LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – II

“LA PAROLA DEL NOSTRO DIO DURA PER SEMPRE”

Isaia 40:8

 Masoreti

Anteprima
È una raccolta di 66 libri scritti da 40 scrittori provenienti da ambienti diversi in un periodo di circa 1.600 anni, dal 1513 a.C. al 98 d.C. Fino ad oggi ne sono state prodotte circa sei miliardi di copie in più di 2.500 lingue. Questo si deve in gran parte ad una delle più grandi invenzioni umane: la stampa, che ha segnato una svolta epocale per la cultura illuminata, non più solo ad appannaggio di pochi eruditi, di ricchi altolocati, ma patrimonio degli umili e degli ultimi. Non è dunque un caso che il primo prodotto di questa nuova tecnologia, risalente alla metà del XVI secolo, sia stata proprio questa preziosa raccolta! Un quarto dell’umanità lo considera il libro sacro per eccellenza, anche se solo una piccola percentuale l’ha effettivamente letto; il resto del genere umano ne apprezza il valore storico ed etico. Siamo parlando della Parola di Dio, altrimenti denominata Sacra Scrittura o Bibbia, dal greco biblìa, che significa, appunto, “libretti”. Queste sue peculiarità hanno suscitato domande di fondamentale importanza sul reale valore del libro, quali: Come possiamo esser certi della sua accuratezza storica e dottrinale? Come un testo così antico è potuto pervenire integro fino ai nostri giorni? Come possiamo esser certi che in tanti secoli non sia stato manipolato al punto da rendere inattendibile il suo messaggio? Queste domande meritano una risposta; da millenni gli uomini cercano di sapere da dove ha avuto origine la vita, si chiedono qual è lo scopo della loro vita, perché soffrono e muoiono e, soprattutto vogliono conoscere cosa riserva loro il futuro. I libri di questa singolare raccolta contengono la risposta a tutte queste domande. Ciò che in essi possiamo leggere è completamente diverso dalle storie fantastiche e allegoriche presentate dai libri scritti nello stesso periodo e persino da quelle narrate in questi tempi di grande sviluppo scientifico e tecnologico. Le informazioni che ne riceviamo abbracciano tutto lo scibile umano: agricoltura, architettura, astronomia, chimica, commercio, ingegneria, etnologia, governo, igiene, musica, poesia, filologia e ogni sua citazione, alla prova dei fatti, si è sempre rivelata storicamente attendibile, scientificamente accurata e, nel suo complesso, coerente con il messaggio che gli scrittori hanno voluto trasmettere, si, perché questo è uno degli aspetti più sorprendenti che ne avvalora l’origine divina. Nessuno dei 40 scrittori si è attribuito il merito di ciò che ha scritto, cosa del tutto insolita nella personalità umana, ma tutti, pur non essendosi conosciuti tra loro, hanno dichiarato la stessa cosa, di aver scritto sotto ispirazione divina e tutti seguendo un unico tema: il Regno di Dio o la Sovranità che Dio ha il diritto di esercitare su tutta la sua creazione. In un mondo dominato da sentimenti di autodeterminazione e di egoismo, istigati dal principale oppositore del dominio divino, Satana il Diavolo, un messaggio del genere non è stato ben accolto dagli scagnozzi terreni di quella malvagia creatura spirituale i quali hanno tentato con ogni mezzo di impedirne la diffusione tra il genere umano (cfr. Giovanni 8:44; 1Giovanni 5:19) .  Ma grazie al suo divino autore, e a uomini devoti che hanno amato verità e giustizia anche a costo della propria vita, la Bibbia è sopravvissuta ad ogni macchinazione satanica perché, come ha riportato uno dei suoi scrittori “la parola del nostro Dio dura per sempre” (Isaia 40:8; cfr. anche 1Pietro 1:24,25).

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La data del 23 febbraio 1455 segna una delle pietre miliari sulla strada del progresso umano. Quel giorno a Magonza, in Germania, vedeva la luce la stampa a caratteri mobili. L’uomo a cui è attribuito il merito di questa invenzione è Johannes Gensfleisch zur Laden, meglio conosciuto come Johann Gutenberg. Fino ad allora i libri venivano copiati a mano, tecnica che richiedeva molto tempo e un notevole costo. La nuova tecnica di riproduzione ideata da Gutenberg non solo accorciava i tempi di realizzazione ma rendeva possibile la stampa di più copie di uno stesso libro a basso costo il che permetteva a un gran numero di lettori di ogni estrazione sociale di accedere ad informazioni fino ad allora esclusivo appannaggio di pochi eletti. Il primo libro che Gutenberg pensò di stampare fu la Bibbia, un’opera in quel tempo talmente costosa che solo alcuni privilegiati ne possedevano una copia. Quel giorno furono date alla stampa ben 180 copie di quel prezioso libro ognuna delle quali constava di 1.282 pagine, ciascuna con due colonne di 42 righe, per questo motivo quell’opera è stata anche denominata la “Bibbia a 42 linee”. Per la sua importanza storica nel 2001 è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco delle memorie del mondo.
L’invenzione di Gutenberg si diffuse rapidamente e trasformò la vita europea, dal momento che il sapere non era più prerogativa dei privilegiati. Notizie e informazioni cominciarono a raggiungere la gente comune, che divenne maggiormente consapevole di ciò che le accadeva intorno. La richiesta di materiale da leggere crebbe in maniera fenomenale. Prima di Gutenberg in Europa c’erano poche migliaia di manoscritti, 50 anni dopo la sua morte c’erano milioni di libri. Oggi delle prime 180 Bibbie stampate da Gutenberg ne sono rimaste 48, di queste 20 sono ancora complete. Ma da quel lontano 23 febbraio 1455 fino ai nostri giorni, secondo cifre pubblicate dall’Alleanza Biblica Universale, si calcola che siano state stampate circa 6 miliardi di Bibbie per intero o parti di essa in 2.527 lingue e idiomi così che più del 90 per cento dell’umanità ha accesso almeno a parte della Bibbia nella propria lingua. Dunque è il libro di gran lunga più diffuso nel mondo, nessun altro libro – religioso o no – le si avvicina neanche lontanamente!
Che dire di noi? Ne abbiamo una copia nella nostra casa? L’abbiamo mai letta? Ne conosciamo il contenuto?
Come è stata preservata la Parola di Dio?
Il sostantivo italiano “Bibbia” deriva dalla parola greca biblìa, che significa “libretti”. Esso si riferisce ad una raccolta di vari scritti, rotoli e libri, per un totale di 66 secondo un canone universalmente riconosciuto, di cui 39 scritti in ebraico e aramaico, impropriamente chiamati “Vecchio Testamento”, e 27 scritti in greco koiné, la lingua comune del I secolo, impropriamente denominati “Nuovo Testamento”. Solo nelle versioni cattoliche i libri del cosiddetto Vecchio Testamento sono sette in più in quanto la Chiesa Cattolica, durante il Concilio di Trento nel 1546,  ha aggiunto dei libri definiti apocrifi o deuterocanonici, libri che non sono mai stati considerati di origine divina, perfino dai primi “Padri” di questa Chiesa, e pertanto categoricamente esclusi dal canone ebraico.
Gli antichi Israeliti furono i depositari dei testi biblici: essi preservarono con cura i rotoli originali e ne fecero numerose copie. La trascrizione era affidata alla minuziosità di scribi altamente qualificati. Ad esempio, Esdra, un sacerdote della casa di Aaronne, fu uno di questi. Di lui è detto che era “uno scriba esperto nella legge di Mosè”; non solo era una persona molto istruita che conosceva bene l’ebraico e l’aramaico ma aveva in cuore il desiderio di trasmettere inalterata la Legge divina, come è anche scritto: “si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del Signore, e a insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine” (Esdra 7:6,10 – VR). Esdra fu un instancabile ricercatore, esaminò tutti i documenti ufficiali della sua nazione ed è grazie al suo lavoro che oggi possiamo trovare nella Parola di Dio l’accurata storia di quel popolo narrata nei libri delle Cronache.
Nelle versioni moderne i 66 libri sono suddivisi in capitoli (per complessivi 1.189 capitoli) e in versetti (per complessivi 31.173 versetti). Tale suddivisione non è opera degli scrittori originali ma è un’aggiunta molto utile fatta secoli dopo dai masoreti, copisti ebrei vissuti fra il VI e il X secolo d.C., i quali, considerando la copiatura del testo biblico un compito sacro, fecero il loro lavoro con una dedizione e un’accuratezza che sovrastò qualunque disputa ideologica. Questo fatto dovrebbe rassicurare tutti quelli che temono o sostengono che nel corso del tempo, con migliaia di anni di copiatura e ricopiatura, i testi originali venissero modificati. La preoccupazione fondamentale dei masoreti, infatti, fu quella di mantenere inalterato il testo biblico e grazie al loro lavoro questo ci è pervenuto nella sua interezza originale. Essi non cambiarono nulla quando copiarono i manoscritti della Bibbia ebraica. Esaminarono tutte le forme di parole insolite che facevano sospettare un’alterazione del testo e, senza apportare alcuna variazione al testo stesso, ne prendevano nota nei margini dei loro manoscritti; essi annotarono ogni informazione che potesse aiutare i copisti a eseguire controlli incrociati. I masoreti fecero ancora di più! Poiché l’ebraico non era più una lingua viva, parlata a livello nazionale, molti ebrei non avevano più dimestichezza con esso e, per il fatto che utilizzava anche un alfabeto privo di vocali, si rischiava di non capire pienamente il senso del testo. Pertanto essi escogitarono un sistema di vocalizzazione che si serviva di punti e trattini che venivano posti sopra e sotto le consonanti.  Elaborarono, quindi, un complicato sistema di segni che serviva sia come forma di interpunzione che come guida per consentire una pronuncia più accurata. L’impresa compiuta dai masoreti è stata ben riassunta da Robert Gordis, Presidente dell’Assemblea Rabbinica e del Concilio delle Sinagoghe d’America nonché docente alla Jewish Theological Seminary of America, il quale, nel suo libro The Biblical Text in the Making, ha scritto: “contarono le lettere della Scrittura, determinarono la lettera centrale e il versetto centrale della Torah [Pentateuco], stabilirono la lettera centrale della Bibbia nel complesso, compilarono lunghi elenchi di forme bibliche rare ed eccezionali, elencarono il numero di casi in cui ricorrevano migliaia di parole bibliche, tutto per evitare che il testo accettato fosse modificato e impedire agli scribi di introdurvi cambiamenti … Quegli umili, ma indomiti, lavoratori … compirono nell’oscurità la loro impresa titanica di salvaguardare il Testo biblico da mutilazioni o variazioni”. Per evitare di omettere anche una sola lettera, quei copisti contarono non solo le parole che copiavano, ma anche le lettere. Secondo uno studioso, solo  nel VT contarono 815.140 singole lettere! Uno sforzo così diligente assicurò la massima precisione. Grazie ad essi molti traduttori biblici dei secoli successivi hanno potuto avvalersi come base della loro opera di un testo ebraico ben conservato, giunto come tale anche nei nostri giorni.
Ci sono molte prove che il testo ebraico e quello greco su cui si basano le traduzioni moderne corrispondono con rimarchevole fedeltà alle parole degli scrittori originali. Le prove sono costituite da migliaia di copie scritte a mano dei manoscritti biblici – circa 6.000 copie di quelli scritti in lingua ebraica (VT) per intero o in parte e circa 5.000 di quelli scritti in greco (NT) che sono sopravvissute fino ai nostri giorni. Un’attenta analisi comparata dei numerosi manoscritti esistenti ha anche permesso agli studiosi di individuare gli eventuali errori dei copisti e determinare la lezione originale. Per esempio, ricerche effettuate nella zona del Mar Morto hanno portato alla scoperta di numerosi rotoli ebraici scritti prima di Cristo. Molti di essi contengono parti di libri del VT. È stato fatto uno confronto tra uno dei testi meglio conservati riportato su un rotolo copiato verso il 100 a.C., che riguardava il 53° capitolo del libro di Isaia, e lo stesso testo masoretico copiato circa 1.000 anni dopo. Nel loro libro A General Introduction to the Bible, Norman Geisler e William Nix, docenti del Southern Evangelical Seminary del North Carolina – USA, riportano i risultati dello studio in questi termini: “Delle 166 parole di Isaia 53, sono in questione solo diciassette lettere. Dieci di queste lettere sono solo un fatto di ortografia, che non cambia il senso. Quattro altre lettere sono minori cambiamenti stilistici, come congiunzioni. Le rimanenti tre lettere formano la parola ‘luce’, aggiunta al versetto 11, che non cambia di molto il significato … Pertanto, in un capitolo di 166 parole, c’è una sola parola (tre lettere) dubbia dopo mille anni di trasmissione, e questa parola non cambia in modo significativo il senso del passo”. Per questo motivo un noto studioso, William Henry Green, Professore Emerito di Letteratura Orientale e Vecchio Testamento del Princeton Theological Seminary del New Jersey – USA, autore di numerose opere bibliche, disse: “Si può affermare con sicurezza che nessun’altra opera antica ci è pervenuta in forma così accurata”.
Allo stesso modo la comparazione tra i manoscritti più antichi e quelli più recenti ha fatto luce su alcune aggiunte spurie apportate al testo da qualche copista in malafede come, ad esempio, l’aggiunta a 1Giovanni 5:7 che sembra sostenere la falsa dottrina della Trinità allorchè dice: “Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza nel cielo: il Padre, la Parola e lo Spirito Santo; e questi tre sono uno” (Di). Una nota in calce alla traduzione cattolica spagnola Nácar-Colunga dice: “Questo versetto, che nella Vulgata dice: ‘Tre sono quelli che rendono testimonianza in cielo: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e i tre sono uno’, non si trova nei manoscritti antichi, né in quelli greci né in quelli latini, ecc., ed è sconosciuto ai padri. Pare sia di origine spagnola e si sviluppasse a poco a poco sotto forma di esegesi [interpretazione] del versetto precedente. Solo nel XIII secolo acquistò la forma che ha oggi nella Vulgata”. Per questo motivo in molte traduzioni recenti, sia cattoliche che evangeliche, tali parole sono state omesse.
Considerando, infine, che i testi originali vennero scritti su fogli di papiro o su pelli di animali (pergamene), tutti materiali col tempo deperibili, la copiatura del testo biblico ha fatto in modo che questo fosse preservato nel tempo, in un arco di 3.500 anni fino ai nostri giorni; un vero miracolo che avvalora ciò che scrisse uno degli scrittori originali: “ogni carne è come l’erba ed ogni gloria d’uomo è come il fiore dell’erba; l’erba si secca e il fiore cade, ma la parola del Signore rimane in eterno” (1Pietro 1:24,25 – Di).

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I rotoli di Qumram sono antichi manoscritti ebraici, e sono scritti per la maggior parte in ebraico, alcuni in aramaico e qualcuno in greco. Ritrovati in un periodo che va dal 1947 al 1956 in una caverna presso il Mar Morto hanno più di 2.000 anni, poiché risalgono a circa 100 anni prima della nascita di Gesù. Nell’immagine è riprodotta parte del rotolo di Isaia, oggi conservato nel Museo Israeliano di Gerusalemme.
Gli scrittori biblici scrissero con inchiostro su papiro (fogli ricavati dall’omonima pianta che cresceva in Egitto) e su pergamena (ricavata da pelli di animali). Questi materiali, però, erano gravemente minacciati dall’umidità, dalla muffa e da vari vermi. Questo è il motivo per cui non esiste nessuno degli scritti originali; probabilmente si disintegrarono molto tempo fa. Tuttavia i testi dei libri biblici sono arrivati fino ai nostri giorni grazie al processo di copiatura portato avanti nei secoli dapprima da esperti scribi e poi attraverso la stampa. Quello che molti si chiedono è se secoli di copiatura e ricopiatura abbiano modificato il testo biblico a causa di possibili errori dei copisti. I fatti dicono inconfutabilmente di no! Ad esempio, prima della scoperta dei rotoli del Mar Morto, i manoscritti più antichi della Bibbia in Ebraico erano nel testo masoretico del IX secolo, tra i quali troviamo il Codex Leningradensis. I manoscritti biblici trovati tra i rotoli del Mar Morto hanno spostato indietro la data fino al II secolo a.C. Questo prezioso tesoro di rotoli e frammenti biblici ha costituito un’ottima base per studiare il modo in cui è stato trasmesso il testo ebraico della Bibbia. La comparazione con i testi masoretici redatti circa 1.000 anni dopo ha rivelato che il testo non ha subito cambiamenti sostanziali. Il prof. Julio Trebolle Barrera, membro del comitato internazionale che cura i Manoscritti del Mar Morto, ha affermato: “I due grandi manoscritti [di Qumran] di Isaia … confermarono la grande affidabilità con la quale il testo ebraico era stato conservato nel corso dei mille anni compresi tra l’epoca di Qumran e quella in cui furono copiati i manoscritti medievali più antichi” (F. García Martínez e J. Trebolle Barrera, Gli uomini di Qumran, trad. di A. Catastini, Paideia, Brescia, 1996).

Testo masoretico   masorah_len

Il Codex Leningradensis (Codice B 19a o Codice L), risale al 1008-1009 d.C. Nelle immagini si vede tutta una serie di note ai margini e alla fine del testo, apportate dai masoreti, aventi come finalità la preservazione del testo medesimo, evitando alterazioni ed errori di copiatura.
Ma l’accuratezza della copiatura, che garantisce la fedeltà ai testi originali, non è l’unica meraviglia di tale raccolta!
Un libro straordinario per l’armonia e l’accuratezza storica
Il suo primo libro, la Genesi, è datato 1513 a.C. in quanto fu scritto da Mosè nel deserto del Sinai dopo la liberazione di Israele dalla schiavitù egiziana. La storia che narra è davvero sorprendente poiché, contrariamente ai racconti fantastici o alle spiegazioni allegoriche sulle origini dell’uomo che si trovano nelle leggende sulla creazione delle antiche popolazioni, o anche alle fantasie evoluzionistiche degli scienziati moderni, fornisce un racconto logico e coerente con la realtà degli eventi accaduti sin dal principio dell’umanità. L’ultimo libro, l’Apocalisse (o Rivelazione) fu scritto nel 96 d.C. da Giovanni, apostolo di Gesù, e descrive, con un linguaggio simbolico ma del tutto comprensibile se inserito nel contesto dell’intera raccolta, avvenimenti futuri rispetto al tempo in cui venne redatto, molti dei quali riguardano proprio i nostri giorni. La straordinarietà di quest’opera è data proprio dal fatto che, pur essendo stata scritta da 40 diversi scrittori, appartenenti ad ogni estrazione sociale e culturale, nell’arco di 1.600 anni, quindi non si conoscevano tra loro, rivela una completa armonia nel racconto che, dal primo all’ultimo libro, verte su un unico tema: il Regno di Dio o la Sovranità che Dio ha il diritto di esercitare su tutta la sua creazione. Così, mentre il primo libro narra come questa Sovranità fu sfidata da alcune sue creature spirituali e umane con le terribili conseguenze che ne derivarono, quali l’imperfezione e la morte (cfr. Genesi 3:1-5,14-19; Romani 5:12), nel tempo i vari scrittori, come componendo un grande puzzle, aggiungendo a mo’ di tasselli nuove informazioni pertinenti, hanno descritto lo sviluppo della ribellione iniziale attraverso l’instaurazione sull’intera terra di un sistema di cose politico, economico e religioso totalmente contrario all’originale proposito divino e asservito a colui che per primo diede inizio alla sfida, cioè a Satana il Diavolo (cfr. Genesi 3:4; Giovanni 8:44; 1 Giovanni 5:19); hanno anche scritto quello che Dio nel frattempo ha fatto per smascherare il Diavolo e i suoi seguaci terreni e far conoscere la verità su questo stato di cose, nonché come ha operato per tornare alla restaurazione del suo progetto creativo tenendo conto delle esigenze della sua superiore giustizia (cfr. Genesi 49:10; Isaia 11:1-9;Galati 4:4,5), fino all’ultimo libro che mostra con una visione profetica come si risolverà la contesa della Sovranità universale e cosa accadrà dopo (cfr. Apocalisse 11:18; 12:7-10; 16:14,16; 18:1-3; 20:10,13; 21:3,4). L’eccezionalità del racconto di tutti questi scrittori è avvalorata dal fatto che gli avvenimenti narrati sono tutti storicamente provati, le persone menzionate sono reali, i luoghi e le località a cui fanno riferimento sono esistite veramente, alcune le ritroviamo tutt’oggi nella condizione prevista dagli scrittori biblici (cfr. Isaia 13:19-22; Giuda 7). Nel trattare il suo tema principale, gli scrittori biblici hanno fatto riferimenti a molti campi dello scibile umano: agricoltura, architettura, astronomia, chimica, commercio, ingegneria, etnologia, governo, igiene, musica, poesia, filologia. Ognuna di queste citazioni si è rivelata accurata, anzi, in più di una occasione ciò che era scritto ha preceduto le scoperte umane. Solo per fare un piccolo ma significativo esempio: nel libro di Giobbe, sempre scritto da Mosè circa 3.500 anni fa, possiamo leggere un’espressione usata da quel patriarca il quale, essendosi trovato vicino alla morte e dopo esser scampato ad essa, disse: “non m’è rimasta che la pelle dei denti” (Giobbe 19:20 – VR). Questa semplice espressione è stata presa a pretesto dai denigratori del testo biblico per provare una sua presunta inattendibilità scientifica. Ma, recentemente, grazie alla microscopia elettronica, gli scienziati si sono resi conto che lo smalto che ricopre i denti non è un semplice rivestimento morto ma è come una specie “superpelle” prodotta dalle cellule epiteliali, le stesse che formano la pelle che ricopre il nostro corpo. Di certo Giobbe non intendeva pronunciare un postulato scientifico; egli semplicemente voleva dire che era scampato alla morte e non gli era rimasto nulla, tuttavia la sua singolare esclamazione rifletteva una realtà ancora sconosciuta dalla scienza umana; solo un essere superiore, Colui che creò l’uomo e sapeva come era fatto, poteva ispirare una simile espressione!
Preservata nonostante l’accanita opposizione
Nei nostri giorni, come già menzionato, la Parola di Dio è il libro più diffuso in assoluto e quasi la totalità dell’umanità ha la possibilità di leggerla nella propria lingua. Ma non sempre è stato così! Contro questo libro per secoli è stata condotta una lotta serrata mirante a impedire o scoraggiare la gente comune dal leggerlo. Nessun altro libro della storia è stato oggetto di simili assalti prolungati.
Nel 168 a.C., per esempio, il re di Siria Antioco IV cercò di distruggere tutte le copie delle Scritture Ebraiche (VT) che riuscì a trovare in Palestina. Ma il suo intento fallì poiché all’epoca c’erano colonie ebraiche in molti paesi e ogni sinagoga aveva la propria collezione di rotoli (cfr. Atti 13:14,15). Nel 303 d.C. l’imperatore romano Diocleziano similmente decretò che i luoghi di riunione dei cristiani fossero rasi al suolo e che le loro “Scritture fossero consumate dal fuoco”. La persecuzione fu terribile, ma Diocleziano non riuscì a sopprimere il cristianesimo né a distruggere tutte le copie nemmeno di una sola parte della Parola ispirata. Documenti storici di quel periodo raccontano di cristiani che preferirono andare incontro alle torture e alla morte piuttosto che consegnare le loro copie delle Scritture perché fossero distrutte.
Paradossalmente però, coloro che più di tutti si sono accaniti contro la diffusione della Bibbia tra la popolazione sono stati proprio alcuni di quelli che si dichiaravano servitori di Dio. Ad esempio, nel 624 a.C. il re di Giuda, Ioiachim, contrariato dalle parole che Dio aveva fatto mettere per iscritto dal suo profeta Geremia, le quali additavano la desolazione di Giuda per mano del re di Babilonia, fece bruciare il rotolo che conteneva il messaggio (cfr. Geremia 36:1-4, 21-23 – VR). Tuttavia questo non impedì che la profezia scritta nel rotolo si avverasse! (cfr. 2Re 24:12-16) Anche molti di quelli che hanno assunto il nome di colui che più di ogni altro stimava, conosceva e diffondeva il contenuto della Parola di Dio, Gesù Cristo, si sono accanitamente opposti alla diffusione del suo messaggio. Mentre, infatti, i primi discepoli di Cristo usarono estesamente la Parola di Dio (cfr. 1Tessalonicesi 2:13; 2Timoteo 3:16,17) nelle loro adunanze religiose, nelle loro case e condividendone il contenuto con chiunque mostrava interesse, a partire dal II secolo d.C. alcuni uomini all’interno delle comunità cristiane iniziarono a sminuirne il valore. Fecero la stessa cosa che avevano fatto gli scribi e i farisei giudei ai quali Cristo disse: “avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione” (Matteo 15:6 – CEI).  Uomini come Origene di Alessandria (ca. 185-254 d.C.) e Agostino di Ippona (354-430 d.C.) e altri, considerati oggi “Padri” della dottrina “cristiana”, iniziarono a dare più importanza alla tradizione orale che non alla Parola scritta di Dio. Ad esempio Origine, nella sua opera De principiis scrisse: “l’insegnamento della Chiesa … questo solo si deve accettare come verità, ciò che non differisce sotto nessun aspetto dalla tradizione ecclesiastica”. Anche Agostino insistette continuamente sulla tradizione affermando: “Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l’autorità della Chiesa cattolica” … “Ciò che la Chiesa universale tiene … si deve giustamente credere che sia stato tramandato dall’autorità apostolica” (Contra epistolam manichaei; De baptismo). Così “l’insegnamento della Chiesa”, “la tradizione ecclesiastica” e l’ “autorità della Chiesa” presero il posto delle Sacre Scritture. Ma di Origine la New Catholic Encyclopedia dice: “fu il primo dei Padri che attinsero esplicitamente dalla tradizione greca sull’anima” e di Agostino The New Encyclopædia Britannica afferma: “la sua mente fu il crogiolo in cui la religione del Nuovo Testamento si fuse nel modo più assoluto con la tradizione platonica della filosofia greca”; il risultato fu che la genuinità dell’insegnamento evangelico fu contaminata da una lunga sequela di dottrine prese dalla filosofia pagana greca che annullò di fatto la rivelazione divina.
Pian piano, quindi, nella mente dei fedeli fu inculcata l’idea che non fosse più necessario leggere personalmente la Parola di Dio, il cui studio fu riservato al clero e a intellettuali laici i quali iniziarono a diffondere  insegnamenti che nulla avevano a che vedere con la rivelazione divina. Fu così che prese piede la grande apostasia, cioè una degenerata forma di cristianesimo, che era stata profetizzata da Gesù (cfr. Matteo 13:24-30; 36-42). Col tempo la Bibbia fu tradotta in latino, la lingua che sostituì il greco quale lingua internazionale sotto l’impero romano, e quei “Padri” e altri che si erano eretti a guide spirituali stabilirono che il latino doveva essere considerato una lingua sacra. Ma con la caduta dell’impero romano gradualmente il latino cominciò a non essere più parlato dalle persone comuni rimanendo una lingua di soli pochi eletti. Questi stabilirono che la Bibbia doveva restare in latino e per secoli lottarono perché non venisse tradotta nelle lingue volgari. Quando il potere degli apostati venne istituzionalizzato dall’imperatore pagano romano Costantino, nel III secolo d.C., nacque quella organizzazione politico-religiosa che da allora è stata conosciuta con la denominazione di Chiesa Cattolica Romana la quale osteggiò con tutti i mezzi a sua disposizione che la Bibbia venisse tradotta nelle lingue parlate dalla gente comune. I Sommi Pontefici di tale Chiesa negarono sempre a chiunque il permesso di tradurre la Bibbia nelle lingue volgari. Ad esempio, nel 1079 Vratislao, re di Boemia, chiese al papa Gregorio VII il permesso di tradurre la Bibbia nella lingua dei suoi sudditi, ma la risposta del papa fu negativa. Successivamente, nel 1199, il papa Innocenzo III ordinò al vescovo di Metz in Germania di bruciare tutte le Bibbie che erano state tradotte in lingua tedesca e, nel 1229, il sinodo di Tolosa, in Francia, decretò che ai “laici” non era permesso avere nessun libro della Bibbia in lingua volgare. Questa lotta culminò nel 1559 quando il papa Paolo IV fece pubblicare un Indice dei libri proibiti, cioè un elenco delle opere di cui la Chiesa vietava ai cattolici la lettura, la vendita, la traduzione e il possesso perché considerate cattive o pericolose per la fede e l’integrità dei costumi. Questo Indice proibì le traduzioni della Bibbia in lingua volgare e qualche anno più tardi, nel 1596, in una versione aggiornata fu ancora più restrittivo: stabilì che non si dovevano più concedere autorizzazioni per la traduzione e la stampa di Bibbie in volgare e quelle esistenti dovevano essere distrutte. A causa di queste restrizioni, a partire dalla fine del Cinquecento si moltiplicarono i roghi con cui le Bibbie venivano bruciate sui sagrati delle chiese; nell’immaginario collettivo le Sacre Scritture divennero un libro degli eretici. Gigliola Fragnito, Professore ordinario di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Parma, nel suo libro La Bibbia al rogo (Ed. Il Mulino, Bologna, 1997), ha scritto che l’opposizione della Chiesa alle Bibbie in volgare è stata “un intervento devastante”, le cui conseguenze si sentono tuttora poiché “ha inculcato nei credenti sfiducia nella propria autonomia intellettuale e coscienziale … riducendo la loro formazione ad una rudimentale catechesi, sottratta al confronto e alla comprensione, ad una sovrabbondante e minuziosa precettistisca morale compensata, peraltro, da un’articolata elaborazione di scappatoie penitenziali e a un devozionismo utile forse a nutrire la fantasia, ma non certo a stimolare la riflessione e il discernimento” (cfr. Malachia 2:7,8). Nella prassi molti cattolici sono stati abituati a considerare la tradizione religiosa più importante della Bibbia (cfr. Matteo 15:6-9). Tutto ciò ha allontanato la gente dalle Scritture. Di tutti i fedeli che si dichiarano “cristiani” i cattolici sono per certo i più ignoranti nella conoscenza e nel discernimento delle Sacre Scritture e restano i più riottosi a leggere i sacri testi e a confrontarsi con essi. Le gerarchie cattoliche erano consapevoli che molti insegnamenti della Chiesa non si basavano sulla Bibbia ma sulla tradizione. Questo è senza dubbio uno dei motivi della loro riluttanza a rendere la Bibbia accessibile ai fedeli. Leggendola, la gente comune avrebbe potuto prendere coscienza dell’inconciliabilità tra le dottrine della Chiesa e le Scritture.

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Appena Ieudi leggeva tre o quattro colonne, il re le tagliava con il temperino da scriba e le gettava nel fuoco del braciere, finché tutto il rotolo fu consumato dal fuoco – Geremia 36:23
Per secoli è stata condotta una lotta prolungata, mirante a impedire o scoraggiare la gente comune dal leggere la Bibbia e dal farne una forza operante nella propria vita. Moltissime copie sono state distrutte, ma la Parola di Dio ha resistito a tutti gli attacchi. Non solo autorità pagane hanno tentato di distruggere questo libro, spesso coloro che infierirono maggiormente contro di esso furono quelli che asserivano di averlo caro, come nel caso dell’apostata re giudeo Ioiachim (cfr. Geremia 36:1-4,21-29). L’apostasia religiosa che si sviluppò dopo la morte dei fedeli apostoli di Gesù ebbe un effetto devastante sulla diffusione del libro tra la popolazione comune. Il clero del cristianesimo apostata ha cercato con ogni mezzo di porre fine a ciò che i primi cristiani avevano iniziato con tanto entusiasmo: la diffusione universale della Parola di Dio (cfr. Atti 12:24; 19:20). Più di una volta i papi della Chiesa Cattolica hanno bandito crociate per sterminare uomini, donne e bambini che avevano l’unica colpa di leggere la Bibbia, bruciandoli sui roghi insieme alle loro copie della Parola di Dio. Un inquisitore dell’epoca ne spiegò così la ragione: “Hanno tradotto il Vecchio e il Nuovo Testamento nella lingua volgare, e così l’insegnano e l’imparano. Ho udito e visto un certo ignorante zoticone recitare Giobbe parola per parola; e molti che conoscevano alla perfezione l’intero Nuovo Testamento”. Il vero motivo fu quello di impedire alla gente comune di conoscere la verità rispetto alle tante menzogne dottrinali insegnate da quegli ipocriti assassini e smascherarli pubblicamente (cfr. 1Corinzi 1:26-29).
Ma, come aveva profetizzato il Cristo, in mezzo a tante zizzanie seminate dal Diavolo, cioè i suoi rappresentanti terreni che si opponevano alla verità, cresceva ancora il buon grano, “i figli del regno”. Uomini coraggiosi, amanti della verità e della Parola di Dio, sfidarono lo strapotere criminale del clero cattolico, spesso anche a costo della loro vita, e fecero in modo che il testo biblico raggiungesse ancora la gente comune. Di questi, possiamo citare come esempio William Tyndale, un brillante studioso inglese di greco e latino il quale disse agli ipocriti ecclesiasti del suo tempo: “Se Dio mi risparmia la vita, fra non molti anni farò conoscere le Scritture a un ragazzo che guida l’aratro più di quanto non le conosciate voi”. Egli iniziò a tradurre e a far stampare il NT dal greco originale all’inglese volgare consentendo così alla popolazione inglese di ricevere il messaggio biblico in una lingua ad essa ben chiara. Per la sua opera Tyndale attirò su di se l’ira delle autorità ecclesiastiche inglesi. Fu costretto a fuggire nell’Europa continentale ma poi venne preso, processato, condannato per eresia e infine strangolato e bruciato sul fuoco.
Tyndale fu solo uno delle migliaia di sinceri studiosi che pagarono con la vita il loro amore per la Parola di Dio, ai quali tutti quelli che apprezzano la verità devono essere grati. Oggi, forse, può destare sorpresa leggere di questa controversia intorno alla Bibbia e dell’odio mostrato nei confronti dei suoi traduttori, specialmente dal clero della Chiesa Cattolica. Ma forse è ancor più straordinario il fatto che, per quanto ci abbiano provato, gli oppositori non sono riusciti a impedire che la Parola di Dio arrivasse nelle mani della gente comune.
Ma l’aspetto più straordinario e certamente la prova più lampante della sua ispirazione divina è data dalle numerose profezie che la Bibbia contiene, tutte regolarmente avverate nei tempi e nei modi che furono predetti, molte delle quali riguardano direttamente i nostri giorni. Questo aspetto merita certamente una ulteriore considerazione …. …

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Una risposta a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – II

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