alla società in cui vivono perciò sono “amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi … attaccati ai piaceri più che a Dio” e, nella maggioranza dei casi, pur dichiarando di credere hanno “una forma esteriore di devozione ma rinnegano la sua potenza”.
Gran parte delle persone, infatti, vive oggi come se le cose non dovessero mai cambiare. E come per gli antichi ateniesi anche per loro Dio è “sconosciuto”. Non hanno mai letto la sua Parola scritta, non ne conoscono la volontà, danno somma importanza alla limitata conoscenza e sapienza umana che li spinge a credere a teorie improvabili, come quella dell’evoluzione, o a misteriosi dogmi filosofici, come quello trinitario, e continuano a praticare cose da Lui condannate, come l’idolatria, non sono disposti a credere alle profezie bibliche sulla prossima fine di questo vecchio e logoro sistema di cose pur avendo davanti ai loro occhi ogni giorno di più il loro reale adempimento (cfr. anche Matteo 24:6,7; Marco 13:8; Luca 21:10,11). Quando queste vengono loro additate da persone devote che, come l’apostolo Paolo, si sono prese la responsabilità di farle conoscere, esse dicono “Dov’è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione” (2Pietro 3:4 – CEI). Le loro facoltà di percezione si sono intorpidite perciò trascurano l’avvertimento dato da colui che “dovrà giudicare la terra con giustizia”, Cristo Gesù, l’ uomo che egli ha designato”, il quale disse: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà … state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà” (Matteo 24:42,44 – CEI).

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