LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XXIII

“NON VI METTETE CON GLI INFEDELI SOTTO UN GIOGO CHE NON È PER VOI … NON TOCCATE NULLA D’IMPURO”

2Corinzi 6:14,17

Anteprima
Venerdì 18 aprile 2014 è stato un giorno “santo” per il cristianesimo apostata: si è ricordato il giorno della morte di Gesù, anche se non coincideva effettivamente con quello in cui Gesù venne messo a morte, cioé il 14 nisan del 33 A.D. dell’antico calendario sacro ebraico che quest’anno ricorreva lunedì 14 aprile – cfr. il mio post dell’11 aprile 2013, LA TUA PAROLA È VERITÀ – VI). Un aspetto saliente di questa giornata è stato il rito della “via crucis” celebrato a Roma dal papa della Chiesa Cattolica con cui si è inteso ricostruire, in maniera molto scenografica, il percorso di Cristo verso il luogo del suo supplizio portando la croce, lo strumento che fu usato per ucciderlo. Nel cristianesimo apostata viene dato molto risalto a tale strumento tanto da averlo adottato come proprio simbolo. Molte persone devote lo portano sul proprio corpo, come ciondolo appeso ad una catenina o a un bracciale o anche come orecchino. Alcuni che non sono tanto devoti lo portano ugualmente come una sorta di amuleto o portafortuna. Molti, poi, come ad esempio gli atleti, usano fare il segno della croce come gesto scaramantico prima di iniziare un azione o una competizione. Quasi nessuno di questi però riflette sull’effettiva origine di tale simbolo e sulle conseguenze legate al suo uso.
Un dizionario enciclopedico francese (Dictionnaire Encyclopédique Universel) dice: “Per molto tempo abbiamo creduto che la croce, intesa come simbolo religioso, appartenesse specificamente ai cristiani. Non è così”. Perchè? … . Un’altra opera (Dual Heritage – The Bible and the British Museum) afferma: “In origine, la croce non era un simbolo cristiano; deriva dall’Egitto e da Costantino”. Si, quello che è considerato da molti il principale simbolo del cristianesimo era pressoché sconosciuto agli apostoli e ai primi discepoli di Gesù. Come simbolo religioso era molto diffuso nel mondo pagano fin dal XX secolo a.C. poiché nell’antica Babele o Babilonia, dove dopo il Diluvio iniziò di nuovo la ribellione umana contro Dio, rappresentò il dio Tammuz (essendo a forma del mistico Tau, iniziale del suo nome) e da lì si diffuse nei paesi limitrofi, incluso l’Egitto, quando Dio, confondendo la loro lingua, costrinse quei rivoltosi a spargersi sull’intera superficie della terra. Nel mondo “cristiano” apparve come simbolo religioso nel IV secolo d.C. con l’imperatore romano Costantino il quale “alla vigilia della sua vittoria su Massenzio nel 312, ebbe una visione del ‘segno celeste’ della croce, che considerò una garanzia divina del suo trionfo” (The New Encyclopædia Britannica).
Conoscendo ciò che Dio pensa dell’uso di immagini religiose nell’adorazione e considerando l’origine pagana della croce, non vi sembra strano che Egli tolleri l’uso ti tale simbolo nella sua adorazione? (cfr. Esodo 20:4,5; Geremia 10:3,4; Ezechiele 8:13,14) … Considerare sacro un simbolo pagano viola il comando di Dio: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità … non toccate nulla d’impuro” (2Corinzi 6:14,17 – VR). Coloro che hanno adottato la croce come simbolo cristiano si giustificano dicendo che, pur essendo di origine pagana, il fatto che fu lo strumento con cui venne messo a morte Gesù ne sottolinea simbolicamente il sacrificio e perciò da oggetto infamante è stato reso sacro e degno di venerazione … Può giustificare l’uso di tale simbolo il semplice fatto che fu lo strumento con il quale venne ucciso Gesù, il Figlio che Dio tanto amava? … Noi semplici e imperfette creature, ma pure fatte ad immagine di Dio, potremmo mai farci una rappresentazione e portare al collo o baciare uno strumento con il quale, per qualsiasi motivo, venisse uccisa una persona a noi cara? … voi lo fareste? … Gesù fu messo a morte come un criminale e quel modo lo presentò nella maniera più denigratoria; i cristiani del I secolo non avrebbero mai considerato sacro, e in effetti non lo fecero, lo strumento della sua morte consapevoli che venerarlo avrebbe significato glorificare l’azione sbagliata commessa mediante esso, l’omicidio di Gesù.
Più che con un simbolo religioso, Gesù disse che i suoi veri discepoli si sarebbero identificatida un indissolubile vincolo d’amore che li avrebbe uniti su scala internazionale (cfr. Giovanni 13:34,35).

______________________________________________________________

Il 18 febbraio 1519, con 11 navi, 100 marinai e 508 soldati il condottiero spagnolo Hernán Cortés Monroy Pizarro Altamirano partì da Cuba per la conquista del Messico. Le insegne della sua armata recavano una croce rossa in campo nero sovrastata dalla scritta “Seguiamo con vera fede il segno della Santa Croce, perché con questo segno vinceremo” (Jean Terradas, Une Chrétienté d’outremer). Quei Conquistadores dovettero rimanere molto sorpresi quando, sbarcati in Messico, scoprirono che i loro nemici pagani veneravano una croce simile alla loro. Nel libro Great Religions of the World (di Oskar Mann, A. C. Lyall, D. Menant, Lepel Griffin, Frederic Harrison, E. Denison Ross, Herbert A. Giles, T. W. Rhys Davids – Harper & Brothers Editori) si legge infatti: “Cortés e i suoi seguaci indietreggiarono inorriditi davanti ai sacrifici umani degli aztechi e a quelle che sembravano parodie sataniche del cristianesimo … la venerazione di simboli cruciformi delle divinità del vento e della pioggia”. Sabine Baring-Gould, un reverendo della chiesa anglicana, nel suo libro Curious Myths of the Middle Ages ha scritto: “Nello stato di Oaxaca [Messico], gli spagnoli trovarono croci di legno erette come simboli sacri … Nell’America Meridionale, lo stesso segno era considerato simbolico e sacro. Nel Paraguay era oggetto di riverenza. Nel Perú gli inca veneravano una croce ricavata da un pezzo unico di diaspro … Fra i muysca, a Cumaná, si credeva che la croce fosse dotata del potere di scacciare gli spiriti maligni, per cui i neonati erano posti sotto quel segno”.
Nella seconda metà del XVIII secolo si svolse un infuocato e appassionante dibattito, antropologico e archeologico, intorno alle origini e al significato dei segni cruciformi che sono stati trovati in gran parte dell’America Centrale e Meridionale. Gli studiosi di fede “cristiana” nell’intento di difendere la croce come un simbolo esclusivamente “cristiano” avanzarono addirittura la teoria secondo cui in qualche modo le Americhe fossero state evangelizzate prima dello storico viaggio di Colombo, tesi subito scartata per la sua infondatezza. Nel 1883, infine, la Smithsonian Institution, il più grande e autorevole complesso museale e di ricerca al mondo, pubblicò uno studio con il quale si accertò che il simbolo della croce era già venerato molto prima dell’arrivo dei primi europei nell’America Settentrionale confermando la teoria secondo cui tale simbolo compariva presso tutti i popoli nel culto delle forze generatrici della vita e in particolare come simbolo dell’adorazione del Sole, ritenuto fonte della vita terrestre e Signore degli eserciti celesti.
La croce, simbolo sacro di molte religioni
Nel libro The Cross in Ritual, Architecture, and Art il suo autore, George Smith Tyack, ha scritto: “È strano, tuttavia senza dubbio un fatto, che in epoche molto prima della nascita di Cristo, e da allora in poi nei paesi non toccati dagli insegnamenti della Chiesa, la Croce è stata usata come simbolo sacro … Il greco Bacco, il tiro Tammuz, il caldeo Bel, e il norvegese Odino furon tutti simboleggiati ai loro devoti da un oggetto crociforme”. L’Encyclopædia Britannica similmente afferma: “Vari oggetti contrassegnati da croci di diverso disegno e risalenti a periodi molto anteriori all’èra cristiana sono stati trovati quasi in ogni parte del mondo antico. India, Siria, Persia ed Egitto ne han tutti fornito innumerevoli esempi … L’uso della croce come simbolo religioso nei tempi precristiani e fra i popoli non cristiani può forse essere considerato quasi universale, e in moltissimi casi era collegato con qualche forma di adorazione della natura”.
Un autorevole dizionario biblico, l’Expository Dictionary of New Testament Words di William Edwy Vine, famoso teologo e biblista inglese, dice che la croce come viene comunemente raffigurata, cioè con due pali messi ad angoli retti, “ebbe la sua origine nell’antica Caldea, e fu usata come il simbolo del dio Tammuz (essendo a forma del mistico Tau, iniziale del suo nome) in quel paese e nei paesi limitrofi, incluso l’Egitto”. Questo particolare è fondamentale per comprendere la sua diffusione come simbolo sacro. La Parola di Dio, infatti, narra che dopo il Diluvio a Babele (o Babilonia), gli uomini iniziarono di nuovo a ribellarsi contro Dio (cfr. Genesi 10:8-10). Emblema della loro ribellione divenne la costruzione di una torre altissima che nelle intenzioni dei suoi costruttori doveva giungere “fino al cielo” (Genesi 11:4). A capo di quella ribellione si pose un uomo, chiamato Nimrod (dall’ebraico maràdh che significa “ribellarsi”), il cui scopo era quello di creare un regno in opposizione al dominio divino mirante a concentrare la popolazione in un unico luogo piuttosto che farla spargere su tutta la terra come Dio aveva comandato di fare prima ad Adamo, poi a Noè quando uscì dall’arca (cfr. Genesi 1:28; 9:1; 11:4). Lo storico giudeo Giuseppe Flavio scrisse di lui: “[Nimrod] trasformò gradatamente il governo in una tirannia, non vedendo altro modo per sviare gli uomini dal timor di Dio, se non quello di tenerli costantemente in suo potere. Disse inoltre che intendeva vendicarsi con Dio, se mai avesse avuto in mente di sommergere di nuovo il mondo; perciò avrebbe costruito una torre così alta che le acque non l’avrebbero potuta raggiungere, e avrebbe vendicato la distruzione dei loro antenati” (Antichità giudaiche, I, 114, 115).
Nimrod non fu soltanto il potente capo di quel regno di ribelli; molti studiosi vedono in lui anche la principale divinità babilonese, Tammuz (o Marduk). Nel libro Inanna, Queen of Heaven and Earth, di Diane Wolkstein e Samuel Noah Kramer, si legge: “In origine il dio Dumuzi [Tammuz] era un comune mortale, un sovrano sumero, la cui vita e morte lasciarono una profonda impressione sui pensatori e mitografi sumeri”. Quando Dio intervenne per sventare i progetti dei costruttori di Babele confuse la loro lingua e li costrinse a disperdersi su tutta la superficie della terra come era sua volontà (cfr. Genesi 11:7-9). Quei ribelli portarono con se anche il loro bagaglio di falsa adorazione, compresa la venerazione di Inanna, o Isthar, dea babilonese dell’amore e della fertilità, e del suo amante o consorte, il dio Tammuz. La venerazione di queste due divinità si ritrovò quindi presso altre popolazioni, seppur chiamate con altri nomi: Iside e Osiride in Egitto, Astarte e Baal per i fenici, Afrodite e Ares per i greci, Venere e Marte per i romani. Con essi, naturalmente, si portarono dietro anche molti aspetti della loro venerazione tra cui il simbolo della croce, la T iniziale di Tammuz. Ecco perché lo ritroviamo in ogni parte del mondo antico.
Alcuni esempi di croci
1tau  2 untitled     3 220px-HinduSwastika_svg    4 croce celtica
1 – Croce a tau            2 – Croce egiziana            3 – Svastica            4 – Croce celtica
5croce latina 7915965-black-silhouetted-greek-religious-cross-isolated-on-white-background  7 imagesSA   8  169px-Patriarchal_or_Archbishop_Cross_svg
5 – Croce latina           6 – Croce greca           7 – Croce di Sant’Andrea           8 – Croce patriarcale
1 – Era l’iniziale del dio babilonese Tammuz, pertanto era un simbolo sacro dei Caldei;
2 – Ansata egiziana, conosciuta anche come chiave della vita o ankh era un simbolo sacro dell’antico Egitto, adottato successivamente dai “cristiani” copti;
Usata fin dall’età neolitica come simbolo del culto solare. È tristemente nota per essere stata adottata come simbolo dai criminali nazisti;
4 – Deriva dalla sovrapposizione di una croce greca o latina a un cerchio vuoto che rappresentava per le popolazioni pagane celtiche il sole;
5 – È la più comune con cui nel cristianesimo apostata si rappresenta lo strumento di morte di Cristo;
6 – Ebbe grande diffusione nell’Alto Medioevo, è adottata principalmente dalle Chiese Ortodosse;
7 – È associata all’apostolo Andrea che secondo la tradizione fu martirizzato su una croce di questa forma;
8 – Con due bracci trasversali, propria di patriarchi e primati; si dice anche di Lorena. È molto usata negli stemmi e nelle bandiere per il significato politico acquisito nel tempo.
Quando e perché la croce divenne un simbolo “cristiano”?
Si narra che circa 1.300 anni prima che Hernán Cortés partisse alla conquista del Messico adottando come vessillo per i suoi soldati la croce, esattamente nel 312 d.C. un altro condottiero, il romano Costantino, governatore della Gallia, avesse già fatto qualcosa di simile. Muovendo guerra contro il suo rivale Massenzio si dice che lungo la strada egli ebbe una visione, una croce con la scritta “Hoc vince”, cioè “Con questo vinci”, per cui adottò la croce come emblema dei suoi eserciti. Questo racconto, che più di una leggenda non sembra, è stato fatto da Eusebio di Cesarea, un vescovo e storico ecclesiastico nel suo libro Storia di Costantino. In quel tempo Costantino era un convinto adoratore del dio Sole, al culto del quale dedicò il primo giorno della settimana (l’attuale domenica). L’intera sua vita fu dominata da omicidi, intrighi e ambizione politica. Appare perciò alquanto improbabile che fosse candidato ad una rivelazione divina mentre è più verosimile che Eusebio fosse soggetto ad essere travolto dal suo ardore oltre i limiti della veracità, o che altrimenti fosse vittima della mendacità imperiale che mirava a ricevere un grande aiuto dalle piccole, ma entusiaste comunità cristiane sparse in ogni dove e ottenere il loro appoggio al suo progetto di conquistare il potere assoluto. La grande intuizione politica di Costantino che solo una religione universale, i cui membri si adoperavano per convertire il mondo intero potesse realmente amalgamare insieme le differenti masse del genere umano, lo indusse infatti a fare del cristianesimo la religione di stato dello sterminato impero romano, per cui egli agì considerando il dio Sole e il Cristo una sola e medesima divinità attribuendo il simbolo pagano dell’uno a colui che poi lui stesso, nel concilio di Nicea nel 325 d.C., elevò al rango di Dio dei “cristiani” sostenendo la tesi atanasiana dell’uguaglianza di Cristo a Dio. Nel libro The Non-Christian Cross il suo autore, John Denham Parsons, afferma riguardo a Costantino: “Agì non come uno che si era convertito agli insegnamenti di Gesù il Nazareno, ma come se stesse convertendo il cristianesimo nella religione che a suo avviso aveva più probabilità di essere accettata dai suoi sudditi come cattolica”, ovvero universale.
Perché allora la croce fu accettata con tanta facilità dai “cristiani”? Il citato Dizionario di Vine lo spiega così: “Verso la metà del III secolo d.C. le chiese si erano ormai dipartite da certe dottrine della fede cristiana o le avevano travisate. Per accrescere il prestigio dei sistemi ecclesiastici apostati, i pagani erano ricevuti nelle chiese indipendentemente dalla rigenerazione per mezzo della fede ed era largamente permesso loro di ritenere i loro segni e simboli pagani. Perciò il Tau o T, nella sua forma più frequente, con il pezzo in croce abbassato, fu adottato come simbolo della croce di Cristo”. Un altro filosofo e storico, membro della prestigiosa British Academy, Edwyn Robert Bevan, nel suo libro Holy Images (Immagini sacre) ha scritto: “Sembra probabile che prima che si rendesse omaggio a quadri e immagini fosse invalso l’uso di rendere omaggio al simbolo della Croce, simbolo che … non si trova sui monumenti cristiani o sugli oggetti di arte sacra prima che Costantino ne desse l’esempio nel labaro”.
Tuttavia alcuni studiosi, prevalentemente di estrazione cattolica o evangelici fondamentalisti, affermano che la croce divenne un simbolo “cristiano” anche prima di Costantino pur non avendo alcuna prova documentale o iconografica a sostegno, motivando tale mancanza col fatto che, essendo i cristiani perseguitati, evitavano di usare immagini religiose che potevano farli identificare. Scusa molto labile e pretestuosa: i primi cristiani non usavano immagini nell’adorazione semplicemente perché sapevano che l’idolatria era disapprovata da Dio mentre, per quanto riguarda la loro identità cristiana, intrepidamente continuavano a fare ciò che il loro Signore e Maestro aveva comandato di fare! Prendiamo ad esempio l’esortazione di “andare a fare discepoli” che Cristo aveva rivolto loro (cfr. Matteo 28:19,20): quando le autorità di Gerusalemme comandarono di non farlo essi coraggiosamente risposero “Si deve ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5:29 – TILC). Oppure quando per riconoscerli i loro persecutori cercavano di costringerli a mangiare salsicce di sangue, sapendo che ciò andava contro la loro coscienza, essi si rifiutavano pur sapendo che sarebbero stati condannati a morte (Tertulliano, Apologetico IX – cfr. Levitico 17:11-14; Atti 15:28,29). Pertanto, riassumendo l’analisi storica sull’origine del culto della croce tra i “cristiani”, Pasquale Testini, docente di archeologia cristiana presso il Pontificio Istituto di Archeologia nonché all’Università di Roma, nel suo manuale Archeologia cristiana ha scritto: “Va però notato [che tutti i monogrammi] sin qui esaminati e perfino lo stesso segno di croce nella forma matura del sec. IV, formata da due semplici bracci trasversali incrociati, hanno numerosi precedenti grafici similari in vari segni egizi, semitici, ebraici e in genere delle civiltà precristiane del medio Oriente. Il cristianesimo, come fu suo costume, conferì loro un contenuto nuovo […] I pochi monumenti superstiti, anteriori a Costantino, sono talvolta contraddittori e comunque non rivelano elementi sufficientemente sicuri, né consentono, almeno per ora, affermazioni cronologiche precise” (Terzo libro, Epigrafia, cap. II, Elementi tecnici).

Palo     Croce

Gesù fu messo a morte su un semplice palo verticale, detto crux simplex, o su una croce composta da un palo verticale e uno orizzontale, detta crux composita?
I termini greci usati nel Nuovo Testamento per indicare lo strumento con il quale venne messo a morte Gesù sono stauros e xỳlon. Sulla corretta traduzione di questi termini è sorta una profonda querelle tra gli studiosi, poiché alcuni intendono un semplice palo verticale mentre altri una croce composta da un palo verticale e uno orizzontale. Ci si chiede, pertanto, quale possa essere la corretta traduzione. Poiché la Parola di Dio è un libro che si caratterizza per la sua armonia e non c’è in essa ombra di contraddizione, ciascuno di noi può trarre le sue conclusioni in base alla conoscenza delle norme e dei principi in essa esposti; in altre parole il suo contesto può aiutarci a pervenire al corretto intendimento sul modo in cui Gesù venne messo a morte. In ogni caso ciò che più conta non è tanto che forma avesse lo strumento di morte di Gesù ma il fatto che sia venerato o no, poiché per certo l’adorazione che Dio approva non richiede l’uso di oggetti o immagini seppur dichiarate “sacre” (cfr. 1Corinti 10:14; 2Corinti 6:14-16).
Si deve considerare sacro e venerare lo strumento della morte di Cristo?
Non voglio entrare con questo post nei particolari della querelle sorta sulla forma dello strumento con quale Cristo venne messo a morte, se su una croce a forma composta (crux composita), cioè costituita da un palo verticale che veniva infisso nel suolo (chiamato stipes) e da uno orizzontale (detto patibulum), come viene comunemente raffigurata nell’iconografia cattolica e protestante, o se su un semplice palo verticale senza alcun braccio trasversale (crux simplex), come invece affermano diversi storici e studiosi di Sacra Scrittura e, in fondo, anche ammesso dalla New Catholic Encyclopedia (1967 – Vol. IV) che dice: “È certo, comunque, che in origine la croce consisteva di un semplice palo verticale, appuntito all’estremità superiore”. Questa tesi è sostenuta soprattutto dai Testimoni di Geova che sono gli unici, tra tutti quelli che si dichiarano cristiani, a non adottare la croce come simbolo della loro fede. È stato scritto tanto sull’argomento, sia per sostenere una tesi che l’altra, per cui ciascuno di noi può andare a leggere le diverse motivazioni addotte dalle parti e trarre le proprie conclusioni. Soprattutto ciascuno può confrontare l’una o l’altra tesi con la propria conoscenza dei princìpi e delle norme esposte nella Parola di Dio per vedere quale delle due appare meno credibile. Io l’ho fatto! … e dopo essermi documentato mi son posto questa domanda: non è strano che Dio, che fu così fermo nel condannare l’idolatria o l’uso di immagini nell’adorazione da ripudiare una intera nazione, l’antico Israele, perché i suoi componenti a grande maggioranza “avevano eretto stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. Ivi avevano bruciato incenso, come le popolazioni che il Signore aveva disperso alla loro venuta” (2Re 17:10,11 – CEI) e dopo che li aveva avvertiti di non immischiarsi con le false pratiche religiose delle popolazioni pagane che li circondavano … si, non è strano che Dio approvi e tolleri che oggi coloro i quali affermano di servirlo facciano altrettanto?
Coloro che hanno adottato la croce come simbolo cristiano si giustificano dicendo che essa, pur essendo di origine pagana, per il fatto che fu lo strumento con cui venne messo a morte Gesù ne sottolinea simbolicamente il sacrificio e perciò da oggetto infamante è stato reso sacro e degno di venerazione. Nel caso specifico, quindi, essi affermano che non venerano o adorano la croce ma si servono di quell’immagine per adorare Gesù che si è incarnato e si è fatto mettere in croce. Ad esempio il Catechismo della Chiesa Cattolica, all’articolo 2132, tra l’altro dice: “Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il moto che si volge all’immagine in quanto immagine, non si ferma su di essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 81, a. 3, ad 3]”. Questo pensiero però è molto simile a quello che ebbero gli Israeliti quando, dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana, erano accampati nella pianura del Sinai mentre Mosè sul monte riceveva la Legge. Il racconto biblico dice che Mosè si trovava sul Sinai ormai da 40 giorni e quando il popolo vide che impiegava molto tempo a scendere dal monte persuase Aronne a fare un idolo che rappresentasse Dio. Questi cedette alle loro pressioni e li assecondò forgiando una statua d’oro che raffigurava un vitello, quindi disse loro: “Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto! … Domani sarà festa in onore del Signore” (Esodo 32:4,5 – CEI). Come si evince da questo racconto gli Israeliti non pensavano di essere idolatri: quell’immagine che fecero doveva essere una rappresentazione dello stesso onnipotente Dio che li aveva fatti uscire dall’Egitto, infatti la festa che doveva tenersi il giorno successivo venne definita una “festa in onore del Signore”. Era quindi a Dio che essi volevano rendere onore ma lo fecero scimmiottando ciò che avevano visto fare agli egiziani adoratori di vitelli e usarono una immagine simile a quella che adoravano quei pagani. Quale fu la reazione di Dio? Il racconto narra che si rivolse a Mosè dicendo: “Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione” (Esodo 32:9,10 – CEI). Ha cambiato Dio il suo punto di vista? … No! … Può, allora, approvare che i suoi attuali servitori per adorarlo usino una immagine simile a quella largamente usata dai popoli pagani? … Voi che ne pensate? …
Sven Tito Achen, storico danese ed esperto di simboli, nel suo libro Symbols Around Us ha scritto qualcosa su cui anche è bene riflettere: parlando dei primi cristiani ha affermato “È dubbio se i cristiani abbiano mai usato il simbolo della croce nei due secoli successivi alla morte di Gesù … ad essi doveva evocare soprattutto l’idea della morte e del male, come nel caso della ghigliottina o della sedia elettrica per le generazioni successive”. Già! … cosa proveremmo se una persona a noi cara fosse messo a morte dietro false accuse? … ci faremmo una copia dello strumento con cui è stato ucciso, ad esempio di un capestro, o di una sedia elettrica, o di un fucile di un plotone di esecuzione? … lo considereremmo un oggetto caro baciando quell’immagine, accendendo candele davanti ad essa o portandola al collo come un ornamento sacro? … o lo aborriremmo? … Pertanto, a prescindere da come fosse fatto lo strumento di supplizio usato per uccidere Gesù, nessuna immagine o simbolo d’esso dovrebbe divenire oggetto di venerazione o di culto da parte dei cristiani.
Il vero segno distintivo del cristianesimo
Le chiese del cristianesimo apostata sostengono che pratiche come la venerazione della croce fanno parte della “sacra tradizione”. Non a caso quasi tutte le testimonianze che essi possono portare a sostegno della loro tesi sono dichiarazioni dei cosiddetti “Padri” o “Dottori” della Chiesa, come Tertulliano, Lattanzio, Cirillo di Gerusalemme, Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino e altri, i quali hanno basato le proprie affermazioni sugli studi filosofici a cui erano dediti, in gran parte di origine pagana, creando così quella “tradizione” che viene ritenuta di uguale importanza, se non superiore, alla stessa Parola di Dio (cfr. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, articoli 80-83). E in quei casi in cui hanno fatto ricorso alle Sacre Scritture, hanno palesemente forzato l’interpretazione dei versetti biblici a proprio uso. Ad esempio, spesso citano Ezechiele 9:4 per sostenere che il segno della croce era già profetizzato nelle Scritture. Tale versetto dice: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e fa’ un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo a lei” (VR). Poiché il termine “segno” traduce la lettera dell’alfabeto ebraico Taw che veniva trascritta con una x o con un +, tali chiese vedono in questo “segno” la prefigurazione della croce di Cristo.
Ma le Scritture spesso e in diverse circostanze parlano di esseri umani su cui è apposto un segno: ad esempio in Genesi 4:15 è scritto che Dio appose un segno su Caino “perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse” (VR). Peraltro il termine qui tradotto “segno” nella lingua ebraica include ugualmente la lettera Taw. Poiché è impensabile che Dio mettesse su quell’impenitente assassino un “segno” che avesse relazione con il futuro Messia e con la vera adorazione come è altrettanto inverosimile che imprimesse un segno o un marchio sulla sua persona, sembra più logico pensare che quel “segno” avesse un senso figurato, forse un solenne decreto, noto e osservato da altri, inteso a impedire che Caino fosse ucciso per vendetta. In maniera simile nel libro di Apocalisse si parla di uomini che hanno “un marchio sulla mano destra o sulla fronte” (13:16,17 – VR). Anche in questo caso il “marchio” ha un valore del tutto figurativo indicando che quegli uomini sono adoratori della “bestia” ivi menzionata e oppositori di Dio poiché si dice espressamente che quella simbolica “bestia” riceve il suo potere dal “dragone”, altrimenti identificato con Satana il Diavolo (Apocalisse 12:9; 13:4). È quindi logico pensare che anche il “segno” di cui si parla in Ezechiele 9:4, più che un simbolo messianico, semplicemente raffigurava che tipo di persone erano quelle che lo ricevevano, cioè uomini che “sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono” o persone rette, giuste e perciò meritevoli di essere preservati durante l’esecuzione del giudizio divino.
Gesù stesso, parlando ai suoi discepoli, non disse loro che sarebbero stati riconosciuti tali perché avrebbero adottato il segno della croce, seppur fosse stato lo strumento sul quale venne messo a morte, ma disse “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35 – CEI). L’altruistico amore reciproco, dunque, è il “segno” per riconoscere i veri cristiani. In altre parole, l’amore che essi provano l’uno per l’altro dovrebbe essere così evidente da diventare il segno, o distintivo, che indica a chi li osserva che sono realmente seguaci di Cristo esattamente come alcuni, al tempo di Ezechia, si distinguevano dalla massa degli Israeliti apostati, che trasgrediva i comandamenti di Dio e aveva riempito di violenza il paese di Giuda, perché “sospiravano e gemevano” per tutte le cose detestabili che vedevano compiere.
 Concludendo, pertanto, si può riassumere l’argomento in questi termini:
la croce è un simbolo religioso di origine pagana, nato nell’antica Babele con una forma di adorazione contraria a quella del vero Dio e diffuso in tutta la terra al tempo in cui Dio confuse le lingue costringendo quei ribelli a spargersi su tutta la terra;
fu adottata come simbolo “cristiano” al tempo di Costantino, un imperatore pagano il cui unico scopo era riunire sotto il suo potere le masse di pagani che accettavano il cristianesimo senza voler rinunciare ai loro precedenti usi e costumi religiosi;
il “segno” distintivo dei veri cristiani non è un simbolo o una immagine religiosa ma è la loro personalità modellata dai princìpi della Parola di Dio, primo tra tutti l’amore gli uni per gli altri;
l’adorazione o, che dir si voglia, la venerazione della croce non è cristiana ma è un’assoluta forma di idolatria, mascherata sotto un’etichetta cristiana. Viola i comandamenti di Dio riguardo all’idolatria e rende onore a un simbolo pagano spacciato per cristiano. Considerare sacro un simbolo pagano viola il comando di Dio: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità … non toccate nulla d’impuro” (2Corinzi 6:14,17 – VR).

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
Questa voce è stata pubblicata in LA TUA PAROLA E' VERITA' e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...