LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XIX

“NON V’INGANNATE: NÉ I FORNICATORI … NÉ GLI EFFEMINATI, NÉ GLI OMOSESSUALI … EREDITERANNO IL REGNO DI DIO”

1Corinzi 6:9,10 – Di

Anteprima
In questi giorni il dibattito pubblico nel nostro paese è concentrato su problemi etici e morali che dividono non solo le parti politiche chiamate a legiferare sulle questioni discusse, ma l’intera nazione. Ogni singolo cittadino, infatti, è coinvolto poiché le tematiche dibattute attengono alla sfera privata della vita delle persone, chiamando in causa la loro coscienza, la loro formazione sociale e perfino la loro fede religiosa. Le rispettive posizioni spesso sfociano in azioni di violenta intolleranza o di provocante chiassosità che minano la serenità e la pacifica soluzione delle controversie. Tra i temi più dibattuti ci sono le rivendicazioni di associazioni “gay” che reclamano “diritti” che finora sono sempre stati negati agli omosessuali quali, ad esempio, quello di contrarre matrimoni o essere riconosciuti come “coppie di fatto” o di adottare bambini. Tali richieste sono supportate da una pressante campagna mediatica a motivo dell’alta concentrazione di omosessuali nel campo dello spettacolo e dell’informazione che dà loro un’ampia possibilità di plasmare valori e opinioni. La forte presenza della Chiesa Cattolica in Italia e il suo peso politico condizionano tale dibattito poiché come è suo solito tale istituzione, incapace di addestrare le coscienze dei propri credenti a prendere decisioni personali in materia di fede e di morale, cerca di obbligarli nelle scelte rivolgendosi al “braccio secolare”.
Personalmente sono interessato al dibattito non tanto per i suoi risvolti politici e sociali quanto per quelli morali e religiosi. Come uomo di fede ciò che più mi preme conoscere in ogni questione è il punto di vista del mio Creatore. Questo perché ho imparato dal libro che espone i suoi pensieri, la Bibbia, queste fondamentali verità: 1) “nessuno sa scegliere la giusta via, nessuno sa decidere bene per la propria vita” (Geremia 10:23 – TILC). La storia conferma che questa dichiarazione è vera poiché gli uomini, pur mossi dagli ideali più nobili e dalle migliori intenzioni, non sono riusciti a creare un mondo migliore e più giusto, al contrario, come sostiene ancora la Sacra Scrittura, “l’uomo domina sull’altro uomo, a proprio danno” (Ecclesiaste 8:9 – CEI); 2) dice, ancora, il Creatore: “Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare” (Isaia 48:17 – CEI). Perciò “tutto ciò che è scritto nella Bibbia è ispirato da Dio, e quindi è utile per insegnare la verità, per convincere, per correggere gli errori ed educare a vivere in modo giusto” (2Timoteo 3:16 – TILC). Sono, quindi, convinto che la Parola di Dio è l’unica fonte che abbiamo per conoscere la verità sulla natura umana e che è la guida migliore per fare scelte che chiamano in causa la coscienza e la morale.
Pertanto ho indagato nella Parola di Dio per conoscere il suo punto di vista sull’omosessualità, per sapere cosa il fondatore del vero cristianesimo, Gesù, insegnò al riguardo e per vedere come i suoi fedeli apostoli e i cristiani del I secolo considerarono la questione. Il risultato della mia ricerca è esposto in questo post, e posso dire che sono rimasto sorpreso della chiarezza con cui l’argomento viene trattato nella Bibbia, che non lascia alcun dubbio sul punto di vista di Dio, di Gesù e degli apostoli sulla questione. Leggendo, poi, qua e là, certe dichiarazioni dei rappresentanti del clero, inclusa quella recente del papa Francesco I, che in una circostanza ha pubblicamente affermato: “se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla … Dio nella creazione ci ha resi liberi” mi sono ancor più meravigliato nel constatare quanto questi personaggi sono lontani dal pensiero di Dio, di Gesù e dei suoi apostoli! Vi invito a leggere il post e poi ditemi se sono in errore …

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Confesso che ho pensato molto prima di scrivere questo post temendo di essere confuso con coloro che affrontano questo argomento mossi dal mero pregiudizio nei confronti delle persone che si dichiarano omosessuali e per non rischiare di esser tacciato di omofobia, visto il clima che sta crescendo sulla questione. Non condivido gli estremismi di quelli che manifestano il loro dissenso in modo violento, come fanno certi imbecilli assurti alle cronache correnti, né di coloro che esternano pubblicamente, con provocante chiassosità, il loro “orgoglio” omosessuale o, per usare un termine più alla moda, il gay-pride. È indubbio che la questione rappresenta oggi motivo di dibattito non solo morale, ma anche politico, giuridico e sociale poiché gli omosessuali rivendicano “diritti” che finora sono sempre stati negati loro quali, ad esempio, quello di contrarre matrimoni o essere riconosciuti come “coppie di fatto” o di adottare bambini.
Non voglio impegnarmi in una dissertazione “politica” della faccenda, non avendone né la competenza né l’interesse. Ma poiché tra le rivendicazioni omosessuali c’è anche quella di “partecipare a tutti i livelli della vita ecclesiale (eucarestia, formazione, catechesi, ministeri, sacerdozio …), il diritto ad avere una famiglia riconosciuta non solo dallo Stato ma anche dalla Chiesa” [Atti del Convegno “Cristianesimo, nuove famiglie e omosessualità“, Valencia (E), ottobre 2001], richiesta  sostenuta da diverse associazioni di gay e lesbiche che si dichiarano “cristiane” nonché da un crescente numero di teologi cattolici in contrasto con la posizione ufficiale della propria Chiesa, come Benjamín Forcano, teologo moralista e sacerdote spagnolo, il quale, proprio nel Convegno in questione, ha dichiarato che “non esiste una base biblica per considerare l’omosessualità un’attitudine ‘disordinata’”, da quell’estimatore che sono della Parola di Dio e del cristianesimo apostolico non posso esimermi dall’indagare negli scritti sacri per conoscere il pensiero di Dio, il magistero di Gesù e la posizione ufficiale dei cristiani del I secolo, che furono direttamente a contatto con gli insegnamenti di Gesù, al riguardo.
Perciò la mia unica volontà è riconsiderare il punto di vista della Parola di Dio su questo tema. Prima, però, mi preme fare una sorta di preambolo sugli sviluppi del dibattito circa le cause del comportamento omosessuale e sull’evoluzione del pensiero e della morale su tale condotta.
Il punto di vista umano sulla questione
Tra le varie cause dell’omosessualità gli analisti elencano i disturbi psicoanalitici sostenendo, ad esempio, che essa dipende da un imperfetto superamento del complesso di Edipo, il quale in genere si manifesta con l’ostilità o un forte legame affettivo nei confronti della madre ovvero con l’ostilità o le carenze della figura paterna. Oppure parlano di disturbi psicosociali derivanti dall’influenza repressiva esercitata sul bambino dall’ambiente in cui cresce e dal modo, positivo o negativo, in cui le esperienze socio-familiari vengono vissute. Per tutti questi la scelta omosessuale è quindi fortemente condizionata dagli affetti, dalle emozioni e soprattutto dal proprio background culturale e sociale. Più recentemente si è tentato di dare una giustificazione biologica con la ricerca di determinanti genetici ma i risultati sono stati talmente scarni che le stesse associazioni di attivisti omosessuali, che qualche decina di anni fa parlavano di “gene-gay” o di “cervello-gay”, e che tanto all’inizio le hanno supportate ora non parlano più così tanto di basi biologiche o genetiche, perché nessuno studio le ha dimostrate o ha offerto un simile riscontro.
In ogni caso l’omosessualità, che fino agli anni ’70 era considerata una malattia dall’APA (l’Associazione dei Medici Psichiatrici Americani) e come tale inclusa nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) alla voce “Deviazione sessuale” al pari della pedofilia, della necrofilia o del feticismo, oggi è stata derubricata come tale e mantenuta nel manuale solo nella voce “Disturbi sessuali”, al pari di quelli che possono colpire qualsiasi persona eterosessuale. C’è da rilevare al riguardo che tale decisione è stata presa attraverso una votazione che a molti è apparsa più come una conseguenza di pressioni politiche influenzate dai movimenti civili che non frutto di valutazioni scientifiche. Parallelamente, dal punto di vista morale si è sviluppato un atteggiamento di maggiore tolleranza, e a volte anche di compiacenza, così che lo stile di vita omosessuale, un tempo ritenuto disonorevole e secretato, oggi è approvato pubblicamente e rivendicato come del tutto lecito. Cinema, televisione, libri e riviste hanno accresciuto molto l’impatto della cultura gay sulla vita eterosessuale e l’alta concentrazione di omosessuali nel campo dello spettacolo e dell’informazione oggi dà loro una più ampia possibilità di plasmare valori e opinioni.
Perfino nelle Chiese cosiddette “cristiane”, ad onta delle loro posizioni ufficiali, si levano sempre più alte le voci di rappresentanti del clero a giustificazione o a sostegno dell’omosessualità. Ad esempio, oltre a quello sopra citato, un altro teologo cattolico, il gesuita John J. McNeill, docente di Etica Cristiana presso la Union Theological Seminary di New York, gay dichiarato, ha difeso apertamente l’omosessualità dicendo: “L’amore fra due lesbiche o due omosessuali, in quanto amore costruttivo fra due esseri umani, non è peccaminoso né allontana la coppia dal piano di Dio, ma può essere un amore santo” (Homosexuality: Challenging the Church to Grow in The Christian Century, 11/3/1987). In Italia, a Mercogliano, in provincia di Avellino, c’è un famoso santuario mariano, quello di Montevergine, dove viene venerata l’immagine della Madonna Nera molto cara alla comunità omosessuale. Lì ogni anno, il 2 febbraio, giorno della Candelora, si recano in pellegrinaggio migliaia di omosessuali, lesbiche, gay, bisessuali e transgender per rendere omaggio a colei che hanno eletto a loro protettrice con una serie di riti orgiastici che traggono la loro origine dall’antico culto di Cibele, la grande Madre Nera il cui tempio sorgeva proprio dove ora si trova il santuario mariano, a testimoniare la commistione che esiste tra paganesimo, falso cristianesimo e immoralità sessuale (http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/31/news/processione_candelora_femminielli-77344607/?ref=HREC1-22). Anche sul fronte evangelico si è aperto un dibattito, dai termini invero molto ambigui, tra il protestantesimo storico e quello definito neo-liberale “impegnato in un tentativo volto a relativizzare il significato dei testi biblici che parlano dell’omosessualità e a svuotarne il contenuto apparentemente negativo” (http://www.alleanzaevangelica.org). Ultimamente hanno fatto scalpore le dichiarazioni di uno dei massimi rappresentanti del clero, il papa cattolico Francesco I, il quale lo scorso luglio, rientrando dalla sua visita in Brasile dopo aver celebrato la Giornata Mondiale della Gioventù e rispondendo a una domanda sulla lobby gay in Vaticano, ha affermato: “se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla … Dio nella creazione ci ha resi liberi”. Queste sue parole sono state universalmente interpretate come un’apertura nei confronti degli omosessuali e una maggiore tolleranza dei loro comportamenti.
Cosa dicono le Sacre Scritture?
Gli organi sessuali fanno parte del meraviglioso progetto di Dio di estendere la vita sulla terra. Fu lui, infatti, a imprimere nel cuore della prima coppia che creò un desiderio così forte per la relazione coniugale per garantire il perpetuarsi della famiglia umana. Al primo uomo e alla prima domma disse: “Siate fecondi, diventate numerosi, popolate la terra” (Genesi1:28 – TILC). C’è comunque da notare che non stabilì la relazione sessuale tra l’uomo e la donna solo ai fini procreativi ma anche per il loro reciproco piacere; questo lo rese evidente quando fece scrivere da un saggio re dell’antichità “Benedetta la tua sorgente, la donna che hai sposato nella tua gioventù! Con lei sii felice … Il suo seno ti colmi sempre di piacere, ed ella ti abbracci nel suo amore” (Proverbi 5:18,19 – TILC). Pensando a questa disposizione e al suo grande potenziale di recare piacere e felicità agli esseri umani, dovremmo davvero sentirci spinti a lodare il nostro grande Creatore per aver ideato un modo così meraviglioso di popolare la terra.
Quando la creatura spirituale che divenne Satana il Diavolo si ribellò a Dio, si mise all’opera per corrompere questa eccellente disposizione presa per portare all’esistenza un’intera razza umana. Dopo aver indotto la prima coppia umana a ribellarsi a sua volta contro la volontà divina, recando su di loro l’avverso giudizio del Creatore che significò per essi la perdita della perfezione umana e la morte, agendo sulla mente dei discendenti di quella prima coppia, che conseguentemente al peccato dei loro progenitori erano generati nell’imperfezione fisica e mentale (*), riuscì a pervertirne il modo di pensare anche per quanto riguarda il giusto uso delle facoltà sessuali date loro da Dio. Il racconto biblico dice che circa 1.600 anni dopo la creazione dell’uomo, “la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo” (Genesi 6:5 – Di) … E mentre l’umanità sprofondava in una condotta moralmente errata, gli angeli in cielo osservavano … Dio non aveva creato gli angeli con il desiderio di avere rapporti sessuali, né tra loro né con esseri umani. Lo si comprende da ciò che disse Gesù agli ottusi sadducei del suo tempo riguardo a coloro che saranno risuscitati alla vita spirituale, cioè che “dopo la risurrezione … non si sposeranno più ma saranno come gli angeli del cielo” (Matteo 22:29,30 – TILC; Luca 20:34-36). Ma a quanto pare Satana riuscì a indurre alcuni di essi a considerare in modo errato questa questione così che iniziarono a desiderare qualcosa che Dio aveva riservato solo agli esseri umani nel giusto ambito della relazione coniugale. Inseguendo tale desiderio quegli angeli, infine, compirono un’azione malvagia, “videro che le figlie degli uomini erano belle e si scelsero quelle che vollero” (Genesi 6:2 – TILC); essi abbandonarono le rispettive posizioni in cielo e materializzarono corpi umani per venire sulla terra a sposare delle donne. Il loro comportamento fu motivato da un desiderio indebitamente coltivato, non da un desiderio naturale posto in loro da Dio (cfr. Giacomo 1:14,15 – questo è il meccanismo che conduce al peccato, non dovremmo mai dimenticarlo!).
Quell’azione colmò la pazienza di Dio nei confronti del male commesso dagli uomini e lo costrinse ad intervenire, anche per salvaguardare il suo proposito, perché attraverso essa la razza umana rischiava l’estinzione [la Parola di Dio rivela che da quelle unioni innaturali nacquero dei figli dotati di una potenza e di una cattiveria eccezionali; essi vengono chiamati nefilim, cioè “abbattitori”, poiché si imponevano con la forza e la violenza sugli uomini normali abbattendoli (cfr. Genesi 6:4). Erano anche degli ibridi, una forma di vita non approvata da Dio che, a quanto pare, non si riproducevano]. Dio portò un diluvio di acque che distrusse completamente quel sistema malvagio. Il discepolo e fratello di Gesù, Giuda, nella lettera che scrisse ai cristiani del I secolo tracciò un parallelo fra quegli angeli che, seguendo un desiderio innaturale, presero le figlie degli uomini per avere relazioni sessuali con esse e certi uomini che provavano desideri passionali per altri del loro stesso sesso. Egli scrisse: “Egli ha pure rinchiuso nelle tenebre dell’inferno con catene eterne, per il giudizio del gran giorno, gli angeli che non conservarono il loro primiero stato ma che lasciarono la loro propria dimora. Proprio come Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno” (Giuda 6,7 – Di).
La storia biblica ci insegna ciò che accadde nell’antica città di Sodoma. Lì appena 450 anni dopo il Diluvio uomini e ragazzi, assetati di sesso, volevano avere a tutti i costi rapporti con quelli che pensavano fossero semplici ospiti maschi di Lot, il nipote di Abramo (cfr. Genesi 19:4,5). Quegli uomini erano omosessuali. Infatti, la parola italiana “sodomia”, che significa particolarmente ‘rapporti sessuali fra due uomini’, è tratta proprio dal nome della città di Sodoma. Tale pratica era molto diffusa tra gli abitanti di quella città e delle città vicine e aveva contribuito notevolmente ad abbassarne il livello morale (cfr. Genesi 18:23-32). Riferendosi proprio a questo l’apostolo Pietro scrisse che Lot era “angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie” (2Pietro 2:7,8 – CEI). Questo fatto non passò inosservato agli occhi di Dio. Quei due uomini (che in realtà erano angeli inviati da Dio) dissero infatti a Lot: “Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave … il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli” (Genesi 18:20; 19:13 – CEI). Dio disapprovò la condotta omosessuale dei sodomiti e fece piovere fuoco e zolfo sulla città distruggendoli tutti! In seguito, poiché l’omosessualità era estesamente praticata tra i cananei, gli abitanti della “terra promessa”, Dio diede questo preciso comando al popolo di Israele: “Non dovete avere relazioni sessuali con un uomo come si hanno con una donna: è una pratica mostruosa” avvertendo che “se un uomo ha relazioni con un altro uomo fa una cosa disgustosa e tutti e due devono essere messi a morte” (Levitico 18:22; 20:13 – TILC). È dunque evidente che Dio considera l’omosessualità una “perversione sessuale contro natura” e come “una cosa disgustosa” ai suoi occhi. Non ci sono scuse, né attenuanti, né altre possibili interpretazioni a ciò che è chiaramente scritto nelle Sacre Scritture.

004

Ricordate quegli angeli che non si accontentarono del rango ricevuto da Dio e abbandonarono la loro posizione. Ricordate Sodoma e Gomorra … anche i loro abitanti si comportarono male, si abbandonarono a una vita immorale e seguirono vizi contro natura (Giuda 6,7 – TILC)

001

Al tempo del Diluvio diversi angeli si ribellarono a Dio scegliendo di vivere “contro natura”, cioè contro il modello divino della creazione. Gli angeli non furono creati per avere rapporti sessuali nell’ambito di una giusta relazione coniugale come il genere umano (cfr. Matteo 22:29,30). Ma quegli angeli ribelli abbandonarono la loro elevata posizione celeste e materializzarono corpi umani per avere rapporti sessuali con donne sulla terra. Deliberatamente scelsero di andare contro il progetto creativo di Dio. La loro azione ebbe effetti drammatici sul senso morale e sulla vita sociale in terra poiché le Scritture dicono che “la malvagità degli uomini era grande sulla terra” (Genesi 6:5 – Di).
La loro condotta è paragonata a quella di uomini e donne che deliberatamente vanno “contro natura” adottando uno stile di vita omosessuale. Anch’essi stravolgono il progetto creativo di Dio il quale, avendoli creati “maschio e femmina”, dopo aver detto che i due dovevano divenire una “sola carne” dotandoli dei rispettivi organi sessuali per “complementarsi”, deve ora sopportare che se due lesbiche si uniscono sessualmente, una delle due deve servirsi di qualche specie di mezzo artificiale in sostituzione dell’organo maschile per soddisfare l’altra, e se due uomini si accoppiano uno dei due deve assumere in qualche modo il ruolo femminile. Si, nel caso di omosessuali, maschi e femmine, in un modo o nell’altro, è necessario sostituire ciò che il sesso opposto ha “naturalmente”. Per questo motivo Dio, il Dio delle Sacre Scritture, considera tale condotta una “perversione sessuale contro natura” (cfr. Genesi 1:27; 2:18,24; Giuda 6,7). A motivo di ciò Dio distrusse quel mondo antidiluviano e gli abitanti delle città di Sodoma e Gomorra dediti all’omosessualità, uno stile di vita che Egli considera “disgustoso!” (cfr. Efesini 4:18,19).
La maggioranza degli angeli, però, mostrò di rispettare il progetto creativo divino e scelse di rimanere fedele al ruolo “naturale” assegnato loro da Dio. Essi, infatti, sollecitarono Lot, che “si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie” ad abbandonare Sodoma, lo presero perfino per mano e lo trascinarono fuori da essa affinché scampasse (2Pietro 2:7,8 – CEI; cfr. Genesi 19:15-17). L’omosessualità, pertanto, secondo la Parola di Dio è una scelta di vita che una persona coscientemente fa. Chi preferisce tale condotta deve anche sapere che dovrà rendere conto a Dio della sua scelta, perché è scritto: “ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso” (Romani 14:12 – CEI).

006

Dio ha condannato le città di Sodoma e Gomorra: le ha distrutte col fuoco … Invece ha liberato Lot che era un uomo giusto e rattristato per il comportamento immorale dei suoi contemporanei(2Pietro 2:6,7 – TILC)
Gesù e i suoi fedeli apostoli condannarono l’omosessualità
La parola “fornicazione”, che include le “perversioni sessuali contro natura” usata da Giuda nella sua lettera, traduce il termine greco porneia il quale deriva il verbo porneuo che vuol dire “darsi a illeciti rapporti sessuali”. Questo stesso termine fu usato da Gesù Cristo quando disse: “Or io vi dico che chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Matteo 19:9 – Di). Un dizionario greco, il Greek and English Lexicon of the New Testament di Edward Robinson, dice che usando il termine porneia Gesù incluse evidentemente “ogni rapporto proibito dalla Legge mosaica”. Quella Legge comprendeva fra i suoi comandi anche quello di Levitico 18:20, cioè: “Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna: è cosa abominevole”. Pertanto, secondo Gesù commettere porneia era moralmente così errato da essere un motivo per sciogliere il vincolo matrimoniale. Perciò anche Gesù parlò apertamente contro l’omosessualità.
Che questo fosse un comando che riguardava anche i cristiani si comprende da ciò che scrissero al riguardo gli apostoli. L’apostolo Pietro, ricollegandosi alla condotta degli abitanti di Sodoma, paragonò gli uomini che la imitavano ad “animali irragionevoli nati per natura a esser presi e distrutti” (2Pietro 2:6-13, CEI). L’apostolo Paolo fu ancora più esplicito e scrisse: “Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno … E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Romani 1:24-28,32 – CEI)
È evidente, dunque, che l’omosessualità non è uno stile di vita alternativo approvato da Dio. Nel futile tentativo di far sembrare che lo è spesso predicatori sia omosessuali che laici annacquano le norme bibliche e “ne deformano il significato” (2Pietro 3:16 – TILC), come ha spesso tentato di fare il citato gesuita John J. McNeill. Chiunque si dichiara “cristiano” dovrebbe tenere presente qual è il punto di vista di Dio chiaramente espresso nella sua Parola, perché l’apostolo Paolo scrisse: “Non v’ingannate: né i fornicatori … né gli effeminati, né gli omosessuali erediteranno il regno di Dio” (1Corinzi 6:9,10 – Di). Ma l’ispirato apostolo disse di più! Nella sua lettera ai cristiani che vivevano a Roma, una città dove in quel tempo l’omosessualità era molto diffusa e praticata perfino dagli imperatori, tanto che per regolamentarla fu emanata perfino una legge (la Lex Scatinia), l’apostolo scrisse: “Dio li ha abbandonati lasciandoli travolgere da passioni vergognose: le loro donne hanno avuto rapporti sessuali contro natura, invece di seguire quelli naturali. Anche gli uomini, invece di avere rapporti con le donne, si sono infiammati di passione gli uni per gli altri. Uomini con uomini commettono azioni turpi, e ricevono così in loro stessi il giusto castigo per questo traviamento. E poiché si sono allontanati da Dio nei loro pensieri, Dio li ha abbandonati, li ha lasciati soli in balia dei loro pensieri corrotti, ed essi hanno compiuto cose orribili. Sono ormai giunti al colmo di ogni specie di ingiustizia e di vergognosi desideri. Sono avidi, cattivi, invidiosi, assassini. Litigano e ingannano. Sono maligni, traditori, calunniatori, nemici di Dio, violenti, superbi, presuntuosi, inventori di mali, ribelli ai genitori. Sono disonesti e non mantengono le promesse. Sono senza pietà e incapaci di amare. Eppure sanno benissimo come Dio giudica quelli che commettono queste colpe: sono degni di morte. Tuttavia, non solo continuano a commetterle, ma anche si rallegrano con tutti quelli che si comportano come loro” (Romani 1:26-32, TILC). Dedita a soddisfare desideri carnali “contro natura”, la società romana era totalmente sprofondata nel vizio!
Perché Dio è inflessibilmente contrario all’omosessualità?
Per certo quello riportato dalla Parola di Dio è un drammatico quadro morale e sociale del mondo omosessuale non solo nell’antichità ma anche nei nostri giorni! Quanto è corretta una simile diagnosi? Sono gli stessi omosessuali ad attestarlo. Ad esempio Alberto, un giovane omosessuale spagnolo, ha riferito in una intervista: “non mi sentivo soddisfatto, ero vuoto. Mi sentivo lacerato dalla forte e incontrollabile dipendenza della pornografia … E’ raro il caso in cui uno davvero desideri essere gay. Tutto l’ambiente si basa sul corpo, il denaro e la giovinezza, cose che non durano per sempre”. Luca, un altro giovane, che ha anche scritto un libro “Ero gay” (Piemme edizioni), ha dichiarato: “In tanti sentono di avere un’ esistenza distonica rispetto ai propri desideri e in tanti capiscono che l’omosessualità alla fine è una specie di camicia di forza. Per me è stato così …  Ero agli occhi di tutti un omosessuale e vivevo, sentivo, parlavo da omosessuale. Ma con gli anni cominciavo a sentire un vuoto, la sofferenza di una vita lontana dalla mia identità … Sono stato eletto Mister Gay negli anni ’90, sono stato famoso e molto richiesto a eventi mondani, feste e spettacoli. Il mio bel fisico mi ha portato a vivere ogni sorta di trasgressione e sfrenatezza … Il motore di tutto era solo il sesso, il piacere puro. La parola d’ordine era godere e far godere. Tanti miei amici sono morti di Aids. Anche a me è stato diagnosticato il virus dell’Hiv. La paura della morte mi ha spinto a rompere quel circuito maledetto, a cercare di capire perché avevo fatto un percorso così”. Un giornalista omosessuale, Simon Fanshawe, che ha realizzato il documentario “The trouble with gay men” (Il problema con gli omosessuali), ha intervistato un ragazzo che ha detto: “Siamo assetati di vanità e guardiamo con disprezzo gli uomini vecchi. Nonostante l’Aids continuiamo a rincorrere il massimo piacere sessuale. Siamo felici che il mondo ci guardi come delle checche effeminate”. Un altro giornalista omosessuale, Matthew Todd, direttore del settimanale per omosessuali Attitude, in un articolo pubblicato su The Guardian ha scritto: “Noi lo sappiamo bene e le ricerche ora lo dimostrano: c’è un inferno di gay infelici, un alto numero di depressi, ansiosi e con istinti suicidi, che abusano di droghe e alcol e che soffrono di dipendenza sessuale … il mondo gay è incredibilmente sessualizzato. I ragazzini entrano in questo mondo pieno di alcol e droghe, in cui non c’è nulla di sano. E sono incoraggiati al sesso sfrenato”; quindi ha concluso il suo articolo dicendo: “abbiamo più partner nella vita di ogni altra categoria. Nello stesso tempo, però, abbiamo anche il più alto tasso di suicidi, per non menzionare le malattie sessualmente trasmissibili. Come gruppo tendiamo ad esprimere molte più emozioni di altri uomini, ma nello stesso tempo le nostre relazioni sono molto più brevi di quelle degli uomini eterosessuali. Siamo più ricchi, abbiamo case più costose, più macchine e vestiti alla moda di ogni altro gruppo. Ma siamo davvero felici?”.
Possiamo quindi capire il perché della profonda avversione di Dio per la pratica omosessuale. Essendo colui che dà origine alla vita, Egli conosce bene la nostra costituzione fisica, mentale, emotiva e spirituale. Poi, avendole stabilite, conosce altrettanto bene le leggi universali della natura. Quindi nella sua Parola Dio ha fatto scrivere: “Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare” (Isaia 48:17 – CEI). Pertanto è contrario all’omosessualità perché sa che essa non reca alcun beneficio all’individuo. Dall’apostolo Paolo ha fatto scrivere che tale pratica è “contro natura” perché il comportamento omosessuale è in ogni caso una deviazione dal suo disegno creativo e qualsiasi deviazione dal disegno creativo di Dio produce cattivi risultati (come mostrano i rovinosi effetti prodotti dall’uomo sull’ambiente). Non sorprende, dunque che Raoul Weston La Barre, noto antropologo della Duke University – North Carolina, USA, abbia definito l’omosessualità una “frustrazione della propria e dell’altrui essenziale natura biologica”.
È possibile fare un cambiamento?
Alcuni pensano che Dio sia troppo severo perché omosessuali ci si nasce e non si può fare niente per cambiare comportamento. Ma se così fosse, perché alcuni sono omosessuali solo per parte della loro vita, forse nell’età più avanzata? Non è logico pensare che dovrebbero esserlo fin dalla nascita? Le cause che spingono verso l’omosessualità sono a tutt’oggi sconosciute. Molto probabilmente è un insieme di fattori che spinge la persona ad abbandonare le normali relazioni eterosessuali per quelle omosessuali. In ogni caso l’omosessualità è una scelta di vita che la persona fa. Una rivista dedicata, Gay-Vue, asserisce, infatti, che una “persona ha evidentemente la possibilità di conformarsi a uno qualsiasi o a tutti i modelli sessuali. Per tale motivo, a un certo punto nel corso della vita finisce per sceglierne uno”. Gli omosessuali dunque sono tali perché lo vogliono. Come dice la Parola di Dio, è “secondo i desideri dei loro cuori” (Romani 1:24 – CEI). Sapendo questo, se una persona omosessuale vuole piacere a Dio, e vuole essere considerata un vero cristiano, deve abbandonare tale pratica, non ha alternativa! Nel primo secolo alcuni fecero proprio così! L’apostolo Paolo infatti disse “tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1Corinzi 6:11 – CEI).
Come nel primo secolo, anche oggi è possibile cambiare modo di vivere abbandonando la pratica omosessuale! Questa è l’esperienza di una delle tante persone che ci sono riuscite:
“Da giovane mi sentivo attratto verso persone del mio stesso sesso, ma mi ribellavo al pensiero di diventare omosessuale. Ero un idealista, come molti giovani. Mi raffiguravo un mondo buono con una morale e delle norme. Ma quando cominciai a farmi strada nel mondo mi scontrai con la realtà. Scoprii che il mondo è corrotto, e che perfino persone che si definiscono normali spesso sono immorali in vari modi. Poiché ovviamente i miei giovanili ideali non si sarebbero realizzati, ricordo di aver pensato: ‘A che serve? Cosa ci guadagno trattenendomi? Tanto vale diventare omosessuale e spassarmela più che posso’. Con questa decisione, intrapresi una vita che avrei continuato per molti anni. Dato che negli ambienti “gay” gli incontri casuali e le relazioni facilmente infrante sembravano essere una cosa normale, a suo tempo capii che avrei fatto meglio a coltivare relazioni con uomini che potevano aiutarmi a salire la scala sociale. Mi trovai un amico ricchissimo. Egli mi comprò begli abiti e mi introdusse nell’alta società dove non si facevano questioni di prezzo. Aveva un appartamento in un quartiere lussuoso di Londra e un altro nel sud della Francia. Mi portava a fare stravaganti vacanze all’estero ed era elettrizzante avere stretti contatti con gente ricca e famosa. A Londra ci sono tanti club dove gli omosessuali possono incontrarsi. Infatti, fui sorpreso vedendo quanta gente delle ‘alte sfere’ potevo conoscere, fra cui banchieri, avvocati e politici. Per quanto riguardava la religione non avevo nessun motivo di prenderla sul serio. Il cristianesimo che vedevo non era diverso dal mondo in cui vivevo: in quel tempo ricevetti varie proposte immorali anche da sacerdoti ed ecclesiastici. Ma il fascino di questa vita non dura poiché insiste sulla eterna giovinezza e sull’attrattiva. Sapevo che, perduto il mio fascino, o sfiorita la mia bellezza, sarei stato finito, messo da parte, com’è accaduto a tanti altri. Così scelsi l’indipendenza e decisi di lasciare il mio ricco amico. Non mi fu facile adattarmi a una vita comune dopo aver assaporato un tenore di vita lussuoso. Iniziai a frequentare cattivi compagni e per mantenermi mi prostituivo pur sapendo che c’era il pericolo di prendere qualche malattia venerea, dato che è risaputo che l’incidenza delle malattie veneree è altissima fra gli omosessuali a causa della promiscuità. Fu in questo infelice periodo della mia vita che conobbi l’uomo con cui sarei vissuto nei successivi dieci anni. Sin dall’inizio il mio nuovo partner ed io andammo veramente d’accordo. Gli volevo molto bene e cominciammo a metter su casa insieme pressappoco come farebbe una normale coppia di sposi. Consideravamo la nostra relazione come qualcosa di piuttosto unico e speciale. Nessuno dei due ci trovava qualcosa di bizzarro o di strano. Eravamo una coppia molto felice. Il legame che ci univa era intenso, profondo e amorevole. Infatti, pensavamo che l’amore che univa noi due fosse più profondo di quello che osservavamo in molte relazioni eterosessuali. Ma un giorno mi capitò tra le mani una pubblicazione biblica. Non avevo mai letto la Bibbia e venendo a conoscenza della speranza che essa offre all’umanità, vidi tutto sotto una luce interamente diversa. Avevo sempre pensato che doveva esserci un modo di vivere migliore, non solo per me ma per il mondo intero. La possibilità di scegliere un modo di vivere veramente significativo e soddisfacente, in vista della vita eterna, mi appariva sensata. Però non mi ci volle molto per riconoscere che ero giunto a un bivio. Man mano che il mio apprezzamento per la verità biblica si approfondiva con lo studio, mi rendevo conto di dover cambiare vita, ma ci sarei riuscito? A questo punto sapevo tutto ciò che la Bibbia dice dell’omosessualità. Sebbene prima non mi fosse mai capitato di leggere le sue dichiarazioni, sentii istintivamente che quello che diceva era giusto. Certo non conducevo una vita naturale. Ma avevo bisogno di un motivo molto forte per voler trasformare la mia vita. Il mio crescente amore per Dio fu ciò che mi spinse a cambiare. La prima reazione fu di far conoscere le vie di Dio al mio compagno. Volevo che anche lui cambiasse il suo modo di vivere. Ma purtroppo non accettò di farlo come avevo sperato. Giunse così il momento di separarci. Fu come tagliare via un’intera parte di me stesso. Avrete sentito dire, come l’ho sentito io: ‘Gli omosessuali non cambiano’. Ma non fu così per me. Smisi, una volta per tutte. Nella vita ci sono tante altre cose, ed ho scoperto che con la verità della Parola di Dio mi si aprivano altre strade che mi aiutavano a realizzare il desiderio di cambiare. Tuttavia ci vuole tempo per risolvere i problemi. L’omosessualità non è un’eccezione. Quando l’apostolo Paolo scrisse la sua lettera ai Corinti menzionò l’omosessualità come un grave peccato, ma non specificò che fosse l’unico, o che fosse peggiore degli altri menzionati. Lo elencò insieme ad altre gravi debolezze umane, e se veniamo meno in una di queste cose ci attiriamo senz’altro il disfavore divino. Ma ho riscontrato che, se ci sforziamo di vincere la nostra debolezza, Dio ci rafforza. Sarebbe errato aspettarci un rimedio istantaneo. Ma con l’aiuto dello spirito di Dio ho imparato a esercitare padronanza, ho imparato che è possibile procedere nella via della verità”.
Come dimostra questa esperienza per cambiare aspetti e comportamenti errati radicati nella propria personalità ci vuole una forte motivazione, come la salda fede nel nostro Creatore. Questa fiducia è proprio ciò che il vero cristianesimo, quello che si basa sulle sane norme morali e i princìpi scritti nella Parola di Dio e non sulle idee personali di uomini imperfetti, ci aiuta a ottenere. Dio ci ha fatti e ha il diritto di dirci quello che possiamo e quello che non possiamo fare. Inoltre, essendo l’onnisapiente, giusto e amorevole Sovrano della nostra vita sa ciò che è meglio per noi. Perciò il saggio consiglio che la Parola di Dio dà è questo: “non adattatevi alla mentalità di questo mondo, ma lasciatevi trasformare da Dio con un completo mutamento della vostra mente. Sarete così capaci di comprendere qual è la volontà di Dio, vale a dire quel che è buono, a lui gradito, perfetto” (Romani 12:2 – TILC). Sì, con l’aiuto della Parola e dello spirito santo di Dio, si può “deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e … rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera”  (Efesini 4:22,24 – CEI).

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(*) Il termine italiano “peccato” traduce l’ebraico chattàth e il greco hamartìa. In entrambe le lingue le forme verbali (ebraico chatà; greco hamartàno) significano “mancare”, nel senso di fallire un bersaglio o non raggiungere un obiettivo. Dio aveva messo davanti alla prima coppia umana la prospettiva di vivere per sempre sulla terra che essi avrebbero dovuto coltivare e trasformare in un paradiso. Questo richiedeva che l’uomo e la donna ubbidissero e fossero sottomessi alla volontà del loro Creatore collaborando all’attuazione del suo proposito per la terra. Essi però si ribellarono, decidendo di voler fare di testa loro, e questo li mise in disaccordo con Dio. Tale comportamento ebbe conseguenze tragiche per tutta la razza umana poiché Dio fu costretto ad applicare la sua perfetta giustizia emettendo la condanna a morte. Quella prima coppia umana, quindi “peccò” o fallì il bersaglio di una perfetta ed eterna vita sulla terra. Il comportamento che essi ebbero dopo aver disubbidito mostra che anche la loro mente e il loro cuore furono traviati: come attesta il racconto biblico, “allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio” (Genesi 3:7,8 – CEI). Il peccato fece provare loro sentimenti di colpa, ansietà, insicurezza, vergogna. Per la legge dell’ereditarietà, quindi, essi trasmisero alla loro progenie non solo l’imperfezione fisica ma anche una innata tendenza alla trasgressione. L’apostolo cristiano Paolo descrisse questo processo come la “legge del peccato e della morte”, cioè come un principio direttivo o forza che opera in tutti gli uomini discendenti di quella prima coppia (Romani 8:2). Perciò l’apostolo ammonì: “se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete” (Romani 8:12,13).

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