LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – IV

“COLUI CHE HA FATTO TUTTE LE COSE È DIO”

Ebrei 3:4

Anteprima
Sapete cos’è la biomìmesi? … Vi è capitato di viaggiare a 300 Km/h su un treno ad alta velocità? … L’Italia, insieme al Giappone e alla Francia, è stato uno dei primi paesi al mondo ad adottarla. Questa tecnologia ha richiesto la costruzione e l’utilizzo di linee nuove, con tracciati tendenzialmente rettilinei e ove possibile pianeggianti, su cui corrono treni costruiti appositamente per raggiungere velocità di punta elevate. La realizzazione di un tale tracciato ha reso necessario scavare lunghe gallerie per superare territori montani. Questo ha posto un particolare problema: quando i treni imboccavano ad altra velocità una galleria si generavano onde di pressione che, amplificandosi un po’ alla volta, proprio come accade nelle onde di un maremoto, raggiungevano all’uscita della galleria la velocità del suono generando onde a bassa frequenza che producevano un forte boato e vibrazioni aereodinamiche così intense da causare danni fino a 400 metri di distanza. Potete immaginare cosa accadeva alle abitazioni e alle persone che si trovavano nei paraggi. Eiji Nakatsu, l’ingegnere giapponese che diresse le prove su rotaia di un simile treno, dovette studiare come risolvere il problema. La sua attenzione fu attirata dal volo di un uccello, il martin pescatore. Notò che questo uccello per procurarsi il cibo si tuffava ad altissima velocità in acqua senza sollevare spruzzi. L’ingegnere si chiese come fosse possibile per il martin pescatore ammortizzare così velocemente il passaggio dall’aria all’acqua dal momento che quest’ultima oppone una resistenza molto maggiore. Scoprì che il segreto stava nella forma del becco di quell’uccello. Così decise di modellare il muso del treno a somiglianza del becco del martin pescatore. Ora il treno viaggia a una velocità del 10 per cento superiore spendendo il 15 per cento di energia in meno. Per di più, l’onda di pressione prodotta dal treno si è ridotta del 30 per cento. Di conseguenza, quando il treno passa attraverso un tunnel, non si sente più il forte boato … Questa è la biomìmesi, la scienza che cerca di imitare i progetti presenti nella natura … Molte scoperte scientifiche e tecnologie moderne sono state realizzate studiando quello che già esiste in natura: gli aerei, il radar, i sommergibili, materiali e strumentazioni varie, solo per citare alcuni esempi, sono stati realizzati studiando gli uccelli, i pipistrelli, i polpi, il corpo umano, ecc. Solo che per la realizzazione di tali progetti si riconosce e si onora l’intelligenza dei loro autori, mentre per le meraviglie esistenti in natura si tende a credere che siano venute all’esistenza per caso, senza alcun progetto e senza alcun autore. Le persone che credono questo sono giunte alla loro conclusione forse perché i fatti e le prove lo sostengono? No! Una di queste ha schiettamente dichiarato “non abbiamo alcuna evidenza di questa ipotesi”. Questa pseudo “scienza” si chiama evoluzione. Gli scrittori biblici, al contrario, molto più realisticamente hanno scritto “colui che ha fatto tutte le cose è Dio” (Ebrei 3:4 – Di). E hanno aggiunto: “quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro … si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue”, quindi hanno concluso affermando che coloro che negano l’esistenza di Dio, il Creatore di tutto ciò che possiamo osservare in natura, “sono inescusabili” (Romani 1:19,20 – VR). Perché, dunque, molti continuano a credere e a sostenere una teoria che, come essi stessi affermano, “non ha corpo di evidenze sperimentali” ma si basa spesso “su argomenti speculativi”? Cosa c’è effettivamente dietro il loro rifiuto di riconoscere in Dio “colui che ha fatto tutte le cose”?

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vangogh-irises

Avete mai visto questo dipinto? … Sapete chi è il suo autore? … Son certo che le vostre risposte a queste domande sono affermative. Forse alcuni conoscono i fiori qui rappresentati con il loro nome più comune, cioè i giaggioli, ma credo che la maggioranza li identifica col nome del dipinto, cioè piante di iris, e conosce anche il suo autore, l’olandese Vincent Van Gogh, uno dei più grandi pittori del XIX secolo. Un suo estimatore ha detto di questa opera: “Gli iris non sono come gli altri quadri di soggetto naturalistico di Van Gogh. Gli iris sono un’altra cosa. Sono un autoritratto … gli iris sono Van Gogh stesso. In nessuno di tutti i suoi numerosi autoritratti c’è tanto di se stesso come dentro agli iris”. Dunque l’opera non è semplicemente un capolavoro della pittura ma esprime in pieno la personalità del suo autore e questo ne accresce il suo valore. Realizzato nel 1889 è oggi considerato il quadro più caro del mondo: nel 1987 venne acquistato ad un asta per 53,9 milioni di dollari (circa 40 milioni di euro attuali).
Qui sotto è riprodotta una foto degli stessi fiori così come esistono in natura … Ne conoscete l’autore?

iris del parco n. abruzzi

Molte persone che riconoscono l’autore del dipinto su indicato esaltandone la figura, non sono disposte a credere che i fiori originali, a cui l’opera si ispira, abbiano a loro volta un autore. Sostengono che sono venuti all’esistenza da soli per mezzo di una lenta evoluzione della loro specie da organismi unicellulari in una “atmosfera primordiale di ossigeno gassoso” (senza riuscire a spiegare, tra l’altro, da dove hanno avuto origine tali organismi unicellulari capaci di moltiplicarsi). Questo è come dire che le piante di iris di Van Gogh non le ha dipinte nessuno ma in una “atmosfera primordiale di gas colorati” si sono sviluppati pian piano i vari colori, le cui molecole gassose si sono dapprima separate e poi raggruppate secondo la stessa cromia per formare i colori di base, dopodiché si sono miscelate tra loro per creare le varie tonalità di colore e quindi, posizionandosi a caso sulla tela, hanno generato le forme che oggi vediamo riprodotte nel dipinto. Un concetto del genere naturalmente esclude l’esistenza di un “pittore”, cioè di qualcuno intelligente che abbia progettato e costruito l’immagine e la cui personalità è riflessa in essa. Allo stesso modo i sostenitori di tale teoria (perché finora di questo si tratta, pura e semplice teoria) dicono che gli iris che esistono in natura non sono stati progettati né realizzati da alcuno con l’ingegno e la capacità di farli ma sono il frutto del puro caso! … Vi sembra un modo intelligente e logico di ragionare? … Pertanto, proprio come i fiori del dipinto di Van Gogh hanno avuto un autore intelligente, così i fiori e quant’altro esiste in natura hanno avuto un fattore intelligente. La Parola di Dio, infatti, afferma: “colui che ha fatto tutte le cose è Dio” (Ebrei 3:4 – Di).
Un convinto sostenitore della teoria che i fiori sono venuti all’esistenza da soli, per mezzo dell’evoluzione della specie, John Henry Corner, professore di Botanica Tropicale presso la University of Cambridge nel suo libro Contemporary Botanical Thought ha scritto: “Molte prove potrebbero essere addotte a favore della teoria dell’evoluzione – dalla biologia, bio-geografia e paleontologia – ma io continuo a pensare,  e chi non ha preconcetti lo capirà, che i reperti fossili delle piante sono a favore della creazione speciale … Potete immaginare che un’orchidea, una lenticchia d’acqua e una palma provengano da una comune discendenza, ma non abbiamo alcuna evidenza di questa ipotesi”. Tuttavia questo studioso ha continuato a credere nell’evoluzione, perché? La sua risposta è stata: “La teoria dell’evoluzione … è l’unica spiegazione del fatto che gli organismi possono essere classificati in questa gerarchia di affinità naturale” … Davvero l’unica spiegazione? … o c’è dell’altro? … David Meredith Seares Watson, professore di Zoologia e Anatomia Comparata presso la University College London ha riportato un pensiero molto comune tra gli evoluzionisti: “L’evoluzione stessa è accettata non perché … possa essere dimostrata da prove logiche e coerenti, ma perché la sola alternativa, la creazione speciale, è chiaramente inaccettabile” (“AdaptationNature, Vol. 124, 10 agosto 1929, 233). Davvero il concetto di creazione è “inaccettabile”? E che dire dell’evoluzione?
La teoria dell’evoluzione non è un fatto scientifico.
La teoria dell’evoluzione afferma che il primo organismo vivente si è sviluppato dalla materia inanimata. Riproducendosi, si è quindi trasformato in specie viventi diverse, dando luogo infine a tutte le forme di vita esistite o esistenti sulla terra, incluso l’uomo. Tutto questo sarebbe avvenuto senza una guida intelligente o un intervento soprannaturale. Al contrario, il concetto di creazione esprime il convincimento che la comparsa degli esseri viventi può essere spiegata solo con l’esistenza di un Dio Onnipotente che ha progettato e creato l’universo e tutte le basilari forme di vita sulla terra. I sostenitori dell’evoluzione, però, asseriscono che la creazione non è scientifica dando per scontato che lo sia la teoria dell’evoluzione. Ma che un fatto sia “scientifico” deve essere adeguatamente provato e aderente alla realtà. Si può dire questo della teoria dell’evoluzione?
Quando si celebrò il primo centenario dell’opera di Charles Robert Darwin L’origine delle specie, che diede il via allo sviluppo moderno della teoria, all’entomologo canadese William Robin Thompson, direttore del Commonwealth Institute of Biological Control di Ottawa, in Canada fu chiesto di scrivere una introduzione all’edizione celebrativa del libro ed egli scrisse: “Al tempo in cui venne pubblicato l’Origine, [Darwin] non aveva alcun corpo di evidenze sperimentali a sostegno della sua teoria, perciò ripiegò su argomenti speculativi … Darwin non ha mostrato che le specie fossero originate dalla selezione naturale, si è limitato a dichiarare, sulla base di alcuni fatti e ipotesi, come questo possa essere successo”. Un noto giornalista inglese, Christopher Booker, sullo stesso argomento ha poi dichiarato: “Era una teoria attraente e meravigliosamente semplice. L’unico guaio, come almeno in parte si rendeva conto lo stesso Darwin, erano le sue numerosissime e colossali lacune … A un secolo dalla morte di Darwin, non abbiamo ancora la minima idea dimostrabile, o anche solo plausibile, di come sia avvenuta in effetti l’evoluzione. Sul come e sul perché si sia verificata non abbiamo, e probabilmente non avremo mai, la più pallida idea” (The Star, Johannesburg, “The Evolution of a Theory”, 20 aprile 1982, p. 19). Michel Ruse, filosofo della scienza presso la Florida State University ha quindi scritto: “Un crescente numero di scienziati, in particolare un crescente numero di evoluzionisti, sostiene … che la teoria darwiniana dell’evoluzione non è una teoria scientifica vera e propria … Molti dei critici hanno le più alte credenziali intellettuali” (New Scientist,Darwin’s Theory: An Exercise in Science”, 25 giugno 1981, p. 828). A motivo delle tante incertezze venute a galla sulla teoria darwiniana, in anni recenti sono state formulate nuove teorie evoluzionistiche come quella dell’origine extraterrestre della vita, o quella dell’ “equilibrio punteggiato” o “teoria dell’evoluzione rapida”, cioè non più una lenta selezione naturale nel tempo ma un notevole “salto”, di tanto in tanto, che ha fatto evolvere una specie in qualcos’altro. Ma qualunque teoria si voglia sostenere rimane insoluto il dilemma di base: dove sono le prove? Riepilogando alcuni fra i nodi insoluti della teoria dell’evoluzione, lo scrittore e giornalista, Francis Hitching, ha scritto: “In tre campi essenziali in cui può essere messa alla prova, [la teoria dell’evoluzione] non ha superato l’esame: La documentazione fossile rivela uno schema a salti evolutivi e non un cambiamento graduale. I geni sono un potente meccanismo stabilizzatore, la cui funzione principale è quella di impedire l’evolversi di nuove forme. Le mutazioni casuali e lente a livello molecolare non possono spiegare l’organizzata e crescente complessità della vita” (The Neck of the Giraffe,  p. 103).
Perché è accettata?
Generalmente l’evoluzione viene presentata non come una teoria, ma come un fatto certo. Donald Calbreath, un biochimico della Whitworth University di Spokane, Washington, parlando dell’insegnamento che ricevevano i suoi figli a scuola, ha dichiarato: “Al ragazzo l’evoluzione non è presentata come una teoria. Già nei libri di scienze usati alle elementari (mi baso su quel che ho letto nei libri di testo dei miei figli) vengono fatte velate asserzioni. L’evoluzione è presentata come una realtà, non come un concetto che si possa mettere in discussione. L’autorità del sistema educativo impone pertanto di credere così … Allo studente non è permesso avere convinzioni personali o esprimerle: se lo fa, viene fatto oggetto di scherni e critiche da parte dell’insegnante. Spesso lo studente non conformista viene penalizzato sul piano del profitto e riceve voti più bassi” (American Laboratory,The Editor’s Page”, novembre 1980, p. 10). Provate ad aprire un qualsiasi libro di scienze e verificate se le cose stanno proprio così. I documentari sull’argomento quasi sempre iniziano con frasi del genere “quando l’uomo si evolse dalle scimmie …” oppure “miliardi di anni fa, quando la vita si evolse negli oceani …”. In tal modo si tenta di condizionare gli ascoltatori ad accettare l’evoluzione come un fatto acclarato.
Un altro sistema di condizionamento viene messo in atto con altre affermazioni gratuite, tipo: “la maggior parte degli scienziati crede nell’evoluzione” oppure “non conosco una sola persona ben informata che metta in dubbio la realtà dell’evoluzione” (Ernst Mayr, professore ad Harvard in “Lettere al Direttore”, The American Biology Teacher, gennaio 1971). Richard Dawkins, etologo, biologo e divulgatore scientifico britannico (un po’ come il nostro Piero Angela, altro convinto fautore della teoria), molto stimato tra i sostenitori dell’evoluzione e il portabandiera di tale metodo, ha dichiarato: “La teoria darwiniana è ora confortata da tutte le rilevanti testimonianze disponibili, e la sua veridicità non è messa in dubbio da nessun serio biologo moderno” (New Scientist,The Necessity of Darwinism”, 15 aprile 1982, p. 130). Naturalmente le cose non stanno affatto così perché molti scienziati, inclusi “seri biologi moderni”, non solo mettono in dubbio l’evoluzione, ma non ci credono proprio. In questo link troverete l’elenco di un ragguardevole numero di questi scienziati: http://www.discovery.org/scripts/viewDB/filesDB-download.php?id=120.
Infine c’è da considerare la personalità degli scienziati. David Pilbeam, professore di scienze sociali presso la Harvard University, ha dichiarato riguardo a questi: “sono uomini, e la posta in palio è notevole, perché si possono ottenere eccezionali vantaggi sotto forma di fama e pubblicità”. Così, alla ricerca di notorietà, taluni individui ambiziosi non si fanno scrupoli di seguire preconcetti rivelando “una predisposizione alla teoria più che alla ricerca” (Prefazione a Gli anelli mancanti, di John Reader, Garzanti, 1983, trad. dall’inglese di Stefano Jesi, pp. 16, 77, 78). Volendo fare carriera questi studiosi anziché riconoscere fatti che potrebbero risultare sfavorevoli, cercano di trovare elementi a sostegno delle loro idee preconcette; tipico è il caso di un famoso falso scientifico, l’Uomo di Piltdown (*). Una conseguenza di ciò è stata l’indisponibilità di molti scienziati a esaminare senza pregiudizi l’alternativa della creazione.

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L’uomo primitivo con sembianze animalesche esiste solo nella fantasia degli evoluzionisti, non c’è alcuna prova che ne documenti l’esistenza
La figura soprariportata rappresenta quello che i sostenitori della teoria dell’evoluzione vorrebbero far credere: che c’è stato un periodo, denominato “preistoria”, in cui l’uomo si è evoluto da forme primordiali e animalesche all’ homo sapiens, l’uomo di oggi. Gli uomini vissuti in quel fantomatico periodo, non a caso definito “preistoria”, cioè prima della storia, poiché non c’è alcuna testimonianza storica che lo possa documentare, avrebbero avuto tratti animaleschi che poi hanno modificato pian piano nel tempo, e utilizzato utensili primitivi tratti dalla pietra. Pertanto quando un evoluzionista trova un utensile di pietra scheggiata o anche levigata, subito esulta e lo interpreta come appartenente a quel periodo che viene per questo motivo anche definito “età della pietra”. Secondo la loro interpretazione questo periodo iniziò circa un milione e mezzo di anni fa e durò fino a circa 5.000 anni fa. Dopo di che l’uomo, evolvendosi, scoprì i metalli e iniziò a fabbricare e usare utensili metallici. Fatto sorprendente questo è proprio quello che indica la storia biblica la quale dice che nella settima generazione dalla creazione di Adamo, cioè proprio 5.000 anni fa, visse un uomo di nome Tubal-Cain che era “l’artefice d’ogni sorta di strumenti di bronzo e di ferro” (Genesi 4:22 – VR). Significa questo che prima di quel tempo uomini, in quanto primitivi, erano in grado di fabbricare e usare solo strumenti di pietra e che da quel periodo in poi ci fu una evoluzione nelle arti umane parallela a una evoluzione della specie? Non necessariamente! Quando, dopo il diluvio avvenuto circa 4.300 anni fa, Dio disperse il genere umano fino ai confini della terra, alcuni gruppi si stabilirono in territori dove i metalli scarseggiavano come, ad esempio, quelli che si trasferirono nelle pianure moreniche della Danimarca. Questi furono costretti a utilizzare materiali che abbondavano nella zona, come la selce, sviluppando così una cultura di utensili di pietra. Mentre altri gruppi, come quelli che si trasferirono nella zona montuosa dell’Europa centrale, ricca di minerali metallici, poterono continuare a fabbricare utensili metallici. Così, nello stesso periodo, prosperarono popoli che lavoravano sia la pietra che i metalli. Questa concomitanza è durata fino ai nostri giorni. La World Book Encyclopedia dice: “In alcune isolate parti del mondo, quasi ogni metodo per la fabbricazione di utensili di pietra conosciuto in passato continuò a essere seguito fino agli anni del 1900 d.C.” Questi moderni popoli che fanno utensili di pietra hanno forse sembianze “animali”, come sono descritti nei disegni raffiguranti l’ “età della pietra”? No di certo! Prendiamo ad esempio la tribù dei Tasaday nelle isole Filippine. Un articolo apparso sul Times Magazine di New York al tempo della loro scoperta diceva: “Benché i Tasaday siano letteralmente “uomini delle caverne” e uomini dell’ “età della pietra” – vivono in caverne e fino a poco tempo fa usavano solo utensili di pietra – somigliano difficilmente ai pelosi, curvi uomini primitivi dall’aspetto scimmiesco, con la fronte sfuggente e brutali espressioni normalmente rievocati da queste frasi” (Times Magazine, 8/10/1972). Quegli uomini, inoltre, non comunicavano tra loro con grugniti e brontolii, come fanno gli animali, ma avevano una loro lingua, una “normale” lingua filippina fortemente affine al Blit Manobo parlato in Mindanao. Erano in grado di elaborare concetti, scambiarli tra loro e comunicarli all’esterno del loro gruppo, esattamente come il primo uomo della storia biblica, Adamo, vissuto circa 6.000 anni fa, quindi ancora nell’ “età della pietra” secondo la fantasiosa teoria evoluzionistica, era padrone del linguaggio che gli permetteva di conversare con il suo Creatore.

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Il primo uomo della storia biblica era un uomo perfetto con la capacità di manifestare le qualità della giustizia, della benignità, della compassione e dell’amore poiché era stato creato “a immagine di Dio”
La creazione è in armonia coi fatti
Un professore della Michigan State University, John Moore, che per anni aveva insegnato l’evoluzione nelle sue lezioni di scienze, un giorno fu sfidato da un amico a provarla. Non ci riuscì e ammise: “Mi resi conto che insegnavo solo quello che mi era stato insegnato … La ragione per cui tanti credono nell’evoluzione è che a tanti è stata insegnata solo l’evoluzione” (Students for Origins Research, MSU Journal, gen-feb 1978). Da allora questo onesto insegnante nelle sue lezioni di scienze oltre all’evoluzione ha incluso anche la creazione. Proviamo anche noi a considerare l’insegnamento della creazione.
Circa 3.000 anni fa uno scrittore biblico, rivolgendosi al Dio nel quale credeva disse: “presso di te è la fonte della vita” (Salmo 36:9 – VR e Di; 35:10 – CEI). Lo stesso scrittore quindi ammise: “Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo … Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora” (Salmo 139:13-16 – VR e Di; 138:13-16 – CEI). Secondo questo scrittore la vita sulla terra, in tutte le sue forme, è il prodotto di un’attività intelligente e la fonte di tutta questa attività intelligente è un essere vivente, Dio il Creatore.
Più o meno nello stesso periodo gli antichi egiziani vedevano gli scarabei spuntare all’improvviso dal suolo e credevano che venissero all’esistenza da sé, non sapevano che le femmine di questi coleotteri depositavano le uova in palle di sterco e le seppellivano. Successivamente filosofi greci, quali Anassagora, Empedocle e Aristotele pensavano che vermi e lumache fossero il prodotto della putrefazione. Queste credenze sulla generazione spontanea della vita costituirono le prime tracce della futura filosofia evoluzionistica. Le loro teorie furono riprese da Alberto Magno di Bollstädtun, un religioso domenicano tedesco e da Tommaso d’Aquino, frate domenicano suo allievo, che applicarono la filosofia aristotelica al pensiero cristiano inquinandone la genuinità e ponendo in tal modo le basi per la mancanza di fede nel suo insegnamento; entrambi sono stati proclamati “Santi” e vengono considerati “Dottori” dalla Chiesa Cattolica e il primo venerato come santo protettore degli scienziati. Tutt’oggi questa Chiesa continua colpevolmente a screditare il racconto biblico della creazione: nel 1950 l’enciclica Humani generis di papa Pio XII affermò che la teoria dell’evoluzione poteva essere considerata un’ipotesi plausibile dagli studiosi cattolici e nel 1996 il papa Giovanni Paolo II dichiarò: “Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica [di Pio XII], nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori” (L’Osservatore Romano, 24 ottobre 1996).
Nel XVII secolo però, Francesco Redi, uno scienziato italiano discepolo di Galilei, dimostrò che le larve nascevano solo dove le mosche avevano potuto depositare le uova e nel secolo successivo un altro scienziato italiano, Lazzaro Spallanzani, con i suoi esperimenti intaccò la stessa teoria sulla generazione spontanea dei batteri, teoria che venne definitivamente affossata nel XIX secolo dal microbiologo francese Louis Pasteur il quale stabilì il princìpio «omne vivum ex vivo», cioè «tutto ciò che è vivo deriva da qualcosa di vivo», esattamente quello che già si poteva evincere da ciò che era scritto nella Parola di Dio. Perfino Darwin dovette accettare questo princìpio scrivendo, a conclusione del suo libro L’origine delle specie, che la vita ebbe origine da poteri “originariamente impressi dal Creatore in poche forme, in una forma sola” (L’origine delle specie, Editore Boringhieri, Torino 1959, trad. di Luciana Fratini, p. 524).
Nel racconto biblico della creazione è poi scritto: “La terra produsse della vegetazione, delle erbe che facevano seme secondo la loro specie e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie… Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie … Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». E così fu” (Genesi 1:12,21,24 – VR). Dunque Dio creò le “specie”, di piante, di animali, infine anche umana e non ogni singola razza. Le varie “specie” furono create separatamente e non discendono l’una dall’altra. All’interno di ciascuna “specie” poteva esserci una gran varietà, come vediamo nella “specie” dei gatti o nella “specie” dei cani o nella “specie” umana. Ma fattori genetici posti in essere dal Creatore avrebbero sempre mantenuto queste “specie” separate le une dalle altre. Per questo motivo un gatto e un cane non possono accoppiarsi e dare inizio a un’altra forma di vita. Finora nessuno ha mai fornito le prove che una “specie” animale si sia riprodotta o evoluta dando origine a una “specie” diversa. L’immutabile legge secondo cui “specie” diverse non si possono incrociare è un principio biologico che non è mai stato smentito. Neanche con l’aiuto delle moderne tecniche di laboratorio e della manipolazione genetica sono state formate nuove “specie”.  La sterilità, infatti, è il fattore che delimita ciò che costituisce una “specie” determinando i confini di tutte le “specie” oggi viventi. Per esempio costituisce un abisso invalicabile tra l’uomo e gli animali. L’uomo e lo scimpanzé possono assomigliarsi abbastanza, avere muscolatura e ossatura simili; eppure l’assoluta impossibilità di ibridazione tra l’uomo e i primati dimostra che sono due creazioni separate e che non sono della stessa “specie” creata. Mentre è possibile, ad esempio, l’incrocio tra un cavallo e un asino, due razze diverse che però appartengono entrambe alla stessa “specie”, la famiglia degli equidi.
Infine il racconto biblico della creazione ci rivela che “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio” (Genesi 1:27 – VR). L’essere umano ha delle capacità che nessun’altra forma di vita in natura, tantomeno gli animali considerati dagli evoluzionisti i suoi più stretti parenti, hanno: è dotato del linguaggio, di logica, del pensiero creativo, di talento musicale e artistico, ha la nozione del passato, del presente e del futuro, sente il bisogno di realizzare qualcosa e di avere un senso e uno scopo nella vita, ha la capacità di manifestare le qualità della giustizia, della benignità, della compassione e dell’amore. Questo non si può spiegare con l’evoluzione, ma si può attribuire al fatto che l’uomo è stato creato “a immagine di Dio”, un essere dotato di personalità, pensieri, sentimenti, un proposito, persino di un nome personale … A proposito, lo conoscete? … Nessuno glie lo ha dato ma Lui stesso se l’è scelto (cfr. Salmo 83:18 – VR e Di; 82:19 – CEI; vedi  http://www.scripture4all.org/OnlineInterlinear/OTpdf/psa83.pdf; per un corretto intendimento cfr. anche queste versioni: http://asvbible.com/psalms/83.htm; http://websterbible.com/psalms/83.htm; http://kjv.us/psalms/83.htm; http://erv.scripturetext.com/psalms/83.htm). Se siete genitori forse ricorderete i primi vagiti di vostro figlio o della vostra bambina. Certamente non dimenticherete mai la sorpresa e la commozione della prima volta in cui vi hanno chiamato “mamma” o “papà”. Sicuramente sorriderete ancora ripensando alle loro prime frasi sconnesse, i loro primi tentativi di costruire un discorso. E ora che vostro figlio o figlia sono adulti vi emozionate nel sentirli esprimere compiutamente pareri, opinioni e idee con una ricchezza tale di parole, quelle che nel corso della loro pur giovane esistenza hanno potuto imparare, memorizzare e riprodurre. Non è così per gli animali i quali, pur comunicando tra loro, lo faranno per tutta la loro esistenza allo stesso modo istintivo. Al riguardo un noto lessicografo, Ludwig Koehler, ha scritto: “anche gli animali sono in grado di esprimere udibilmente, mediante suoni e gruppi di suoni, sentimenti e sensazioni, come contentezza, paura, emozione, minaccia, ira, desiderio sessuale e soddisfazione nell’appagarlo, e forse molte altre cose. Per quanto queste espressioni possano essere molteplici … non contengono concetti e idee, esclusivo dominio del linguaggio umano … esula dalla nostra comprensione ciò che realmente accade nel linguaggio, come la scintilla della percezione illumina lo spirito del bambino, o dell’umanità in generale, diventando parola parlata. Il linguaggio umano è un mistero; è un dono divino, un miracolo” (Journal of Semitic Studies, Manchester, 1956, p. 11). Gli evoluzionisti descrivono, più che altro fantasticando perché ancora non l’hanno potuto provare, uomini primitivi, che sarebbero vissuti centinaia di migliaia di anni fa, con sembianze scimmiesche emettere grugniti e brontolii. Ma la Parola di Dio dice che fin dall’inizio della sua storia, datata dalla cronologia biblica a poco più di seimila anni fa, l’uomo era padrone del linguaggio che gli permetteva di conversare con il suo Creatore (cfr. Genesi 3:8-13). George Leonard Trager, professore di antropologia e linguistica alla Yale University e Presidente della Linguistic Society of America ha detto: “La conoscenza storica delle lingue esistenti risale solo ad alcune migliaia d’anni fa”. Questo è ancora quello che insegna la Parola di Dio!
Perché non ci credono?
Giobbe, non un immaginario cavernicolo ma un uomo realmente vissuto circa 3.500 anni fa, sotto la pressione delle molte calamità che aveva subito, amareggiato si lamentò con il suo Creatore. E questi gli rispose! Nel libro biblico che porta il suo nome, scritto da Mosè mentre peregrinava verso la terra promessa insieme al popolo di Israele dopo la miracolosa liberazione dalla schiavitù egiziana, possiamo leggere ciò che Dio gli disse, poiché è pertinente con questo argomento: “Dov’eri tu quando io fondavo la terra? Dillo, se hai tanta intelligenza. Chi ne fissò le dimensioni, se lo sai … Chi chiuse con porte il mare quando gli tracciai dei confini, gli misi sbarre e porte? … Sei forse entrato nei depositi della neve? Li hai visti i depositi della grandine, che io tengo in serbo per i giorni della sciagura … Chi ha aperto i canali all’acquazzone e segnato la via al lampo dei tuoni, perché la pioggia cada sulla terra inabitata, sul deserto dove non sta nessun uomo, e disseti le solitudini desolate, sicché vi germogli e cresca l’erba? … Puoi tu stringere i legami delle Pleiadi, o potresti sciogliere le catene d’Orione? Puoi tu, al suo tempo, far apparire le costellazioni e guidare l’Orsa maggiore insieme ai suoi piccini? Conosci le leggi del cielo? Regoli il suo dominio sulla terra? …” potete continuare a leggere queste splendide parole del nostro Creatore nei capitoli 38-41 del libro di Giobbe e riflettere su di esse … Giobbe lo fece e si vergognò di aver messo in discussione il suo Dio! Di fronte all’evidenza dell’immensa potenza e dell’infinita sapienza di Dio, rivelate dalla sua creazione disse: “Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono” (Giobbe 42:5 – CEI).
Circa sedici secoli dopo un altro ispirato scrittore biblico, l’apostolo Paolo, ritornò sull’argomento e disse: “poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili” (Romani 1:19,20 – VR). L’esistenza del Creatore è evidente nelle sue opere creative! Possiamo notare in esse una “saggezza programmata” che ne regola il ciclo vitale. Pensare che questa saggezza possa essere il frutto del caso e non vedere in essa la mano di un sapiente Creatore è davvero “inescusabile”. Perché, dunque, certi “scienziati” si rifiutano di vedere un Creatore intelligente dietro le meraviglie del creato? Ancora l’apostolo Paolo lo spiegò dicendo: “si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile … hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore” (Romani 1:21-25 – VR). Gli scienziati evoluzionisti hanno fatto proprio così, hanno scelto come “creatore” un’immaginaria catena ascendente: protozoi-vermi-pesci-anfibi-rettili-mammiferi-scimmie-uomini pur sapendo che non esiste un organismo unicellulare così semplice da poter essere posto all’inizio della catena (il più semplice organismo conosciuto contiene cento miliardi di atomi, con migliaia di reazioni chimiche che si svolgono contemporaneamente al suo interno) e non avendo alcuna testimonianza fossile a sostegno del passaggio da una specie all’altra. Sotto qualsiasi aspetto la si voglia esaminare, la teoria dell’evoluzione è contraria alla realtà e per cercare di dimostrarla i suoi sostenitori “si sono dati a vani ragionamenti”. Alla luce dei fatti tale teoria ha rivelato d’essere una grande “menzogna” portata avanti da uomini il cui “cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato”. Si, nel rifiuto del Creatore c’è di mezzo il “cuore” cioè i motivi, quello che effettivamente le persone sentono dentro e desiderano. La filosofia di questa teoria è che non esiste nessun Dio, che non c’è bisogno di lui, che Dio non ha creato tutte le cose, non interviene nelle questioni umane e non giudicherà le persone. Questa è la stessa filosofia assunta dalle creature che per prime si sono ribellate a Dio, i nostri veri progenitori, Adamo ed Eva. Nel loro cuore pensarono e desiderarono di fare a meno del loro Creatore, con conseguenze disastrose per loro stessi e la loro discendenza, noi inclusi (cfr. Genesi 3:16-19; Romani 5:12). La Parola di Dio ci informa che a motivare questo “cuore privo d’intelligenza” e a ispirare i “vani ragionamenti” di coloro che vogliono rendersi indipendenti da Dio è il principale nemico di Dio e della vita, Satana il Diavolo che Gesù Cristo, convinto sostenitore della creazione, additò come “bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44 – VR). Pertanto dietro una menzogna così colossale, quale la teoria dell’evoluzione c’è ancora lui, Satana il Diavolo, che dopo aver inventato un falso cristianesimo – quello che ammicca gli occhi agli evoluzionisti, divulga false dottrine e promuove ipocrite pratiche religiose – ha inventato anche una falsa scienza – quella che “non ha corpo di evidenze sperimentali” ma si basa “su argomenti speculativi” e ha “una predisposizione alla teoria più che alla ricerca” – il cui comune scopo è quello di allontanare le persone da Dio e dal suo proposito.
Oltre ad attestare l’esistenza di un Creatore, la creazione parla di Lui, delle “sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità”. Nell’opera creativa si vede la sua impronta, la sua personalità; proprio come un bel dipinto parla del suo autore facendocelo ammirare, così la creazione ci mostra le qualità di Dio e i suoi attributi aiutandoci a conoscerlo meglio e ad apprezzarlo di più. Ma questo lo vedremo in un prossimo post

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(*) – Nel 1912 Charles Dawson, avvocato e geologo dilettante, “scoprì” in una caverna  di  Piltdown, nel Sussex in Inghilterra, dei resti ossei che si stimarono appartenenti ad un “ominide” antico di 500.000 anni.  Musei di tutto il mondo misero in bella mostra copie e fotografie del cranio, mentre libri e periodici diffusero prontamente la notizia. Per circa 40 anni l’uomo di Piltdown fu considerato autentico dalla maggioranza degli evoluzionisti ed esibito come prova della “catena evoluzionistica”. Infine, nel 1953, venne a galla che era tutto  un imbroglio. Grazie alle tecniche moderne, si scoprì che ossa umane e di scimmia erano state messe insieme e invecchiate artificialmente con bicromato di potassio. Qualcuno aveva cercato di “inventare” un ominide! Tra gli autori della frode ci fu persino un sacerdote, il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, più interessato a raggiungere la notorietà come paleontologo che come difensore della Parola di Dio. Come mai gli “scienziati” caddero vittime di una frode del genere, accettando con tanta credulità una simile “prova”? Il Prof. Brian Gardiner, del King’s College di Londra ha dichiarato che tutto nacque da una burla attuata da uno scienziato di nome Martin A. C. Hinton, ex conservatore di zoologia del Museo di Storia Naturale di Londra, a danno di un suo collega e superiore, Arthur S. Woodward. Insomma, come veracemente afferma ancora la Parola di Dio: “chi inganna il suo prossimo … poi dice: ‘Era solo uno scherzo!’” (Proverbi 26:19 – PdS).

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Una risposta a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – IV

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