LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XVII

“CAMMINIAMO PER FEDE E NON PER VISIONE”

2Corinzi 5:7 – VR

Anteprima
Czestochowa, Fatima, Guadalupe, Loreto, Lourdes, Medjugorje, Montserrat, Pompei, sono alcune delle località dove ogni anno milioni di pellegrini cattolici si recano attirati da racconti di apparizioni della Madonna e da notizie di presunte guarigioni miracolose da lei operate. Le folle vi  accorrono nonostante tali manifestazioni siano avvolte da una marcata impronta di mistero, di superstizione, di leggende e tradizioni non dimostrabili. La quasi totalità di quei pellegrini vi accorre con il cuore pieno di speranza per una guarigione per poi tornare alle loro case malati come prima, delusi e  sconfortati: tutte le loro preghiere, le loro suppliche e le loro accorate richieste sono rimaste inascoltate. Come mai? …
Si può dire con certezza che le tanto acclamate manifestazioni miracolose che sono alla base del culto che si è sviluppato sulla persona di Maria, la madre di Gesù, siano opere di Dio? … E se così non fosse, qual è la loro origine? … A queste importanti domande risponde la Parola di Dio la quale contiene, si, i racconti di apparizioni e miracoli compiuti da Dio nel passato, ma avverte anche che Satana il Diavolo fa del tutto per sviare le persone dalla via della verità, “con tutta la forza di falsi miracoli e falsi prodigi” (2Tessalonicesi 2:9 – TILC). Allora, come possiamo sapere se le apparizioni e i miracoli attuali sono ancora da Dio o se piuttosto sono “falsi miracoli e i falsi prodigi” di ispirazione satanica? Il sospetto è legittimato anche dal fatto che spesso tali manifestazioni sono legate a insegnamenti dottrinali che sono contrari al sano insegnamento contenuto nella Parola di Dio. Ad esempio l’apparizione della Madonna a Lourdes è strettamente connesso al dogma dell’ “Immacolata concezione” di Maria dichiarato solo in tempi recenti dalla Chiesa Cattolica dopo secoli di contestazione all’interno della stessa Chiesa. Come riconoscono le stesse autorità cattoliche, a sostegno di tale dogma “non si può indicare nella Scrittura alcuna prova diretta, categorica e rigorosa” (Catholic Encyclopedia). Se non ha fondamento nella Scrittura, da dove origina tale dogma? … E perché, allora, fu oggetto dell’apparizione di Lourdes?
Il pericolo di essere sviati dalla verità da “falsi miracoli e i falsi prodigi” è talmente reale che sia il fondatore del cristianesimo, Gesù stesso, che i suoi fedeli apostoli diedero vigorosi avvertimenti contro di essi. Gesù disse ai suoi discepoli: “Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” (Matteo 24:24 – CEI); perciò incoraggiò i suoi ascoltatori a prestare attenzione a tali manifestazioni dicendo loro: “i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Giovanni 4:23,24 – CEI). Un suo fedele apostolo qualche anno dopo similmente scrisse: “La forza misteriosa del male è già in azione … con la potenza di Satana, con tutta la forza di falsi miracoli e di falsi prodigi” (2Tessalonicesi 2:7-9 – TILC); perciò ammonì i suoi conservi cristiani dicendo loro “per fede noi camminiamo, non per visione” (2Corinzi 5:7 – Ri). Cosa significa esattamente questa espressione? E come possiamo evitare l’inganno di “falsi miracoli e di falsi prodigi” ? …

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Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore … e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore” – Luca 2:22-24, CEI
Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni, l’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi … Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione … Se non ha i mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio espiatorio” – Levitico 12:2-8, CEI

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L’8 dicembre 1854 nella basilica di San Pietro a Roma, il Papa Pio IX, leggeva, in latino, questo decreto:
“Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina secondo la quale la Beatissima Vergine Maria, dal primo istante del suo concepimento, fu preservata immune da ogni macchia del peccato originale, per singolare grazia e privilegio a lei concessi dall’Iddio Onnipotente, per i meriti di Cristo Gesù, Salvatore del genere umano, è una dottrina rivelata da Dio, e pertanto dev’essere creduta con fermezza e costanza da tutti i fedeli” (bolla Ineffabilis Deus) .
Da allora questo è stato un dogma vincolante per tutti i cattolici, e ogni anno, l’8 dicembre, il mondo cattolico celebra la festa dell’Immacolata Concezione. Poiché, come è scritto: “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Timoteo 3:16 – CEI), se è vero che la dottrina dell’Immacolata Concezione di Maria è “rivelata da Dio” dovremmo trovarla chiaramente esposta nelle Sacre Scritture. E’ dunque così? Insegna la Parola di Dio che Maria è stata concepita ed è nata “immune” dal peccato originale?
Il dogma dell’ “Immacolata Concezione” è frutto dell’immaginazione popolare
Alla voce “Immacolata Concezione”, la Catholic Encyclopedia ammette: “non si può indicare nella Scrittura alcuna prova diretta, categorica e rigorosa”. Come fu allora che la Chiesa Cattolica Romana aggiunse questa idea ai suoi dogmi? E perché una chiesa che asserisce di esistere da quasi 2.000 anni ha aspettato fino al 1854 prima di richiedere da tutti i cattolici la fede nell’ “Immacolata Concezione”? In un sito delle “missionarie dell’Immacolata”, un gruppo di donne “consacrate” a tale culto, viene riportata la storia di questo dogma (http://www.kolbemission.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/132). Inizia riconoscendo che “per comprendere come si è giunti alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione non si può partire dalla Scrittura, ma occorre collocarsi nel contesto della fede ecclesiale, quello che definiamo sensus fidei, che ha un ruolo determinante anche nei primi dogmi mariani”. Spiegando poi cos’è il sensus fidei, il sito dice: “Quando parliamo di sensus fidei, intendiamo quella capacità, che è propria di tutto il popolo fedele, di sviluppare le virtualità contenute in un dato rivelato”. In altre parole si tratta della credenza popolare o della pretesa di stabilire una qualche verità solo perché la totalità o anche solo la maggioranza dei fedeli la ritiene tale. Naturalmente, non solo il dogma dell’Immacolata Concezione non è contenuto nella Sacra Scrittura, ma anche l’idea di sensus fidei non c’è, anzi l’avvertimento scritturale rivolto a tutti i fedeli è “non appoggiarti sulle tue convinzioni” (Proverbi 3:5 – TILC).
Proseguendo con la sua considerazione, il sito citato poi aggiunge: “È inutile cercare nella patristica riferimenti espliciti all’Immacolata Concezione della Vergine”. In effetti quasi tutti gli antichi “Padri” della Chiesa, quali Origene (185-254 d.C.), Basilio il Grande (330-379 d.C.) e Crisostomo (345-407 d.C.) espressero opinioni contrarie all’Immacolata Concezione di Maria, cioè all’ipotesi che ella fosse immune dalla macchia del peccato originale. Anche Agostino (354-430 d.C.), definito il più grande degli antichi “Padri” latini, espresse una opinione simile; come viene riconosciuto dal sito, “l’opinione di Agostino … è negativa a causa del principio dell’assoluta necessità della redenzione per tutti gli uomini”. Alla stessa conclusione giunse nel XIII secolo “San” Tommaso d’Aquino (1225-1274 d.C.), ritenuto il “principale filosofo e teologo” della Chiesa Cattolica, il quale si oppose alla dottrina dell’Immacolata Concezione di Maria sostenendo che Maria era stata redenta da Gesù come il resto dell’umanità peccatrice. Ma un altro filosofo e teologo cattolico suo contemporaneo, Giovanni Duns Scoto (1265-1308 d.C.) si espresse a favore del dogma. Scoto era francescano, mentre Tommaso d’Aquino era domenicano. Così attraverso i secoli la dottrina dell’Immacolata Concezione fu oggetto di disputa fra questi due ordini della Chiesa Cattolica Romana. Per cui la dottrina stessa è stata formulata solo dopo secoli di “discussione dogmatica”. Tutte le opere di consultazione cattoliche, infatti, si riferiscono al dogma come alla “grande controversia”.
Tale controversia andò avanti finché, come detto, nel 1854, il papa Pio IX proclamò solennemente che l’Immacolata Concezione di Maria “è una dottrina rivelata da Dio” e pertanto doveva essere “creduta con fermezza e costanza da tutti i fedeli”. Ma anche allora la controversia non si concluse perché una cinquantina di vescovi cattolici, fra cui l’arcivescovo di Parigi, si dichiararono contrari a che il dogma venisse reso vincolante per tutti i cattolici. Johann Joseph Ignaz Von Döllinger (1799-1890 d.C.), principale teologo cattolico tedesco del XIX secolo, dichiarò apertamente: “Respingiamo la nuova dottrina romana dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, perché contraria alla tradizione dei primi tredici secoli, secondo la quale soltanto Cristo fu concepito senza peccato”. Nel 1871 Von Döllinger venne scomunicato da Pio IX.
La Parola di Dio è contraria al dogma dell’ Immacolata Concezione”
Come poteva conciliarsi una dottrina del genere con l’insegnamento biblico esposto Romani 5:12: “Come a causa di un solo uomo [Adamo] il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (CEI). Secondo i teologi cattolici, questo sarebbe avvenuto grazie alla “redenzione anticipata”, cioè a Maria sarebbero stati applicati in anticipo i benefìci del riscatto di Cristo, ancor prima che Gesù fosse concepito e sacrificato. Ma questa teoria contrasta con quanto ancora afferma la Parola di Dio, la quale, riferendosi al sacrificio di Cristo, precisa: “tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono” (Ebrei 9:22 – CEI). Pertanto i benefici del sacrificio di Gesù, quale il perdono dei peccati, non potevano essere applicati prima che questo effettivamente avvenisse.
D’altra parte ciò che accadde dopo la nascita di Gesù dimostra che Maria non era libera dal peccato ereditato. Il vangelo dice infatti: “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore” (Luca 2:22-24 – CEI). Cosa diceva la “Legge del Signore”? “Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione … Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; essa sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna, che partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda” (Levitico 12:1-8, CEI). Il fatto che Maria presentò nel tempio di Gerusalemme un’offerta per la sua purificazione dimostra che anche lei aveva ereditato da Adamo il peccato e l’imperfezione ed era soggetta agli obblighi della Legge che, come è scritto: “fu aggiunta per le trasgressioni” (Galati 3:19 – CEI). I sacrifici di animali richiesti nella Legge dovevano ricordare agli esseri umani la necessità di essere riscattati dal peccato mediante un sacrificio più importante, quello di Gesù. Questi vennero infatti aboliti dopo la sua morte (cfr. Ebrei 10:1-14). Portando la coppia di tortore per la sua purificazione Maria dimostrò che aveva ancora bisogno di essere liberata dal peccato ereditato. Il fatto che, infine, anche Maria morì è un ulteriore prova del suo stato peccaminoso di essere umano discendente dalla prima coppia peccatrice poiché, come è scritto: “Il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23 – CEI).
Alcuni irriducibili sostenitori del dogma citano a suo sostegno le parole che l’angelo Gabriele pronunciò quando annunciò a Maria il concepimento di Gesù. Secondo le più comuni versioni cattoliche della Bibbia egli le disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Luca 1:28 – CEI). Così tali persone sostengono che Maria doveva necessariamente possedere ‘la pienezza della grazia’ dall’inizio della sua vita e, perciò, doveva essere stata concepita del tutto libera dal peccato. Ma a smentirli è proprio una enciclopedia cattolica che dice: “Questa interpretazione … trascura il fatto che il termine greco non è così esplicito come la traduzione ‘piena di grazia’ potrebbe suggerire” (New Catholic Encyclopedia – Vol. 7, pag. 378). In effetti, il termine greco così tradotto è κεχαριτωμένη (kecharitōmenē) il cui vero significato è tutt’altro. La versione inglese della Jerusalem Bible (versione cattolica), infatti, rende la traduzione del termine più correttamente con “così altamente favorita” mentre quella italiana similmente dice “hai trovato grazia”. Allo stesso modo traducono diverse altre versioni (cfr. NIV, KJ, WEB, NAS, ISV, HCS). Pertanto le parole di Gabriele a Maria semplicemente indicano che essa fu altamente favorita essendo stata scelta per divenire la madre del Messia, ma quelle parole non si possono usare per sostenere il dogma dell’ “Immacolata Concezione”.
Dunque, come ha scritto il gesuita John McKenzie nel suo New Bible Dictionary: “Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria fu proclamato senza alcuna prova biblica”. Esso è il frutto dell’immaginazione dei fedeli della Chiesa Cattolica, colpevolmente sostenuta dal suo clero che ha favorito lo sviluppo di una devozione popolare che va “oltre quel che sta scritto” (1Corinzi 4:6 – TILC).
Il dogma dell’ “Immacolata Concezione” e le apparizioni mariane
Una contadina quattordicenne di Lourdes, località nella regione pirenaica della Francia, la giovane Bernadette Soubirous, che dichiarò di aver assistito, tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858, a diciotto apparizioni della Madonna, affermò che il 25 marzo 1858, nel corso della sedicesima di tali apparizioni, la Madonna le si presentò come l’ “Immacolata Concezione”. Questo particolare, alla luce di quanto sopra esposto, dovrebbe farci riflettere sull’origine delle tante apparizioni mariane dichiarate dai fedeli della Chiesa Cattolica, che ne alimentano la devozione e il culto.
Infatti, come sopra descritto, il dogma dell’ “Immacolata Concezione” trae origine dalla fantasia popolare ed è contrario all’insegnamento della Parola di Dio. Esso si inserisce nel contesto della venerazione che viene resa a Maria, la madre di Gesù, dalla Chiesa Cattolica, un culto che non ha alcun fondamento scritturale trovando le sue radici in dottrine pagane come quella della Dea Madre che in tempi successivi a quello apostolico venne  introdotto nella chiesa cristiana da vescovi infedeli in cerca di preminenza e potere per soddisfare le masse pagane che affluirono nella chiesa quando questa divenne chiesa dell’impero sotto Costantino (cfr. il mio post del 20 ottobre 2013 – LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XV). Stando così le cose, è logico chiedersi se le sue apparizioni siano opera di Dio. Infatti, se il dogma dell’ “Immacolata Concezione” è falso come mai a Lourdes la Madonna si presentò con tale titolo?
Chi studia attentamente la Parola di Dio sa che non tutti i segni miracolosi provengono da Dio. Ad esempio, quando Dio mandò Mosè dal Faraone egiziano per chiedergli di liberare il popolo ebreo, lo accreditò dandogli la capacità di fare alcuni miracoli. I primi tre che Mosè fece davanti al governante egiziano, trasformando la verga di Aronne in un serpente, cambiando l’acqua del Nilo in sangue e riempiendo il paese di rane, i maghi d’Egitto “con le loro magie, operarono la stessa cosa” (Esodo 7:8-8:7). In maniera simile, nel I secolo Gesù e i suoi apostoli fecero diversi miracoli ma evidentemente ci furono altre persone in grado di imitare alcuni di quei portenti se Gesù stesso sentì la necessità di dare questo avvertimento: “Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” (Matteo 24:24 – CEI). Fu per questo che qualche anno dopo l’apostolo Paolo scrisse: “La forza misteriosa del male è già in azione … con la potenza di Satana, con tutta la forza di falsi miracoli e di falsi prodigi” (2Tessalonicesi 2:7-9 – TILC). Perciò aggiunse: “Questi tali sono falsi apostoli, maneggiatori fraudolenti che si mascherano da apostoli di Cristo. Né fa meraviglia perché anche Satana si maschera da angelo di luce; È naturale che anche i suoi ministri si mascherino da ministri di giustizia” (2Corinzi 11:14,15 – NT Interlineare, Ed. San Paolo).
Tornando, quindi, alla giovane contadina di Lourdes e alla sua visione, c’è da notare che erano appena passati quattro anni da che il papa Pio IX aveva promulgato il falso dogma dell’ “Immacolata Concezione” dopo centinaia d’anni di discussione tra gli stessi teologi cattolici, controversia che non si era appianata neanche davanti alla bolla papale. Tale dogma ha un posto fondamentale nella teologia cattolica relativa al culto mariano. Questa, infatti, addita Maria come “Mediatrice” e “Corredentrice” assegnandole così un ruolo nella redenzione della razza umana. Inoltre identifica in lei la donna menzionata in Genesi 3:15 che dovrà “schiacciare” la testa del simbolico serpente, Satana il Diavolo. Perciò sostiene che per svolgere tali ruoli e sconfiggere Satana, Maria dev’essere assolutamente immacolata. Affermare il contrario farebbe crollare il castello costruito con tutte le menzogne dichiarate dalla Chiesa Cattolica per sostenere il culto di Maria, dall’averla dichiarata Madre di Dio all’aver sostenuto la sua perpetua verginità, fino alla dichiarazione della sua Assunzione in cielo con il corpo carnale, un castello di falsi insegnamenti antiscritturali accuratamente ideato e realizzato nel corso del tempo dal “padre della menzogna”, Satana il Diavolo, con lo scopo di allontanare i fedeli dalla vera adorazione (cfr. Giovanni 8:44; cfr. anche Romani 1:25). Chi aveva dunque tutto l’interesse a sostenere mediante un avvenimento “soprannaturale” il dogma dell’ “Immacolata Concezione” subito dopo che questo fu annunciato? … Si, proprio lui, colui che “si maschera da angelo di luce” pur di conseguire i suoi sordidi scopi!
Lo scopo delle apparizioni e dei miracoli narrati nella Parola di Dio
Per gli antichi ebrei Dio compì molti miracoli. Il motivo per cui li fece lo dichiarò egli stesso dicendo loro: “ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore vostro Dio in Egitto, sotto i vostri occhi” (Deuteronomio 4:34 – CEI). La ragione, dunque, fu quella di dimostrare oltre ogni possibilità di dubbio che Israele era il suo popolo eletto. Da quei miracoli fu l’intero popolo a trarne benefici, non solo pochi privilegiati.
Quando, però, gli Israeliti vennero meno al patto di fedeltà che avevano fatto con lui nel deserto del Sinai, Dio li rigettò come suo popolo (cfr. Esodo 19:3-8). Questo fu reso chiaro dal Figlio di Dio, il Messia che essi avevano tanto atteso ma che rigettarono e misero a morte quando infine si presentò nel tempo stabilito (cfr. il mio post del 6 febbraio 2011 – UNA STORIA FINITA – IX parte). Gesù infatti disse loro: “il regno di Dio sarà tolto a voi e sarà dato a gente che farà crescere i suoi frutti” (Matteo 21:43 – PdS). I suoi apostoli, che appartenevano a quella stessa nazione, confermarono questo cambiamento nella disposizione divina; Saulo di Tarso, meglio conosciuto come l’apostolo Paolo, scrivendo una lettera ai connazionali ebrei che come lui erano divenuti seguaci di Cristo, citò loro le parole profetiche di Geremia che dicevano: “Verranno i giorni – dice il Signore – quando io concluderò una nuova alleanza con il popolo di Israele e con il popolo di Giuda. Questa alleanza non sarà come quella che ho fatto con i loro antenati, quando li ho presi per mano per farli uscire dall’Egitto. Essi non sono stati fedeli a quell’alleanza: perciò non mi sono più curato di loro” (Ebrei 8:8,9 – TILC; cfr. anche Osea 1:10; 2:23). Il popolo di Israele a cui qui si fa riferimento  non è più quello che discese da Abramo ma quello che lo stesso apostolo chiamò “Israele di Dio” (cfr. Galati 6:6,7). Questo è composto da quelli che accettano Gesù come il promesso Messia e diventano suoi discepoli, a qualsiasi razza o nazione essi appartengano, come è scritto: “Non tutti i discendenti di Giacobbe sono il vero popolo di Israele” (Romani 9:6; cfr. anche Romani 2:28,29; Efesini 3:5,6).
Questo nuovo popolo di Dio venne all’esistenza il giorno di Pentecoste del 33 A.D. allorché lo spirito santo di Dio discese su i primi 120 discepoli di Gesù riuniti a Gerusalemme (cfr. Atti 2:1-4). Successivamente, a partire dal 36 d.C., con la conversione del centurione romano Cornelio e la sua famiglia, entrarono a far parte di questo popolo persone appartenenti ad altre nazioni (cfr. Atti 10:34,35,43-48).  Quindi, come aveva già fatto con gli antichi ebrei, Dio dimostrò attraverso miracoli e portenti che aveva trasferito il suo favore dall’Israele carnale alla nuova nazione spirituale formata dai discepoli di Gesù; come scrisse ancora l’apostolo Paolo, “Dio testimoniava nello stesso tempo con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo” (Ebrei 2:4 – CEI). Quei primi seguaci di Gesù avevano doni miracolosi, come la capacità quella di comprendere le espressioni ispirate, di parlare in lingue e anche di guarire malati. Questi doni miracolosi furono molto utili alla neonata chiesa cristiana perché in quel tempo c’erano poche copie delle Sacre Scritture, possedute perlopiù da persone ricche, e al di fuori del territorio di Israele non si conosceva né la Bibbia e né il suo divino Autore. Pertanto l’insegnamento di Cristo doveva essere impartito oralmente dai suoi discepoli e quei doni miracolosi furono utili per dimostrare che Dio si serviva proprio di loro.

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I miracoli di Gesù
Quando venne sulla terra come uomo, Gesù, fece molti miracoli: sanò malati incurabili, guarì molti zoppi e invalidi, ridiede la vista ai ciechi e risuscitò perfino i morti (cfr. Matteo 11:4,5). Quelle opere miracolose servirono a dar prova che egli era veramente il Figlio di Dio, il Messia tanto atteso (cfr. Giovanni 6:14). Gesù diede poi anche ai suoi fedeli apostoli la capacità di fare miracoli così che si dimostrasse al di là di ogni ombra di dubbio che Dio operava attraverso loro e che essi costituivano la nuova “nazione” che sostituiva l’infedele Israele naturale (cfr. Atti 5:12 1Pietro 2:9,10). I miracoli di Gesù, però, furono molto diversi da quelli millantati oggi dal cristianesimo apostata. Egli non guariva solo alcune persone scelte appositamente tra la folla mandando via gli altri senza guarirli, il racconto evangelico dice che “sanava tutti” (Luca 6:19 – CEI). Anche riguardo agli apostoli le  testimonianze dicono che “portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli … e tutti venivano guariti” (Atti 5:12-16, CEI). Perché oggi non avviene la stessa cosa? … Gesù guariva perfino persone che non avevano riposto fede in lui, come nel caso del cieco a cui ridiede la vista anche se questi neanche lo conosceva (cfr. Giovanni 9:1-7, 35-38). Dietro la sua opera miracolosa, poi, non c’era alcuna forma di lucro: non vendeva acqua “santa”, medagliette, statuine o quant’altro; ai suoi discepoli disse chiaramente: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo 10:8 – CEI). Infine nessuna delle persone guarite osannava Gesù o i suoi apostoli ma tutti “glorificavano Dio” (Marco 2:12-10; Luca 7:14-16). Si, né Gesù né i suoi fedeli apostoli richiamavano indebita attenzione sulle loro persone, in modo che a nessuno venisse in mente di venerarli o renderli oggetto di culto.
Apparizioni e miracoli oggi non sono più necessari
Tuttavia, l’apostolo spiegò che sarebbe arrivato il tempo in cui quei doni non sarebbero stati più necessari. Egli, infatti, scrisse: “Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà” (1Corinzi 13:8-10 – CEI). “Ciò che è perfetto” arrivò verso la fine del I secolo quando Dio completò la rivelazione della sua volontà facendo scrivere dall’apostolo Giovanni gli ultimi libri delle Sacre Scritture. Egli concluse la rivelazione del suo proposito dicendo: “Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro” (Apocalisse 22:18,19 – CEI). Dunque non c’era da aggiungere, e tantomeno togliere, null’altro a ciò che Dio aveva fatto scrivere nel corso del tempo, sotto la spinta del suo santo spirito, da alcuni suoi fedeli servitori, inclusi alcuni discepoli di Gesù (cfr. 2Pietro 1:21). Da allora in poi chiunque, applicandosi alla lettura di quella Parola scritta, poteva perfezionare la propria conoscenza e avere il quadro completo della volontà di Dio. Lì c’era scritto tutto ciò che occorreva per poter acquistare ed esercitare fede in Dio e nelle sue promesse: la dichiarazione del suo proposito per l’uomo e la spiegazione del perché non è stato ancora attuato, ampie prove profetiche e storiche che Gesù è veramente il Messia mandato da lui per la salvezza del genere umano, indicazioni su come doveva essere strutturata la nuova chiesa cristiana e come doveva funzionare, vi sono descritte anche visioni anticipate di ciò che Cristo farà per ristabilire quel proposito originale di trasformare l’intera terra in un paradiso, infine vi troviamo scritte norme e princîpi affinché ogni persona sappia come comportarsi per ottenere il favore di Dio. Dalla fine del I secolo, anche in conseguenza della morte di tutti gli apostoli, gli unici che potevano trasmettere ancora ad altri, mediante imposizione delle mani, il potere di fare miracoli (cfr. Atti 8:14-16; 19:6; 2Timoteo 1:6), arrivò pertanto il tempo indicato da Gesù stesso alla donna samaritana incontrata presso il pozzo di Sicar, alla quale disse: “viene l’ora … in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità … Iddio è spirito e quelli che lo adorano lo devono adorare in ispirito e verità” (Giovanni 4:23 – Ri). L’apostolo Paolo lo confermò scrivendo in una successiva lettera ai cristiani di Corinto: “per fede noi camminiamo, non per visione” (2Corinzi 5:7 – Ri). Verso la fine del I secolo si erano ormai accumulate abbastanza prove che Dio aveva trasferito il suo favore dall’Israele carnale ai discepoli di Gesù e molte comunità cristiane erano già state fermamente costituite in gran parte della terra allora abitata (cfr. Atti 16:4,5). Gesù stesso preannunciò che il criterio di valutazione dei veri cristiani sarebbe cambiato dicendo: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35 – CEI). L’amore e non il fatto di compiere miracoli, avrebbe provato che una persona era discepolo di Cristo!
“Camminiamo per fede, non per visione
Qual è, dunque, la differenza tra il “camminare per fede” e il “camminare per visione”? Ancora l’esempio degli antichi israeliti ce la indica. Essi avevano visto i miracoli che Dio aveva fatto in loro favore: erano stati testimoni oculari delle dieci piaghe con le quali Dio aveva costretto gli egiziani a liberarli; avevano potuto osservare come “il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte” (Esodo 13:21 – CEI); erano poi scampati agli eserciti del faraone che li inseguivano quando Dio aprì miracolosamente le acque del Mar Rosso davanti a loro facendole poi richiudere sui loro inseguitori. Avevano dunque tanti validi motivi per riporre fede nel loro Liberatore, eppure solo tre mesi dopo tutti quegli avvenimenti sentirono il bisogno di un oggetto tangibile per ricordarsi di lui e dissero ad Aronne: “costruisci per noi un Dio che ci guidi” (Esodo 32:1 – TILC); si fecero un vitello d’oro, incapaci di adorare un Dio che non potevano fisicamente vedere. Con quale risultato? … peccarono di idolatria e “circa tremila uomini” furono giustiziati (cfr. Esodo 32:25-29).
Al tempo di Gesù uno dei suoi fedeli apostoli, Tommaso, trovando difficile credere nella sua risurrezione disse: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò” (Giovanni 20:25 – CEI). Solo quando Gesù si materializzò assumendo un corpo in cui si vedevano le ferite infertegli quando era stato messo a morte Tommaso fu disposto a credere, tuttavia Gesù mostrò di non approvare quella sua attitudine e gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Giovanni 20:25-29, CEI).
Apparizioni e miracoli, quindi, non producono fede! Perché? Perché la fede è qualcosa di più della reazione emotiva del momento di fronte a un miracolo, essa si basa sull’accurata conoscenza di Dio e della sua volontà. La fede, poi, chiama in causa anche il cuore, poiché è scritto: “con il cuore infatti si crede” (Romani 10:10 – CEI). Il cuore è la sede dei motivi, dei sentimenti, pertanto per avere fede ci vuole anche un giusto motivo, cioè l’apprezzamento per le cose sacre e il sincero desiderio di conoscere la verità sul modo in cui Dio vuole essere adorato.
Noi oggi abbiamo la stessa testimonianza degli antichi servitori di Dio, anche di molto di più. Dio ha fatto mettere per iscritto nella sua Parola tutti i miracoli che ha fatto in favore del suo antico popolo. Abbiamo la testimonianza scritta delle opere miracolose che fece nel I secolo per mezzo di Gesù e dei suoi fedeli apostoli così che possiamo credere, senza ombra di dubbio, che Gesù era il Messia promesso e che la nuova nazione composta dai suoi discepoli ha l’approvazione divina. Abbiamo la spiegazione scritta degli avvenimenti accaduti nel corso della storia, profeticamente annunciati da Dio, molti dei quali ci riguardano da vicino e ne stiamo vedendo noi stessi l’adempimento (cfr. Matteo 24:7,8,14; Luca 21:10,11, 2Timoteo 3:1-4; Apocalisse 6:1-8; 12:7-10,12). La Parola di Dio è stata stampata in migliaia di lingue e miliardi di persone possono liberamente leggerla in tutta la terra. Per mezzo di tutte le cose che vi sono scritte è reso possibile a chiunque di acquistare e perfezionare la propria fede in Dio senza più bisogno di altre e continue manifestazioni prodigiose, come le apparizioni e i relativi pseudo “miracoli” vantati nel cristianesimo apostata. Attraverso la Parola di Dio le persone sono anche avvertite che Satana il Diavolo fa del tutto per sviarle dalla via della verità, “con tutta la forza di falsi miracoli e falsi prodigi” (2Tessalonicesi 2:9 – TILC). La stessa Parola dice anche che “se un angelo del cielo … se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che riceveste, sia maledetto” (Galati 1:8,9 – NT Interlineare, Ed. San Paolo), e il dogma dell’ “Immacolata Concezione”, come sopra considerato, è totalmente “diverso”, anzi contrario al vangelo che ci è stato trasmesso. Non è, pertanto, da sottovalutare l’avvertimento che ancora Gesù diede: “Quando verrà il giorno del giudizio, molti mi diranno: “Signore, Signore! Tu sai che noi abbiamo parlato a tuo nome, e invocando il tuo nome abbiamo scacciato demoni e abbiamo fatto molti miracoli”. Ma allora io dirò: Non vi ho mai conosciuti. Andate via da me, gente malvagia!” (Matteo 7:22,23 – TILC)
Spiegando, infine, cosa significa “camminare per fede” l’apostolo ancora scrisse: “Fede è consistenza di ciò che si spera, dimostrazione di realtà che non si vedono” (Ebrei 11:1 – PIB). Dunque la fede è certezza delle cose sperate anche se non viste, cioè non ha necessità di ausili visivi straordinari. Essa si basa su chiare prove e logico ragionamento che derivano dalla conoscenza di Dio e dei suoi propositi così come sono esposti nella sua Parola scritta. Gli scribi e i farisei, gli ipocriti capi religiosi del tempo di Gesù, volevano da lui “un segno” per convincersi che egli era il Messia. Gli chiedevano di fare un’apparizione visibile nel cielo, con gran potenza e gloria, così che tutti lo vedessero con gli occhi naturali. Ma egli rifiutò dicendo: “Una generazione perversa e adultera pretende un segno” (Matteo 12:38,39 – CEI). Quei capi religiosi avrebbero dovuto essere gli ultimi a chiedere ulteriori prove che Gesù era il Messia; passavano tutta la vita a studiare le Scritture e conoscevano le profezie che riguardavano la sua venuta, ad esempio che doveva essere della tribù di Giuda, della famiglia di Davide, che doveva nascere a Betlemme e circa 300 altre profezie che lo riguardavano. L’adempimento di tutte quelle profezie l’avevano sotto gli occhi, ma non lo vedevano. Erano accecati dal desiderio di vedere un Messia che corrispondesse alla loro immaginazione di un grande condottiero che si mettesse a capo della rivolta contro Roma e li liberasse dal giogo romano con segni e portenti.
In maniera simile oggi le persone ignorano le profezie che si stanno adempiendo sotto i propri occhi e le promesse di Dio di liberarle dalla schiavitù al peccato, alle malattie e alla morte mediante la restaurazione del dominio di Dio su tutta la terra. Vogliono un Dio che corrisponda alla loro immaginazione, che li soddisfi emotivamente con segni e miracoli. Così sono diventate facile preda di colui che “si maschera da angelo di luce” per far credere loro quello che esse vogliono credere, raggirandole con false apparizioni e miracoli che non servono a edificare una fede genuina ma solo a tenerle lontane dalla vera adorazione, quella che si rivolge a Dio “in ispirito e verità”. Che dire di noi, stiamo camminando per fede o ci lasciamo abbagliare dalle macchinazioni soprannaturali di colui che “si maschera da angelo di luce”? …

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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3 risposte a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XVII

  1. David Williams ha detto:

    La stessa Bibbia era inesorabile contro il culto delle immagini se Isaia poteva scrivere: Quelli che fabbricano gli idoli sono gente da nulla. I loro dèi preziosi non servono a niente. Quelli che li adorano non vedono e non si rendono conto: perciò saranno coperti di vergogna. Chi fabbrica un idolo o fonde una statua si illude di averne un vantaggio. Quelli che li prendono sul serio saranno umiliati, perché gli idoli sono stati fatti da semplici uomini. Il falegname prende le misure, disegna l’immagine con il gesso, misura il pezzo con il compasso e lo lavora con lo scalpello. Gli dà una forma umana, una bella figura d’uomo, che metterà in casa. […] Usa una parte dell’albero per accendere il fuoco, e una parte per costruire un idolo. Mette la prima in un braciere per riscaldarsi e cuocere il pane; con l’altra invece fa la statua di un dio e la adora con grande rispetto. Con un po’ di legna fa il fuoco; arrostisce la carne, se la mangia ed è sazio. Poi si riscalda e dice: Che bel calduccio! Che bel fuocherello! Poi con il resto si costruisce un dio, il suo idolo, lo adora, si inchina e lo prega così: Tu sei il mio Dio, salvami! Questa gente è troppo stupida per capire cosa sta facendo: hanno gli occhi e l’intelligenza chiusi alla verità. Nessuno di loro riflette, nessuno ha il buon senso o l’intelligenza di dire: Ho bruciato metà di un albero; sulla brace ho cotto il pane e arrostito la carne che mangio. Dell’altra metà ho fatto un idolo inutile. Mi prostro davanti a un pezzo di legno! Il loro idolo non li può salvare, ma essi non riescono a pensare: E’ evidente che quello che ho in mano è un falso dio [Isaia 44; 9-20].

    • GIANNI ha detto:

      Caro David, la tua citazione di Isaia 44:9-20 dalla versione Interconfessionale della Bibbia (TILC) pubblicata da Editrice ELLEDICI e da ABU – Alleanza Biblica Universale, realizzata da un gruppo di studiosi cattolici e protestanti con l’approvazione delle rispettive autorità ecclesiastiche è molto significativa perché dimostra che tale norma è ben conosciuta dai fedeli di queste religioni. Il messaggio scritto dal profeta ispirato è inequivocabile! Esso richiama l’attenzione sulla stoltezza di confidare in statue fatte di legno, pietra o metallo. Nel descrivere la fabbricazione di tali idoli, l’ispirato scrittore fa notare la stupidità di chi utilizza parte del legno di un albero per cucinare e per scaldarsi, poi con quello che rimane si fa un dio, una “madonna” o un “santo” a cui chiede aiuto. Ma, nonostante il chiaro messaggio di condanna di tale pratica idolatrica, milioni e milioni di persone continuano imperterrite a fare uso di simili immagini nella loro adorazione e con la benedizione del proprio clero che le incoraggia. Perché lo fanno? Lo stesso Isaia lo spiega dicendo: “Questa gente è troppo stupida per capire cosa sta facendo: hanno gli occhi e l’intelligenza chiusi alla verità”. Al riguardo la Parola di Dio dice ancora chi è il principale responsabile di questo inganno affermando che “Satana, il dio di questo mondo accieca le loro menti perché non risplenda loro la luce gloriosa dell’annunzio di Cristo, immagine di Dio, così che essi non credono” (2Corinzi 4:4 – TILC). Gesù non usò mai immagini per adorare il Padre ma disse: “i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Giovanni 4:23,24 – CEI). Riguardo a tale pratica Dio fece ancora scrivere dal suo profeta: “A chi potete paragonarmi o assomigliarmi? … Alcuni tirano fuori dalle borse argento e oro, li pesano e incaricano un orefice di costruire un dio, davanti al quale si inchineranno e rivolgeranno le loro preghiere. Poi prendono il loro dio e se lo caricano sulle spalle, lo mettono sul piedistallo e gli danno un posto. Il dio resta là, buono e immobile. Se gli si rivolge una supplica, non risponde e non salva nessuno dalla sua miseria” (Isaia 46:5-7, TILC). Dunque l’uso di immagini nell’adorazione è inescusabile davanti a Dio perché contrasta con la ragione e l’intelligenza e rivela sia un modo di ragionare stolto e fallace che la negazione di realtà ovvie.

  2. Kendra K. Everett ha detto:

    [54[e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? [55[Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? [56[E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». [57[E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». [58[E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.

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