LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – IX

“IL DIO DEL CIELO FARÁ SORGERE UN REGNO CHE … ANNIENTERÁ TUTTI GLI ALTRI REGNI, MENTRE ESSO DURERÁ PER SEMPRE”

Daniele 2:44

 Anteprima

Padre nostro che sei nei cieli … venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”. Quante volte, forse, avete recitato a memoria questa preghiera … ma ne comprendete il significato? Cos’è il Regno di Dio? … e in che modo farà fare la sua volontà “come in cielo così in terra”? Sapete rispondere con cognizione di causa a queste domande? E ancora, … perché deve “venire” il Regno di Dio? Quando e perché è nata questa esigenza? Quello che generalmente viene insegnato riguardo al Regno di Dio dalle chiese del cristianesimo apostata non corrisponde a ciò che la Parola di Verità di Dio invece insegna. Lo scopo di questo falso insegnamento, che è certamente ispirato dal Diavolo, è quello di allontanare le persone dalla speranza del Regno e far perdere loro le benedizioni che il Regno porterà. Secondo l’insegnamento biblico il Regno è la disposizione che Dio ha preso per riportare il genere umano sotto la sua Sovranità e nelle condizioni paradisiache che c’erano nel giardino di Eden prima della ribellione umana. Fu proprio in quella circostanza, subito dopo il peccato dei nostri progenitori, Adamo ed Eva, che Dio pronunciò la prima profezia contenuta nelle Sacre Scritture, quella di Genesi 3:15, che dice: “E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno”. Chi sono i protagonisti di queste parole profetiche? Scoprirlo attraverso le pagine della Parola di Dio può significare per tutti noi ricevere i benefici derivanti dal loro adempimento, oltreché liberarsi dal carico di un pesante retaggio di falsa adorazione che il clero del cristianesimo apostata ha posto sulle spalle di milioni e milioni di persone sincere.

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I nostri progenitori, Adamo ed Eva, rifiutarono il dominio divino

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Circa 4.150 anni fa, quando erano trascorsi appena 250 anni da che Dio aveva tolto dalla faccia della terra una società di persone il cui cuore “concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” mediante un diluvio di acque che coprì tutta la terra, un discendente di Noè, che insieme alla propria famiglia era sopravvissuto a quel cataclisma mondiale, istigò di nuovo il mondo intero a ribellarsi alla Sovranità di Dio (cfr. Genesi 6:5 – Di; Genesi 10:8-12). Quell’uomo si chiamava Nimrod, ed era nipote del terzogenito di Noè, Cam; il suo nome viene fatto derivare da antichi scritti rabbinici dal verbo ebraico maràdh, che significa, appunto, “ribellarsi”. Questo Nimrod divenne il fondatore e il sovrano del primo impero venuto all’esistenza dopo il diluvio. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio scrisse di lui: “trasformò gradatamente il governo in una tirannia, non vedendo altro modo per sviare gli uomini dal timor di Dio, se non quello di tenerli costantemente in suo potere. Disse inoltre che intendeva vendicarsi con Dio, se mai avesse avuto in mente di sommergere di nuovo il mondo; perciò avrebbe costruito una torre così alta che le acque non l’avrebbero potuta raggiungere, e avrebbe vendicato la distruzione dei loro antenati. La folla fu assai pronta a seguire la decisione di [Nimrod], considerando un atto di codardia il sottomettersi a Dio” (Antichità giudaiche, I, 114, 115).
Da allora c’è stata una sequela di regni umani nessuno dei quali ha rappresentato il dominio di Dio, anche se diversi re hanno dichiarato di regnare per “diritto divino”. I governanti di questi regni, essendo uomini imperfetti, hanno prodotto solo regni imperfetti che non sono risultati soddisfacenti per le esigenze umane. Essi hanno ripartito la terra in molti territori nazionali in ciascuno dei quali si dava risalto alla propria sovranità. I governanti e i loro sudditi sono stati molto gelosi dei loro confini nazionali i quali hanno così assunto la funzione di dividere nazioni e popoli scatenando guerre che hanno causato la perdita di milioni e milioni di vite umane. Inoltre governanti avidi e corrotti hanno ridotto allo stremo i loro sudditi spingendoli a ribellarsi e a combattere sanguinose lotte fratricide. Riassumendo i risultati di tali governi un ispirato scrittore biblico già 3.000 anni fa disse: “l’uomo domina sugli uomini per loro sventura” (Ecclesiaste 8:9 – VR).
Nei nostri giorni, in massima parte, i popoli sono stanchi di avere re con successori ereditari della propria famiglia naturale. C’è una decisa preferenza per i governi popolari, come le repubbliche e le democrazie con presidenti eletti dal popolo. Ma anche sotto queste democrazie il popolo presto si stanca di un gruppo di governanti provveduti per lo più da un solo schieramento politico e cerca un cambiamento per mezzo dell’elezione alla carica di candidati provveduti da un altro partito politico. Hanno definito queste operazioni “governi dell’alternanza”, ma i risultati sono sempre gli stessi: cambiano gli uomini al potere ma i disastri causati dai loro governi non diminuiscono, aumentano ogni giorno di più.
Dio presenta il suo “sacro segreto”
Non solo gli uomini, però, si stancano dei governi umani … si è stancato anche Dio! Prevedendo il fallimento di questi governi, fin dall’inizio della ribellione umana alla sua Sovranità, Dio ha operato per riportare l’intera terra sotto un unico, giusto governo. Nel giudicare Adamo ed Eva, infatti, Egli pronunciò una profezia che offriva una speranza ai loro discendenti, dicendo al serpente: “E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme [ebraico: zāra] e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno” (Genesi 3:15 – Di). Dietro quel serpente, come è noto, c’era Satana il Diavolo, una creatura spirituale, un angelo che iniziò e fomentò la ribellione contro la Sovranità di Dio (cfr. Apocalisse 12:9). Questa dichiarazione profetica rivelava che ci sarebbe stato un liberatore che avrebbe “schiacciato la testa” a quel simbolico serpente, cioè avrebbe annientato Satana il Diavolo e gli effetti della sua ribellione. Chi era, dunque la “donna” di quella profezia e, soprattutto, chi sarebbe stato il suo “seme”?
Una parte predominante del falso cristianesimo, la Chiesa Cattolica, insegna ai suoi fedeli che quella donna è Maria, la madre di Gesù. Ma è corretta questa interpretazione? L’inimicizia tra quella “donna” e il simbolico serpente iniziò dal momento in cui Satana si ribellò e indusse la prima coppia umana a ribellarsi lì, nell’Eden, e sarebbe durata nel tempo finché non si sarebbe risolta con la distruzione del Diavolo. In quel tempo, però, Maria non era ancora nata e venne all’esistenza solo circa 4.000 anni dopo. Già questo dovrebbe farci capire che non poteva essere lei la simbolica “donna” di cui si parla in Genesi. Inoltre, la potenza che si celava dietro il serpente era di una creatura spirituale la cui forza era notevolmente superiore a quella umana (cfr. Salmo 103:20 – VR e Di; Ebrei 2:6,7; 2Pietro 2:11), pertanto la simbolica “donna” doveva anch’essa avere una natura spirituale tale da farle sopportare per millenni l’“inimicizia” del “serpente” e non essere una comune donna, discendente di Eva, soggetta al peccato ereditato e ai suoi mortiferi effetti. Altre prove scritturali ci aiutano a capire che quella “donna” non è Maria ma è la simbolica “sposa” di Dio, la sua organizzazione celeste composta da creature spirituali, gli angeli (cfr. Isaia 54:1; 62:2-6; Galati 4:22-26; Apocalisse 12).
Ma quello che ora più ci interessa conoscere è l’identità del “seme” della “donna” e in che modo schiaccerà la testa del simbolico “serpente”. Questi doveva venire dall’organizzazione celeste di Dio ma la sua identità è stata parte di un “sacro segreto” per circa 4.000 anni durante i quali la simbolica “sposa” di Dio apparve come una “donna sterile” e “come una donna afflitta” poiché non generò alcun seme in grado di distruggere Satana e le sue opere (cfr. Isaia 54:1-6, PdS ). Questo “sacro segreto” però non era come gli astrusi segreti o i dogmi delle religioni misteriche, inclusi quelli del falso cristianesimo, la cui origine risale ai misteri dell’antica Babilonia dove, dopo il diluvio, iniziò a svilupparsi tutta la falsa religione che si è sparsa sull’intera terra, colma di ogni sorta di inganni e inspiegabili menzogne. Il fondatore del vero cristianesimo, Gesù, infatti disse ai suoi veri discepoli: “a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha” (Matteo 13:11,12 – VR). I sacri segreti di Dio non sono tenuti segreti per sempre ma vengono rivelati da Dio a coloro che hanno veramente a cuore di conoscere il suo proposito e vogliono fare la sua volontà (cfr. Matteo 13:13-15; 1Corinzi 2:6-16). Pertanto, nel corso del tempo, Dio ha rivelato gradualmente ai suoi servitori alcuni particolari che avrebbero permesso loro di identificare il “seme” promesso.
Rivelato il “seme” della promessa
Più o meno nello stesso periodo in cui Nimrod fondava il suo regno in opposizione al dominio divino, Dio si rivolse ad un uomo che abitava nella stessa regione, ad Ur, una fiorente città a sud di Babele, o Babilonia, un discendente del secondo figlio di Noè, Sem, e gli comandò di lasciare la terra dov’era nato e di andare verso un paese che gli avrebbe mostrato. Nonostante vivesse in un paese pieno di idolatria, quell’uomo, Abramo, aveva scelto di servire Dio e, sebbene lui e sua moglie Sara non sapessero dove sarebbero andati né perché Dio avesse chiesto loro di partire, ubbidirono. Infine presero a dimorare in tende nel paese di Canaan, dove vissero come stranieri per il resto della loro vita. A motivo della sua ubbidienza, Dio promise che avrebbe fatto di Abramo una grande nazione e che tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette per mezzo di lui (cfr. Genesi 12:1-3). Quando Abramo aveva 99 anni e Sara era prossima ai 90, Dio promise loro che avrebbero avuto un figlio, cosa che miracolosamente accadde l’anno successivo (cfr. Genesi 21:1-5). Diversi anni dopo Dio fece ad Abramo una richiesta piuttosto insolita: gli chiese di sacrificare quel figlio. Per quanto la prospettiva di perdere l’amato figlio debba averlo addolorato, Abramo anche questa volta si preparò a ubbidire ma, proprio nel momento in cui stava per offrire il figlio, Dio intervenne risparmiando la vita del giovane. Certo della fedele sottomissione di quell’uomo, Dio gli dichiarò: “perché hai fatto questa cosa e non hai trattenuto il tuo figlio, il tuo unico figlio, certamente ti benedirò grandemente e moltiplicherò il tuo seme [ebraico: zāra] come le stelle del cielo e come la sabbia che è sulla riva del mare; e il tuo seme [ebraico: zāra] possederà la porta dei tuoi nemici. Nel tuo seme tutte le nazioni della terra saranno benedette, perché hai obbedito alla mia voce” (Genesi 22:16-18, NAS, AKJ).
Ed è qui, 2.000 anni dopo aver fatto la prima promessa in Eden, che Dio parlò di nuovo del “seme” per mezzo del quale avrebbe benedetto “tutte le nazioni della terra”. Egli rivelò che il “seme” della promessa sarebbe venuto da una discendenza terrena, quella di Abramo. In seguito Dio confermò quella promessa al figlio di Abramo, Isacco, e poi al figlio di questi, Giacobbe (cfr. Genesi 21:12; 28:14 – AKJ). Circa 1.000 dopo, Dio tornò a parlare del “seme” con un altro suo fedele servitore, il re Davide, discendente di Giacobbe attraverso il suo figlio Giuda, al quale disse: “e quando i tuoi giorni saranno compiuti, e tu ti addormenterai con i tuoi padri, io susciterò dopo di te il tuo seme [ebraico: zāra], che uscirà dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno” (2Samuele 7:12 – AKJ, ASV). Questa volta Dio associò il “seme” promesso al “regno” della dinastia davidica. Questo fatto era noto agli ebrei del I secolo A.D. i quali aspettavano il Messia o Cristo venire dalla discendenza di Davide (cfr. Luca 3:15; Giovanni 7:42). Quando l’angelo Gabriele annunciò alla vergine giudea Maria, discendente della casa reale di Davide, la nascita del bambino Gesù, le disse: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Luca 1:30-33, CEI). Tuttavia, al tempo della sua nascita umana Gesù non era ancora il “seme” della simbolica “donna” di cui si parlò in Eden, pur avendo tutti i requisiti indicati nelle promesse profetiche. Lo divenne all’età di 30 anni, quando si recò al fiume Giordano per essere battezzato da Giovanni Battista. Dopo essere stato completamente immerso nelle acque del fiume, mentre ne usciva “scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto»” (Luca 3:22 – CEI). Fu allora che l’uomo Gesù venne generato come un figlio spirituale di Dio e divenne il “seme” della simbolica “donna” composta dalle creature spirituali di Dio.
Costituito il Regno di Dio
Circa 20 anni dopo quell’avvenimento, l’ebreo Saulo di Tarso, che divenne un apostolo di Gesù e fu conosciuto più col suo nome romano, Paolo, scrivendo una delle sue lettere ispirate confermò che Gesù era il “seme” promesso (cfr. Galati 3:16). La discesa dello spirito santo il giorno del suo battesimo sostituì anche l’unzione con olio che i re di Israele ricevevano all’inizio del loro incarico e in tal modo Gesù ricevette direttamente  dal Padre la nomina e l’incarico quale promesso Re del Regno di Dio, erede del trono di Davide (cfr. 1Samuele 10:1; 2Samuele 2:4; 5:3; 1Re 1:34; Ebrei 1:8,9). Coerentemente Gesù, per i successivi 3 anni e mezzo del suo ministero terreno, annunciò a tutti che il Regno di Dio “si era avvicinato” ed era “in mezzo a loro” (cfr. Matteo 4:17; Luca 17:21). Colui che aveva tutti i diritti dinastici per prendere possesso di quel Regno era, infatti, lì, in mezzo a loro (cfr. Genesi 49:10; Ezechiele 21:26,27). Il Regno di Dio divenne il tema centrale della sua predicazione.
Poi, nella primavera del 33 A.D., avvicinandosi il tempo della sua morte di sacrificio, Gesù si radunò a Gerusalemme insieme ai suoi fedeli apostoli per celebrare la Pasqua ebraica. Alla fine di quella commemorazione e dopo aver allontanato l’infedele Giuda, egli passò agli 11 rimasti un calice di vino e del pane azzimo e disse loro: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele” (Luca 22:28-30, VR). Dunque quegli uomini avrebbero dovuto regnare insieme a Cristo Gesù. Più tardi, quella stessa notte, mentre era processato davanti al governatore romano Pilato, Gesù dichiarò: “Il mio regno non è di questo mondo” (Giovanni 18:36). Così chiarì che nessun governo umano poteva prendere il posto del dominio divino. Qualche tempo prima, infatti, Gesù stesso ne aveva dato prova ai suoi connazionali che si aspettavano un Messia che ristabilisse l’antico regno di Israele e la loro sovranità nazionale (proprio come continuano a fare oggi i loro discendenti) poiché “sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo” (Giovanni 6:15 – CEI). Fu per questo motivo che il popolo di Israele, dopo averlo tanto atteso, lo rigettò e così continua a fare oggi. Ma come potevano degli esseri umani partecipare insieme a Gesù a un Regno celeste?
Il terzo giorno dalla sua morte Gesù venne risuscitato dal Padre non più con un corpo carnale ma con un corpo spirituale; con quel corpo 40 giorni dopo ascese al cielo, cosa che non avrebbe potuto fare se avesse avuto ancora un corpo umano (cfr. 1Corinzi 15:44,50). In cielo si presentò davanti al Padre per presentare il valore della sua vita umana sacrificata e Dio gli disse: “Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi” (Atti 2:34,35 – VR). Doveva esserci, quindi, un periodo di attesa prima che Gesù ricevesse pieni poteri come Re e iniziasse a governare sottomettendo tutti i nemici della Sovranità di Dio. Dieci giorni dopo, il giorno di Pentecoste del 33 A.D., i suoi fedeli apostoli e altri discepoli, circa 120 in tutto, erano radunati in Gerusalemme secondo le istruzioni che avevano ricevuto da Gesù (cfr. Atti 1:4,8). Accadde, quindi, qualcosa di straordinario, “all’improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e andarono a posarsi su ciascuno di loro. Così furono tutti ripieni di Spirito Santo” (Atti 2:2-4, Di). Pertanto accadde loro ciò che era già successo con Gesù al tempo del suo battesimo: furono anch’essi generati come figli spirituali di Dio e unti con spirito santo, cioè nominati per essere coeredi con Cristo del Regno. Questo è esattamente quello che in seguito spiegò l’apostolo Paolo nella sua lettera ai cristiani che vivevano a Roma, allorché scrisse loro: “Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo” (Romani 8:16,17 – Di). Qualche tempo dopo confermò questo pensiero ad un giovane missionario, Timoteo, scrivendogli “se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo” (2Timoteo 2:12 – CEI). Inoltre, nella sua lettera ai cristiani della Galazia, lo stesso apostolo dice di loro: “se appartenete a Cristo, allora siete seme di Abramo, ed eredi secondo la promessa” (Galati 3:29 – AKJ). Anche essi, quindi, sono parte del promesso “seme” delle profezie bibliche. Perciò come il loro Signore anch’essi, dopo aver terminato la loro vita terrena, dovevano essere risuscitati con un corpo spirituale per poter accedere ai cieli (cfr. 1Corinzi 15:22,23,35-44). Quello stesso giorno di Pentecoste del 33 A.D. l’apostolo Pietro diede alle folle radunate a Gerusalemme per la festività un’intrepida testimonianza riguardo a Gesù e come risultato circa 3.000 altre persone si unirono al gruppo dei 120. Successivamente “il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila” (Atti 4:4). Sappiamo, poi, dagli atti di quella primitiva chiesa cristiana che “il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente” (Atti 6:7). Significa questo che tutti quelli che da allora in poi accettavano di divenire discepoli di Gesù sarebbero stati rigenerati come figli spirituali di Dio e sarebbero divenuti suoi coeredi del Regno?…  Ma se così fosse stato, su chi avrebbero regnato?
La risposta a questa domanda la diede circa 65 anni dopo l’apostolo Giovanni. Nella sua visione apocalittica vide, infatti, coloro che “sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello”, li vide insieme all’Agnello, Cristo Gesù, che “stavano in piedi sul monte Sion” (a quel tempo per i discepoli di Gesù rappresentava la sede del governo celeste – cfr. Ebrei 12:18-22), e riferì che il loro numero era stato fissato in “centoquarantaquattromila persone” (Apocalisse 14:1-4, VR; cfr. anche 7:4-8). Questo è un numero simbolico, come sostengono molti, o letterale, come invece credono altri? … sta a voi deciderlo in base alla vostra conoscenza e al vostro intendimento delle profezie bibliche … ma una cosa mi sembra certa: il fatto che venga dichiarato un numero ben determinato indica che non tutti i discepoli di Gesù sono chiamati come suoi coeredi nel Regno ma solo una limitata parte.

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“E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno”
Questa profezia, pronunciata da Dio nell’Eden, è la prima a comparire nella Bibbia. Chi sono i quattro personaggi menzionati, ovvero la donna, la progenie di lei, il serpente e la sua progenie? Come si sviluppa la predetta “inimicizia”? Notate cosa dice la Parola di Dio:
Il serpente: È Satana il Diavolo (cfr. Apocalisse 12:9).
La donna: Non è la Madonna, come falsamente insegnato da parte del cristianesimo apostata, ma è l’organizzazione celeste di Dio formata da creature spirituali (gli angeli) (cfr. Galati 4:26,27). Parlando di questa simbolica “donna”, infatti, il profeta Isaia predisse che avrebbe dato alla luce una nazione spirituale (cfr. Isaia 54:1; 66:8).
Il “seme” del serpente: Sono le persone che deliberatamente, insegnando menzogne dottrinali, scelgono di fare la volontà di Satana il Diavolo, come gli scribi, i farisei, i sacerdoti del tempo di Gesù (cfr. Giovanni 8:44).
Il “seme” della donna: Primariamente è Gesù Cristo, che proveniva dalla parte celeste dell’organizzazione di Dio (cfr. Giovanni 3:13; 6:51; Galati 3:16). Il “seme”, però, include anche un certo numero di uomini e donne (“centoquarantaquattromila” secondo Apocalisse 7:4-8 e 14:1-4), scelti per governare in cielo con lui. Questi eletti non vengono scelti dagli uomini ma sono nominati direttamente da Dio mediante il suo spirito (cfr. Romani 8:16,17) e costituiscono la nazione spirituale di cui parlò il profeta Isaia, o l’“Israele di Dio” (cfr. Galati 3:29; 6:16).
La ferita al calcagno: È un duro colpo inferto al Messia, ma senza effetti permanenti. Accadde quando Satana il Diavolo riuscì a far mettere a morte Gesù allorché questi venne sulla terra come uomo; il suo tentativo di eliminare il promesso “seme” risultò essere solo una “ferita” poiché il terzo giorno Gesù fu risuscitato da Dio (cfr. Atti 10:38-40).
La ferita alla testa: È un colpo mortale inferto a Satana il Diavolo. Gesù, infatti, al culmine del suo Regno distruggerà Satana una volta per tutte (cfr. Apocalisse 20:10). Ma già prima di questo, egli annullerà tutto il male a cui il Diavolo diede inizio nell’Eden (cfr. Ebrei 2:14; 1Giovanni 3:8; Apocalisse 21:4,5).
Sudditi terreni del Regno di Dio
La visione apocalittica, dopo aver citato il numero degli gli eletti che regneranno con Cristo, menziona anche “una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue” e le persone che la componevano non stavano sul celeste monte Sion, come i centoquarantaquattromila, ma “stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello”; l’apostolo, quindi, riferisce: “Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione” (Apocalisse 7:9-17, Di). Si, i componenti di quella “grande folla” sono quelli che sopravvivranno alla preannunciata grande tribolazione che metterà fine al sistema satanico sulla terra, essi potranno quindi vivere per sempre su una terra paradisiaca “perché l’Agnello che è in mezzo al trono li pascerà e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita; e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi … e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (cfr. Matteo 24:21; Apocalisse 7:17; 21:3,4 – VR). A questa “grande folla” di sopravvissuti alla distruzione del sistema satanico sulla terra si aggiungerà una innumerevole schiera di risuscitati, composta da quelli che la Parola di Dio  definisce “giusti” perché mentre furono in vita sulla terra si sforzarono di fare la volontà di Dio (cfr. Ebrei 11:4-40). Tra questi ci saranno anche Abramo e Davide, antenati del promesso “seme”  Gesù, secondo quanto dichiarato sotto ispirazione divina dallo stesso re Davide: “i tuoi figli prenderanno il posto dei tuoi padri; tu li farai principi per tutta la terra” (Salmo 45:16 – VR e Di; 44:17 – CEI; cfr. anche Atti 2:34). Tutti questi sono i sudditi terreni del Regno di Dio.
Pertanto, volendo riassumere quanto sopra esposto, dalla Parola di Dio impariamo che:
subito dopo la ribellione edenica contro il dominio divino, il Sovrano dell’universo pensò immediatamente a come riportare la terra e la razza umana sotto la sua Sovranità;
per conseguire questo obiettivo Dio si prefisse che una delle sue creature spirituali nascesse come uomo sulla terra e rivendicasse la sua Sovranità con una condotta di perfetta ubbidienza alla volontà di Dio. A tal fine preparò e guidò per lui una discendenza terrena che passasse attraverso uomini di provata fede nelle sue promesse;
quando questa creatura apparve sulla terra come uomo, chiamato Gesù, adempì pienamente lo scopo per cui era stato mandato e fu disposto a cedere la sua vita in sacrificio per rivendicare il diritto di Dio di governare sulla sua creazione. Per il suo fedele servizio Dio lo ricompensò affidandogli l’incarico di Re di un Regno che dovrà rimettere a posto tutte le cose come erano prima della ribellione in Eden;
nella sua grande sapienza, Dio si è anche proposto di affiancare a questo Re dei coeredi presi dal genere umano. Mediante il suo santo spirito li rigenera come suoi figli spirituali in modo che, conclusa la loro vita terrena, possano essere risuscitati come persone spirituali e accedere al cielo, sede di quel Regno.
È certamente una grande prova del suo amore per il genere umano il fatto che Dio abbia disposto che siano Gesù e “centoquarantaquattromila persone … riscattati tra gli uomini” a regnare sull’umanità. Mentre era sulla terra, Gesù ha imparato cosa vuol dire essere un uomo e soffrire; l’apostolo Paolo disse che egli non è uno “che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato” (Ebrei 4:15 – CEI). Coloro che regneranno con lui sono stati esseri umani e come tali hanno anch’essi sofferto e perseverato. Inoltre hanno lottato con l’imperfezione e hanno sopportato ogni genere di malattie. Sicuramente capiranno i problemi che affrontano gli esseri umani
Il Regno di Dio domina già
Da tutto questo possiamo quindi dedurre che il Regno di Dio è un governo vero e proprio costituito da un governante scelto da Dio, Cristo Gesù, da un certo numero di persone, uomini e donne, “riscattati tra gli uomini” che affiancheranno Gesù in tale incarico, da sudditi terreni scelti tra persone che saranno felici di sottomettersi alla Sovranità di Dio e potranno vivere per sempre su una terra che sarà trasformata in un paradiso e costituirà il territorio su cui il Regno dominerà. Non è, dunque, una condizione del cuore che le persone di fede devono conseguire, come falsamente insegnato dal cristianesimo apostata che, sotto l’influenza satanica, cerca di sviare gli abitanti della terra dalla vera natura del Regno di Dio e conseguentemente dal sottomettersi al dominio divino, incoraggiandoli a confidare ancora nei governi umani. Questi governi sono invece destinati ad esser spazzati via dalla terra proprio dal Regno di Dio, come è stato profetizzato: “Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre” (Daniele 2:44 – CEI).
Il radunamento dei coeredi di Gesù ha richiesto del tempo, per questo motivo quando tornò in cielo dopo la sua esperienza terrena egli rimase in attesa “seduto alla destra di Dio” prima di ricevere pieni poteri per cominciare a governare (cfr. Atti 2:34,35). Secondo la profezia biblica quel tempo oggi è abbondantemente scaduto! (cfr. il mio post del 1° ottobre 2011, UNA STORIA FINITA – XXIV parte), Cristo è già stato investito dei suoi pieni poteri come Re, ha già combattuto una battaglia in cielo scacciando via da quel luogo Satana e i suoi demòni e ora sta dirigendo una vasta opera di avvertimento mondiale prima di portare alla fine il sistema di cose, politico, finanziario e di falsa religione che il Diavolo ha impiantato sulla terra (cfr. Matteo 24:14; Apocalisse 12:7-10). Egli è dunque un Re potente che sta agendo per ristabilire la Sovranità di Dio anche sulla terra dopo averlo già fatto nei cieli, come indica la preghiera del “Padrenostro”, ma il cristianesimo apostata continua a rappresentare Gesù come un bambino indifeso durante le festività natalizie o come un uomo sofferente, emaciato e morente appeso ad una croce nel periodo Pasquale, dando una immagine distorta del suo vero ruolo! Egli invece è oggi una potente persona spirituale dalla cui bocca sta per uscire “una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell’ira ardente del Dio onnipotente”, pronto anche ad afferrare “il serpente antico, cioè il diavolo, Satana”, a gettarlo nell’abisso “perché non seducesse più le nazioni” (Apocalisse 19:15; 20:1-3, VR).

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“regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”
Dopo la sua morte e risurrezione, Gesù tornò in cielo, da dove era venuto, per presentare a Dio il valore del suo sacrificio. Le Scritture dicono che allora Dio l’esaltò dandogli “il nome che è al di sopra di ogni altro nome” (Filippesi 2:9 – CEI). Ovviamente, però, il fatto che egli abbia ricevuto questo nome non lo ha reso uguale a Dio (si confronti 1Corinti 15:27, dove è detto che Dio ha sottoposto tutte le cose sotto i piedi di Gesù, senza che Egli stesso gli sia sottoposto). Cosa significa che gli fu dato “il nome che è al di sopra di ogni altro nome”? Il profeta Isaia ci dà la risposta. Parlando di Gesù, egli scrisse: “Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Isaia 9:5 – CEI). Questa scrittura mostra che questo “nome” rappresenta il gran potere, l’alta posizione o l’autorità dati a Gesù perché possa adempiere la volontà del Padre. Di questa autorità, che però è solo esecutiva, Gesù stesso ne indicò il grado quando disse ai suoi discepoli: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra” (Matteo 28:18- VR). Inoltre, Dio ha disposto che nel nome di Gesù si deve piegare “ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra” (filippesi 2:10 – VR). Cosa significa? Certamente non un gesto proforma, come fanno molti cosiddetti cristiani (cfr. Matteo 7:21-23); significa riconoscerne veramente la posizione di Gesù quale governante del Regno di Dio e sottomettersi pienamente alla sua autorità rimanendo neutrali rispetto agli affari dei governanti umani (cfr. Giacomo 4:4).
Sono ormai passati 20 secoli che Gesù insegnò ai suoi discepoli a pregare per la venuta di questo Regno o governo (cfr. Matteo 6:10). Molti cosiddetti “cristiani” ripetono a cantilena le parole pronunciate da Gesù quando diede quel modello di preghiera ma non sanno cos’è effettivamente questo Regno né come farà fare la volontà di Dio sulla terra, com’essi mnemonicamente recitano. La colpa di tutto ciò è da attribuirsi all’ipocrita clero del cristianesimo apostata che lungi dall’insegnare la verità sul Regno l’ha presentato ai suoi seguaci come il dominio di Dio nel cuore e nella vita dell’individuo in ogni relazione umana e in ogni forma e istituzione della società organizzata dall’uomo. In tal modo le persone vengono spinte a confidare negli sforzi che gli uomini possono fare e nei loro governi per portare la fratellanza universale, giustizia, verità e pace sulla terra. Alla luce dell’insegnamento della Parola di Dio, niente è più ingannevole e fuorviante di questo pensiero!
C’è un’ultima cosa che dobbiamo conoscere, perché la Parola di Dio ne parla: cosa farà il Regno di Dio? … …

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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21 risposte a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – IX

  1. Rosendo Frank ha detto:

    664 L’essere assiso alla destra del Padre significa l’inaugurazione del regno del Messia, compimento della visione del profeta Daniele riguardante il Figlio dell’uomo: ” [Il Vegliardo] gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” ( Dn 7,14 ). A partire da questo momento, gli Apostoli sono divenuti i testimoni del “Regno che non avrà fine” [Simbolo di Nicea-Costantinopoli].

    • GIANNI ha detto:

      Frank, grazie per il tuo commento perchè, come dice la Scrittura, “il successo sta nel buon numero di consiglieri” (Proverbi 11:14). Però ho qualche difficoltà a comprendere il senso delle tue parole: parli dell’ “inaugurazione del Regno del Messia” e lo metti in relazione col fatto che si sedette alla destra del Padre. Come ho spiegato nel mio post, Gesù venne nominato Re e divenne l’ “Unto“, o “Cristos” (greco) o “Messiah” (ebraico) al tempo del suo battesimo in acqua, nell’autunno del 29 A.D., allorchè il Padre, con una miracolosa manifestazione della sua potenza lo riconobbe come il suo diletto Figlio (cfr. Matteo 3:16,17; Giovanni 1:29-34). Tre anni e mezzo dopo quell’avvenimento, il 14 nisan della primavera del 33 A.D. (corrispondente al nostro 1 aprile) la notte in cui venne arrestato per essere poi condannato e ucciso, Gesù fece un patto con i suoi discepoli affichè questi partecipassero con lui al Regno (cfr. Luca 22:28-30). Poi, dal giorno della successiva Pentecoste, questi discepoli furono anch’essi ufficialmente nominati mediante la discesa dello spirito santo e da allora si iniziò a raccogliere quel numero di “centoquarantaquattromila riscattati dalla terra” che avrebbero avuto l’onore di regnare con Gesù in cielo (cfr. Apocalisse 7:4-8; 14:1-4). Questi sono gli avvenimenti narrati nella Parola di Dio relativi alla nascita del Regno. Per quanto riguarda l’effettivo esercizio del potere come Re da parte di Cristo, ancora la Scrittura ci aiuta a comprendere che non iniziò nel 33 A.D. poichè dice che in quel tempo Gesù fu invitato da Dio a sedersi “alla sua destra“, cioè in una posizione di favore, aspettando di sottomettere i nemici del Regno (cfr. Atti 2:34-36; Ebrei 10:12,13). Secondo l’accurata profezia e cronologia biblica questo avvenne circa 1.900 anni dopo, cioè nell’autunno del 1914 quando, come è scritto in Apocalisse 12:7-12, scoppiò in cielo una guerra tra Gesù, con le sue schiere angeliche, e Satana il Diavolo con i suoi demoni; quest’ultimo fu sconfitto, scacciato dai cieli e la sua azione fu limitata solo alla sfera terrestre, ma solo per poco tempo ancora. Fu allora che si sentì il grido: “Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio“. Quello fu il primo atto ufficiale del Regno retto da Cristo che ora dovrà completare il programma di Dio di ripulire anche la terra da Satana, le sue orde demoniche e dagli uomini che sostengono la sua ribellione rivolgendosi ai governi umani anzichè al Regno di Dio. Per quanto riguarda il calcolo del tempo profetico che porta all’anno 1914 ti invito a leggere i miei post del 3 settembre 2011, UNA STORIA FINITA – XXIII parte, e del 1 ottobre 2011, UNA STORIA FINITA – XXIV parte. Spero di essere stato utile a chiarire questo importante aspetto della profezia biblica e di risentirti ancora. Ciao, G.

  2. web design roma ha detto:

    Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

    • GIANNI ha detto:

      Web Design, ciao, grazie per le tue parole di apprezzamento, esse dimostrano il tuo interesse per la Parola di Dio che, credo, è ciò che ci accomuna. Mi piacerebbe poterti chiamare con il tuo nome, perciò se mi scrivi ancora ti prego di farmelo conoscere. G.

  3. michela ha detto:

    Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

    • GIANNI ha detto:

      Ciao Michela e grazie per il tuo apprezzamento. Spero con tutto il cuore che le informazioni che pubblico possano aiutarti ad apprezzare sempre più la Parola di Dio. G.

  4. Eunice U. Trujillo ha detto:

    Nella metà del III secolo san Cipriano di Cartagine si riferisce alla sede di Roma (la sede vescovile, ovvero la diocesi di Roma ) come cattedra di San Pietro, dicendo che papa Cornelio successe al posto che fu di Fabiano che è il posto di Pietro (Ep 55:8; cf. 59:14).

    • GIANNI ha detto:

      Eunice, sinceramente non riesco a comprendere il senso del tuo commento … comunque sull’argomento posso consigliarti di leggere il mio post del 5 maggio 2011 “UNA STORIA FINITA – XVII parte” intitolato “TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERO’ LA MIA CHIESA”. Buone cose, G.

  5. alice ha detto:

    Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.

  6. alessia ha detto:

    Non ho la pi pallida idea di come ho fatto a trovare questo sito, ma devo ammettere che questo post fantastico…! Probabilmente diventerete dei blogger famosi, se non lo siete gia’. Complimenti 😉

  7. vanessa ha detto:

    Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

  8. debora ha detto:

    bel servizio, da provare, complimenti per il blog 😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

  9. greta ha detto:

    bel servizio, da provare, complimenti per il blog 😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

    • GIANNI ha detto:

      Greta, grazie per le tue parole di apprezzamento. Sii paziente e potrai leggere altri argomenti, spero ti siano utili per coltivare e accrescere il tuo apprezzamento per gli scritti sacri e il loro prezioso messaggio di vita. A pesto, G.

  10. claudia ha detto:

    Pensavo di mettere il vostro logo sul nostro sito con il vostro link per dar modo ai nostri visitatori di conoscere il vostro blog. Cosa ne pensi?

    • GIANNI ha detto:

      Grazie Claudia per la visibilità che vuoi dare al mio blog. Naturalmente non ho nulla in contrario, è un prezioso aiuto per raggiungere lo scopo che mi sono prefisso: attirare l’attenzione delle persone sul messaggio biblico. Un caro saluto. G.

  11. Il Catechismo della Chiesa Cattolica espone brevemente la dottrina sui demoni collegandola al tema del male e del peccato originale dell’uomo (cfr.CCC.391-395) ma non al trattato sugli angeli che è collegato invece alla creazione (cfr.CCC.325-336), questo per mettere in evidenza che l’uomo è caduto per istigazione di Satana (cfr.Sap.2,24). Partendo dalla creazione e dalla distinzione tra “cielo” e “terra”, introdotta dal simbolo degli Apostoli, il Catechismo parla dapprima del mondo invisibile (gli angeli) e quindi del mondo visibile (l’uomo e le creature a lui inferiori).

  12. Maria ha detto:

    sì, molto bello, come articolo ed esegesi, ben scritto. Ma vorrei chiederti perchè rappresentate Dio come un uomo e perchè questo Gesù (che voi pensate sia di “sostanza angelica” mentre i cattolici pensano sia Dio) abbia assunto natura maschile (quindi con organi maschili) e non femminile. Forse, come sostengono certe teologhe donne “femministe”, a Dio e/o suoi angeli faceva schifo assumere natura e corpo femminile? Tutto il cristianesimo si fonda su questo concetto che solo il corpo maschile è sede dell'”incarnazione”, allora ne deduco che la donna vale meno di niente in questo genere di culto patriarcale? Serve solo come riproduttrice di questo “seme”? (astraendo dal tuo concetto che hai spiegato nell’articolo)

    • GIANNI ha detto:

      Cara Maria, in un sistema dove il proposito di Dio è stato totalmente sconvolto dalla ribellione umana contro le sue norme fisiche, morali e sociali regna completa confusione sui ruoli assegnati dal Creatore alle sue creature con conseguente generalizzata insoddisfazione per i risultati conseguiti. Il genere umano, composto da uomini e donne, si è appropriato di qualcosa che non gli competeva ed ha completamente fallito procurandosi solo danni. Dice, infatti, la Parola di Dio: “l’uomo non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23). Qui il termine uomo si riferisce a tutte le creature, sia di sesso maschile che di sesso femminile. Questa è una fondamentale verità insegnata da Dio alle sue creature per mezzo della sua Parola scritta. Pur avendole dotate di libero arbitrio, cioè della capacità di pensare, di soppesare le cose e di prendere decisioni, le sue creature umane, sia l’uomo che la donna, dovevano usare tale capacità per il bene comune, la raccomandazione infatti era: “Siete liberi, ma non vi servite della vostra libertà come di un paravento per il male” (1Pietro 2:16). Quella facoltà doveva essere usata per distinguere ciò che era bene da ciò che era male. Ma la vera questione era: chi stabiliva ciò che era bene e ciò che era male? Avevano le creature tale capacità? No! Sebbene erano state create perfette non erano onniscienti, né onnisapienti e ne onnipotenti! La loro conoscenza, la loro esperienza e la loro capacità erano limitate; nel corso della loro vita, che nel proposito di Dio doveva essere eterna, avrebbero sempre avuto bisogno di imparare perché non avrebbero mai trovato la fine dell’opera di Dio, come è ancora scritto: “Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità, sebbene l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta” (Ecclesiaste 3:11). Questo avrebbe dato sempre un senso, uno scopo, alla loro vita producendo felicità perché, come è detto: “l’opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio di fedeltà e senza ingiustizia; egli è giusto e retto” (Deuteronomio 32:4). Dio sarebbe stato il loro grande insegnante: conoscendo la sua creazione e le sue creature le avrebbe guidate nella scelta di ciò che era bene proteggendoli da ciò che poteva recare loro del male, come è scritto: “Io sono il Signore, il tuo Dio, che t’insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire” (Isaia 48:17).
      Guardandoci attorno, nell’universo fisico notiamo che tutto funziona alla perfezione e per il bene delle creature umane. Certe leggi immutabili che Dio ha stabilito, come, ad esempio, la giusta distanza della terra dal sole, la legge di gravità, la rotazione della terra, l’effetto delle fasi lunari e tante altre che gli uomini hanno scoperto e continuano a scoprire, nello spirito del succitato Ecclesiaste 3:11, ci insegnano che il nostro Creatore “non è un Dio di disordine” che lascia le cose al caso, ma agisce sempre “con ordine” o “mediante disposizione” (1Corinzi 14:33,40). Tale regola usò anche nel plasmare le sue creature umane. Diversamente da come aveva già fatto gli angeli, di cui è detto che “non si sposano”, perché tra loro non ci sono maschi e femmine (cfr. Matteo 22:10), nel fare le creature umane Dio “li creò maschio e femmina” (Genesi 1:27). Perché? Dovevano adempiere un preciso scopo dichiarato loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra” (Genesi 1:28). Per adempiere tale scopo Dio dotò ciascuno di loro di caratteristiche peculiari, non solo fisiche, come la diversità degli organi sessuali, ma anche morali, cioè qualità che servivano a ciascuno per adempiere il ruolo che Dio aveva assegnato loro. Nell’ordine delle cose da lui stabilite, Dio creò l’uomo con qualità morali atte ad assumere un ruolo guida nelle famiglie che si sarebbero formate in base al progetto di riempire la terra di esseri umani perfetti mentre alla donna diede altre qualità, che l’uomo non aveva, che sarebbero servite ad allevare quelle famiglie. Nel creare la donna Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Genesi 2:18). C’è da notare che il termine ebraico tradotto “aiuto” (ʽèzer), nella Bibbia viene spesso usato in relazione a Dio stesso; ad esempio in Salmo 32:20 (CEI – 33:20, VR e Di) è scritto: “il Signore, egli è nostro aiuto (ebraico ʽèzer) e nostro scudo”, pertanto il fatto che Dio definì la donna un “aiuto” non era affatto riduttivo o umiliante per lei. Dio la creò con una propria costituzione mentale, fisica ed emotiva perché fosse una compagna adatta per ‘riempire la terra’ secondo il suo proposito. Nessuno dei due era superiore all’altro, di fronte al Creatore avevano pari dignità e importanza, Dio creò l’uomo e la donna perché collaborassero strettamente e non perché fossero in competizione tra loro, come egli stesso disse: “l’uomo … si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Genesi 2:24). Al termine della creazione Dio “vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Genesi 1:31). Si, quella disposizione era molto buona e avrebbe permesso la realizzazione del suo proposito di trasformare l’intera terra in un bellissimo giardino, un paradiso, e di riempirla di esseri viventi, uomini e donne, felici di collaborare con il loro Creatore nell’attuazione di quel meraviglioso progetto. Ma per attuare tutto questo sia l’uomo che la donna dovevano riconoscere la necessità di essere guidati da Dio non avendone essi la completa capacità e libertà. Dovevano riconoscere che era il Creatore e non le creature ad avere il diritto di stabilire la norma in base alla quale essi dovevano dirigere i loro passi. Questo fu messo in risalto qualche tempo dopo il disastroso risultato del mancato riconoscimento di questo diritto da parte della prima coppia umana. Dio fece ancora scrivere nella sua Parola: “La scure si vanta forse contro colui che la maneggia? La sega si inorgoglisce forse contro colui che la muove? Come se la verga facesse muovere colui che l’alza, come se il bastone alzasse colui che non è di legno!” (Isaia 10:15), e anche “O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: «Perché mi hai fatto così?». Forse il vasaio non è padrone dell’argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare?” (Romani 9:20,21). È il colmo della presunzione che ‘uomini d’argilla’ pretendano d’essere indipendenti da Dio il loro grande ‘vasaio’, come è del tutto irragionevole sostenere che un fabbricante non abbia diritto di dare istruzioni sull’uso dei suoi prodotti. Allo stesso modo la mancanza di riguardo per la norma divina portò il primo uomo e la prima donna, insieme, al fallimento e alla morte e tutt’oggi porta gli esseri umani a ribellarsi alle disposizioni divine a loro danno. Quando la prima coppia si ribellò Dio disse quale sarebbero state le conseguenze; alla donna disse: “i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te” (Genesi 3:16). Da allora molte mogli sono state dominate dal marito, spesso aspramente. Invece di essere considerate un prezioso aiuto e complemento, molte volte sono state trattate come serve o schiave. Questo ha naturalmente prodotto un grado di insoddisfazione femminile che ha oggi superato il limite di ogni tolleranza suscitando movimenti di liberazione della donna sempre basati sull’esperienza e il punto di vista umano che hano acuito ancora di più il problema e hanno allontanato ancora di più le donne dal ruolo onorevole che Dio ha stabilito per loro. Tuttavia Dio nella sua Parola ha fatto scrivere molti consigli per affrontare e risolvere, anche se non totalmente finché esisterà ancora questo sistema di cose, molti problemi di relazione e convivenza tra l’uomo e la donna. Si, non ci ha lasciati senza guida e seguendo i suoi consigli uomini e donne, anziché stare inutilmente a discutere su chi di loro vale di più o di meno, perché al momento sono entrambi “polvere” (confronta Salmo 102:14 – CEI; 103:14 – VR e Di), possono cooperare perché il proposito di Dio per la terra e gli esseri umani possa ancora realizzarsi!
      Riguardo a Gesù, nacque come uomo perfetto perché doveva essere simile ad un altro uomo perfetto, Adamo, per poter porre la base legale per il riscatto del genere umano dalla schiavitù al peccato e alla morte, come è scritto: “come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato … Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita” (Romani 5:12,18) e anche “come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (1Corinzi 15:22). Questo perché Dio addebitò la responsabilità della ribellione della prima coppia umana all’uomo, ad Adamo, per il ruolo di capofamiglia che gli aveva dato, come è scritto: “Adamo non fu ingannato, ma la donna fu completamente ingannata e si trovò in trasgressione” (1Timoteo 2:14).
      Spero di aver risposto, anche se per sommi capi, alla tua domanda. Ma si può ancora imparare molto sul ruolo dell’uomo e della donna nel proposito di Dio … Ciao, G.

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