LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – VII

“TU SEI IL CRISTO, IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE”

Matteo 16:16

 Anteprima
Chi è Gesù Cristo? … È Dio stesso, come sostengono più di due miliardi di persone che si dichiarano “cristiani”, cioè seguaci di Cristo, … o no, è invece un’altra persona, come sostiene una piccola minoranza che si dichiara anch’essa “cristiana”? … Voi che ne dite? … Sapreste rispondere con cognizione di causa a questa domanda? … Come possiamo conoscere la verità su questo personaggio che ha lasciato un’impronta tale nella storia dell’intera umanità che viene addirittura datata prima e dopo la sua nascita? Ebbene proprio lui, Gesù, ci ha dato un punto di riferimento preciso per conoscere la verità riguardo alla sua persona poiché in una circostanza, anche abbastanza drammatica poiché si trovava legato al cospetto della massima autorità dell’impero romano nel suo paese per essere processato come malfattore, sorprendentemente disse: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Giovanni 18:37 – CEI) … Com’è che egli rese “testimonianza alla verità”?…  I racconti che abbiamo a disposizione sulla sua vita mostrano che ogni volta che egli parlava, sosteneva quel che diceva citando ciò che era scritto nei rotoli della Legge, dei Profeti o della Storia della sua nazione che erano considerati sacri in quanto ispirati e fatti scrivere da Colui che tutti nel paese consideravano il “Dio di verità” (Salmo 31:5 – VR e Di). A sostegno di questo punto Gesù disse chiaramente, rivolgendosi in preghiera a quel Dio: “La tua parola è verità” (Giovanni 17:17). D’altra parte una delle due posizioni su indicate è frutto di una certa tradizione umana e Gesù condannò duramente i suoi sostenitori dicendo loro: “avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti!” (Matteo 15:6,7 – CEI). Se dunque siamo interessati a sapere chi veramente è il fondatore del cristianesimo non abbiamo alternativa: dobbiamo rivolgerci a quella “parola di verità” che Dio ha fatto scrivere a questo scopo e che Gesù stesso usava come autorità nel suo insegnamento (cfr. Matteo 12:3,4; Marco 7:9-13; Giovanni 6:45). Secondo ciò che è scritto nella Parola di Dio, quindi, chi è Gesù?
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Poco più di 6.000 anni fa, giunto al culmine della sua opera creativa durata sei lunghi periodi di tempo durante i quali preparò la terra perché divenisse una dimora adatta alla famiglia umana, “Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” (Genesi 1:26 – CEI). Poiché nel testo ebraico, lingua in cui la Genesi fu scritta, il termine Dio riportato in questo versetto è e·lo·him′, che è la forma plurale di e·lo′ah, molti studiosi, specialmente di area cattolica, additano questo versetto come un passo trinitario. Ora non è mia intenzione soffermarmi su questo argomento, poiché lo riprenderò più in là trattando specificamente tale dottrina, però l’espressione  desta certamente molta curiosità poiché, se avessero ragione gli studiosi cattolici, significherebbe che Dio stesse rivolgendo a se stesso quelle parole e questo appare alquanto irragionevole. Peraltro le stesse traduzioni bibliche cattoliche escludono una tale ipotesi, come la versione della CEI che nella nota in calce afferma: “Questo plurale può indicare una deliberazione di Dio con la sua corte celeste (gli angeli)”. In effetti, se non parlava a se stesso, con chi Dio stava comunicando? È vero che gli angeli erano testimoni oculari di quella azione, poiché essi erano già stati creati prima che Dio iniziasse a preparare la terra come dimora umana (cfr. Giobbe 38:4-7), quindi è del tutto plausibile che stesse parlando ad altra persona … e se così, a chi? … Un attento esame di cosa dice la Parola di Dio ci aiuta a fare chiarezza al riguardo.
Gesù: il “primogenito” e “unigenito” Figlio di Dio
Prima che … tu avessi formato la terra e l’universo, anzi, da eternità in eternità, tu sei Dio”, così l’ispirato salmista spiega che il Creatore dell’intero universo è senza limitazioni di tempo, sia nel passato che nel futuro (Salmo 90:2 – VR; 89:2 – CEI). In altre parole, come spiegano molti dizionari alla parola “eterno”, Egli è “senza principio né fine”. Questo significa anche che, prima che iniziasse la sua opera creativa, per un tempo indefinito Dio fu tutto solo, l’unico essere in esistenza, non essendoci niente e nessun’altro di eterno. Poi Dio si propose di dare origine ad altre forme di vita e iniziò a “creare” cioè, secondo il significato etimologico del termine, a portare all’esistenza qualcosa o  qualcuno che prima non esisteva (cfr. Atti 4:24). Con cosa iniziò? … ce lo rivela ancora la Parola di Dio: in Apocalisse 3:14 si parla infatti del “principio della creazione di Dio” (CEI, VR e Di) e il contesto mostra che si sta parlando di Gesù. Anche in questo caso i sostenitori della trinità tentano di forzare l’interpretazione a favore della loro teoria affermando che Gesù fu “il principiatore” o “l’originatore” della creazione, ma il termine greco archè, tradotto “principio”, e l’uso che ne viene generalmente fatto nelle Scritture, non dà adito a tale mistificazione in quanto assume sempre il significato di una prima parte di qualcosa e, nel caso specifico, “che Cristo sia il primo essere creato” (The Greek Testament di Henry Alford).
Confermando questo fatto un altro ispirato scrittore biblico chiama Gesù “primogenito di ogni creatura” (Colossesi 1:15 – VR). Anche in questo caso l’uso che le Scritture fanno del termine greco tradotto “primogenito”, cioè protótokos, non lascia dubbi sulla sua corretta interpretazione: esso indica sempre il primo di un gruppo o di una classe, il primo nato (cfr. Luca 2:7; Romani 8:29; Colosesi 1:18). Come si può notare, nei versetti citati Gesù viene esplicitamente identificato come parte della creazione. Egli, dunque, diversamente da Dio che esiste “da eternità in eternità”, non è eterno, o “coeterno” come vorrebbero sostenere i trinitari, ma ha avuto un principio: è stata la prima creatura di Dio.
Ma gli scrittori biblici aggiungono un altro particolare e chiamano Gesù “l’unigenito Figlio” di Dio (cfr. Giovanni 3:16,18; 1Giovanni 4:9). Cosa hanno voluto indicare? Il termine greco monogenès usato dall’autore e tradotto “unigenito” ha un significato inequivocabile: viene spesso usato nelle Scritture per descrivere la relazione sia di un figlio che di una figlia rispetto ai genitori, ad esempio per indicare il “figlio unigenito” o l’unico figlio di una vedova che viveva nella città di Nain; la “figlia unigenita” o l’unica figlia del presidente della sinagoga di Capernaum, Iairo; il “figlio unigenito” o l’unico figlio di un uomo che fu liberato dai demoni presso il monte Ermon (cfr. Luca 7:11,12; 8:41,42; 9:38). Pertanto Gesù era “l’unigenito Figlio” di Dio nel senso che, in quanto il primo, fu anche l’unico creato direttamente da Dio; per questo motivo alcune traduzioni bibliche traducono il termine con “unico Figlio” (cfr. RS; AT; BJ). Infatti, la Parola di Dio ancora ci rivela che tutte le altre creature viventi, sia spirituali (gli angeli) che umane (Adamo ed Eva) vennero create da Dio non direttamente ma con la cooperazione di un’altra creatura, quale? Sempre parlando di Gesù, l’ispirato scrittore biblico aggiunge: “per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili” (Colossesi 1:16 – CEI). Un’altra testimonianza conferma questa verità poiché dice: “tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Giovanni 1:3 – CEI). Pertanto non è logico pensare che l’invito a fare “l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” fu rivolto da Dio proprio a quel Figlio “primogenito”?
Il principale portavoce di Dio
Dalle informazioni sopra riportate comprendiamo che la vita di colui che divenne Gesù Cristo non ebbe inizio qui sulla terra. Iniziò molto tempo prima della creazione del nostro pianeta, non ci è rivelato esattamente quando ma se, come affermano gli scienziati, l’universo ha miliardi di anni, Gesù, che fu impiegato da Dio per “creare tutte le altre cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra”, venne pure all’esistenza miliardi di anni fa; come scrisse il profeta “le sue origini risalgono ai tempi più antichi” (Michea 5:2 – PdS). Per tutto questo tempo egli è stato a fianco del Padre, il quale lo ha impiegato nella creazione dell’universo fisico con tutte le creature che lo popolano, da quelle spirituali, gli angeli, alla prima coppia umana (cfr. Proverbi 8:22-31). Lavorando fianco a fianco, il Padre e il Figlio finirono senz’altro per conoscersi molto intimamente. Stare a stretto contatto con il Padre per un tempo incalcolabile influì profondamente sul Figlio il quale finì per diventare, in quanto a pensieri ed intenti, del tutto simile al Padre; non a caso l’apostolo definì Gesù “l’immagine dell’invisibile Dio” (Colossesi 1:5 – Di).
L’importante ruolo che Gesù ha nell’attuazione del proposito di Dio venne messo ulteriormente in risalto dall’apostolo Giovanni all’inizio del suo vangelo. Egli, infatti, scrisse: “In principio era la Parola (latino VerbumVgCl) e la Parola era presso Dio e Dio era la Parola. Questi era in principio presso Dio. Tutte le cose per mezzo di lui furono fatte e senza di lui non ne fu fatta neppure una sola” (Giovanni 1:1-3 – NVB). Anche questi versi vengono impropriamente utilizzati da certi studiosi faziosi a sostegno della dottrina trinitaria ma il testo originale greco ancora una volta non lascia dubbi sulla sua corretta interpretazione, cioè che l’apostolo sta parlando di due persone ben distinte, Dio e colui che viene chiamato “la Parola”, e non di due persone in una unica [“ν ρχ ν λόγος κα λόγος ν πρς τν θεόν κα θες ν λόγος”; qui la differenza è data dall’articolo τν che precede il θεόν riferito a Dio mentre manca davanti al θες riferito a λόγος (la Parola), per cui dapprima la forma accusativa τν θεόν conferisce al nome un’indicazione definita, identificando in questo caso un soggetto, l’Iddio Onnipotente, mentre nel secondo caso θες senza l’articolo è un predicato nominale che indica semplicemente una qualità di λόγος (la Parola) a cui si riferisce; per questo motivo diverse versioni traducono, più correttamente, “la Parola era divina” (AT, Mo)]. In ogni caso, sorvolando ancora sulla questione trinitaria sulla quale mi sono ripromesso di tornare, quello che di questi versi ci interessa è che “la Parola” è un appellativo attribuito a Gesù (cfr. anche Apocalisse 19:13). Perché Gesù viene chiamato così?
Un titolo spesso descrive le funzioni svolte o gli incarichi ricoperti da chi lo porta. Gesù è “la Parola” di Dio in quanto ne è il principale portavoce, Dio si serve di lui per trasmettere le informazioni e le istruzioni agli altri suoi figli, spirituali e umani. Pertanto non è irragionevole pensare che potesse essere lui la creatura angelica di cui Dio si servì per comunicare la sua volontà agli antichi patriarchi israeliti (cfr. Genesi 22:11; 31:11), o l’angelo che apparve a Mosè in mezzo al roveto e gli parlò sul Sinai e che poi contese col Diavolo che voleva impossessarsi del corpo di Mosè (cfr. Esodo 3:2-5; Giuda 9) o quello che trasmetteva i comandi divini ai giudici che governarono Israele dopo l’insediamento nella terra promessa (cfr. Giudici 6:11,12). Questo è avvalorato anche dal fatto che certamente era lui l’angelo che guidò Israele nel deserto e alla cui voce gli israeliti dovevano ubbidire rigorosamente, di cui Dio disse “il mio nome è in lui” (Esodo 23:21-23; Daniele 12:1). Infatti, sia il nome che aveva in cielo prima di venire sulla terra, Michele, che quello che gli fu dato alla sua nascita terrena, Gesù, contenevano entrambi il nome di Dio: Michele (ebraico āêl) significa “chi è simile a Dio?” mentre Gesù (ebraico Yəhōwōšua‘) signifca “Yahweh è salvezza”, dove Yahweh è il nome personale di Dio.

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“vi fu guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone … il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo, fu gettato sulla terra; con lui furono gettati anche i suoi angeli
Nella regione italiana della Puglia, sul Gargano, e più precisamente a Monte Sant’Angelo, c’è un santuario cattolico dedicato a San Michele Arcangelo, da molti secoli meta di ininterrotti flussi di pellegrini. Il culto di questo “santo”, viene fatto derivare dal libro biblico dell’Apocalisse dove, nel capitolo 12, versi 7-9, viene descritto come il comandante dell’esercito celeste che combatte contro il simbolico dragone, Satana il Diavolo, e le sue orde demoniche. Tale culto sembra aver avuto origine nel IV secolo d.C. con l’imperatore pagano romano Costantino che gli tributò una particolare devozione. Da allora si è diffuso in tutto il mondo con l’edificazione di numerose chiese, santuari e monasteri, sostenuto da una variopinta fantasia popolare. Ma chi è effettivamente il Michele biblico?
Il suo nome ricorre per la prima volta nel decimo capitolo del libro di Daniele dove viene definito “uno dei primi prìncipi” (v. 13). In seguito venne menzionato dal discepolo Giuda, il fratello carnale di Gesù (cfr. Matteo 13:55; Giuda 1), il quale, nel libro che porta il suo nome, rivelò che “l’arcangelo Michele … contendeva con il diavolo disputando per il corpo di Mosè” (v. 9). Dunque Giuda definisce Michele “arcangelo”; anche l’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi parla di un “arcangelo” e lo identifica nel Signore Gesù (cfr. 1Tessalonicesi 4:16). Sebbene la Chiesa Cattolica attribuisce lo stesso titolo anche all’angelo Gabriele, che annunciò a Maria la nascita di Gesù, e a un fantomatico angelo Raffaele, essendo questo menzionato solo nei libri apocrifi, ma non nei libri canonici della Bibbia, nella Sacra Scrittura solo Michele viene definito “arcangelo” il cui prefisso “arch”, derivato dal greco, significa “primo” o “capo”, e implica l’unicità dell’arcangelo, e in effetti nella Parola di Dio il termine appare sempre al singolare. Il profeta Daniele, poi, citò Michele in relazione con una profezia di grande portata che riguardava il “tempo della fine” dicendo che sarebbe stato “un tempo di angoscia, come non c’era mai stato” (Daniele 12:1 – CEI). Nel libro di Apocalisse Michele viene messo in relazione con l’istituzione del Regno di Dio e si dice che “Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo … Allora udii una gran voce nel cielo, che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo” poi lo scrittore aggiunge “Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo” (Apocalisse 12:7-12, VR). Questa coincidenza sui guai della terra menzionati sia da Daniele che dallo scrittore dell’Apocalisse è una ulteriore prova che Michele è effettivamente il Figlio di Dio. Dunque nella sua esistenza preumana Gesù aveva come nome proprio Michele e lo stesso nome riprese quando tornò in cielo dopo la sua esperienza terrena. La devozione di tanti cosiddetti “cristiani” fa parte di una tradizione umana che nulla ha a che vedere con la verità della Parola di Dio ed è certamente condannata da Gesù il quale al suo antagonista Satana il Diavolo, il fomentatore della falsa religione, disse: “sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto” (Matteo 4:10 – CEI). È interessante notare che in quella circostanza Gesù, quando disse “sta scritto”, si riferì ai seguenti versi: Deuteronomio 5:9,13; 10:20; nel testo ebraico tutti e tre questi versi contengono il Tetragramma col nome proprio di Dio, יְהוָ֧ה che viene traslitterato con Yahweh. Questo nome è stato sostituito nelle moderne versioni bibliche con il titolo hāāḏōwn [o il greco kyrion nel NT] che significa “Signore”.
Un Figlio ubbidiente e sottomesso al Padre
L’apostolo Giovanni ci spiega ancora una cosa riguardo a Gesù. Ci dice: “colui che è «la Parola» è diventato un uomo ed è vissuto in mezzo a noi uomini. Noi abbiamo contemplato il suo splendore divino. È lo splendore del Figlio unico di Dio Padre” (Giovanni 1:14 – PdS) … Perché e come quella creatura spirituale “è diventato un uomo ed è vissuto in mezzo a noi uomini”? Mentre era in cielo e operava insieme al Padre per “creare tutte le altre cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra” Gesù, o Michele, come allora si chiamava, era una potente persona spirituale. Riferendosi a lui il profeta Isaia lo definì “Dio potente” (ebraico El gibbōwr, – Isaia 9:5). Poiché nello stesso libro il profeta parla anche del Padre come del “Dio potente” (cfr. Isaia 10:21 – VR e Di), i soliti trinitaristi hanno cercato di sfruttare tale analogia per sostenere che Gesù e Dio sono la stessa persona. Ma ancora una volta la loro è risultata essere una faziosa forzatura interpretativa. Nella Bibbia il termine ebraico tradotto Dio è El che, appunto, significa “potente, forte”. Il termine è molto usato nei nomi ebraici, che spesso sono nomi composti, come, ad esempio, il citato āêl, (Michele, che significa “chi è simile a Dio?”). Oltre a Dio e a Gesù tale termine viene usato nelle Scritture anche nel caso di altri personaggi: ad esempio in Esodo 4:16 e 7:1 viene applicato a Mosé e in Salmo 81:1,6 (CEI; 82:1,6 – VR e Di) viene applicato ai giudici d’Israele, volendo semplicemente intendere con questo termine che tutti essi erano rappresentanti e portavoce di Dio Padre, l’unico che nelle Scritture viene definito El šadday, cioè “Dio onnipotente” (cfr. ad esempio Genesi 17:1; 28:3; 43:14; Esodo 6:3; Ezechiele 10:5). Nessun altri, incluso Gesù, viene identificato con questo nome. Paradossalmente perfino Satana il Diavolo, per il potere che esercita su questo sistema di cose, viene chiamato nelle Scritture “dio”, il “dio di questo secolo” (“ θες το αἰῶνος” – 2Corinzi 4:4, Di).
Pertanto, appropriatamente l’apostolo Paolo scrisse che prima di nascere come uomo sulla terra Gesù esisteva “in forma di Dio” (Filippesi 2:6 – VR e Di) o era “di natura divina” (CEI), nel senso che era una creatura potente, ma la sua potenza era un riflesso di quella di Dio, come anche ha scritto: “Egli è lo specchio della gloria di Dio, l’immagine perfetta di ciò che Dio è” (Ebrei 1:3 – PdS). Poi l’apostolo spiega: “ma spogliò se stesso … divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:7). Ubbidendo alla volontà del Padre, Gesù rinunciò a quell’elevata posizione che aveva in cielo, accettando di nascere come uomo sulla terra e “facendosi ubbidiente fino alla morte” (v. 8). Con un miracolo Dio trasferì la vita del Figlio nel seno di una giovane vergine giudea della famiglia reale del re Davide, Maria, figlia di Eli e promessa sposa ad un giovane giudeo anch’egli discendente della famiglia reale di Davide, di nome Giuseppe. Il racconto di quell’avvenimento dice che un angelo di Dio visitò Maria e le disse: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (Luca 1:35 – CEI – cfr. anche Matteo 1:18). Dunque Gesù non ebbe un padre umano! Questo fatto era fondamentale per adempiere il proposito di Dio poiché egli doveva nascere come un uomo perfetto, come lo era stato Adamo prima che peccasse. Fu per questo motivo che l’apostolo lo definì “l’ultimo Adamo” e aggiunse: “come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (1Corinzi 15:22,45). Come vedremo più dettagliatamente in un prossimo post, a questo sarebbe servita l’ubbidienza “fino alla morte” dell’uomo perfetto Gesù, a riscattare gli uomini discendenti da Adamo dalla schiavitù al peccato e alla morte a cui il loro progenitore li aveva condannati con il suo peccato (cfr. Matteo 20:28; Romani 5:12,18; 6:23).
Quando raggiunse la piena maturità, all’età di trenta anni, Gesù si presentò da Giovanni il Battezzatore per essere battezzato mediante completa immersione nelle acque del fiume Giordano. Il significato di quel gesto viene spiegato ancora dall’apostolo Paolo che scrisse: “Cristo, entrando nel mondo, disse: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato.  Allora ho detto: “Ecco, vengo” (nel rotolo del libro è scritto di me) “per fare, o Dio, la tua volontà”»” (Ebrei 10:5-7 – VR). Con quell’atto, dunque, Gesù volle indicare pubblicamente che accettava di fare la “volontà” del Padre in quanto all’offerta del suo stesso corpo “preparato” per essere sacrificato come riscatto corrispondente della vita perfetta persa da Adamo (cfr. il mio post del 6 marzo 2011 – UNA STORIA FINITA – XI parte). Dio accettò questa presentazione di suo Figlio e ne diede conferma ungendolo con spirito santo e dicendo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Marco 1:11 – CEI).
Per i successivi tre anni e mezzo Gesù svolse un intenso ministero percorrendo in lungo e in largo il paese che Dio aveva dato al popolo di Israele, insegnando alle folle, facendo opere miracolose, quali guarire malati e perfino risuscitando morti. Lo Spirito di Dio che l’aveva “Unto” o nominato il giorno del suo battesimo, era continuamente su di lui dando ampia testimonia che era proprio lui quel Messia di cui parlavano tutte le profezie. E mentre si avvicinava la fine del suo ministero, circa dieci mesi prima che venisse messo a morte, Dio rinnovò il suo attestato di compiacimento nei confronti del Figlio con una visione data davanti a tre dei suoi più intimi discepoli, Giacomo, Giovanni e Pietro. Questa visione è chiamata “trasfigurazione” e certamente è a questa che si riferì Giovanni quando scrisse nel suo vangelo “Noi abbiamo contemplato il suo splendore divino. È lo splendore del Figlio unico di Dio Padre”. Durante questa visione per la seconda volta si udì direttamente la voce di Dio dal cielo dire: “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!” (Marco 9:2-7) [la prima volta in cui si udì direttamente la voce di Dio era stata in occasione del battesimo di Gesù – cfr. Matteo 3:17; una terza volta fu poco prima che Gesù celebrasse la sua ultima Pasqua nel 33 A.D. allorché Dio rispose a una sua preghiera – cfr. Giovanni 12:28,29. Pertanto solo tre volte si è sentito direttamente Dio parlare dal cielo e tutti i tre casi riguardarono Gesù a ulteriore testimonianza della particolare intima relazione che c’era tra il Padre e il Figlio]. Quella visione lasciò un’impronta indelebile nei discepoli di Gesù che non ebbero più dubbi sulla sua identità né, tantomeno, fecero confusione su di essa. Quando Cristo chiese all’apostolo Pietro “Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?”, l’apostolo rispose senza esitazione: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Matteo 16:13-16, VR). Nessuno di loro pensò mai che Gesù fosse Dio, come erroneamente affermano i sostenitori della fantomatica Trinità.  
Il Figlio onora il nome del Padre
Uno dei principali temi affrontati da Gesù nel suo ministero terreno lo rivelò lui stesso allorché, pregando il Padre l’ultima sera della sua vita terrena, disse: “Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo … io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere” (Giovanni 17:6,26 – CEI). Come già detto il nome stesso di Gesù conteneva il nome personale di Dio, Yahweh. Molti altri nomi ebraici, come, ad esempio, Yəhōchānān (italiano Giovanni), o Yəhōwyāqîm (italiano Gioacchino), o Yəhōwnāān, (italiano Gionata), contenevano il nome di Dio. Questo nome, poi, era scritto nei 39 libri delle Scritture Ebraiche, da Genesi fino a Malachia, con le quattro lettere ebraiche dette Tetragramma, יְהוָ֣ה, ben 6.828 volte. Com’è, allora, che Gesù dovette impegnarsi per farlo conoscere proprio al quel popolo a cui era stato rivelato? (cfr. Esodo 3:15) Perché la tradizione rabbinica aveva diffuso l’idea superstiziosa che fosse sbagliato anche solo pronunciare il nome divino sostenendo che fosse troppo sacro per essere pronunciato da labbra imperfette, quindi gli ebrei avevano smesso di usarlo.
Certamente Gesù, conformemente a quanto disse in preghiera, ogni volta che leggeva le Scritture che lo contenevano, come quando lesse Isaia 61:1,2 nella sinagoga di Nazaret (cfr. Luca 4:16-21), pronunciava il nome di Dio e non si atteneva all’ipocrita tradizione rabbinica che impediva di pronunciarlo sostituendolo con semplici titoli, quali hāāōwn che significa “Signore” o ’ĕlōhîm; che significa “Dio” (cfr. Matteo 15:6). Tutt’oggi i fedeli di religione ebraica continuano a non pronunciare il nome divino mentre la tradizione promossa dal clero del cristianesimo apostata impedisce alle persone sulle quali esercita la propria influenza di conoscere e usare il nome divino, dimenticando che il primo pensiero della preghiera modello insegnata da Gesù, che molti sedicenti cristiani recitano a cantilena senza riflettere sul suo effettivo significato, dice espressamente: “Padre nostro … sia santificato il tuo nome” (Matteo 6:9). Il fatto che mettesse il nome del Padre al primo posto nelle sue preghiere dimostra quanto valore Gesù dava a quel nome. Nella circostanza, sopra ricordata, in cui si udì per la terza volta direttamente Dio parlare, il Padre rispose ad un’altra preghiera del Figlio che disse: “Padre, glorifica il tuo nome” (Giovanni 12:28). E quale fu la risposta del Padre? … “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!”. Dio stesso intervenne per approvare l’importanza che il Figlio dava al suo nome. Eppure nelle chiese del cristianesimo apostata questo nome non si sente mai pronunciare e addirittura è stato fatto sparire da molte traduzioni moderne della Parola di Dio. Una versione della Bibbia, autorizzata dal Consiglio Nazionale delle Chiese di Cristo negli Stati Uniti d’America, la Revised Standard Version, dice nella prefazione: “L’uso di un qualsiasi nome proprio per il solo e unico Dio, come se ve ne fossero degli altri da cui distinguerlo, fu abbandonato dal giudaismo prima dell’era cristiana ed è decisamente inadeguato alla fede universale della chiesa cristiana”. Così in questa versione il nome divino è stato sostituito con il titolo “SIGNORE”. Anche la Chiesa Cattolica ha dato la seguente direttiva ai vescovi: “Nei canti e nelle preghiere, non si adotti né si pronunci il nome di Dio nella forma del tetragramma YHWH” (Notitiae. Commentarii ad nuntia et studia de re liturgica, 45 – 2008, p. 180). Vi sembra questo lo stesso atteggiamento rispettoso che ebbe Gesù nei riguardi del nome del Padre? Egli nutriva un profondo amore per il Padre perciò teneva così tanto al suo nome. La ribellione di Satana e delle prime creature umane aveva messo in dubbio il nome e la reputazione di Dio perciò, più di ogni altra cosa, Gesù voleva che il biasimo arrecato al nome del Padre suo venisse cancellato e non il nome stesso! Per questo insegnò a pregare “sia santificato il tuo nome”. Gesù si sentì onorato di portare quel nome perciò fu disposto a soffrire per amore della giustizia poiché sapeva che la sua integrità avrebbe contribuito a santificare il nome del Padre.

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Dopo il suo battesimo e dopo aver respinto sdegnosamente le allettanti offerte del Diavolo durante la sua permanenza nel deserto, Gesù tornò nella città dove era stato allevato, Nazaret. Entrato nella sinagoga si fece consegnare il rotolo del profeta Isaia e lesse queste parole:
 אֲדֹנָ֥י  יְהוִ֖ה  עָלָ֑י  יַ֡ען  מָשַׁח֩ יְהוָ֨ה  אֹתִ֜י  לְבַשֵּׂ֣ר  עֲנָוִ֗ים  שְׁלָחַ֙נִי֙  לַחֲבֹ֣שׁ  לְנִשְׁבְּרֵי־  לֵ֔ב  לִקְרֹ֤א  לִשְׁבוּיִם֙ דְּרֹ֔ור  וְלַאֲסוּרִ֖ים פְּקַח־  קֹֽוחַ׃ לִקְרֹ֤א  שְׁנַת־  רָצֹון֙  לַֽיהוָ֔ה  וְיֹ֥ום  נָקָ֖ם  לֵאלֹהֵ֑ינוּ  לְנַחֵ֖ם  כָּ־  אֲבֵלִֽים׃ לָשׂ֣וּם  לַאֲבֵלֵ֣י  צִיֹּ֗ון  לָתֵת֩  לָהֶ֨ם  פְּאֵ֜ר  תַּ֣חַת  אֵ֗פֶר  שֶׁ֤מֶן  שָׂשֹׂון֙  תַּ֣חַת  אֵ֔בֶל  מַעֲטֵ֣ה  תְהִלָּ֔ה  תַּ֖חַת  ר֣וּחַ  כֵּהָ֑ה  וְקֹרָ֤א  לָהֶם֙  אֵילֵ֣י  הַצֶּ֔דֶק  מַטַּ֥ע  יְהוָ֖ה  לְהִתְפָּאֵֽר׃  
Come si può notare dal testo evidenziato, questi versetti contenevano il nome proprio di Dio nella forma del tetragramma ebraico יְהוָ֖ה ma la maggior parte delle versioni moderne delle Sacre Scritture l’hanno fatto sparire sostituendolo con “DIO” (ebraico ’ĕlōhîm), o con “SIGNORE” (ebraico hāāōwn). Per giustificare tale mistificazione, ad esempio, gli editori della Nuova Versione Riveduta (NVR) della Società Biblica di Ginevra, nella sua prefazione hanno scritto: “Per quanto concerne la traduzione del Tetragramma (YHWH), abbiamo preferito ricorrere alla tradizione orale (tanto in lingua ebraica quanto in lingua greca) quella corrispondente a: «SIGNORE». Questo termine risulta scritto in carattere maiuscoletto perché il lettore possa distinguerlo facilmente dalla parola Signore che, invece, è la traduzione del termine ebraico «’adhonai». Laddove ricorre «’adhonai Yhwh» abbiamo reso tale espressione con «il Signore Dio» per evitare la ripetizione”. Tuttavia alcuni onesti traduttori hanno conservato nel testo tradotto il nome proprio di Dio, come si può leggere nelle seguenti versioni:
 “The Spirit of the Lord Jehovah is upon me; because Jehovah hath anointed me to preach good tidings unto the meek; he hath sent me to bind up the broken-hearted, to proclaim liberty to the captives, and the opening of the prison to them that are bound; to proclaim the year of Jehovah‘s favor, and the day of vengeance of our God; to comfort all that mourn; to appoint unto them that mourn in Zion, to give unto them a garland for ashes, the oil of joy for mourning, the garment of praise for the spirit of heaviness; that they may be called trees of righteousness, the planting of Jehovah, that he may be glorified” – American Standard Version (ASV).
The Spirit of the Lord Jehovah is upon me, because Jehovah hath anointed me to announce glad tidings unto the meek; he hath sent me to bind up the broken-hearted, to proclaim liberty to the captives, and opening of the prison to them that are bound; to proclaim the acceptable year of Jehovah, and the day of vengeance of our God; to comfort all that mourn; to appoint unto them that mourn in Zion, that beauty should be given unto them instead of ashes, the oil of joy instead of mourning, the garment of praise instead of the spirit of heaviness: that they might be called terebinths of righteousness, the planting of Jehovah, that he may be glorified” – Darby Bible Translation (DBT).
The Spirit of the Lord Jehovah is on me, Because Jehovah did anoint me To proclaim tidings to the humble, He sent me to bind the broken of heart, To proclaim to captives liberty, And to bound ones an opening of bands. To proclaim the year of the good pleasure of Jehovah, And the day of vengeance of our God, To comfort all mourners. To appoint to mourners in Zion, To give to them beauty instead of ashes, The oil of joy instead of mourning, A covering of praise for a spirit of weakness, And He is calling to them, ‘Trees of righteousness, The planting of Jehovah to be beautified” – Young’s Literal Translation (JLT).
Secondo voi, Gesù, sapendo che la tradizione rabbinica impediva di pronunciare il nome di Dio per una mera superstizione e condannando in pieno tale tradizione (cfr. Matteo 15:6-9), quando leggeva i versetti che lo contenevano, come quello succitato, lo pronunciava o no? … E che dire di noi … conosciamo il nome di Dio e lo onoriamo, ad esempio usandolo nelle nostre preghiere, come fece Gesù? (cfr. Atti 15:14)
Il Padre resta la suprema autorità
Tornato in cielo dopo la parentesi terrena, Gesù tornò anche ad essere “la Parola”, cioè a fare da portavoce al Padre. In questa funzione, dettando al suo apostolo Giovanni la rivelazione finale della volontà di Dio, gli fece scrivere queste parole pronunciate da un coro celeste: “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono” (Apocalisse 4:11 – CEI). Nulla era cambiato nei rapporti tra il Padre e il Figlio che tornò a sottomettersi alla volontà del Padre riconoscendo in Lui il supremo Sovrano dell’universo che ha autorità su tutta la creazione. Sebbene Dio lo ricompensò per la sua fedele condotta sulla terra facendolo “sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro” e dandogli “ogni potere in cielo e in terra”, Gesù Cristo, pur nella sua elevata posizione, rimase ugualmente sottoposto al Padre, così che l’apostolo Paolo ha potuto scrivere: “il capo di Cristo è Dio” (Efesini 1:20,21; Matteo 28:18; 1Corinzi 11:3 – CEI).
Ma era proprio necessario che il Figlio venisse sulla terra e poi sacrificasse la sua vita umana con una morte così terribile? Quali princìpi, o statuti legali, o controversie spinsero il Padre a prendere una decisione così drammatica? Cosa dice la Parola di Dio al riguardo? … …

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10 risposte a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – VII

  1. Abdul I. Gross ha detto:

    Il culto mariano dicono i fratelli NON CATTOLICI è vietato da Dio con un versetto che Gesù disse al diavolo nel deserto quando lo tentò: Sta scritto: « Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto » (Mt 4,10).Allora i cattolici sbagliano a rendere un culto a Maria oppure le cose non stanno davvero così? Ce lo spiega in maniera dettagliata il diacono Baldassare La Fata, responsabile della catechesi nella diocesi di Monreale di cui faccio parte anch’io.

  2. erica ha detto:

    Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.

  3. francesca ha detto:

    Ciao! Vorrei solo dire un grazie enorme per le informazioni che avete condiviso in questo blog! Di sicuro’ diverro’ un vostro fa accanito!

  4. traslochi ha detto:

    Pensavo di mettere il vostro logo sul nostro sito con il vostro link per dar modo ai nostri visitatori di conoscere il vostro blog. Cosa ne pensi?

  5. veronica ha detto:

    Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Altre persone hanno bisogno di leggere questo e capire questo lato della storia.

  6. marta ha detto:

    Complimenti, questo post ha davvero stimolato il mio interesse.

  7. jessica ha detto:

    Continuate cos, bravi!

  8. michela ha detto:

    Articolo interessante e colgo l’occasione per complimentarmi per questo sito! veramente ben fatto e con tanti articoli utili!

  9. laura ha detto:

    Behh io ho appena lasciato un commento sul mio Blog con link a questo post… anche per ringranziare pubblicamente i visitatori del blog… grazie ragazzi!

  10. GIANNI ha detto:

    Abdul, Erica, Francesca, traslochi (scusa ma il tuo nome non è noto), Veronica, Marta, Jessica, Michela e Laura, grazie per i vostri commenti, dimostrano certamente il vostro apprezzamento per la Parola di Dio che mi sforzo di diffondere tra la gente …. spero di poter rispondere a tutti al più presto … G

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