LA TUA PAROLA E’ VERITA’ -XXII

“IL SABATO È STATO FATTO PER L’UOMO E NON L’UOMO PER IL SABATO”

Marco 2:27

001

Anteprima
Nelle isole Figi, uno stato sito nel nord-est dell’Oceania dove la maggioranza degli abitanti si dichiara “cristiana”, il giorno di sabato viene osservato un riposo settimanale con la cessazione di tutte le attività commerciali. In maniera simile a circa 800 km. più ad est, nello stato di Tonga anch’esso a maggioranza “cristiana”, la Costituzione considera il sabato “giorno sacro” e tutti i commerci e le attività di intrattenimento vengono sospesi, gli aerei non possono atterrare, le navi non possono attraccare e nessun contratto stipulato quel giorno è considerato valido. Sorprendentemente, però tale giorno non corrisponde al normale sabato settimanale, come avviene nelle Figi, ma inizia dalla mezzanotte del sabato fino a quella della domenica seguente. Perché questa differenza? Perché facendo in questo modo gli abitanti di Tonga pensano di osservare la legge sabatica contemporaneamente ai loro compagni di fede delle Samoa, isole che si trovano a circa 800 km. ancora più ad est. Tale differenza è imposta dal cambio di data la cui linea passa lungo il 180° meridiano proprio tra Tonga e Samoa, per cui mentre nella prima inizia la domenica, nella seconda sta iniziando il sabato. Lo stesso problema si presenta alle persone di fede ebraica sparse per il mondo alle quali il cambiamento di data impone il rispetto del sabato non a tutti lo stesso giorno; ad esempio mentre in Israele celebrano il sabato, gli abitanti di religione ebraica del Pacifico orientale si trovano ancora nel venerdì. Per analogia, la stessa questione si presenta anche alle persone di fede cattolica o di fede mussulmana, che invece hanno stabilito un loro giorno di riposo settimanale rispettivamente di domenica o di venerdì. A fronte di tale confusione, tutte queste persone, seppur con notevole differenza interpretativa, presentano la stessa motivazione per giustificare il loro giorno “sacro” di riposo settimanale: il presunto rispetto del quarto comandamento del Decalogo che Dio diede all’antico popolo di Israele per mezzo di Mosè, che dice: “Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città” (Esodo 20:8-10, VR). Tutti loro, quindi, sono convinti che rispettare un giorno di riposo, che sia il venerdì o il sabato o la domenica, sia della massima importanza per essere approvati da Dio e ottenere la salvezza eterna.
Ma è davvero così? … L’unico modo per saperlo è quello di avere un quadro completo del comando divino relativo al rispetto del giorno di riposo espresso con il quarto comandamento. Questo include conoscere a chi e perché Dio diede quel comando; verificare se il principale servitore di Dio, cioè Cristo Gesù, osservava il sabato e se lo facevano anche i suoi discepoli; infine accertarsi se il comando relativo a tale giorno è tutt’ora valido per chi vuole fare la volontà di Dio ai fini della propria salvezza e, quindi, se può essere considerato, come alcuni affermano, una caratteristica della vera fede. Poiché la fonte della vera conoscenza è sempre la Parola di Dio, è lì che sono andato ad attingere le informazioni necessarie per avere la risposta a questi quesiti, cercando i versetti che ne parlano, confrontandoli tra loro, ragionandoci sopra, proprio come facevano Gesù e i suoi fedeli apostoli lasciandoci un modello al riguardo. Pertanto sottopongo all’attenzione dei lettori di questo blog i risultati della mia ricerca al fine di confrontarmi con le eventuali loro ricerche sullo stesso argomento ed accrescere la mia conoscenza sul Creatore, sul suo modo di pensare e agire e sui suoi propositi, convinto che, come scrisse il saggio scrittore del libro dei Proverbi, “nel gran numero di consiglieri c’è vittoria” (Proverbi 24:6 – Di).

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Alcuni anni fa un rabbino ortodosso camminò a piedi per sedici chilometri dall’aeroporto Kennedy di New York alla sua casa di Brooklyn … Perché? … Il suo aereo era atterrato un venerdì dopo il tramonto del sole, quando per gli ebrei inizia il giorno successivo, il sabato, ed era contro la sua norma religiosa usare un mezzo di trasporto pubblico in questo giorno. Tutt’oggi in Israele alcuni non vogliono che il giorno di sabato gli autobus, e perfino le autobotti dei pompieri, facciano le loro corse, perciò talvolta si mettono a giacere in mezzo alla strada da un marciapiede all’altro per fermare tutto il traffico. La norma che gli ebrei ortodossi professano di osservare è il quarto dei Dieci Comandamenti dati da Dio ai loro antenati sul monte Sinai per mezzo di Mosè, dopo la loro miracolosa liberazione dalla schiavitù egiziana, che in parte dice: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Lavorerai sei giorni e in essi farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è sabato, sacro all’Eterno, il tuo Dio; non farai in esso alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro alle tue porte” (Esodo 20:8-10, Di). Pertanto gli ebrei continuano a osservare il giorno di riposo comandato da Dio, anche se non tutti hanno un concetto così radicale del loro sabato come il rabbino summenzionato.
Oltre gli ebrei, ortodossi o meno, oggi ci sono anche diverse Chiese “cristiane” di estrazione protestante che, rifacendosi alla Legge mosaica, continuano ad osservare il sabato come giorno di riposo, quali i Battisti del Settimo Giorno, la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, gli Avventisti del Settimo Giorno del Movimento di Riforma, i Davidiani, la House of Yahweh, il Giudaismo messianico e la Vera Chiesa di Gesù. Tutti questi, al pari degli ebrei, sono convinti di praticare la vera religione perché osservano, tra l’altro, ancora questo comandamento. Invece due delle maggiori denominazioni che pure si dichiarano “cristiane”, la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa in tutte le sue ramificazioni, anch’esse convinte di essere la vera religione, hanno cambiato il settimo giorno di riposo dal sabato alla domenica mentre l’altra grande religione monoteista, l’Islam, che pure considera sacri gli scritti di Mosè, lo ha anticipato al venerdì. Chiunque si appassiona nella lettura delle Sacre Scritture e crede a esse come unica fonte di verità in quanto Parola del Dio di verità (cfr. Salmo 31:5), non può non storcere il naso davanti a tali differenti interpretazioni delle norme divine. Io l’ho fatto! … perciò, stimolato anche da alcuni brevi scambi di opinioni avuti di recente con amici virtuali di fede Avventista, ho fatto una ricerca al fine di capire cosa effettivamente insegna la Parola di Dio riguardo al sabato e, soprattutto, se questa disposizione della Legge mosaica data circa 3.500 anni fa è tutt’ora valida, non solo per il popolo ebraico che la ricevette, ma anche per i discepoli di Gesù in ogni tempo. Questo è ciò che ho potuto comprendere:
Il sabato: un segno tra Dio e la nazione di  Israele
Circa tre mesi dopo che erano usciti dall’Egitto gli Israeliti erano accampati ai piedi del monte Sinai, nella penisola arabica. Lì Dio chiamò Mosè sul monte e gli diede la Legge che l’intera nazione avrebbe dovuto rispettare. Quella Legge consisteva di circa 600 singole leggi, statuti, regolamenti e decisioni giudiziarie, inclusi i dieci principali comandamenti. Tra questi, il quarto riguardava l’osservanza di un giorno di riposo, il settimo della settimana chiamato sabato. Con la Legge il sabato settimanale divenne parte integrante di un sistema di sabati. Tale sistema includeva molti tipi di sabato: il 7° giorno (Esodo 20:8-10); il 7° anno (cfr. Levitico 25:1-7), il 50° anno (anno del Giubileo – cfr. Levitico 25:8-12); il 15 nisan, giorno successivo alla Pasqua ebraica, e il 21 nisan, i giorni di inizio e fine della festa dei pani non lievitati (cfr. Levitico 23:6,7); il 6 sivan (giorno di Pentecoste – cfr. Levitico 23:15); il 1° etanim, il 10 etanim (giorno di Espiazione), il 15 etanim e il 22 etanim (giorni di inizio e fine della festa delle capanne – cfr. Levitico 23:23-36). Al riguardo, Dio disse a Mosè: “Parla anche ai figli d’Israele, dicendo: Badate bene di osservare i miei sabati, perché è un segno fra me e voi per tutte le vostre generazioni, affinché conosciate che io sono l’Eterno che vi santifica … Esso è un segno perpetuo fra me e i figli d’Israele” (Esodo 31:13-17, Di). Molti anni dopo, nel VI secolo a.C., spiegando agli anziani di Israele perché la nazione avrebbe subito la dominazione babilonese, mediante il profeta Ezechiele Dio fece ancora riferimento al quarto comandamento e ripeté lo stesso concetto dicendo: “diedi loro i miei sabati, affinché fossero un segno fra me e loro” (Ezechiele 20:12 – Di). L’osservanza del sabato, dunque, come del resto tutta la Legge data a Israele, riguardava solo quella nazione che Dio aveva scelto in base alla promessa fatta ad Abramo per esser testimone della sua sovranità davanti a tutte le nazioni (cfr. Genesi 12:1,2; 15:13,14; Deuteronomio 7:6). Mosè rese ulteriormente chiaro questo aspetto dicendo ai suoi connazionali: “Il Signore non stabilì questo patto con i nostri padri, ma con noi, che siamo qui oggi tutti quanti in vita” (Deuteronomio 5:3 – VR). Queste parole escludono che l’osservanza del sabato si applichi dall’Eden in poi, come alcuni asseriscono, poiché prima dell’Esodo nessun servitore di Dio aveva avuto l’obbligo di osservare il sabato. E neanche dovremo lasciarci trarre in inganno da come vengo tradotte in alcune versioni bibliche le parole riportate in Esodo 31:17, cioè che l’osservanza del sabato doveva essere un segno “perenne” o “perpetuo” (vedi per esempio la VR, quella CEI e la Di), o che il sabato dovesse essere osservato “per sempre”, come traducono altre versioni bibliche (per esempio la Byington o la NEB). Infatti il termine ebraico tradotto “perenne”, “perpetuo” o “per sempre”, cioè oh·lam, semplicemente significa un periodo indefinito o un tempo incerto. Pertanto il sabato doveva aver vigore per un tempo indefinito; poteva essere per sempre o no. Il fatto che questa stessa parola sia usata riguardo alla durata di tanti altri statuti previsti dalla Legge che hanno cessato di avere validità come, ad esempio, l’osservanza di certe feste (cfr. Esodo 12:14,17,24), il sacerdozio aaronnico (cfr. Numeri 25:13), o la pratica della circoncisione (cfr. Genesi 17:13; Levitico 12:3), mostra che essa non significa necessariamente per sempre. Per riassumere, quindi, il comando di osservare il sabato come giorno di riposo riguardava specificamente l’antica nazione di Israele, serviva come un segno tra Dio e quel popolo al quale, come spiegò ancora Mose, doveva ricordare “che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che l’Eterno, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò l’Eterno, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno di sabato” (Deuteronomio 5:15 – Di).
Importanza del sabato per il popolo di Israele e suoi benefici
Il giorno di sabato per gli Ebrei iniziava dopo il tramonto del venerdì e terminava al tramonto successivo. I precetti da osservare durante tale periodo erano molto restrittivi: ad ogni singolo israelita, e perfino al residente forestiero,  era vietato fare qualsiasi lavoro, sia manuale che d’altro genere (cfr. Deuteronomio 5:14); era proibito anche raccogliere legna o accendere il fuoco (cfr. Esodo 35:3); perfino viaggiare era sottoposto a limitazioni (cfr. Esodo 16:29). Il mancato rispetto di tali precetti comportava  la condanna a morte per il trasgressore (cfr. Esodo 31:14,15; Numeri 15:32-36). Per gli Israeliti, poi, la sincera osservanza dell’intero sistema di giorni e anni sabatici era un fattore importante per continuare a esistere come nazione nel paese dato loro da Dio. Infatti la sistematica violazione delle leggi sabatiche contribuì a portare al declino della nazione e alla desolazione del paese di Giuda ad opera dei Babilonesi nel VI secolo a.C., come è scritto: “Il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia: «Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo nella desolazione fino al compiersi di settanta anni»” (2Cronache 36:20,21 – CEI). Sebbene dovessero osservare un tempo di assoluto riposo dalle attività secolari, per gli Israeliti il giorno di sabato era un tempo di fervente e intensa attività religiosa che offriva a ciascun d’essi l’opportunità di manifestare la propria fede e ubbidienza. Nel santuario di Gerusalemme, ad esempio, di sabato avveniva il cambio della divisione sacerdotale che aveva l’incarico di servire lì due volte l’anno per una settimana (cfr. 1Cronache 24:1-19): quella uscente offriva il sacrificio del mattino e quella che subentrava offriva il sacrificio della sera. Quel giorno, quindi, entrambe le divisioni erano presenti e officiavano a favore del popolo nell’offrire sacrifici di comunione e sacrifici di espiazione. Quello stesso giorno, inoltre, gli Israeliti si recavano al tempio o nelle sinagoghe delle loro città per acquistare conoscenza ed essere ammaestrati riguardo alle Scritture. In quel tempo non c’erano libri e la Parola di Dio era trascritta su rotoli che venivano conservati dai leviti. Questi, infatti, erano sparsi in tutto il paese per “insegnare ai figli d’Israele tutte le leggi che il Signore ha date loro per mezzo di Mosè” (Levitico 10:11 – VR; cfr. anche Atti 15:21). I genitori portavano con se i propri figli e questo dava loro l’opportunità di inculcare le leggi e i comandamenti di Dio nella mente e nel cuore dei ragazzi; si, in Israele non c’erano “catechisti” o “scuole” per ragazzi, i genitori curavano personalmente l’istruzione religiosa dei propri figli ubbidendo così al comando dato loro da Dio: “Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (cfr. Deuteronomio 6:6,7 – VR). La disposizione del sabato, dunque, dava risalto all’importanza delle attività spirituali: era il giorno della settimana che le famiglie israelite riservavano all’adorazione, alla preghiera e alla meditazione sulla Legge di Dio. Questa disposizione serviva a evitare che gli israeliti usassero tutto il loro tempo e le loro energie per le attività materiali; ricordava loro che la cosa più importante nella vita era la relazione che avevano con il loro Dio. Gesù ribadì questo principio immutabile quando disse: “Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4 – VR).
Gesù e i suoi discepoli osservavano il sabato?
Per nascita Gesù era sotto la Legge mosaica (cfr. Galati 4:4), pertanto osservava sia il sabato settimanale che il sistema sabatico. Da piccolo, insieme ai suoi fratelli carnali seguiva i suoi devoti genitori quando essi si recavano a Gerusalemme per le feste sabatiche comandate e insieme a loro veniva istruito nella Legge (cfr. Luca 2:41-46). Da adulto, durante i tre anni e mezzo del suo ministero dopo il battesimo, spesso si recava di sabato nel tempio o in qualche sinagoga per leggere le scritture e per spiegarle al popolo (cfr. Luca 4:16-21). Lui stesso poi disse: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Matteo 5:17 – VR). Pertanto, mentre era in vita sulla terra osservò alla perfezione tutta la Legge, inclusa la disposizione del sabato. Però, come egli stesso disse, quella Legge la portò “a compimento”. Come vanno intese queste parole? L’apostolo Paolo lo spiegò scrivendo: “Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono” (Romani 10:4 – VR). Quella Legge che Dio aveva dato a Israele era perfetta così che neanche gli ebrei più coscienziosi sarebbero mai riusciti ad osservarla. Essa, pertanto, doveva servire “per mettere in evidenza il peccato fino a che non fosse venuto il discendente che era stato promesso” (Galati 3:19 – TILC). Doveva, cioè, far  capire agli ebrei che avevano estremo bisogno di un Redentore. Per questo Paolo anche scrisse: “la legge è stata come un precettore per condurci a Cristo, affinché noi fossimo giustificati per fede” (Galati 3:24 – VR). Quella Legge, quindi, sarebbe stata una disposizione temporanea che avrebbe esaurito il suo scopo quando il Cristo si sarebbe presentato. Coloro che l’avrebbero accettato quale promesso Messia allora sarebbero stati giustificati a motivo della fede in lui e non a motivo delle opere della Legge la quale, invece, li condannava (cfr. Galati 2:15,16; 3:10-13). Perciò l’apostolo disse: “egli [Dio] ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce” (Colossesi 2:14 – VR). Cosa significò tutto questo per i discepoli di Gesù? Ancora Paolo lo spiegò dicendo: “ora siamo morti nei confronti della Legge che ci teneva in suo potere: non siamo più al suo servizio. Perciò serviamo Dio non più secondo il vecchio sistema che era fondato sulla Legge scritta, ma in modo nuovo, guidati dallo Spirito” (Romani 7:6 – TILC). I cristiani, dunque, non dovevano più sottostare alle prescrizioni della Legge mosaica. Scrivendo agli Efesini l’apostolo lo rese ancora più chiaro dicendo: “[Cristo …] ha abolito la Legge giudaica con tutti i regolamenti e le proibizioni. Così, ha creato un popolo nuovo, e ha portato la pace fra loro” (Efesini 2:15 – TILC).
Un “nuovo patto” sostituì la Legge mosaica
Quella Legge venne abrogata e sostituita da un “nuovo patto” validato dalla morte sacrificale di Gesù (cfr. Luca 22:20), il quale permetteva il perdono definitivo dei peccati, come era stato profetizzato da Geremia che fu ispirato a scrivere: “Ecco, verranno i giorni», dice l’Eterno, «nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore», dice l’Eterno. «Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni», dice l’Eterno: «Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non insegneranno più ciascuno il proprio vicino né ciascuno il proprio fratello, dicendo: “Conoscete l’Eterno!”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande», dice l’Eterno. «Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato»” (Geremia 31:31-34, VR; cfr. Ebrei 8:8-13). In base al “nuovo patto” i cristiani non avevano più l’obbligo di osservare gli statuti della passata Legge mosaica, incluso il riposo settimanale nel giorno di sabato. Alcuni di loro non afferrarono subito questa importante verità continuando ad osservare “tutti i regolamenti e le proibizioni” della Legge anche dopo la morte e risurrezione di Gesù. Perciò l’apostolo Paolo scrisse loro: “Nessuno dunque vi condanni più a causa di quello che mangiate e bevete, o perché non osservate certi giorni di festa, di sabato o di luna nuova. Tutte queste cose sono soltanto un’ombra di quella realtà che doveva venire: che è Cristo” (Colossesi 2:16 – TILC). Sembra abbastanza chiaro il pensiero espresso dall’apostolo anche se alcuni, come gli Avventisti del Settimo Giorno, per giustificare il fatto che essi ancora osservano il sabato in base a quanto disposto dal quarto comandamento della Legge mosaica ora non più applicabile ai cristiani, vorrebbero far intendere che Paolo si riferisse a pratiche pagane a cui quei cristiani erano ancora dediti. Ma la loro interpretazione appare fuorviante. L’espressione usata dall’apostolo “Tutte queste cose sono soltanto un’ombra di quella realtà che doveva venire: che è Cristo” non lascia dubbi al riguardo! È la stessa che egli usò scrivendo proprio agli ebrei divenuti cristiani: “La legge di Mosè non rappresenta la vera realtà; è soltanto un’ombra dei beni futuri” (Ebrei 10:1 – TILC). Erano proprio “tutti i regolamenti e le proibizioni”, stabiliti dalla “legge di Mosè”, incluso il “sabato”, che quei cristiani di Colosse si attardavano ancora ad osservare e non pratiche pagane. Nell’ulteriore tentativo di sostenere la loro tesi, i sostenitori del sabato affermano che anche gli apostoli osservavano il sabato perché in quel giorno si recavano nelle sinagoghe per dare testimonianza e citano al riguardo Atti 13:14,42,44 e 18:4. Anche questa appare una pretestuosa forzatura interpretativa poiché quel che in effetti risulta da questi racconti è che Paolo e gli altri cristiani semplicemente si avvalevano delle usanze locali per predicare al popolo. Erano i loro ascoltatori non cristiani che avevano l’abitudine di radunarsi il sabato e Paolo con i suoi compagni di fede semplicemente coglievano l’occasione per dar loro testimonianza. Non a caso nel libro degli Atti ogni volta che si menziona il sabato è in relazione con l’adorazione non cristiana, con una sinagoga o con un altro luogo di preghiera (cfr. Atti 16:11-13; 17:1-3; 18:4). D’altra parte, nelle Sacre Scritture si fa anche menzione che i discepoli di Cristo si riunivano il primo giorno della settimana (cfr. Giovanni 20:19,26; Atti 20:7). Mentre questo non autorizzava i cristiani a fare del primo giorno della settimana (la domenica) un giorno sacro, in assenza di qualsiasi comando specifico in tal senso nella Parola di Dio, per certo indica che quei cristiani non si sentivano più legati al settimo giorno come a un giorno speciale per adorare. Per questo motivo Paolo anche scrisse: “Uno stima un giorno più di un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente” (Romani 14:5 – VR). C’è un altro fatto interessante che può illuminarci al riguardo: nel 49 d.C. si tenne a Gerusalemme un concilio per considerare ciò che si richiedeva dai gentili, poiché alcuni credenti che erano stati farisei volevano che i convertiti gentili osservassero la legge di Mosè. L’argomento in discussione riguardava specificamente la circoncisione, ma la decisione che gli apostoli presero dopo aver attentamente esaminato le Scritture riguardò tutta la Legge, incluso il quarto comandamento. Essi, infatti, scrissero a tutte comunità cristiane: “è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie: di astenervi dalle carni sacrificate agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati, e dalla fornicazione; da queste cose farete bene a guardarvi” (Atti 15:28, 29 – VR). Se l’osservanza del sabato doveva essere mantenuta valida, non credete che gli apostoli l’avrebbero menzionata tra le cose “necessarie”?
005
“Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge” (Galati 3:13 – VR)
ha abolito la Legge giudaica con tutti i regolamenti e le proibizioni(Efesini 2:15 – TILC)
Nel primo secolo alcuni ebrei convertiti al cristianesimo ritenevano che tutte le centinaia di leggi che Dio aveva dato tramite Mosè, compresi i Dieci Comandamenti, fossero ancora in vigore. L’apostolo Paolo intervenne per correggere il loro punto di vista dicendo: “Contro di noi c’era un elenco di comandamenti che era una sentenza di condanna, ma ora non vale più: Dio l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce” (Colossesi 2:14 – TILC). In quell’ “elenco di comandamenti” c’era anche il quarto relativo all’osservanza del sabato. Pertanto molti di quei primi cristiani dovettero correggere il loro modo di pensare e riconoscere che erano “morti nei confronti della Legge” e che non dovevano più servire Dio “secondo il vecchio sistema che era fondato sulla Legge scritta” (Romani 7:6 – TILC). Anche oggi molti che si dichiarano “cristiani” devono correggere il loro modo di pensare e riconoscere che l’osservanza del sabato fa parte di quell’ “elenco di comandamenti” che “ora non vale più”. Nel consigliare i cristiani di Roma l’apostolo citò il sesto, il settimo, l’ottavo e il decimo comandamento quindi aggiunse: “e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso … l’amore quindi è l’adempimento della legge” (Romani 13:8-10, VR). L’amore, quindi, è la forza motivante dei veri cristiani in tutti gli aspetti della loro vita di ogni giorno e non più una serie di leggi, statuti e regolamenti che non hanno più senso.
Gesù “Signore del sabato”, in che senso?
In una occasione, durante il suo ministero terreno, Gesù si trovò a disputare con i farisei che accusavano i suoi discepoli di non rispettare la disposizione del sabato. In quella circostanza egli disse ai suoi interlocutori: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato; perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato” (Marco 2:27,28 – VR; cfr. anche Matteo 12:1-8). Cosa intese dire? Come sopra accennato, il giorno di riposo stabilito nella Legge doveva recare agli Israeliti ristoro dalle loro fatiche fisiche ma anche benessere spirituale poiché era anche un giorno dedicato alle attività religiose, quali l’esser istruiti sulla Legge o fare sacrifici da questa richiesti per mezzo dei quali essi ottenevano il temporaneo perdono dei loro peccati. Quegli Israeliti potevano rinsaldare così la propria relazione con Dio, ottenendo le sue benedizioni. Però, come tutto ciò che la Legge prevedeva, anche il sabato “non rappresentava la realtà ma era un ombra dei beni futuri”. Quali erano, dunque,  i “beni futuri” tipificati dalla disposizione del sabato?
Quand’era sulla terra Gesù ne fornì un modello compiendo di sabato alcune delle sue più straordinarie opere di guarigione (cfr. Luca 13:10-13; Giovanni 5:5-9; 9:1-14). Quelle opere miracolose furono delle dimostrazioni del sollievo che egli avrebbe recato a persone di tutte le nazioni durante il suo Regno millenario allorché poterà alla perfezione sia fisica che spirituale tutti quelli che avranno riposto fede nel valore del suo sacrificio, come si legge nella visione apocalittica: “Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21:3,4 – VR). Inoltre, nella sua visione l’apostolo Giovanni vide che “il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti” (Apocalisse 20:13 – VR).  Questa visione conferma quello che Gesù disse durante il suo ministero terreno: “Non vi meravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori” (Giovanni 5:28 – VR). Pertanto durante quel tempo saranno annullati tutti i mortiferi effetti del peccato di Adamo che hanno portato alla morte milioni e milioni di suoi incolpevoli discendenti.
Nei tempi antichi, quando l’eletto popolo di Dio era sotto i Dieci Comandamenti il sabato settimanale era un giorno pacifico. In maniera simile il millenario regno di Cristo sarà un tempo pacifico per questa terra e per i suoi abitanti. Come indica la profezia, Satana il Diavolo e i suoi demoni saranno “legati” e “inabissati”, cioè non potranno esercitare la loro malefica e divisiva influenza sul genere umano (cfr. Apocalisse 20:1-3). Pertanto quei mille anni in cui Cristo regnerà sul genere umano sarà anche un tempo di riposo da ogni guerra e violenza perché, come è stato profetizzato, “Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra” (Isaia 2:4 – VR). Le persone allora useranno i loro vomeri e le loro falci per fare di questa terra deturpata dalla guerra il glorioso Paradiso che Dio disse originalmente all’uomo di fare. Il quarto comandamento del Decalogo era “un ombra” o un tipo di ciò che doveva accadere durante il futuro Regno millenario: ecco, quindi, perché il Re di quel Regno, Cristo Gesù, è chiamato “Signore del sabato”.
I veri cristiani sono sotto la “legge del Cristo”
Per riassumere, quindi, l’osservanza del settimo giorno di riposo, il sabato, disposta dal quarto comandamento era un segno esclusivo tra Dio e l’antica nazione di Israele alla quale doveva ricordare la miracolosa liberazione dalla schiavitù egiziana che Dio aveva operato a loro favore (cfr. Deuteronomio 5:15). Quel comando, come tutta la Legge di cui faceva parte, doveva indicare a quel popolo la necessità di una liberazione ancora più grande, quella dalla schiavitù al peccato e alla morte che Dio avrebbe operato per mezzo del seme promesso al loro antenato Abramo, cioè il futuro Messia, Cristo Gesù (cfr. Galati 3:24). Quando questi arrivò adempì e annullò con il suo sacrificio il vecchio patto della Legge mosaica che condannava a morte quelli che vi erano sottoposti poiché nessuno di essi avrebbe potuto osservarla alla perfezione e diede vita ad un “nuovo patto” in base al quale persone di tutte le nazioni potevano essere dichiarate giuste esercitando fede nel valore del suo sacrificio di riscatto, ottenendo in tal modo il premio della vita eterna (cfr. Efesini 2:15; Colossesi 2:14; Luca 22:20). Tutti i discepoli di Gesù che entravano nel “nuovo patto” non essendo più sotto la Legge mosaica non erano  tenuti all’osservanza dei suoi statuti, incluso quello relativo al sabato di riposo (cfr. Ebrei 8:8-13). Questo comando, quindi, non era più una delle cose “necessarie” che i cristiani avrebbero dovuto osservare (cfr. Atti 15:28, 29).
Il fatto di non essere più sotto la Legge mosaica però non significava che i cristiani non dovevano osservare alcuna legge. L’apostolo Paolo dopo aver spiegato ai suoi conservi che la Legge mosaica era stata “tolta di mezzo” dal sacrificio di Gesù, disse loro che ora erano “sotto la legge di Cristo” (1Corinzi 9:21 – VR; cfr. anche Galati 6:2). Quella legge non era fatta di regole scritte come la precedente Legge ma si basava su un modello da seguire: il perfetto stile di vita di Gesù, proprio come scrisse l’apostolo Pietro: “Dio vi ha scelti perché vi comportiate come Cristo quando morì per voi. Egli vi ha lasciato un esempio da seguire” (1Pietro 2:21 – TILC). Fu per questo motivo che l’adorazione dei primi cristiani era chiamata “la Via” (cfr. Atti 9:2; 19:9, 23; 22:4; 24:22). Come aveva profetizzato Geremia, questa legge sarebbe stata “scritta nel loro cuore” perché nessuno sarebbe stato sotto la “legge del Cristo” per nascita, come accadeva per la vecchia Legge mosaica, ma i veri discepoli di Gesù avrebbero scelto liberamente e di cuore di sottoporsi al giogo di questa legge ubbidendo ad essa (cfr. Ebrei 8:10). Sotto questo aspetto è di gran lunga superiore alla Legge precedente di cui, però, ha conservato i princìpi.
Quando, infatti, a Gesù fu chiesto quale era il più grande comandamento egli non menzionò né il sabato né alcun altro di quelli riportati nel Decalogo; semplicemente disse: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento” (Marco 12:30 – Di). Poi l’apostolo Paolo spiegò: “l’amore quindi è l’adempimento della legge” e aggiunse: “Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. Infatti il «non commettere adulterio», «non uccidere», «non rubare», «non concupire» e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso» … l’amore quindi è l’adempimento della legge” (Romani 13:8-10, VR).
L’amore, quindi, è la forza motivante dei veri cristiani in tutti gli aspetti della loro vita e non più una serie di leggi, statuti e regolamenti senza senso. Pertanto, per quanto riguarda il sabato, come gli antichi Israeliti quel giorno si riposavano dalle opere materiali per meditare sulle cose spirituali, i veri cristiani di ogni tempo si riposano o desistono dalle opere egoistiche per mettere in pratica i comandi di Gesù non un solo giorno alla settimana, ma tutti e sette i giorni.

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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5 risposte a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ -XXII

  1. Nara ha detto:

    Dal mio punto di vista trovo molte inesattezze

  2. GIANNI ha detto:

    Cara Nara il tuo punto di vista è certamente rispettabile … ma resta sempre il “tuo” punto di vista. Come tu stessa hai ripetutamente affermato ciò che conta non sono i nostri punti di vista personali che stabiliscono la verità in materia di fede ma è la Sacra Scrittura, che contiene il più autorevole e veritiero punto di vista di Dio. Io mi sono sforzato di cercarlo nella sua Parola, trovando e citando le scritture riportate nel mio post a sostegno di ciò che ho scritto. Credo che anche tu, con l’onestà intellettuale che sempre ho apprezzato in te, dovresti fare altrettanto e dimostrare con le Scritture le inesattezze da te dichiarate … un caro saluto, G.

  3. angelo antonio biunno ha detto:

    Ernesto lo studio effettuato e’ molto esaustivo e chiaro ma cio’ non ci da’ diritto di non osservare anche il 4 comandamento funestamente falsificato ,e poi sappi che Gesu’ sulla croce ha inchiodato la legge cerimoniale di Mose’ no i comandamenti pertanto fino a quando osserveremo la domenica e non il Sabato Santo saremo sempre mancanti nei confronti di Dio …(1 Corinzi 7:19,Isaia 58:12-14,Isaia 66:22-23,Apocalisse 14:12,Matteo 5:17-20)
    La verita’ tutta ci rendera’ davvero liberi no le verita’ velate…a Dio la Gloria in Eterno

  4. GIANNI ha detto:

    Caro Angelo, innanzitutto grazie per il tuo commento il quale dimostra la mancanza da parte tua di ogni forma di pregiudizio nel considerare altre informazioni sull’argomento e questo è in piena armonia con lo spirito indicato in 1Tessalonicesi 5:21. Come avrai potuto notare le informazioni trattate nello studio si basano principalmente sulla Parola di Dio perché questa, e null’altro, può essere la base per stabilire una verità dal punto di vista cristiano (cfr. Salmo 119:160; Giovanni 17:17). Per quanto riguarda la tua osservazione su quanto è scritto in Colossesi 2:14 mi permetto di rilevare quanto segue: la divisione tra “legge cerimoniale” e “legge morale” è un insegnamento di origine umana che va oltre ciò che è scritto nella Parola di Dio. Nella sua seconda lettera ai Corinti, infatti, l’apostolo Paolo scrisse: “Se il codice che amministra la morte e che fu inciso in lettere su pietre fu con gloria, tanto che i figli d’Israele non potevano fissare attentamente la faccia di Mosè a causa della gloria della sua faccia, gloria che doveva essere soppressa, perché non dovrebbe essere molto più con gloria l’amministrazione dello spirito? . . . Poiché, se ciò che doveva essere soppresso fu introdotto con gloria, molto più sarebbe stato con gloria ciò che rimane” (2Corinzi 3:7-11). Qui si fa riferimento a un codice che “fu inciso in lettere su pietre” e vien anche detto che “i figli d’Israele non potevano fissare attentamente la faccia di Mosè” nell’occasione in cui esso fu dato loro. Di che avvenimento si tratta? Esodo 34:1,28-30 mostra che si sta parlando di quando furono dati i Dieci Comandamenti; erano questi i comandamenti scolpiti su pietre. A questo “codice” l’apostolo fa riferimento quando dice che “doveva essere soppresso”. L’apostolo rese ulteriormente chiaro questo fatto scrivendo poi ai Colossesi: “Nessuno dunque vi condanni più a causa di quello che mangiate e bevete, o perché non osservate certi giorni di festa, di sabato o di luna nuova. Tutte queste cose sono soltanto un’ombra di quella realtà che doveva venire: che è Cristo” (Colossesi 2:16), anche qui il riferimento al comandamento sul sabato è ben preciso. Né Gesù intese mai dividere la legge in due parti! Quando pronunciò le parole riportate in Matteo 5:17-20 per spiegare quale era la sua posizione riguardo alla Legge mosaica, poi disse anche: “Avete udito che fu detto agli antichi: ‘Non devi assassinare [Eso. 20:13; sesto comandamento]’ . . . Se, dunque, porti il tuo dono all’altare [Deut. 16:16, 17; non faceva parte dei Dieci Comandamenti] . . . Avete udito che fu detto: ‘Non devi commettere adulterio [Eso. 20:14; settimo comandamento]’. Inoltre fu detto: ‘Chiunque divorzia da sua moglie, le dia un certificato di divorzio [Deut. 24:1; non faceva parte dei Dieci Comandamenti]’. Avete udito che fu detto: ‘Occhio per occhio e dente per dente [Eso. 21:23-25; non faceva parte dei Dieci Comandamenti]’” (Matteo 5:21,23,27,31,38). Perciò Gesù citava indifferentemente dai Dieci Comandamenti e da altre parti della Legge, non facendo alcuna distinzione fra loro. Dovremmo noi considerarli diversamente? Sarebbe solo una faziosa forzatura interpretativa! Come è spiegato nello studio, la Legge mosaica, composta da circa 600 norme e regolamenti, inclusi i 10 comandamenti, cessò di avere vigore con la morte di Cristo e venne sostituita dal “nuovo patto” in base al quale persone di tutte le nazioni potevano essere dichiarate giuste esercitando fede nel valore del suo sacrificio di riscatto, ottenendo in tal modo il premio della vita eterna. I cristiani quindi non hanno più il vincolo dell’osservanza sabatica e la disputa su quale possa essere ora il corretto giorno da osservare, se il sabato o la domenica o qualche altro giorno è solo pretestuosa e fuorviante: i cristiani sono tenuti ad osservare i due nuovi comandamenti che Gesù disse che avrebbero sostituito tutti i precedenti non un solo giorno della settimana ma tutti i sette giorni (cfr. Marco 12:30,31; Romani 13:8-10; Galati 4:10,11). Questi sono i comandamenti a cui si fa riferimento in Apocalisse 14:12. Un caro saluto!

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