LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XIII

“NESSUNO VI INGANNI IN NESSUN MODO … INFATTI DOVRÀ AVVENIRE L’APOSTASIA E DOVRÀ ESSERE RIVELATO L’UOMO INIQUO”

2Tessalonicesi 2:3

001

Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò”.
Anteprima
Con la parabola del grano e della zizzania, riportata nel vangelo di Matteo al capitolo 13 (vv. 24-30; 36-42) Gesù profetizzò l’avvento di una grande apostasia con la quale il suo ispiratore, Satana il Diavolo, avrebbe tentato di soffocare la verità riguardo al proposito di Dio da lui dichiarata. Già dopo la sua morte iniziarono i primi tentativi di Satana di introdurre falsi insegnamenti nella nuova chiesa cristiana, azione che fu però contrastata e contenuta dai continui avvertimenti che i fedeli apostoli di Gesù diedero alle comunità cristiane. Ma dopo la morte degli apostoli il Diavolo ebbe via libera per cominciare a introdurre sistematicamente tra i cristiani menzogne dottrinali che dovevano confondere le persone e allontanarle dalla speranza del Regno di Dio. Per portare avanti tale operazione egli si servì di uno strumento che l’apostolo Paolo chiamò “l’uomo iniquo” e, successivamente, l’apostolo Giovanni definì “l’anticristo” (cfr. 2Tessalonicesi 2:3; 1Giovanni 4:3).
Sull’identità di tale personaggio si è molto dibattuto nel passato e continua tutt’oggi ad essere oggetto di controversie tra le varie istituzioni religiose che si definiscono cristiane. Chi è veramente “l’uomo iniquo” o “l’anticristo”? È di fondamentale importanza scoprirlo perché ci sono in ballo le prospettive di vita future di tutti quelli che si dichiarano cristiani; l’apostolo Paolo, infatti, disse che tale personaggio si sarebbe manifestato “nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi” (2Tessalonicesi 2:9,10 – CEI). L’unico che può rivelare tale mistero è Dio stesso, come è scritto: “c’è un Dio nel cielo che svela i misteri” (Daniele 2:28 – CEI). Il modo con cui lo fa è per mezzo della sua Parola scritta ed è a questa che possiamo rivolgerci con piena fiducia perché è l’unica fonte di verità che abbiamo a disposizione (cfr. Giovanni 17:17). Come la Parola di Dio ci aiuta a identificare “l’uomo iniquo” o “l’anticristo”? …

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Navigando come mio solito sul Web mi sono imbattuto nel blog di un certo S. V., che si definisce “Scrittore, Biblista, Officiale dell’Archivio Segreto del Vaticano e docente di Sacra Scrittura presso la Pontificia Università della Santa Croce”, il quale ha scritto un libro intitolato “I grandi misteri irrisolti della Chiesa” con cui si è prefisso di “ricostruire la fisionomia del mondo di Dio e di quello del male” e individuare “quale sono i progetti di entrambi questi due mondi e chi sono i loro collaboratori”. Nel suo blog ha pubblicato un post, tratto da un capitolo del suo libro, che ha particolarmente attratto la mia attenzione: il titolo è “L’Anticristo e gli anticristi”. L’autore prende spunti dai seguenti versetti biblici:
 “Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose? E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità” (2Tessalonicesi 2:3-12, CEI);
ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo. Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto questi falsi profeti, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta” (1Giovanni 4:3-5, CEI).
Partendo da questi versi egli dichiara di voler parlare dei “sinistri collaboratori del male e di come essi, subdolamente, si infiltrano anche nella Chiesa, perfino giungendo al suo cuore” e dice: “Sono chiamati falsi profeti perché cercano di relativizzare la figura di Gesù Cristo negando la sua divinità, ma soprattutto cercando di ingannare l’umanità proponendo una forma più alta e più pura di religiosità, che però è riflesso ed esaltazione del proprio narcisismo. Una religiosità che non ha più nulla a che fare con Dio, ma che è al servizio di grandi e occulti poteri detentori, in un particolare momento storico, del monopolio culturale e politico e per i quali la tradizione religiosa, soprattutto il cattolicesimo, è considerata l’avversaria da distruggere”.
Dunque egli applica le suindicate parole profetiche a coloro che, nella sua immaginazione – poiché lo dichiara ma non ne fornisce prove scritturali – minacciano la Chiesa, la sua Chiesa, la Chiesa Cattolica, ricollegandosi perfino al tanto decantato terzo segreto di Fatima che descriverebbe l’attacco finale del male contro i veri seguaci di Dio e del Cristo, che sarebbero, a suo parere, i presunti successori dell’apostolo Pietro, al quale Gesù avrebbe conferito l’incarico di pastore della Chiesa universale (dal greco katholicòs). Questa sua interpretazione si allinea con quella ufficiale della Chiesa Cattolica stessa che nel suo Catechismo recita “Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne … Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato «intrinsecamente perverso»” (Catechismo della Chiesa cattolica, 675-676).
Quanto sono corrette, alla luce delle Sacre Scritture, tali interpretazioni?
Gesù profetizzò lo sviluppo di una grande apostasia
Certamente sia l’apostolo Giovanni che l’apostolo Paolo scrivendo quegli avvertimenti avevano in mente quello contro la grande apostasia dato da Gesù e riportato nel vangelo di Matteo, al capitolo 13. Gesù, infatti, fece l’illustrazione di un uomo che aveva seminato del buon seme nel suo campo ma “mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò”. Quando i suoi servi se ne accorsero chiesero al padrone se dovevano sradicare la zizzania, ma questi disse loro di non farlo “perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano”. Avrebbero dovuto lasciare crescere insieme l’una e l’altro fino al tempo della mietitura quando i frutti sarebbero stati maturi ed essi potevano riconoscere il vero grano dalla zizzania quindi separare l’uno dall’altra, raccogliendo il buon grano e bruciando la zizzania (cfr. Matteo 13 24-30, CEI). Riguardo al significato profetico di questa parabola, Gesù stesso si pronunciò dicendo: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro” (Matteo 13:37-43, CEI).
Appare, dunque, abbastanza chiaro il tipo di avvertimento che Gesù diede ai suoi fedeli apostoli. Egli stesso era il simbolico “uomo” che aveva seminato il buon seme della verità nel mondo, il quale avrebbe prodotto i “figli del regno” cioè uomini fedeli al regno di Dio, che lo avrebbero annunciato in tutta la terra e ne avrebbero sostenuto le leggi e i princìpi morali. Ma il nemico della verità, il padre della menzogna, Satana il Diavolo, avrebbe seminato in mezzo a loro “i figli del maligno”, simboleggiati dall’infestante zizzania (cfr. Giovanni 8:44). Sebbene i suoi “servi” se ne accorgessero, l’uomo della parabola disse loro di non intervenire subito, nel timore che quell’azione potesse danneggiare anche la crescita del buon grano. Perciò il simbolico “grano” e la simbolica “zizzania” sarebbero cresciuti insieme per un certo periodo, fino alla fase della mietitura, cioè fino al tempo della fine del mondo satanico, quando le piante mature avrebbero permesso di riconosce il grano dalle zizzanie e separarli senza ulteriori danni! Pertanto Gesù  stava mettendo in guardia i suoi discepoli contro lo sviluppo di una grande apostasia, cioè di un importante allontanamento dalla verità che lui aveva insegnato usando la Parola di Dio, apostasia che avrebbe tentato, come le zizzanie col grano, di soffocare lo sviluppo del vero cristianesimo.
Il Diavolo aveva già fatto un’operazione del genere con la nazione di Israele, facendola allontanare dalla verità esposta nella Parola di Dio, di cui per tanti secoli ne era stata custode. Quel popolo venne letteralmente accecato riguardo all’adempimento delle profezie bibliche al punto che, nonostante queste additassero chiaramente sia il tempo che le circostanze della venuta del Messia da esso tanto atteso, quando si presentò al tempo stabilito non lo riconobbe e lo mise a morte (cfr. Daniele 9:24-27; Luca 3:15). Come Satana ci era riuscito? Gesù stesso lo spiegò dicendo a coloro che ritenne coinvolti in tale spregevole operazione: “avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini” (Matteo 15:6-9, CEI). A chi Gesù rivolse tali parole? Agli “scribi” e ai “farisei” (v. 1). Questi componevano una classe di persone molto influente sotto l’aspetto religioso in quanto versata nella Legge mosaica, perciò erano considerati “dottori” o “maestri” della Legge. A motivo di ciò si sentivano superiori agli altri Israeliti e volendo distinguersi iniziarono a vestire diversamente dal resto della popolazione: il racconto biblico dice che allungavano le frange delle loro vesti e che amavano il plauso degli uomini e i titoli altisonanti (cfr. Matteo 23:5-10). Nel corso del tempo avevano sviluppato uno sconcertante dedalo di regole minuziose e tecniche, frutto di una tradizione tramandata oralmente in aggiunta alla Legge. Ciò che ne conseguì fu una religione di facciata, un mero ritualismo che annullava di fatto la semplicità della Parola di Dio rendendo gravoso il seguirla e opprimeva la popolazione (cfr. Matteo 23:4). Essi, inoltre, trasformarono l’originale speranza messianica di un Regno celeste che doveva governare non solo sugli ebrei ma divenire un “vessillo per i popoli”, in una speranza di natura politica e nazionalistica poiché si aspettavano che il promesso liberatore della casa di Davide li liberasse dal giogo dell’odiato usurpatore straniero. Quando Gesù fece loro comprendere che non era il condottiero che li avrebbe portati alla vittoria sui loro nemici politici e religiosi perché il suo Regno “non è di questo mondo” allora lo rigettarono e lo misero a morte (cfr. Giovanni 6:14,15; 18:36; 19:15,16).
Inizio dell’apostasia
Ora Satana ci riprovava anche con la nascente chiesa cristiana mettendo a frutto la precedente esperienza maturata col popolo ebraico! Già nel I secolo egli si mise all’opera se, appena una ventina d’anni dopo la morte di Gesù l’apostolo Paolo sentì la necessità di scrivere ai cristiani di Tessalonica che l’apostasia era “già in atto”. In che modo?  L’apostolo Pietro lo rivelò nella sua seconda lettera ai conservi cristiani, allorché scrisse: “vi saranno fra voi dei falsi dottori che introdurranno di nascosto eresie di perdizione … E molti seguiranno le loro deleterie dottrine, e per causa loro la via della verità sarà diffamata. E nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole bugiarde” (2Pietro 2:1-3, Di). La tattica del Diavolo non era cambiata, continuò a servirsi di uomini spinti dall’orgoglio personale, dall’egoismo e dal desiderio di preminenza nella comunità. Tramite persone di tale sorta il Diavolo iniziò a diffondere la sua zizzania teologica, “eresie di perdizione” e “deleterie dottrine”, allo scopo di soffocare la verità della Parola di Dio. Scrivendo a un giovane missionario cristiano negli anni 60 del I secolo, l’apostolo Paolo lo avvertì proprio contro questo pericolo, facendo addirittura nomi ed esempi di falsi insegnamenti (cfr. 1Timoteo 1:18-20; 4:1-3; 2Timoteo 2:16,17).
Questi uomini vennero definiti dall’apostolo Pietro “falsi dottori”. Perché? Come i “farisei” e gli “scribi” ebrei essi erano persone dotte, studiosi che davano somma importanza alla conoscenza umana con la quale soffocarono i semplici insegnamenti biblici. Fu per questo motivo che l’apostolo Paolo disse ai suoi conservi cristiani: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8 – CEI). Dopo l’anno 36, quando l’apostolo Pietro aprì le porte del cristianesimo ai cosiddetti “gentili”, cioè persone non di origine ebraica, con la conversione del centurione romano Cornelio e di tutta la sua famiglia, ci fu nel cristianesimo un grande afflusso di “gentili preparati nel campo filosofico”; questi ammiravano la sapienza dei greci e credevano di trovare somiglianze tra la filosofia greca e gli insegnamenti delle Scritture e “si accinsero al loro lavoro sistematico per mostrare come, sotto il linguaggio semplice in cui le Scritture amano esprimersi, si nascondono le dottrine dei filosofi espresse negli oscuri termini tecnici coniati presso l’Accademia, il Liceo e la Stoa [scuole filosofiche greche]” (Harry Austryn Wolfson, The Crucible of Christianity). Tale atteggiamento diede alla filosofia e alla terminologia greca ampio modo di infestare la verità biblica con dottrine di origine pagana.
Finché furono in vita gli apostoli combatterono strenuamente contro tale tendenza, dando continui avvertimenti ai membri delle varie comunità cristiane. Ma quando si addormentarono nella morte, come aveva predetto Gesù nella sua illustrazione dicendo “mentre tutti dormivano”, il nemico, Satana il Diavolo, ebbe via libera per cominciare a introdurre sistematicamente nella chiesa cristiana “eresie di perdizione”, “deleterie dottrine”, cioè falsi insegnamenti che dovevano confondere le persone e allontanarle dalla speranza del Regno di Dio! Verso la fine del I secolo, infatti, l’ultimo degli apostoli ancora in vita, Giovanni, scrisse: “questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri” (1Giovanni 2:18,19 – CEI). A partire dal II secolo il sottile influsso della filosofia greca, a cui i “falsi dottori” si collegarono, divenne un fattore determinante nello sviluppo dell’apostasia che seguì alla morte degli apostoli. Chi furono alcuni di questi “falsi dottori”?
Dice di uno di essi  la New Encyclopædia Britannica: “La sua mente fu il crogiolo in cui la religione del Nuovo Testamento si fuse nel modo più assoluto con la tradizione platonica della filosofia greca; e fu anche il mezzo mediante cui il prodotto di questa fusione fu trasmesso ai reami cristiani del cattolicesimo medievale e del protestantesimo del periodo rinascimentale”. Sapete di chi sta parlando? Di Sant’Agostino, “dottore” della Chiesa! … Di un altro personaggio la stessa enciclopedia afferma: “aveva assorbito il più aggiornato sapere greco, cristiano e pagano – in particolare le opere … del pagano neoplatonico Plotino”. Di chi parla? Di Sant’Ambrogio, “dottore” della Chiesa! … Nel libro Griechische Kirchenväter (I Padri greci – Ed. italiana a cura di O. Soffritti, trad. di M. Bellincioni e M. Fontana, Paideia, Brescia, 1967), il suo autore, Hans von Campenhausen, membro dell‘Accademia delle Scienze di Heidelberg e uno dei più importanti storici della chiesa protestante,  ha scritto: “A quanto risulta dai suoi stessi scritti, gli autori che egli amò per tutta la vita e plasmarono insensibilmente la sua espressione e il suo stile furono Platone, Omero, ed anche gli storici e naturalmente i retori”. A chi si riferisce? A Basilio il Grande, “dottore” della Chiesa! … Norman Cohn, storico e sociologo membro dell’Accademia Britannica, nel suo libro The Pursuit of the Millennium: Revolutionary Millenarians and Mystical Anarchists of the Middle Age (I fanatici dell’Apocalisse trad. di A. Guadagnin, Edizioni di Comunità, Milano, 1976), dice: “Basandosi più sulla filosofia greca che sulla Bibbia … annacquò la meravigliosa speranza di benedizioni terrene sotto il Regno messianico trasformandolo in “un evento che si sarebbe verificato … nelle anime dei credenti””. A chi si riferisce? A Origene “dottore” della Chiesa.
Insegnamenti apostati introdotti nella chiesa cristiana
Quali furono alcune delle più importanti dottrine filosofiche pagane che corruppero la verità biblica? La prima, ripresa dai pensieri di Platone, è che l’uomo sia dotato di un anima immortale. Tale credenza induce a credere che l’anima alla morte vada in qualche luogo, in un cielo di beatitudini, in un purgatorio per la purificazione o in un inferno di fuoco per il tormento eterno. Questo contraddice totalmente gli insegnamenti biblici, come quelli di Salmo 146:4 (VR e Di; 145:4 – CEI), di Ecclesiaste 9:5,10; di Ezechiele 18:4 (Di), di Matteo 10:28, solo per citarne alcuni, e dà una falsa speranza all’umanità allontanandola dal vero proposito di Dio di popolare la terra di persone disposte a fare la sua volontà (cfr. Salmo 115:167 – VR e Di; 114:16 – CEI). Tale insegnamento distorce la mente anche dalla speranza millenaria di un paradiso restaurato sulla terra dal celeste Regno messianico. The Catholic Encyclopedia afferma infatti: “S. Agostino si convinse che non ci sarebbe stato nessun millennio … il grande Dottore … dà una spiegazione allegorica del capitolo 20 dell’Apocalisse … Questa spiegazione dell’illustre Dottore fu adottata dai successivi teologi occidentali, e il millenarismo nella sua forma iniziale non fu più sostenuto” (cfr. Apocalisse 20:4). Il catechismo cattolico succitato si basa su questa filosofica, falsa interpretazione!
Un’altra dottrina di chiara origine pagana e filosofica è quella della Trinità, il cui scopo è quello di sminuire il valore espiatorio del sacrificio di Cristo predisposto dal Padre per soddisfare la sua giustizia e nello stesso tempo riscattare la razza umana dal peccato istigato da Satana. Né il termine “trinità” né il concetto stesso ricorre mai in tutti i sacri scritti che, al contrario, dichiarano che Gesù è una creatura e non il Creatore, che è sottomesso al Padre e non uguale (cfr. Colossesi 1:15; Giovanni 14:28). Da allora è seguito un interminabile elenco di “eresie di perdizione” e “deleterie dottrine”, che passa attraverso la “venerazione e adorazione delle creature al posto del Creatore”, cioè di uomini e donne dichiarati “santi”, pratica aborrita da Dio (cfr. Romani 1:25); attraverso l’uso di immagini nell’adorazione in contrasto con il comando divino di fuggire l’idolatria (cfr. Esodo 20:4,5; Isaia 42:8; 1Corinzi 10:14); attraverso l’indebito ruolo di intercessora attribuito a Maria, la madre di Gesù, contrariamente all’insegnamento apostolico che c’è un unico mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù (cfr. 1Timoteo 2:5) o la sua dichiarata “immacolata concezione”, che contrasta quanto asserito dalla Scrittura, cioè che tutti i discendenti di Adamo, Maria inclusa, hanno ereditato alla nascita una condizione peccaminosa (cfr.  Romani 3:23; 5:12) o la sua improponibile “assunzione in cielo con il corpo”, ritenuta impossibile nelle Scritture (cfr. 1Corinzi 15:50), e tante altre ancora.
Rivelato “l’uomo iniquo” o “l’anticristo”
Col tempo questi uomini “dotti”, ambiziosi ed arroganti, stabilirono una gerarchìa, o un complesso di autorità ecclesiastiche basata sui privilegi, diritti, abiti e abitudini particolari che nulla aveva a che fare con il modello della primitiva chiesa cristiana. E uno di questi, il “vescovo” di Roma, si arrogò la pretesa di essere successore di una inesistente linea di discendenza dell’apostolo Pietro nell’incarico di “vicario” di Cristo, e venne quindi riconosciuto da molti quale vescovo supremo e papa. Per “innalzarsi” al di sopra dei fedeli essi hanno ha assunto titoli come “reverendo”, “reverendissimo”, “padre”, “eminenza”, “santo padre”, e simili (cfr. 2Tessalonicesi 2:4). Addirittura, riguardo al più alto “in grado” di essi, nel dizionario ecclesiastico di Lucio Ferraris si legge: “Il papa è di tale dignità e altezza che è non semplicemente un uomo, ma, per così dire, Dio, e il Vicario di Dio … Il papa è, per così dire, Dio sulla terra, il solo principe dei fedeli di Cristo, il massimo re di tutti i re …  può a volte contrastare la legge divina” (Prompta Bibliotheca Canonica, Juridica, Moralis, Theologica, nec non Ascetica Polemica, Rubricistica, Historica di Lucio Ferraris). Al riguardo va ricordato che le istruzioni che Gesù aveva dato ai suoi discepoli erano l’esatto contrario poiché disse loro: “voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo” (Matteo 23:8-11, CEI).
Vi appare chiaro chi è “l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio” o “l’anticristo” di cui parlarono gli apostoli?
No, non è colui che “nega la divinità di Cristo”, come afferma lo scrittore del libro citato all’inizio, poiché, peraltro, Cristo stesso negò di essere Dio; come scrisse ai cristiani di Filippi l’apostolo Paolo, egli “non considerò l’uguaglianza con Dio qualcosa da afferrare” (Filippesi 2:6 – The New Jerusalem Bible; cfr. anche Giovanni 14:28). Neanche è colui che crede fermamente nel millenario Regno di Cristo, insegnato dalla Scrittura, ma rigettato dalla classe clericale della Chiesa Cattolica che continua a sostenere i vari governi umani a vantaggio del proprio potere temporale e dei propri privilegi (cfr. Daniele 2:44; Apocalisse 20:4). Non è un singolo uomo, come molti immaginano, ma una classe di persone che hanno dato più importanza alla conoscenza e alla tradizione umana che non alla Parola di Dio e hanno insegnato “dottrine che sono precetti di uomini” in netto contrasto con gli insegnamenti di Gesù, per questo vengono definiti “anticristi”. Questa classe di persone è stata composta, in ogni tempo, a partire dal II secolo d.C a tutt’oggi, dal gruppo dei superbi e ambiziosi ecclesiastici del cristianesimo apostata, cattolici, ortodossi o protestanti che siano, i quali nel corso dei secoli si sono autoesaltati pretendendo di essere legge a se stessi e hanno barattato le verità di Dio con menzogne pagane, insegnando dottrine antiscritturali come l’immortalità dell’anima umana, l’inferno di fuoco, il purgatorio e la Trinità e promuovendo pratiche condannate dalla Parola di Dio, quale l’uso di immagini nell’adorazione e la venerazione e adorazione di creature umane.

009

I capi religiosi ebrei furono i responsabili dell’apostasia del popolo di Israele al tempo di Cristo! Gesù li accusò di essere figli del Diavolo, il padre della menzogna, e di aver soffocato la verità biblica dando più importanza alla tradizione umana. Essi ostentavano una forma di adorazione ipocrita e formale, erano amanti del potere, bramosi di privilegi e avidi di denaro. Non esitarono a mettere a morte il Messia tanto atteso per conseguire i loro sordidi interessi. Di loro Gesù disse: “Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo” (Matteo 15:6-9; 23:4-9; Giovanni 8:44 – CEI).
Come loro anche gli ecclesiastici del cristianesimo apostata hanno dato più importanza alla tradizione umana diffondendo falsi insegnamenti che non si trovano nella Parola di Dio e allontanando i fedeli delle loro chiese dalla verità. Hanno dato vita a una religione basata sull’esteriorità, sul ritualismo e sulla pomposità adottando dottrine e pratiche pagane, come la Trinità, l’inferno di fuoco e l’immortalità dell’anima, la venerazione di “santi” e l’uso idolatrico di immagini. Danno un pessimo esempio in campo etico compiendo opere contrarie alle leggi e ai princìpi morali di Dio generando un clima di degrado morale che ha disonorato il Creatore dell’universo. Si sono macchiati di una enorme colpa sostenendo crociate, inquisizioni e guerre in cui si è sparso il sangue di milioni di persone. Hanno benedetto e pregato per entrambe le parti coinvolte in guerre in cui membri delle loro stesse religioni si sono uccisi a vicenda. Hanno sostenuto i governi politici umani incoraggiando i loro fedeli a sperare in essi invece che nel Regno di Dio per la soluzione dei problemi del genere umano. Si, hanno dimostrato senza ombra di dubbio di essere il composito “uomo iniquo” o “l’anticristo” di cui si parla nelle Sacre Scritture!
007Il clero del cristianesimo apostata ha dimostrato di essere “l’uomo iniquo” o “l’anticristo” di cui si parla nella Parola di Dio
Vi sembra forse una valutazione troppo severa di questa classe clericale? La risposta potete trovarla nella regola che Gesù diede per identificare i falsi profeti: “Li riconoscerete dai loro frutti” (Matteo 7:15,16 – VR). Riguardo a tali persone l’apostolo Pietro disse che “molti li seguiranno nella loro dissolutezza; e a causa loro la via della verità sarà diffamata” (2Pietro 2:2 – VR). La parola qui tradotta dissolutezza (greco aselgeiais) denota licenziosità, sfrenatezza, indecenza, sfrontatezza, condotta vergognosa. Questa è esattamente la condotta tenuta da moltissimi rappresentanti di quella iniqua classe di persone: basta esaminare le storie di vita scellerata di vescovi, cardinali e papi dediti alla fornicazione, allo stupro, all’omosessualità, alla pedofilia, all’incesto o resi famosi dalla loro efferata crudeltà nel torturare e mettere a morte chiunque osava ribellarsi al loro potere, o dalla loro simonia (il commercio delle cariche ecclesiastiche), o dal loro nepotismo (assegnazione di cariche, titoli e beni ai loro parenti), storie non solo remote ma di drammatica attualità! E, proprio come disse l’apostolo Pietro, molti loro fedeli hanno seguito lo stesso corso di dissolutezza, come dimostra la diffusa immoralità, l’avidità, la corruzione, la menzogna e la violenza ampiamente praticate nelle nazioni cosiddette “cristiane”. Come scrisse ancora l’apostolo Paolo, “dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, abominevoli come sono, ribelli e incapaci di qualsiasi opera buona” (Tito 1:16 – CEI). Proprio come l’Israele al tempo di Gesù, anche per queste nazioni la religiosità è di facciata, basata sul ritualismo, sulla pomposità, che agisce esattamente come una droga che intorpidisce le coscienze e riempie il cervello di fantasie che servono ad evadere da una triste realtà di povertà spirituale. Una religiosità che rende le persone di mente ristretta, superstiziose e piene di rabbia, di odio e di paura e che, come scrisse l’apostolo, le rende soggette alla “potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi” (2Tessalonicesi 2:9,10 – CEI).
La fine dell’ “anticristo”
L’apostolo, però, concluse i suoi avvertimenti dicendo: “La loro fine sarà secondo le loro opere”, perché “il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta” (2Corinzi 11:13-15; 2Tessalonicesi 2:8 – CEI). Il destino del clero del cristianesimo apostata è segnato! In base alla profezia e alla cronologia biblica sappiamo che Gesù ha assunto pieni poteri come Re del Regno di Dio dall’anno 1.914 d.C. e da quell’anno il sistema di cose istituito da satana sulla terra è entrato nel periodo della sua fine (vedi i miei post del 3 settembre e del 1 ottobre 2011 – UNA STORIA FINITA – XXIII e XXIV parte); perciò è arrivato anche il tempo in cui il Signore Gesù farà i conti con questo simbolico “uomo iniquo”. Ciò che accadrà tra breve è descritto nel libro di Apocalisse al capitolo 17 dove è detto che i governi politici della terra, con i quali il clero, a mo’ di una prostituta spirituale, ha sempre stretto alleanze rendendosi “nemico di Dio” (cfr. Giacomo 4:4), messi alle strette dall’incalzare degli eventi difficili che il mondo intero sta vivendo, vedrà questa classe clericale per quella che è sempre stata: un ostacolo alla verità, alla libertà, al progresso, alla pace, alla giustizia, e vorrà liberarsene, perciò “la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco” (Apocalisse 17:16 – CEI). Questo è certo, perché sarà Dio stesso a spingere gli avvenimenti in tal senso, come è scritto: “Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo piano … in modo che si compiano le parole di Dio” (La Bibbia Nuovissima – Ed. San Paolo).
Dunque, un grande pericolo sovrasta tutti quelli che seguono il clero del cristianesimo apostata! Nel nostro giorno l’apostasia è ormai giunta al suo culmine. Come predisse Gesù nella sua parabola del grano e della zizzania il suo cattivo frutto è del tutto maturato e il suo marciume è rivelato e scoperto, così che tutti quelli che desiderano la verità possono cercarla e trovarla. Chi ama la verità deve investigare a fondo per evitare di seguire un “empio inganno”. Questo può significare vita o morte, poiché Dio ha permesso “una potenza di inganno” per quelli che vogliono credere alla menzogna, quelli che considerano l’“uomo iniquo” come rappresentante di Dio, o anche di più, come Dio in terra, accettando le sue parole come se fossero superiori a quelle dell’Onnipotente Dio scritte nella sua Parola. Perciò una condotta saggia oggi è quella di esaminare le prove che identificano e smascherano “l’uomo iniquo” e le sue menzogne dottrinali per scoprire quanto invece sono meravigliose le promesse di Dio contenute nella sua Parola le quali sono state oscurate dai falsi insegnamenti del clero del cristianesimo apostata.

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Una risposta a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XIII

  1. Petra M. Mcneil ha detto:

    Né l’arte del Trecento, né quella del Rinascimento hanno modificato la figura di Cristo. I primitivi Fiorentini e Senesi rappresentarono Gesù nello stesso modo che i Bizantini loro contemporanei, ma con una più grande ricerca della verità umana. Non altrimenti fecero gli artisti settentrionali; i quali, anche quando introdussero arditamente in costumi contemporanei i personaggi delle scene evangeliche, conservarono a Gesù le vesti e il tipo tradizionali, eccezione fatta per alcuni soggetti particolari, p. es. nel caso di “Cristo-Re”. S’intende che, nei particolari e nell’espressione del viso, le varianti furono tante quante le epoche, i paesi e il temperamento degli artisti: né è possibile enumerarle. Notiamo tuttavia che il viso imberbe è stato usato qualche volta. L’idea di dare a G. lineamenti di carattere etnico rimase estranea agli artisti del Rinascimento, perfino a quelli più portati verso il realismo, essendo loro unica preoccupazione di esprimere in forma sensibile il concetto che essi si facevano dell’Uomo-Dio.

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