PREZIOSE LEZIONI DI VITA DALLE STORIE BIBLICHE – XII

“COME MI HA INSEGNATO IL PADRE, COSÌ IO PARLO”

Giovanni 8:28

Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero (Proverbio arabo)
Anteprima
Circa un terzo della popolazione mondiale dichiara di essere “cristiana” e di seguire gli insegnamenti e l’esempio di Cristo Gesù. Alla luce dei fatti tale dichiarazione si rivela una pura millanteria: Gesù fu un uomo pacifico mentre i cosiddetti “cristiani” sono dei guerrafondai incorreggibili, armati fino ai denti, capaci di scatenare conflitti mondiali per motivi di natura puramente egoistica (cfr. Isaia 9:6; Matteo 26:52,53); Gesù fu una persona semplice, con la mente rivolta alle cose spirituali mentre i cosiddetti “cristiani” perseguono mete materialiste, prediligono il lusso, la fastosità, l’opulenza (cfr. Matteo 6:19-21, 25-34; 8:20; 23:5-12); Gesù rifuggiva le beghe politiche umane e aveva la mente continuamente rivolta al Regno di Dio mentre i cosiddetti “cristiani” continuano a sostenere questo o quel governo umano per la soluzione dei problemi dell’uomo (cfr. Matteo 6:33; 10:7; Giovanni 6:15; 18:36). Soprattutto Gesù si attenne rigorosamente all’ispirata Parola di Dio per il suo insegnamento. Per lui niente aveva maggior peso delle Sacre Scritture, perciò più di una volta espresse concetti come questo: “la mia dottrina non è la mia, ma di colui che mi ha mandato” (Giovanni 7:16 – CEI). Dimostrò la veracità di queste affermazioni citando ripetutamente la scritta Parola di Dio. Questa fu la chiave del successo del suo insegnamento. Egli non aveva frequentato scuole rabbiniche, tuttavia i resoconti evangelici dicono che i suoi ascoltatori “erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi” (Marco 1:22 – CEI). Agli scribi piaceva insegnare rifacendosi alla cosiddetta legge orale, cioè citando dotti rabbi del passato, proprio come fanno oggi i cosiddetti “cristiani” che si rifanno alla “tradizione” citando i “dottori” delle varie chiese. La loro presunzione ha prodotto una popolazione di fedeli nominali, generalmente ignoranti delle Scritture e in ogni caso senza un corretto intendimento delle stesse, persone affascinate dall’esteriorità e dall’appariscenza della ritualità, dalla filosofia umana più che dalla verità. Gesù li descrive con queste parole: “Questo popolo si accosta a me con la bocca e mi onora con le labbra; ma il loro cuore è lontano da me. E invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini” (Matteo 15:8,9 – Di). Egli non citò neanche una volta come autorità la legge orale o qualche rabbi. Per lui la massima autorità era la Parola di Dio. Infatti più volte disse: “È scritto”. Nell’insegnare ai suoi seguaci e nel correggere idee sbagliate usava spesso queste o parole simili. In una delle sue ultime preghiere a favore dei suoi veri seguaci, egli rimarcò questo fondamentale aspetto dicendo al Padre “Santificali nella verità: la tua parola è verità” (Giovanni 17:17 – VR). Poi, ai suoi discepoli disse: “vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi” (Giovanni 13:15 – Di). Perciò chiunque afferma di essere “cristiano”, ad imitazione di Cristo, nel parlare della verità deve citare, difendere e spiegare la Parola di Dio e non seguire propri o altri umani pensieri.
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Teresa Maria è rimasta vedova poco più di un anno fa. Era molto innamorata del suo diletto marito che una crudele malattia le ha portato via. Ancor oggi parla di lui e con lui attraverso le pagine del Web, con molta tenerezza gli dedica ricordi, pensieri e le loro canzoni. Paradossalmente lei, ch’è viva, non può vedere né ascoltare suo marito ma è convinta che lui, anche se morto, può farlo. Teresa Maria aspetta di morire a sua volta nella speranza di rivedere il suo amato uomo. È talmente convinta di questo che non accetta nessuna ipotesi diversa!
Come molti, anche Teresa Maria recentemente ha manifestato il suo sdegno per le tante malefatte del clero e, in particolare, delle gerarchie della sua Chiesa, ormai oggetto di cronache quotidiane. Ha avuto parole di disprezzo per la pedofilia estesamente praticata e occultata nella sua Chiesa; ha condannato l’avidità e l’esorbitante arricchimento della sua Chiesa compiuto con totale noncuranza della povertà della maggioranza dei suoi fedeli e delle attuali difficoltà della vita; ha denunciato la manifesta opulenza e lo sfarzo del suo clero in contrasto con l’esempio di modestia e semplicità di Cristo Gesù e dei suoi fedeli apostoli. Non passa giorno che Teresa Maria non pubblichi un pensiero, una immagine o un post contro l’ipocrisia e la falsità che vede nella nomenklatura della sua Chiesa contestandone perfino il magistero su argomenti di forte attualità quali, ad esempio, il celibato del clero o la sua presa di posizione in campo morale o la sua ingerenza nella politica, ed altro.
C’è una cosa, però, che non le passa mai per la mente: che la falsità e l’ipocrisia da lei denunciata nella sua Chiesa possa riguardare anche fondamentali dottrine e la sua stessa speranza!
Teresa Maria ha imparato dalla sua Chiesa che i defunti continuano a vivere dopo la morte, come dice lei, “lassù”, … immagino che intendesse il cielo; ne ha sentito parlare fin dalla sua fanciullezza, questa dottrina è diventata parte della sua vita e la sua speranza futura. È in virtù dell’istruzione ricevuta che lei continua a parlare con il suo defunto marito e a sperare di rivederlo un giorno … “lassù”. Ma non la sfiora nemmeno il sospetto che tale insegnamento possa essere falso, come tanti altri aspetti che lei stessa ha notato e contestato nel comportamento e nel magistero dei rappresentanti della sua Chiesa.
Qualche giorno fa, spinto dalla curiosità, le ho chiesto se poteva provarmi che la meta finale dell’uomo è la vita “lassù” e, in tal caso, di spiegarmi per quale motivo il Padreterno ci fa prima vivere tra spine e triboli su questa terra per poi andare “lassù” a vivere, come ella ha scritto, la “vera vita, ricca di pace, amore, umiltà, luce e serenità … eterna” senza più “odio, rancore, potere, malvagità” e perché non ci ha dato direttamente la vita “lassù”. La mia curiosità e il mio ragionamento si basano su questo presupposto: da buon genitore, pur con i miei limiti, amando i miei figli faccio sempre tutto il possibile per evitare il male e dare loro il meglio; non potrei mai causare o permettere il male solo per far loro desiderare il bene e non credo di essere l’unico, son convinto che tutti i genitori che amano i propri figli facciano altrettanto. Dobbiamo, dunque, pensare che il nostro onnipotente Padre celeste è meno amorevole di noi?
Riporto la risposta di Teresa Maria perché da qui intendo partire per sviluppare l’argomento che ho in mente. Mi ha scritto:
“… logiche domande che uno si pone se x base non ha in se, la conoscenza dovuta!! Ora, il dire è molto lungo x poterti fare riflettere, ma cercherò di farti capire le cose essenziali ai fini di un’attenta riflessione. Noi, (inteso Umanità), vivevamo di solo amore, pace e gioia, ma ci fu un tempo che avvenne la ribellione in Cielo, satana e i suoi seguaci, furono scaraventati sulla terra … che come dice la parola stessa sa di materia, bene, tutti quelli che erano rimasti in cielo non essendo ne caldi ne freddi, Dio gli ha dato un’altra possibilità di riscatto, lasciando intatto il famoso libero arbitrio che ci accompagna da tempi immemorabili!! quelle persone tiepide, in pratica siamo noi…..che ancora non abbiamo preso coscienza del nostro esistere….siamo su questa terra x imparare, per crescere se crescer vogliamo, siamo padroni di credere o di non credere, insomma liberi x decidere la sorte della nostra vita, qualunque essa sia. Mi verrebbe facile dirti, che esistono molte più cose che non si vedono che, quelle che si vedono, ma se uno non crede, le mie parole parrebbero strane a dir quanto arcane, ma io penso, che la Vita cosi, come dice la parola stessa, è viva, e non può morire. Tutto cambia e si modifica, nulla rimane com’è, legge di fisica questa, pertanto vive in noi quell’Energia Divina, che mai e dico MAI, morire può!! E il fatto strano sai qual’è?? che non lo dico solo io, ma lo dice la Signora Scienza!! Ricorda inoltre che Dio, è Amore assoluto e non vuole perdere nessuno dei Suoi figli, neanche te, anche se non credi, o hai dei dubbi….Ognuno di noi ha i suoi bravi tempi, x comprendere e redimersi, ma oggi, è più facile quando le cose vanno male cercare sempre di incolpare qualcuno, perché nessuno si vuole sentire colpevole di niente. Mentre diventa facilissimo dar la colpa a Dio, x le nostre stronzate…..che dici???”
Già! … che dico? … voi che direste? … Non è certo facile seguire un discorso del genere, e non penso che la causa sia la mancanza di conoscenza …
In ogni caso, a ben rifletterci, tanto per mettere in atto la sua esortazione, c’è una cosa che subito risalta leggendo questa risposta: pur facendo riferimento al racconto biblico della ribellione satanica, il resto è tutto all’insegna dell’ “io penso”; quelli espressi sono i concetti personali di Teresa Maria e, cosa alquanto strana per una che si dichiara “cristiana”, non c’è alcun riferimento a quella che Cristo definì l’essenza della verità, cioè la Parola di Dio, a sostegno dei suoi pensieri (cfr. Giovanni 17:17). Teresa Maria, peraltro, è stata anche una catechista (e non so se lo è ancora), cioè una persona che, per principio, dovrebbe insegnare ai suoi allievi la verità riguardo a Dio e alla sua volontà. Quando ci si assume una tale responsabilità, la prima cosa da evitare è proprio quella di esprimere i propri pensieri e propagandare le proprie verità. Gesù diede l’esempio su questo, dicendo: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” (Giovanni 7:16 – CEI). Un’altra volta disse: “non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo” (Giovanni 8:28 – CEI). Egli, nonostante fosse il figlio di Dio, non si permise mai di esprimere una opinione personale sulla volontà del Padre; leggendo attentamente i racconti evangelici notiamo che ogni volta che insegnava citava i passi della Sacra Scrittura che sostenevano ciò che diceva (cfr., ad esempio, Matteo 5:21,27,31,38,43; 21:42; 22:29-32; Luca 4:16-22; 6:3-5; 20:17,18,37-44; Giovanni 10:34-38; 12:48-50). Infine Gesù disse a coloro che volevano essere suoi discepoli: “vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi” (Giovanni 13:15 – Di).
I fedeli discepoli di Gesù del I secolo fecero esattamente così: prestarono molta attenzione a non divulgare idee personali riguardo alla fede. L’apostolo Paolo scrisse ai suoi conservi cristiani: “non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio” (Atti 20:27 – CEI). Come lo fece? L’episodio relativo agli abitanti della città di Berea lo dimostra; il racconto dice che quando Paolo, e il suo compagno d’opera Sila, parlarono loro, essi “accolsero la parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così” (Atti 17:11 – CEI). È, quindi, evidente che Paolo e Sila usarono le Scritture per sostenere il loro insegnamento e, saggiamente, quelle persone sinceramente interessate alla verità, si accertarono che ciò che essi dicevano fosse proprio quello che la Parola di Dio insegnava. Scrivendo, poi, a un giovane insegnante cristiano, Timoteo, l’apostolo diede questa esortazione: “Segui il modello di sane parole che hai udito da me con la fede e l’amore che sono in Cristo Gesù” (2Timoteo 1:13 – ESV). E, a un altro “catechista” cristiano, raccomandò di “restare nella sana dottrina” non dando retta “a precetti di uomini che rifiutano la verità” (Tito 1:13,14 – CEI).
Quando “ho detto” tutte queste cose a Teresa Maria, marcando anche l’irrazionalità e l’improbabilità, alla luce delle Sacre Scritture, di quel supposto viavai tra cielo e terra delle persone da lei definite “tiepide” per decidere le sorti della propria vita, la sua risposta è stata:
“io mi baso sulla mia religione che è Cattolica Cristiana, che x quanto mi riguarda è Unica. Tante persone nel corso degl’anni, l’hanno modificata in base alla loro più conveniente interpretazione, e francamente non me ne può fregar di meno…..ognuno è libero di fare o agire come vuole, non sono niente e nessuno io, x porre freni o dire: la mia religione è quella giusta, la più vera!! Però, siccome non pongo freni a nessuno, nessuno può porre freni a ciò che io credo … Da anni studio il Vangelo e la parola di Dio, che detto tra noi, non finisce mai di stupire, ho conosciuto tanta gente e di religioni diverse, ma resto ferma alla mia, poiché riconosco in essa la sola Verità!! non mi lascio infinocchiare da nessuno, perché credo, che ognuno serba in se, la propria verità, ad ognuno il proprio tempo x tirarla fuori. Amo la mia Libertà di pensiero, condivisibile o no”.
Ancora una volta ha posto l’accento sul suo presunto diritto alla “libertà di pensiero” … che poi, contrariamente a quanto afferma, è libertà anche dai testi sacri che continua a non citare nonostante si dichiari una regolare lettrice del “Vangelo e la parola di Dio”.
Pensate anche voi, come lei, che ognuno, in materia di fede, “è libero di fare o agire come vuole” e ha il diritto di serbare in se “la propria verità”?
Sembra che tra le file cattoliche siano in molti a pensarla come Teresa Maria. Qualche giorno fa è stato reso pubblico un rapporto firmato da Massimo Introvigne e Pierluigi Zoccatelli, attivissimi sostenitori dell’ortodossia cattolica e dirigenti del CESNUR – Centro Studi sulle Nuove Religioni di Torino, intitolato «Gentili senza cortile. “Atei forti” e “atei deboli” nella Sicilia centrale», con il quale vien presa in esame la religiosità di una parte della popolazione considerata emblematica della fede degli italiani che, per l’85%, dichiarano di aderire alla dottrina cattolica. Ebbene, secondo la loro indagine il legame religioso alla propria chiesa della maggioranza di questi fedeli (da essi stimata intorno al 70,8%) “rispecchia quell’individualismo del credere (o quel «fai da te» religioso) che è tipico dell’epoca attuale”.
Forse fu per questo che già al suo tempo Gesù, parlando del giorno in cui avrebbe chiesto conto alle persone delle loro azioni, diede questo avvertimento: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Matteo 7:21,22 – CEI). Forse fu anche per questo che i suoi fedeli apostoli, come Paolo, descrissero tale sorta di persone come quelle che: “hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza; poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio” (Romani 10:2,3 – CEI).
Teresa Maria fa spesso riferimento al “libero arbitrio” che Dio ha concesso alle sue creature umane interpretandolo come la facoltà di ognuno di essere “libero di fare o agire come vuole”. In altre parole per lei il dono del “libero arbitrio” sarebbe la completa anarchia religiosa, la quale, poi, produce i risultati descritti nella ricerca dei due autori summenzionati. Indubbiamente avere la libertà di scegliere come organizzare la propria vita, di poter decidere cosa fare e cosa dire, è qualcosa di molto desiderabile. Tale libertà è insita nella personalità dell’uomo perché, come dicono le Scritture, egli è il frutto della forza creativa di Dio, che l’ha fatto “a sua immagine e somiglianza”, e “dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà” (Genesi 1:26; 2Corinzi 3:17 – CEI). A differenza del resto della creazione, infatti, Dio ha dato all’uomo capacità mentali, come la facoltà di distinguere, ragionare e giudicare, che gli permettono di pensare, valutare, prendere decisioni e distinguere il bene dal male (cfr. Ebrei 5:14). Non creò l’uomo e la donna per essere degli stupidi robot, privi di una volontà propria; né li creò per seguire principalmente l’istinto, come gli animali. Tuttavia, stabilì forse che essi potevano comportarsi in qualsiasi modo volessero, specialmente in relazione con la sua volontà e il suo proposito per la razza umana?
Noi tutti, credo, ci rendiamo conto che non ci può essere libertà assoluta, senza limiti. Se alcuni avessero una libertà illimitata certamente altri sarebbero del tutto privi di libertà. L’esperienza attesta che questo è quello che spesso è successo nella storia umana, particolarmente sotto alcuni governi totalitari. Se questo riusciamo a capirlo noi, tanto più doveva saperlo il nostro Creatore. Egli, infatti, ci ha fatto sapere che il nostro “libero arbitrio” deve essere regolamentato per il bene comune e non per un mero uso personale. Sotto ispirazione ha fatto scrivere nella sua Parola: “Comportatevi come uomini liberi, non facendo uso della libertà come di un pretesto per coprire la malvagità” (1Pietro 2:16 – Di). Pertanto la libertà che Dio ci ha dato non deve essere intesa come una libertà “assoluta”, che permette a chiunque di “di fare o agire come vuole”, come l’ha intesa Teresa Maria, ma è una libertà “relativa”, cioè soggetta a norme del viver comune e, soprattutto, per quanto riguarda la fede, subordinata alla volontà di Dio, quella che lui ci ha rivelato nella sua Parola scritta.
Questo è un punto vitale da comprendere se vogliamo l’approvazione di Dio e partecipare all’adempimento del suo proposito. Non spetta a noi stabilire cosa è retto, giusto o conveniente e qual’è “la religione più giusta, quella più vera”. È Dio che decreta come vuole essere adorato e sono le regole da lui stabilite che noi dobbiamo seguire. Per questo l’apostolo Pietro, nella seconda parte del versetto sopracitato scrisse: “ … [comportatevi] … come servi di Dio”. Per capire qual è il senso di queste parole possiamo esaminare l’esortazione che l’apostolo Paolo diede agli schiavi che divenivano cristiani: “Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore” (Colossesi 3:22 – VR; cfr. anche Efesini 6:5,6). Ad essi era richiesta l’ubbidienza “in ogni cosa”; in maniera simile chi vuol essere considerato servo di Dio deve ubbidirgli “in ogni cosa” da lui stabilita e non agire secondo il proprio intendimento. A questo riguardo, poiché aiuta a chiarire il concetto, è bene ancora rimarcare in cosa consiste il “timore di Dio”, che non è la mera paura di essere puniti, come molti lo intendono, ma è il rispetto e la profonda riverenza per lui, il “timore” di dispiacergli, di compiere azioni contrarie alla sua volontà che possono contristarlo e gettare discredito sulla santità della sua persona (cfr. Deuteronomio 10:12,13).
Un esempio del passato ci aiuta a comprendere l’importanza di non “fare o agire come ognuno vuole”, come dichiara Teresa Maria, ma di “ubbidire a Dio in ogni cosa”.
i figli di Cheat verranno per portare quelle cose; ma non toccheranno le cose sante, per non rischiare di morire

Quando il re Davide decise di portare l’Arca del Patto [la cassa artisticamente lavorata dove erano conservate le due tavolette della testimonianza o i Dieci Comandamenti] da Baale di Giuda a Gerusalemme, anziché farla portare a spalla dai leviti cheatiti, secondo le istruzioni date da Dio, la fece trasportare su un carro trainato da buoi, un metodo che provocò un disastro.  Accadde, infatti, che l’incedere degli animali fece quasi rovesciare l’Arca, tanto che l’uomo che guidava il carro, un levita non cheatita di nome Uzza, istintivamente tese la mano per afferrarla e raddrizzarla. Ma, a questo punto, il racconto dice che “l’ira del Signore si accese contro Uzza; Dio lo colpì lì per la sua empietà ed egli morì in quel luogo vicino all’arca di Dio” (2Samuele 6:7 – VR). Perché Dio, che Teresa Maria descrive come “Amore assoluto” che “non vuole perdere nessuno dei Suoi figli”, intervenne con tanta severità? In fondo Uzza non agì a fin di bene, cercando di proteggere l’Arca? La risposta ce la dà lo stesso racconto allorché dice che “Dio lo colpì lì per la sua empietà”. Quando comandò di costruire l’Arca, Dio disse a Mosè: “Lì io mi incontrerò con te; dal propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d’Israele” (Esodo 25:22 – VR). L’Arca, dunque, rappresentava la presenza di Dio in mezzo al suo popolo, perciò tutti dovevano avere profondo rispetto e grandi attenzioni verso di essa. A tal fine Dio stesso diede delle precise istruzioni: ad esempio, quando doveva essere trasportata da un luogo all’altro, dovevano essere gli uomini della famiglia di Aronne a fare i preparativi per il trasporto e nessun altri (cfr. Numeri 4:4-15). Poi, una volta preparata: “i figli di Cheat verranno per portare quelle cose; ma non toccheranno le cose sante, per non rischiare di morire” (v. 15). Perché questo comando? Dio stesso lo spiegò dicendo: “Questo è il servizio dei figli di Cheat nella tenda di adunanza. È qualcosa di santissimo” (v. 4). Vi era dunque implicato il rispetto per la persona e la santità di Dio. Questo rispetto veniva mostrato con la stretta osservanza delle sue disposizioni. Uzza, pur non essendo un cheatita, apparteneva alla tribù dei leviti, pertanto conosceva bene la Legge e tutte le disposizioni di Dio in essa contenute meglio degli altri. Il racconto biblico, inoltre, ci rivela che anni prima l’Arca era stata portata a casa di suo padre perché la custodisse ed era rimasta lì per circa 70 anni, finché Davide non decise di spostarla. Certamente, quindi, Uzza conosceva sin dalla sua infanzia le leggi relative all’Arca. Il suo gesto, pertanto, fu una deliberata, cosciente, violazione di quelle leggi, forse supponendo che le circostanze lo giustificassero. Poté pensare che se lui non agiva per rimettere in equilibrio l’Arca, questa sarebbe sicuramente caduta. Per comprendere appieno la lezione di questo racconto che Dio ha fatto scrivere “per nostra istruzione” nella sua Parola, dobbiamo anche tener presente la sua capacità di leggere nel cuore delle persone per conoscere i loro reali motivi (cfr. 1Samuele 16:7). Perciò se Dio considerò una “empietà” l’azione di Uzza evidentemente riscontrò in essa una motivazione sbagliata e non lo considerò un semplice gesto istintivo. Uzza era forse un uomo presuntuoso, incline a oltrepassare i limiti? Poté forse pensare che aveva l’occasione per diventare un “eroe”, facendosi la fama dell’uomo che aveva impedito alla sacra Arca di cadere? La mancanza di fede lo indusse forse a pensare che la mano di Dio fosse troppo corta per impedire all’Arca, che rappresentava la Sua presenza, di rovesciarsi e per far in modo che nessuno dei suoi servitori dovesse disubbidire ai suoi espressi comandi? Comunque stessero le cose, egli mostrò mancanza di rispetto per le disposizioni divine e noi possiamo essere certi che Dio fece la cosa giusta. Con tutta probabilità vide nel cuore di Uzza qualcosa che lo indusse a eseguire un giudizio immediato. Non a caso il saggio scrittore di Proverbi fu ispirato a scrivere: “Agli occhi dell’uomo tutte le sue vie sono rette, ma chi pesa i cuori è il Signore” (Proverbi 21:2 – CEI).
Chissà se Teresa Maria ha mai letto questo proverbio nella sua copia della Parola di Dio? Ultimamente ha ancora scritto: “La volontà di Dio non è una imposizione dall’alto, ma una richiesta che giunge dal basso, da noi stessi”. Forse, con un po’ più di umiltà, dovrebbe porsi la stessa domanda di quell’antico profeta che chiese: “Chi ha diretto lo spirito del Signore e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti?” (Isaia 40:13 – CEI).
Insegnamenti e azioni non conformi alla volontà di Dio, così come egli l’ha fatta scrivere nella sua Parola, non sono mai giustificati. La presunzione di essere “liberi di fare o agire come si vuole” fu il pensiero che Satana il Diavolo inculcò nella mente della prima donna, Eva, con risultati disastrosi per tutta la razza umana (cfr. Genesi 3:4,5). Lei e suo marito, Adamo, persero il privilegio di partecipare alla realizzazione del meraviglioso proposito di Dio di far vivere per sempre, sulla terra e in condizioni paradisiache, le sue creature umane (cfr. Genesi 1:28-31; 3:16-19). Al danno, poi, quella malvagia creatura spirituale aggiunse anche l’inganno e la beffa, inventando la vita dopo la morte … “lassù”. Teresa Maria, che se ne voglia rendere conto o no, contrariamente a quanto pensa, è già stata “infinocchiata”, vittima, come tutti i suoi correligionari, di questa truffa propagandata nel tempo in tutta la terra dai rappresentanti terreni del sistema satanico (cfr. Giovanni 8:44). Perciò rischia anche lei di perdere la gioia, che spetta a tutti quelli che non si affidano al proprio intendimento ma si fanno guidare da Dio per mezzo della sua Parola di verità, di rivedere i propri cari morti tornare in vita mediante la risurrezione nel giorno stabilito da Dio e vivere per sempre sulla terra … non “lassù”, perché la volontà scritta di Dio dice: “verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno” e anche che “chi spera nel Signore possederà la terra …  I giusti possederanno la terra e la abiteranno per sempre” (Giovanni 5:25-29; Salmo 36:9,29 – CEI, 37:9,29 – VR e Di).

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