LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XVIII

“PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ”

Luca 2:14 – Ri

Anteprima
Una nota enciclopedia dice “il Natale è il giorno in cui i cristiani festeggiano la nascita di Gesù Cristo”. Ma poi aggiunge: “I primi cristiani non lo festeggiavano perché consideravano il festeggiare la nascita di qualcuno un’usanza pagana” (The World Book Encyclopedia). Un altro libro sul Natale dice: “I primi cristiani non festeggiavano la nascita di Cristo. I compleanni stessi erano legati a usanze pagane; i Vangeli non dicono nulla sulla data effettiva in cui nacque Cristo” (The Making of the Modern Christmas di John Golby e William Purdue).
Se le feste di compleanno non hanno origini cristiane, come mai la presunta data di nascita di Gesù divenne una festa “cristiana” di tale rilievo? E se tale festa fosse stata davvero così importante per i cristiani, come mai i discepoli di Gesù del I secolo non ne fecero mai menzione? Perché la Parola di Dio, e il Nuovo Testamento in particolare, non ne parla?
La risposta è molto semplice: la Bibbia non parla del Natale perché non è né una dottrina né una pratica cristiana. Non è di origine divina. Allora da dove ha avuto origine? E tutte le usanze natalizie, come quella di addobbare un albero con luci e colori, allestire un presepe, scambiarsi doni e auguri nonché fare baldoria con giochi e libagioni, da dove hanno avuto origine? E le altre feste osservate in questo periodo, quale il Capodanno o l’Epifania, ugualmente investite di un altissimo significato religioso e sociale, hanno esse un fondamento biblico così che possano considerarsi festività “cristiane”? La risposta a tutte queste domande è sempre la stessa: queste feste non hanno nulla a che fare con il vero cristianesimo ma fondano le loro radici in festività e usanze pagane che, a partire dal IV secolo d.C. furono “cristianizzate” dalla Chiesa Cattolica nel tentativo di convertire i pagani. Come ammette l’ Encyclopædia of Religion and Ethics di James Hastings, la maggioranza delle usanze natalizie “non sono autentiche usanze cristiane, bensì usanze pagane che sono state assorbite o tollerate dalla Chiesa”. Evidentemente allora si pensò che era sufficiente dare a queste usanze un’apparenza cristiana per cristianizzare quelli che le seguivano. Oggi l’attitudine della Chiesa Cattolica, ma anche delle altre Chiese da essa derivate, siano esse Ortodosse o “Protestanti”, e della maggior parte dei loro fedeli non è cambiata. Sebbene è ormai nota l’origine pagana di tali festività, perché ne parlano enciclopedie, libri, articoli di giornali e ammessa dagli stessi ecclesiastici, tutti questi continuano imperterriti ad osservarle. E se si chiede loro perché lo fanno candidamente rispondono “Va bene, le origini sono pagane. Ma ha davvero importanza?” oppure “In fondo che male c’è?”
È davvero così che agli occhi di Dio non ha importanza quello che le persone fanno per adorarlo? (cfr. Giovanni 4:23). Il fatto di dare a delle feste idolatriche un nome cristiano le mette in armonia con il pensiero di Cristo? (cfr. 2Corinti 6:14-16) È possibile onorare Dio con feste sorte in origine per dèi mitici e scimmiottano l’adorazione idolatrica? (cfr. Esodo 32:1-35)
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Il 24 dicembre 1223 il quarantaduenne Giovanni di Pietro Bernardone dei Moriconi, una famiglia della borghesia emergente della città di Assisi, il cui nome venne poi cambiato in Francesco, allestì in una chiesa di Greccio, città nei pressi di Rieti, una riproduzione del bambino Gesù in una mangiatoia. Intorno alla mangiatoia pose delle statuine che rappresentavano Giuseppe e Maria, i pastori venuti a trovare il bambino Gesù, un asino e un bue. Poche ore dopo, a mezzanotte, davanti a quella scena fu celebrata la messa di Natale. Quell’avvenimento divenne una caratteristica della celebrazione della festa del Natale diffuso in tutto il mondo cattolico e tutt’oggi viene ricordato con l’allestimento nelle case dei fedeli del presepe (o presepio), termine che deriva dal latino praesaepe che significa “recinto”, molto probabilmente riferito al luogo dove venivano custoditi ovini e caprini. In seguito quell’uomo venne canonizzato dalla Chiesa Cattolica come San Francesco di Assisi, uno dei santi più popolari e venerati del mondo la cui devozione è stata oggi rinvigorita dal fatto che in suo onore il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, eletto papa nel conclave del 2013, ha assunto il nome pontificale di Francesco I.
Una storia contraffatta della nascita di Gesù
Tale rappresentazione della nascita di Gesù include, in genere, oltre alla statuina del bambino Gesù posto in una mangiatoia, le statuine di Giuseppe e Maria, di un bue e di un asinello, di alcuni pastori, dei tre “Re Magi” e di altri personaggi che la fantasia popolare solitamente vi associa. Sul punto centrale della scena, rappresentata in genere da una grotta, viene posta una stella per ricordare quella che secondo la narrazione evangelica guidò i “Re Magi” dal bambino Gesù (cfr. Matteo 2:7-11). Sebbene chi allestisce un presepe pensi che quella scena semplicemente aiuti a ricordare il vero significato del Natale, secondo quanto dichiarato in una nota rivista cattolica, “il presepe presenta un quadro più dettagliato di un singolo vangelo, benché dia risalto anche al carattere non storico di queste narrazioni” (U.S. Catholic) … Già, perché tutte quelle belle statuine colorate conferiscono alla narrazione biblica della nascita di Gesù un alone leggendario e fiabesco mettendo in dubbio il relativo racconto biblico. Oggi i presepi, come tante altre cose legate a questa festa, sono diventati un grosso affare. Ad esempio, in vari negozi della città di Napoli, dove il fenomeno è molto marcato, le statuine del presepe si vendono tutto l’anno e alcune delle più popolari non rappresentano personaggi menzionati nei Vangeli, ma celebrità del nostro tempo, quali personaggi dello sport, dello spettacolo, della moda, della politica, ecc.. Altrove si vedono presepi di cioccolato, di pasta e perfino di conchiglie. Così  è un po’ difficile vedere in questi presepi la rappresentazione di una storia autentica.
Se confrontiamo la scena rappresentata in un presepe con i racconti evangelici dobbiamo rilevare diverse incongruenze con la storia narrata nella Parola di Dio. Innanzitutto la data scelta per la rappresentazione non corrisponde all’effettiva data di nascita di Gesù ma è collegata ad una festa di origine demonica, come è stato più volte riconosciuto perfino dalle autorità ecclesiastiche. Ad esempio, in un articolo pubblicato sull’Osservatore Romano, il quotidiano vaticano, in data 20 dicembre 2004 si poteva leggere quanto segue: “La vera data della nascita di Gesù è tutta, storicamente, sotto un velo di incertezza sia in relazione alla storia romana e al censimento imperiale di quell’epoca, che alle ricerche dei secoli successivi … La data del 25 dicembre, com’è noto, è stata scelta dalla Chiesa di Roma fin dal IV secolo d.C. Questa data, nella Roma pagana, era dedicata al dio Sole … Anche se a Roma, per l’editto di Costantino, era già affermato il cristianesimo, era ancora diffuso, specialmente tra i soldati romani, il mito di Mitra … Le suddette festività, con al centro il 25 dicembre, erano molto radicate nelle tradizioni popolari e quindi la Chiesa di Roma pensò di dare alla data un senso religioso cristiano sostituendo al dio Sole, il vero Sole di Giustizia Gesù Cristo, quale giorno della Sua nascita”. E questo è quello che ripetono a se stessi i fedeli cattolici per giustificare la loro partecipazione alla festa, cioè che avendola rivestita di un nuovo significato da un senso alla loro vita e alla loro spiritualità; ma lo affermano e lo fanno non curandosi del principio esposto nella Parola di Dio che dice: “Vi potrà mai essere un’intesa tra Cristo e il demonio? E cosa hanno da spartire un credente e un incredulo? Vi può essere un accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? … Perciò dice il Signore: non abbiate nulla a che fare con quel che è impuro, separatevi dagli altri, abbandonateli e io vi accoglierò” (2Corinzi 6:15-17, TILC). In base a tale principio è lecito che un’autorità religiosa dia un apparente senso cristiano a ricorrenze o simboli che affondano le radici nell’antico paganesimo? (Per il calcolo della effettiva data di nascita di Gesù vedi il mio post del 19 febbraio 2011 – UNA STORIA FINITA – X parte).
Anche la visita dei “Re Magi” viene rappresentata in modo controverso. Il prossimo 6 gennaio sarà celebrata nel mondo cattolico con la festa dell’Epifania. Anche questa festività trae origine dal paganesimo, “in Alessandria, infatti, i pagani nella notte tra il 5 e il 6 gennaio celebravano il giorno natalizio del dio Eone (dio del tempo e dell’eternità) … Pare che la Chiesa abbia voluto cristianizzare questa festività” (L’Osservatore Romano, 23 dicembre 1993). Innanzitutto quelle persone non erano dei governanti ma degli astrologi e già questo dovrebbe farci capire che qualcosa non va! L’astrologia, infatti, è un’arte che la Parola di Dio condanna e che gli ebrei fedeli evitavano scrupolosamente (cfr. Deuteronomio 18:10-12; Isaia 47:13,14). Di questi non ci viene detto se erano tre o più e neanche i loro nomi; quelli che sono stati loro attribuiti, Baldassarre, Gaspare e Melchiorre, sono del tutto inventati, e questo ha contribuito a screditare l’attendibilità storica del racconto biblico. Quella stella che li guidava per certo non poteva avere un origine divina: con sinistra precisione, infatti, portò quegli adoratori pagani prima dal re Erode, la cui intenzione era di uccidere il bambino e poi da Gesù, in quel momento vulnerabile e indifeso, protetto solo da un povero falegname e da sua moglie. Se non fosse intervenuto Dio stesso per cambiare la loro strada di ritorno, quegli uomini sarebbero tornati da quel monarca vendicativo e gli avrebbero fornito informazioni utili per uccidere il bambino. Quella stella e gli stessi astrologi, che per la loro arte erano soggetti all’influenza demonica, dovevano essere uno stratagemma di Satana, il nemico di Dio, pronto a tutto pur di far fuori il promesso Messia (cfr. ancora il mio post succitato).
E che dire, infine, dell’uso delle statuine nel presepe? Nel Museo Francescano dei Frati Minori Cappuccini a Roma Bravetta si trova esposto un quadro di Gerard Seghers, pittore caravaggista del XVII secolo, che raffigura San Francesco e un’altra mistica di Assisi, Chiara Scifi, canonizzata dalla Chiesa Cattolica come Santa Chiara, intenti ad adorare il bambino del presepe. In maniera simile milioni di cattolici si inginocchiano e pregano davanti alle statuine del presepe. Ad esempio, nella chiesa dell’Ara Coeli a Roma ogni anno viene rappresentata la scena della mangiatoia con un bambino carico d’oro e gioielli. Le mamme portano i loro figli a venerare questo “Santo Bambino” e di fianco all’immagine vengono accumulate lettere provenienti da tutto il mondo con le quali si invocano aiuto e grazie. Ma l’uso di immagini nell’adorazione è severamente vietato dalla Parola di Dio la quale contiene questo comando: “Non fabbricarti nessun idolo e non farti nessuna immagine di quello che è in cielo, sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non devi adorare né rendere culto a cose di questo genere” (Esodo 20:4,5 – TILC). Pertanto “San” Francesco realizzando il presepe ha violato questo esplicito comando! I fedeli della Chiesa Cattolica che allestiscono presepi nelle loro case o nelle chiese trasgrediscono questo comando! Quel bambino stesso rappresentato nei presepi, una volta divenuto adulto disse: “Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” escludendo così qualsiasi atto di adorazione fatto con ausili visibili (Giovanni 4:24 – CEI). Il clero cattolico ha convinto i fedeli della loro Chiesa che “il culto delle immagini è relativo” perché “non si riferisce all’immagine o all’oggetto sacro per se stesso ma piuttosto alla persona rappresentata o a Dio” (Enciclopedia Cattolica). Ma la Parola di Dio è di diverso avviso e dice di quelli che usano immagini nell’adorazione: “Non sanno né comprendono; una patina impedisce agli occhi loro di vedere e al loro cuore di capire” (Isaia 44:18 – CEI). Un esempio storico narrato della Parola di Dio dimostra quanto questa pratica sia invisa a Dio stesso. Dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana, presso il monte Sinai il popolo di Israele si fece un vitello d’oro per adorare Dio, sostenendo di tenere una “festa in onore del Signore”. Nelle loro intenzioni, dunque, c’era il desiderio di adorare non un idolo ma “colui che li aveva fatti uscire dal paese di Egitto”, e lo fecero nello stesso modo in cui avevano visto gli egiziani adorare i loro dèi: mangiando e bevendo, divertendosi con canti e balli, inginocchiandosi e pregando davanti a una statua che rappresentasse visibilmente quel Dio che non riuscivano a vedere. Ma le loro azioni provocarono l’ardente ira di Dio, che li punì severamente (cfr. Esodo 32:1-35). Riprendendo l’argomento l’apostolo cristiano Paolo spiegò perché questo accade dicendo: “Satana, il dio di questo mondo, accieca le loro menti” (2Corinzi 4:4 – TILC). Perciò, lungi dall’avvicinarsi a Dio, chi usa immagini nell’adorazione fa in realtà gli interessi del Diavolo del quale ancora l’apostolo disse che “si maschera da angelo di luce”, cioè si serve astutamente di false credenze per ingannare le persone (2Corinzi 11:14 – CEI).

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Il Natale assorbì … usanze pagane (The Catholic Encyclopedia)
“Il culto degli alberi era comune presso i popoli pagani dell’Europa e continuò a esistere anche dopo la loro conversione al cristianesimo. Sopravvisse in vari riti e costumi tra cui l’usanza … di mettere un albero di Natale all’ingresso o all’interno della casa durante le festività invernali” (Encyclopædia Britannica).
“Dalla prima istituzione di questa festa, sembra che le nazioni occidentali le abbiano trasferito molte follie e pratiche censurabili che prevalevano nelle feste pagane dello stesso periodo, come adornare le chiese in maniera fantastica, mischiare burattini e drammi con l’adorazione, universale festa e allegria, visite e saluti natalizi, regali e giocosità natalizia, e gozzoviglie e ubriachezza natalizie” (Institutes of Ecclesiastical History, Ancient and Modern, di John Von Mosheim – Traduzione di James Murdock).
“Prima della conversione al cristianesimo, il folclore tedesco narrava che il dio Odino (Wodan) ogni anno tenesse una grande battuta di caccia nel periodo del solstizio invernale (Yule), accompagnato dagli altri dei e dai guerrieri caduti … I bambini, ancor oggi, appendono al caminetto le loro scarpe piene di paglia in una notte d’inverno, perché vengano riempite di dolci e regali da san Nicola … Anche nell’aspetto, quello di vecchio barbuto dall’aria misteriosa, Odino era simile a san Nicola … La tradizione voleva che i bambini lasciassero i propri stivali nei pressi del caminetto, riempendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Odino avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi. La tradizione germanica arrivò negli Stati Uniti attraverso le colonie olandesi di New Amsterdam, rinominata dagli inglesi in New York, prima della conquista britannica del XVII secolo, ed è all’origine dell’abitudine moderna di appendere una calza al caminetto per Natale, simile per certi versi a quella diffusa in Italia il 6 gennaio all’arrivo della Befana” (Santa Claus, Last of the Wild Men: The Origins and Evolution of Saint Nicholas di Phyllis Siefker).
“Nella cultura dei persiani, dei medi e dei caldei, i magi costituivano una classe sacerdotale che incoraggiava le scienze occulte, l’astrologia e la medicina” (La Sagrada Escritura – Texto y comentario por profesores de la Compañía de Jesús – Biblioteca de Autores Cristianos)
Lo spirito natalizio non onora Gesù
La maggioranza delle persone è ormai informata che il Natale e tutte le usanze ad esso collegate sono più pagane che cristiane. Enciclopedie, libri, articoli di giornali, dichiarazioni stesse di esponenti del clero rivelano che le tradizioni natalizie non hanno il loro fondamento nei racconti evangelici ma hanno origine da usanze pagane. Ad esempio, su uno dei giornali on-line più letti degli Stati Uniti, il Seattle Post-Intelligencer, tempo fa un giornalista scrisse: “Il Natale ha poco a che vedere con il cristianesimo. Il Natale è una celebrazione pagana in cui si dà risalto a ricchezza, avidità e ghiottoneria”. Nonostante ciò le persone continuano imperterrite a festeggiarlo. Perché?
Charles Dickens, che sull’argomento scrisse il famosissimo racconto Canto di Natale, disse: “sembra esserci qualcosa di magico”. Si, per molti è impossibile resistere all’incanto del Natale, incanto creato dalle luci, dai sempreverdi, dal presepio, dai canti, dalle riunioni e dai regali. Per tante persone poi il periodo delle festività natalizie è un’occasione per stare insieme alla famiglia e agli amici e rafforzare i legami affettivi; per esse quindi è solo una festa piacevole, non ci trovano nulla di male. Ma è effettivamente cosi?
Nel dicembre del 1914, quasi 100 anni fa, in Europa infuriava la prima guerra mondiale e soldati di tutte le nazioni, incluse quelle “cristiane”, si fronteggiavano nelle trincee. Il giorno di Natale accadde una cosa straordinaria; nel libro The War in the Trenches, scritto da Alan Lloyd, c’è una fotografia di quel giorno che mostra soldati delle due parti opposte stare insieme amichevolmente, e la didascalia dice: “Natale 1914. Soldati inglesi e tedeschi fraternizzano”. Il libro dice: “i soldati si incontrarono effettivamente nella terra di nessuno per scambiarsi dei ricordini. Fu come l’intervallo fra due riprese in un incontro di pugilato … tutti parlavano, ridevano e andavano a caccia di souvenir’”. Il giorno dopo ripresero a scannarsi gli uni contro gli altri! Questo episodio mostra l’altra faccia delle festività legate al Natale: l’ipocrisia che permea gran parte di coloro che festeggiano.
Qualche anno fa venne fatto in Gran Bretagna un sondaggio sugli effetti che la festa avrebbe avuto nelle famiglie; il risultato dell’indagine mostrò che quell’anno, a Natale, nel 70 per cento delle famiglie inglesi sarebbe scoppiata la ‘guerra civile’. La causa principale sarebbero state le discussioni per motivi di denaro, gli eccessi nel bere e il trascurare le proprie responsabilità familiari. Le persone vengono educate con questo spirito ipocrita fin dall’infanzia. Tra le tante letterine spedite al Polo Nord, all’indirizzo del vero Re della festa, non certo il bambino Gesù ma Babbo Natale, una diceva: “Caro Babbo Natale, come stai? Io bene. Spero che passerai un bel Natale. Spero che avrai molti bei giocattoli perché desidero un sacco di belle cose. Prima di tutto, vorrei un fratellino. Il mio papà dice che non avete bambini al Polo Nord, allora puoi portarmi un cagnolino al posto suo. Voglio un fucile da caccia, un mitra, una bici col cambio a dieci velocità e un registratore. A proposito, questa è l’ultima lettera che ti scrivo perché l’anno venturo non crederò più a Babbo Natale. Però quest’anno ci credo”. Gli adulti non sono da meno; spesso misurano l’amicizia dal valore dei regali che si scambiano e questa rischia di rompersi perché uno ha fatto un regalo di maggior valore di quello che ha ricevuto. Si acquistano e si fanno molti regali sentendosi obbligati a farli, spesso per motivi egoistici. In alcuni paesi l’indomani del Natale  i negozi sono affollati al massimo di persone che riportano indietro i regali ricevuti, molti per essere rimborsati in contanti. Quanti doni accolti con così poca riconoscenza!
In Giappone i cristiani di tutte le denominazioni non costituiscono nemmeno l’uno per cento della popolazione eppure il Natale è diventato la più grande festività osservata dai suoi abitanti. La rivista Newsweek ha fatto questo commento: “Il Natale è ormai la più grande festa dell’anno … Gli ultimi giorni di dicembre sono un susseguirsi di trattenimenti – in casa, in ufficio, in fabbrica e nei locali notturni – che lasciano il paese in preda a una colossale sbornia con cui iniziare l’anno nuovo”. Lo stesso accade ad Hong Kong, a Singapore, in Corea del Sud e nella Cina comunista, che è diventata la più grande esportatrice mondiale di alberi di natale artificiali. Perfino gli ebrei, che non accettano Gesù, addobbano i loro negozi con decorazioni natalizie. Qualche anno fa il presidente dell’Unione delle comunità israelitiche americane disse: “Se fossi un ministro cristiano anziché un insegnante ebreo, nulla mi darebbe più fastidio e mi spingerebbe a protestare più energicamente di questa generale trasformazione, compiuta da miriadi di cristiani e da alcuni ebrei e da molti che non credono né al giudaismo né al cristianesimo … di un giorno così sacro in una festività così pagana, svuotata del suo più profondo contenuto spirituale”.
Ma la verità è che il Natale, il successivo Capodanno e, infine, l’Epifania sono sponsorizzate e mantenute vive dalle più forti campagne pubblicitarie e di vendita delle merci che ingannano le persone esaltando la bellezza dello spirito natalizio con immagini e musiche create ad hoc, ma non sono mai state festività di contenuto spirituale perché la loro origine è pagana. Tutte le usanze di questo periodo sono derivazioni di usi pagani, santificati perché adottati dal cristianesimo apostata. Non hanno nulla a che fare con Gesù e con la sua nascita e sono saturi di demonismo! Lo spirito che la stragrande maggioranza delle persone manifesta in questo periodo, ipocrita, avido, lussurioso è lo stesso che gli antichi romani manifestavano quando festeggiavano i Saturnali, una festa caratterizzata da gozzoviglie, baldoria, balli, giochi e scambio di doni e le case venivano decorate con sempreverdi. Non è da sottovalutare questo aspetto! Chi conosce bene la Parola di Dio sa che Satana il Diavolo ha istituito sulla terra un sistema mondiale di falsa religione, che include anche un falso cristianesimo, con l’intento di allontanare le persone dalla verità e dalla speranza di vita eterna che Dio dà (sullo sviluppo del falso cristianesimo vedi i miei post: UNA STORIA FINITA – XVI parte del 14 maggio 2011 e LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XIII del 30 agosto 2013). Ma questo falso sistema religioso, indicato nella Parola di Dio con il nome simbolico di “Babilonia la Grande”, perché in quell’antica città ebbero origine tutte le false pratiche religiose dopo il Diluvio (cfr. Genesi 10:8,9; 11:1-9; Apocalisse 17:1-5), è destinato ad essere distrutto in un futuro ormai prossimo, stando alle profezie bibliche (cfr. Apocalisse 18:8). Quando questo accadrà, è scritto che “i mercanti della terra piangeranno e si lamenteranno per causa sua, perché nessuno comprerà più le loro merci: oro, argento, pietre preziose, perle, tessuti raffinati, porpora, seta, scarlatto, profumi, oggetti d’avorio e di legno pregiato, di bronzo, di ferro e di marmo, cannella, spezie, aromi, olio profumato, vino e olio, farina e frumento, bovini e ovini, cavalli e carrozze, e persino esseri umani venduti come schiavi” (Apocalisse 18:11-13, TILC). Si, questo nefasto connubio tra feste pagane, promosse e sostenute dal cristianesimo apostata, e gli avidi commercianti della terra, che trova la sua massima espressione nelle celebrazioni natalizie, terminerà per sempre. Cristo Gesù, che non si sente affatto onorato dalle false pratiche religiose e mondane connesse a tali feste che continuano a rappresentarlo come un bambino indifeso e inerme anziché quel Re potente investito di grande autorità che sta per distruggere il mondo di Satana, eliminando ogni ingiustizia dalla terra, giudicherà chiunque ne condivide lo spirito di falsità e di baldoria.
001
Il periodo natalizio, come l’antica festa dei Saturnali, è caratterizzato da occasioni in cui fare baldoria
“La maggioranza delle usanze natalizie ora prevalenti … non sono autentiche usanze cristiane, ma usanze pagane che sono state assorbite o tollerate dalla Chiesa … I Saturnali romani provvidero il modello per la maggioranza delle allegre usanze del periodo natalizio. Questa antica festa romana veniva celebrata dal 17 al 24 dicembre” (Encyclopædia of Religion and Ethics di James Hastings)
Gli appelli natalizi alla pace sono ingannevoli e fuorvianti                            
C’è ancora una cosa da dire per smascherare ulteriormente l’inganno satanico. Quando nacque Gesù gli angeli che annunciarono la sua nascita, non ai capi religiosi ebrei e nemmeno ai governanti umani ma a degli umili pastori, intonarono un canto che diceva: “Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini di buona volontà” (Luca 2:14 – Ri). Di certo quegli angeli non proclamarono la pace ai nemici di Dio e della verità, poiché era scritto: “Io non do la pace ai malvagi. Questo ha detto il mio Dio” (Isaia 57:21 – TILC). Si, Dio non esprime la sua buona volontà verso gli uomini in generale né la estende a quelli che praticano la menzogna seppur si rivolgono a lui in modo benevolo e condiscendente, come accade a Natale e forse solo in quella occasione! Spesso queste parole vengono riportate nelle rappresentazioni della natività così ogni anno la parola “pace” fa il giro della terra attraverso i messaggi dei capi religiosi. I papi della Chiesa Cattolica hanno addirittura stabilito il primo giorno dell’anno, altra festa derivata dall’antica religione babilonese in cui si stabiliva la sorte dell’anno nuovo, “Giornata Mondiale della Pace”. Nel suo messaggio del 1° gennaio scorso, l’allora papa Benedetto XVI disse, tra l’altro:
“ogni persona e ogni comunità – religiosa, civile, educativa e culturale – è chiamata ad operare la pace. La pace è principalmente realizzazione del bene comune delle varie società, primarie ed intermedie, nazionali, internazionali e in quella mondiale. Proprio per questo si può ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie da percorrere per ottenere la pace … oggi è necessario un nuovo modello di sviluppo, come anche un nuovo sguardo sull’economia … sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico … Nell’ambito economico, sono richieste, specialmente da parte degli Stati, politiche di sviluppo industriale ed agricolo che abbiano cura del progresso sociale e dell’universalizzazione di uno Stato di diritto e democratico … Una missione speciale nei confronti della pace è ricoperta dalle istituzioni culturali, scolastiche ed universitarie. Da queste è richiesto un notevole contributo non solo alla formazione di nuove generazioni di leader, ma anche al rinnovamento delle istituzioni pubbliche, nazionali e internazionali … Il mondo attuale, in particolare quello politico, necessita del supporto di un nuovo pensiero, di una nuova sintesi culturale, per superare tecnicismi ed armonizzare le molteplici tendenze politiche in vista del bene comune … chiediamo a Dio che illumini i responsabili dei popoli, affinché accanto alla sollecitudine per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il prezioso dono della pace”.
Ho riportato solo alcuni brani significativi nell’attestare il pensiero comune del papa e di tutto il clero del cristianesimo apostata, cioè che la pace si può raggiungere con uno sforzo collettivo di tutti gli uomini i quali, in qualsiasi campo operino, possono “garantire e difendere il prezioso dono della pace”. Ma questo non è ciò che sostiene la Parola di Dio la quale dice chiaramente che “l’uomo non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23 – JB). Per secoli, infatti, uomini e nazioni hanno parlato di pace, discusso di pace, firmato centinaia di trattati di pace, con quale risultato? La pace continua a sfuggire all’umanità. Sono 46 anni ormai, dal lontano 1° gennaio 1968 in cui fu celebrata per la prima volta, che i papi della Chiesa Cattolica celebrano ogni primo giorno dell’anno la “Giornata Mondiale della Pace” facendo appello ai capi delle nazioni di portare la pace e pregando Dio di supportare i loro sforzi, preghiere finora rimaste inascoltate! Perché? Perché non è quella la via per arrivare alla pace. La Parola di Dio, infatti, dichiara che “tutto il mondo intorno a noi si trova sotto il potere del diavolo” (1Giovanni 5:19 – TILC). Il Diavolo domina su tutte le istituzioni umane, svia le persone mediante divisive controversie sociali, politiche, religiose e, trasformandosi in “angelo di luce”, le acceca con il luccichìo di festività create ad hoc per distogliere la loro attenzione dall’unico strumento che porterà la pace mondiale: il Regno di Dio, cioè il dominio divino sull’intera terra posto nelle mani di Cristo! Profetizzando la nascita di Gesù, mediante il suo profeta Isaia Dio fece infatti scrivere: “un bambino è nato per noi … sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato … Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine …” (Isaia 9:5,6 – JB). Gesù venne sulla terra per portare la pace, non un solo giorno all’anno ma una pace vera che non avrà mai fine! In una circostanza disse ai suoi discepoli: “vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace che io vi do non è come quella del mondo” (Giovanni 14:27 – TILC). Pertanto è ingannevole e fuorviante l’appello papale poiché la pace non si ottiene celebrando un falso genetliaco di Gesù né stabilendo una giornata speciale ad essa dedicata; la vera pace si ottiene sottomettendosi al dominio del “Principe della pace” che non è più un bambinello indifeso, come si continua erroneamente a rappresentarlo nelle feste natalizie, ma un potente governante oggi investito di pieni poteri e con il quale, tra poco, tutti i falsi religionisti, gli avidi commercianti e i diabolici governanti umani dovranno fare i conti (cfr. Apocalisse 12:7-12; 17:14; 19:11-16).

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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2 risposte a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XVIII

  1. Damon Hart ha detto:

    Qual è l’origine del Natale? Come iniziarono le feste natalizie? Al principio si trattava di una festa pagana oppure cristiana? Non c’è indicazione alcuna nel Nuovo Testamento che i primi cristiani celebrassero il Natale. Può essere dimostrato dalla storia della Chiesa che, probabilmente per i primi 300 anni dopo la nascita di Cristo, i cristiani non sapessero nulla delle feste natalizie. Fu soltanto quando la Chiesa cominciò ad allontanarsi dalla dottrina e dalla pratica apostolica ed a corrompersi sempre di più che iniziano le celebrazioni natalizie.

  2. Grace Melton ha detto:

    Sofronio Eusebio Girolamo, scrivendo nel 411, rimprovera ai palestinesi di mantenere la celebrazione della nascita di Cristo nella festa della Manifestazione.

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