LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – V

“ECCO, QUESTO È IL NOSTRO DIO”

Isaia 25:9

Anteprima
Conoscete Dio? … forse questa domanda può sembrare banale, ma provate un attimo a riassumere cosa sapete di Lui … ad esempio cosa sapete del suo nome? Pensate, questo nome è riportato circa 7.000 volte nella sua Parola scritta … l’avete mai letto? (cfr. Salmo 83:18) Ma anche conoscere il suo nome potrebbe non essere sufficiente per affermare che si conosce Dio. Sicuramente, se vi ritenete cristiani, conoscete la preghiera modello insegnata da Gesù, il “Padrenostro”, e probabilmente diverse volte avete recitato le parole “sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra” … Sapete qual’è la sua volontà? … Che tipo di persona è Dio, sapreste descriverlo senza scivolare nel solito sentimentalismo, come pare stia accadendo in questi giorni di euforia religiosa in un certo modello di cristianesimo? … “le sue qualità invisibili … si vedono chiaramente … per mezzo delle opere sue” dichiarò un apostolo di Gesù … quali sono queste qualità, potreste elencarle con piena consapevolezza? … Perché è importante fare questa verifica? … L’antico popolo di Israele fu il popolo scelto di Dio, aveva ricevuto e custodiva la sua Parola scritta, eppure ad un certo punto Dio mandò un suo profeta a dirgli: “Non c’è … conoscenza di Dio nel paese” (Osea 4:1 – CEI). Ai suoi giorni Gesù si rivolse a quelle stesse persone e disse: “chi mi ha mandato … voi non lo conoscete” (Giovanni 7:28 – CEI). In un’altra circostanza, rivolgendosi ad una donna samaritana che si dichiarava adoratrice di Dio, egli le disse: “Voi adorate quel che non conoscete” (Giovanni 4:22 – CEI). Quindi Gesù mise in risalto l’importanza di conoscere bene Dio dicendo: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio” (Giovanni 17:3 – VR). A una corretta e approfondita conoscenza di Dio sono legate le speranze di vita eterna del genere umano, anche le nostre, pertanto non ritenete opportuno, oltreché necessario, che ognuno di quelli che dichiarano di credere in Dio, e noi se siamo tra questi, si accerti se effettivamente conosce Dio o se invece non stia correndo il rischio di ritrovarsi nella stessa ottenebrata condizione mentale dell’apostata nazione di Israele del tempo di Cristo?
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 Ai giovanissimi alunni di una scuola del sud dell’Italia è stato chiesto “Chi è Dio?”. Le loro risposte sono state molteplici e diversificate, spesso molto incerte e a volte anche bizzarre, come quella della bambina che ha descritto Dio dicendo: “me lo immagino coi capelli biondi e ricci, con gli occhi azzurri” e di un’altra che ha risposto affermando che ha “l’aspetto umano, con la luce che gli spunta dietro le spalle”. Se volete farvi un’idea del concetto di Dio dei bambini di una nazione che al 98% professa di credere in Lui date un’occhiata a questo video: http://youtu.be/rOhe7vGjvVk.
Qualcuno degli intervistati, però, ha risposto in una maniera semplice e corretta, come quella bambina che ha detto: “è una persona molto potente, ha creato tante cose, le piante, gli animali, le persone”. Certo, ripensando a ciò che disse Gesù del suo grande Padre celeste, cioè “dalla bocca dei bambini e dei lattanti, tu ti sei procurato lode”, gli alunni di quella scuola intervistati nel video non è che si siano particolarmente distinti al riguardo. Se poi, trovandovi in quel sito, date un’occhiata anche agli altri video potete constatare che le stesse difficoltà a parlare di Dio e della sua volontà l’incontrano anche i ragazzi molto più grandi; tuttavia non è a tutti loro che si deve imputare la colpa, piuttosto ai loro genitori che, contravvenendo al comando di Dio di impartire personalmente ai propri figli istruzione religiosa di sicuro non l’hanno fatto o hanno delegato altri a farlo, quali i “catechisti” e gli insegnanti cattolici reclutati dallo Stato per le proprie scuole, con quei risultati  (Matteo 21:16 – Di, cfr. anche Salmo 8:2; Deuteronomio 6:6,7; Proverbi 22:6). Purtroppo quei bambini e quei ragazzi, crescendo e maturando, non avranno modo di imparare di più intorno al loro Creatore e seguiranno a loro volta lo scellerato corso dei propri genitori … Che dire di noi? … se ci rivolgessero la stessa domanda sapremo rispondere meglio di quei bambini e, comunque, dare una risposta più esaustiva e, soprattutto, più veritiera di quella data dal catechista alla fine dei video in questione? …
La diffusa ignoranza su Dio, sulla sua personalità e sulla sua volontà, anche tra le persone che affermano di credere in lui, è sempre stata terreno fertile per gli scettici, per i fautori della teoria dell’evoluzione e per chiunque voglia denigrare il nostro Creatore per seminare e divulgare proprie idee sulla sua esistenza e sulla sua persona. Al tempo di Cristo la questione fu portata all’attenzione generale da Gesù stesso il quale, rivolgendosi ad una donna samaritana che dichiarava di credere in Dio, ma non ne seguiva i princîpi e le norme morali, le disse: “Voi adorate quel che non conoscete” (Giovanni 4:22). Ma il problema di coloro che dichiarano di credere in Dio e non lo conoscono affatto è ancora più antico. Circa 3.600 anni fa un altro uomo consigliò ad un suo amico: “Acquista conoscenza di lui, ti prego, e sta in pace; quindi ti verranno cose buone” (Giobbe 22:21 – ASV). L’uomo alle quali queste parole furono rivolte, Giobbe, e colui che gli parlò, l’impudente Elifaz, sebbene persone di fede, avevano una conoscenza parziale di Dio e della sua volontà per cui non riuscivano a comprendere il senso degli avvenimenti che stavano vivendo. In particolare Elifaz si vantava della propria sapienza anziché ricercare l’istruzione divina. Solo dopo che Dio intervenne illustrando loro tutta la portata della sua azione creatrice, uno dei due, l’umile Giobbe, riconobbe: “parlavo di cose che non capivo, di cose meravigliose a me ignoteAvevo inteso parlare di Te per sentito dire, ora invece Ti scorgo con i miei propri occhi” (Giobbe 42:5 – Bibbia Ebraica di Rav D. Disegni – Giuntina Ed.). Coerentemente, circa sedici secoli dopo, un apostolo di Gesù, Paolo, riferendosi a tale attività, dichiarò: “quel che si può conoscere di Dio è manifesto … le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue” (Romani 1:19,20 – VR).
Tutt’oggi la mancanza di una accurata conoscenza di Dio è la ragione che impedisce agli uomini in generale, ma anche a persone che dichiarano di aver fede in Dio e che, come Elifaz, si compiacciono della sapienza umana, di comprendere pienamente il senso delle cose che stanno accadendo in tutta la terra. Il risultato è che l’umanità è sballottata da un dogma all’altro, dottrine per lo più incomprensibili e irrazionali, e non vive in pace né può sperare che verranno nel futuro cose buone. Quanto sia importante conoscere bene Dio e la sua volontà lo mise in risalto Gesù allorché disse: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio” (Giovanni 17:3 – VR). A una corretta e approfondita conoscenza di Dio sono legate le speranze di vita eterna del genere umano. Come rivela la conversazione di Gesù con la donna samaritana, questa è l’essenza della fede in Dio (cfr. Giovanni 4:7-26; Filippesi 1:9; 1Timoteo 6:20).
Ma come si può acquistare conoscenza di Dio? L’apostolo disse: “quel che si può conoscere di Dio … le sue qualità invisibili … si vedono chiaramente … per mezzo delle opere sue”. Vediamone qualche esempio …
La sapienza di Dio
L’acqua è un elemento fondamentale per il sostegno della vita, lo si comprende dal fatto che il 70% della superficie terrestre è coperta dalle acque. L’acqua costituisce la frazione principale del corpo degli organismi ed è il mezzo fondamentale di trasporto dei liquidi in natura (il sangue, la linfa delle piante, le soluzioni nutritive nel suolo per le radici); è anche il principale solvente in natura (con il tempo gran parte delle sostanze presenti si sciolgono in essa); è essenziale per quasi tutte le attività economiche e per l’agricoltura più di ogni altra, tanto che la chiave della nostra capacità di nutrire il mondo del futuro sta proprio nell’irrigazione dei campi. In natura l’acqua circola e si trasforma nell’idrosfera seguendo dei percorsi che costituiscono il cosiddetto “ciclo idrologico”. I nostri “scienziati” stanno dannandosi l’anima per cercare di ottenere il “moto perpetuo”, cioè un moto che si mantenesse costante nel tempo senza intervento esterno e produca dal nulla lavoro o energia cinetica. Possiamo considerare il ciclo idrologico una sorta di moto perpetuo che esiste in natura. Questo, infatti, non ha principio né termine: a mano a mano che l’acqua evapora dagli oceani e dalle terre, essa diviene parte dell’atmosfera, il vapore s’innalza ed è trasportato per l’atmosfera sino a che si condensa e precipita di nuovo sulla terra o sul mare. L’acqua precipitata può essere intercettata dalle piante o traspirata, può scorrere in superficie o venir giù pei declivi fra strati diversi del terreno, oppure può infiltrarsi sottoterra. L’acqua che rimane alla superficie riempie le zone più basse, si raccoglie e poi evapora oppure, dopo essersi raccolta, scorre via in un secondo tempo. Gran parte dell’acqua intercettata e traspirata e di quella che scorre sul terreno ritorna nell’atmosfera in seguito ad evaporazione; quella che si infiltra nel terreno può raggiungere le regioni più profonde ed ivi raccogliersi sotto forma di acqua sotterranea, per uscir quindi fuori come sorgente od incanalarsi in un corso d’acqua entrando a far parte delle acque di scorrimento, ed evaporare infine nell’atmosfera per completare così il ciclo idrologico. In tal modo, nel ciclo idrologico hanno luogo complicati processi di condensazione, precipitazione, evaporazione, intercettamento, traspirazione, infiltrazione, permeazione, ritenzione, detenzione, dilavamento di superficie, incanalamento, scorrimento. Chi ha “inventato” il ciclo idrologico? … Credere che tutti questi processi siano dovuti al caso è davvero “inescusabile”, come dice la Scrittura! (cfr. Romani 1:20)
Illustrando questo aspetto della creazione, lo scrittore del libro biblico dell’Ecclesiaste scrisse: “Tutti i fiumi vanno al mare, eppure il mare non è mai pieno: raggiunta la loro mèta, i fiumi riprendono la loro marcia” (Ecclesiaste 1:7 – CEI). Spiegando come questo è reso possibile l’ispirata Parola di Dio aggiunge: “Ecco, Dio è così grande, che non lo comprendiamo … Egli attrae in alto le gocce dell’acqua e scioglie in pioggia i suoi vapori, che le nubi riversano e grondano sull’uomo in grande quantità. In tal modo sostenta i popoli e offre alimento in abbondanza. Chi inoltre può comprendere la distesa delle nubi, i fragori della sua dimora? Ecco, espande sopra di esso il suo vapore e copre le profondità del mare … … Chi ha scavato canali agli acquazzoni e una strada alla nube tonante, per far piovere sopra una terra senza uomini, su un deserto dove non c’è nessuno, per dissetare regioni desolate e squallide e far germogliare erbe nella steppa? Ha forse un padre la pioggia? O chi mette al mondo le gocce della rugiada? Conosci tu le leggi del cielo o ne applichi le norme sulla terra? Puoi tu alzare la voce fino alle nubi e farti coprire da un rovescio di acqua?” (Giobbe 36:26-31; 38:25-28,33,34 – CEI). Come fu possibile per quegli scrittori descrivere così accuratamente il ciclo idrologico se non spinti a farlo da Colui che ne dispose il meccanismo per il bene delle sue creature? … “Colui che tutto sa” (Giobbe 37:16 – CEI). Gli uomini di scienza hanno cercato di sfruttare al massimo il ciclo dell’acqua costruendo serbatoi, dighe, canali, opere che hanno richiesto un ingegno straordinario che ha esaltato le loro capacità. Quanto più dovremmo apprezzare ed esaltare la superiore sapienza del Creatore manifesta nelle sue opere creative! “Quanto sono numerose le tue opere, Signore! Tu le hai fatte tutte con sapienza” dichiarò il salmista (Salmo 104:24 – VR e Di; 103:24 – CEI). La sua sapienza è una garanzia per la nostra vita attuale e futura poiché, come hanno dichiarato gli scrittori biblici, egli la usa per il nostro bene, per soddisfare i nostri bisogni, e non solo materiali ma anche morali con le preziose norme comportamentali che ha voluto indicarci mediante la sua Parola scritta (cfr. Salmo 145:15,16 – VR e Di; 144:15,16 – CEI; Isaia 48:17).
La potenza di Dio
Tutta la vita nell’universo dipende dall’energia. Senza di essa non vi sarebbe cibo da mangiare, acqua da bere né aria da respirare. Da dove viene tanta potenza? Come sopra indicato il ciclo idrologico produce parte dell’energia che serve sulla nostra terra. Ma la principale fonte di energia della terra è il sole. Ogni anno questa immensa fornace nucleare riversa sulla terra tanta energia equivalente a quella contenuta in 250 milioni di milioni di tonnellate di carbone, circa 100.000 tonnellate per ogni abitante della terra. Il sole è la fonte dell’energia corporale dell’uomo e degli animali, poiché provvede a tutti la forza fisica per fare le cose: dà alle piante l’energia necessaria per trasformare l’anidride carbonica e l’acqua nella base di ogni alimento, uno zucchero semplice, il glucosio; da questo zucchero vengono prodotti tutti gli altri carboidrati, numerosi grassi e proteine. Quindi, sia che gli uomini mangino la vegetazione o gli animali che se ne nutrono, in effetti ricevono indirettamente forza dall’energia del sole. Poi impieghiamo l’energia prodotta dal sole per far funzionare le moderne comodità, automobili, condizionatori dell’aria, stufe elettriche e cose simili. Infatti, l’elettricità richiesta per far funzionare tali cose è prodotta da quelli che si chiamano “combustibili fossili”: petrolio, carbone e gas naturale, tutti elementi formatisi nel tempo a seguito dell’attività solare: il carbone è il prodotto dei resti fossilizzati di piante che molto tempo fa accumularono energia solare nelle loro cellule; l’energia chimica contenuta nel petrolio è l’energia luminosa e raggiante del sole accumulatasi in passato nelle cellule degli organismi viventi. Per sfruttare al meglio tale energia, gli uomini di scienza hanno costruito centrali, turbine, impianti che ne hanno esaltato l’ingegno e recato loro onore. Ma quanto sono piccole le loro opere in confronto con la creazione divina formata da miliardi di galassie celesti, in ognuna delle quali vi sono miliardi di soli come il nostro, e in paragone col modo in cui le ha raggruppate e disposte nello spazio a tempo infinito. Gli astronomi affermano che ogni secondo il sole emette una quantità di energia equivalente all’esplosione di 100.000 milioni di megaton (solo per farci un’idea, la bomba nucleare più potente che sia mai stata sperimentata aveva una potenza esplosiva pari a 57 megaton, un megaton equivale alla potenza esplosiva di un milione di tonnellate di tritolo). Solo una minima frazione di questa energia raggiunge la terra, eppure è sufficiente a sostenere tutta la vita sul nostro pianeta. E il sole non è affatto la stella più potente dell’universo. Alcune stelle irraggiano in un solo secondo l’energia che il sole irraggia in un giorno. Provate, dunque, a immaginare quale potenza deve avere il creatore di questi corpi celesti!
Da dove viene tutta la potenza del sole? Chi ha costruito questa immensa centrale celeste? Un umile uomo vissuto 3.000 anni fa ci dà la risposta. Rivolgendosi a Dio disse: “tu hai stabilito la luce e il sole” (Salmo 74:16 – Di). Si, l’onnipotente Creatore dell’universo è la fonte di tutta l’energia e la fonte della vita! In quali modi Egli usa la sua immensa potenza? Ciò che accadde circa 3.500 anni fa nei pressi della penisola del Sinai ci aiuta a comprenderlo.
Dopo essere stati liberati dal giogo egiziano, mentre erano diretti verso il Sinai, gli Israeliti si trovarono di fronte a un problema apparentemente insormontabile che rimise in discussione la loro salvezza: il potente Faraone egiziano, dopo averci ripensato, li inseguiva con tutto il suo esercito per catturarli e riportarli sotto la schiavitù. Gli Israeliti erano intrappolati poiché avevano davanti a se il Mar Rosso e alle loro spalle gli egiziani che incalzavano. Il racconto di quel drammatico episodio dice: “Quando il faraone si avvicinò, i figli d’Israele alzarono gli occhi; ed ecco, gli Egiziani marciavano alle loro spalle. Allora i figli d’Israele ebbero una gran paura, gridarono al Signore”. Sembravano una facile preda in mano agli egiziani decisi a saccheggiare e distruggere, ma il loro potente Dio non rimase sordo a quelle grida e intervenne in loro soccorso: “Allora l’angelo di Dio, che precedeva il campo d’Israele, si spostò e andò a mettersi dietro a loro; anche la colonna di nuvola si spostò dalla loro avanguardia e si fermò dietro a loro, mettendosi fra il campo dell’Egitto e il campo d’Israele. La nuvola era tenebrosa per gli uni, mentre rischiarava gli altri nella notte. Il campo degli uni non si avvicinò a quello degli altri per tutta la notte”. Dio mise una nuvola fra loro e gli egiziani che impediva a quest’ultimi di avvicinarsi mentre gli Israeliti continuavano a marciare per la loro strada. Giunti sulle rive del mare, Dio diede un’altra straordinaria prova della sua grande potenza e del controllo che aveva sugli elementi naturali: “fece ritirare il mare con un forte vento orientale, durato tutta la notte, e lo ridusse in terra asciutta. Le acque si divisero, e i figli d’Israele entrarono in mezzo al mare sulla terra asciutta; e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra”. Quando, infine, la nuvola posta davanti agli egiziani si sollevò, essi videro con  stupore che le acque del Mar Rosso si erano divise e gli Israeliti lo stavano attraversando sull’asciutto diretti all’altra sponda! Il Faraone e le sue forze scesero con gran fragore nel letto del mare, decisi a catturare e predare i loro schiavi di un tempo. Ma Dio disse a colui che guidava quel popolo, Mosè: “«Stendi la tua mano sul mare e le acque ritorneranno sugli Egiziani, sui loro carri e sui loro cavalieri». Mosè stese la sua mano sul mare e  … le acque ritornarono e ricoprirono i carri, i cavalieri e tutto l’esercito del faraone che erano entrati nel mare dietro agli Israeliti. Non ne scampò neppure uno” (Esodo 14:10-28 – VR). Si, con la sua straordinaria potenza Dio controlla tutta la sua creazione e può usarla per il bene e la salvezza dei suoi adoratori o anche per eseguire i suoi giudizi contro coloro che si ribellano alla sua Sovranità.

Mar Rosso

Chi racchiuse con porte il mare  … Quando gli tracciai un limite e gli misi sbarre e porte, e dissi: “Tu arriverai fin qui, ma non oltre; qui si arresteranno le tue onde superbe!”” Giobbe 38:8-11, Di.
Con la sua onnipotenza Dio ha il completo controllo di tutti gli elementi della natura. Ha posto dei limiti al mare e ne regola il moto. Egli può impiegare la sua potenza per soddisfare le necessità delle sue creature e per la loro salvezza, ma anche per eseguire i suoi giudizi contro gli oppositori alla sua sovranità (cfr. Salmo 145:19,20 – VR e Di; 144:19,20 – CEI).
La giustizia di Dio
Thomas Henry Huxley, famoso biologo e filosofo inglese del XIX secolo, convinto sostenitore della teoria dell’evoluzione tanto da essere soprannominato il “mastino di Darwin”, notando le ingiustizie del cristianesimo apostata, cattolico, ortodosso e protestante, in un saggio sull’agnosticismo scrisse: “Se solo potessimo vedere … tutta l’ipocrisia e la crudeltà, tutte le menzogne, le carneficine, le inadempienze dei doveri verso gli altri esseri umani che hanno avuto origine da questa fonte nel corso della storia delle nazioni cristiane, l’immagine più brutta che potremmo farci dell’inferno impallidirebbe in paragone”. Questo fu uno dei fondamentali motivi per cui Huxley, e molti altri, hanno messo in dubbio l’esistenza di Dio. Di conseguenza tali persone hanno sviluppato un pensiero materialistico e agnostico in opposizione alla fede in un Dio di cui, come affermò Huxley stesso, non riescono a vedere prove che “ci ama e si prende cura di noi come asserisce il cristianesimo”. Il pensiero di Huxley, e di tutti quelli che ragionano come lui, non è, però, del tutto originale. Già 2.000 anni fa influenti filosofi epicurei e stoici della Grecia pensavano che i loro numerosi dèi non si interessassero degli uomini, anzi vedevano in essi solo degli esseri meschini e immorali da cui non si aspettavano alcuna giustizia. Pertanto la loro filosofia era “mangiamo e beviamo, poiché domani moriremo” ed era caratterizzata dall’assenza di princìpi e virtù (cfr. 1Corinti 15:32). Tale filosofia di vita non è molto diversa da quella assunta tutt’oggi da miliardi di persone, anche da tanti che si dichiarano cristiani e che, come la donna samaritana summenzionata, non riescono a vedere Dio come una potente Persona spirituale che ha una volontà, o un giusto proposito per tutte le sue creature (cfr. Giovanni 4:22-24).
A tutte queste persone si rivolse uno degli ispirati scrittori biblici, un apostolo di Gesù, Paolo, il quale parlando del Dio che esse dimostravano di non conoscere disse: “Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio” (Atti 17:26 – CEI). Con queste parole egli mise il dito sulla piaga dell’ingiustizia umana che si basa sempre dalla pretesa di qualcuno di aver avuto una speciale origine che lo distingue dagli altri. Infatti, come viene affermato nella Parola di Dio, e come ormai ampiamente acclarato anche dalle recenti scoperte scientifiche, tutti abbiamo un comune antenato genetico, quindi siamo tutti fratelli e nessuno può considerarsi superiore ad un altro. Non dovrebbe, allora, esserci giustizia per tutti? … Non dovremmo tutti avere diritto a un trattamento imparziale garantito da uguali diritti e doveri? Questo è un tema molto dibattuto nei nostri giorni, specialmente nella nostra nazione. Tempo fa, un autorevole giurista statunitense, membro di una Corte Distrettuale dello Stato di New York e assistente del Procuratore Generale degli Stati Uniti nonché docente alla Columbia Law School, Marvin Frankel, disse: “non possiamo ignorare il peso che il comportamento dei capi della comunità ha nel determinare l’atteggiamento delle persone verso la legge e l’ordine. Viviamo in un’èra in cui l’onestà e l’integrità dei nostri più alti funzionari – non esclusi i giudici, ma non principalmente dei giudici – sono state messe seriamente in dubbio”. La corruzione esistente tra capi di governo e responsabili dell’applicazione della legge è un grosso ostacolo alla completa giustizia. Come sarà mai possibile che sia resa giustizia a tutti quando quelli che hanno il dovere di amministrare la giustizia sono pronti a farsi corrompere o a mostrare favoritismo alle persone influenti? (cfr. Proverbi 29:2,4).
In contrasto con i governanti e i giudici umani, Dio è “incorruttibile” (cfr. 1Timoteo 1:17). La ragione è facilmente intuibile: “L’argento è mio e mio è l’oro, dice il Signore” (Aggeo 2:8 – CEI). Questo significa che Dio non ha bisogno di nulla dalle sue creature e che non è possibile comprare il suo favore. Perciò fin dall’antichità gli uomini hanno potuto dichiarare: “tutte le sue vie sono giustizia” (Deuteronomio 32:4 – CEI). Chi fece questa dichiarazione lo sperimentò di persona poiché dovette trasmettere all’antico popolo di Dio queste severe norme sulla giustizia: “Non violare il diritto del povero nel suo processo … Non accettare nessun regalo; perché il regalo acceca quelli che ci vedono, e corrompe le parole dei giusti” (Esodo 23:6,8 – VR). “Non farete ingiustizia nel giudicare; non userai parzialità col povero né presterai onore alla persona del potente” (Levitico 19:15 – Di). “Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande” (Deuteronomio 1:7 – CEI). La giustizia di Dio rifletteva anche la sua sapienza. La sua legge, ad esempio, prevedeva la restituzione e il risarcimento. Chi rubava, doveva dare un compenso doppio, o anche maggiore, secondo il caso e, se non poteva, doveva servire come lavoratore salariato finché non avesse pagato alla vittima quanto le doveva (cfr. Esodo 22:1-9). Era richiesto un compenso anche per calunnia, lesioni e danni alla proprietà (cfr. Esodo 21:35, 36; Deuteronomio 22:13-19). Questa giusta disposizione proteggeva e risarciva la vittima, insegnava una vigorosa lezione al trasgressore della legge e non faceva gravare sulla comunità il costoso peso del mantenimento delle prigioni. Conoscere questo aspetto della personalità del nostro Creatore ci dà una speranza. Quei tempi non sono passati e ci sarà ancora modo che sia resa giustizia a tutti. La promessa di Dio, infatti, è che tra non molto tempo ormai, eliminerà tutti gli ingiusti sistemi umani e stabilirà su tutta la terra un dominio che sosterrà “mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre” (Isaia 9:6 – VR). Sarà allora che “gli abitanti del mondo imparerano la giustizia” e “quelli che sono affamati e assetati di giustizia … saranno saziati” (Isaia 26:9; Matteo 5:6 – VR).
L’amore di Dio
Qual è il vostro frutto preferito? … probabilmente ne fate scorpacciate … ma pensate un attimo se doveste mangiare solo quel frutto per tutta la vostra vita … sicuramente dopo un po’ ne avrete la nausea … Ma questo non avverrà mai perché in natura esiste una enorme varietà di frutta con la quale è possibile soddisfare ogni gusto a sazietà in tutte le stagioni. Evidentemente il Creatore di tale varietà non l’ha fatta solo per nutrirci, ma anche per deliziare il nostro palato. In molte case è possibile vedere in bella mostra su una tavola un cesto di frutta … forse ne avete uno anche sulla vostra tavola … dentro potrebbero esserci delle belle mele rosse, delle gustose prugne viola, alcune succulenti pesche gialle, un appetitoso grappolo di uva bianca o nera, delle invitanti banane maculate o delle saporite pere verdi o tanti altri frutti che la vostra fantasia vi indica. Potreste aver anche abbellito il vostro tavolo con un bel vaso colmo di fiori dalle variegate forme e colori. In entrambi i casi cos’è che vi ha spinto a fare quelle esposizioni? … forse i bei colori di quei frutti o dei fiori che li rendono attraenti alla vostra vista? Parlando dell’effetto che i colori hanno sulla nostra vita, un esperto ha detto: “Dalle nostre ricerche abbiamo constatato che le persone reagiscono in modo molto diverso in un ambiente pieno di colore rispetto a uno incolore, anche se non se ne rendono conto. Per l’essere umano la condizione naturale è di vivere in un ambiente in continuo cambiamento, di luce, di colore, di forme. Nella natura non esiste la monotonia … Il colore è una delle meraviglie naturali di questo mondo. È la regola della natura, non l’eccezione, e gran parte del benessere dipende da esso” … Date per scontato tutto questo? … La grande varietà che esiste in natura non vi dà l’idea che il suo Creatore abbia non solo creato la vita ma l’ha resa anche piacevole per le sue creature?
Vi siete mai ritrovati in una regione boscosa in autunno? In Canada, negli Stati Uniti orientali, in Gran Bretagna o nell’Europa centroccidentale, come pure nella Cina orientale, in Corea o in parti del Giappone lo spettacolo che i boschi offrono in questa stagione costituisce un attrazione per i turisti che corrono da lontano. Cosa attira la loro curiosità? La variopinta gamma dei colori delle foglie degli alberi, che diventano rosse, gialle, arancioni, porpora, marroni o blu, offrendo vedute che lasciano a bocca aperta. Come avviene uno spettacolo del genere? Per tutta l’estate il colore delle foglie è il verde della clorofilla ma all’inizio dell’autunno, a causa di cambiamenti fisici e chimici che avvengono nelle piante, il colore delle foglie gradualmente cambia. Perché avviene tutto questo? Gli studiosi, dopo anni di ricerche, hanno scoperto che per tutta l’estate la clorofilla utilizza la luce solare per produrre alimenti (zuccheri) dall’acqua e dall’anidride carbonica dell’aria. A tal fine le foglie attingono molta acqua dal suolo, anche se poi gran parte d’essa evapora nell’atmosfera. Durante l’inverno l’ acqua scarseggia e spesso è ghiacciata. Per impedire che vada perduta acqua vitale per le piante attraverso le foglie, queste devono cadere. Pertanto, man mano che le giornate si accorciano, tra il picciòlo della foglia e il ramo su cui essa cresce si forma uno strato di cellule specializzate che interrompe l’afflusso d’acqua alle foglie. In mancanza della luce solare estiva e della provvista d’acqua l’instabile clorofilla inizia a scomporsi e pian piano svanisce, facendo apparire i pigmenti colorati che sono presenti nella foglia e che la clorofilla nel pieno della sua forza copriva. Tali pigmenti sono essenzialmente carotenoidi, che vanno dal colore giallo chiaro all’arancione, o antocianine che spaziano dal rosso al porpora o al blu a seconda se i liquidi fogliari sono acidi o neutri o alcalini. In tal modo una normale fase del processo di sopravvivenza degli alberi viene trasformata in qualcosa di meraviglioso. Per scoprire tutti questi processi gli uomini di scienza hanno dovuto studiare, analizzare, sperimentare, per anni e anni, e ancora per loro non tutto è chiaro … possibile che essi siano dovuto al puro caso? … Non credere che dietro tutto questo possa esserci un disegno, un Progettista, un Chimico senza pari, è davvero “inescusabile”! … e i sentimenti di stupore, di gioia, di piacere che tutti noi proviamo davanti alle produzioni e alle manifestazioni della natura non dimostrano tutto l’amore che Dio ha profuso nella sua attività creativa per la piena soddisfazione e la felicità delle sue creature, specialmente degli uomini e delle donne che ha creato a sua “somiglianza”? (cfr. Genesi 1:28).

Jan van Huyusmun (1682-1749) - Still life with fruit and flowers 1

Jan van Huysmun (1682-1749) – Still life with fruit and flowers

Hans Andersen Brendekilde (1857-1942) - autunno 2

Hans Andersen Brendekilde (1857-1942) – Autunno
“Tutte le tue opere ti celebreranno, o Signore … Gli occhi di tutti sono rivolti a te, e tu dai loro il cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano, e dai cibo a volontà a tutti i viventi” – Salmo 145:10,15,16 – VR e Di; 144:10,15,16 – CEI.
Le immagini sopra riprodotte sono state realizzate con uno straordinario realismo da uomini celebrati e onorati per le loro capacità artistiche … ma chi ha fatto gli originali ai quali i due pittori si sono ispirati non merita maggiore gloria e onore? … La grande varietà esistente in natura non solo dimostra la bontà del Creatore nel provvedere alle necessità delle sue creature ma anche la sapienza e l’amore riflesso nella sua opera creativa.
Ma qualcuno, come il citato Huxley, obietta all’amore di Dio facendo riferimento alle terribili sofferenze che la razza umana ha dovuto sopportare e continua patire. In genere queste persone sono le stesse che poi si lamentano delle norme stabilite da Dio ritenendole troppo restrittive e rivendicando più autonomia decisionale. C’è una evidente contraddizione tra questi due modi di interpretare la situazione. Se Dio, ad esempio, ha comandato di “non uccidere”, di chi è la colpa se gli uomini trasgrediscono questo comandamento e continuano a scannarsi gli uni con gli altri in guerra? Se Dio ha comandato di “non rubare” e “non attestare il falso”, di chi è la colpa se gli uomini continuano a comportarsi disonestamente appropriandosi di beni che non appartengono loro e continuano a mentire? (cfr. Esodo 20:13,15,16). E di chi è la colpa se su circa 7 miliardi di persone che attualmente vivono sulla terra quasi un miliardo di esse soffre e muore per cause connesse alla malnutrizione, di Dio che ha dotato la terra di una capacità produttiva alimentare atta a sfamare da 40 a 50 miliardi di persone (rif. Scientific American 9/74) o dell’avido sistema economico mondiale impiantato dagli uomini che sfrutta le risorse solo a vantaggio di pochi? Se le malattie continuano ad aumentare e a falcidiare la razza umana, di chi è la colpa, di Dio che ha creato una natura pura e incontaminata o dell’uomo che ha inquinato e rovinato l’ambiente in cui vive? Con quanta ragione, dunque, l’ispirato scrittore biblico affermò: “l’uomo domina sull’altro uomo, a proprio danno” (Ecclesiaste 8:9 – CEI).
La verità che testardamente tali persone si rifiutano di riconoscere è che, in qualità di Creatore, Dio è il proprietario della terra ma l’ha messa altruisticamente a disposizione di tutti gli uomini (cfr. Salmo 114:16 – CEI; 115:16 – VR e Di). L’ha preparata con cura, con generosità, provvedendo con abbondanza e grande varietà a tutte le necessità dell’uomo, fisiche e morali, come è scritto: “[il] Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi … non ha lasciato se stesso senza testimonianza, facendo del bene, dandoci dal cielo piogge e stagioni fruttifere e riempiendo i nostri cuori di cibo e di gioia” (Atti 14:15-17 – Di). L’ha fatto senza alcuna parzialità dovuta a razza, nazionalità o ceto sociale, come è ancora testimoniato: “il vostro Dio … non usa alcuna parzialità e non accetta regali, che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero dandogli pane e vestito” (Deuteronomio 10:17,18 – Di). Anche dopo la ribellione umana, nonostante le loro imperfezioni, il loro egoismo, le loro cattiverie, Dio ha continuato a provvedere per tutti gli uomini, come disse Gesù “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Matteo 5:45 – CEI).
Sapienza, potenza, giustizia e amore sono le qualità prevalenti del nostro Creatore descritte nella sua Parola. Accanto a queste ve ne sono altre ad esse direttamente collegate, come la lungimiranza e il discernimento, cioè la capacità di vedere nel futuro l’esito di tutte le cose e di decidere quando agire nei migliori interessi delle sue creature, capacità dovute alla sua onnisapienza e onnipotenza (cfr. Isaia 55:8-11); oppure la grande pazienza e la benignità esercitate nei passati 6.000 anni, mentre gli uomini hanno mandato in malora gran parte della sua bella creazione, qualità congiunte alla sua giustizia e al suo grande amore che ha manifestato nel tener conto dell’incolpevole stato di imperfezione ereditato dai discendenti di Adamo ed Eva e nel voler dare a ciascuno di essi una opportunità di riscatto (cfr. 2Pietro 3:9). L’antico popolo di Dio, che sperimentò direttamente i risultati delle qualità divine nella propria storia nazionale e nelle singole vite delle persone, fu spinto ad esclamare “Ecco, questo è il nostro Dio; in lui abbiamo sperato, ed egli ci ha salvati. Questo è il Signore in cui abbiamo sperato; esultiamo, rallegriamoci per la sua salvezza!” (Isaia 25:9 – VR).
Che ne pensate, non sarebbe opportuno che anche noi, individualmente, cercassimo di conoscere meglio il nostro Creatore attraverso il mezzo con cui ha voluto farsi conoscere, la sua Parola scritta, per sperare nella salvezza e rallegrarci il giorno che farà ancora “cose meravigliose” per tutte le persone che avranno creduto e confidato in Lui? (cfr. Isaia 25: 1-8; Salmo 85:10 – CEI; 86:10 – VR e Di).

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Il mio pensiero va all’amico Mario che all’alba di questo inizio di primavera si è addormentato nel sonno della morte. Sarà difficile dimenticare le tante battaglie portate avanti spalla a spalla in difesa della legge di Dio sulla santità del sangue e della vita (cfr. Atti 15:28,29). Mi conforta sapere che, come dice la scrittura, “le sue buone azioni lo seguono” (cfr. Apocalisse 14:13 – NLT). Spero vivamente di poterlo riabbracciare il giorno in cui Dio, con somma espressione del suo grande amore, si ricorderà di coloro che l’hanno servito fedelmente e li richiamerà fuori dalle tombe, di nuovo alla vita su una terra trasformata in paradiso (cfr. Giovanni 5:25-29).

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