LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XVI

“DIO NON È IL DIO DEI MORTI, MA DEI VIVENTI”

Matteo 22:32

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Anteprima
Il disegno sopra riprodotto è stato fatto da Lucia, la bambina della foto. Rappresenta il paradiso come lei lo immaginava. Chi era Lucia? Una donna che le fu vicino in un periodo cruciale della sua vita ha detto di lei: “Era una ragazzina vivace e piena di fantasia, e amava dipingere. Era estroversa e matura, molto matura”. Purtroppo quando aveva quattro anni  Lucia si ammalò di cancro. Per sette anni lottò contro la malattia che alla fine ebbe il sopravvento strappandola all’affetto dei suoi genitori e di tutti quelli che la conobbero e l’amarono. Ma perché disegnò il paradiso? Insieme alla mamma Lucia studiava la Parola di Dio perciò sapeva che il proposito del suo Creatore era quello di restaurare il paradiso su tutta la terra. Lei desiderava tanto viverci, ma aveva un problema: la sua malattia e la conseguente morte … si sarebbe mai realizzato il suo desiderio? … Dallo studio della Sacra Scrittura Lucia aveva imparato che nulla avrebbe impedito a Dio di realizzare il suo proposito (cfr. Isaia 55:11), neanche la morte perché l’amore di Dio per le sue creature è più forte della morte.  Questo alimentò la sua fiducia che Dio “eliminerà la morte per sempre” (Isaia 25:8 – CEI). Sapeva anche, però, che avrebbe dovuto aspettare “l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno” (Giovanni 5:28 – CEI). Si, Lucia credeva fermamente a questa promessa e la speranza di essere risuscitata per tornare a vivere su una terra trasformata in un paradiso l’aiutò a mantenersi serena e allegra malgrado la prognosi infausta fino al giorno in cui il cancro se la portò via. La Parola di Dio, infatti, insegna che la risurrezione è l’unica speranza che i morti del genere umano hanno per tornare a vivere. … Ma il nemico principale della vita, Satana il Diavolo, ha cercato in tutti i modi di togliere agli uomini anche questa speranza. In che modo? Raccontando loro l’ennesima menzogna dottrinale, quella di una vita oltre la morte in un ipotetico aldilà. Come ha potuto farlo? Si è servito di uomini ipocriti, disposti a mentire per soddisfare la loro brama di potere e ricchezza. In questo modo miliardi di persone sono state spinte a seguire la falsa speranza della vita dopo la morte, addirittura con il miraggio di stare “alla presenza di Dio”. Così il Diavolo e i suoi scagnozzi terreni hanno trasmesso loro un messaggio di morte in pieno contrasto con quello che il fondatore del cristianesimo diede ai suoi fedeli discepoli, cioè che “Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi” (Matteo 22:32 – Di). Quale di questi due messaggi le nostre orecchie sono disposte ad ascoltare?

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Venerdì 1 novembre u.s. il traffico della mia città è andato in tilt, sia entro il confine cittadino che nella sua area metropolitana. Con l’annuale commemorazione dei defunti alle porte e ben tre grandi cimiteri da visitare i cittadini romani si sono riversati in massa nelle strade per andare a portare fiori sulle tombe dei propri cari morti. Naturalmente per molti, poi, non è mancata l’occasione per fare, a seguire, la classica “gita fuori porta” la quale, quasi sempre, si risolve in pantagrueliche e allegre abbuffate che, molto probabilmente, serviranno anche a esorcizzare il dolore e il timore provocati dalla morte.
Quest’anno si è mosso perfino il nuovo papa, Francesco, il quale si è recato al cimitero del Verano e da lì ha invitato i fedeli radunati a “guardare quel giorno come a un giorno di speranza perché i nostri fratelli e sorelle sono alla presenza di Dio”. Poi ha aggiunto “anche noi saremo lì”, perciò ha incoraggiato tutti ad “avere il cuore ancorato là dove sono i nostri: dove sono i nostri antenati, dove sono i santi, dove è Gesù. Dove è Dio” perché, ha concluso, “questa è la speranza: questa è la speranza che non delude”. Chi conosce bene la Parola di Dio non può non esser rimasto sorpreso nell’ascoltare il discorso del papa poiché in essa è riportato ciò che disse il fondatore del cristianesimo, colui del quale il papa si dichiara “vicario”, cioè il suo rappresentante sulla terra, il quale, riferendosi proprio alla speranza che Dio ha posto davanti agli uomini mortali, in contrasto con il pensiero papale disse: “Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi” (Matteo 22:32 – Di). A chi e perché Gesù rivolse quelle parole?
Gli antichi servitori di Dio speravano nella risurrezione
I suoi interlocutori erano “sadducei”, cioè gli appartenenti ad una importante setta religiosa del giudaismo strettamente collegata al sacerdozio. Caiafa, o Caifa, il sommo sacerdote che promosse il complotto per eliminare Gesù, apparteneva a tale classe di persone. I “sadducei” tentarono di contrastare Gesù mentre insegnava una delle principali dottrine contenute negli scritti sacri: la risurrezione dei morti. Gli antichi servitori di Dio, infatti, avevano tutti la speranza della risurrezione e, sotto ispirazione divina, lo misero anche per iscritto. Ad esempio il fedele Giobbe, oppresso e stanco dei tanti problemi che Satana il Diavolo gli causava, pregò Dio dicendo: “volessi tu nascondermi nel soggiorno dei morti, tenermi occulto finché l’ira tua sia passata, fissarmi un termine, e poi ricordarti di me! Se l’uomo muore, può egli tornare in vita? Aspetterei fiducioso tutti i giorni della mia sofferenza, finché cambiasse la mia condizione: tu mi chiameresti e io risponderei, tu vorresti rivedere l’opera delle tue mani” (Giobbe 14:12-15, VR). Anche il re Davide dichiarò la sua fede nella speranza della risurrezione scrivendo: “non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione” (Salmo 15:10 – CEI; 16:10 VR e Di). Similmente il profeta Isaia affermò di credere nella risurrezione scrivendo: “di nuovo vivranno i tuoi morti, risorgeranno i loro cadaveri. Si sveglieranno ed esulteranno quelli che giacciono nella polvere” (Isaia 26:19 – CEI). Infine il profeta Daniele si sentì promettere da Dio: “Tu avviati verso la fine; tu ti riposerai e poi ti rialzerai per ricevere la tua parte di eredità alla fine dei tempi” (Daniele 12:13 – VR). Per secoli, quindi, gli Israeliti nutrirono questa speranza poi, però, cambiarono la loro attitudine e, come nel caso di quei “sadducei”, la maggioranza d’essi perse di vista la speranza della risurrezione. Perché?
Perché Israele perse la speranza della risurrezione
Quando, nel III secolo a.C., Alessandro Magno conquistò il Medio Oriente, inclusa Gerusalemme e il territorio di Israele, diede il via a un piano di ellenizzazione dei territori occupati che implicò la fusione della cultura greca con quelle delle popolazioni sottomesse. Questo accadde anche con la cultura ebraica: gli Israeliti col tempo presero dimestichezza con il pensiero greco, e alcuni diventarono perfino filosofi. Uno di questi fu Filone di Alessandria, noto anche come Filone Giudeo. Discendente di ebrei che si erano stabiliti in Egitto dopo la diaspora del 607 a.C. venne educato come greco. Perciò, pur credendo che il giudaismo era la vera religione cercò in ogni modo di renderlo accettabile ai cosiddetti “gentili”, cioè ai non ebrei, adattandolo al loro modo di ragionare. Poiché aveva una grande ammirazione per Platone si sforzò di spiegare l’ebraismo con i termini della filosofia greca, stabilendo in tal modo un modello per i successivi pensatori ebrei. Così si fece strada nell’ebraismo l’idea dell’immortalità dell’anima e di una vita dopo la morte in un ipotetico aldilà insegnati da Platone; questi, infatti, sosteneva che “l’anima … è immortale e imperitura: e veramente le anime nostre abiteranno nell’Ade” (dal “Fedone”, pubblicato in Platone: Opere complete, volume I, Biblioteca Universale Laterza, 1987, traduzione di M. Valgimigli, pag. 171). Questa idea era già molto diffusa tra gli ebrei al giorno di Gesù e divenne oggetto di disputa religiosa tra i “farisei” e i “sadducei”. I “farisei” costituivano un’altra influente setta giudaica favorevole alla tradizione rabbinica, ed erano convinti che i rabbini dovessero interpretare i comandamenti delle Scritture in armonia con le idee più progredite, perciò avevano fatto proprio l’insegnamento filosofico dell’immortalità dell’anima e di un premio o di un castigo dopo la morte, esattamente la stessa idea che tutt’oggi hanno milioni e milioni di persone che affermano di far capo a Cristo, come il papa Francesco. Mentre i “sadducei”, che erano più conservatori, si opponevano ad ogni innovazione e non accettavano alcun insegnamento che non fosse esplicitamente scritto nel Pentateuco, anche se era dichiarato in altri libri della raccolta Sacra. Perciò, oltre a rigettare le numerose tradizioni orali osservate dai farisei, non accettavano neanche l’insegnamento della risurrezione. Dopo la morte e la risurrezione di Gesù, infatti, furono proprio loro a prendere l’iniziativa per far in modo che la notizia non si diffondesse tra il popolo; come dice il racconto biblico, mentre gli apostoli Pietro e Giovanni rendevano testimonianza a quell’avvenimento, “sopraggiunsero i sacerdoti, il capitano del tempio e i sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li portarono in prigione” (Atti 4:1-3, CEI).
Nella morte non c’è alcuna speranza
Gesù condannò sia gli uni che gli altri dicendo: “Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei” (Matteo 16:6 – CEI). Egli non approvò né gli insegnamenti “innovativi” dei “farisei” né il cavilloso conservatorismo dei “sadducei”. Nella sua precedente vita celeste (cfr. Giovanni 3:13), era stato testimone oculare della ribellione umana in Eden perciò sapeva bene che la morte era la conseguenza della trasgressione della norma divina da parte dei progenitori del genere umano ed era stata trasmessa a tutti i loro discendenti per la legge dell’ereditarietà (cfr. il mio post del 29 giugno 2011 – UNA STORIA FINITA – XIX parte). Gesù, quindi, sapeva che non poteva esserci alcuna “speranza” nella morte perché essa fu data come punizione per quella trasgressione, divenendo così la grande “nemica” dell’uomo (cfr. Genesi 2:16,17; 3:17-19; Romani 5:12; 6:23; 1Corinzi 15:26). Conosceva altrettanto bene qual era la condizione dei morti descritta nella Parola di Dio, cioè che “i morti non sanno nulla, e per essi non c’è più salario; poiché la loro memoria è dimenticata … poiché nel soggiorno dei morti … non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza” (Ecclesiaste 9:5-10 – VR). Perciò Gesù non credeva affatto che dopo la morte le persone continuassero a vivere “alla presenza di Dio”, come molti sedicenti “cristiani” tutt’oggi credono. Aveva ascoltato le parole di condanna pronunciate contro il peccatore Adamo, al quale il suo Padre celeste disse: “tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai” (Genesi 3:19 – CEI). Sapeva anche che quelle parole di condanna non erano mutate nel tempo, poiché circa 3.000 anni dopo Dio aveva ancora fatto scrivere nella sua Parola che “tutti ritornano alla polvere” (Ecclesiaste 3:20 – Di). Non c’è, dunque, alcuna indicazione nella Parola di verità di Dio circa una vita dopo la morte, che resta un concetto filosofico pagano, una pura menzogna ispirata da colui che la Sacra Scrittura definisce il “padre della menzogna”, Satana il Diavolo (Giovanni 8:44). La morte è e resta quella che è, una “nemica” dell’uomo che causa solo lutto e dolore. Il cristianesimo apostata ha costruito su questa menzogna un vero e proprio culto dei morti ai quali vengono rivolte preghiere per ottenere aiuto e protezione o in favore dei quali vengono dette messe per liberarli dalle pene di un fantomatico purgatorio, il tutto con il consueto relativo mercimonio. Inoltre ha favorito lo sviluppo dello spiritismo poiché i demóni, dopo averlo promosso, hanno approfittato di tale falso insegnamento per mettersi in contatto con le persone facendo loro credere di parlare con gli spiriti dei defunti (cfr. il mio post del 9 agosto 2013 – LA TUA PAROLA È VERITÀ – XII).

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“Tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai”
Prima che Dio lo formasse dalla polvere della terra e gli desse la vita, l’uomo non esisteva. Quando morì, egli tornò in quello stesso stato, semplicemente non esisteva più. La dichiarata pena del peccato – la morte e il ritorno dell’uomo alla polvere – non fa pensare che la vita continuasse dopo la morte. Dio lo rese ulteriormente chiaro quando fece scrivere dal saggio re Salomone queste parole: “la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere” (Ecclesiaste 3:19,20 – CEI).
La risurrezione è l’unica vera speranza per i morti
È stato ragionevolmente ipotizzato che dalla creazione della prima coppia umana ad oggi, cioè nei passati 6.000 anni di vita umana documentata, siano vissute sulla terra circa 14 miliardi di persone, il doppio di quelli che oggi sono in vita. Dunque, circa 7 miliardi di persone a tutt’oggi sono morte e, in media, oggi continuano a morire circa 160.000 persone al giorno. Un forte grido di dolore, quindi, si leva tutti i giorni in ogni parte della terra. La morte è una triste realtà alla quale tutti siamo costretti a pensare e, indipendentemente dal credo religioso, tutti ne abbiamo timore, altro che “speranza”! … Molti che apparentemente credono alla vita dopo la morte, infatti, tremano al pensiero di morire e sono disposti a tutto pur di poter continuare a vivere. Questo accade anche perché Dio ha messo nei cuori di tutte le sue creature “la nozione dell’eternità”, cioè il desiderio di vivere per sempre (Ecclesiaste 3:11 – CEI). Per quale motivo avrebbe dato all’uomo tale pensiero se questi era destinato a morire, come insegnano i tanti fautori della falsa dottrina della predestinazione?
Gesù sapeva bene che “il nostro Dio è un Dio che … libera dalla morte” e che “eliminerà la morte per sempre” (Salmo 67:21 – CEI; 68:20 – VR e Di; cfr. Isaia 25:8 – CEI). Il motivo per cui era stato mandato sulla terra era proprio questo, per “annientare” o “distruggere” la morte (cfr. 1Corinzi 15:26). Perciò spiegò ai suoi discepoli in che modo il Padre li avrebbe liberati dalla morte, dicendo loro: “i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno … verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno” (Giovanni 5:25-29, CEI). Poi confermò questa promessa dicendo ancora: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Giovanni 11:25 – CEI). Infine, nella rivelazione conclusiva del proposito divino che diede al suo apostolo Giovanni fece vedere con una visione anticipata cosa sarebbe accaduto in quell’ “ora” di cui aveva parlato: “Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti” (Apocalisse 20:13 – VR).
Non c’è, quindi, alcun dubbio su quale fosse l’insegnamento di Gesù riguardo ai morti: la loro vera speranza non è quella di andare a vivere nell’aldilà, “alla presenza di Dio”, come falsamente asserito dai capi del cristianesimo apostata, ma tornare a vivere, su questa stessa terra, per mezzo della risurrezione (cfr. Salmo 36:29 – CEI, 37:29 – VR e Di). Tanto è vera questa speranza che Gesù poté dire ai “sadducei”: “Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi”. Si, sebbene dormono nel sonno della morte, coloro che Dio approva perché credono alla sua Parola e alle sue promesse, li considera come se fossero vivi, e non morti, perché saranno certamente risuscitati. Ma Gesù non si limitò solo a parlare di risurrezione, rivelò ai suoi discepoli anche molti particolari che l’avrebbero resa logica e credibile, ed essi misero poi per iscritto, a beneficio di tutti, tali particolari. Ad esempio, poiché era scritto che i morti diventavano polvere, ci si chiedeva in che modo questi sarebbero stati risuscitati, o con quale corpo. Perciò, parlando della risurrezione, dopo aver ribadito l’importanza di crederci dicendo che altrimenti la fede in Cristo sarebbe stata “vana” e “inutile” (cfr. 1Corinzi 15:13-18, NT Interlineare, Edizioni San Paolo), l’apostolo Paolo disse: “Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno? … Dio gli dà un corpo come ha stabilito” (1Corinzi 15:35-38, CEI). È interessante questo riferimento dell’apostolo alla “disposizione” di Dio.

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Un appuntamento da rispettare
La mamma di Lucia, la bambina menzionata all’inizio, ha detto: “quel giorno [il giorno in cui la bambina morì] Lucia faceva fatica ad aprire gli occhi. Il padre le teneva una mano e io le tenevo l’altra. «Non preoccuparti, non ti lascerò», sussurrai. «Respira lentamente. Quando ti sveglierai, starai bene. Non soffrirai più, e io sarò con te»”. Quindi ha aggiunto “Ora devo rispettare quell’appuntamento. So che non sarà facile aspettare, ma so pure che se ho pazienza, confido in Dio e gli rimango fedele, sarò lì ad accogliere la mia bambina quando tornerà nella risurrezione”.
Che giorno felice sarà quando tutti quelli che hanno perso una persona cara, come la mamma di Lucia, potranno riabbracciare i loro cari che ora dormono nel sonno della morte riportati in vita mediante la risurrezione. Quel giorno, come Dio ha promesso “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” e non ci saranno più né Satana il Diavolo né i suoi rappresentanti terreni a raccontar menzogne riguardo al proposito del nostro amorevole Creatore (Apocalisse 21:4,8 – CEI).
Risuscitati: come, dove, quando?
Tempo fa ho avuto modo di trattare questo argomento con una amica virtuale, una gentile signora di fede avventista la quale, come i fedeli della Chiesa Cattolica e come molti altri fedeli delle chiese cosiddette “protestanti”, coltiva la speranza di andare a vivere in cielo “alla presenza di Dio” e si meravigliava perché io non avessi questa stessa speranza. È curiosa e significativa questa comunanza tra cattolici e protestanti i quali sono intimamente convinti che gli uni sono condannati perché idolatri, venerando essi la Madonna, i santi e inginocchiandosi davanti alle loro immagini, e gli altri perché non riconoscono l’autorità e il magistero papale in qualità di “vicario” di Cristo; così sono profondamenti divisi nella dottrina e nella pratica religiosa ma sperano entrambi di essere approvati e di andare nello stesso luogo dopo la morte. “Cristo è forse diviso?” chiese l’apostolo (1Corinzi 1:13 – VR).
Tornando all’amica avventista e alla sua speranza celeste, c’è da dire che è vero, la Parola di Dio dice che alcuni del genere umano sono destinati, ma non predestinati, ad andare in cielo per regnare con Cristo. Gli apostoli e molti discepoli del I secolo avevano questa speranza. La notte prima di essere ucciso Gesù stesso, cenando con loro, disse: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele” (Luca 22:28-30, VR). Per questo motivo in seguito l’apostolo Paolo poté scrivere “se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo” (2Timoteo 2:12 – CEI). Poi spiegò a coloro che avevano questa speranza che “carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l’incorruttibilità” (1Corinzi 15:50 – VR). Pertanto essi dovevano morire nella carne per essere poi risuscitati con un corpo spirituale esattamente come era accaduto con Cristo il quale fu “messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito” e con quel nuovo corpo spirituale poté di nuovo accedere al cielo dopo la sua risurrezione (1Pietro 3:18 – CEI). Data la sua natura e la sua importanza l’apostolo Giovanni definì quella dei coeredi del regno con Cristo “prima risurrezione” (Apocalisse 20:6 – CEI). Sarà prima anche in ordine di tempo perché la scrittura dice che avverrà durante la venuta del Signore quando “quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi” (1Tesalonicesi 4:15,16 – Di).
C’è ora da chiedersi: tutti quelli che esercitano fede in Dio avranno una risurrezione con un corpo spirituale ad una vita celeste? … Secondo l’amica avventista, si … Ma se tutti vanno in cielo a regnare con Cristo, poi su chi regneranno? … E se l’apostolo Giovanni parlò di “prima risurrezione” significa che poi ce ne sarà una seconda, non vi pare? … Chi riguarda e perché? … Secondo l’amica avventista, la seconda risurrezione riguarda quelli che non hanno esercitato fede in Dio i quali verranno risuscitati per subire il suo avverso giudizio, la condanna al tormento eterno. Le interpretazioni date dall’amica avventista però, contrastano con ciò che è scritto nella Parola di Dio! Infatti:
1) La visione apocalittica ci fa vedere in cielo a regnare con Cristo solo “centoquarantaquattromila, che sono stati riscattati dalla terra … riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello” (Apocalisse 14:1-5, VR); che sia letterale o no, questo numero ben definito indica che non tutti i fedeli andranno in cielo a regnare con Cristo ma solo un numero limitato di essi scelti tra il genere umano. Da chi? Non sono le persone, spesso dominate dall’emotività anziché dalla ragione e dall’intendimento, a determinare chi avrà questo privilegio ma è Dio stesso che li sceglie dando a ciascuno di essi una inconfondibile testimonianza della sua scelta, come spiegò l’apostolo Paolo scrivendo: “lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo” (Romani 8:16,17 – CEI).
2) La Parola di Dio indica che alcuni uomini fedeli dell’antichità, che furono impiegati da Dio in maniera portentosa per adempiere il suo proposito, non sono tra questi prescelti. Ad esempio del re Davide, che Dio stesso definì “un uomo secondo il mio cuore” (cfr. Atti 13:22), l’apostolo Pietro disse: “Davide non è salito in cielo” (Atti 2:34 – Di). E riguardo a Giovanni Battista, di cui Gesù disse: “tra i nati di donna non è sorto uno più grande”, Gesù stesso dichiarò: “tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Matteo 11:11 – CEI). Così si può dire di Noè, Abramo, Giobbe, Mosè, Isaia, Daniele e tanti altri uomini fedeli dell’antichità riguardo ai quali la profezia dice “tu li farai principi per tutta la terra” a indicare che la loro speranza è terrestre (Salmo 45:16 – VR e Di; 44:17 – CEI). Per questo il fedele re Davide scrisse: “I giusti possederanno la terra e la abiteranno per sempre” (Salmo 36:29 – CEI; 37:29 – VR e Di). Tutte queste persone, e tante altre vissute in ogni tempo, saranno risuscitate per vivere per sempre sulla terra. Questa è la “seconda” risurrezione che avverrà solo dopo che Gesù e i suoi coeredi celesti avranno ripulito la terra dal sistema di cose che Satana il Diavolo vi ha impiantato trasformandola in un paradiso, durante il loro regno millenario. Sarà allora, come è scritto, che “il mare restituirà i morti che sono in esso; la morte e l’Ades restituiranno i loro morti” (cfr. Apocalisse 20:13 – VR).
3) Tra i risuscitati ci sarà anche quel malfattore che venne giustiziato insieme a Gesù il quale gli chiese: “ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. A lui Gesù disse: “In verità ti dico oggi sarai con me nel paradiso” (Luca 23:42,43 – CEI *). Quell’uomo era stato un malfattore per tutta la sua vita, perciò non aveva particolari meriti davanti a Dio. Ma con le sue parole dimostrò di aver compreso di aver sbagliato, però non aveva più il tempo e l’occasione per mostrare “opere degne di ravvedimento” (Atti 26:20 – VR e Di). Pertanto sarà risuscitato sulla terra trasformata in un paradiso per avere questa opportunità e guadagnare il favore di Dio. Questo è il senso delle parole pronunciate dall’apostolo Paolo davanti al governatore romano Festo allorché disse “ho in Dio la speranza … che vi sarà una risurrezione dei giusti e degli iniqui” (Atti 24:15 – NT Interlineare, Edizioni San Paolo). Molte persone hanno avuto la possibilità di conoscere la volontà di Dio durante la loro vita e hanno scelto di servirlo, per questo sono stati dichiarati da lui “giusti” pur essendo ancora nell’imperfezione della carne (cfr, ad esempio, Genesi 6:9; Ebrei 11:4; 2Pietro 2:8; Giacomo 2:25); essi sono i “giusti” che saranno riportati in vita mediante la risurrezione (cfr. Romani 5:18). Ma moltissimi altri, come quel malfattore giustiziato con Gesù, sono morti nell’ignoranza della sua volontà. Per esempio, nei secoli passati molti non sapevano leggere e non videro mai una Bibbia, perciò si comportarono da “iniqui”, ma se avessero conosciuto la volontà di Dio, come avrebbero reagito? Per saperlo Gesù li risusciterà, verrà insegnata loro la volontà di Dio e avranno l’opportunità di dimostrare che amano realmente Dio, facendo la sua volontà. In questo caso la loro risurrezione, come disse Gesù, sarà una “risurrezione di vita” poiché Dio permetterà loro di continuare a vivere per sempre su una terra paradisiaca.  Al contrario, se continueranno anche dopo la risurrezione a comportarsi da “iniqui”, rifiutandosi di sottomettersi alla volontà di Dio, allora quella loro diverrà una “risurrezione di giudizio” perché subiranno il giudizio di Dio che li condannerà, non al tormento eterno in un inesistente inferno di fuoco, un’altra invenzione satanica per screditare Dio, ma alla distruzione eterna, cioè alla non esistenza per il resto dell’eternità (cfr. Giovanni 5:29). Questa, infatti, è quella che la Parola di Dio chiama la “seconda morte” (Apocalisse 20:14) così definita perché è diversa dalla prima morte che essi subirono quale conseguenza del peccato ereditato da Adamo. Questa è la morte, permanente ed eterna e da cui non c’è nessuna risurrezione, questa volta meritata da coloro che la riceveranno perché hanno scelto deliberatamente il peccato e l’inimicizia verso Dio (cfr. Ebrei 10:26).
4) Le persone che durante la loro vita hanno deliberatamente agito contro la volontà di Dio, sono state già da questi giudicate e non saranno risuscitate. Per loro vale ciò che scrisse l’apostolo Paolo: “se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati” (Ebrei 10:26 – CEI). A questi, quindi, non si applicano i benefici del sacrificio di riscatto di Cristo, inclusa la risurrezione. Ad esempio, Giuda Iscariota, che tradì Gesù dopo essere stato da questi accuratamente ammaestrato sulla via della verità insieme agli altri undici fedeli apostoli, Gesù stesso lo definì il “figlio di distruzione” (Giovanni 17:12 – NIV). Anche “l’uomo iniquo”, l’anticristo di cui si parla nella seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi al capitolo 2 viene definito “figlio della distruzione” (2Tessalonicesi 2:3 – NIV). La sua descrizione corrisponde in pieno al clero del cristianesimo apostata responsabile delle menzogne dottrinali che hanno allontanato i loro fedeli dalla verità (cfr. il mio post del 30 agosto 2013 – LA TUA PAROLA È VERITÀ – XIII). Questi non saranno risuscitati poiché il giudizio di Dio contro di loro è già stato emesso e alla loro morte cessano definitivamente di esistere; purtroppo sono a rischio anche molti dei loro fedeli dei quali l’apostolo scrisse: “vanno in rovina perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati” (2Tessalonicesi 2:10 – NIV).
La speranza dei cristiani è una speranza di vita
Come si può notare l’insegnamento biblico sulla speranza della risurrezione è semplice, chiaro, lineare, logico e coerente in tutti i suoi vari aspetti. Non dà adito a malintesi se non in cattiva fede. Come disse l’apostolo Paolo, se non ci crediamo la nostra fede risulta “vana” e “inutile”. La speranza della risurrezione si basa sul provvedimento che Dio prese per cancellare l’effetto del peccato e rimuovere la condanna di morte. Egli, infatti, provvide amorevolmente un riscatto per il genere umano per mezzo della morte di Gesù Cristo, come è scritto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3:16 – CEI). Questo ha aperto la via perché Dio risusciti i morti e dia loro l’opportunità di vivere di nuovo in futuro, con la prospettiva di ottenere la vita eterna, come disse Gesù stesso: “Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà” (Giovanni 11:25 – Di). Per questa ragione la vita dei veri cristiani non è dominata dalla morte o da una speranza legata ad essa, come avviene nel cristianesimo apostata. Essi guardano al futuro con la speranza della vita eterna, in cielo, se scelti da Dio per essere coeredi di Cristo nel regno, o sulla terra, quali persone approvate da Dio per aver fatto la sua volontà. Perciò è di vitale importanza che ciascun abitante della terra, soggetto alla morte, si accerti che quello che gli è stato insegnato, che crede e che spera al riguardo corrisponda a ciò che insegna la Parola di Dio. Per la maggioranza degli uomini sono in gioco le prospettive di vita future in una terra che sarà trasformata in un paradiso dove ci si potrà rallegrare insieme a tutti i cari morti che saranno risuscitati perché allora “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21:4 – CEI).

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(*) – Ho volutamente tolto la virgola da questo versetto. La posizione della virgola, infatti, può cambiare il significato delle parole di Gesù: messa prima della parola “oggi” dà l’idea che la promessa fatta al malfattore si sarebbe adempiuta quel giorno stesso; collocata dopo la parola “oggi” significa che avrebbe avuto un adempimento futuro. Dov’è messa, dunque, la virgola (o la punteggiatura in alcune versioni – cfr. Di) nel testo originale in lingua greca? .. Né prima, né dopo. A quel tempo gli scrittori del NT non usavano la punteggiatura; questa divenne d’uso generale solo nel nono secolo d.C. Come possiamo allora comprendere il vero significato delle parole di Gesù? Dal contesto biblico! Se Gesù voleva dire al malfattore che sarebbe stato in Paradiso quel medesimo giorno significava che egli sarebbe dovuto venire nel suo Regno proprio quel giorno in cui parlava. Ma questo non avvenne allora perché dopo morto Gesù rimase nella tomba nella condizione di morte e fu risuscitato solo dopo tre giorni (cfr. Luca 9:22; 24:6,7). Di lui poi è detto che è stato “il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose” (Colossesi 1:18 – CEI). Gesù, dunque, fu il primo risuscitato a una vita spirituale per poter poi accedere al regno celeste (cfr. 1Pietro 3:18). Per andare con lui in paradiso quel giorno stesso il malfattore doveva a sua volta essere risuscitato e ciò doveva accadere prima che Cristo venisse risuscitato, così che egli non sarebbe più stato il “primogenito dai morti”. Inoltre, dopo la sua risurrezione Gesù rimase sulla terra ancora per 40 giorni e solo dopo tornò nel reame celeste. Lì, secondo la Scrittura, “si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando ormai soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi” (Ebrei 10:12,13 – Di). Quindi non cominciò a regnare o “non entrò nel suo regno”, come richiesto dal malfattore. Quando, infatti, dopo la sua risurrezione gli apostoli gli chiesero “è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele” egli rispose “non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità” mostrando così che la risposta era no, non era ancora il tempo per l’istituzione del suo regno (Atti 1:6,7 – VR). Circa 63 anni dopo l’apostolo Giovanni scrisse il libro di Apocalisse in cui descriveva la nascita ancora futura del regno di Cristo (cfr. Apocalisse 12:7-10). Pertanto con le sue parole Gesù intese dire al malfattore che quando il regno di Dio sarebbe stato stabilito in un tempo allora futuro, e sotto questo Regno il paradiso sarebbe stato restaurato sulla terra, egli poteva aspettarsi d’essere risuscitato per avere l’opportunità della vita eterna. Quel malfattore sarebbe stato incluso tra quegli “iniqui” o “ingiusti” menzionati in Atti 24:15 che sarebbero stati risuscitati per avere questa opportunità che non ebbero in vita.

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Una risposta a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XVI

  1. melodiestonate ha detto:

    complimente per il blog…molto interessante…tornerò appena posso a leggerti…..Sara

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