LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – VIII

“IL FIGLIO DELL’UOMO NON È VENUTO PER ESSERE SERVITO MA … PER DARE LA SUA VITA COME PREZZO DI RICATTO PER MOLTI”

Matteo 20:28

RISCATTO
il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita
Anteprima
Siete “cristiani”? … allora conoscete la dottrina del “riscatto”, uno dei fondamentali insegnamenti della Parola di Dio … o no? … Non lo siete? … sapete di avere in comune con i “cristiani” una terribile malattia che porta sicuramente alla morte? Dice, infatti, la Parola di Dio: “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23). Questa condizione mette in pericolo la vita perché “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23). Si! il “peccato” è come una malattia mortale che ha contagiato tutti gli esseri umani.
Secondo l’insegnamento biblico, il “peccato” è una violazione della legge di Dio, il creatore dell’uomo. All’inizio della creazione questa “malattia” non esisteva e l’uomo era destinato a vivere per sempre su una terra paradisiaca. Ma qualche tempo dopo, allorché Dio diede al primo uomo e alla prima donna un semplice comando, cioè di non mangiare il frutto di un certo albero, quella coppia, esercitando male la facoltà di scegliere tra il bene e il male, preferì disubbidire. Come conseguenza “il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani 5:12 – Di). Quel primo uomo, Adamo, e sua moglie, Eva, persero così lo stato di perfezione iniziale sia morale che fisica, dando inizio a un processo di degenerazione che li avrebbe portati alla morte. Quando iniziarono a procreare, dopo il peccato, trasmisero a tutti loro figli quello stesso stato di imperfezione: a motivo delle leggi dell’ereditarietà, per soddisfare il loro egoismo, avevano venduto anche la loro futura progenie nella schiavitù al peccato e alla morte.
Significa questo che tutti noi discendenti di Adamo ed Eva siamo irrimediabilmente condannati a morire, senza alcuna speranza? Ringraziando Dio, no! Il nostro Creatore, infatti, a motivo del suo grande amore per il genere umano pensò subito a come poter rimediare a quel “peccato” e ai suoi mortiferi effetti e, nella sua infinita sapienza, trovò una via d’uscita a quella situazione disperata. Applicò, infatti, uno dei princìpi ispiratori della sua perfetta giustizia, quello dell’equivalenza o dell’equilibrio. Tale princìpio viene espresso nella sua Parola scritta in questo modo: “vita per vita” ed è divenuto noto in giurisprudenza come la “legge del taglione”. In base a tale princìpio Dio provvide che venisse pagato un “prezzo di riscatto” per liberare dalla schiavitù al peccato e alla morte l’incolpevole progenie di Adamo ed Eva, noi compresi. Quando e in che modo fu pagato questo “riscatto”? …

______________________________________________________________

La Legge che Dio diede al popolo di Israele prevedeva, tra l’altro, che in caso di reati contro il prossimo venisse applicata la regola “vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede”, cioè che venisse data al colpevole una punizione identica o commisurata al torto o al danno causato (cfr. Esodo 21:22-25; Levitico 24:17-20; Deuteronomio 19:16-21). Questa norma, conosciuta anche come “legge del taglione” (latino lex talionis), appare a molti, anche tra quelli che dichiarano di credere in quel Dio che l’ha promulgata, eccessivamente severa facendo sembrare Dio meno amorevole e forse anche più ingiusto di loro stessi! Ma se diciamo che Dio fu severo allorché ordinò che si applicasse tale legge, allora dobbiamo dire che qualunque legge che richieda una punizione per un delitto sia severa.
In ogni caso, chi ragiona in questo modo, lo fa perché non conosce né la personalità né il modo di fare di Dio, tantomeno conosce lo spirito di tale norma. Essa, infatti, non veniva applicata indiscriminatamente, ma solo quando era assolutamente necessario per soddisfare la giustizia ed eseguita solo su coloro che meritavano pienamente la punizione impartita. Ad esempio, in caso di omicidio, sebbene la norma richiedesse “vita per vita”, si doveva tenere in considerazione la volontarietà del colpevole poiché, all’omicida involontario (cioè colui che uccideva per disgrazia), si poteva mostrare misericordia e a tal fine Dio provvide “città di rifugio” o “città di asilo”, ubicate in tutto il paese, dove l’omicida involontario poteva correre ed essere giudicato per la sua azione e, nel caso venisse riconosciuta l’involontarietà, scampare alla pena di morte stabilita per l’assassino volontario (cfr. Numeri 35:9-15). Comunque, la storia di quel popolo dimostra che più volte gli Israeliti disprezzarono la Legge, violandola, come, ad esempio, accadeva negli ultimi anni del regno settentrionale delle 10 tribù che si staccarono dal regno unito delle dodici tribù d’Israele dopo la morte del re Salomone stabilendo un governo indipendente, descritti in questi termini: “si giura, si mentisce, si uccide, si ruba, si commette adulterio, si fa strage e si versa sangue su sangue”, eppure Dio non li distrusse tutti applicando la legge del taglione ma mandò il suo profeta per avvertirli e dar loro l’opportunità di cambiare vita (Osea capp. 4, 5). Pertanto le norme divine non si limitavano ad una mera, fredda applicazione delle regole, ma si basavano su principi fondamentali che dovevano regolare i rapporti tra Dio e le sue creature e tra le creature stesse. La “legge del taglione” patrocinava il principio dell’equivalenza, o dell’equilibrio, nelle questioni giudiziarie per cui nelle cause penali la punizione doveva corrispondere si al reato, ma doveva anche tener conto del danno provocato e del relativo indennizzo. In altre parole, la giustizia divina aveva, e tuttora ha, un doppia funzione, sia penale, finalizzata a punire il colpevole e a proteggere l’innocente, che correttiva allo scopo di compensare coloro cui è stato fatto un torto.
Noi siamo abituati ai parametri umani della giustizia, da sempre prevalentemente fondati sulla mera punizione del reato e permeata di cavilli, artifici, espedienti per evitarla, perciò abbiamo il problema del sovraffollamento delle carceri e della mancanza di equità nel trattamento giudiziario. Ma Dio non si limita a prendere atto dell’ingiustizia e a correggerla. Si preoccupa anche di chi ne è vittima. Questo aspetto della giustizia divina è fondamentale per capire il valore del sacrificio di riscatto di Cristo Gesù.
Il dono del libero arbitrio
All’inizio della storia umana tutto funzionava alla perfezione e non c’era un codice scritto di regole giudiziarie. Dio parlava direttamente alle sue creature istruendole sul da farsi (cfr. Genesi 1:28-30). Le sue istruzioni non si limitavano alla semplice comunicazione delle cose che si aspettava che esse facessero o quelle che non avrebbero dovuto fare, ma voleva che comprendessero quali erano i princìpi implicati. Tali princìpi, o leggi fondamentali che regolavano i rapporti tra il Creatore e le sue creature, Dio li aveva scritti nei loro cuori e formavano la loro coscienza, cioè quel senso interiore, quella voce  interna che diceva loro ciò che era giusto o sbagliato (cfr. Romani 2:15). Avendole create a sua “immagine e somiglianza” (cfr. Genesi 1:26), Dio aveva dato loro la facoltà di distinguere, ragionare e giudicare affinché potessero pensare, valutare e prendere sagge decisioni, distinguendo il bene dal male.
Le creature umane non erano state create per essere degli stupidi robot prive di una volontà propria, né per seguire principalmente l’istinto, come gli animali. E Dio aveva dato alla loro vita uno scopo: li aveva messi in un bellissimo parco, un paradiso; aveva provveduto cose materiali in abbondanza e in grande varietà così che potessero godersele senza annoiarsi; aveva progettato per loro una mente e un corpo perfetti che non sarebbero invecchiati, non si sarebbero ammalati e neanche sarebbero morti. Essi dovevano avere figli con un futuro felice come il loro; quindi, moltiplicandosi e crescendo, tutti insieme dovevano svolgere il soddisfacente lavoro di trasformare l’intera terra in un paradiso (cfr. Genesi 1:26-30; 2:15). Per adempiere questo scopo, Dio diede loro il “libero arbitrio”, cioè il privilegio e la responsabilità di decidere personalmente come e quando fare le cose necessarie per realizzarlo.
Tuttavia l’esercizio del “libero arbitrio” non era illimitato, come molti, opportunisticamente, lo intendono. Tale libertà era relativa poiché doveva tenere conto non solo degli interessi personali ma del benessere di tutti, perciò doveva essere regolamentata per il bene comune. Questo significa che era comunque soggetta a leggi. Molte di queste leggi erano quelle già scritte in natura come, ad esempio, la legge di gravità (nessuno avrebbe dovuto pensare di essere libero di gettarsi dall’alto e non subirne le tragiche conseguenze) o le leggi fisiologiche che regolavano la vita dell’organismo umano (nessuno poteva pretendere di immergersi sottacqua senza respirare e continuare a vivere).
Altre norme dovevano regolare la morale e i rapporti sociali. Chi avrebbe dovuto stabilirle? La risposta a questa domanda la leggiamo nel libro del profeta Isaia. Dio, infatti, lo ispirò a scrivere: “Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare” (Isaia 48:17 – CEI). Le norme morali stabilite da Dio, più di qualsiasi codice di leggi che poteva essere formulato dagli uomini, avrebbero provveduto la migliore guida per tutti. Come, infatti, dice ancora la Scrittura, “l’opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio di fedeltà e senza ingiustizia; egli è giusto e retto” (Deuteronomio 32:4 – Di). La prima coppia umana ne aveva anche le prove poiché vedeva che “tutto quello che [Dio] aveva fatto … era molto buono” (Genesi 1:31 – VR). Di questo possiamo rendercene conto anche noi osservando la sua creazione, laddove l’uomo non è ancora intervenuto a rovinarla!
Pertanto la prima coppia umana, e di conseguenza tutti i loro discendenti, sono stati fatti con la necessità di ubbidire non solo alle leggi fisiche, ma anche a quelle morali e sociali stabilite da Dio (cfr. Geremia 10:23). La sottomissione cosciente e volontaria a queste leggi avrebbero favorito il benessere dell’intera famiglia umana e non sarebbe mai stata un pesante fardello, una costrizione o una limitazione della libertà umana poiché entro i limiti di tali leggi Dio aveva lasciato al genere umano ampia autonomia nonché una vasta facoltà di scelta personale e grande varietà che avrebbe reso la vita umana interessante e affascinante per tutta l’eternità (cfr. Ecclesiaste 3:11). Ma qualcosa andò storto! Perché?
Una libertà usata male
Ad un certo punto i nostri progenitori persero di vista il fatto che non erano stati creati con la possibilità di avere successo lontano da Dio e dalle sue leggi. Decisero di rendersi indipendenti da Dio, pensando di migliorare la propria vita. Ma così facendo abusarono della loro libertà. Uscirono dai limiti del “libero arbitrio” che Dio aveva stabiliti. Le conseguenze furono drammatiche! Essi erano stati avvertiti che la violazione della legge di Dio avrebbe causato loro la morte, ma deliberatamente disattesero a un suo comand0, e così avvenne! (cfr. Genesi 2:17; 3:17-19). Completamente sopraffatti dal loro desiderio egoistico non ragionarono sulle conseguenze della loro ribellione e fecero la scelta sbagliata; come dicono le Scritture, essi “peccarono”, cioè, volendo attenerci al significato etimologico dei termini ebraico e greco usati nella Parola di Dio (ebraico chattàʼth e greco hamartìa), “fallirono il bersaglio” o “mancarono di raggiungere l’obiettivo” della perfetta vita umana su una terra paradisiaca per tutta l’eternità, che era il motivo per cui erano stati creati (cfr. Giacomo 1:14,15).
Dio non poteva cedere all’emozione e semplicemente trovare un’alternativa alla pena che aveva stabilito per il peccato, cioè la morte (cfr. Romani 6:23); se avesse invalidato le sue stesse norme di giustizia, avrebbero regnato l’illegalità e il caos universale. La storia, infatti, dimostra che la tolleranza e l’indulgenza generalmente mostrata nei confronti di chi viola la legge da parte degli uomini ha causato una interminabile sequela di ingiustizie che ha portato l’intera umanità alla triste condizione morale e sociale dei nostri giorni. Col passare del tempo ha causato numerose e spietate guerre, odi etnici e religiosi, inquisizioni, orrendi delitti d’ogni sorta, oltre ad atti di egoismo e avidità. In aggiunta a questo, innumerevoli milioni di persone sono state vittime della povertà e della fame. Anche delinquenza, instabilità economica e corruzione hanno dilagato sempre più causando uno stato permanente di timore e insicurezza generale. Quella prima coppia umana ha lasciato alla sua progenie un’eredità di malattie, sofferenze, dolore e morte.
Dio avrebbe anche potuto eliminare subito quella prima coppia e ricominciare con un’altra. Ma non lo fece! Per tanti importanti motivi legati al suo nome e alla sua sovranità universale, che avrò modo di trattare nei particolari con altri post, lasciò che quelle ribelli creature continuassero il loro corso e si rendessero conto dei tristi risultati derivanti dall’abuso del “libero arbitrio”. Tra questi non ci furono solo la perdita dello stato di perfezione fisica di quella coppia, il conseguente invecchiamento e, infine, la morte. Essi trasmisero anche alla loro progenie i deleteri effetti del loro peccato. Un ispirato scrittore biblico spiega cosa è accaduto in questo modo: “per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato … per una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini … per la disubbidienza di un solo uomo molti sono stati costituiti peccatori” (Romani 5:12,18,19 – Di). Quando quella prima coppia iniziò a generare figli, trasmise a tutti loro i difetti genetici acquisiti con il peccato. Si, per fare egoisticamente ciò che volevano, essi avevano venduto la loro futura progenie nella schiavitù al peccato e alla morte (cfr. Romani 7:14).
PECCATO 2
ognuno è tentato dal proprio desiderio cattivo, che prima lo attira e poi lo prende in trappola
Molti obiettano che se Adamo e sua moglie Eva erano perfetti, non avrebbero potuto peccare. Chi pensa in questo modo dimostra di non conoscere Dio, la sua volontà e il suo modo di agire. Quando creò quella prima coppia umana, il racconto biblico dice che Dio li fece a “sua immagine e somiglianza”, cioè li dotò di qualità morali che li avrebbero guidati nel prendere decisioni, poiché non voleva che fossero dei semplici automi obbligati a percorrere una via stabilita né che agissero istintivamente come gli animali, creature inferiori e sottomesse (cfr. Genesi 1:28,29). A tal fine donò loro il “libero arbitrio”, cioè la facoltà di fare delle scelte, giuste o sbagliate. Questo contraddice il pensiero di quelli che dicono che se Adamo ed Eva erano perfetti dovevano scegliere solo ciò che era giusto. Così, invece, non avrebbero avuto “scelta” poiché se potevano “scegliere” solo una cosa in realtà non avrebbero scelto affatto. Le norme che Dio aveva stabilito per far funzionare alla perfezione tutta la sua creazione, e che per questo motivo dovevano essere rispettate, richiedevano che le sue creature intelligenti fossero in grado di scegliere il bene o il male. Perché? Perché solo in questo modo sarebbe entrato in gioco l’amore, una delle qualità preminenti di Dio sul cui modello anche quelle creature erano state fatte. Se avessero ubbidito perché non potevano fare altro che ubbidire, il loro servizio sarebbe stato automatico. Ma Dio concesse loro la facoltà di scegliere, così che potessero fare ciò che comandava loro perché c’era amore nel loro cuore. O potevano disubbidire perché il loro cuore diveniva egoista. Come poteva accadere ciò? Dipendeva da quello che mettevano nel cuore, da cui provenivano i loro motivi. Proprio come i loro corpi perfetti dovevano essere alimentati con cibo di buona qualità per funzionare bene, così nei loro cuori quelle creature dovevano  mettere pensieri e ragionamenti giusti. Se vi avessero messo pensieri e ragionamenti sbagliati, il loro cuore si sarebbe anche riempito di desideri sbagliati che li avrebbero indotti a compiere azioni peccaminose le quali avrebbero causato la morte, come è scritto: “in realtà ognuno è tentato dal proprio desiderio cattivo, che prima lo attira e poi lo prende in trappola. Questo desiderio fa nascere il peccato, e il peccato, quando ha preso campo, porta la morte” (Giacomo 1:14,15 – PdS). Questo, purtroppo, è esattamente quello che accadde, attratti da un desiderio “cattivo” Adamo ed Eva disubbidirono a Dio, di loro propria scelta “peccarono” e infine morirono (cfr. Genesi 3:6).
Una questione legale
Nessuno della stirpe di Adamo ed Eva avrebbe potuto più ottenere ciò che Dio si era prefisso di dare al genere umano: la vita eterna, perfetta e felice su una terra paradisiaca. A motivo delle leggi dell’ereditarietà fin dalla loro nascita tutti i discendenti di quella coppia ribelle sarebbero stati marchiati da una condizione peccaminosa che avrebbe impedito loro di compiere alla perfezione la volontà del Creatore. Sono stati quindi condannati a morire “perché il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23). Questo è il motivo perché tutti moriamo! Nessuno di essi, quindi, avrebbe potuto fare qualcosa per liberare il genere umano da quella condanna. D’altra parte, però, nessuno di questi era direttamente colpevole della sua condizione peccaminosa, poiché la ereditava alla nascita. Un “Dio di giustizia” non poteva non tener conto di ciò, quindi solo lui, e nessun altri, poteva agire e prendere provvedimenti per liberare i discendenti di Adamo ed Eva da quella schiavitù. Come poteva fare senza venir meno alla sua perfetta giustizia?
È qui che entrò in gioco il princìpio dell’equivalenza, o dell’equilibrio, nelle questioni giudiziarie espresso poi con la “legge del taglione”, cioè “vita per vita”. Il primo uomo creato da Dio, Adamo, era un uomo perfetto; disubbidendo al suo Creatore perse quello stato di perfezione per se e per tutti i suoi discendenti. La soluzione che Dio escogitò per rimediare a quella perdita fu straordinariamente semplice e giusta! La spiegò l’uomo Gesù durante il suo ministero terreno allorché disse: “il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Matteo 20:28 – VR). Perché Gesù parlò di un “prezzo di riscatto”? Il termine greco usato dallo scrittore evangelico, lỳtron, deriva da un verbo che significa “sciogliere, liberare” e, generalmente, veniva usato per indicare il prezzo pagato per la liberazione dei prigionieri di guerra. Pertanto il riscatto è il prezzo pagato per ricomprare qualcosa.
Nell’antichità gli uomini di fede, come Abele, Noè, Abramo e tanti altri, offrivano a Dio sacrifici di animali dimostrando di essere consapevoli del peccato e della necessità di redenzione. Dio  accettava quei sacrifici attribuendogli un valore simbolico: erano una attestazione di fede in lui da parte di quegli adoratori che lo riconoscevano come loro Sovrano. Questo permetteva a quegli uomini di avere una relazione approvata con Dio e di godere della sua protezione e benedizione. Ma quei sacrifici non li liberavano dalla schiavitù al peccato e dalla morte perché la vita degli animali sacrificati non aveva lo stesso valore della vita umana. Per equilibrare la bilancia della giustizia ci voleva una vita equivalente a quella di Adamo prima del peccato. Pertanto ci voleva che un essere umano libero dalla condanna della morte adamica offrisse la sua vita perfetta come “prezzo di riscatto” giuridicamente equivalente, cioè tale da corrispondere esattamente a ciò che Adamo aveva perso. Poiché nessun discendente di Adamo aveva questo requisito, Dio intervenne per provvedere un tale uomo. In che modo?
Egli aveva a disposizione miriadi di creature angeliche perfette da poter utilizzare a questo scopo (cfr. Ebrei 12:22). Ma non ne scelse una qualsiasi, prese quella che più di ogni altra creatura conosceva Dio, i suoi propositi, il suo senso della giustizia e il suo amore per l’umanità. Quella che lo aveva affiancato in tutta la sua opera creativa, il “primogenito della creazione” e il suo “unigenito figlio”, quella che gli era più cara (cfr. Proverbi 8:30; Matteo 17:5; Colossesi 1:15; 1Giovanni 4:9). Anche il nome di quella creatura si prestava allo scopo: Michele, che significa “chi è simile a Dio?”, egli era colui che poteva raccogliere e dare la risposta finale, conclusiva alla sfida sulla sovranità di Dio suscitata dalla ribellione satanica. Quindi, con un miracolo, Dio trasferì la vita e le caratteristiche della personalità del suo primogenito Figlio celeste nel grembo di una vergine giudea di nome Maria. Questo insegnamento circa la nascita di Gesù da una vergine non è una storia inventata per esaltare il fondatore di una religione ma spiega un passo logico del provvedimento divino del riscatto. In tal modo, infatti, egli nacque come uomo perfetto, poiché non ricevette la vita come discendente di Adamo, ma direttamente da Dio. Sebbene fu chiamato Gesù, in senso giuridico poteva essere anche chiamato ‘il secondo Adamo’, perché corrispondeva perfettamente ad Adamo, come è scritto: “il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita  Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo” (1Corinzi 15:45,47 – CEI).
A differenza di Adamo che scelse di ribellarsi al suo Creatore, questo Figlio spirituale si sottomise pienamente alla volontà del Padre e “spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:7 – VR). Lasciò la sua natura celeste e venne sulla terra come uomo perfetto per offrire se stesso in sacrificio come “un agnello senza difetto né macchia” (1Pietro 1:19 – VR). Per compiere la redenzione, Gesù doveva mantenersi immacolato per tutto il tempo che stava sulla terra, e lo fece. Per trentatre anni e mezzo visse una vita di fedeltà al Padre, onorandone il nome e respingendo sdegnosamente le allentanti offerte sataniche di rendersi indipendente da Dio, l’esatto contrario di ciò che invece aveva fatto il primo uomo Adamo (cfr. Matteo 4:3-11; Giovanni 17:6,26) finché, nella primavera del 33 A.D., arrivò il tempo di pagare il riscatto. In quel tempo Gesù venne arrestato dietro false accuse, giudicato colpevole e messo a morte come l’ultimo dei malfattori, inchiodato al legno! Come uomo perfetto Gesù non sarebbe mai morto e avrebbe anche potuto generare una sua progenie perfetta che avrebbe potuto vivere per sempre sulla terra. Accettando di morire in quel modo egli rinunciò a queste sue prerogative. Tuttavia nell’esalare l’ultimo respiro, Gesù poté gridare in trionfo: “È compiuto!” (Giovanni 19:30). Aveva portato a termine la sua missione terrena: non solo aveva dimostrato la propria integrità, ma era riuscito a porre la base legale per la salvezza dell’umanità.
Il terzo giorno dopo la morte, Dio destò Gesù dai morti (cfr. Atti 3:15; 10:40). Con questo atto importantissimo, che ebbe centinaia di testimoni oculari, Dio non solo ricompensò suo Figlio per il suo fedele servizio, ma gli permise anche di completare la sua opera di redenzione. Gesù, infatti “fu … reso vivo nello spirito” (1Pietro 3:18 – CEI). Fu risuscitato con un corpo spirituale, come quello che aveva prima di venire sulla terra, e quaranta giorni dopo con quel corpo poté tornare in cielo da dove era disceso, cosa che non avrebbe mai potuto fare con un corpo carnale (cfr. Giovanni 3:13; 1Corinzi 15:50). Lì si presentò davanti al suo Padre celeste per presentare formalmente il valore del suo sacrificio perché fosse usato a favore del genere umano (cfr. Ebrei 9:24). Dio accettò il sacrificio di riscatto offerto dal suo Figlio e lo applicò a tutti i suoi veri seguaci, quelli che avrebbero esercitano fede in tale provvedimento, cancellando la condanna che gravava su di loro, e così fece scrivere nella sua parola: “per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Efesini 2:8 – VR). Si, grazie al sacrificio di riscatto di Gesù ora uomini di fede avrebbero potuto ricevere, quale gratuito dono da parte di Dio, il perdono dei loro peccati ed essere considerati “giusti” mentre erano ancora nell’imperfezione, come è ancora scritto: “il dono di grazia partendo dai molti peccati sfocia in giustificazione” (Romani 5:16 – Ed. Paoline, 1983). La giustificazione cancella la condanna a morte e porta di nuovo alla vita (cfr. Romani 5:15,18). Dio, infatti, concesse a Gesù di acquistare come suoi figli, quei figli che rinunciò di avere accettando una morte di sacrificio, i figli di Adamo e così trasmettere a tutti loro l’opportunità di vivere per sempre sulla terra, proprio come, circa 700 anni prima, aveva fatto predire dal suo profeta Isaia, per mezzo del quale disse: “offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie” (Isaia 53:10 – Di). Per questo lo stesso profeta lo definì “Padre eterno”, non certo perché fosse il Dio onnipotente ma semplicemente perché per mezzo del suo sacrificio Gesù ha reso possibile a milioni di suoi seguaci di ottenere di nuovo la vita eterna.
Il riscatto per mezzo del sacrificio di Gesù è un dono meraviglioso che Dio ha fatto al genere umano. È un provvedimento facile da capire e allo stesso tempo sufficientemente profondo da ispirare riverenza anche nelle menti più brillanti. Esso rivela la sapienza di Dio che è stato in grado di liberare l’umanità dalla schiavitù al peccato e alla morte e allo stesso tempo soddisfare la sua perfetta giustizia. I benefici di tale provvedimento saranno del tutto evidenti in un futuro ormai prossimo allorché Gesù cancellerà dalla faccia della terra tutte “le opere del Diavolo” (cfr. 1Giovanni 3:8). Tra le “opere del diavolo” c’è anche il fatto di aver tenuto nascosto alla maggioranza delle persone questo straordinario provvedimento di Dio a favore della razza umana, servendosi di false religioni, incluso un falso cristianesimo. Ognuno di noi, quindi, dovrebbe chiedersi quanto conosce la dottrina del “riscatto”, uno dei fondamentali insegnamenti della Parola di Dio e, nel caso di una risposta insoddisfacente, dovrebbe anche chiedersi perché e cosa può fare per migliorare la propria conoscenza del modo di agire di Dio, ricordando che tale conoscenza porta ad usufruire dei benefici del riscatto e alla vita eterna su una terra paradisiaca (cfr. Giovanni 17:3; Salmo 36:29 – CEI, 37:29 – VR e Di).

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
Questa voce è stata pubblicata in LA TUA PAROLA E' VERITA' e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

36 risposte a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – VIII

  1. melodiestonate ha detto:

    bellissimo il tuo blog……Sara

  2. Hazel Shepherd ha detto:

    Redenzione non è la soddisfazione di un Dio vendicativo che esige a riparazione del suo onore ferito il sacrificio di un giusto che espii al posto di coloro che hanno peccato. Redenzione è la rivelazione dellamore misericordioso di Dio che perdona e si manifesta nella vita, morte e Resurrezione di Gesù che, donando la sua vita per coloro che Egli ama (cf. la parola araba al-fida tradotta in oriente con redenzione), dona agli uomini la comunione con Dio e rende loro possibile vivere lamore.

    • GIANNI ha detto:

      Hazel, la Parola di Dio afferma molto chiaramente che “il Signore è ricco di misericordia e di compassione” (Giacomo 5:11 – CEI), che Egli è l’essenza dell’amore (1Giovanni 4:8) e “che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato” (Esodo 34:7 – CEI), pertanto su questo siamo perfettamente d’accordo! Ma, come tu hai posto l’argomento, non vorrei sbagliare, mi sembra dia un’immagine di Dio disposto a “condonare”, più che a “perdonare”. Nella sua Parola, infatti, Dio ha anche fatto scrivere che “il Signore ama la giustizia” (Salmo 36:28 – CEI; 37:28 – VR e Di) e che “non lascia senza punizione” (Esodo 34:7 – CEI). Ciò che accadde in Eden dopo la trasgressione della prima coppia umana lo dimostra: Dio non esentò dalla punizione Adamo ed Eva i quali, infine morirono, come Lui aveva giudicato e sentenziato (cfr. Genesi 2:17; 3:19). Pertanto la “redenzione” tiene conto di questi due aspetti della personalità del nostro Creatore: il suo grande amore ma anche il suo alto senso della giustizia, non di vendetta. Il sacrificio di Gesù, come esposto nel mio post, ha soddisfatto entrambe queste esigenze. Perché la questione della giustizia divina è importante quanto il manifestare amore da parte di Dio? Perché gli uomini non approfittino ancora del suo gratuito dono della salvezza continuando a fare quello che fecero Adamo ed Eva, cioè vivere indipendentemente dalla Sua volontà e dalle Sue norme morali, come è accaduto con gran parte dell’umanità da allora in poi e grazie anche al “condono” dei peccati, cioè delle violazioni della legge divina, concessa loro dai capi della falsa religione, incluso il cristianesimo apostata. Quello che Dio richiede per il perdono è la “fede” nel valore del sacrificio di Gesù che, in altre parole, significa riconoscere che la nostra vita dipende dai provvedimenti che il nostro Creatore prende per noi e non da ciò che gli uomini possono fare (cfr. Geremia 10:23; Romani 3:21-24; Efesini 1:7), e, quindi, “convertirsi” cioè cambiare la propria condotta per allineare la propria vita alla perfetta volontà di Dio (cfr. Romani 12:1,2). Ciao, sarà sempre un piacere dialogare con te. G.

  3. Milford H. Logan ha detto:

    “ Le donne devono coprire le loro teste perchè non sono ad immagine di Dio. Devono fare questo come segno della loro soggezione all’autorità e perchè il peccato è venuto nel mondo attraverso loro.Le loro teste devono essere coperte in chiesa in onore del vescovo. Similmente non hanno l’autorità di parlare perchè il vescovo è l’incarnazione di Cristo. Devono agire così davanti al vescovo come davanti a Cristo, il giudice, dal momento che il vescovo è il rappresentante di Dio. A causa del peccato originale devono mostrare la loro sottomissione. Come si può sostenere che la donna sia ad immagine di Dio quando si può dimostrare che essa è soggetta al dominio dell’uomo e non ha alcun genere di autorità ? Poichè essa non può insegnare, nè essere testimone in tribunale, nè esercitare la cittadinanza ,nè essere giudice , certamente essa non può esercitare alcuna autorità .” Sulla prima ai Corinzi 14, 34.

    • GIANNI ha detto:

      Milford, ciò che tu dici ha un fondamento di verità, ma come lo esprimi non rende giustizia al pensiero di Dio e, soprattutto, alle donne. Quando Dio decise di creare Eva disse: “Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” (Genesi 2:18). Il termine ebraico tradotto con la locuzione “che sia adatto a lui” alla lettera significa “uno uguale a lui”; appropriatamente alcune traduzioni bibliche traducono “che gli sia simile” (CEI) o “corrispondente” (NET) o “complemento” (HCS). Pertanto Dio non creò la donna inferiore all’uomo ma la creò “uguale” a lui ma con caratteristiche diverse; i due, insieme dovevano “complementarsi” o completarsi a vicenda, dando ciascuno la sua peculiare qualità in cui era superiore all’altro. D’altra parte queste parole furono pronunciate prima della ribellione pertanto il peccato non c’entra nulla con il ruolo della donna. Ma tu dici che le donne devono essere sottomesse all’uomo perché “il peccato è venuto nel mondo attraverso loro”. La Parola di Dio contraddice questa tua interpretazione poiché attribuisce la colpa principale del peccato non a Eva ma a suo marito, Adamo. Scrisse, infatti, l’apostolo Paolo: “non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione” (1Timoteo 2:14 – CEI). Eva fu completamente tratta in inganno da Satana: chissà quante volte aveva visto il serpente nel giardino e non le aveva mai fatto del male, quindi era portata a fidarsi. Il serpente, o Satana che vi si nascondeva dietro, suscitò in lei un desiderio errato che Eva, invece di scacciare immediatamente, coltivò nella sua mente finché non la spinse ad agire (cfr. Giacomo 1:13-15). C’è poi da tenere presente che Eva non aveva ricevuto direttamente da Dio il comando di non mangiare quel frutto ma sicuramente le fu trasmesso da Adamo, a cui Dio lo diede direttamente. Adamo, peraltro, ora aveva davanti a se la donna che aveva disubbidito e ne vedeva i risultati: Eva non era diventata simile a Dio, come il serpente le aveva fatto credere. Perciò l’apostolo scrisse che Adamo non fu ingannato: egli deliberatamente scelse di disubbidire a Dio. Forse il timore di essere separato dalla moglie fu più grande della sua fede nella capacità di Dio di porre rimedio alla situazione. Egli non solo compì un azione suicida, ma col suo atto assassinò anche tutta la sua progenie, come è scritto: “per mezzo di un solo uomo [e non per la donna] il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte … la morte regnò, da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo [non dice di Eva] … per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori” (Romani 5:12,14,19 – VR). Dio aveva creato la donna con la costituzione mentale, fisica ed emotiva diversa dall’uomo. Doveva essere una compagna adatta, un idoneo complemento per l’uomo. I due erano diversi, ma c’era bisogno di entrambi per “riempire la terra” secondo il proposito del Creatore (cfr. Genesi 1:28). L’uomo aveva altre qualità che Dio gli aveva dato per svolgere un ruolo diverso nella famiglia, un ruolo guida, ma non per questo era “superiore”. Sia l’uomo che la donna erano entrambi a somiglianza di Dio in quanto ciascuno possedeva gli attributi divini ricevuti al tempo della creazione. Entrambi furono dotati di conoscenza e di sapienza, del senso della giustizia, della capacità di amare. Il peccato sconvolse il progetto di Dio per la famiglia, così, come Dio stesso disse a Eva, parlando delle conseguenze “i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te” (Genesi 3:16 – VR). Da allora molte mogli sono state dominate dal marito, spesso aspramente. Invece di essere considerate un prezioso aiuto e complemento, molte volte sono state trattate come serve o schiave. Ma questo è solo il risultato dell’imperfezione umana, non della disposizione divina! La scrittura di 1Corinzi 14:34 da te citata non va intesa in senso punitivo ma era semplicemente una disposizione organizzativa di Dio per la chiesa cristiana (cfr. 1Corinzi 14:40). Le donne cristiane dovevano stare “in silenzio” nel senso che non dovevano ricoprire il ruolo dell’uomo e insegnare nella chiesa né dovevano parlare con l’effetto nocivo di minare l’autorità degli uomini nella comunità. Ma gli atti di quella primitiva chiesa dicono che le donne avevano un ruolo importante nell’insegnamento pubblico della verità intorno a Cristo e, sospinte dallo spirito santo, che si posò non solo sugli uomini ma anche sulle donne cristiane, esse pregarono o profetizzarono nella chiesa (cfr. 1Corinzi 11:5). In questi casi indossavano un copricapo come segno di rispetto per la disposizione divina. Mi sono dilungato un po’ ma spero di esser riuscito ad esporre non il mio pensiero ma quello biblico sull’argomento. Spero di risentirti ancora, ciao, G.

  4. Jared C. Fisher ha detto:

    Nello scontro tra eretici e anti-eretici si giunse a gravi fatti di sangue. Entrambi gli schieramenti furono responsabili di atroci violenze, che perpetuavano e accrescevano l’odio reciproco. Le forze anti-eretiche ebbero il sopravvento e si giunse a vere e proprie stragi avvenute nel sud della Francia nei confronti delle popolazioni catare. Si ricordano – fra le tante – la strage di Béziers , dove furono massacrate circa 20.000 persone (questi i numeri stimati dai legati papali, tuttavia gli stessi crociati, al loro rientro dal massacro, stimarono di aver sterminato “almeno un milione di persone” in tutto.

    • GIANNI ha detto:

      Jared, parlare di “scontro tra eretici e anti-eretici” è una semplice locuzione umana utilizzata da una parte o dall’altra per i propri fini. Quelle persone che, da una parte o dall’altra, hanno impugnato le armi per uccidere in nome della fede (sich!) hanno tutti trasgredito il comando di Dio di amarsi gli uni con gli altri e di non usare le armi (cfr. 1Pietro 4:8; 1Giovanni 4:11; Matteo 26:52). Il pensiero di Dio verso tali persone è chiaro: “Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue” (Isaia 1:15 – CEI). Le caratteristiche dei veri seguaci di Cristo sono altre: l’amore tra persone che professano la stessa fede e perfino l’amore per i propri nemici. “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35 – VR); “amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Matteo 5:44,45 – CEI). Come insegnano le Scritture le armi dei veri cristiani non sono carnali ma spirituali, come è scritto: “Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (Efesini 6:11-17 – VR). Purtroppo le chiese del cristianesimo apostata si sono rese responsabili dei più grandi eccidi della storia dell’uomo: l’hanno fatto nel nome di Dio, disonorando il suo nome. Questo dovrebbe indurre ciascun credente che si dichiara cristiano a fare una onesta valutazione delle responsabilità della propria chiesa al riguardo e trarne le debite conclusioni … Ciao, G.

  5. camilla ha detto:

    Sono impressionato dalla qualita’ delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visitero’ di nuovo il vostro blog molto presto.

    • GIANNI ha detto:

      Camilla, sono fortunato, ho una fornitissima biblioteca dalla quale attingere le informazioni che non sono tutta farina del mio sacco, io solo le metto insieme e le presento, ma c’è un gruppo di sinceri studiosi biblici che, son sicuro, visti i risultati, sotto la guida dello spirito di Dio sta dando cibo spirituale in questo tempo (cfr. Matteo 24:45). Il bello è che questo cibo è a disposizione di tutti, gratuitamente, basta andare a cercarlo o pregare Dio che ci aiuti a trovarlo … Ti aspetto ancora sul mio blog, ciao, G.

  6. roberta ha detto:

    Avete un gran bel blog qui! Sareste disponibili per uno scambio di post? parlo di guest blogging… ho un blog che tratta di argomenti simili, vi ho inviato una mail per scambiarci i dati. Grazie ancora!

    • GIANNI ha detto:

      Roberta, l’apostolo Paolo diede a tutti i suoi conservi cristiani un saggio consiglio: “esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1Tessalonicesi 5:21 – CEI). Perciò benvenuti i tuoi post, dimmi solo come faccio a trovare il tuo blog … grazie, dal profondo del cuore per il tuo interessamento. Dici che mi hai inviato una e-mail, l’ho cercata ma non l’ho trovata. Ho qualche problema con l’account di hotmail, perciò puoi usare questo altro indirizzo: donalduck1900@libero.it Aspetto tue notizie, ciao, G.

  7. giada ha detto:

    e’ difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra che voi sappiate di cosa state parlando! Grazie

    • GIANNI ha detto:

      Giada, quanto ho scritto sopra per Roberta vale anche per te. La mia è una competenza di riflesso, di mio ci metto l’impegno nella ricerca e nello studio. Anche tu puoi, se vuoi, ottenere lo stesso risultato e divenire una cristiana “ben preparata per ogni opera buona” (2Timoteo 3:17). Ti auguro con tutto il cuore di avere successo in tal senso, ciao, G.

  8. elena ha detto:

    Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

    • GIANNI ha detto:

      Elena, grazie a te. Il tuo apprezzamento per la Parola di Dio è per me di grande incoraggiamento a continuare la mia ricerca e i miei studi. Spero sia uno spunto per fare altrettanto anche per te. Ciao, G.

  9. alessia ha detto:

    Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.

    • GIANNI ha detto:

      Alessia, l’apostolo Paolo ha scritto: “La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore. E non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto” (Ebrei 4:12,13 – Di). Impegnati nella lettura della Parola di Dio, essa ti aiuterà a leggere le intenzioni del tuo cuore e allinearle con la Sua volontà. Grandi benedizioni possono derivare da questo e io te le auguro con tutto il cuore. Ciao, G.

  10. GIANNI ha detto:

    Fiùùùùùùùùùùù …. leggo solo ora i vostri commenti e sono felice di avere trovato tante persone che apprezzano la Parola di Dio e il mio sforzo di diffonderla tra la gente …. Grazie, Sara, Hazel, Milford, Jared, Camilla, Roberta, Giada, Elena e Alessia … appena possibile risponderò a tutti …. G.

  11. magazzinaggio ha detto:

    Complimenti, questo post ha davvero stimolato il mio interesse.

    • GIANNI ha detto:

      Spero di poter continuare a mantenere vivo il tuo interesse per lo studio della Parola di Dio e mi piacerebbe conoscere il tuo nome. Grazie, G.

  12. lucia ha detto:

    e’ difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra che voi sappiate di cosa state parlando! Grazie

    • GIANNI ha detto:

      Lucia, anche per te un pensiero scritturale pertinente: “Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio” (2Corinzi 3:5 – CEI). Se ti impegni nello studio della Sua Parola anche tu puoi ricevere da Dio la conoscenza e la competenza che apprezzi negli altri. Aspetto di vedere i tuoi progressi. Ciao, G.

  13. Grazie per il vostro articolo, mi sembra molto utile, provero’ senzaltro a sperimentare quanto avete indicato c’e’ solo una cosa di cui vorrei parlare piu’ approfonditamente, ho scritto una mail al vostro indirizzo al riguardo.

  14. ditta-trasloco ha detto:

    Salve, quando ho fatto per la prima volta un commento su questo blog ho erroneamente spuntato “notifica nuovi commenti via email”… ora purtroppo ogni volta che viene aggiunto un commento ricevo quattro email con lo stesso commento. C’ un modo per annullare questo servizio? Grazie!

    • GIANNI ha detto:

      Buongiorno! … purtroppo non so come aiutarti, credo che dipenda da te, dalle impostazioni del tuo PC ed io non sono così esperto in informatica da poterti consigliare cosa fare …

  15. traslocare-a-roma ha detto:

    Bellarticolo, molto utile! Stavo facendo le mie belle letture di post pre-nanna, per lasciare magari qualche commento… quando ho letto questo articolo! Grazie delle dritte!!!

    • GIANNI ha detto:

      Ciao, grazie per le tue parole di apprezzamento. Spero che la lettura del mio blog ti aiuti a fare sonni sereni …. ahahahah … ma soprattutto che sia da stimolo per leggere la Parola di Dio, apprezzare il suo messaggio di salvezza e avere la speranza di un futuro migliore sotto il Regno di Dio. Mi farà piacere continuare a dialogare con te.

  16. jessica ha detto:

    Molto bello il blog… pero’ aspetto nuovi post, e’ da troppo tempo che non ci sono aggiornamenti. Vabbe’, intanto mi iscrivo ai feed RSS, continuo a seguirvi!

    • GIANNI ha detto:

      Jessica, a scrivere riguardo ai propositi di Dio espressi nella sua Parola non ci sarebbe mai fine (cfr. Ecclesiaste 3:11), e mi ci dedicherei a tempo pieno se non avessi altre responsabilità nella vita. Scrivere un post per me non è molto semplice, perchè sento tutta la responsabilità di comunicare quello che effettivamente Dio ha voluto dire nella sua Parola per non andare “oltre ciò che scritto” (1Corinzi 4:6). Questo richiede tempo e sforzo per fare ricerche, confronti e studi. Spero, quindi, che tu continui a seguirmi con pazienza e, ogni tanto, a incoraggiarmi con le tue parole di apprezzamento. Grazie, G.

  17. debora ha detto:

    Pensavo di mettere il vostro logo sul nostro sito con il vostro link per dar modo ai nostri visitatori di conoscere il vostro blog. Cosa ne pensi?

    • GIANNI ha detto:

      Nulla in contrario, Debora, anzi ti sono grato per la visibilità che dai al mio blog che spero possa incuriosire molti altri incoraggiandoli a rivolgere la loro mente alla Parola di Dio e al suo prezioso messaggio. Grazie, G.

  18. maria ha detto:

    Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.

    • GIANNI ha detto:

      Maria, spero con tutto il cuore che le informazioni che pubblico, tratte da un accurato studio della Parola di Dio, possano aiutarti ad avere fiducia nelle profezie bibliche e a coltivare la meravigliosa soperanza della vita eterna su una terra restaurata in un Paradiso che Dio ha promesso a tutti gli uomini e le donne che si sottomettono alla sua Sovranità. Grazie per il tuo commento che incoraggia anche me a perseverare su questa via! G.

  19. jessica ha detto:

    Blog fatto davvero bene. Se posso permettermi di dare un piccolo consiglio, cercherei di implementare meglio la funzionalit dei feed RSS, dato che per quanto mi riguarda sono una consistente fonte di traffico. Ancora complimenti per il sito.

    • GIANNI ha detto:

      Jessica, grazie del consiglio, per le mie intenzioni di suscitare il più possibile l’interesse della gente per la Parola di Dio è certamente molto prezioso. Solo che non sono molto esperto di informatica perciò ti chiedo un ulteriore aiuto … puoi dirmi come si fa? … ancora grazie. Un caro saluto, G.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...