PREZIOSE LEZIONI DI VITA DALLE STORIE BIBLICHE – XVI

“L’AMORE DEL DENARO È RADICE DI OGNI SPECIE DI MALI”

1Timoteo 6:10

 

Anteprima
“Che c’è di sbagliato?” Questo è ciò che dicono molti di quelli che sostengono che il gioco d’azzardo sia solo una forma di svago e un divertimento innocuo. Ma che cos’è, esattamente, il gioco d’azzardo? Un’enciclopedia dice che consiste nello “scommettere sull’esito di un avvenimento futuro … i giocatori in genere puntano denaro o qualche altro oggetto di valore come posta sull’esito da loro previsto … chi vince raccoglie la posta dei perdenti” (The World Book Encyclopedia). Il gioco d’azzardo, quindi, appare come un modo rapido ed eccitante per far soldi senza la fatica e la disciplina che comporta un lavoro e i giocatori passano molto tempo a fantasticare sul “colpo grosso” e su ciò che tale vincita potrebbe fruttare loro in termini di fama e di beni. Per questo motivo è in rapida espansione su tutto il globo terrestre. Sono state edificate intere città dedicate al gioco, i locali dove è possibile fare scommesse di denaro, per lo più legate ad avvenimenti sportivi, ormai sorgono come funghi ed è in rapida ascesa il gioco on-line: le organizzazioni per il gioco d’azzardo allestiscono siti Web in grado di trasformare qualsiasi casa in cui ci sia un computer collegato a Internet in un casinò virtuale. Il gioco d’azzardo si è insinuato in ogni aspetto della vita quotidiana ed enormi somme di denaro sono spese in lotterie, in scommesse sportive, ai tavoli da gioco e in concorsi a premi ormai organizzati da chiunque! Perfino la religione, che un tempo considerava il vizio del gioco moralmente riprovevole, oggi vi fa ricorso come forma di finanziamento e molte chiese del cristianesimo apostata sono diventate luoghi di raccolta di giocatori d’azzardo. Tutto questo con quali risultati? Esso genera nelle persone egoismo, indifferenza, cupidigia e avidità. Rende le persone dipendenti di un vizio al pari della droga e al pari di questa è causa dell’aumento della criminalità, della prostituzione, della corruzione, dei problemi di personalità e familiari. Ha distrutto carriere, fatto soffrire persone care e rovinato famiglie. In particolare, la sua crescente presa sui giovani li espone al desiderio di denaro facile e al crimine, come lo spaccio di droga, il furto o la prostituzione, per pagarsi il vizio. Ha, dunque, ragione la Parola di Dio quando afferma: “l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali” (1Timoteo 6:10 – VR). Il gioco d’azzardo, basato sull’amore del denaro, mette in pericolo soprattutto la spiritualità di un cristiano e la sua relazione con Dio. Sotto quali aspetti?

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Viviamo in un epoca in cui avvenimenti tumultuosi fanno tremare il mondo intero. Molti guardano con grande preoccupazione al futuro non vedendo una via d’uscita dalle difficoltà che giorno dopo giorno minacciano la sicurezza e la tranquillità dell’intera razza umana. Il clima politico e sociale non sembra garantire soluzioni ai tanti problemi che oggi siamo costretti ad affrontare. Chi conosce le profezie bibliche sa bene che tutte le difficoltà che oggi abbiamo, dall’inquinamento ambientale all’aumento delle malattie mortali, dalla crescita della criminalità alla mancanza di sicurezza, dall’aumento dell’avidità e della corruzione alle difficoltà economiche, dalla crescente povertà alle tensioni sociali, erano predette e si sono puntualmente verificate, caratterizzando i tempi che stiamo vivendo. Ne ricordiamo una che le riassume un po’ tutte, allorché dice: “negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore” (2Timoteo 3:1-5 – CEI). In un clima del genere molte persone sono spinte a una sfrenata ricerca della sicurezza e del benessere dimenticando ogni altro valore o freno morale pur di accaparrarsi quello che, oggi più che mai, viene considerato il bene più ambito sulla faccia della terra: il denaro!
La Parola di Dio realisticamente ammette che il denaro “offre un riparo” (Ecclesiaste 7:12 – VR e Di). Ne riconosce il valore pratico in quanto consente, ad esempio, di comprare da mangiare e le altre cose necessarie tutti i giorni; si può anche usare per aiutare altri coltivando uno spirito generoso; il denaro risparmiato può servire per lo svago o, in tempi di calamità, può essere usato per pagare spese mediche o per fare riparazioni alla casa. Il denaro è dunque utile per soddisfare le tante necessità quotidiane e della vita, perciò il saggio scrittore dell’Ecclesiaste aggiunse: “il denaro viene incontro ad ogni bisogno” (10:19 – Di). Tuttavia essa anche avverte: “quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. Infatti l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori” (1Timoteo 6:9,10 – VR). Per capire il valore di questo avvertimento consideriamo cosa accadde a quell’uomo che, inizialmente mosso dalla fede, in seguito si lasciò tentare da un “insensato desiderio” di arricchire che lo rese così spregevole da tradire il suo migliore amico, il più grande uomo che sia mai esistito, per 30 pezzi d’argento! (cfr. Matteo 26:14-16).
Nella nostra epoca la corsa all’arricchimento ha raggiunto un livello di degradazione mai visto prima. Furti e rapine sono diventati così comuni che i mezzi di informazione quasi non ne parlano più e la Polizia vi presta attenzione solo in casi eccezionali. Uomini e donne di tutte le età hanno abbandonato ogni freno morale pur di conseguire un guadagno economico. Decine e decine di istituzioni finanziarie sono fallite perché avidi proprietari hanno usato illegalmente, per scopi personali, il denaro preso dai depositi dei clienti, prosciugando le casse e gettando così molti dei loro assistiti sul lastrico. E che dire dei cosiddetti “colletti bianchi” che frodano i datori di lavoro per cercare di assaporare lo stile di vita di chi è ricco e famoso? Quanti, poi, hanno causato molte sofferenze a sé e alla propria famiglia rincorrendo sogni di vincite di denaro al gioco, perdendo fino all’ultimo centesimo o caricandosi di debiti insostenibili?
La traballante economia mondiale sta riducendo molti, specialmente coloro il cui livello di istruzione è basso, alla povertà, ma anche i laureati si vedono rifiutare le loro richieste di lavoro mentre le aziende apportano tagli alla produzione perché l’offerta dei loro prodotti supera la domanda e migliaia di persone si ritrovano disoccupate. Questo fa si che sempre più persone si pongono il problema di come fare per tirare avanti, per cui le opportunità di far soldi in maniera disonesta possono sembrare invitanti e le occasioni di certo non mancano. Così per denaro si perverte la giustizia, ci si prostituisce, si assassina, si ruba, si tradisce il prossimo e si travisa la verità. Spesso lo stato di necessità anziché rendere le persone più virtuose nel guadagnare e spendere il proprio denaro, le spinge ad azzardare le azioni più spregiudicate al fine di procurarsi le cose desiderate. Ad esempio, l’autorevole Daily Telegraph di Londra, esaminando la questione ha recentemente scritto: “Per restare a galla, più di un terzo degli adulti con un conto in banca si affida allo scoperto di conto corrente”. Si, anziché essere considerato un credito d’emergenza, lo scoperto di conto corrente è diventato una sorta di “assoluta necessità” per milioni di persone che vivono perennemente al di sopra delle loro possibilità senza avere la più pallida idea di quanto questo costi.
Si dice spesso che per far soldi ci vogliono soldi. Avete fatto caso alle enormi somme – fior di miliardi – che vengono spese per invogliare i potenziali acquirenti a comprare i prodotti reclamizzati? Quante volte abbiamo aperto la cassetta della posta solo per svuotarla dalla paccottiglia di volantini pubblicitari che promettono sconti, risparmi o invitano ad acquistare prodotti col miraggio di una vincita di qualche premio? E che dire del Web? Sempre più spesso collegandoci a qualche sito vediamo aprirsi contemporaneamente decine di finestre con messaggi pubblicitari che ci invitano ad acquistare questo o quel prodotto o a investire i nostri risparmi – se ancora ne abbiamo … sich! – nei vari progetti succhiadenaro proposti? Ultimamente, se avete notato, siamo bombardati da messaggi pubblicitari di casinò virtuali che offrono perfino somme in dono, i cosiddetti bonus, per invogliarci a giocare. Contestualmente crescono a vista d’occhio locali dove è possibile effettuare videogiochi con scommesse di denaro. Perché vi si investono tanti soldi? Le Società o le persone che gestiscono tali iniziative non sono per certo dei semplici benefattori. Il ritorno economico di tali attività ha, infatti, risultati spropositati! La loro pubblicità è quasi sempre poco informativa o trae chiaramente in inganno. Vuol far credere che è facile vincere pubblicizzando in maniera ridondante qualche vincita più o meno grande. Le pareti dei locali dove si pratica il gioco sono in genere tappezzate di avvisi  di vincite, ma non dicono che per ognuna di quelle vincite ci sono milioni di persone che giocano settimana dopo settimana, anno dopo anno, senza mai ottenere nulla in cambio del denaro speso. La febbre del gioco ha assunto ormai un carattere endemico infiammando tutti i continenti: arde in paesi ricchi come in quelli poveri, colpisce giovani e vecchi di qualsiasi livello economico, sociale e culturale. L’interesse per il gioco d’azzardo è direttamente proporzionale alla crescita delle difficoltà economiche: più queste aumentano più cresce il desiderio di tentare la fortuna sognando di tramutare qualsiasi somma di denaro si possegga, anche solo pochi spiccioli, in una montagna di soldi.
Spesso il gioco d’azzardo viene presentato come un innocuo divertimento ma tale febbre ha creato dei giocatori compulsivi il cui numero è in continua crescita. “Il giocatore patologico, infatti, mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco d’azzardo, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche e trascurando i normali impegni della vita per dedicarsi al gioco” … ne conoscete qualcuno? …. “Nell’era multimediale il giocatore d’azzardo cambia faccia: mentre prima era facilmente individuabile, “segregato” nei luoghi a lui deputati, ora chiunque sia in possesso di un computer, di un collegamento a Internet e di una carta di credito può essere un giocatore compulsivo. Il gioco on-line è estremamente pericoloso proprio perché, dalla solitudine della propria casa, il giocatore non ha freni, né inibitori né di tipo pratico: ha infatti 24 ore su 24 la possibilità di accedere al gioco senza incorrere nello sguardo giudicante degli altri. Viene in questo modo a mancare anche la funzione socializzante del gioco, che diviene un rituale solitario e, facilmente, una compulsione. Anche qui, come nelle altre net-patologie, si crea un circolo vizioso in cui il soggetto rimane incastrato, trascurando i rapporti sociali e familiari” (http://it.wikipedia.org/wiki/Gioco_d’azzardo_patolo-gico).
È stato calcolato che un giocatore compulsivo costa alla Società 9.469 dollari all’anno (Walker & Barnett, The social costs of Gambling: an economic perspective). Oltre a tale costo, è stato rilevato che l’impatto sociale del gioco d’azzardo determina una diminuzione della produttività sul lavoro del giocatore e molto spesso perdita del posto di lavoro stesso; causa l’aumento della criminalità, dei fenomeni di bancarotta e dei costi sanitari, impegnando risorse del sistema giudiziario e sanitario che potrebbero essere utilizzate altrimenti; sul singolo individuo provoca stress e depressione, è una delle principali cause di divorzio e conta un elevato numero di suicidi (o tentativi di suicidio) rispetto ad altri tipi di dipendenze.
I giovani sono i più esposti a questo rischio. Secondo un rapporto della Commissione nazionale per lo studio delle conseguenze del gioco d’azzardo (NGISC) presentato al Congresso degli Stati Uniti, “per gli adolescenti che giocano d’azzardo il rischio di diventare giocatori problematici o patologici è maggiore che per gli adulti”. Per questo motivo molti governi, incluso il nostro, stanno tentando di correre ai ripari con leggi che dovrebbero proteggere i giovani impedendo loro l’accesso ai luoghi di gioco. Ma qui assistiamo al paradosso dei governi che da una parte riconoscono i danni provocati dal gioco d’azzardo e dall’altra lo hanno legalizzato e lo promuovono attraverso lotterie e altri giochi che richiedono scommesse di denaro con i quali possono incamerare ingenti somme, denaro che forse altrimenti si potrebbe avere solo con le tasse. Così il gioco d’azzardo è diventato una tassa che nessuno è costretto a pagare; è facoltativa. Anzi, la gente è ansiosa di pagare; fa addirittura la fila!
Non solo quelle governative, ma anche le istituzioni religiose ricorrono al gioco d’azzardo per incrementare le proprie entrate. In molte nazioni, nelle chiese cattoliche si organizzano tombole, lotterie, il gioco del bingo; negli Stati Uniti i parroci hanno adottato perfino le “notti di Las Vegas” in cui i fedeli possono giocare dalle 20,00 di sera alle 06,00 del mattino imitando il gioco d’azzardo che si fa in quella città. Lo stesso si fa nelle sinagoghe ebraiche, in chiese ortodosse e in luoghi di culto protestanti. La questione è stata affrontata dalla Chiesa Cattolica in questi termini: “i giochi d’azzardo (gioco delle carte, ecc.) o le scommesse non sono in se stessi contrari alla giustizia. Diventano moralmente inaccettabili allorché privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui. La passione del gioco rischia di diventare una grave schiavitù. Truccare le scommesse o barare nei giochi costituisce una mancanza grave, a meno che il danno causato sia tanto lieve da non poter essere ragionevolmente considerato significativo da parte di chi lo subisce” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2413). Tale libera e … “azzardata” affermazione, però, non è supportata da alcun passo della Parola di Dio, il vademecun del comportamento del vero cristiano (cfr. Salmo 118:105 – CEI; 119:105 – VR e Di). Ora è vero che nelle Sacre Scritture non troviamo una esplicita menzione del gioco d’azzardo, ma questo non significa che chi vuol fare la volontà di Dio sia lasciato senza guida al riguardo. Sappiamo che la Parola di Dio contiene comandi specifici quali, ad esempio, “non rubare”, “non uccidere”, “non dichiarare il falso”, “non commettere adulterio” ed altri, ma esprime anche dei princîpi, cioè delle verità fondamentali che sono alla base di tali leggi. Questo lo indicò chiaramente Gesù quando pronunciò i due più importanti comandamenti: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” e “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22:37-39 – VR). Egli si riferì a un princîpio basilare, quello dell’amore, che regola molte leggi: ad esempio, chi ama il prossimo non lo deruba, non l’uccide, non dichiara il falso contro di lui, ecc. La capacità di comprendere e mettere in pratica tali princîpi rientra nell’esercizio del libero arbitrio di cui Dio ci ha fatto dono (cfr. Ebrei 5:14). È per questo motivo che nella Parola di Dio troviamo questa esortazione: “cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore” (Efesini 5:17 – VR). Secondo alcuni biblisti, la parola greca syníete, qui tradotta “cercate di ben capire” ha proprio il senso di “usare l’attività mentale” o “usare la conoscenza acquisita mediante riflessione e attento esame”. Pertanto possiamo comprendere qual è effettivamente la volontà di Dio sul gioco d’azzardo mettendo insieme i princîpi che Egli ha fatto scrivere nella sua Parola e riflettendo su di essi.
Proviamo a farlo.

I soldati poi … presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca” (Giovanni 19:23,24 – CEI).
Questo è l’unico caso menzionato nelle Sacre Scritture che potrebbe considerarsi gioco d’azzardo, ed è molto significativo. La tunica indossata da Gesù al momento del suo arresto e della sua esecuzione poteva essere una veste di lino o di lana lunga fino al ginocchio o alla caviglia. Di solito tale indumento veniva realizzato sovrapponendo due pezzi di stoffa quadrati o rettangolari che venivano cuciti su tre lati lasciando delle aperture per la testa e le braccia. Ma quello indossato da Gesù era stato realizzato con un unico pezzo di stoffa “senza cuciture”, con una tecnica utilizzata in quel tempo soltanto in Palestina con la quale si creava un tessuto a forma tubolare. Un tale indumento di raffinata fattezza era considerato un bene pregiato perciò fece gola ai soldati romani che se lo contesero a sorte. Questo non è un semplice aneddoto ma, come ogni passo della Parola di Dio, ha delle lezioni per noi, come è scritto: “Tutta la Scrittura … è utile per insegnare” (2Timoteo 3:16 – CEI). Oltre alla conferma della parola profetica, poiché tale evento era stato profetizzato circa 1.000 anni prima (cfr. Salmo 22:18), il fatto che una tale azione venisse presentata sotto una luce così infamante dovrebbe anche farci riflettere su come Dio considera il gioco d’azzardo, in qualsiasi modo esso venga compiuto, anche se può sembrare un’innocua forma di divertimento. Al tempo di Gesù giocare d’azzardo faceva parte del mondo pagano, non era per i veri cristiani i quali, anziché perdere tempo con il gioco d’azzardo, erano esortati a “ricuperare il tempo” per “ben capire quale sia la volontà del Signore” (Efesini 5:16,17 – VR). Similmente oggi giocare d’azzardo caratterizza un mondo alienato da Dio e dalla sua volontà, un mondo che, come dice la Scrittura, “giace sotto il potere del maligno” (1Giovanni 5:19 – CEI). L’intento del “maligno”, cioè di Satana il Diavolo, è quello di “accecare le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo”, cioè è quello di tenere impegnata la mente delle persone affinché non abbiano tempo di rivolgersi alla Parola di Dio (2Corinzi 4:4 – VR). Quante persone, infatti, passano ore e ore davanti a un PC o a una macchinetta a giocare con videopoker o altre forme di giochi nei casinò on-line, anche se non proprio scommettendo somme di denaro ma come semplice passatempo, il che è spesso propedeutico al vizio, e dicono di non aver tempo da dedicare alla lettura delle Sacre Scritture? … Siamo forse tra questi? … Pur non trattando nei dettagli il gioco d’azzardo, la Parola di Dio contiene dei princîpi che ci aiutano a valutarlo. Chiunque desidera fare la volontà di Dio dovrebbe essere consapevole del motivo riguardante il gioco e degli effetti che spesso esso produce.
Giocare d’azzardo significa “scommettere denaro o altri beni sul futuro esito di un evento” (http://it.wikipedia.org/wiki/Gioco_d’azzardo). Per questo chi gioca d’azzardo crede nella fortuna, una forza misteriosa che si dice controlli gli avvenimenti casuali. Ad esempio, chi gioca al lotto sceglie dei numeri che ritiene siano fortunati, chi gioca con i dadi ci soffia sopra prima di lanciarli perché crede che gli porti fortuna o che allontani la iella, milioni di giocatori in tutto il mondo ritengono che la fortuna possa essere attirata in qualche modo tramite amuleti ed oggetti portafortuna così ricorrono a ferri di cavallo, cornetti, amuleti e vari oggettini ritenuti capaci di aumentare le probabilità di vittoria. Recentemente sulle emittenti televisive e nelle sale cinematografiche del nostro paese è andata in onda una campagna pubblicitaria legata al gioco d’azzardo virtuale (casinò on-line o poker on-line) il cui slogan era, appunto, “Fai la tua fortuna”, che nel giro di trenta secondi ripercorreva, seppur in maniera ironica, tutti i gesti scaramantici più comuni della cultura del gioco d’azzardo. La classe dei giocatori è composta dalle persone più superstiziose della terra: per esse il denaro è un vero e proprio idolo e la Fortuna la loro dea da venerare con riti scaramantici.
Nell’antica nazione di Israele il gioco d’azzardo era pressoché sconosciuto. James Hastings, nella sua opera Encyclopædia of Religion and Ethics, dichiara: “Finché gli israeliti furono dediti all’agricoltura, sembra siano stati eccezionalmente esenti dalla disgrazia del gioco d’azzardo”. Ma poi accade qualcosa che cambiò lo stato di cose. Hastings aggiunge: “In Babilonia si diedero al commercio e si mischiarono con gente presso la quale i giochi d’azzardo erano un aspetto della normale vita quotidiana” (ib. Vol. VI, p. 164). Come conseguenza anche gli Israeliti iniziarono a confidare nella fortuna. Come reagì Dio a questi fatti? Mandò un suo profeta per dire loro: “Avete abbandonato il Signore e dimenticato il mio Santo Monte. Avete preparato una tavola per il Dio della buona fortuna (ebraico Gadh) e offerto coppe piene di vino speziato alla dea del destino (ebraico Menì)” (Isaia 65:11 – GWT). Confidare nel “Dio della buona fortuna” aveva allontanato gli Israeliti dalla vera adorazione; Dio considerò la loro fiducia nella “buona fortuna” un vero e proprio atto di apostasia. Per questo disse loro: “Ora vi destinerò alla morte. Vi chinerete tutti per essere scannati. Ho chiamato ma non avete risposto. Ho parlato ma non avete ascoltato. Avete fatto quello che considero male. Avete scelto la cosa che non mi piace” (Isaia 65:12 – GWT). Tali parole si adempirono nel 607 a.C. allorché Dio smise di proteggere la nazione dall’attacco dell’antica potenza di Babilonia e fu la catastrofe. Il “Dio della buona fortuna” dei giudei non impedì che la città di Gerusalemme fosse completamente distrutta e che l’intero paese rimanesse desolato. Questo stesso motivo può attirare il disfavore di Dio su tutti quelli che ancor oggi confidano nella fortuna e privarli del suo aiuto in questi tempi difficili.
Tempo fa un articolo pubblicato sullo Star di Toronto in Canada, a firma di Delmar McCormack Smyth, educatore e docente in diverse istituzioni universitarie canadesi, diceva: “I governi, favorendo le lotterie, fanno leva su una delle peggiori qualità umane, l’avidità. Così contribuiscono a corrompere la vita umana, e non a migliorarla … e creano un’atmosfera che attrae la criminalità organizzata”. Il gioco d’azzardo incita all’egoismo e favorisce l’avidità, molti di quelli che lo praticano infatti sperano di vincere ciò che altri perdono. Questo contrasta con il comandamento di “non desiderare … alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo” (Esodo 20:17 – CEI) Ed è indubbio che l’avidità è una delle cause principali della criminalità e della violenza collegate con le grosse attività del gioco. Per chi vuole fare la volontà di Dio anche questo è un importante fattore da tenere presente. La sua Parola condanna vigorosamente l’avidità dicendo che “né ladri, né avidi, né ubriaconi, né maldicenti, né truffatori erediteranno il Regno di Dio” e dà questa raccomandazione: “l’avidità non deve neanche essere nominata fra voi, come si conviene tra i Santi” (1Corinzi 6:10; Efesini 5:3 – VS).
Il gioco d’azzardo ha anche l’effetto di incoraggiare la pigrizia. Spinge le persone a sognare di guadagnare qualcosa senza far nulla, inducendole addirittura a mentire o a imbrogliare per vincere, piuttosto che mettersi a lavorare. La Parola di Dio condanna la pigrizia e loda l’operosità, la parsimonia e lo strenuo lavoro. Essa afferma categoricamente: “chi non vuol lavorare neppure mangi” perciò esorta le persone a “mangiare il proprio pane lavorando in pace” (2Tessalonicesi 3:10-12 – CEI). Nel gioco d’azzardo si punta del denaro con pochissime probabilità di successo su un risultato che dipende in gran parte dal caso, e si spera che prima o poi le cose vadano bene. Chi vuol fare la volontà di Dio viene pertanto incoraggiato a non riporre le proprie speranze in vagheggiamenti della fantasia e a non cercare scorciatoie per far soldi ma a guadagnare lavorando onestamente anziché cercare di ottenere qualcosa in cambio di niente. Il saggio re Salomone scrisse: “Non c’è nulla di meglio per l’uomo del mangiare, del bere e del godersi il benessere in mezzo alla fatica che egli sostiene”. Poi aggiunse: “Questo … viene dalla mano di Dio” (Ecclesiaste 2:24 – VR).
Spesso i giocatori non sono stimati, e a volte sono perfino disprezzati, a causa dei cattivi frutti prodotti dal gioco d’azzardo, anche dove il gioco d’azzardo è legale. Pure di questo deve tener conto il vero adoratore di Dio, poiché il suo desiderio dovrebbe essere quello di avere una “buona reputazione presso quelli di fuori, per non cadere in discredito” (1Timoteo 3:7 – CEI). Per evitare che si parli male di lui e, conseguentemente, della sua fede, dovrebbe evitare nel modo più assoluto qualsiasi tipo di gioco d’azzardo.
C’è un’ultima riflessione che la Parola di Dio ci spinge a fare sull’argomento. Nel libro dei Proverbi leggiamo queste parole: “I guadagni accumulati in fretta da principio (o “un’eredità avidamente desiderata” – Gill’s Exposition of the Entire Bible) non saranno benedetti alla fine” (Proverbi 20:21 – CEI). Anche se, per quanto improbabile, un giocatore dovesse vincere farebbe bene a pensare non solo all’euforia del momento ma agli effetti a lungo termine del gioco. Molti vincitori di lotterie e altri giocatori hanno riscontrato con rammarico che i soldi vinti non hanno dato loro la felicità che ci si aspettava. Lo scomparso Philip Brickman, noto professore di psicologia sociale della Northwestern University di Chicago, qualche anno fa condusse uno studio al riguardo intervistando ventidue vincitori della lotteria e ponendo loro questa semplice domanda poco dopo la riscossione della vincita: quanto sei felice? Non è difficile immaginare le risposte: sull’onda dell’entusiasmo tutti gli intervistati si dichiararono felicissimi per l’inaspettata fortuna che li aveva colpiti. Ma l’indagine andò oltre questi risultati scontati. Mesi dopo il dottor Brickman tornò dalle stesse persone e pose loro la stessa domanda. Nel frattempo queste persone avevano fatto viaggi, comprato auto di lusso e ville con piscina, avevano appagato tutti i loro desideri. Ma a questo punto i feedback furono inaspettati: i vincitori della lotteria non erano più felici, o meglio, dichiaravano un livello di felicità pari a quello di altre persone prese a caso fra la popolazione statunitense. Molti di questi vincitori, poi, se potessero tornare indietro nel tempo, di certo farebbero volentieri anche a meno della vincita pur di riavere la propria esistenza, più sobria ma sicuramente più serena. Esaminate questi esempi molto significativi tra i tanti che si potrebbero citare:
Jeffrey Dampier. Vinse 20 milioni dollari alla Lotteria dell’Illinois nel 1986. Fece un sacco di regali a parenti e amici: automobili, case, viaggi, ecc. Purtroppo questo non bastò alla cognata che lo rapì e lo uccise sperando di ereditarne il patrimonio.
Ibi Roncaioli e suo marito, il dottor Joseph Roncaioli, avevano una bella vita. Joseph era un ginecologo e guadagnava quasi 20.000 dollari al mese con la sua professione, pertanto erano economicamente benestanti. Ma Ibi aveva la passione del gioco. Nel 1991 vinse la bellezza di 5 milioni di dollari alla lotteria, vincita che tenne nascosta al marito, e li sperperò tutti giocando d’azzardo. Arrivò a giocare 1.000 dollari al giorno al casinò spendendo, infine, più di quanto aveva incassato con la vincita. Quando il marito scoprì che erano gravati da debiti non gliela perdonò e la avvelenò nel sonno.
Salvatore Ferrante. Un falegname palermitano cinquattottenne, dopo aver incassato 3 miliardi e 300 milioni di vecchie lire vinti al Totogol nel 1995, fu ritrovato morto ammazzato a colpi di pistola in un garage. La malavita voleva estorcergli le vincite.
Matteo D’Aprile. È uno dei vincitori che nel 1998, a Peschici, centrarono il sei da 63 miliardi di lire. Prima gli rubarono l’automobile, un’altra glie la incendiarono e una moto glie la buttarono in un cassonetto. Fece investimenti sbagliati e subì un incendio nella casa di campagna. In poco tempo si ritrovò nuovamente senza soldi e tornò a raccogliere le olive in campagna.
Michael Carroll. Nel 2002 vinse quasi 10 milioni di sterline alla lotteria. Impiegò circa otto anni a dilapidarli comprando appartamenti, gioielli, regali a parenti e amici, alcol, droga e prostitute. Attualmente vive col sussidio di disoccupazione di 42 sterline a settimana e spera di trovare un lavoro.
Keith Gough. Nel 2002 vinse 9 milioni di sterline alla lotteria. In seguito, in una intervista rilasciata al settimanale News of the World, disse che la sua vita era stata completamente rovinata dai soldi vinti al gioco; aveva perso tutti gli affetti più cari e ormai passava le giornate affogando il dolore nell’alcol. É morto d’infarto a 58 anni, triste, solo, e pieno di debiti.
Perciò il consiglio che dà la Parola di Dio è quello “di non riporre la speranza sull’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché ne possiamo godere” (1Timoteo 6:17 – CEI). Il gioco d’azzardo promette di soddisfare bisogni legittimi provvedendo un passatempo piacevole, un po’ di eccitazione, un po’ di soldi in più o un modo per sfuggire alle preoccupazioni quotidiane ma ha distrutto carriere, fatto soffrire persone care e rovinato famiglie. I princîpi biblici summenzionati, se applicati possono risparmiare tali amare conseguenze. Essi impediscono di rimanere vittime della superstizione derivante dal credere nel “Dio della buona fortuna”, ch’è d’origine Satanica e il cui scopo è quello di far perdere la fiducia nel vero Dio, il nostro amorevole Creatore, di non ricercare il suo sostegno per provvedere alle necessità quotidiani e non confidare nel suo aiuto nei momenti difficili della vita (cfr. Matteo 6:19-21,25-34; Ebrei 10:5). Aiutano a non farsi contagiare dall’avidità, cioè da uno smodato e ardente desiderio di arricchire, di avere sempre di più, che si tratti di denaro o altre cose che si possono avere con esso, e aiutano a non fare della ricerca di queste cose lo scopo principale della vita a danno di una onesta condotta, di una coscienza tranquilla o di una sana e corretta relazione sociale e familiare (cfr. Ecclesiaste 5:10; 1Timoteo 6:10; Marco 10:23). Incoraggiano a lavorare con impegno per provvedere il necessario per se stessi e i propri cari anziché correre dietro alle fantasticherie alimentate dal gioco d’azzardo, generando un senso di soddisfazione e stabilità oltre a contribuire all’autostima (cfr. Proverbi 22:29). Soprattutto fanno avere l’approvazione di Dio che, com’è scritto, significa metter “in serbo per se stessi un buon fondamento per l’avvenire, per afferrare la vita eterna” (1Timoteo 6:19 – Di).

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