LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – III

“NESSUNA PROFEZIA VENNE MAI DALLA VOLONTÀ DELL’UOMO, MA DEGLI UOMINI HANNO PARLATO DA PARTE DI DIO”

2Pietro 1:20,21

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Anteprima

L’uomo si è sempre interessato di conoscere il proprio futuro ma nessun uomo si è mostrato in grado di predire realmente ciò che ha in serbo il futuro. Nel corso dei secoli milioni di persone hanno cercato di scrutare il futuro consultando astrologi, chiaroveggenti, visionari e altri pronosticatori e hanno riposto fede in loro, ma tutte le predizioni finora fatte dagli uomini si sono mostrate un fallimento. Profetizzare significa rivelare il futuro, annunciare eventi prima che si verifichino. La Parola di Dio contiene molte di queste predizioni che si sono avverate talmente nei minimi particolari da indurre i critici ad asserire che furono scritte dopo il loro adempimento. I fatti storici, però, smentiscono le loro asserzioni perché, come ha scritto un fedele uomo dell’antichità: “Dio … ha tenuto fede alle sue parole, e nessuna è rimasta incompiuta” (Giosuè 23:14 – PdS). Le persone alle quali Giosuè disse queste parole erano state testimoni oculari dell’adempimento di avvenimenti che il loro Dio aveva predetto circa 400 anni prima. Erano discendenti di Abramo al quale Dio, nel 1913 a.C. aveva detto: “Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro: saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze … Alla quarta generazione essi torneranno qua” (Genesi 15:13,14,16 – VR). Le cose erano andate esattamente così e puntualmente, 400 anni dopo, nel 1513 a.C., quegli uomini, gli Israeliti, si ritrovavano alle soglie della Terra Promessa dopo essere stati miracolosamente liberati dal loro Dio dalla schiavitù egiziana. Predizioni straordinarie come questa sono l’aspetto caratterizzante della Bibbia e costituiscono la prova più convincente che essa è veramente Parola di Dio e che  è il mezzo con il quale il nostro Creatore comunica con noi. Se prendiamo sul serio le profezie bibliche possiamo davvero conoscere ciò che ci riserva il futuro e possiamo agire di conseguenza, facendo scelte sagge per la nostra vita.

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Lo scorso 21 dicembre c’era molta attesa per ciò che poteva accadere. Da tempo, infatti, girava voce che, secondo una profezia Maya, il mondo sarebbe finito. In vista di tale catastrofico avvenimento si era perfino scatenato il business della sopravvivenza, veniva offerto di tutto: rifugi sotterranei, maschere antigas, scatolette di cibo a lunga conservazione, filtri per depurare l’acqua, lampade a raggi UV per disinfettare i liquidi da virus e batteri, medicinali e valigette da pronto soccorso provviste di ogni cosa, walky-talky o altri sistemi per comunicare e tante altre cose. Naturalmente di quanto profetizzato non è successo nulla e ora quello che era stato predetto viene fatto passare per un grande equivoco. Persino uomini di scienza sono scesi in campo per esprimere la propria opinione, come il Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte (Napoli) dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, chiamato in causa in quanto la profezia dei Maya si ricollegava al solstizio invernale – cioè al momento in cui, dal punto di vista astronomico, il Sole culmina a mezzogiorno nel punto più basso sull’orizzonte – il quale dopo aver spiegato che l’aspettativa relativa al 21 dicembre era nata da un fraintendimento del calendario Maya, fatto anche “in cattiva fede per specularci o per manie di protagonismo”, si è lanciato a sua volta a predire che “la fine della Terra sarà inevitabile” poiché, ha detto, è collegata “alla morte del Sole prevista fra cinque miliardi di anni, quando la nostra stella inizierà a spegnersi perché avrà finito le riserve di idrogeno”. Ma, a chi conosce ciò che dice la Bibbia, cioè che Dio ha “fissato la terra su solide basi, nulla mai potrà smuoverla nel tempo”, appare piuttosto azzardata anche questa predizione (Salmo 104:5 – PdS).
L’allarme lanciato per il 21 dicembre scorso non è stato una novità. Periodicamente sorge qualcuno che annuncia la fine del mondo che regolarmente viene smentita dai fatti.
Una fonte di accurate profezie
Quello di voler conoscere cosa accadrà nel futuro è sempre stato il cruccio della razza umana e inseguendo questo desiderio gli uomini si azzardano a fare ogni sorta di predizioni. Generalmente, però, tutte le loro previsioni risultano pessimistiche poiché, come nel caso della citata profezia Maya, parlano di distruzione della Terra e della fine dell’umanità. Perfino le religioni, il cui compito dovrebbe essere quello di dare speranza ai propri fedeli, ipotizzano la fine del mondo attraverso angosciosi catastrofismi come quelli formulati, ormai con cadenza mensile, dalla “madonna” di Medjugorje e da altri “segreti” mariani, e i relativi scongiuri appaiono ancora più irreali e senza senso logico dei cataclismi predetti come, ad esempio, la richiesta “conversione” … o di “consacrazione” della Russia alla “madonna” (e chissà perché non della Cina … o della Corea del Nord? …). Finora, però, nessuna di tali predizioni si è realizzata, continuando ad alimentare la fantasia umana. Ci si chiede, allora, se l’uomo, con tutta la sua scienza e la sua fede è effettivamente in grado di conoscere o predire il proprio futuro … Voi personalmente cosa ne pensate? …
I cristiani che leggono le Sacre Scritture sanno che il futuro dell’umanità è inseparabilmente legato alla profezia biblica. Sanno che la Parola di Dio è l’unica fonte accurata di profezie e che le sue predizioni sono precise perché chi le ha ispirate e fatte mettere per iscritto è Colui che “dichiara la fine dall’inizio, e da molto tempo prima ciò che non è ancora fatto” (Isaia 46:10 – HCSB). Consapevole di tutto ciò uno degli uomini impiegati a questo scopo scrisse: “nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2Pietro 1:20,21 – VR). Pertanto la prova più schiacciante che la Bibbia è veramente la Parola di Dio ci è data dalle sue profezie. Mentre gli uomini semplicemente tentano di indovinare ciò che accadrà in futuro e le loro predizioni, quasi sempre avvolte dal mistero, si presentano aleatorie e adattabili a qualsiasi interpretazione e falliscono miseramente, le profezie bibliche sono state scritte e si sono avverate talmente nei minimi particolari che i critici asseriscono che furono scritte dopo il loro adempimento. Di tali profezie la Parola di Dio ne contiene a centinaia: ora ne esamineremo alcune molto significative che attestano la loro ispirazione divina.

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nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2Pietro 1:20,21 – VR)
Molti scrittori biblici non furono uomini di eccezionale cultura e capacità ma persone comuni, non molto diversi dagli altri esseri umani. Come fu dunque possibile a questi uomini scrivere profezie così accurate come quelle narrate nei libri biblici? Non scrissero di proprio impulso, ma furono ispirati da Dio il quale spesso si servì di sogni e visioni per comunicare i suoi messaggi. Mediante il suo Spirito, o forza attiva, Dio agì sulla mente e sul cuore di quegli uomini impartendo loro conoscenza, intendimento, sapienza, consiglio e potenza oltre ciò che era normale stimolandoli a scrivere. Tuttavia quegli uomini non furono semplici automi perché Dio concesse loro di usare le proprie facoltà mentali nella scelta delle parole più adatte a descrivere le visioni ricevute pur esercitando sempre su di loro sufficiente controllo affinché il risultato finale fosse non solo accurato e veritiero, ma anche conforme al Suo proposito (cfr. Ecclesiaste 12:9,10; Proverbi 30:6; Abacuc 2:2;). L’attestato più importante dell’ispirazione divina e della bontà dell’opera degli scrittori biblici e delle loro profezie lo diede Gesù che li citò nel suo ministero come fondamento del suo insegnamento.
La profezia biblica: storia scritta in anticipo
Secondo un noto dizionario biblico, la profezia è “predire quel che deve succedere”, cioè è storia dichiarata o scritta in anticipo (Expository Dictionary of New Testament Words di William Edwy Vine). Ad esempio, riguardo alla storia del popolo di Israele, Dio disse al suo capostipite: “Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro: saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze … Alla quarta generazione essi torneranno qua” (Genesi 15:13,14,16 – VR). Dio poi fece in modo, con un miracolo, che Abramo avesse un figlio da sua moglie Sara, fino ad allora sterile, ormai anziana d’età e non più fertile, quindi disse ad Abramo che quello sarebbe stato il figlio dal quale sarebbe uscita la sua discendenza (cfr. Genesi 21:12). In precedenza Abramo aveva avuto un altro figlio, da una schiava egiziana, Agar, riguardo al quale Dio aveva detto: “Questi non sarà tuo erede” (Genesi 15:4). Comunque Dio rassicurò Abramo dicendogli: “Ma anche del figlio di questa serva io farò una nazione, perché è tua discendenza” (Genesi 21:13 – Di). Quando Isacco, il figlio nato da sua moglie Sara, aveva circa 5 anni e Ismaele, l’altro figlio nato dalla sua schiava Agar, ne aveva 19, cioè nel 1913 a.C., quest’ultimo, che era mezzo egiziano per via della madre, “derideva Isacco” (Genesi 21:9 – Ed. Paoline, 1983). Questo non era un semplice gioco da ragazzi, l’apostolo Paolo diede la corretta spiegazione di tale espressione scrivendo: “allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello che era nato secondo lo Spirito” (Galati 4:29 – VR). Fu dunque in quel tempo che iniziò la predetta oppressione dei discendenti di Abramo che poi, negli ultimi anni della vita di Giacobbe figlio di Isacco, si stabilirono in Egitto dove crebbero e divennero un popolo numeroso che col tempo fu ridotto in schiavitù. Nel 1513 a.C., puntualmente allo scadere dei 400 anni profetizzati da Dio, la nazione di Israele che discendeva da Abramo tramite il figlio Isacco venne miracolosamente liberata da Dio che fece in tal modo adempiere la sua profezia! Il racconto di quella liberazione narra che gli egiziani, spaventati dalle piaghe che Dio aveva mandato contro di loro per indurre il Faraone a liberare il suo popolo,  diedero agli Israeliti “oggetti d’argento, oggetti d’oro e vestiti” in quantità tale che si poté dire che questi “spogliarono gli Egiziani” adempiendo anche questo particolare delle parole profetiche pronunciate 400 anni prima (cfr. Genesi 15:14; Esodo 12:35,36 – VR). E che dire di Ismaele? Dopo essere stato allontanato insieme alla madre a causa del disprezzo che manifestò nei confronti di Isacco, sposò una donna egiziana dalla quale ebbe 12 figli che divennero i capi principali di una popolazione, quella ismaelita, proprio come Dio aveva profetizzato (cfr. Genesi 17:20; 25:16). Gli ismaeliti erano in gran parte beduini che abitavano in tende e si stabilirono nella penisola del Sinai contribuendo a formare la nazione araba (cfr. Genesi 25:18). Questo, forse, concorre a spiegare la grande rivalità che tutt’oggi esiste tra la popolazione di Israele e l’etnia araba nonché l’agitazione internazionale causata da quest’ultimi poiché la profezia riguardo a Ismaele anche diceva: “la sua mano sarà contro tutti, e la mano di tutti contro di lui” (Genesi 16:12 – VR).
Mi preme qui rimarcare un aspetto della profezia che risponde alle molte critiche che vengono fatte dai detrattori biblici che accusano Dio di essere stato un guerrafondaio e un sanguinario che approvò le guerre degli Israeliti per la conquista della terra promessa e la distruzione dei loro nemici. Dio disse ad Abramo che la sua discendenza avrebbe preso possesso di quella terra dopo che sarebbero passati 400 anni “perché l’iniquità degli Amorei non è giunta finora al colmo” (Genesi 15:16 – VR). Gli Amorrei che si erano stabiliti nel territorio della Palestina erano una tribù discendente da Canaan, un nipote di Noè che si rese responsabile di una azione abominevole nei confronti del nonno. Per quel motivo Canaan venne a trovarsi sotto la maledizione profetica di Noè (cfr. Genesi 9:25). Quella maledizione fu ispirata dalla prescienza di Dio che osservò nella personalità di Canaan un carattere decisamente corrotto, forse una natura libidinosa, per cui fu in grado di prevedere i cattivi risultati che questa caratteristica avrebbe alla fine determinato anche fra i suoi discendenti. Sia la storia biblica che quella secolare attestano che i discendenti di Canaan si fecero una reputazione particolarmente sordida di immoralità e depravazione, di corruzione fisica e morale, una popolazione sanguinaria fino al punto di arrivare a sacrificare i propri figli bruciandoli sugli altari dei loro falsi dei. Quel riferimento alla loro “iniquità che non era ancora giunta al colmo”, quindi, oltre ad attestare la pazienza di Dio verso i malvagi, dimostra che Egli non è disposto a tollerare a tempo indefinito le loro cattive azioni. Pertanto, al culmine della sua pazienza, Dio usò gli Israeliti come strumento di esecuzione del suo avverso giudizio contro quelle persone così degradate e irrecuperabili, dopo aver aspettato per 400 anni prima di intervenire per porre fine alla loro malvagità (cfr. Deuteronomio 9:5). Egli comunque non fece uccidere indiscriminatamente gli abitanti della terra promessa – il fatto che risparmiò i gabaoniti, i quali mostrarono rispetto per lui e il suo popolo, lo dimostra (cfr. Giosuè capitolo 9) – ma eseguì, per mezzo degli Israeliti, il suo giudizio contro di loro!
Un altro pezzo di storia scritta in anticipo possiamo leggerla nel libro biblico di Daniele, un profeta vissuto a cavallo tra il VII e VI secolo a.C. Nel capitolo 7, versi 3-8, viene descritta una visione avuta dal profeta mentre si trovata in esilio a Babilonia, “nel primo anno di Baldassar, re di Babilonia” (v. 1), presumibilmente intorno al 553 a.C. (*). Lo scopo della visione era quello di mostrare il futuro corso degli avvenimenti mondiali. Il profeta vide “quattro grandi bestie”, “la prima era simile ad un leone e aveva ali di aquila”, la seconda era “simile a un orso”, la terza era “simile a un leopardo con quattro ali d’uccello sul dorso; aveva quattro teste”, infine la quarta era “spaventosa, terribile, straordinariamente forte. Aveva grossi denti di ferro; divorava, sbranava e stritolava con le zampe ciò che restava; era diversa da tutte le bestie precedenti e aveva dieci corna” (vv. 4-7). Cosa simboleggiavano le quattro bestie? Il verso 17 dice: “Le quattro grandi bestie rappresentano quattro re, che sorgeranno dalla terra”. Chi erano questi re? La visione descrive le quattro bestie con un atteggiamento molto aggressivo poiché cercavano di dominare su altre nazioni o popoli. Pertanto non simboleggiavano governanti minori ma re potenti che avrebbero dominato la scena mondiale. Tutti i biblisti collegano questa visione ad un’altra avuta da Daniele durante il regno di Nabucodonosor (624-582 a.C.) narrata nel capitolo 2 dello stesso libro. Un commentario biblico, infatti, dice: “Generalmente si conviene che la successione dei quattro domini gentili … qui [in Daniele capitolo 7] è la stessa di quella contemplata nel capitolo 2 [di Daniele]” (The Wycliffe Bible Commentary). Il capitolo 2 di Daniele descrive una enorme statua sognata dal re caldeo le cui parti erano fatte di diversi metalli (cfr. Daniele 2:32,33). Le prime quattro, la testa d’oro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di rame e le gambe di ferro, rappresentavano rispettivamente l’impero babilonese (cfr. Daniele 2:37,38), la Medio-Persia (cfr. Isaia 13:1,17; 45:1,2), la Grecia e l’impero romano. Daniele era vivente al tempo in cui Babilonia dominava sulla scena mondiale e lo era ancora nel 539 a.C. per vedere cadere quella città, proprio nel modo profetizzato circa 200 anni prima da un altro profeta, Isaia, sotto la potenza medio-persiana, rappresentata dalla seconda bestia nella sua visione. La terza bestia “simile a un leopardo con quattro ali d’uccello sul dorso” appropriatamente simboleggiava la Grecia con Alessandro Magno il quale, con l’agilità e la velocità di un leopardo nel 334 a.C., cioè 220 anni dopo che era stata pronunciata, adempì la profezia avanzando attraverso l’Asia Minore, spingendosi a sud fino in Egitto e ancora fino al confine occidentale dell’India divenendo in pochissimo tempo, in soli otto anni di conquiste, la nuova potenza mondiale. Infatti, grazie alle colonie greche fondate nei paesi conquistati, la lingua e la cultura greca si diffusero in tutto il reame. Improvvisamente, però, nel 323 a.C., a soli 32 anni, Alessandro fu colpito da febbre malarica a Babilonia e morì. Qui di nuovo scende in campo la profezia biblica poiché ancora Daniele “nel primo anno di Dario, il Medo”, cioè nel 539 a.C. (**), aveva predetto: “sorgerà un re potente che dominerà sul grande impero e farà quello che vorrà. Ma appena si sarà affermato, il suo regno sarà infranto e sarà diviso verso i quattro venti del cielo; non apparterrà alla sua discendenza e non avrà una potenza pari a quella di prima; perché sarà smembrato e passerà ad altri, non ai suoi eredi” (Daniele 11:1-4 – VR). Dopo la morte di Alessandro il vasto impero che aveva creato non venne ereditato dai suoi figli, entrambi uccisi, ma fu diviso tra suoi quattro generali: Cassandro si impadronì della Macedonia e della Grecia, Lisimaco ricevette l’Asia Minore e la Tracia, Seleuco I Nicatore prese la Mesopotamia e la Siria e Tolomeo I Lago governò l’Egitto e la Palestina. Dall’unico grande regno di Alessandro sorsero quindi quattro regni ellenistici proprio come nella sua visione Daniele aveva visto la terza bestia, il leopardo, che “aveva quattro teste”. Riguardo alla quarta bestia la profezia diceva: “è un quarto regno sulla terra, diverso da tutti i regni, che divorerà tutta la terra, la calpesterà e la frantumerà” (Daniele 7:23 – VR; cfr. anche 7:19). Uno dei più popolari scrittori britannici, Herbert George Wells, nel suo libro A Pocket History of the World ci aiuta a capire a chi si applicarono queste parole; egli ha scritto: “Roma, questa nuova potenza sorta nel II e I secolo a.C. per dominare il mondo occidentale, era sotto vari aspetti diversa da qualsiasi grande impero che si fosse imposto fino a quel momento nel mondo civilizzato”. L’impero romano soggiogando con la forza militare tutto quello che incontrava sul suo cammino diventò la successiva potenza mondiale. Estese il suo dominio su un area che dalle Isole Britanniche si estendeva per gran parte dell’Europa, tutto il bacino del Mediterraneo e oltre Babilonia fino al Golfo Persico, “divorando tutta la terra” allora conosciuta. Ma la profezia andava oltre dicendo ancora di questa simbolica bestia: “aveva dieci corna … Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno” (Daniele 7:7,24 – CEI). Col tempo Roma divenne opulenta e licenziosa così che la sua potenza militare diminuì finché il suo declino divenne inevitabile. Quel potente impero finì per frammentarsi in molti regni. Poiché la Bibbia usa spesso il numero dieci per indicare completezza, le “dieci corna” della quarta bestia rappresentano tutti i regni che si formarono in seguito allo sfacelo di Roma. In questa maniera così sorprendente la profezia di Daniele capitolo 7, pronunciata nel 553 a.C. tracciò la marcia delle potenze mondiali che si susseguirono nel dominio della terra fino al 476 d.C. anno in cui gli storici fissano la caduta dell’impero romano. L’adempimento di quella profezia però, andava anche oltre giungendo fino ai nostri giorni, ma per ora mi fermo qui poiché quanto finora scritto mi sembra sufficiente ad attestarne la validità.
La profezia biblica è accurata nei minimi particolari
Il libro di Daniele contiene diverse profezie che anticipavano la storia mondiale. Rimarchevole è anche la profezia che riguardò la caduta di Babilonia pronunciata per mezzo del profeta Isaia sopra richiamata. Circa 200 anni prima che gli avvenimenti si verificassero, tra il 778 e il 732 a.C., il tempo della sua attività profetica, egli predisse chi avrebbe conquistato quella città, chiamandolo per nome, e il modo in cui avrebbe ottenuto la sua conquista. Isaia scrisse: “Così dice l’Eterno … « … Confermo la parola del mio servo e dò successo al consiglio dei miei messaggeri; io dico a Gerusalemme: “Sarai abitata”, e alle città di Giuda: “Sarete ricostruite”, e io riedificherò le sue rovine. Dico all’abisso: “Prosciugati”; io prosciugherò i tuoi fiumi. Dico di Ciro:Egli è il mio pastore!” e compirà tutti i miei desideri, dicendo a Gerusalemme: “Sarai ricostruita!”, e al tempio: “Sarai stabilito!”». «Così dice l’Eterno al suo unto, a Ciro, che io ho preso per la destra per atterrare davanti a lui le nazioni: Sì, io scioglierò le cinture ai lombi dei re, per aprire davanti a lui le porte a due battenti e perché le porte non rimangano chiuse. Io camminerò davanti a te e appianerò i luoghi elevati, frantumerò le porte di bronzo e spezzerò le sbarre di ferro” (Isaia 44:24-45:2 – Di). L’impero babilonese iniziò a conquistare il ruolo di potenza mondiale dominante verso il 645 a.C. con il declino di quello assiro e assunse ufficialmente tale ruolo nel 612 a.C. con la conquista di Ninive, capitale assira. Babilonia, la sua capitale, considerata una delle meraviglie del mondo antico, era una città ritenuta inespugnabile. Si stendeva su entrambe le rive del fiume Eufrate ed era protetta da una doppia cinta di mura: quella più interna aveva uno spessore complessivo di 17 metri ed era rinforzata da torri di difesa; quella esterna aveva uno spessore complessivo di 30 metri ed era ugualmente rinforzata da torri di difesa. Tra le due cinte c’era un fossato collegato con l’Eufrate che offriva ulteriore protezione contro gli eserciti nemici. Lungo la riva del fiume c’erano mura dello spessore di 8,5 metri fornite di torri di difesa. Lo storico greco Erodoto dice che le mura della città erano alte 90 metri. Anche se poco credibile questa informazione dà comunque l’idea dell’alta considerazione in cui erano tenute le sue misure di sicurezza. Alla città si accedeva attraverso le porte poste sia sul perimetro esterno che dal lato del fiume. Una tale fortificazione rendeva impensabile qualsiasi conquista della città, eppure in una sola notte essa cadde nelle mani dei medi e dei persiani. Era la notte del 5 ottobre del 539 a.C. e il re caldeo Baldassar stava banchettando, sentendosi al sicuro, con i Grandi del suo regno. Ma gli eserciti medio-persiani al comando di Ciro, accampati attorno alle mura, non dormivano. Per loro fu una notte di grande attività. Con brillante strategia i genieri dell’esercito di Ciro deviarono il possente fiume Eufrate dal suo corso attraverso la città e avanzarono lungo il suo letto. Inspiegabilmente le porte della città poste nelle mura lungo il fiume erano state lasciate aperte, gli uomini di Ciro entrarono e si riversarono nelle strade uccidendo tutti quelli che opponevano resistenza, conquistarono il palazzo reale e misero a morte Baldassar. La profezia di Isaia si era adempiuta nei minimi particolari. Ne mancava ancora uno: due anni dopo, nel 537 a.C. (**), Ciro firmò il decreto che autorizzava gli ebrei a tornare nella loro terra per riedificare Gerusalemme e il suo tempio (cfr. Esdra 1:1-3).

Caduta di Babilonia 2

Così dice l’Eterno … io prosciugherò i tuoi fiumi … scioglierò le cinture ai lombi dei re, per aprire davanti a lui le porte a due battenti e perché le porte non rimangano chiuse” (Isaia 44:27; 45:1 – Di).
Queste parole furono scritte da Isaia tra il 778 e il 732 a.C. Intorno al 450 a.C. lo storico greco Erodoto nelle sue Storie descrive il grande e profondo fossato che circondava Babilonia, riferendo che numerose porte di bronzo (o di rame) permettevano di attraversare le mura interne lungo l’Eufrate che tagliava in due la città. Poi scrisse che Ciro “Dispose il grosso del suo esercito al punto di ingresso del fiume, là dove esso penetra in città, e altri soldati, invece, alla parte opposta, dove il fiume esce e diede ordine alle sue forze che quando avessero visto il fiume divenuto guadabile, per quella via penetrassero in città … Per mezzo di un canale avendo immesso le acque dell’Eufrate nel bacino scavato [un lago artificiale scavato da un precedente sovrano di Babilonia] che era allo stato di palude, fece sì che, abbassandosi il livello del fiume, il vecchio letto diventasse guadabile. Ottenuto un tale risultato, i Persiani che avevano ricevuto gli ordini proprio in vista di questo, quando l’Eufrate si fu abbassato tanto da non giungere nemmeno a metà coscia d’un uomo, ne seguirono il corso ed entrarono in Babilonia. Se i Babilonesi … se ne fossero accorti, essi dopo aver lasciato entrare i Persiani in città li avrebbero distrutti nel peggiore dei modi. Infatti, sbarrate le piccole porte che davano sul fiume e saliti essi stessi sul muraglione che avevano costruito lungo le rive del fiume, li avrebbero presi come in una rete” (Le Storie, Erodoto, Libro I, 191 – Oscar Mondadori, 1982, Vol. I, Traduzione, introduzione e note di Luigi Annibaletto, p. 140). Ma quelle porte rimasero inspiegabilmente aperte! Come aveva predetto un altro profeta di Dio, Geremia, “I prodi di Babilonia hanno smesso di combattere; sono rimasti nelle loro fortezze; la loro forza è venuta meno”. I babilonesi stavano infatti festeggiando mentre i persiani sferravano l’assalto. Anche Senofonte, nel suo racconto sulla vita di Ciro dice che questi riteneva quasi impossibile prendere d’assalto le possenti mura di Babilonia e quindi pose l’assedio alla città deviando le acque dell’Eufrate in canali e, mentre la città stava celebrando una festa, fece risalire ai suoi uomini il greto del fiume fin oltre le mura della città. Le guardie furono prese alla sprovvista e le truppe al comando di Gobria e Gadata penetrarono nella città attraverso le porte stesse del palazzo. In una sola notte “la città fu conquistata e il re ucciso”, e i soldati babilonesi che occupavano le varie fortificazioni si arresero la mattina dopo (Ciropedia, VII, v, 33). Questi racconti storici sono una conferma del sorprendente adempimento delle profezie pronunciate rispettivamente 300 anni prima e 200 anni prima dai profeti di Dio Isaia e Geremia (cfr. Geremia 50:38).
Un’altra tra le più note profezie che anticipavano la storia è quella delle 70 settimane narrata nel capitolo 9 che prediceva il tempo esatto della venuta del Messia, il promesso Seme di Abramo per mezzo del quale si dovevano benedire tutte le nazioni della terra, e quello che sarebbe accaduto durante la sua missione. Ma per questa, se vi interessa saperlo, vi rimando al mio post del 6 febbraio 2011 – UNA STORIA FINITA – IX parte. Riguardo a Cristo Gesù, i libri del cosiddetto Vecchio Testamento contenevano più di 300 profezie che descrivevano molti particolari della sua venuta, del suo ministero terreno e della sua morte. Eccone alcune: la città in cui doveva nascere (cfr. Michea 5:2; Luca 2:4-11); la tragedia dell’infanticidio di massa perpetrato dopo la sua nascita (cfr. Geremia 31:15; Matteo 2:16-18); la fuga e ritorno dall’Egitto (cfr. Osea 11:1; Matteo 2:15); l’ingresso a Gerusalemme su un puledro d’asina (cfr. Zaccaria 9:9; Matteo 21:1-9); governanti che si sarebbero alleati per sopprimerlo (cfr. Salmo 2:2; Atti 4:25-28); un suo apostolo l’avrebbe tradito (cfr. Salmo 41:9 – VR e Di; 40:10 – CEI; Giovanni 13:18,26-30); il suo tradimento per 30 pezzi d’argento (cfr. Zaccaria 11:12; Matteo 26:15); sarebbe stato percosso e sputacchiato (cfr. Isaia 50:6; Matteo 26:67); la maniera in cui sarebbe morto (cfr. Salmo 22:16 – VR e Di; 21:17 – CEI); che avrebbero tirato a sorte il suo mantello (cfr. Salmo 22:18 – VR e Di; 21:19 – CEI; Giovanni 19:23,24); che gli avrebbero dato del fiele da bere (cfr. Salmo 69:21 – VR e Di; 68:22 – CEI; Matteo 27:34) e che non gli venisse rotto alcun osso (cfr. Salmo 34:20 – VR e Di; 33:21 – CEI; Giovanni 19:33). Alcuni liberi pensatori insinuano che Cristo adempisse volutamente quelle profezie, in modo artificioso. Tali persone si vantano della logica dei loro ragionamenti. Ma è forse logico sostenere che Gesù facesse in modo di nascere a Betleem, o trattasse il prezzo del suo tradimento, o invitasse i soldati romani di percuoterlo e sputargli o a tirare la sorte per aggiudicarsi il suo mantello, per far adempiere quelle profezie?
Interessante, inoltre, è anche la profezia che ci aiuta a calcolare il tempo della seconda venuta del Messia che coincide con la restaurazione del proposito originale di Dio per la terra. Questa profezia fu fatta scrivere da Dio sempre dal profeta Daniele ed è riportata nel capitolo 4 del suo libro. Anche per questa, se vi interessa conoscerne gli aspetti, vi rimando ai miei post del 23 settembre 2011 – UNA STORIA FINITA – XXIII parte e del 1 ottobre 2011 – UNA STORIA FINITA – XXIV parte.
Durante il suo ministero terreno Gesù pronunciò alcune importanti profezie: ad esempio predisse che dopo la sua morte e quella dei suoi fedeli apostoli si sarebbe sviluppata una grande apostasia che avrebbe allontanato la maggioranza degli uomini dalla verità e dalla volontà di Dio (cfr. Matteo 13:24-30,36-42). Per i dettagli di questa profezia e del suo adempimento potete leggere, se volete, il mio post del 14 maggio 2011 – UNA STORIA FINITA – XVI parte. Poi preannunciò la fine del sistema di cose giudaico, decretata da Dio poiché quel popolo infedele aveva rigettato il promesso Messia, il suo Re (cfr. Matteo 23:37,38; 24:1,2; Giovanni 19:15). Nel 70 d.C. questa profezia trovò il suo drammatico adempimento con la distruzione di Gerusalemme e del suo tempio ad opera degli eserciti romani al comando del generale Tito (vedi il mio post del 22 agosto 2011 – UNA STORIA FINITA – XXII parte). Infine ispirò il suo apostolo Giovanni a profetizzare e a mettere per iscritto nell’Apocalisse avvenimenti futuri, la storia degli ultimi giorni del sistema di cose politico-militare, economico e religioso che Satana il Diavolo ha instaurato sull’intera terra. Di quegli avvenimenti noi oggi ne siamo testimoni oculari (vedi il mio post del 1 ottobre 2011 – UNA STORIA FINITA – XXIV parte).
Per concludere, gli esempi sopra riportati dimostrano inequivocabilmente che la Bibbia non può essere il risultato della conoscenza umana perché nessun uomo si è dimostrato capace di fare predizioni così accurate come quelle scritte in questo libro. È l’unico libro che contiene le rivelazioni ispirate da Dio e che preserva la narrazione storica e profetica dei suoi rapporti con gli esseri umani. Perciò è questa la completa, ispirata Parola scritta di Dio.
L’unico libro della vera profezia
C’è un’ultima cosa da considerare al riguardo che ne accresce il valore: quelle profezie servivano a far conoscere agli uomini il proposito di Dio e il suo modo di operare per realizzarlo. Servivano a mantenere viva la fede in Lui mentre completava la rivelazione della sua volontà. Ma, come scrisse un apostolo, certi doni che Dio aveva dato agli uomini, come quello di profetizzare, non sarebbero stati permanenti. Leggiamo le sue parole in 1Corinti 13:8-10: “Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino”. Cosa intese dire l’apostolo? Quei doni miracolosi contrassegnarono l’infanzia della congregazione cristiana e, dopo averle dato credito, dovevano cessare. Quando? La narrazione biblica attesta che tutti quei doni furono sempre trasmessi mediante imposizione delle mani dagli apostoli di Gesù Cristo, o in loro presenza (cfr. Atti 8:14-18; 19:6). Perciò, dopo la loro morte e quella delle persone che avevano ricevuto in tal modo i doni, le manifestazioni miracolose derivanti dall’operato dello spirito di Dio, inclusa la profezia, ebbero fine. Contestualmente si concluse anche la rivelazione dell’intero proposito divino con la stesura di tutti i libri che compongono la biblioteca divina cosicché tutta l’umanità poteva acquisire una completa conoscenza della sua volontà. Nell’ultimo di questi libri leggiamo anche: “dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro” (Apocalisse 22:18,19 – VR). Dio aveva completamente rivelato il suo proposito, non c’era da aggiungere altro. Perciò tutti quelli che hanno introdotto nuove “profezie” o “segreti da rivelare”, religioni, sette e libri “sacri” dopo che la Bibbia è stata completata, tutti quelli che tutt’oggi insistono nell’affermare di avere doni di profezia, come accade a molti appartenenti a movimenti carismatici sia cattolici che protestanti, non possono essere ispirati da Dio e in effetti, ascoltando queste persone e paragonando le loro false “profezie”, “predizioni” o, che dir si voglia “segreti”, come qualche volta mi è capitato di fare navigando sul Web, con quelle contenute nella Parola di Dio si può provare solo una gran pena per loro, per la vaghezza degli argomenti trattati, per la carenza di contenuto escatologico, per l’assoluta incertezza sulla loro ispirazione divina. Le vere profezie, inoltre, non sono state date per esaltare e celebrare personalità umane, né santi né madonne né chiunque altri, ma hanno tenuto aggiornata la vera religione e hanno fatto conoscere la futura realizzazione del proposito di Dio recando gloria e lode alla sua prescienza, alla sua onnisapienza, alla sua onnipotenza (cfr. Daniele 4:37; 6:25-27; Apocalisse 1:1,2). Pertanto, tutti coloro che desiderano conoscere bene la vera profezia e seguire la vera religione devono allontanarsi dagli imbonitori e ciarlatani umani e rivolgersi solo alla Bibbia perché questa è il libro di profezia dato da Dio, il Suo messaggio completo per l’umanità poiché è scritto: “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Timoteo 3:16,17 – CEI).

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(*) Testi cuneiformi fanno ritenere che Nabonedo, padre di Baldassar, regnasse su Babilonia per 17 anni dal 556 al 539 a.C. In una iscrizione è indicato che nel terzo anno del suo regno, prima di iniziare una campagna che portò alla conquista di Teima in Arabia, Nabonedo affidò a Baldassar il governo di Babilonia (Documents From Old Testament Times, a cura di D. W. Thomas, 1962, p. 73). Si presume, pertanto, che il “primo anno di Baldassar” menzionato in Daniele 7:1 fosse il 553 a.C.
(**) Diversi studiosi ritengono che Dario il Medo fosse un viceré che, quale subordinato del supremo monarca, Ciro, governasse sul regno dei Caldei subito dopo la conquista di Babilonia nel 539 a.C. La loro affermazione sembra supportata da ciò che le Scritture dicono di lui, cioè che “ricevette il regno” e che “fu fatto re del regno dei Caldei” (Daniele 5:31; 9:1 – VR). Il fatto che egli favorisse Daniele ordinando che tutti nel regno “temessero e rispettassero il Dio di Daniele” (cfr. Daniele 6:26 – VR) dovette creare senz’altro profonda insoddisfazione e risentimento fra i potenti sacerdoti babilonesi per cui non è fuori luogo pensare che il suo regno fosse relativamente breve e che Ciro assumesse direttamente il regno sopra Babilonia, così da poter emanare, dopo un anno di interregno di Dario e nel suo primo anno di regno, cioè nel 538-537 a.C., il decreto che autorizzava gli Israeliti a tornare nella loro patria per riedificare Gerusalemme e il suo tempio, esattamente come Isaia aveva profetizzato (2Cronache 36:22,23; Esdra 1:1-4; Isaia 44:28).

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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2 risposte a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – III

  1. Roberto ha detto:

    Capire le profezie non è essere liberi pensatori ma è avere la mente aperta nella Spiritualità senza nessun coinvolgimento mentale dottrinale amando il Primo Principio che è la Sapienza proverbi ed Ecclesiaste

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