LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XX

 

“CHE RAPPORTO CI PUÒ ESSERE TRA CIÒ CHE È GIUSTO E CIÒ CHE È INGIUSTO?”

2Corinzi 6:14

Anteprima
Circa due settimane fa si è svolta l’annuale Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, un’iniziativa internazionale di preghiera ecumenica “cristiana” che si celebra ogni anno tra il 18 e il 25 gennaio. Vi partecipano diverse confessioni religiose che si dichiarano cristiane, dalla Chiesa Cattolica alle varie Chiese Ortodosse fino a numerose denominazioni protestanti. Lo scopo è promuovere l’Ecumenismo, cioè riunire tutti i fedeli “cristiani” sotto un’unica fede. Dopo la morte degli apostoli, per colpa di individui egocentrici che ambivano ad avere una posizione di prestigio e la preminenza sugli altri, si verificarono in seno alla comunità cristiana delle profonde fratture dogmatiche, frutto di pensieri e dottrine prese in prestito dalla filosofia greca e dal paganesimo quali, ad esempio, il dogma trinitario di ispirazione platonica che divise i cristiani tra ariani e atanasiani portando allo scisma le chiese siro-orientale e copta, o la questione del primato petrino, con l’assunzione del papa cattolico del titolo pagano di Pontifex Maximus (Pontefice Massimo), il titolo religioso degli imperatori romani, e la sua pretesa di primeggiare sul clero di tutte le chiese, che portò prima allo scisma della Chiesa di Costantinopoli e, successivamente, a quello delle chiese cosiddette “protestanti”, scismi che hanno prodotto non solo una differenziazione dei contenuti della fede ma anche una diversa pratica della vita cristiana. Rendendosi conto di aver violato un fondamentale principio cristiano, quello dell’“unità della fede” dichiarato nella Parola di Dio (cfr. Efesini 4:5,6), tutte queste chiese tentano di porvi rimedio con il movimento ecumenico. Ma ancora una volta esse vanno contro i princìpi cristiani che dicono “che rapporto ci può essere tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto? … Vi potrà mai essere un’intesa tra Cristo e il demonio? E cosa hanno da spartire un credente e un incredulo? Vi può essere accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? … Perciò dice il Signore: non abbiate nulla a che fare con quel che è impuro, separatevi dagli altri, abbandonateli” (2Corinzi 6:14-17, TILC). Infatti, come si può conciliare la venerazione di santi e madonne da parte della Chiesa Cattolica con la decisa avversione di questa pratica da parte protestante? E saranno mai disposte le chiese protestanti ad accettare la tradizione quale autorità suprema in materia di fede e di morale, come fa la Chiesa Cattolica? Come concilieranno tra loro fondamentali differenze dottrinali quali, ad esempio, quelle relative all’eucaristia, al celibato del sacerdozio o al battesimo dei neonati? Accetteranno mai protestanti e ortodossi la dottrina del Purgatorio insegnata dalla Chiesa Cattolica? E gli ortodossi crederanno mai al dogma dell’Immacolata Concezione di Maria che ora rifiutano? Come si può notare importanti dottrine e pratiche religiose dividono i “cristiani” associati a tali chiese, dottrine e pratiche totalmente in contrasto tra loro così da condannare una parte o l’altra a seconda dei punti di vista. Molti protestanti, infatti, credono che i cattolici sono condannati ad andare all’Inferno per la loro idolatria (l’uso di immagini nell’adorazione) mentre i cattolici considerano eretici tutti quelli (inclusi protestanti e ortodossi) che non si sottomettono all’autorità papale. Pertanto ha ragione l’apostolo a chiedere “che rapporto ci può essere tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto? … Vi potrà mai essere un’intesa tra Cristo e il demonio? E cosa hanno da spartire un credente e un incredulo? Vi può essere accordo tra il tempio di Dio e gli idoli?”. È giusto, allora, che tali chiese promuovano e sostengono l’Ecumenismo attraverso accordi e giornate di preghiera? … Avranno successo i loro sforzi? … Cosa si impara al riguardo dalla Parola di Dio? …

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La notte del 14 nisan del 33 A.D., dopo aver celebrato la Pasqua con i suoi fedeli apostoli, Gesù pronunciò una delle sue ultime più fervide preghiere. Sebbene sapesse che di lì a poco sarebbe stato arrestato e condannato a morte non pregò per se stesso ma a favore dei suoi discepoli. Finché era in vita si era preso cura di loro: li aveva ammaestrati per compiere la volontà del Padre e protetti dalle insidie e dai pericoli di un mondo alienato da Dio con consigli, avvertimenti e perfino riprendendoli, seppur benignamente, quando necessario (cfr. Matteo 10:7-18; Marco 8:27:33). Ma ora, dopo la sua morte, essi avrebbero dovuto cavarsela da soli e Gesù era preoccupato per la loro sorte. Quella sera stessa, mentre erano a tavola, era accaduto qualcosa che denotava la loro immaturità; il racconto evangelico dice infatti che “tra i discepoli sorse una discussione per stabilire chi tra essi doveva essere considerato più importante” (Luca 22:24 – TILC). Questo atteggiamento rischiava di rovinare i rapporti tra di loro. Perciò nella sua preghiera disse al suo Padre celeste: “Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi … Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola … perché siano perfetti nell’unità” (Giovanni 17:11,20-23, CEI). Sì, Gesù diede risalto alla necessità di restare uniti nell’adorazione!
Quegli uomini compresero bene la lezione perciò in seguito operarono per mantenere la loro unità cristiana. Tutti si sforzarono di “essere unanimi nel parlare” ed essere “in perfetta unione di pensiero e d’intenti” (1Corinzi 1:10 – CEI). Come risultato, solo pochi decenni dopo l’apostolo Paolo poté scrivere ai suoi conservi cristiani: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3:28 – CEI). Queste parole smentiscono le teorie di molti storici e teologi secondo cui vi sarebbero stati vari tipi di cristianesimo. Questi, infatti, parlano di “cristianesimo giudaico” (di cui suppongono fossero paladini gli apostoli Giacomo, Pietro e Giovanni), opposto al “cristianesimo gentile” (difeso, a loro parere, dall’apostolo Paolo); oppure fanno riferimento alla “teologia giovannea [di Giovanni]” e alla “teologia paolina [di Paolo]”, asserendo che il cristianesimo non si sarebbe mai diffuso in tutto il mondo se Paolo non lo avesse completamente trasformato. Ma queste sono teorie formulate da uomini che non hanno alcuna fede nel cristianesimo o che ritengono normale che esso sia diviso in centinaia di chiese e sette.
Gli apostati ebrei del I secolo erano divisi in varie fazioni
Il cristianesimo nel I secolo si sviluppò in un contesto religioso molto diviso! In quel tempo, infatti, erano sorte tra gli ebrei diverse correnti religiose che pur affermando di credere nello stesso Dio erano in competizione tra loro. C’erano gli esseni, un gruppo di asceti o mistici che vivevano in comunità isolate e conducevano una vita austera e contemplativa. Secondo alcuni studiosi essi costituivano un gruppo elitario di un’altra setta, i farisei, un nome che deriva da un termine che significa “separati”. Questi venivano prevalentemente dalla classe media e disprezzavano la gente comune; erano tradizionalisti, legalisti, orgogliosi e si consideravano giusti, facevano proseliti e cercavano di tenere sotto controllo il popolo attraverso l’insegnamento sinagogale. Opposti ad essi c’erano i sadducei, una classe di persone perlopiù ricche e aristocratiche, di idee conservatrici; la maggioranza di loro erano sacerdoti, anche se alcuni erano uomini d’affari e proprietari terrieri. Infine c’erano gli zeloti, patrioti fanatici dalle motivazioni politico-religiose che consideravano nemico chiunque ostacolasse il loro progetto di uno stato ebraico indipendente.
Queste fazioni trasformarono la religione biblica degli ebrei in una fede basata su un miscuglio di concetti babilonesi, persiani e greci con un pizzico di verità scritturale. Come risultato gli ebrei cominciarono a vedere le idee pagane sotto una luce diversa finendo di adottarne alcune. I farisei, ad esempio, presero dalla filosofia greca la dottrina dell’immortalità dell’anima e insegnavano che l’uomo aveva un’anima che sopravviveva alla morte cosicché “quella dei buoni passava a nuova vita … ma quella dei malvagi era punita con un castigo senza fine” (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, XVIII, 14). Dal canto loro i sadducei, tradizionalisti e conservatori, nell’intento di opporsi al potere dei farisei, rigettavano uno dei principali insegnamenti biblici, la risurrezione dei morti. Essi, inoltre, riconoscevano solo alcuni libri biblici, quelli scritti da Mosè, e rigettavano le profezie delle Scritture Ebraiche considerandole speculazioni. Gli zeloti reclutavano in prevalenza giovani idealisti disposti a combattere per la libertà dal giogo romano; questi adottavano tattiche di guerriglia che rendevano pericolose le strade extraurbane e le pubbliche piazze e aumentavano la tensione di quei giorni. Sono famosi per un episodio che li vide protagonisti nel 73 d.C.: stretti in assedio dentro la fortezza di Masada dalla legione romana guidata dal governatore Flavio Silva, piuttosto che capitolare si suicidarono in massa. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio nella sua opera La guerra giudaica, riporta il discorso che il loro capo, Eleazaro Ben Jair, pronunciò per persuaderli a suicidarsi; disse loro che il corpo era solo di ingombro, una prigione per l’anima, “ma una volta che, affrancata dal peso che la trascina in basso verso la terra e ve la tiene avvinta essa raggiunge la sua sede naturale, allora partecipa di un potere straordinario e di una forza che non patisce alcuna limitazione, continuando ad essere invisibile agli occhi umani come lo stesso dio”. Ancora una volta una dottrina pagana, quella dell’immortalità dell’anima, influì drammaticamente sulla vita di quelle persone.

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State attenti! Tenetevi lontani dal lievito dei farisei e dei sadducei!
Al tempo di Gesù il giudaismo era diviso in fazioni, tutte intente a contendersi il potere sul popolo. Questi gruppi, come i farisei e i sadducei, influenzarono talmente l’opinione pubblica da far rigettare Gesù come Messia. I farisei, per lo più studiosi provenienti dalla gente comune, idearono un nuovo modo di interpretare le Scritture e un concetto che in seguito divenne noto come legge orale o tradizione perciò Gesù li accusò di aver fatto “diventare inutile la Parola di Dio” a motivo delle loro numerose tradizioni non scritturali (cfr. Matteo 15:6-9, TILC). I sadducei rappresentavano la classe aristocratica e ricca della nazione, per la maggior parte sacerdoti o uomini che si erano imparentati per matrimonio con le famiglie dei sommi sacerdoti, perciò erano strettamente legati al potere politico e si adoperavano per mantenere relazioni pacifiche con i romani. Presuntuosi e altezzosi consideravano i Gesù e i suoi discepoli “uomini semplici e senza cultura” perché non avevano ricevuto istruzione religiosa presso le loro scuole rabbiniche (cfr. Atti 4:13 – TILC). Pur essendo religiosamente divisi, farisei e sadducei si allearono nel fare opposizione a Gesù nel tentativo di contrastare la diffusione del cristianesimo (cfr. Giovanni 11:47-53; Atti 5:17-29).
Non fu per quei faziosi che Gesù prego il Padre affinché fossero “perfetti nell’unità”! Egli infatti condannò pubblicamente i farisei che definì senza mezzi termini “ipocriti”, “guide cieche”, “sepolcri imbiancati” e “serpenti, razza di vipere” perché le loro opere non venivano dal cuore ma erano fatte solo per compiacere agli uomini e per trarne vantaggi personali (cfr. Matteo capitolo 23). Similmente condannò i sadducei accusandoli di non conoscere “né le Scritture né la potenza di Dio” (Matteo 22:29). A tutti questi disse “avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione … insegnando dottrine che sono precetti di uomini” (Matteo 15:6-9, CEI). Sebbene religiosamente divisi, quei settari ebrei si ritrovarono più volte uniti nel contrastare Gesù fino a farlo arrestare e condannare a morte e, successivamente, ebbero parte attiva nel cercare di fermare la diffusione del cristianesimo dopo la sua morte e risurrezione (cfr. Matte0 22:15-32; Marco 15:1-15; Atti 4:1-23; 5:17-42; 9:14). Il “lievito dei farisei e dei sadducei” era costituito da quella massa di dottrine e riti che essi avevano preso dalla filosofia e dalla religione pagana, le quali, essendo “precetti di uomini”, erano alla base della loro divisione religiosa. Prese nel vortice di tutte queste correnti che affermavano di servire lo stesso Dio ma erano in contrasto tra loro, le masse del popolo ebraico “erano stanche e scoraggiate, come pecore che non hanno un pastore” (Matteo 9:36 – TILC).
I primi cristiani avevano una sola fede
Gesù aveva detto ai suoi discepoli: “State attenti! Tenetevi lontani dal lievito dei farisei e dei sadducei!” (Matte0 16:6 – TILC). Ubbidendo pienamente a questo avvertimento, i cristiani del primo secolo non fecero mai compromessi con ideologie pagane né cercarono di raggiungere l’unità religiosa con quei faziosi, sebbene questi affermassero di credere in Dio. Lo storico americano Kenneth Scott Latourette, che fu Presidente del Dipartimento di Religione della Yale University, nel suo libro A History of the Expansion of Christianity ha scritto: “A differenza della maggior parte delle fedi dell’epoca, i cristiani erano ostili alle altre religioni … In contrasto con la tolleranza abbastanza ampia che caratterizzava gli altri culti, essi dichiaravano di avere la verità incontestabile … Con il suo rifiuto di scendere a compromessi con il paganesimo dominante e con molte consuetudini e pratiche morali dell’epoca, il cristianesimo primitivo sviluppò una coerenza e un’organizzazione che lo contrapposero alla società”.
Finché gli apostoli vissero e guidarono la chiesa cristiana questa si mantenne nettamente separata dal litigioso contesto religioso e sociale di quel tempo. Nel suo interno mantenne sempre una unità di pensiero e di azione perché, come scrisse l’apostolo Paolo, “Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo, uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti” (Efesini 4:5,6 – TILC). Secondo l’ispirato apostolo c’è, dunque, “una sola è la fede”, cioè c’è un solo modo accettevole di adorarlo, questo modo è quello che fu indicato da Cristo allorché disse: “i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Giovanni 4:23,24 – CEI). Poiché l’unica fonte di verità per i cristiani è la Parola di Dio, come attestò Gesù stesso dicendo “la tua Parola è verità” (Giovanni 17:17), questa è alla base dell’unità dei cristiani. Nel I secolo questa unità era garantita dalla guida apostolica la quale si fondava esclusivamente sullo studio e sull’applicazione della Parola di Dio. Lo riprova quanto è narrato nel libro degli Atti degli apostoli. Quando sorse una controversia sulla necessità o meno di circoncidere i “gentili” che divenivano cristiani, in base alla Legge mosaica, la questione fu portata alla loro attenzione ed essi esaminarono attentamente le Scritture per risolverla (cfr. Atti 15:1-21). Dopo di che presero una decisione che fu comunicata per iscritto con una lettera inviata a tutte le comunità cristiane interessate per essere messa in atto, con il risultato che “quando l’ebbero letta, tutti furono pieni di gioia per l’incoraggiamento che avevano ricevuto” (Atti 15:22-31, TILC). Dio approvò certamente quel modo di operare poiché “le chiese si fortificavano nella fede, e i cristiani aumentavano di numero ogni giorno” (Atti 16:4,5 – TILC).

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Questo concorda in pieno con le parole dei profeti
Nel 49 d.C. si presentò una questione cruciale per l’unità della primitiva chiesa cristiana: l’apostolo Paolo insieme a Barnaba, che erano stati specificamente incaricati dallo spirito santo di rivolgersi “alle nazioni”, cioè alle persone non di origine giudaica che ora affluivano nella comunità cristiana, mentre si trovavano ad Antiochia, la capitale romana della Siria, furono coinvolti in una disputa sorta tra cristiani ebrei e non ebrei. I primi, infatti, rifacendosi alla Legge mosaica la quale prevedeva che perfino gli stranieri dovevano circoncidersi per poter godere di certi privilegi, come quello di mangiare la cena pasquale, sostenevano che quest’ultimi divenendo cristiani dovevano anche loro essere circoncisi. Paolo e Barnaba, non erano d’accordo con tale tesi, ma non si fecero forti dell’autorità ricevuta per risolvere lì per lì la questione; il racconto storico dice che “fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri fratelli salissero a Gerusalemme dagli apostoli e anziani per trattare la questione” (Atti 15:2 – CEI). Che cosa ci insegna questo racconto? Che nella chiesa cristiana del I secolo non esistevano “Capi” o “Padri” o “Dottori” che sentenziavano su questioni teologiche o dottrinali, come invece avvenne a partire dal II secolo d.C. in poi con il cristianesimo apostata, ma c’era un piccolo gruppo di cristiani spiritualmente qualificati che impartiva la direttiva a tutte le comunità. Questo gruppo era composto dagli apostoli e da altri “anziani”, cioè cristiani esperti. Quel gruppo di fedeli cristiani fungeva, quindi, da corpo direttivo di tutta la comunità cristiana sparsa nel mondo e veniva usato dal vero e unico “capo” della chiesa stessa, il Signore Gesù, per “distribuire a tempo debito la razione di cibo” (cfr. Matteo 24:45) cioè per dare in quel tempo il corretto intendimento della volontà di Dio. In quella circostanza quel gruppo direttivo, che secondo il racconto biblico era presieduto da Giacomo, il fratello di Gesù, e non da Pietro, il quale non aveva nessuna autorità sugli altri, come si vorrebbe far passare, doveva dare la giusta istruzione in merito alla questione della circoncisione. Cosa fecero essi? Si fecero forse condizionare dalla tradizione ebraica, essendo essi stessi tutti ebrei per nascita, secondo la quale un uomo incirconciso era impuro o, per compiacere quelli “delle nazioni”, cercarono un compromesso con le filosofie e le dottrine pagane? Il racconto dice che “allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema” e come lo fecero? Tutti ascoltarono le testimonianze di Paolo e Barnaba relativamente al versamento dello spirito santo sui gentili anche se non circoncisi; poi l’apostolo Pietro rammentò a tutti che tredici anni prima lo spirito santo era sceso anche sul centurione romano Cornelio e i suoi familiari, anch’essi incirconcisi, dopo che avevano ascoltato la sua testimonianza su Cristo; infine Giacomo, riassumendo ciò di cui avevano discusso disse: “Fratelli, ascoltatemi. Simone (Pietro) ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto …” quindi citò le Scritture che supportavano ora la decisione che essi si apprestavano a prendere, in particolare Amos 9:11,12 che profetizzava il radunamento di persone di “tutte le nazioni”. Poi fece riferimento agli scritti di Mosè, che includevano non solo il codice della Legge ma anche una narrazione dell’operato di Dio e indicazioni della sua volontà antecedenti alla Legge. Ad esempio in Genesi sono narrati fatti e norme dettate da Dio molto tempo prima della Legge che diede agli Israeliti nel deserto del Sinai, come il divieto di mangiare sangue, di commettere adulterio e di praticare l’idolatria, così che questi erano princìpi vincolanti per tutti gli esseri umani, sia ebrei che gentili (cfr. Atti 15:13-21, CEI; Genesi 9:3,4; 20:2-9; 35:2,4). Dopo di che all’unanimità quel piccolo gruppo direttivo prese una decisione che fu messa per iscritto in una lettera inviata a tutte le comunità cristiane fornendo loro istruzioni non solo sulla questione della circoncisione ma anche su quello che dovevano fare per avere il favore e la benedizione di Dio. Il punto chiave della lettera diceva: “è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie: di astenervi dalle carni sacrificate agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati, e dalla fornicazione; da queste cose farete bene a guardarvi” (Atti 15:28,29 – VR). Come si può notare si menzionava lo spirito santo, che è l’ispiratore della Parola di Dio (cfr. 2Timoteo 3:16; 2Pietro 1:21) per far capire a tutti che quella decisione di basava principalmente sulla Parola di Dio e non sull’interpretazione personale di uomini. Il risultato fu che “quando l’ebbero letta, tutti furono pieni di gioia per l’incoraggiamento che avevano ricevuto” (Atti 15:22-31, TILC). È chiaro che Dio benedisse l’intera disposizione facendo sì che la questione venisse risolta nel migliore dei modi promuovendo l’unità dei cristiani.
La tradizione umana causa divisione tra i cristiani
Dopo la morte degli apostoli, a partire dal II secolo d.C., elementi divisivi iniziarono a infiltrarsi nella chiesa cristiana. Alcuni individui egocentrici che ambivano ad avere una posizione cercarono la preminenza sugli altri trasformando la chiesa in un’istituzione gerarchica formale. Mentre Gesù aveva detto “voi siete tutti fratelli … non fatevi chiamare “maestro” … non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra … e non fatevi chiamare “capo” … in mezzo a voi, il più grande deve essere il servitore degli altri” (Matteo 23:8-11, TILC), quegli uomini istituirono una classe clericale con ordini e gradi, formando una gerarchia che acquistò prestigio, potere e che spesso accumulò grandi ricchezze. Questo creò subito una divisione: il cristianesimo del I secolo, quello apostolico, che era una religione attiva in cui ognuno era un ministro, diventò una religione passiva in cui solo un pugno di individui specialmente addestrati e accreditati poteva predicare e insegnare. Deviando dal modello apostolico, tali uomini anziché esaminare le Scritture iniziarono ad attingere pensieri e insegnamenti dalla filosofia greca, allora molto in voga, e dalle religioni pagane, causando disastrose dispute dottrinali, quale quella che contrappose gli ariani, che facevano capo ad Ario, un presbitero di Alessandria in Egitto, agli atanasiani, che facevano capo ad Atanasio, diacono nella stessa città e al suo vescovo Alessandro, sul dogma trinitario, una disputa risolta da un imperatore pagano, Costantino, al concilio di Nicea nel 325 d.C., il quale era preoccupato delle ripercussioni che quella divisione religiosa poteva avere sull’unità del suo impero.
Esattamente come avevano già fatto gli apostati farisei e sadducei al tempo di Cristo, quegli apostati cristiani diedero anch’essi origine ad una tradizione umana composta da informazioni, dottrine e consuetudini tramandate oralmente o per iscritto con la scusa che queste completavano le Sacre Scritture. Il più delle volte però tale tradizione era in pieno contrasto con gli insegnamenti biblici. Georges Auzou, professore di Sacra Scrittura presso il Seminario cattolico Saint Nicaise di Rouen in Francia, nel suo libro La Parole de Dieu (La Parola di Dio) al riguardo ha scritto: “La tradizione precede, racchiude, accompagna e va oltre le Scritture … Questo ci aiuta a capire il motivo per cui la Chiesa non ha mai stabilito che la lettura o lo studio della Bibbia sia uno specifico dovere o un’assoluta necessità”. Infatti, solo per citarne alcune, le dottrine e le pratiche relative alla venerazione della Vergine Maria e dei santi, l’uso di immagini nell’adorazione, il Natale, il primato petrino, il battesimo dei neonati, il culto dei morti e una innumerevole serie di altri dogmi e riti risultano essere tutte “dottrine che sono precetti di uomini”, nessuna di esse ha attinenza con la verità contenuta nella Parola di Dio.
Pertanto, anziché unire, come accadeva con l’insegnamento degli apostoli fondato sulle Sacre Scritture, la tradizione umana ha diviso quelli che l’hanno posta al di sopra della Parola di Dio! Col tempo il cristianesimo apostata sull’onda della varie dispute teologiche si è diviso tra Chiesa Cattolica, varie Chiese Ortodosse e un lungo elenco di denominazioni cosiddette “protestanti”, e i loro aderenti, pur affermando di credere nello stesso Dio, presi dallo spirito della competizione dogmatica si sono scannati tra loro nel nome dello stesso Dio. Gesù aveva detto ai suoi discepoli: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35 – CEI). Possiamo sinceramente dire che, per fare ancora degli esempi, le guerre di religione che opposero cattolici e protestanti nel XVI e nel XVII secolo devastando l’Europa e causando decine e decine di milioni di morti, o le guerre combattute tra le varie sette protestanti di Inghilterra e Scozia, o i conflitti sorti tra cattolici e protestanti in Irlanda, o quelli tra cattolici e ortodossi dell’ex Iugoslavia, siano state manifestazioni di amore tra veri discepoli di Gesù? Anche oggi, quindi, come nel I secolo, le masse dei fedeli del cristianesimo apostata presentano un quadro spirituale deprimente e si può dire che sono “stanche e scoraggiate, come pecore che non hanno un pastore”.
I veri cristiani uniti nel diffondere il messaggio del Regno di Dio
Tutte queste chiese ancor oggi sono profondamente divise sotto l’aspetto dottrinale, esattamente come lo erano i farisei e i sadducei del I secolo. E proprio come loro si ritrovano poi unite nel cercare di contrastare il vero cristianesimo. Nel I secolo i veri cristiani, ubbidendo al comando di Cristo, percorrevano la terra per annunciare “il messaggio del regno di Dio” (cfr. Matteo 24:14; 29:19,20 – TILC). Lo facevano “in pubblico e per le case” (Atti 20:20 – Di). Jean Bernardi, professore emerito alla Sorbona, Parigi, nel suo libro I primi secoli della Chiesa ha scritto che i primi cristiani partivano “per parlare dappertutto e a tutti. Lungo le strade e nelle città, sulle piazze e nelle case. A tempo e fuori tempo. Ai poveri e ai ricchi ingolfati nelle loro ricchezze”. Infastiditi da quest’opera i farisei e i sadducei li arrestarono, li processarono e “comandarono loro di non parlare più nel nome di Gesù”, un ordine, però, disatteso dai quei fedeli cristiani che “uscirono dal tribunale … e ogni giorno, nel Tempio o nelle case, continuavano a insegnare e ad annunciare che Gesù è il Messia” perché per loro era più importante “ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5:25-29, 40-42, TILC). Similmente oggi le chiese del cristianesimo apostata sono unite nel cercare di fermare la proclamazione del “messaggio del regno di Dio” che nei nostri giorni viene fatta in tutta la terra, con lo stesso metodo apostolico, “in pubblico e per le case”, da cristiani sinceri che, pur appartenendo ad ogni razza, lingua o nazione, hanno superato ogni barriera stabilita dagli uomini e operano fianco a fianco, seguendo “una sola fede”, quella dichiarata nella Parola di Dio (cfr. (Galati 3:28;  Efesini 4:5,6). Probabilmente hanno anche bussato alla porta della nostra casa … ci siamo anche noi sentiti infastiditi come quei farisei e sadducei del I secolo? … Spesso tali chiese ricorrono al braccio secolare dei loro amici politici per cercare di arrestare quest’opera, ma questi cristiani, proprio come i loro fratelli del I secolo, continuano imperterriti a portare, “in pubblico e per le case”, il “messaggio del regno di Dio” perché anche per loro è  più importante “ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini”.

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 E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di portare il lieto messaggio che Gesù è il Cristo
Uno dei primi atti dei cristiani apostati, dopo la morte degli apostoli, fu quello di dividere la chiesa tra clero e laici. Tutt’oggi persiste questa deleteria divisione nelle chiese del cristianesimo apostata. Durante il periodo apostolico i cristiani erano “tutti fratelli” e nessuno si faceva chiamare “maestro” o “padre” o “capo” (cfr. Matteo 23:8-11). Inizialmente i veri cristiani erano tutti predicatori e insegnanti della Parola di Dio. Ubbidendo al comando di Cristo, percorrevano la terra per annunciare “il messaggio del regno di Dio” (cfr. Matteo 24:14; 29:19,20 – TILC). Lo facevano “in pubblico e per le case” (Atti 20:20 – Di). Questa importante opera li distingueva come veri discepoli di Gesù e l’operare a fianco a fianco nel parlare ad altri delle benedizioni del Regno di Dio rafforzava la loro unità (cfr. Filippesi 4:2,3).
L’Ecumenismo non è conforme alla volontà di Dio
Rendendosi conto della gravità della loro disunione religiosa, le chiese del cristianesimo apostata tentano di porvi rimedio ricorrendo all’Ecumenismo. Nel 1910 con una conferenza tenuta a Edimburgo, in Scozia, alcune società missionarie protestanti diedero inizio al movimento ecumenico nell’intento di promuovere la cooperazione religiosa e la comprensione reciproca, per consentire alla “religione cristiana” di parlare con una sola voce. Successivamente nel 1948 ad Amsterdam in Olanda, venne formato il Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC) che oggi ha la sua sede a Ginevra in Svizzera. Al momento consta di 349 membri di tutte le principali chiese “cristiane”, in gran parte protestanti, anglicane e ortodosse. La Chiesa Cattolica partecipa come “osservatrice”, mentre è membro a pieno titolo della commissione “Fede e costituzione”. Nel 1984 l’allora papa Giovanni Paolo II presiedette presso la sede del Consiglio un incontro ecumenico di preghiera insieme al segretario generale uscente di questa Istituzione.
Nel maggio del 1989 il Consiglio promosse a Basilea in Svizzera un’Assemblea Ecumenica Europea sul tema “Pace nella giustizia”. I lavori di quella manifestazione costituirono un severo atto di accusa per l’operato delle chiese “cristiane” che sostengono tale movimento. Riporto di seguito alcuni significativi brani ripresi dal testo italiano degli atti di quella manifestazione redatto dal Centro Interconfessionale per la Pace (CIPAX) e dall’Associazione Informazione Protestante:
“Le Chiese e i cristiani hanno fallito sotto molti aspetti e non hanno vissuto sempre all’altezza delle esigenze della chiamata di Dio; talvolta non sono neppure riusciti a proclamare la verità di Gesù Cristo … Per troppo tempo siamo stati ciechi riguardo alle implicazioni e alle esigenze del Vangelo relative alla giustizia, alla pace e alla salvaguardia del creato” (§42 del documento).
“Non siamo riusciti a superare le divisioni tra le Chiese e spesso abbiamo fatto cattivo uso dell’autorità e del potere di cui disponevamo per rafforzare solidarismi falsi e parziali come il razzismo, il sessismo e il nazionalismo. Abbiamo causato guerre e non siamo stati capaci di sfruttare tutte le opportunità di dialogo e di riconciliazione; abbiamo accettato e spesso giustificato con troppa facilità le guerre” (§ 43).
“Scismi e contrasti religiosi hanno avuto un forte influsso sulla storia dell’Europa. Molte guerre sono state guerre di religione. Milioni di uomini e di donne sono stati torturati e uccisi per le loro convinzioni” (§48).
Dopo questa ammissione come hanno pensato di risolvere il problema della pace e della sicurezza nel mondo? Il documento dice ancora:
“Tre importanti e decisive evoluzioni richiedono una speciale attenzione: il miglioramento delle relazioni est-ovest nel processo CSCE [Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa]; le riforme democratiche in Unione Sovietica e negli altri paesi dell’Europa Orientale; il processo di integrazione dell’Europa Occidentale” (§51).
“Il quadro internazionale delle Nazioni Unite dovrebbe essere reso più efficace. L’ONU si è dimostrata utile nella soluzione di conflitti regionali, nel sostegno degli sforzi di sviluppo di molti paesi, nelle questioni di carattere ambientale. C’è bisogno quindi che i governi del mondo aumentino il loro sostegno alle Nazioni Unite e traducano questo sostegno in una forma tangibile” (§83).
Come si può notare, non hanno cambiato nulla! Continueranno a fare uniti, se mai ci riusciranno, quello che hanno fatto finora singolarmente, cioè continueranno a sostenere i governi umani e a riporre in essi le loro speranze incuranti del fatto che “il Dio del cielo susciterà un regno che non sarà mai distrutto e che non cederà mai il dominio a un’altra nazione. Questo regno durerà per sempre, dopo aver distrutto tutti i regni precedenti e aver messo fine alla loro esistenza” (Daniele 2:44 – TILC).
Dal 1908, poi, è stata istituita la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, un’iniziativa internazionale di preghiera ecumenica “cristiana” che si celebra ogni anno tra il 18 e il 25 gennaio, durante la quale vengono pronunciate preghiere e presentate meditazioni suggerite da un gruppo internazionale composto da rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani della Chiesa Cattolica. Quest’anno il materiale da considerare durante tale Settimana è stato preparato da un gruppo di aderenti canadesi i quali si sono ispirati agli “Otto obiettivi per il millennio” (Eight Millenium Goals) proposti dalle Nazioni Unite “per costruire un mondo più sicuro, più prospero e più equo per tutti, elevandoli a preghiera”. Quali sono questi obiettivi? 1) Sradicare la povertà estrema e la fame; 2) Rendere universale l’educazione primaria; 3) Promuovere un’uguale dignità e pari diritti e opportunità per uomini e donne; 4) Ridurre la mortalità infantile; 5) Migliorare la salute materna; 6) Combattere contro l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie; 7) Assicurare la sostenibilità ambientale; 8) Favorire la cooperazione globale per lo sviluppo.
Temi sicuramente affascinanti, ma la Sacra Scrittura dice che tali obiettivi non sono alla portata dell’uomo perché egli “non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23 – CEI). Secoli e secoli di fallimenti umani lo attestano! La Parola di Dio, infatti, insegna che solo sotto il dominio divino, esercitato per mezzo del Regno che il Padre ha messo nelle mani del Figlio, Cristo Gesù: 1) “Il povero non sarà dimenticato, la speranza degli afflitti non resterà delusa” (Salmo 9:19 – CEI), tutti gli uomini “potranno sedersi ciascuno sotto la sua vite e sotto il suo fico, senza che nessuno li spaventi” (Michea 4:4 – VR), e “il Signore dell’universo preparerà per tutte le nazioni del mondo un banchetto imbandito di ricche vivande e di vini pregiati” (Isaia 25:6 – TILC); 2) Sarà provveduta la migliore istruzione possibile in quanto “tutti … saranno ammaestrati dall’Eterno, e grande sarà la pace” (Isaia 54:13 – Di), poiché Dio ha detto: “Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare” (Isaia 48:17 – CEI); 3) Gli uomini tratteranno con rispetto e pari dignità le donne “perché esse devono ricevere da Dio il dono della vita eterna” proprio come loro (1Pietro 3:7 – TILC); 4) I bambini non moriranno più perché “la morte non ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore” (Apocalisse 21:4 – TILC); 5) e 6) Tutti godranno perfetta salute, fisica e mentale perché allora “nessuno degli abitanti dirà: «Io sono malato»” (Isaia 33:24 – VR); 7) Arriverà anche “il momento di distruggere tutti quelli che rovinano la terra” (Apocalisse 11:18 – TILC); 8) Tutti saranno disposti a cooperare per il bene comune perché Dio comanderà loro: “siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente” (Romani 12:10 – CEI) e “ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri” (1Pietro 4:10 – CEI).
L’Ecumenismo è destinato a fallire
Come abbiamo sopra accennato, la discordia dogmatica ha avuto un ruolo fondamentale negli scismi religiosi che hanno interessato il cristianesimo apostata. Pertanto quando queste chiese parlano di ecumenismo ci si deve chiedere: la Chiesa Cattolica rinuncerà mai al primato papale avversato dalle altre denominazioni “cristiane”? I “protestanti” saranno mai disposti a venerare la Vergine Maria e tutti i “santi”, culti che hanno sempre decisamente condannato? Le Chiese Ortodosse accetteranno mai il dogma dell’infallibilità del papa e quello dell’Immacolata Concezione della Madonna che esse contestano? La Chiesa Cattolica rinuncerà al celibato dei sacerdoti criticato dalle altre chiese “cristiane”? Sarà disposta a rinunciare al suo “magistero” basato prevalentemente sulla tradizione umana riconoscendo la centralità della Sacra Scrittura, principio che diede vita alla Riforma protestante? Eliminerà dalla Parola di Dio i sette libri apocrifi che vi ha aggiunto e che non si trovano nelle versioni “protestanti”? Gli ortodossi saranno disposti a credere all’esistenza del Purgatorio, a cui non hanno mai creduto, per allinearsi alla dottrina cattolica? Queste sono solo alcune delle differenze dottrinali che dividono tali chiese e non sono di poca importanza perché costituiscono l’essenza stessa della fede di tali istituzioni. In cosa consisterà, dunque il loro Ecumenismo? Non certo a stabilire “una sola fede”!
Incoraggiando l’unità Gesù non si riferiva alla possibilità di amalgamare religioni o credi tanto differenti. Come già citato egli ammonì i suoi discepoli dicendo “Tenetevi lontani dal lievito dei farisei e dei sadducei!”. I suoi apostoli compresero bene il significato del suo avvertimento e Paolo scrisse: “che rapporto ci può essere tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto? … Vi potrà mai essere un’intesa tra Cristo e il demonio? E cosa hanno da spartire un credente e un incredulo? Vi può essere accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? … Perciò dice il Signore: non abbiate nulla a che fare con quel che è impuro, separatevi dagli altri, abbandonateli” (2Corinzi 6:14-17, TILC). L’unità a cui Cristo si riferì riguardava solo i suoi veri discepoli i quali avrebbero dovuto mantenere tra loro una completa armonia per quanto riguardava la fede, la conoscenza e l’intendimento della Parola di Dio. Nessuno di essi avrebbe dovuto elaborare o sostenere idee o convinzioni personali ma avrebbe dovuto scavare in profondità nella Parola di Dio per avere un intendimento della volontà e del proposito di Dio il più accurato e completo possibile. Non a caso l’apostolo Paolo mise l’unità della fede in relazione con la “piena conoscenza” del Figlio di Dio (Efesini 4:13 – VR). Credenze religiose differenti non si possono fondere attraverso l’unione delle fedi perciò l’Ecumenismo tanto  invocato dalle chiese del cristianesimo apostata non è approvato da Dio ed è destinato a fallire! Non va dimenticato che il falso modo di adorare Dio ebbe origine subito dopo il Diluvio a Babele (o Babilonia), nome che significa “confusione” e il caos che regna tra le chiese del cristianesimo apostata a motivo dei tanti differenti dogmi e riti da esse adottate ne è una prova. Appropriatamente la Parola di Dio chiama col nome di “Babilonia la Grande” tutta la falsa religione della terra, incluso il cristianesimo apostata. E l’avvertimento che essa dà a chiunque è di cuore sincero, ama la verità e vuol essere un vero discepolo di Cristo non è quello di cercare un accordo tra le varie dottrine e pratiche religiose ma è questo: “uscite da Babilonia per non diventare complici dei suoi peccati, fuggite, per non subire con lei il castigo che la colpisce” (Apocalisse 18:4 – TILC).

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