LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – X

“IL PADRE È PIÙ GRANDE DI ME”

Giovanni 14:28

Anteprima
Nei post precedenti ho cercato di illustrare i rispettivi ruoli di Dio, il Padre, e di Gesù, il Figlio. Anche dalla terminologia appare chiaro che trattasi di due persone ben distinte l’uno dall’altro e la Parola di Dio mette ben in evidenza questa differenza poiché descrive il Padre con caratteristiche che il Figlio non ha. Ad esempio, del Padre viene detto che è Dio “da eternità in eternità”, in altre parole non ha né principio né fine, è sempre esistito e sempre esisterà (Salmo 90:2 – VR; 89:2 – CEI), mentre del Figlio è scritto che è “il primogenito di ogni creatura” e anche “il principio della creazione di Dio”, quindi ha avuto un principio essendo stato creato dal Padre (Colossesi 1:15 – VR; Apocalisse 3:14 – CEI). Inoltre le Scritture non mettono mai Gesù sullo stesso piano di Dio in quanto a potenza, conoscenza e sapienza ma lo presentano sempre in una posizione subordinata al Padre, come egli stesso più volte affermò; nel vangelo di Giovanni (v. 14:28) leggiamo che disse “il Padre è più grande di me”, e che anche dichiarò: “Io non posso far nulla da me stesso … perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Giovanni 5:30 – CEI). È, quindi, evidente che la volontà di Gesù è una e quella di Dio è un’altra! Tuttavia nel cristianesimo apostata si insegna che il Padre e il Figlio sono la stessa persona, un unico Dio e quindi sono coeterni e coeguali. Tale dottrina si basa sul Simbolo atanasiano, una dichiarazione di fede fatta nel V secolo d.C. che recita: “La Divinità del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo è tutta una: la gloria uguale, la maestà coeterna … il Padre è onnipotente, il Figlio onnipotente, e lo Spirito Santo onnipotente … Così il Padre è Dio, il Figlio è Dio, e lo Spirito Santo è Dio. Eppure non ci sono tre Dèi, ma un solo Dio … In questa Trinità nessuno è prima o dopo l’altro; nessuno è maggiore o minore dell’altro. Ma tutt’e tre le persone sono insieme coeterne e coeguali” (Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, di John M’Clintock e James Strong, Vol. II, pagg. 560, 561). Però, né la parola “trinità” e tantomeno nessuno di questi concetti sono contenuti nella Parola di verità di Dio che, anzi, come dimostrano gli esempi sopra esposti, insegna tutto il contrario. Tale dottrina ha causato molta confusione nella mente delle persone riguardo al ruolo del Figlio nel proposito divino, facendo loro perdere la fede nella promessa di Dio di restaurare il paradiso sulla terra per mezzo di un governo celeste affidato a Gesù. La confusione è lampante se si prova a leggere quel che dice il catechismo della Chiesa Cattolica al riguardo: dopo aver premesso che “per la formulazione del dogma della Trinità, la Chiesa ha dovuto sviluppare una terminologia propria ricorrendo” … non alla Parola di Dio! … ma … “a nozioni di origine filosofica” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 251), vi si dichiara: “le Persone divine non si dividono l’unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: «Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura»” (ib. n. 253); e poi aggiunge: “«Il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio».Sono distinti tra loro per le loro relazioni di origine: «È il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede»” (ib. n. 254) … Ditemi se ci capite qualcosa …. Infatti è talmente incomprensibile come concetto che lo stesso catechismo lo definisce un “mistero” dicendo: “La Trinità è un mistero della fede in senso stretto … l’intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione” (n. 237) e quindi afferma: “Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina” (n. 234). Ma è davvero così misterioso questo dogma? …o possiamo saperne di più sulla sua origine e sul suo scopo? …

001

Lo sapevate che …
… il concetto di trinità nella religione è molto più antico della nascita del cristianesimo ed ebbe origine nelle religioni pagane. Nell’immagine, a sinistra è raffigurata una scultura egiziana del II millennio a.C. con la triade Amon-Ra, Ramses II e Mut e a destra è raffigurata una scultura trinitaria cattolica del XIV secolo d.C. con Gesù, il Padre e lo spirito santo … secondo voi, c’è qualche differenza? … William James Durant, famoso filosofo, saggista e storico statunitense, nel suo libro The story of civilization, che gli valse un premio Pulitzer, scrisse: “Il cristianesimo non distrusse il paganesimo: lo adottò … Dall’Egitto venne l’idea di una divina Trinità”.

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Quinto Settimio Fiorente Tertulliano, scrittore romano vissuto a cavallo tra il II e il III secolo d.C., convertitosi al cristianesimo dopo una giovinezza dissipata, è oggi riconosciuto, insieme a Giustino Martire e a Clemente Alessandrino, quale uno dei più grandi apologeti di quel tempo. Gli apologeti furono uomini di cultura che si impegnarono a spiegare alle autorità secolari la fede cristiana onde presentarla sotto una luce favorevole in un tempo in cui le persecuzioni contro i seguaci di Cristo erano ricorrenti e violente.
Alcuni di loro mostrarono grande apprezzamento per le verità esposte nella Parola di Dio, come Giustino, uno studioso di origini latine trapiantato a Sichem (la romana Flavia Neapolis) nella Samaria, che nei suoi scritti citò spesso passi biblici: nel suo Dialogo con Trifone, riportò passi di Genesi, Esodo, Levitico, Deuteronomio, 2 Samuele, 1 Re, Salmi, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Giona, Michea, Zaccaria e Malachia, come pure dei Vangeli. Convertito al cristianesimo dopo aver studiato presso diverse scuole filosofiche pagane, egli condannò la sapienza dei filosofi del suo tempo considerandola falsa e vuota in contrasto con le vigorose parole e opere di Cristo; disapprovò apertamente l’idolatria e la venerazione di persone elevate a esseri divini; espresse la sua fede nella risurrezione, nella morale cristiana, nel battesimo, nella profezia biblica e negli insegnamenti di Gesù. Perorò con intrepidezza la causa dei disprezzati cristiani con i quali, infine, si identificò. Per questo fu accusato di sovversione e condannato a morte; fu decapitato a Roma verso il 165 d.C., perciò è chiamato Giustino Martire.
Nascita della grande apostasia religiosa predetta da Gesù
Altri, però, si preoccuparono principalmente di stabilire dei legami tra Roma e la religione cristiana. In tal modo si immischiarono nelle vicende politiche dell’epoca ignorando le parole di Gesù Cristo, che aveva detto: “Il mio regno non fa parte di questo mondo” (Giovanni 18:36). Questi si allontanarono gradualmente dagli insegnamenti della Parola di Dio dando più importanza al sapere umano, così iniziarono a servirsi di un linguaggio e di concetti filosofici per esprimere idee “cristiane”. Clemente Alessandrino, ad esempio, considerò alcune opere filosofiche come vera teologia così, coniugando la filosofia platonica dell’anima immortale, iniziò ad insegnare che le anime dei malvagi sarebbero state punite “con l’incessante vendetta del fuoco inestinguibile”, concetto che diventò il cardine della falsa dottrina di un luogo di tormento eterno, quale l’Inferno del cristianesimo apostata.  
Quando, poi, tra i sedicenti “cristiani” dell’epoca sorse un’importante controversia circa la relazione esistente fra Dio e Cristo, poiché alcuni di loro, specialmente quelli di cultura greca, sostenevano che Gesù era solo un diverso modo di essere del Padre e che non c’era nessuna differenza tra il Padre e il Figlio – paladino di questa teoria, detta modalismo, fu un certo Prassea – Tertulliano, che conosceva bene cosa era chiaramente scritto nella Parola di Dio, cioè che Cristo era “sottomesso” a Dio e non uguale (cfr. 1Corinzi 15:27,28) e il Padre era “maggiore” rispetto al Figlio (cfr. Giovanni 14:28), nella sua opera “Adversus Praxean” confutò decisamente tale teoria. Tuttavia, volendo comunque e a tutti i costi dimostrare la divinità di Cristo, finì per andare “oltre ciò che è scritto” (1Corinzi 4:6). Così inventò la formula di “una sostanza in tre persone”. Paradossalmente, quindi, richiamandosi a un concetto preso dalla teologia greca, dichiarò che Dio, suo Figlio e lo spirito santo erano si tre persone distinte ma esistevano in un unica sostanza divina. Perciò divenne il primo a usare la parola latina trinitas (“trinità”) in riferimento al Padre, al Figlio e allo spirito santo ponendo le basi per lo sviluppo del dogma trinitario. Come ha scritto Robert Edward Roberts, Dottore in Teologia presso The University of London, elaborò “una curiosa mescolanza di idee e termini giuridici e filosofici, che permisero a Tertulliano di esporre la dottrina trinitaria in una forma che, nonostante i suoi limiti e le sue lacune, costituì l’ossatura della successiva formulazione della dottrina al Concilio di Nicea” (The Theology of Tertullian, The Epworth Press, Londra, 1924, p. 132).
Cominciò in questo modo a prender piede quella grande apostasia promossa da Satana il Diavolo che fu profetizzata da Gesù con la parabola del grano e delle zizzanie riportata in Matteo 13:24-30; 36-42. Come il nemico del padrone del campo seminò zizzanie laddove era stato seminato del buon grano, così Satana il Diavolo iniziò a seminare falsi insegnamenti tra i veri cristiani servendosi di “uomini bugiardi, marchiati nella propria coscienza” (1Timoteo 4:1-3, Di).  Il vero cristianesimo iniziò ad essere corrotto con idee pagane: a causa dello spirito indipendente e dell’ambizione egoistica di uomini preminenti disposti ad adulterare la verità per tornaconto personale iniziarono a svilupparsi varie scuole di pensiero religioso per lo più influenzate dalla filosofia greca, che spensero gradualmente la luce del vangelo. La New Encyclopædia Britannica spiega: “Dalla metà del II secolo d.C. i cristiani che avevano una certa dimestichezza con la filosofia greca cominciarono a sentire il bisogno di esprimere la loro fede in termini filosofici, sia per propria soddisfazione intellettuale che per convertire i pagani istruiti”.  Mentre erano ancora in vita, gli apostoli di Gesù avevano più volte avvertito i cristiani di questo pericolo e l’avevano combattuto. Già verso il 61 d.C. l’apostolo Paolo scrisse a un giovane missionario: “custodisci il deposito che ti è stato affidato, evitando i discorsi vani e profani e le argomentazioni contrastanti di quella che è falsamente chiamata scienza” (1Timoteo 6:20 – Di); poi avvertì i cristiani di Colosse: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8 – CEI). Con sfacciata indifferenza verso questi avvertimenti apostolici, alcuni preminenti pensatori, oggi considerati e venerati quali “Padri” della Chiesa, si rivolsero proprio alla filosofia pagana per elaborare i loro concetti dottrinali. Il vescovo di Milano, Ambrogio, ad esempio, cercò di fornire ai latini istruiti una versione classica del cristianesimo incorporando nei suoi insegnamenti elementi filosofici mutuati dalla cultura ellenistica; di lui, infatti, una nota enciclopedia scrive che “aveva assorbito il più aggiornato sapere greco, cristiano e pagano – in particolare le opere  … del pagano neoplatonico Plotino” (The New Encyclopædia Britannica). Circa un secolo dopo, un altro teologo nordafricano, Agostino da Ippona, generalmente riconosciuto come il più grande pensatore dell’antichità cristiana, diede il colpo di grazia alla genuinità evangelica sostituendo il neoplatonismo alle verità bibliche; di lui dice ancora la New Encyclopædia Britannica: “La sua mente fu il crogiolo in cui la religione del Nuovo Testamento si fuse nel modo più assoluto con la tradizione platonica della filosofia greca, e fu anche il mezzo mediante cui il prodotto di questa fusione fu trasmesso ai reami cristiani del cattolicesimo medievale e del protestantesimo del periodo rinascimentale”.
Sviluppo della dottrina trinitaria
L’apostolo Paolo nella sua seconda lettera scritta a quel giovane missionario sopra menzionato disse: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole” (2Timoteo 4:3,4 – JB).  Alcune di queste favole, del tutto estranee al vero cristianesimo, furono l’immortalità innata dell’anima umana, il purgatorio, il limbo e il tormento eterno nell’inferno di fuoco. Ma una di queste rappresentò in modo particolare l’allontanamento dalla vera adorazione per gli effetti che ebbe sul futuro sviluppo del sistema di falsa religione: la dottrina trinitaria.
Come già detto, le basi della dottrina iniziarono ad essere gettate al tempo di Tertulliano all’inizio del III secolo d.C. Negli anni che seguirono ci furono numerose dispute sull’argomento. Una in particolare richiamò l’attenzione dell’imperatore romano Costantino: quella che sorse tra Ario, un diacono della chiesa di Alessandria, il quale sosteneva che Cristo non era uguale né “consustanziale” al Padre ma inferiore allo stesso, e Atanasio, arcidiacono della stessa chiesa, il quale, invece, credeva che il Figlio fosse in un certo senso uguale a Dio. Così Costantino, che da pagano quale era non aveva la minima idea delle questioni teologiche sollevate da quella disputa e temendo che la stessa potesse minacciare l’unità del suo impero, nel 325 d.C. convocò un concilio di vescovi a Nicea. Sui risultati di quel concilio la New Encyclopædia Britannica dice: “Costantino stesso presiedette, guidando attivamente le discussioni, e propose personalmente … la formula cruciale che esprimeva la relazione fra Cristo e Dio nel simbolo formulato dal concilio, ‘consustanziale [homooùsios] col Padre’ … Intimoriti dall’imperatore, i vescovi, con due sole eccezioni, firmarono il simbolo, molti fondamentalmente contro la loro volontà”.
A Nicea comunque nessuno dei vescovi si fece promotore di una Trinità. Essi decisero solo sulla natura di Gesù, non sul ruolo dello spirito santo. Dopo Nicea, il dibattito sull’argomento si protrasse ancora per decenni. Quelli che credevano che Gesù non era uguale a Dio, i sostenitori di Ario, tornarono addirittura in auge per un certo tempo. Ma poi l’imperatore Teodosio si schierò contro di loro. Egli confermò la validità del Simbolo Niceno nel suo impero e nel 381 d.C. convocò il concilio di Costantinopoli per rendere più chiara la formula. Questo concilio accettò di mettere lo spirito santo sullo stesso piano di Dio e Cristo. Per la prima volta cominciò a delinearsi il concetto trinitario,  tuttavia anche dopo il concilio di Costantinopoli la Trinità non divenne una dottrina estesamente accettata. Molti vi si opposero, attirando su di sé un’intensa persecuzione. Solo in secoli successivi la Trinità fu formulata in maniera ben definita con quello che è conosciuto come il Simbolo Atanasiano, cioè una dichiarazione di fede, redatta molto probabilmente nel V secolo d.C. Il Simbolo recitava: “Dio è il Padre, Dio è il Figlio e Dio è lo Spirito Santo. Ma non ci sono tre dèi, bensì un solo Dio’ … Le Persone sono coeterne e coeguali: sono tutte ugualmente increate e onnipotenti” (The Catholic Encyclopedia, 1912, volume XV, pagina 47).
Non è un insegnamento della Parola di verità di Dio
Il catechismo della Chiesa Cattolica oggi  riprende in pieno il concetto espresso dal Simbolo Atanasiano perché dice: “Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: «la Trinità consostanziale». Le Persone divine non si dividono l’unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: «Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura. Ognuna delle tre Persone è quella realtà, cioè la sostanza, l’essenza o la natura divina»” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 253). Opere letterarie scritte sotto l’egida di altre confessioni, che pure si dichiarano “cristiane”, contengono più o meno lo stesso concetto. C’è una spiegazione scritturale a tutto questo? Lo stesso catechismo cattolico risponde: “La Trinità è un mistero della fede in senso stretto, uno dei «misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati». Indubbiamente Dio ha lasciato tracce del suo essere trinitario nell’opera della creazione e nella sua rivelazione lungo il corso dell’Antico Testamento. Ma l’intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione, come pure alla fede d’Israele, prima dell’incarnazione del Figlio di Dio e dell’invio dello Spirito Santo” (ib. n. 237). In altre parole la risposta è …  no! Tutto è misterioso, non esiste una spiegazione basata sulla Scrittura, anzi la Parola di Dio non ne parla per niente! La parola trinità non è mai menzionata in alcun libro dei 66 che compongono la biblioteca divina né in essi è dichiarato in alcun punto che Gesù e Dio sono coeguali e coeterni. Non vi sembra strano che una dottrina dichiarata dalla Chiesa “il mistero centrale della fede e della vita cristiana … la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. È l’insegnamento fondamentale ed essenziale nella «gerarchia delle verità» di fede” (ib. n. 234) non viene minimamente accennata nella Parola di verità di Dio mentre altri insegnamenti fondamentali sono stati così chiaramente enunciati e spiegati nelle Scritture, come, ad esempio, il riscatto per mezzo del sacrificio di Gesù (cfr. Matteo 20:28; Galati 4:4,5; Efesini 1:7; Colossesi 1:14; 1Timoteo 2:5,6) o la risurrezione dei morti (cfr. Giovanni 5:28,29; Atti 24:15; 1Corinzi 15:12-14; Ebrei 6:1,2; Apocalisse 20:13)?
Come si evince dalle suddette citazioni, la dottrina della trinità non è un concetto semplice. Essa è un insieme complesso di concetti separati che sono stati raccolti e collegati insieme nel corso di un lungo periodo di tempo. Fondamentalmente essi sono: 1) Dio è un essere composto da tre persone divine: il Padre, il Figlio e lo spirito santo, tuttavia non ci sono tre dèi ma un solo Dio; 2) sono tre persone uguali, nessuna è maggiore o minore dell’altra; 3) ciascuna di queste tre persone è eterna;  4) ciascuna delle tre è onnipotente e onnisciente. Quanti di questi concetti sono contenuti nella Parola di Dio? … Nessuno! … Per quanto possiamo cercare, non troveremo nelle Sacre Scritture nemmeno un versetto che dica in modo esplicito che il Padre, il Figlio e lo spirito santo siano uguali sotto ogni aspetto e in particolare in quanto a eternità, potenza, posizione e sapienza.
Ma i sostenitori della dottrina affermano che nelle Scritture l’idea della trinità è implicita. Alla luce dei fatti questa asserzione risulta essere solo un goffo tentativo di leggere tra le righe quello che, a posteriori, i capi religiosi del cristianesimo apostata hanno deciso arbitrariamente che si dovesse insegnare come dottrina. Solo per fare degli esempi, uno dei passi biblici che viene citato a questo scopo è Matteo 28:19 che dice: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo” (CEI). Ebbene, dov’è la prova “implicita” che questo versetto contiene il concetto trinitario? … è forse il fatto che i tre sono menzionati insieme? … Una nota enciclopedia biblica dice al riguardo: “Questo brano, comunque, di per se non dimostrerebbe in maniera decisiva né la personalità dei tre soggetti menzionati, né la loro uguaglianza o divinità” (Cyclopedia of Biblical, Theological and Ecclesiastical Literature, di John M’Clintock e James Strong, ristampa del 1981, vol. X, pag. 552). Un altro versetto citato a sostegno della dottrina trinitaria è quello di Giovanni 1:1 che dice: “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio [greco: ton theòn], e la Parola era Dio [greco: theòs]” (VR). A parte la contraddizione di termini di una simile versione, in quanto non si spiega perché se “la Parola era con Dio”  “la Parola era” ancheDio”, questo versetto, nella lingua originale, contiene due forme del sostantivo greco theòs [dio]: “εν αρχη ην ο λογος και ο λογος ην προς τον θεον και θεος ην ο λογος”. Come si evince dal testo, la prima è preceduta da una forma dell’articolo determinativo greco ton (τον θεον) e si riferisce all’Iddio Onnipotente [il Padre]. Nel secondo caso theòs (θεος) non ha l’articolo determinativo. Cosa significa questo? Un noto biblista, Archibald Thomas Robertson, docente di Nuovo Testamento presso il Southern Baptist Theological Seminary di Louisville, Kentucky (USA), afferma che secondo le regole del greco koinè, lingua in cui fu scritto il vangelo di Giovanni, “se il soggetto e il predicato hanno l’articolo, sono entrambi determinati, considerati identici, intercambiabili”.  Ma questo non è il caso di Giovanni 1:1, riguardo al quale un altro noto biblista, James Allen Hewett, autore del New Testament Greek, ha detto: “In questa costruzione il soggetto e il predicato non coincidono, non sono uguali, identici”. Pertanto William Barclay, professore di teologia biblica e di critica presso l’Università di Glasgow (UK), ha affermato: “Siccome [l’apostolo Giovanni] non pone l’articolo determinativo prima di theòs, esso diviene una descrizione … Qui Giovanni non identifica la Parola con Dio. In parole molto semplici non dice che Gesù è Dio”. Per questo motivo diverse traduzioni più correttamente rendono la seconda parte del versetto con “la Parola era divina”  (AT),  o “la Parola era un dio” (NTIV), o “un dio era la Parola” (ED). È, quindi, evidente che i trinitaristi per sostenere le loro tesi vanno “oltre ciò che è scritto”.

Gesù

alzò lo sguardo al cielo e disse: «Padre, ti ringrazio perché  mi hai ascoltato»
Gesù fu un uomo di preghiera. Pregò in ogni occasione: quando fu battezzato (cfr. Luca 3:21); quando dovette scegliere i dodici apostoli,  pregò per tutta la notte (cfr. Luca 6:12,13); prima della sua miracolosa trasfigurazione sul monte, mentre era insieme agli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo (cfr. Luca 9:28,29). Stava pregando quando uno dei discepoli gli chiese: “Signore insegnaci a pregare”, cosicché insegnò loro la preghiera del “Padre nostro” (cfr. Luca 11:1-4). Pregò prima di compiere ogni miracolo: ad esempio, prima di risuscitare il suo amico Lazzaro “alzò lo sguardo al cielo e disse: «Padre, ti ringrazio perché  mi hai ascoltato»” (Giovanni 11:41 – PdS). Quindi ci chiediamo: se il Figlio e il Padre sono “un Dio solo”, come insegna il catechismo cattolico, chi pregava Gesù? … forse se stesso? …
La notte in cui fu arrestato per essere poi processato e condannato a morte, Gesù si trovava nell’orto di Getsemani sul Monte degli Ulivi; lì si inginocchiò e pregò: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua”. Poi il racconto narra: “Allora gli apparve un angelo dal cielo per dargli forza” (Luca 22:42,43 – Di).  Quindi c’è ancora da chiedersi: se “le Persone divine sono inseparabili anche nelle loro operazioni”, come dice sempre il catechismo cattolico (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 267), come mai il Figlio ha una volontà diversa da quella del Padre? … e se il Padre è “Dio onnipotente” (cfr. Genesi 17:1; Apocalisse  15:3), come mai il Figlio, che secondo la teoria trinitaria è “consostanziale” al Padre, ebbe bisogno di essere rafforzato da un angelo?
Sotto qualsiasi aspetto la vogliamo esaminare, alla luce delle Sacre Scritture la dottrina trinitaria appare sempre irragionevole e irreale. I suoi arzigogolati concetti hanno l’unico effetto di creare confusione nella mente dei fedeli e il loro allontanamento dalla verità riguardo al proposito di Dio
Perché viene insegnata?
Tutte le maggiori religioni del cristianesimo apostata, cattolico, ortodosso e protestante, accettano la dottrina della Trinità come articolo di fede. Ma anche le religioni non “cristiane” insegnano il concetto di una trinità in termini simili al linguaggio dei teologi del cristianesimo apostata. Riguardo alle trinità dell’induismo, del buddismo e del cristianesimo apostata,  Edward Washburn Hopkins, professore di sanscrito e filologia comparativa  della Yale University, Connecticut – USA, nel suo libro Origin and Evolution of Religion ha scritto: “Le tre trinità come espressioni religiose sono identiche … Si può dire: Credo in Dio come divinità, e nell’incarnazione divina, e nello Spirito Santo creativo, come cristiano, come visnuita o come buddista”. Questo denota la comune origine della dottrina la cui storia inizia prima della cultura filosofica greca e risale all’antico Egitto e, ancor prima, all’antica Babilonia o Babele che la Parola di Dio indica come la sede di inizio dei misteri religiosi e di tutta la falsa religione sulla terra (cfr. Genesi 10:8-10; Apocalisse 17:4,5). Il dogma trinitario è una menzogna religiosa inventata dal “padre della menzogna”, Satana il Diavolo, e diffusa in tutta la terra da quelli che rappresentano il suo “seme” terreno, i capi religiosi che hanno sostituito la tradizione umana alla Parola di Dio (cfr. Genesi 3:15; Matteo 15:6-9; Giovanni 8:44). Ha lo scopo di gettare confusione su Dio e il suo proposito e allontanare le persone dalla verità.
La diffusione di questo falso insegnamento ha avuto buon gioco grazie alla generale ignoranza delle persone, anche dei cosiddetti “cristiani”, di ciò che la Parola di verità di Dio effettivamente insegna. Queste, come la donna samaritana che incontrò Gesù al pozzo di Sichem, la città adottiva di Giustino Martire, adorano un Dio che non conoscono, un Dio misterioso secondo la tradizione umana e non l’adorano secondo verità (cfr. Giovanni 4:19-24). Ai cristiani del I secolo che iniziavano ad essere minacciati dal pericolo di inquinamento delle verità insegnate da Gesù e dai suoi fedeli apostoli, l’apostolo Giovanni diede questo buon consiglio: “non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo” (1Giovanni 4:1 – CEI). Noi tutti abbiamo a disposizione una sola fonte autorevole per mettere alla prova ciò in cui si crede: la Parola di Dio perché, come disse Gesù stesso, rivolgendosi al Padre in preghiera: “la tua parola è verità” (Giovanni 17:17). Usando l’ispirata Parola di Dio, si attinge alla verità anziché alle dottrine inquinate dalla filosofia umana e demonica. Il saggio scrittore dei Proverbi scrisse: “Lo sciocco crede ad ogni parola, ma l’uomo prudente fa bene attenzione ai suoi passi” (Proverbi 14:15 – Di). Proteggiamo noi stessi e i nostri cari dalle menzogne religiose accertandoci che ciò che ci è stato insegnato sia in armonia con la Parola di verità di Dio.

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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