LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XXIV

“IL SIGNORE … DISTRUGGERÀ TUTTI GLI EMPI”

Salmo 145:20 – VR

“Oggi, guidata da un angelo, sono stata negli abissi infernali. È un luogo di grandi torture e lo spazio che occupa è vastissimo … Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso con il quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giustifichi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è”. Questo è quello che ha scritto nel suo Diario Maria Faustina Kowalska, una religiosa cattolica polacca, proclamata “santa” nell’aprile 2000 dal papa Giovanni Paolo II. Questa descrizione è conforme all’insegnamento della sua chiesa nel cui Catechismo si legge: “La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno” (n. 1034, 1035).
Ma la Chiesa Cattolica non è l’unica ad insegnare la dottrina di un luogo di tormento eterno per le anime dei cattivi, la maggioranza delle religioni “protestanti” insegna la stessa cosa, come pure l’islam e altre grandi religioni non “cristiane”, come l’induismo, il buddismo, il giainismo, il taoismo e altre … Tale dottrina, comunque, è sorta ancor prima dell’avvento del cristianesimo; già 2.000 anni prima di Cristo i sumeri e i babilonesi credevano in un mondo sotterraneo che chiamavano “terra senza ritorno”. Anche gli antichi egizi, le religioni indo-iraniche, i greci, gli etruschi e i romani, pur con delle variabili, credevano all’esistenza di un mondo ultraterreno dove i peccatori erano tormentati dopo la morte. Tutti questi basano le loro credenze su un unico presupposto: l’idea secondo cui la persona in realtà non muore insieme al corpo carnale, ma che un qualcosa, spesso chiamato “anima”, sopravvive alla morte del corpo, un’idea che contraddice totalmente l’insegnamento biblico sulla condizione dei morti poiché in essa, ad esempio, si legge: “i morti non sanno nulla … nello Sceol … non c’è più né lavoro, né pensiero, né conoscenza, ne sapienza” (Ecclesiaste 9:5-10 – Di). Secondo la Bibbia, quindi, i morti si trovano in un totale stato di incoscienza per cui non possono né gioire né, tantomeno, soffrire o essere tormentati.
Per sostenere le loro tesi i sostenitori dell’Inferno provano perfino a citare alcuni passi biblici che, a loro parere, sostengono tale dottrina. Poiché è difficile credere alla loro buonafede, considerando quanto il complesso dei loro dogmi è in contrasto con la Parola di Dio e, soprattutto, vedendo i risultati della loro condotta basata su tali insegnamenti, è bene valutare ciò che essi affermano alla luce del contesto dell’intero insegnamento biblico e tenendo conto anche del fatto che il “padre della menzogna” dottrinale, Satana il Diavolo stesso, non ha disdegnato di usare in maniera disonesta i versetti biblici per ingannare e sviare le persone dalla verità, proprio come fece quando tentò Gesù nel deserto (cfr. Matteo 4:6,7). Cosa insegna, dunque, la Parola di Dio riguardo all’Inferno? …

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L’8 luglio del 1741 a Enfield, nello Stato del Connecticut, Jonathan Edwards, famoso filosofo, teologo calvinista e pastore evangelico della Chiesa Congregazionalista di Northampton, nel Massachusetts, pronunciò un infuocato sermone dal titolo Sinners in the Hands of an Angry God (“Peccatori nelle mani di un Dio in collera”) con il quale fece una descrizione dell’inferno così terrificante da sconvolgere tutti coloro che l’ascoltarono. Lo raffigurò come una fornace ardente di magma liquido che riempie il corpo e l’anima degli empi, dicendo: “Il corpo sarà pieno di tormento per quanto può contenere e ogni parte di esso sarà pieno di tormento. Saranno nel dolore estremo, ogni loro giuntura, ogni nervo sarà pieno di tormento inesprimibile. Saranno tormentati fino alla punta delle dita. Tutto il corpo sarà pieno dell’ira di Dio. I loro cuori, le budella e le teste, gli occhi e la lingua, le mani e i piedi, saranno riempiti dalla furia dell’ira di Dio. Questo è insegnato nelle Scritture”. Dopo di che disse a ciascuno di essi: “Dio che ti tiene sospeso sulla voragine dell’inferno, proprio come si tiene un ragno o un qualche odioso insetto in sospeso sul fuoco, ti aborrisce ed è tremendamente irritato. La sua collera nei tuoi confronti arde come il fuoco; egli non ti considera degno d’altro se non di essere gettato nel fuoco. Dio ha occhi troppo puri per poterti guardare; ai suoi occhi, tu sei diecimila volte più abominevole di quanto lo sia, ai nostri, il più odioso serpente velenoso”.
L’inferno: un luogo di tormento eterno comune a molte religioni
Edwards viene considerato uno dei principali fautori del “Grande Risveglio” che investì il continente nordamericano nei secoli XVIII e XIX ad opera di movimenti di rinnovamento o di rinascita spirituale del mondo protestante che si ponevano in rapporto critico con le grandi “chiese storiche”, considerate “dormienti” e spesso accusate di “arido intellettualismo, dogmatismo, moralismo, ritualismo, indifferentismo, o peggio, di palese apostasia”. La sua descrizione dell’inferno fa tutt’oggi parte del dogmatismo religioso dei tanti movimenti “evangelici” sorti in tutta la terra. Riporto di seguito cosa si dice nel sito di uno di questi movimenti, tanto per fare un esempio; lo riassumo per brevità nei suoi aspetti principali ma, se lo desiderate, potete leggere per intero ciò ch’è scritto in questo link: http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2011/09/i-tormenti-dellinferno.html.
“La Bibbia descrive l’inferno come una fornace di fuoco inestinguibile, un luogo di punizione eterna, dove gli empi saranno tormentati sia nei loro corpi, sia nelle loro menti in proporzione ai peccati che hanno commesso e alla luce spirituale che hanno ricevuto, ma hanno rigettato. L’inferno è descritto anche come un luogo in cui la misericordia e la bontà di Dio sono assenti, mentre la Sua ira e il Suo giudizio sono manifestati attraverso un fuoco terrificante. L’inferno è il posto dove gli uomini vivranno per sempre in uno stato di tormento senza poter soddisfare le loro concupiscenze e i loro desideri corrotti. In Matteo 13:47-50, Gesù insegna una parabola che si riferisce al giudizio che Dio eseguirà alla fine dei tempi … l’inferno è descritto come una “fornace ardente” … l’apostolo Giovanni in Apocalisse 19:20 descrive l’inferno come “uno stagno ardente di fuoco e di zolfo” … L’immagine presentataci dalle Sacre Scritture è di un corpo che brucia interamente sul fuoco senza però consumarsi. Ogni fibra di esso, pur avvertendo un tormento intenso, non muore mai (Marco 9:48) … In Luca 16:19-26 Cristo parla di due uomini. Uno di loro era ricco, l’altro uomo povero: il suo nome era Lazzaro. Entrambi questi uomini morirono. L’uomo povero fu portato dagli angeli in cielo e l’uomo ricco andò all’inferno … Lazzaro era un vero figlio di Dio, un vero credente. Il ricco non lo era affatto. Notiamo attentamente quello che le Sacre Scritture ci dicono del ricco e della sua condizione dopo la morte, affinché conosciamo le sofferenze dell’inferno. I versi 23 e 24 riportano le parole del ricco: “Sono tormentato in questa fiamma ” … Questo tormento si riferisce tanto al corpo, perché il ricco aveva chiesto a Padre Abramo un po’ di refrigerio, quanto all’anima. Egli era consapevole del suo passato e quindi provava rammarico e rimorso per aver condotto una vita di peccato, inutile, e senza Dio … All’inferno, le coscienze degli uomini saranno agitate da tormenti atroci. La coscienza è il verme che non morrà mai come dichiarano le Sacre Scritture (Marco 9:48; Isaia 66:24) … Gli uomini saranno tormentati da pene atroci, ma saranno tormentati anche dal rimorso dei loro ricordi. Ricorderanno che sulla terra udirono parlare dell’inferno e del cielo, ma non tennero in alcun conto queste verità, anzi le derisero. Ricorderanno che furono avvertiti delle conseguenze dei loro peccati e invitati a pentirsi … Il più terrificante aspetto di tutti i tormenti dell’inferno, è la sua durata. L’inferno è eterno. L’inferno durerà per sempre! … “E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia ed il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli” (Apocalisse 20:10). Questo verso rivela chiaramente la durata dell’inferno. Esso sarà eterno, durerà nei secoli dei secoli …  In quel luogo di tormenti gli uomini malediranno Dio, loro stessi e quelli che sono nelle loro stesse sofferenze. Con un linguaggio blasfemo accuseranno, offenderanno e condanneranno Dio. Nemmeno all’inferno si pentiranno perché il carattere dei peccatori non cambia. Resteranno peccatori anche lì. Essi peccheranno per l’eternità, perciò Dio li punirà eternamente!” …
(Sulle Scritture citate in questo link e sulla loro corretta interpretazione ci ritornerò più avanti).
Sul fronte del “cristianesimo” cattolico il concetto non cambia di molto. Sebbene con toni meno drammatici e più sibillini, da navigata negoziatrice, la descrizione cattolica dell’Inferno come luogo di tormento eterno corrisponde alla visione delle chiese protestanti le quali, d’altra parte, hanno attinto gran parte dei loro insegnamenti proprio dalla Chiesa Cattolica dalla quale la Riforma, sotto l’aspetto dogmatico, non è riuscita completamente a distaccarli. Così nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo riguardo all’Inferno: “Gesù parla ripetutamente del fuoco inestinguibile che è riservato a chi, fino alla fine della vita, rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo … La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita, e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira” (Il Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1034, 1035).
A tal proposito l’ex papa Benedetto XVI nel corso di una delle sue visite alle parrocchie romane ha detto: “quanti continuano a peccare senza mostrare nessuna forma di pentimento? Per questi la prospettiva è la dannazione eterna, l’Inferno, perché l’attaccamento al peccato può condurci al fallimento della nostra esistenza” (da la Repubblica del 26 marzo 2007). E un sito cattolico sull’argomento tra l’altro dice: “I peccatori … avranno il loro castigo e il loro tormento … Dopo la resurrezione anche il corpo con tutti i suoi sensi parteciperà con l’anima ai tormenti infernali. Gli occhi non vedranno altro che volti spasimanti di dannati e di demoni dall’aspetto orribile. L’udito non ascolterà altro che lamenti, urla, imprecazioni e bestemmie. L’odorato sarà colpito dai fetori più nauseanti. Il gusto soffrirà una sete inestinguibile. Il tatto con tutto il corpo sarà tormentato dal fuoco: fuoco non metaforico o figurato, come viene interpretato da alcuni, ma fuoco vero, reale, di natura misteriosa che fa sentire i suoi effetti terrificanti non solo sul corpo, ma anche sull’anima, anche sui demoni, che sono puri spiriti senza corpo. Un fuoco che brucia sempre senza consumare mai!” (http://apologetica.altervista.org/esistenza_inferno.htm).
Gli antichi adoratori di Dio, gli ebrei, non concepivano l’uomo dotato di un’anima che potesse sopravvivere alla morte in qualche luogo di beatitudine o di tormento. Questo, infatti, non era l’insegnamento che avevano ricevuto dalle Sacre Scritture. Da queste avevano imparato che quando una persona muore va nello Sceol (greco Ades) – cfr. Ecclesiaste 9:10. Con questo termine si indicava la vera condizione dei morti: il giusto Giobbe disse infatti: “Se aspetto lo Sceol come la mia casa, se distendo il mio giaciglio nelle tenebre, se dico al sepolcro: “tu sei mio padre”, e ai vermi: “siete mia madre e mia sorella”, dov’è dunque la mia speranza? Chi può scorgere alcuna speranza per me? Scenderà forse alle porte dello Sceol, quando troveremo assieme riposo nella polvere?” (Giobbe 17:13-16, Di). Dunque lo Sceol era semplicemente la tomba del genere umano, la “polvere” della terra. Dalle parole di Giobbe si comprende anche che lì vanno tutti i morti, sia i buoni che i cattivi e che non rappresentava una condizione eterna, tanto che, al limite della propria sofferenza, quel giusto uomo disse: “Oh, volessi tu nascondermi nello Sceol, occultarmi finché la tua ira sia passata, fissarmi un termine e ricordarti di me” (Giobbe 14:13 – Di). Da lì Giobbe sperava di essere riportato in vita il giorno della risurrezione. Anche Gesù, quando morì, andò nello Sceol o Ades, come spiegò l’apostolo Pietro nel suo discorso alla Pentecoste: “Fratelli, si può ben liberamente dire intorno al patriarca Davide che egli … sapeva che Dio gli aveva con giuramento promesso che dal frutto dei suoi lombi, secondo la carne, avrebbe suscitato il Cristo per farlo sedere sul suo trono e, prevedendo le cose a venire, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che l’anima sua non sarebbe stata lasciata nell’Ades e che la sua carne non avrebbe visto la corruzione. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato” (Atti 2:29-32, Di). Pertanto gli ebrei sapevano che le Sacre Scritture non insegnavano una vita dopo la morte, in un luogo di beatitudine o di tormento eterno, e che la condizione dei morti era di completa incoscienza e inattività e l’unica loro speranza era di essere risuscitati.
Tuttavia quando iniziarono ad allontanarsi dalla Parola di Dio per seguire la tradizione rabbinica si diffuse anche tra di essi l’idea di un luogo di tormento eterno. Ad esempio, un opera apocalittica giudaica del III secolo a.C., Il Libro di Enoch, narra le peregrinazioni spirituali del patriarca antidiluviano Enoch nel mondo dello Sceol o Gehinnom e dice che questi, guidato in un tour da un certo numero di arcangeli (tra i quali ci sarebbero Raffaele, Uriel, Gabriele e Michele), visita lo Sceol, dove gli spiriti dei morti, ormai separati dai relativi corpi, si riuniscono in attesa del giorno del giudizio e dove le anime dei malvagi saranno punite eternamente per i loro peccati. Afferma che particolarmente temibile sarà il destino di coloro che non sono mai stati giudicati in terra: il giorno del giudizio, infatti, la loro dimora temporanea e dolente nella grotta dello Sceol si trasformerà in una “valle maledetta”, dove saranno “dannati per sempre”, soffrendo “in un abisso di tormenti” (I Enoch 22:8-9; 54:1-6; 63:10). Oltre a ciò abbiamo anche la testimonianza dello storico ebreo Giuseppe Flavio il quale ci informa che i farisei della sua epoca credevano all’immortalità dell’anima e alla punizione eterna delle anime malvagie scrivendo: “credono che le anime abbiano un vigore immortale, e che sotto terra si assisterà a ricompense e punizioni, a seconda che si sia vissuto virtuosamente o viziosamente in questa vita; i virtuosi avranno il potere di vivere e rivivere ancora, mentre i viziosi saranno detenuti in un eterna prigione” (Giuseppe Flavio, La guerra Giudaica, II,8,XIV). Tali concetti, mi pare, non si discostano di molto da quelli del cristianesimo apostata, cattolico e protestante.
Ai fedeli dell’Islam, la seconda religione mondiale con circa 1 miliardo e 400 milioni di aderenti, il loro libro sacro dice: “Quanto ai miscredenti che muoiono nella miscredenza, quand’anche offrissero come riscatto tutto l’oro della terra, non sarà accettato. Avranno un castigo doloroso e nessuno li soccorrerà” (il Corano 3:91). Di conseguenza, in un sito musulmano si legge quanto segue: “Secondo il divino insegnamento, dopo la fine del mondo, tutti gli uomini risorgeranno. Allàh … il Re del giorno del Giudizio celebrerà il Giudizio universale. Ogni uomo dovrà rispondere delle sue azioni. Se la condotta terrena sarà giudicata conforme agli insegnamenti e ai comandamenti divini, l’esito del giudizio sarà positivo. Se invece la sua condotta nella vita terrena sarà giudicata non conforme agli insegnamenti, l’esito del giudizio sarà negativo … Nel secondo caso la cattiva condotta aprirà le porte dell’Inferno … L’Inferno è il luogo dell’atroce sofferenza, riservato nell’esistenza ultraterrena ai miscredenti, i quali raccolgono i frutti della loro disubbidienza ai comandamenti divini nella vita terrena. Il Paradiso e l’Inferno non avranno mai fine e dureranno in eterno” (http://www.corano.it/islam_introduzione/credo.html).
Quindi, seppur con qualche marginale differenza espressiva, tutte le più influenti religioni della terra, incluse le grandi religione cosiddette “cristiane”, insegnano che esiste un raccapricciante luogo di tormento eterno dove i peccatori vanno dopo la loro morte … È questo che insegna anche la vostra religione? … Pertanto, l’autorevole periodico U.S.News & World Report qualche anno fa scrisse sull’argomento: “Il cristianesimo può aver contribuito a fare dell’inferno un termine di uso comune ma non ha certo il monopolio della dottrina. La minaccia di una spaventosa retribuzione nell’aldilà si ritrova in quasi tutte le principali religioni del mondo e anche in alcune religioni minori”. Indù, buddisti, giainisti e taoisti, infatti, credono anch’essi in qualche specie di inferno … A voi non sembra strano che un tale insegnamento sia comune a fedi religiose così diverse tra loro? … E che dire dei vari riferimenti biblici citati a supporto delle loro tesi dalle religioni cosiddette  “cristiane”? … L’Inferno come luogo di tormento eterno per le anime dei malvagi è davvero un insegnamento della Parola di Dio?
Cosa insegna la Parola di Dio?
Come si può notare da quanto sopra citato, apparentemente sembra che la Parola di Dio supporti la dottrina di un luogo di tormento eterno chiamato “Inferno”. Ma sono corrette le interpretazioni date dai sostenitori di tale insegnamento? … Ad esempio, la Bibbia dice espressamente che “i morti non sanno nulla …” e che “nello Sceol … non c’è più né lavoro, né pensiero, né conoscenza, ne sapienza” (Ecclesiaste 9:5-10 – Di); afferma anche che quando una persona muore “il suo spirito se ne va, egli ritorna alla terra, e in quello stesso giorno i suoi progetti periscono” (Salmo 146:4 – Di; 145:4 – CEI). Infine, riguardo alla condizione dei morti, il profeta Isaia sotto ispirazione divina scrisse: “i morti non vivranno più … poiché tu li hai puniti e distrutti, hai fatto svanire ogni loro ricordo” (Isaia 26:14 – CEI) e questo perché, come spiegò in seguito l’apostolo Paolo, “il salario del peccato è la morte”, perciò “chi è morto è libero dal peccato” (Romani 6:23,7).
Dunque sono molto chiari questi concetti: gli uomini scontano tutti i loro peccati con la morte, dopo di che non ci sono altre pene da subire! … le persone morte non vedono, non sentono e non pensano, conseguentemente non gioiscono né possono soffrire! … Poiché la Parola di Dio non si contraddice ci deve essere dunque qualcosa di errato nell’idea che si possa continuare a vivere dopo la morte per soffrire le pene dell’inferno se si è stati cattivi in vita, e quel che è sbagliato non è certamente ciò che è scritto nella Bibbia ma è l’interpretazione che a volte s’intende dare a ciò che è scritto. Non dobbiamo meravigliarci di questo, perfino Satana il Diavolo, quando tentò Gesù, per distoglierlo dalla verità citò erroneamente e perfidamente versetti biblici. Ma Gesù corresse la sua disonesta interpretazione citando altri versetti che mostravano inconfutabilmente come dovevano intendersi in modo corretto le Scritture indicate dal Diavolo (cfr. Matteo 4:6,7). Egli ci lasciò così un modello da seguire! …
Prendiamo quindi quanto detto da Gesù sulla “fornace ardente” in Matteo 13:47-50, una delle Scritture citate più frequentemente dai sostenitori dell’inferno. In diverse occasioni Gesù parlò della punizione che spetta ai peccatori mettendola in relazione con il fuoco; in Marco 9:43-48, ad esempio, parla di un “fuoco inestinguibile” e chiama “Geenna” il luogo dove esso brucia. Poi nella rivelazione apocalittica che diede al suo apostolo Giovanni, egli parlò di uno “stagno ardente di fuoco e zolfo” nel quale sono gettati tutti coloro che praticano cose cattive (Apocalisse 21:8). È chiaro il collegamento tra questi versetti: la “Geenna”, la “fornace ardente” e lo “stagno ardente di fuoco e zolfo” si riferiscono alla stessa cosa, cioè alla punizione che spetta agli impenitenti peccatori. E i sostenitori dell’Inferno se ne servono come prova della sua esistenza tanto che alcuni traduttori biblici rendono il termine greco “geennan” con “inferno” (ad esempio Ri, PS). Ora la domanda è: parlando della “Geenna” o della “fornace ardente” o di uno “stagno ardente di fuoco e zolfo” Gesù voleva davvero indicare un luogo di tormento eterno per le anime dei cattivi? … Per avere una corretta risposta a questa domanda dobbiamo capire perché Gesù fece riferimento alla “Geenna”.
Questo nome deriva dall’ebraico “Geh Hinnòm” e significa “Valle di Hinnom”. Questa stretta e profonda valle si trovava a sud, sud-est di Gerusalemme. Nei tempi antichi gli apostati re di Giuda Acaz e Manasse vi praticarono un culto idolatrico che includeva sacrifici umani a Baal fatti mediante il fuoco (cfr. 2Cronache 28:1,3; 33:1,6; Geremia 7:31,32; 32:35). Quando il fedele re Giosia rispristinò la pura adorazione nel paese, per impedire che in futuro si facessero ancora cose del genere fece profanare quel luogo destinandolo a discarica della città dove, oltre ai rifiuti, venivano bruciati i cadaveri dei criminali giustiziati in quanto ritenuti indegni di ricevere sepoltura in una tomba commemorativa (cfr. 2Re 23:10; Geremia 7:31-33). L’esegeta ebreo David Kimchi, vissuto nel XII secolo, nel suo Commento ai Salmi conferma questo fatto dicendo: “è un luogo nei dintorni di Gerusalemme, ed è un luogo detestabile, e vi gettano cose impure e corpi morti. C’era anche un fuoco che ardeva di continuo per bruciare le cose impure e le ossa dei corpi morti. Pertanto, il giudizio dei malvagi è chiamato metaforicamente Gehinnom” (commento al Salmo 27:13).
Questo commento ci aiuta a far luce sul perché Gesù usò quelle espressioni che vengono prese a pretesto per giustificare la dottrina di un luogo di tormento eterno. Ai giorni suoi la Geenna era l’immondezzaio di Gerusalemme e per incenerire le immondizie vi si tenevano costantemente accesi fuochi con l’aggiunta di zolfo. Egli dunque usò quelle espressioni in modo figurativo per rappresentare non un luogo di tortura ma una condizione di completa distruzione come, in effetti, avviene quando si brucia qualcosa col fuoco: ciò che resta è semplice cenere! Altri versetti biblici supportano questa più corretta interpretazione. Ad esempio in Apocalisse 20:14 è scritto che nello “stagno di fuoco”, ovvero nella “Geenna”, verranno gettati anche “la morte e l’Ades”. È quindi evidente che questo “stagno di fuoco” è simbolico, perché vi sono gettati “la morte e l’Ades”, due entità che non possono essere bruciate in senso letterale, ma possono essere eliminate o distrutte, come infatti Dio ha promesso che farà; sempre in Apocalisse, capitolo 21, verso 4, leggiamo: “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (VR). A conferma che la “Geenna” raffigura la totale distruzione eterna, Gesù disse ai suoi dodici apostoli: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non sono in grado di uccidere l’anima. Piuttosto, temete Colui che è in grado di distruggere l’anima e il corpo nella Geenna” (Matt. 10:28 – WEB). Se, ora, l’“anima” viene distrutta, come potrebbe essere tormentata coscientemente in fuoco e zolfo per sempre?

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temete Colui che è in grado di distruggere l’anima e il corpo nella Geenna
La valle di Innom (ebraico Geh Hinnòm, greco Geennan), a sud-est dell’antica Gerusalemme, divenne il luogo di scarico in cui si bruciavano i rifiuti della città. Particolarmente nella parte chiamata Tofet i corpi degli animali morti vi erano gettati per farli consumare dal fuoco, a cui si aggiungeva zolfo per alimentare la combustione. Vi erano gettati anche i cadaveri dei criminali giustiziati perchè considerati immeritevoli di una degna sepoltura. Ma non vi si gettava nessun animale o essere umano vivente perché fosse bruciato vivo o tormentato. Pertanto quel luogo non avrebbe mai potuto simboleggiare un luogo invisibile dove le anime umane venissero tormentate per sempre in un fuoco letterale. Poiché ai criminali morti che vi erano gettati si negava una degna sepoltura in una tomba commemorativa, simbolo della speranza di una risurrezione, la Geenna fu usata da Gesù e dai suoi discepoli per simboleggiare la distruzione eterna, cioè la “seconda morte” da cui non c’è risurrezione. Perciò, gettare il cadavere di qualcuno nella Geenna era considerata la peggiore specie di punizione. Dalla Geenna letterale e dal suo significato fu tratto anche il simbolo del “lago che brucia con fuoco e zolfo”.
La parabola del ricco e Lazzaro non prova l’esistenza dell’inferno
La parabola del ricco e Lazzaro è un altro dei cavalli di battaglia dei sostenitori dell’Inferno. Come è noto Gesù parlò di un povero mendicante, Lazzaro, che giaceva davanti alla porta di un uomo ricco mangiando le briciole che cadevano dalla sua opulenta mensa. Un giorno morirono entrambi e mentre di Lazzaro il racconto dice che “fu portato dagli angeli nel seno di Abrano”, il ricco andò all’“inferno tra i tormenti” (Luca 16:19-30, CEI). Queste ultime parole vengono prese alla lettera, come tutta la parabola, e additate come prova dell’esistenza di un luogo di tormento eterno per le anime dei malvagi. Ma una parabola, termine che deriva dal greco “parabolè” che basilarmente significa “accostamento, confronto”, indica semplicemente un paragone, una similitudine, una breve narrazione di solito basata sull’immaginazione, da cui si ricava una morale o, nel caso specifico, una verità spirituale. Gesù usò quel linguaggio figurato per dimostrare qualcosa in relazione con il Regno di Dio (cfr. Luca 16:16).
Nel testo originale greco il termine tradotto in alcune bibbie “inferno” è “Ades” che, come già detto, corrisponde all’ebraico “Sceol”, il luogo dove “non c’è più né lavoro, né pensiero, né conoscenza, ne sapienza”. Per questo un noto dizionario biblico, il  Vine’s Expository Dictionary of Old and New Testament Words, a proposito di tale traduzione  dice: “HADES … Corrisponde a ‘Sceol’ nell’A.T. … è stato poco felicemente reso ‘Inferno’”. È quindi evidente la forzatura di certi traduttori che hanno voluto adattare la parabola e il suo significato allegorico alle loro credenze. Con tale parabola, come si evince dal contesto, Gesù voleva semplicemente mettere in risalto il comportamento e il conseguente risultato di due diverse categorie di persone: l’una, simboleggiata da Lazzaro, era costituita da persone spiritualmente “povere”, quelle che Gesù stesso paragonò a “pecore senza pastore” perché ignorate e maltrattate dai loro stessi capi religiosi e perciò bisognose dei provvedimenti di Dio per soddisfare le loro necessità spirituali (cfr. Matteo 5:3; 9:35,36). L’altra, simboleggiata dal “ricco”, era costituita dai farisei e dagli altri preminenti capi religiosi che, a motivo della loro cultura rabbinica, si sentivano spiritualmente ricchi e privilegiati davanti a Dio, perciò disprezzavano le persone comuni e amavano il denaro, la preminenza e i titoli adulatori (cfr. Matteo 23:5-7).
La morte dei due personaggi nella parabola non va intesa come l’evento naturale che capita al genere umano ma ha un significato metaforico; significa semplicemente che avvenne un cambiamento nella posizione di coloro che essi simboleggiarono: molte delle persone rappresentate da Lazzaro ascoltando la testimonianza di Gesù si pentirono, cambiarono condotta e diventarono suoi seguaci. Accettarono Gesù come il Messia promesso, ascoltarono le sue istruzioni, rifiutarono l’ipocrisia dogmatica e ritualistica dei farisei e dei capi religiosi del loro tempo e modellarono la loro vita sui semplici e più autentici insegnamenti di Gesù acquistando così una posizione di favore presso Dio, il simbolico “Abramo”. Mentre i Farisei e gli altri capi religiosi, simboleggiati come classe dal ricco, persero ogni opportunità di essere approvati da Dio. Gesù infatti disse loro: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli” (Matteo 21:31,32 – CEI). Comunque, per una maggiore e più dettagliata trattazione della parabola e del suo significato vedi il mio post del 2 agosto 2012 – PREZIOSE LEZIONI DI VITA DALLE STORIE BIBLICHE – XIV.
La parabola, pertanto, non ha nulla a che fare con l’insegnamento dell’Inferno come luogo di tormento eterno dei malvagi. Tale concetto non è biblico e risale a diversi secoli prima che si iniziasse a scrivere le Sacre Scritture. Secondo le testimonianze storiche i sumeri e i babilonesi già 2.000 anni prima di Cristo credevano in un mondo sotterraneo che chiamavano “terra senza ritorno”. Gli antichi egizi, le religioni indo-iraniche, il giainismo e il buddismo, poi i greci, gli etruschi e i romani, pur con delle variabili, credevano tutti all’esistenza di un mondo ultraterreno dove i peccatori erano tormentati dopo la morte. Tutte queste superstizioni pagane si basavano su un unico presupposto: l’idea secondo cui la persona in realtà non muoia insieme al corpo carnale, ma che un qualcosa, spesso chiamato “anima”, sopravviva alla morte del corpo. Tale idea contraddice totalmente l’insegnamento biblico sulla condizione dei morti ed è il risultato del fatto che l’uomo non vuole accettare la realtà che la morte pone fine a ogni esistenza cosciente. È un concetto satanico in quanto costituisce la perpetuazione della menzogna pronunciata dal Diavolo all’inizio della storia umana secondo la quale l’uomo non sarebbe affatto morto se si fosse ribellato al suo Creatore (cfr. Genesi 3:4).
L’inferno di fuoco è un insegnamento satanico
Concludendo, quindi, la dottrina del tormento eterno in un luogo chiamato “Inferno” non è affatto un insegnamento della Parola di Dio e ne contraddice quello sulla condizione dei morti. È una dottrina satanica poiché è una menzogna ideata dal Diavolo per screditare Dio e presentarlo come un essere crudele che tortura le sue creature (cfr. Giovanni 8:44). Un teologo canadese, Clark H. Pinnock, professore emerito di Teologia Sistematica presso la McMaster Divinity College di Hammilton, Ontario, ha infatti affermato: “Il tormento eterno è inammissibile dal punto di vista morale perché fa di Dio un mostro assetato di sangue che gestisce un Auschwitz eterno per vittime cui non permette nemmeno di morire … Come può qualunque persona compassionevole pensare a una cosa simile e rimanere tranquilla? … Come possono i cristiani immaginare una divinità così crudele e vendicativa? … L’idea che una creatura cosciente debba subire torture fisiche e mentali per l’eternità lascia profondamente turbati, e il pensiero che sia la volontà divina a richiederlo è un insulto alla mia convinzione che Dio è amore” (Criswell Theological Review)”. Già … la Bibbia dice che “Dio è amore” (1Giovanni 4:8), non è né malvagio né vendicativo. Da un suo profeta ha fatto anche scrivere: “Provo forse piacere della morte dell’empio?” (Ezechiele 18:23 – Di); se, dunque, non si compiace della morte degli empi, come può trovare piacere nel vedere che vengono tormentati per tutta l’eternità? Per di più, quando gli apostati Israeliti nella valle di Hinnom costruirono altari “per bruciare nel fuoco i figli e le figlie” Dio trovò ripugnante quella pratica dicendo “cosa che io non ho mai comandato e che non mi è mai venuta in mente” (Geremia 7:30,31 – CEI).
Nel suo libro Vita eterna? (traduzione di G. Moretto, Mondadori, Milano, 1983, pagine 178-9) un altro teologo, il cattolico Hans Küng, professore emerito presso la Facoltà di Teologia Cattolica all’Università di Tubinga in Germania, pone queste domande: “Un Dio dell’amore … può contemplare per tutta un’eternità … questa atroce tortura psicofisica, senza speranza, senza misericordia, senza amore, senza fine, delle sue creature? … È egli un tale creditore dal cuore duro? … Che cosa si penserebbe di un uomo che soddisfacesse con una simile spietatezza e insaziabilità la propria sete di vendetta?”. Il già citato C. H. Pinnock ha esaminato quelle che sono le implicazioni morali di tale dottrina e ha scritto: “Mi chiedo pure quali atrocità siano state perpetrate da coloro che credevano in un Dio che tortura i suoi nemici” (ibid.). La storia risponde alla sua domanda: la terribile Inquisizione della Chiesa Cattolica e quella parallela di riformatori protestanti, come Calvino, che bruciarono migliaia e migliaia di persone innocenti sui roghi di tutta Europa, dimostra quali sorta di crudeltà ha ispirato la dottrina del tormento eterno in un Inferno di fuoco! Si dice, infatti, che la regina d’Inghilterra Maria I (1553-1558), detta “la Sanguinaria” per aver mandato al rogo quasi 300 protestanti, avrebbe detto: “Dato che le anime degli eretici dovranno bruciare nell’inferno per l’eternità, non posso fare nulla di più appropriato che imitare la vendetta divina bruciandoli sulla terra”.

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Hanno costruito l’altare di Tofet … per bruciare nel fuoco i figli e le figlie, cosa che … non mi è mai venuta in mente
La Parola di Dio non insegna che ci sia un Inferno di fuoco. L’idea stessa del tormento eterno ripugna a Dio che fece scrivere: “i figli di Giuda hanno commesso ciò che è male ai miei occhi … hanno costruito l’altare di Tofet, nella valle di Ben-Hinnòn, per bruciare nel fuoco i figli e le figlie, cosa che io non ho mai comandato e che non mi è mai venuta in mente” (Geremia 7:30,31 – CEI). La dottrina dell’Inferno di fuoco insegnata dal cristianesimo apostata è un falso insegnamento ispirato da Satana e ha come scopo screditare il nostro Creatore attribuendogli caratteristiche crudeli che sono tipiche del Diavolo e dei suoi seguaci; il sacrificio dei bambini, che in passato era un’usanza connessa con la falsa religione, ne è una chiara dimostrazione, come pure le terribili esecuzioni dei cosiddetti “eretici, quasi sempre persone che amavano la Parola di Dio e ne volevano difendere le verità, arsi vivi sui roghi delle inquisizioni cattolica e protestante. Dio non tortura nessuno, la peggior punizione che Egli infligge ai malvagi è quella di privarli del dono della vita
Naturalmente il fatto che non esista l’Inferno non significa che gli impenitenti peccatori, cioè tutti quelli che ostinatamente si oppongono al Regno di Dio rigettandone le giuste norme morali, sono esentati dalla giusta punizione. Lo scrittore del libro dei Salmi fu infatti ispirato a scrivere: “il Signore protegge tutti quelli che l’amano, ma distruggerà tutti gli empi” (Salmo 145:20 – VR). Con l’avvento del cristianesimo questo concetto fu ribadito quando l’apostolo Paolo scrisse a proposito dei malvagi: “Questi saranno puniti con la distruzione eterna” (2Tessalonicesi 1:9 – Di). Dunque la “distruzione eterna”, cioè la non esistenza, è la punizione riservata ai malvagi e non il tormento eterno in un inesistente luogo infuocato! Nei tempi biblici il fuoco era il mezzo di distruzione più completo, questo è il motivo per cui è stato usato in senso illustrativo per indicare il completo annientamento dei malvagi. Appropriatamente questa punizione viene definita la “seconda morte” (cfr. Apocalisse 20:14) perché, a differenza della “prima”, quella derivante dal peccato adamico che tutti gli uomini ereditano non per loro personale colpa e dalla quale si può esser risuscitati grazie alla fede nel sacrificio di Cristo (cfr. Giovanni 5:25-29; Romani 5:12-19), coloro che la riceveranno l’avranno meritata perché hanno scelto deliberatamente il peccato e l’inimicizia verso Dio, come è scritto: “i vigliacchi, i miscredenti, i depravati, gli assassini, gli svergognati, i ciarlatani, gli idolatri e tutti i bugiardi, andranno a finire nel lago ardente di fuoco e zolfo. Questa è la seconda morte” (Apocalisse 21:8 – TILC). Tra i “bugiardi” che riceveranno la “seconda morte” o la “distruzione eterna” ci saranno per certo tutti coloro che insegnano e credono alla menzogna satanica dell’Inferno di fuoco!

 

 

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