LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – I

“ESAMINATEVI PER VEDERE SE SIETE NELLA FEDE; METTETEVI ALLA PROVA”

2Corinzi 13:5

 

Anteprima
Che cos’è la verità?” Questa domanda fu posta con scetticismo a Gesù da Ponzio Pilato, procuratore romano della Giudea, quasi 2.000 anni fa. Con questa domanda, alla quale non si aspettava nessuna risposta, intendeva dire che la verità è troppo elusiva per essere ricercata. Egli non fece altro che esprimere un pensiero molto diffuso tra le persone, anche nei nostri giorni, cioè che la parola “verità” abbia varie sfumature di significato e che la verità differisca da persona a persona. Così ognuno pensa di essere padrone di una sua verità oppure dice la verità solo quando è facile o gli conviene. Gesù non diede nessuna risposta a Pilato, sapeva bene che quell’uomo cinico e ambizioso non aveva alcun interesse a stabilire la verità, tant’è che pur “non trovando in lui nessuna colpa” se ne lavò le mani e lasciò che venisse messo a morte (Giovanni 18:38; Matteo 27:24 – CEI). Ma Gesù non aveva lo stesso concetto filosofico della verità e diceva sempre la verità. Disse apertamente che era venuto al mondo “per rendere testimonianza alla verità”. Persino i suoi nemici ammisero: “Maestro sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità” (Matt. 22:16 – CEI). A coloro che lo condannarono a morte disse: “Voi siete figli del diavolo … Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44 – VR). Così rivelò che chiunque non dice la verità è dalla parte del Diavolo, colui che diede origine alla menzogna! Quelle persone alle quali Gesù si rivolse erano uomini che affermavano di credere in Dio e di agire nel nome di Dio, ma Gesù sconfessò le loro affermazioni rivelando la loro ipocrisia. In maniera simile tante altre persone, nel corso del tempo, hanno affermato di parlare e agire nel nome di Dio ed hanno creato e organizzato sistemi religiosi che influenzano la vita e il modo di pensare di miliardi di persone. Questi affermano tutti di essere depositari della verità e invitano vivamente altri ad abbracciarla. Ma, esaminando le loro principali dottrine, si nota che queste differiscono le une dalle altre e spesso sono in contrasto tra loro. Perfino tra le organizzazioni che si definiscono “cristiane” si notano dogmi e pratiche di una tale divergenza da lasciare sconcertato chiunque è alla ricerca della verità! Come è potuta accadere una tal cosa? Gesù lo spiegò con una delle sue parabole con la quale profetò che dopo la sua morte e quella dei suoi fedeli apostoli ci sarebbe stata una grande apostasia nella comunità cristiana promossa da persone ipocrite e avide di potere. Ma disse anche che il seme della verità non sarebbe stato completamente soffocato perché, grazie al Padre, chiunque avrebbe amato e cercato la verità avrebbe potuto trovarla nella Parola che Dio aveva fatto scrivere in quanto questa era la sostanza della verità (cfr. Salmo 118:160 – CEI; 119:160 VR e Di; Giovanni 17:17). Pertanto, di fronte alla confusione dottrinale delle religioni e in particolare di quelle che si dichiarano “cristiane”, l’esortazione che tutti riceviamo dalle Sacre Scritture è questo: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova” (2Corinzi 13:5 – VR). In che modo possiamo mettere alla prova la nostra fede per vedere se corrisponde alla verità? Il suggerimento viene sempre dalla Parola di Dio che descrive ciò che fecero gli abitanti dell’antica Berea quando Paolo e Sila diedero loro testimonianza intorno al Cristo, essi “esaminarono … le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così” (Atti 17:11 – CEI). Questo è l’unico modo per accettarci se stiamo seguendo la verità poiché Dio ha fatto mettere per iscritto la sua Parola “per insegnare la verità e confutare l’errore” (2Timoteo 3:16 – NEB).

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tra di voi ci saranno falsi maestri, i quali introdurranno distruttive sette” – 2Pietro 2:1

Simboli religiosi

Chi ha la verità?
La notte del 14° giorno del mese di nisan del calendario ebraico del 33 A.D. (corrispondente al nostro 1 aprile), il più grande uomo che sia mai esistito, Gesù, un uomo perfetto, al quale non si poteva addebitare alcun peccato, un uomo giusto e retto che disdegnava ricchezza e prestigio, un uomo generoso e altruista, pronto a sacrificare la sua vita per salvare altri, si ritrovò davanti al rappresentante della potenza mondiale allora dominante per essere processato pur non essendo stata mossa contro di lui alcuna accusa (cfr. 2Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26). I capi religiosi della nazione giudaica che l’avevano arrestato e condotto davanti al procuratore romano, un politico cinico, ambizioso, ricco, disposto a tutto pur di fare carriera, avevano un solo scopo: “cercavano come toglierlo di mezzo” (Luca 22:2 – CEI). Quando il funzionario romano, Ponzio Pilato, iniziò a interrogare Gesù e gli chiese: “Tu sei il re dei Giudei?” egli rispose: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Giovanni 18:33,37 – CEI). Con tono scettico Pilato gli chiese: “Che cos’è la verità?” (v. 38). La risposta non gli interessava e Gesù non gliela diede.
Oggi molte persone, inclusi capi religiosi, educatori e politici, hanno lo stesso atteggiamento sprezzante nei confronti della verità. Sostengono che la verità, specie la verità morale e spirituale, non sia assoluta ma relativa e in continua trasformazione. Questo, naturalmente, significa che ciascuno è padrone di una sua verità, ed è quello che la maggioranza delle persone ha sempre creduto e continua a credere. Quindi, ciascuno si sente in diritto di determinare da sé cosa è giusto e cosa è sbagliato cosicché per molti la verità è ciò che promuove o asseconda i propri fini. C’è chi, addirittura, arriva a dichiarare la bugia, cioè il contrario della verità, “a fin di bene” … in genere per il proprio bene. La cultura relativistica ha sviluppato nel genere umano una forte inclinazione a mentire, in ogni campo: nelle relazioni interpersonali, nella famiglia, nelle relazioni sociali, nella politica, nelle attività economiche, perfino nella religione. Ma qual è il risultato di una tale mentalità? Un mondo permeato da avidità, egoismo, ambizione, corruzione, inganno, disonestà e diffusa immoralità. Non a caso un antico ispirato profeta biblico scrisse al riguardo: “Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Isaia 5:20 – CEI).
All’inizio della storia umana, però, non era cosi! Tutto si basava sulla verità. I fatti non venivano travisati e la verità non era oggetto di manipolazioni o distorsioni, questo perché Colui che creò tutte le cose, inclusi gli uomini, conosceva la verità su ogni aspetto della sua creazione. Per questo è chiamato il “Dio di verità”  (Salmo 31:5 – VR). Egli sa sempre ciò ch’è giusto e ciò ch’è sbagliato, ciò ch’è bene e ciò ch’è male. Conosce la verità su ciò che è accaduto in passato e perché; conosce pure la verità sul futuro perciò è in grado di predire quello che accadrà avendo in parte determinato ciò che sarà (cfr. Isaia 14:24). All’inizio, quindi, quando comunicava sia con i suoi figli spirituali, gli angeli, sia con la prima coppia umana il Creatore lo faceva in modo chiaro, semplice e verace, perché li amava e perché si interessava profondamente del loro bene. Tutte le istruzioni che diede alle sue creature per regolamentare i loro comportamenti erano giuste, rette e per il loro bene poiché “tutti i suoi comandamenti sono verità” (Salmo 119:151 – VR e Di; 118:151 – CEI).
Satana il Diavolo, “il padre della menzogna”, è il grande nemico della verità.
Ci si chiede: com’è che ebbe origine la falsità? La risposta a questa domanda la fornì Gesù stesso quando disse ai suoi oppositori religiosi che cercavano di ucciderlo: “Voi siete figli del diavolo … Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44 – VR). Egli si riferì a ciò che accadde nel giardino di Eden quando Satana il Diavolo indusse la prima coppia umana a disubbidire a Dio. Per farlo pronunciò la prima menzogna, divenendo così il “padre della menzogna”, dicendo ai componenti di quella coppia che se avessero mangiato il frutto di un certo albero che Dio aveva vietato loro di mangiare, pena la morte, non sarebbero affatto morti (cfr. Genesi 3:4). Essi gli credettero e disubbidirono al comando divino, così che ricevettero la punizione annunciata e infine morirono. In tal modo il Diavolo divenne “omicida” non solo di quella prima coppia ma di tutta la razza umana che da essi discese poiché trasferirono alla loro progenie la tendenza a peccare, cioè a violare i comandamenti divini, e il risultato è la morte (cfr. Romani 5:12). Il Diavolo continua a essere il principale promotore della falsità ed è in gran parte responsabile dei danni che il dilagare della menzogna causa oggi all’umanità, per questo la Parola di Dio dice: “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1Giovanni 5:19 – CEI).
Come Satana riesce a esercitare il suo malefico potere ingannatore sulle persone? Quando pronunciò la sua prima menzogna egli sapeva benissimo che Dio, in quanto Creatore, era il legittimo Sovrano di tutto il creato e che lo era anche per quella prima coppia umana. Tuttavia desiderava per sé questa posizione elevata e unica, cosa a cui non aveva diritto. Mosso dall’avidità, dall’egoismo e dall’ambizione tramò per usurpare la posizione che spettava unicamente al Creatore. Per raggiungere il suo scopo ricorse alla menzogna e all’inganno. In maniera simile egli incoraggia l’avidità e fa leva sull’egoismo e sull’ambizione per spingere le persone a mentire. L’avido sistema commerciale, la politica corrotta e la falsa religione sono saturi di inganno, falsità, manipolazioni e disonestà perché gli individui, spinti dall’avidità e dall’ambizione, vogliono farsi strada e raggiungere la ricchezza, il potere o una posizione a cui non hanno diritto.
Le principali organizzazioni religiose non seguono la “via della verità”
Sebbene il peccato abbia innalzato una barriera tra l’umanità decaduta e imperfetta e il Creatore, un essere perfetto, Dio non è venuto meno alle sue esigenze continuando a dare la principale importanza al vivere secondo verità immutabili: fede, giustizia, diritto, libertà dalla colpa del sangue, veracità e ubbidienza all’espressa sua volontà. Questi fondamentali princìpi di verità sono un modo di vivere rimasto immutato dall’inizio, sono sempre state le credenziali più importanti per accostarsi a Dio. E coloro che in ogni tempo hanno scelto di fare della verità un modo di vivere ne hanno sempre ricevuto dei vantaggi. Innanzitutto una buona coscienza nei confronti del loro Creatore, poi i risultati pratici di una vita significativa perché conforme alla volontà di Dio. Questo ha impedito loro di seguire false chimere e li ha resi uomini e donne migliori. Per esempio, dei seguaci di Gesù del I secolo, John Lord, noto storico americano, Docente di storia al Dartmouth College nel New Hampshire, nel suo libro The Old Roman World, ha scritto: “I veri trionfi del cristianesimo si videro nella sua capacità di migliorare gli uomini che ne professavano le dottrine … Abbiamo la testimonianza della loro vita irreprensibile, della loro morale ineccepibile, del loro civismo e delle loro virtù cristiane”. Non fu un caso, dunque, che il cristianesimo del I secolo fu chiamato “la via della verità”  (2Pietro 2:2).
Se volessimo, però, avventurarci nel campo religioso attuale, possiamo dire di trovare lo stesso rigore morale e la medesima irreprensibilità? … Ciascuno di noi può dare a se stesso la risposta in base alla realtà dei fatti che può osservare perché, non lo dimentichiamo, la verità si basa sempre sulla realtà, sull’effettivo stato di cose … Qual è, dunque, l’impatto delle religioni, e della nostra religione, se ne professiamo una, sulla coscienza e sulla morale dei propri fedeli? … li rende migliori? … virtuosi? … ubbidienti alle norme divine? … liberi dalla colpa del sangue? … o sono forse come quelli che “sembrano avere una vita pia, ma non permettono alla sua potenza di cambiarli”? (2Timoteo 3:5 – GWT) Quello che certamente tutti possiamo constatare è che molte organizzazioni religiose affermano di essere depositarie della verità e invitano vivamente altri ad abbracciarla. Nell’insieme, però, esse presentano una sconcertante varietà di “verità”. Ad esempio l’induismo, il giainismo e il buddismo, seppur con qualche variante l’una dall’altra, insegnano la reincarnazione, cioè la rinascita dell’anima o dello spirito di un individuo in un altro corpo fisico, trascorso un certo intervallo di tempo dopo la sua morte terrena. L’escatologia islamica afferma che dopo la morte, ogni essere umano entrerà nella tomba fino alla sua resurrezione fissata da Dio nel giorno del giudizio e che nella tomba due angeli lo sottoporranno a un interrogatorio mirante a certificarne la retta fede e, in caso sfavorevole, a sottoporlo al cosiddetto “supplizio della tomba”, cioè gli sarà inflitto un tormento fisico e spirituale assai intenso che durerà, come pena anticipata, fino alla fine del mondo terreno quando Allah gli irrogherà la condanna prevista. Le religioni cosiddette “cristiane” invece insegnano che dopo la morte l’anima della persona, che sopravvive alla morte del corpo, va a vivere nell’aldilà, secondo i propri meriti o le proprie colpe in un luogo di beatitudine celeste o in un luogo di tormento eterno. È palese il contrasto tra i vari insegnamenti, pertanto se l’uno è vero, gli altri devono essere necessariamente falsi. Se poi analizziamo i vari credi delle religioni che si dichiarano “cristiane”, la contrapposizione di certi insegnamenti è ancora più sconcertante per chi desidera conoscere la verità. La Chiesa Cattolica, e anche quella Ortodossa, ad esempio, venerano Maria, la madre di Gesù, attribuendole un ruolo fondamentale nella relazione tra Dio e gli esseri umani, quello di intercessora e avvocata. Tali organizzazioni elevano al ruolo di “santi” anche altri uomini e donne attribuendo loro il potere di fare miracoli e la facoltà di intercedere presso Dio a favore del genere umano. La Chiesa Cattolica, e anche quella Ortodossa, incoraggiano i propri fedeli a rivolgere a Maria e ai “santi” le loro preghiere e la loro devozione per ottenere la salvezza della propria anima e, a tal fine, hanno costruito cappelle, chiese e santuari, riempiendoli di immagini davanti alle quali i fedeli si inginocchiano e pregano. Al contrario, le Chiese Protestanti condannano tutto questo, accusando cattolici e ortodossi di essere idolatri e perciò condannati al tormento eterno dell’Inferno.  Anche  la dottrina del primato del papa esercita un effetto divisivo tra i cosiddetti “cristiani”; essa è strettamente legata ai dogmi dell’infallibilità del papa e della successione apostolica dei vescovi cattolici, e questi dogmi sono entrambi inaccettabili per la maggioranza delle chiese non cattoliche. È chiaro che due insegnamenti così contrastanti tra loro non possono essere entrambi la verità. Uno dei due deve essere necessariamente falso … se non entrambi!
Alla luce di questi fatti ci si chiede ancora: esiste una verità riguardo a Dio, al suo proposito e al modo in cui gli uomini possono relazionarsi con Lui? … Se c’è come si può conoscere?
La Parola di Dio è la fonte della verità
Quando Gesù disse a Pilato che lo scopo di tutta la sua vita era quello di dichiarare la verità, si riferiva a qualcosa che gli ebrei fedeli avevano tenuto in alta stima per secoli. Era quella “verità” che per molto tempo essi avevano letto nei loro scritti sacri e che affondava saldamente le radici in fatti verificabili: fatti storici, archeologici, scientifici, sociologici. Milioni di israeliti, infatti, avevano visto con i loro occhi che tutto ciò che il loro Dio aveva detto, si era anche avverato. Aveva mantenuto tutte le promesse fatte loro (cfr. Giosuè 23:14). Quando ispirava delle profezie, queste regolarmente si adempivano nei tempi e nei modi da Lui indicati (cfr. Isaia 46:10; Lamentazioni 2:17). Quando pronunciava giudizi definitivi, venivano puntualmente eseguiti (cfr. Genesi 18:20,21; 19:24,25; Geremia 25:9-11; 2Cronache 36:17-21; Isaia 13:17-22; Daniele 5:22-30).Essi erano stati testimoni di tutto ciò e la loro testimonianza vivente si tramandava di generazione in generazione. Per questo motivo uno degli ispirati scrittori di quei libri affermò: “verità è la tua legge … La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia” (Salmo 118:142,160 – CEI; 119:142,160 – VR e Di). Gesù Cristo fece eco alle parole di questo salmo quando, rivolgendosi in preghiera al suo Dio poco prima di essere arrestato e condotto davanti a Pilato, disse: “La tua parola è verità” (Giovanni 17:17). La Parola di Dio, le Sacre Scritture o la Bibbia, come altrimenti si può chiamare la raccolta dei libri ispirati, è stata scritta “per insegnare la verità e confutare l’errore” (2Timoteo 3:16 – NEB).
Nel corso del suo ministero Gesù parlò anche dell’unico modo di credere che è accettevole a Dio dicendo: “i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Giovanni 4:23,24 – CEI). Egli rivolse queste parole a una donna, una samaritana che affermava di credere in Dio e alla quale aveva precedentemente detto: “Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo” (v. 22). Pertanto Gesù mise la verità in relazione con la conoscenza. È per soddisfare questa necessità di acquisire conoscenza che Dio ha fatto mettere per iscritto la sua volontà e le norme che le sue creature devono osservare in relazione alla sua adorazione. Gli adoratori che Dio approva, quindi, sono quelli che leggono la sua Parola, ne conoscono a fondo i suoi insegnamenti e li mettono in pratica nella loro vita. Usando correttamente la Parola di Dio tali persone sono quindi in grado di combattere i falsi insegnamenti che il Diavolo ha diffuso su Dio servendosi di uomini ipocriti e menzogneri e di insegnare ad altri la verità promovendone la diffusione (cfr. 2Timoteo 2:2).
Oggi la verità che Dio ha fatto scrivere è disponibile a chiunque la cerchi, di qualunque nazionalità, razza o cultura sia. La Parola scritta di Dio è di gran lunga il libro più diffuso in tutta la terra. Secondo alcune stime, ne sono state stampate 6 miliardi di copie (per intero o in parte) in più di 2.500 lingue e idiomi. Essa si caratterizza per la sua eccezionale accuratezza e per la sua onestà nel narrare i fatti della storia e questi sono i fili che si intrecciano nella trama del suo messaggio, il messaggio di un Dio che interviene nella storia dell’uomo. Ogni volta che la narrazione biblica tratta soggetti culturali, usanze, titoli di funzionari, questioni legali e anche scientifiche, essa è storicamente accurata in ogni dettaglio, e non è possibile contraddirla con successo. Gli scrittori biblici, uomini semplici che furono testimoni di quegli avvenimenti e vi parteciparono, hanno  fornito genealogie particolareggiate, nomi esatti di popoli e luoghi, età, date, informazioni così specifiche che avrebbero potuto essere apertamente contestate dai contemporanei se non fossero state accurate. Prendiamo ad esempio proprio la storia di Cristo Gesù. Quasi tutto quello che possiamo sapere di lui e della sua opera si legge nella Parola di Dio, anche se esistono testimonianze extrabibliche che ne attestano l’esistenza. Ebbene, è un fatto indiscusso che visse e che i suoi insegnamenti produssero un effetto profondo e duraturo sui suoi primi discepoli. Questa realtà storica ha lasciato un’impronta sulla maggior parte dei calendari d’oggi: la comparsa di Gesù sulla terra segna la svolta decisiva nella storia che non a caso viene data a.C e d.C.
Perché è necessario acquistare conoscenza della verità?
Oggi circa un terzo della popolazione mondiale, tra cattolici, ortodossi e protestanti, professa di credere al Dio della Bibbia dichiarandosi “cristiani”; a questi si devono aggiungere gli oltre 13 milioni di ebrei sparsi in tutta la terra. Ma un attento esame di ciò che tutte queste persone credono mostra che anziché sulla verità la loro fede si basa su miti, leggende, storie immaginarie che non hanno alcuna attinenza con la realtà. Ciò che è stato loro insegnato su Trinità,  anima, condizione dei morti, inferno di fuoco, Natale, Pasqua, croce, uso di immagini nell’adorazione e tante altre credenze è imbevuto di miti. La maggioranza delle persone alle quali sono stati propinati questi “miti” di sicuro non ha neppure udito tutti i racconti veraci contenuti nella Parola di Dio, forse questa non l’ha mai letta o neanche ne possiede una copia. Perfino gli Ebrei, con il loro retaggio biblico, si sono allontanati dalla verità inventando favole con cui hanno composto il Talmud che, come ha scritto uno storico ebreo, “contiene un vasto assortimento di inutili ingenuità, tabù, superstizioni, credenze demoniche, miti” (Nathan Ausubel, The Book of Jewish Knowledge – cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/User:Standforder/Debate_over_oral_Torah).
Gesù avvertì i suoi seguaci che il Diavolo avrebbe cercato di inquinare la verità che lui aveva dichiarato introducendo gradualmente false dottrine nella comunità cristiana. Lo fece usando l’illustrazione del grano e delle zizzanie riportata nel vangelo di Matteo capitolo 13. Disse che questa opera di Satana sarebbe iniziata dopo la sua morte e quella degli apostoli e sarebbe stata portata avanti da persone ipocrite ed egoiste, “falsi maestri che introdurranno eresie perniciose” (2Pietro 2:1-3 – CEI; cfr. Matteo 24:24). Verso la fine del I secolo, l’apostolo Giovanni, l’ultimo degli apostoli a morire, già avvertiva: “Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi” (1Giovanni 2.18 – CEI). Se analizziamo le principali dottrine del cristianesimo apostata constatiamo che nessuna di esse è riportata negli scritti sacri, la cui stesura si concluse con la morte dell’apostolo. Sono tutte posteriori  al tempo apostolico avvalorando l’avvertimento che diede Cristo. Purtroppo, col tempo, molti hanno seguito questi falsi maestri e “a causa loro la via della verità è stata diffamata” (2Pietro 2:2 – VR). Poiché tutti questi rischiano di ritrovarsi tra coloro dei quali è scritto: “hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza …ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio” e di sentirsi rispondere proprio dal Cristo di cui impropriamente hanno assunto il nome “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” è necessario che ciascuno rifletta su ciò che gli è stato insegnato confrontandolo con ciò che è scritto nella Parola di Dio (Romani 10:2,3; Matteo 7:21-23 – CEI). Questo è quello che fecero gli abitanti dell’antica Berea quando l’apostolo Paolo e il suo compagno Sila parlarono loro delle verità bibliche; essi, infatti, “accolsero la parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così” (Atti 17:11 – CEI).
Oggi è un tempo molto appropriato per fare questo, poiché stiamo vivendo momenti cruciali della storia umana e le difficoltà che aumentato giorno dopo giorno indicano che il tempo del giudizio di Cristo sulla fede di ciascuno di noi è vicino. La profezia biblica indica chiaramente cosa è saggio fare in questo tempo, dicendo “Molti lo studieranno con cura e la conoscenza aumenterà …  Molti saranno purificati, resi candidi, integri, ma gli empi agiranno empiamente: nessuno degli empi intenderà queste cose, ma i saggi le intenderanno” (Daniele 12:4,10 – VR). Perciò inizio oggi questa nuova serie di post proponendo come momenti di riflessione e confronto i risultati delle mie ricerche bibliche sui principali temi di fede dibattuti nel mondo cristiano e non … …

La-parabola-del-seminatore

Domenico Feti, “Parabola del Seminatore”, 1610-1623.
Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid
Gesù insegnò che c’era una sola via impiegata da Dio per guidare le persone alla verità e alla vita e per questo fondò una sola chiesa. Quella chiesa era del tutto diversa dai sistemi ecclesiastici istituzionalizzati di oggi. Non aveva alcuna divisione tra clero e laicato né, tantomeno, una scala gerarchica nella struttura organizzativa. I discepoli di Gesù del I secolo si consideravano “tutti fratelli” e non c’erano tra loro “maestri” o “padri” spirituali. Avevano un solo Capo, Cristo Gesù, e un’unica fede (cfr. Matteo 23:8-10; Efesini 4:5). Oggi invece vediamo un gran numero di confessioni, sette e culti che si definiscono cristiani, pur insegnando dottrine contrastanti e seguendo regole di condotta diverse. Come sorsero queste divisioni? Gesù stesso lo spiegò con una delle sue parabole, quella del grano e delle zizzanie narrata nel vangelo di Matteo, capitolo 13, vv.24-30. Parlò di un uomo che seminò grano eccellente in un campo. Poi un nemico seminò zizzanie in mezzo al grano. Il grano e le zizzanie vennero lasciati crescere insieme fino alla mietitura. Quindi le zizzanie vennero separate dal grano e distrutte. Il grano invece venne radunato nei depositi del proprietario. Gesù spiegò ai suoi discepoli il significato della parabola. Disse che “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo” cioè Cristo stesso. Poi spiegò: “il buon seme sono i figli del regno e la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo mentre la mietitura è la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli”. (Matteo 13:36-42 – Di) Gesù paragonò i suoi veri discepoli al grano e profetizzò che Satana il Diavolo avrebbe seminato falsi discepoli, come zizzanie, in mezzo a suoi veri discepoli. Questo sarebbe accaduto “mentre gli uomini dormivano”. A quale periodo si riferì? Troviamo la risposta nelle parole dell’apostolo Paolo agli anziani della comunità cristiana di Efeso: “so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé” (Atti 20:29,30 – CEI). Quando gli apostoli, che “impedivano la manifestazione” dell’apostasia, cominciarono ad addormentarsi nella morte, molti cristiani si addormentarono in senso spirituale (2 Tessalonicesi 2:6-8 – CEI). Fu allora che, come predetto da Gesù, comparvero falsi discepoli. Questi promossero insegnamenti apostati, come la Trinità, cioè l’idea che ci siano tre persone in un unico Dio. I falsi discepoli iniziarono anche a praticare l’idolatria e a immischiarsi nella politica. Solo pochi rimasero fedeli agli insegnamenti di Gesù. Nel corso dei secoli i vari gruppi del cristianesimo apostata hanno prodotto un abbondante raccolto di zizzanie, prima nel cattolicesimo e nelle Chiese ortodosse e successivamente fra le numerose denominazioni protestanti. La divisione dottrinale e organizzativa che esiste tra queste chiese è la prova evidente della loro apostasia (cfr. 1Corinzi 1:10; Galati 5:19-21).

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