LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XV

“CHE HO A CHE FARE CON TE, O DONNA?”

Giovanni 2:4

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Anteprima
“Celebriamo in te le grandi opere di Dio, che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla. Accogli con benevolenza di Madre l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia, dinanzi a questa tua immagine a noi tanto cara”. Così il papa Francesco I ha “consacrato” il mondo “al cuore immacolato di Maria” domenica scorsa, 13 ottobre. L’immagine a cui si riferiva era quella della Madonna di Fatima portata a Roma per l’occasione. Che significa la “consacrazione al cuore di Maria”? Secondo la spiegazione data da “Padre” Carlos Cabecinhas, rettore del santuario di Fatima, “significa affidarsi con fiducia a Lei … per ottenere la pace in un mondo dilaniato dalle guerre”. Negli ultimi 70 anni per ben tre volte i papi della Chiesa Cattolica hanno dedicato il mondo alla Madonna supplicandola di portare la pace ma i risultati sono stati piuttosto deludenti. Dalla prima volta in cui questo atto è stato fatto, nel 1942 dal papa Pio XII, ad oggi, si calcola che siano scoppiate nel mondo ben 25 guerre tra stati e 125 conflitti civili che hanno causato circa 20 milioni di morti tra il genere umano. Perché questo fallimento? E che speranza abbiamo che questa volta l’invocazione di pace venga soddisfatta? Le invocazioni alla Madonna sono un aspetto tipico del culto che la Chiesa Cattolica ha riservato a Maria, la madre di Gesù. Questo culto include diversi dogmi sulla persona di Maria che sono stati formulati in un tempo posteriore al cristianesimo apostolico, spesso dopo molte controversie e che sono tutt’ora oggetto di profonda divisione tra persone che si dichiarano “cristiane” e proclamano la loro fede nello stesso Dio. Come questo possa essere compatibile con l’unione che Gesù invocò per tutti i suoi veri discepoli e che caratterizzò la chiesa apostolica è davvero un mistero eppure tali persone perseverano nelle proprie rispettive contrapposte posizioni credendo tutti di essere approvati (cfr. Giovanni 17:20-23; Efesini 4:13). La questione è sempre la stessa, i dibattiti avvengono in base a punti di vista personali assunti dai vari “teologi” che spesso si rivolgono, per sostenere le loro opinioni, alla filosofia e alla storia religiosa pagana. Dimenticano facilmente che per i cristiani la verità è esclusivamente quella espressa nella Parola di Dio che viene in tal modo mortificata a vantaggio della tradizione umana (cfr. Matteo 15:6-9; Giovanni 17:17). Che dire, dunque, dei tanto discussi e contrastati dogmi mariani? Sono essi fondati sulla Parola di verità di Dio o sono solo “precetti di uomini” che rendono vana la fede di chi ci crede? Quanti di quelli che ci credono se ne sono accertati mettendo in pratica il consiglio apostolico “Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova”? (2Corinzi 13:5; cfr. anche 1Tessalonicesi 5:21). Questo post vuole essere proprio una occasione per fare questo … …

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Domenica scorsa, nel giorno che viene considerato l’anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima (13 ottobre 1917), si è svolta nel mondo cattolico una “giornata mariana” con la partecipazione di fedeli appartenenti a molte delle associazioni legate al culto mariano. Per l’occasione è stata portata a Roma anche la statua originale della Madonna di Fatima. La manifestazione è stata classificata dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione un “grande evento” nell’anno della fede proclamato per il 2013 dalla Chiesa Cattolica e nella sua omelia domenicale il papa Francesco I ha consacrato  il mondo al “cuore immacolato di Maria”.
Cosa significa la “consacrazione al cuore di Maria”? Secondo la spiegazione data da “Padre” Carlos Cabecinhas, rettore del santuario di Fatima, “significa affidarsi con fiducia a Lei … per ottenere la pace in un mondo dilaniato dalle guerre”. I papi cattolici non sono nuovi a questo tipo di manifestazione: già nel 1942 il papa Pio XII consacrò tutta la Chiesa e il mondo intero al “cuore immacolato di Maria”, mentre il papa Giovanni Paolo II ha fatto la consacrazione al “cuore immacolato di Maria” ben due volte, nel 1984 in occasione della sua visita al santuario di Fatima e nel 2000 per l’anno giubilare. Con quali risultati? Secondo il programma di ricerca statunitense Correlates of War dalla fine della II guerra mondiale ad oggi si possono contare almeno 25 guerre tra Stati e ben 127 conflitti civili che hanno causato circa 20 milioni di morti, per la maggior parte appartenenti alla popolazione civile (http://www.correlatesofwar.org/). Sembra, dunque, che la Madonna sia stata sorda alle suppliche per la pace dei suoi devoti e che le precedenti consacrazioni del mondo al suo “cuore immacolato” siano state un fallimento. Avrà successo quella attuale?
Mentre la maggioranza dei fedeli della Chiesa Cattolica (e, per il vero, anche delle varie Chiese Ortodosse ugualmente impegnate nel culto mariano) accettano passivamente, per mera tradizione, tutto ciò che è stato loro insegnato riguardo a Maria, per gli studiosi della Parola di Dio tale manifestazione ripropone il millenario dilemma del ruolo di Maria nel proposito divino e la questione della correttezza dei dogmi proclamati intorno alla sua persona e delle manifestazioni di culto dei suoi fedeli. Leggo su molti blog le loro testimonianze di fede, le loro dichiarazioni di speranza e le loro preghiere, pertanto mi preme dichiarare che le informazioni che mi appresto a scrivere non intendono in nessun modo offendere la loro sensibilità religiosa. Esse sono il frutto della mia ricerca basata principalmente sulle Sacre Scritture che semplicemente rendo pubblica. Chiunque le legga è libero di commentarle e confutarle, se lo ritiene opportuno, purché sia fatto con senso civile e possibilmente con argomenti probanti dal punto di vista scritturale perché alla base di questo intervento c’è la salda convinzione che la Parola di Dio, per quanto riguarda il cristianesimo, è l’unica fonte di verità, come è scritto: “La sostanza della tua parola è verità” (Salmo 119:160 – VR e Di; 118:160 – CEI; cfr. anche Giovanni 17:17). Qualsiasi altra fonte diversa dalla Parola di Dio, seppur ponderabile per una ricostruzione storica della dottrina mariana, non può avere l’autorità degli scritti sacri in materia di veridicità (intendendo per questi esclusivamente i 66 libri – 39 del VT e 27 del NT – universalmente riconosciuti come parte del canone biblico).
Origine del culto mariano
Nel sito http://it.wikipedia.org/wiki/Venerazione_della_Vergine_Maria_a_Costantinopoli si legge: “Per quanto riguarda i primissimi secoli della cristianità, I secolo, il culto della Vergine non ha quasi traccia. Inizialmente infatti, la liturgia converge e si concentra intorno alla figura del Cristo in funzione del suo ruolo come figlio di Dio sulla terra”.  Negli Atti della primitiva chiesa cristiana e nelle lettere apostoliche, incluse quelle scritte dall’apostolo Pietro, considerato nel cattolicesimo il primo Papa, in tutta la letteratura biblica del I secolo non c’è, dunque, alcun accenno, ma proprio nessuna menzione, del culto di Maria. Una enciclopedia cattolica ammette: “Dato che questa dottrina non è contenuta, almeno non in modo esplicito, nelle forme primitive del Credo degli apostoli, non c’è forse nessun motivo di sorprendersi se nei primi secoli cristiani non si trova nessuna chiara traccia del culto della Beata Vergine” (The Catholic Encyclopedia). E questo è già piuttosto strano per una dottrina che viene considerata dalla Chiesa Cattolica uno dei capisaldi della fede cristiana … non vi pare?
Quand’è, allora, che il culto mariano cominciò a manifestarsi? “Al IV secolo risalgono le devotissime “Precationes ad Deiparam” di sant’Efrem il Siro morto nel 373, scritte forse per uso liturgico dai suoi monaci. Il testo ci da una prima idea dello sviluppo che la pietà mariana raggiunse in breve tempo. A lui fanno riferimento tutti i Padri e Dottori della Chiesa dei secoli IV e V, quali sant’Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Epifanio di Salamina, sant’Ambrogio, san Girolamo, sant’Agostino” (ibid). Un’altra autorevole pubblicazione (la New Encyclopædia Britannica) afferma: “La venerazione della madre di Dio ricevette impulso quando la chiesa cristiana divenne chiesa dell’impero sotto Costantino, e le masse pagane affluirono nella chiesa … La loro pietà e la loro coscienza religiosa si erano formate per millenni attraverso il culto della ‘grande madre’ e della ‘vergine divina’, aspetto che risaliva alle antiche religioni popolari di Babilonia e Assiria”.
Ecco, dunque, come e perché si sviluppò un culto che non ha fondamento né nella Parola di Dio e né ha origini apostoliche. I secoli immediatamente dopo la morte degli apostoli, i quali finché vissero impedirono il diffondersi di qualsiasi dottrina potesse corrompere il vero insegnamento cristiano (cfr. 2Tessalonicesi 2:6,7), segnarono l’inizio dell’adempimento della parabola sul “grano” e sulla “zizzania” pronunciata da Gesù per avvertire i suoi discepoli dello sviluppo della grande apostasia religiosa (cfr. Matteo 13:24-30; 36:42 – Vedi i miei post del 30 agosto 2013, LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XIII e del 14 maggio 2011, UNA STORIA FINITA – XVI parte). Da allora iniziò la simbolica “notte” durante la quale il “nemico” del Signore Cristo Gesù, cioè il Diavolo, ha seminato la zizzania” nel “campo” preparato da Cristo stesso e dai suoi fedeli apostoli, cioè ha introdotto falsi insegnamenti in mezzo al vero cristianesimo, soffocandone la genuinità. Gli imperatori pagani romani, infatti, con Costantino in testa, nell’intento di mantenere l’unità politica-sociale-religiosa nell’impero e servendosi di uomini ambiziosi, “uomini bugiardi, marchiati nella propria coscienza” (1Timoteo 4:1-3 – CEI), che miravano ad avere preminenza nella chiesa insegnando “dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé” (Atti 20:29,30 – CEI), promossero e favorirono la diffusione tra i cristiani di dottrine e pratiche pagane d’ispirazione demonica (es. l’immortalità dell’anima, la trinità, l’uso di immagini, le processioni, ecc.). Tra queste, il culto della Dea-Madre molto diffuso in quel tempo.
I principali dogmi mariani sono contrari alla verità dichiarata nella Parola di Dio
L’apostolo Paolo dovette fare i conti con questo culto a Efeso, in Asia Minore (cfr. Atti cap. 19). La Dea-Madre degli efesini si chiamava Artemide e il suo enorme tempio a Efeso era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. La sua statua era stata realizzata con oro, ebano, argento e pietra nera, con cui era fatta la faccia, le mani e i piedi, e veniva portata in processione per le strade. Il biblista Richard B. Rackham, nel suo libro The Acts of the Apostles, scrive: “Dentro il tempio [di Artemide] si conservavano … le sue immagini, i suoi reliquiari e gli utensili sacri, d’oro e d’argento, che nelle grandi feste venivano portati in città e poi riportati indietro in una sontuosa processione”. Quelle feste attiravano centinaia di migliaia di pellegrini da tutta l’Asia Minore, esattamente come le feste mariane attirano oggi migliaia di pellegrini verso i luoghi di culto di Maria. Questi compravano tempietti in argento della dea e la acclamavano con appellativi come “Grande”, “Signora”, “Regina”, “Vergine”, e vi si volgevano come a “colei che ascolta e accetta le preghiere”.
Non fu per caso, quindi, che proprio a Efeso, nel Concilio del 431 d.C., si affermò uno dei primi dogmi apostati su Maria dichiarandola “Theotokos”, parola greca che significa “Genitrice di Dio” o “Madre di Dio”. La New Catholic Encyclopedia, quindi, afferma: “L’uso di questo titolo da parte della Chiesa fu indubbiamente decisivo per lo sviluppo, nei secoli successivi, della dottrina e della devozione mariane”. Dichiarare Maria “Genitrice di Dio” costituì una contraddizione concettuale difficilmente spiegabile. Dio infatti, viene anche chiamato l’Eterno perché, come scrisse il salmista, “da sempre e per sempre tu sei” (Salmo 89:2 – CEI; 90:2 VR e Di).  Questo significa che Dio non ha avuto origine né avrà fine. E se Dio non ha avuto origine, come può avere una “Genitrice”, peraltro una donna che una origine certamente l’ha avuta, come testimonia la sua genealogia riportata nel vangelo di Luca al capitolo 3, e anche una fine, con la sua morte? Questo dogma, in effetti, fu la diretta conseguenza di un altro falso insegnamento, quello sulla Trinità, preso di sana pianta dalle antiche religioni pagane e dalla filosofia greca. Un centinaio di anni prima, infatti, nel 325 d.C. al Concilio di Nicea, venne dichiarato che Gesù era Dio, sebbene la Parola di Dio dicesse chiaramente che Gesù era solo una creatura di Dio, il suo “primogenito” e “unigenito” Figlio (cfr. Giovanni 3:16; Colossesi 1:15; Apocalisse 3:14). Da lì i vari teologi cominciarono a riflettere sulla posizione di Maria: se Gesù era Dio, Maria diventava la madre di Dio. Alcuni rimasero sconcertati da questa idea e le discussioni teologiche andarono avanti per un secolo fino al successivo Concilio di Efeso. Proprio lì, nel centro del culto pagano della Dea Madre la venerazione di Maria prese il posto della devozione a varie dee madri pagane. Come viene affermato nella Encyclopædia of Religion and Ethics (Volume XII) di James Hastings, “nel V sec. l’onore tributato alla Vergine Maria a Efeso era una forma [rinnovata] del vecchio culto pagano anatolico della Vergine Madre”.

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Artemide – Dea Madre degli Efesini

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La Madonna Nera di Loreto (AN)  e  la Madonna Nera di Viggiano (PZ)
Diverse sono le Madonne “nere” venerate nella Chiesa Cattolica. Le loro immagini ricordano con molta verosimiglianza la “Dea Madre”, l’Artemide degli Efesini, la cui statua, secondo le ricostruzioni storiche, era stata realizzata con oro, ebano, argento e pietra nera, con cui era fatta la faccia, le mani e i piedi.
Una seconda conseguenza della dottrina trinitaria, e di quella di Maria “Madre di Dio”, fu l’altro falso insegnamento della sua “Immacolata concezione”. Questo dogma venne dichiarato l’8 dicembre 1854 dall’allora papa Pio IX e riguarda la concezione e la nascita di Maria come persona perfetta e immune dal peccato originale, quello ereditato da Adamo ed Eva. Infatti, era difficile per la Chiesa sostenere che una donna soggetta al peccato originale fosse genitrice di un Dio perfetto! Per affermare questo dogma la Chiesa Cattolica ha dovuto lottare per diversi secoli contro la riluttanza di molti teologi, anche cattolici, come “San” Tommaso d’Aquino che si oppose fortemente contro tale dottrina sostenendo che anche Maria era stata redenta da Gesù come il resto dell’umanità. Infatti, l’asserzione che Maria fosse preservata immune dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento nega l’universalità del peccato ereditato sostenuta dalle Sacre Scritture. L’apostolo Paolo, sotto ispirazione divina, disse chiaramente che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” perché “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani 3:23; 5:1 – CEI). Che Maria nascesse sotto la legge del peccato ereditato è confermato anche da ciò che fece dopo la nascita di Gesù. Infatti, dopo 40 giorni dal parto Maria si recò a Gerusalemme “per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore” (Luca 2:22-24 – CEI). Quella “Legge del Signore” era la Legge mosaica che diceva: “Quando una donna sarà rimasta incinta e partorirà un maschio, sarà impura per sette giorni … poi resterà ancora trentatré giorni a purificarsi del suo sangue; non toccherà nessuna cosa santa e non entrerà nel santuario finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione … Quando i giorni della sua purificazione, per un figlio o per una figlia, saranno terminati, porterà al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno, un agnello di un anno come olocausto, e un giovane piccione o una tortora come sacrificio per il peccato … Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote farà l’espiazione per lei, ed ella sarà pura” (Levitico 12:1-8 – VR). Portando la sua offerta al tempio Maria dimostrò che anche lei aveva ereditato da Adamo il peccato e l’imperfezione. C’è, infine, un ultimo aspetto su cui riflettere: durante un’udienza generale tenuta in Vaticano il 25 giugno 1997 il papa Giovanni Paolo II ha detto: “Il Nuovo Testamento non fornisce alcuna notizia sulle circostanze della morte di Maria. Questo silenzio induce a supporre che essa sia avvenuta normalmente, senza alcun particolare degno di menzione … Non sembrano fondate le opinioni che vorrebbero escludere per Lei cause naturali”. Questa dichiarazione ha aperto una profonda crepa nel dogma dell’ “Immacolata concezione”: se la madre di Gesù fu “preservata immune da ogni macchia di colpa originale”, come poté morire per “cause naturali”, dato che la morte è la conseguenza del peccato trasmesso dal peccatore Adamo? La morte, infatti, secondo la Parola di Dio, è il “salario del peccato” (Romani 6:23). Perciò il dogma dell’ “Immacolata concezione” non è né basato sulla Parola di Dio né può essere considerato un insegnamento apostolico, essendosi affermato, dopo non poca disputa teologica, solo molti secoli dopo la loro morte.

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Portando la sua offerta al tempio Maria dimostrò che anche lei aveva ereditato da Adamo il peccato
Come ha detto un noto personaggio della cultura nazionale, “l’unica maniera per giustificare una bugia è un’altra bugia”. Così si è tentato di superare le obiezioni sulle menzogne relative alla morte di Maria, con un altro falso insegnamento, quello della sua “Assunzione” in cielo con il corpo carnale. Ha scritto il teologo Jean Galot sul giornale del Vaticano L’Osservatore Romano del 15 agosto 1991: “il silenzio della tradizione primitiva sulla morte di Maria non poteva soddisfare pienamente i cristiani che riconoscevano la perfezione di Maria e desideravano venerarla. Nacquero così delle descrizioni dell’Assunzione dovute all’immaginazione popolare”. Anche su questo dogma i teologi hanno dibattuto per secoli attestandosi su posizioni contrastanti. Sempre Tommaso d’Aquino si oppose alla definizione del dogma affermando: “la Scrittura non lo insegna”. Solo nel 1950 il papa Pio XII lo dichiarò “dogma da Dio rivelato che: l’Immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo” (Munificentissimus Deus – Bolla dommatica sull’Assunzione di Maria SS. al cielo). Ma le obiezioni non si esauriscono qui! Infatti, pur considerando Maria, per la sua fedele condotta, una dei santi che ricevono la vita immortale nei cieli, come insegna la Scrittura anche lei, come tutti i santi, avrebbe dovuto rinunciare al suo corpo di carne per subire il mutamento alla natura celeste. Scrisse, infatti, ancora l’ispirato apostolo: “Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità” (1Corinzi 15:50 – CEI). Se Gesù stesso alla sua morte dovette abbandonare il corpo carnale per poter tornare nel reame celeste, poiché, come testimoniò l’apostolo Pietro, fu “messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito” (1Pietro 3:18 – CEI; cfr. anche 1Corinzi 15:45), perché, dunque, ciò non doveva valere anche per Maria? Inoltre la Parola di Dio dice espressamente che i santi chiamati alla vita celeste sarebbero stati risuscitati solo nel tempo della “venuta del Signore”, cioè in un tempo futuro (1Tessalonicesi 4:15-17). Pertanto dopo la sua morte anche Maria avrebbe dovuto aspettare quel tempo e fino ad allora doveva rimanere nella condizione di morte descritta dalla Scrittura, cioè in uno stato di completa incoscienza e inattività, com’è scritto: “nel soggiorno dei morti … non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza” (Ecclesiaste 9:5-10 – VR).
Da qualsiasi punto li vogliamo esaminare, questi fondamentali dogmi su Maria inventati dai teologi cattolici risultano del tutto illogici, non scritturali, falsi e perciò di origine demonica, essendo il Diavolo il “padre della menzogna” (Giovanni 8:44).
Il ruolo di Maria nel proposito di Dio
I teologi cattolici hanno dichiarato Maria anche “Corredentrice” e “Mediatrice”. La chiamano “Corredentrice” perché, per citare la Catholic Encyclopedia, “il consenso di Maria fu essenziale per la redenzione”. La definiscono “Mediatrice” perché asseriscono che intercede per l’umanità peccatrice. Indubbiamente Maria era una donna devota che conosceva bene le profezie bibliche e, come tutte le donne devote di Israele, aveva a cuore il privilegio di poter essere discendente del promesso Messia. Rivelano le Scritture che ella era una discendente naturale del re Davide attraverso il figlio di questi Natan. La sua genealogia viene riportata nel vangelo di Luca capitolo 3, versi da 23 a 31. Maria sapeva dalle profezie che il Messia doveva venire dalla discendenza di Davide (cfr. 2Samuele 7:11-16; Isaia 9:6,7; Geremia 23:5,6), perciò quando l’angelo Gabriele le annunciò il concepimento di Gesù tutte le parole profetiche sul Messia dovettero tornarle in mente e l’angelo stesso glie le confermò dicendole: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre” (Luca 1:31,32 – CEI). Da quella donna devota e fedele che era Maria, con la debita modestia, prontamente rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (v. 38). Altro che “Madre di Dio”! Una schiava era inferiore rispetto a tutti gli altri servitori; la sua vita era completamente nelle mani del padrone. È così che Maria si sentiva nei confronti del suo Padrone, il suo celeste Creatore. Maria non era diversa da tutte le devote vergini di Israele, ma era la discendente naturale del re Davide e per questo, solo per questo motivo, venne scelta da Dio per far nascere il suo Figlio come uomo sulla terra! Seppur ebbe quel grande privilegio a Maria non venne mai attribuito nessun altro ruolo speciale nell’adempimento del proposito divino.
Questo fu debitamente messo in chiaro proprio da Gesù in occasione delle nozze di Cana. Quando sua madre gli fece notare che era finito il vino, evidentemente non solo a titolo informativo ma per suggerirgli di fare qualcosa in merito, Gesù le rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora” (Giovanni 2:4 – CEI).  Gesù non la chiamò madre; dal momento del suo battesimo in poi Gesù non si rivolse più a Maria chiamandola “madre” ma la chiamò sempre “donna”. E l’espressione che usò in quella circostanza tradotta alla lettera dal greco sarebbe “Cosa a me e a te?” cioè “Che cosa c’è in comune fra me e te?” Ma non fu quella una risposta irrispettosa; come dice un noto dizionario biblico, “Rivolto a una donna, non è un termine severo o di rimprovero, ma esprime tenerezza o rispetto” (Vine’s Expository Dictionary of Old and New Testament Words). Gesù espresse amorevolmente in questa forma la sua benevola riprensione, indicando alla madre che non prendeva ordini da lei ma dalla Suprema Autorità che l’aveva mandato. Finché era stato bambino e viveva nella casa di sua madre e sotto la sua sorveglianza Gesù le era stato sottomesso. Ma a quel tempo, poco dopo il suo battesimo in acqua era già il Cristo, il Re stabilito da Dio. Ora era il suo Padre celeste a dirgli cosa doveva fare non più la madre. Per il suo ministero e per i suoi miracoli non doveva ricevere ordini dagli amici o dalla famiglia (cfr. Giovanni 11:6-16). Maria, sensibile e umile per natura, capì subito e accettò la correzione tirandosi indietro e lasciando che Gesù prendesse l’iniziativa.
In un’altra circostanza, a Gesù dissero: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” Se voleva che sua madre fosse oggetto di riverenza, quella era un’occasione d’oro per incoraggiare una tale forma di devozione. Gesù invece rispose: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (Luca 11:27,28 – CEI). Egli non attribuì mai a sua madre nessun speciale onore, e non disse nemmeno ai suoi seguaci di farlo (cfr. anche Marco 3:31-35).
Quando, poi, in punto di morte affidò la madre a Giovanni, non significa affatto che egli affidò a Maria tutti coloro che sarebbero divenuti suoi discepoli che Giovanni rappresentava, come sostiene una certa tradizione cattolica (cfr. Giovanni 19:25-27). Certamente a quel tempo il marito di Maria, Giuseppe, era già morto, visto che non viene più menzionato nelle Scritture dopo la fanciullezza di Gesù, e gli altri figli che Maria aveva avuto dal marito ancora “non credevano in lui” (cfr. Giovanni 7:5).  Gesù, da figlio primogenito di Maria, semplicemente si preoccupò della madre e sapeva che il fedele apostolo si sarebbe preso cura di lei provvedendo non solo ai suoi bisogni materiali ma anche a quelli spirituali.
Nei pochi riferimenti evangelici sulla sua persona, troviamo Maria sempre in secondo piano mai al centro dell’attenzione. E quando, il giorno di Pentecoste del 33 d.C., i discepoli di Gesù erano radunati a Gerusalemme, Maria era lì insieme a loro e, come tutti i 120 radunati, uomini e donne, anche lei ricevette lo spirito santo (cfr. Atti 1:12-14; 2:1-4). Da allora il suo ruolo fu quello di fedele e umile discepola, senza alcuna particolare preminenza, autorità o distinzione. Infine morì e rimase nella tomba, nella condizione di morte sopra richiamata, in attesa della risurrezione. In tale condizione, senza “né pensiero, né scienza, né saggezza” non poteva fare nulla in favore dei viventi perché, come è scritto: “i morti non sanno nulla … Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito, non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade sotto il sole” (Ecclesiaste 9:5,6,10 – CEI). Come avrebbe potuto, quindi, esercitare una funzione di “Mediatrice”? È per questo che la Scrittura dice che è “uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” e spiega anche perché, dicendo che “ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1Timoteo 2:5,6 – CEI).
In base alla giustizia divina, infatti, per riscattare la vita perfetta persa da Adamo con la sua ribellione si doveva offrire un’altra vita perfetta (cfr. Esodo 21:23). Nessun discendente di Adamo, inclusa Maria, poteva offrire una vita simile come era scritto: “nessun uomo può riscattare il fratello, né pagare a Dio il prezzo del suo riscatto” (Salmo 49:7 – VR). Gesù, essendo figlio diretto di Dio, che lo concepì in modo miracoloso nel seno di Maria, e non discendente di Adamo non aveva ereditato da questi l’imperfezione, pertanto era in condizione di offrire la sua vita per “pagare a Dio” il prezzo di riscatto e restituire al genere umano la possibilità di vivere per sempre, come è scritto: “come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (1Corinzi 15:22 – CEI). Quando tornò in cielo, dopo la sua morte e risurrezione, Gesù presentò a Dio il valore della sua vita perfetta sacrificata; Dio accettò quel sacrificio e lo fece sedere “alla sua destra”, cioè lo mise in una posizione di favore da dove Gesù può esercitare la sua funzione di “mediatore”, lui solo e nessun altri! (cfr. Ebrei 9:24; 10:13).
Gesù stesso rese chiaro questo concetto dicendo: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me … Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio” (Giovanni 14:6,13 – CEI). Nel riaffermare questa importante verità, l’apostolo Pietro disse: “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (Atti 4:12 – CEI). Pertanto, secondo la Parola di Dio solo Gesù Cristo, non Maria, può intercedere presso il Creatore. Anche l’apostolo Paolo scrisse: “Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio … Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno” (Ebrei 4:14,16 – CEI). Solo per mezzo di Gesù, non di Maria, dovremmo accostarci al nostro Padre celeste in preghiera per ricevere l’aiuto di cui abbiamo bisogno! L’apostolo, infatti, anche ha scritto: “Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11 – CEI).
Le ragioni dello sviluppo del culto mariano
È, quindi, chiaro che la Parola di Dio non sostiene affatto il culto della Madonna e che gli apostoli e i primi cristiani non adoravano o veneravano Maria. Perché, allora, tale culto ha avuto una presa così forte sui fedeli della Chiesa Cattolica? A parte la loro diffusa ignoranza di ciò che le Scritture dicono al riguardo, che li ha resi facilmente vittime delle menzogne dottrinali della classe clericale, c’è un altro importante motivo che spiega il loro atteggiamento. Questo motivo è stato così indicato da René Laurentin, un teologo cattolico francese, considerato un’autorità in materia di mariologia: “alcuni cattolici hanno contrapposto alla giustizia vendicatrice di Cristo la misericordia di sua Madre: ‘Gesù vuol dannare, Maria vuol salvare’” (René Laurentin, Un anno di grazia con Maria – Ed. Queriniana, 1987, trad. di T. Mantovani Delaini). Un altro vescovo cattolico ha dichiarato: “Anche se abbiamo molto peccato la Madre celeste teneramente ci perdona; se ci fa paura la giustizia di Dio, non avremo certo paura del cuore della Madre” (Panorama 2 gennaio 1979).
Per secoli la Chiesa Cattolica ha terrorizzato i suoi fedeli con le false dottrine sull’inferno e sul purgatorio presentando Gesù come un temibile giudice, più incline a condannare e punire i peccatori che a salvarli. Così, denigrando il Salvatore presentandolo come un’implacabile giudice e adulando Maria come “Madre di Misericordia”, la Chiesa Cattolica ha inventato un’altra interceditrice che potesse meglio soddisfare i desideri dei suoi fedeli peccatori. Proprio come scrisse l’apostolo Paolo ha “solleticato” gli orecchi dei suoi fedeli  “seguendo le loro voglie” insegnando loro “le cose che essi hanno voglia di ascoltare” (2Timoteo 4:3,4 – TILC). Ad esempio, dopo aver paragonato Gesù all’ardente sole della giustizia, nel XII secolo il papa Innocenzo III dichiarò “chi si trova caduto in questa notte della colpa … si rivolga alla luna, preghi Maria” (Alfonso M. De Liguori, Le glorie di Maria, Edizioni “Marianum”, 1944). Le espressioni edulcorate usate dai fedeli nel rivolgersi a Maria confermano questa tendenza; ne cito alcune trovate sul Web: “Tu hai un grande cuore è sei veramente meravigliosa”; “Grazie Madre…senza di te siamo figli persi!”; “Madonnina Mia, prega per noi”; “A Te ci affidiamo, Madre Nostra”; “Madre pietosissima … liberami dai mali”; “Signora dei peccatori, rendi il nostro cuore disposto al perdono”; “O Maria, rifugio dei peccatori, prega per noi adesso”; “Madre mia, Tu che stai continuamente con le braccia aperte implorando dal Tuo Divin Figlio la sua misericordia e compassione per ogni bisognoso, chiedigli che mi dia il suo santo amore”; “Immacolata Concepita senza peccato originale, Madre di Dio e Madre Onnipotente, Avvocata e Corredentrice del genere umano, Vi supplichiamo di non guardare le nostre indegnità, ma di volerci accogliere come Vostri figli, peccatori e addolorati”. Insomma, giocando con il mero sentimentalismo materno, che tutto sopporta e tutto giustifica, la Chiesa Cattolica fa credere ai suoi fedeli che la via del perdono dei propri peccati non passa attraverso il pentimento e la conversione, non attraverso il cambiamento di condotta, come richiesto da Dio nella sua Parola (cfr. Atti 3:19; Efesini 4:20-24; 2Pietro 3:11), ma si può ottenere grazie alla  promiscuità emozionale di una figura fantasiosa dolosamente incarnata con una figura familiare cara e amata come quella materna. Questo non solo induce all’errore dogmatico di un culto disapprovato da Dio, da Cristo e sconosciuto al cristianesimo apostolico (cfr. Romani 1:25), ma scredita l’autorevolezza e la bellezza del vero amore materno, che non consiste nel cedimento ad ogni richiesta del figlio né nel condono di ogni sua malefatta ma è un servizio svolto per il suo bene con tenerezza, si, ma anche con rigorosa serietà e rispetto per ciò che è buono e giusto per aiutarlo a crescere come persona degna del suo essere uomo o donna.
Le angosce e le paure della nostra generazione rendono ancora più tragico l’inganno dogmatico costruito dalla Chiesa Cattolica intorno alla figura della madre di Gesù. Non è, infatti, affidandosi a una creatura umana come Maria, per quanto possa essere stata fedele, che si potrà vedere la soluzione dei drammi del nostro mondo, pertanto tutte le suppliche a lei rivolte e tutte le speranze in lei riposte sono destinate a rimanere inascoltate e disattese come, d’altra parte, è finora accaduto. Come sopra considerato, tutti gli insegnamenti sulla figura e sul ruolo di Maria, dalla sua nascita senza peccato alla sua assunzione in cielo con il corpo, dalla sua funzione di “Corredentrice” a quella di “Mediatrice” non hanno un fondamento nella Parola di Dio ma sono frutto di una tradizione derivata dal paganesimo e dalla filosofia umana e contrastano con i veri insegnamenti biblici. In conseguenza di ciò sarà anche opportuno e necessario valutare, alla luce delle Sacre Scritture, la questione delle “apparizioni” mariane e dei suoi presunti “miracoli”, ma questo mi riprometto di farlo in un prossimo post. Essendo contrari alla verità, detti insegnamenti sono di ispirazione demonica, poiché Satana il Diavolo è il “padre della menzogna” (cfr. Giovanni 8:44), ed hanno il solo scopo di distogliere la gente dalla vera adorazione inducendola a riporre le proprie speranze di salvezza nelle creature anziché riporre fiducia nell’unico modo in cui Dio risolverà tutti i problemi dell’umanità: mediante un governo, il Suo Regno retto da Cristo Gesù e per il quale Gesù stesso insegnò a pregare nella preghiera del Padrenostro (cfr. Matteo 6:9, 10).
Ho detto all’inizio che non era mia intenzione offendere la sensibilità religiosa di tante persone che si dichiarano “devote” al culto mariano e spero che lo spirito di questo post sia stato compreso e incoraggi queste persone ad approfondire la propria fede con un sincero confronto con ciò che la Parola di Dio dice al riguardo. Mi rendo conto che accettare la verità su Maria può essere difficile per alcuni. Come minimo può voler dire abbandonare convinzioni radicate e nozioni care. Comunque la verità, benché a volte possa far male, da ultimo ‘farà liberi’ (cfr. Giovanni 8:32) e Gesù disse che il Padre cercava persone che lo adorassero “in spirito e verità” (Giovanni 4:23). Perché non accettare tale sfida?

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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