LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XXVI

“IL MALVAGIO VERRÀ CON LA POTENZA DI SATANA, CON TUTTA LA SUA FORZA DI FALSI MIRACOLI E DI FALSI PRODIGI”

2Tessalonicesi 2:9

Anteprima
Oggi si assiste a un revival di manifestazioni “miracolose” che vengono attribuite all’effusione dello Spirito Santo di Dio come avvenne nel giorno di Pentecoste del 33 A.D. Si moltiplicano pertanto gruppi “pentecostali”, sia protestanti che cattolici trascinati da leader religiosi carismatici i quali stimolano gli appartenenti al loro gregge ad acquisire i “doni” dello Spirito nelle varie manifestazioni testimoniate dai racconti apostolici, cioè parlando in lingue, per lo più sconosciute, o dichiarando profezie di cui non si capisce il senso, o paventando miracolose guarigioni. Nella maggioranza dei casi tali manifestazioni risultano prodotti dell’emotività e della mancanza di equilibrio da parte di chi le supporta. Leggendo qua e là sui vari social-network ormai infestati da notizie e comunicati carismatici, c’è una cosa che mi ha particolarmente colpito: davanti ai nomi dei vari autori si legge quasi sempre la loro dichiarata, e credo anche autoreferenziata, qualifica carismatica: pastore tal dei tali … profeta tal dei tali … reverendo tal dei tali … apostolo tal dei tali, e via dicendo … Forse è per questo che nel suo libroTongues of the Spirit (Doni dello Spirito) l’autore, Cyril G. Williams, analizzando la spasmodica ricerca di uno di tali doni, quello di parlare in lingue, ha scritto che essa è divenuta “in molti casi un fattore elitario all’interno del gruppo” e conferisce alla persona “prestigio e potere agli occhi del gruppo e di se stessa”. Tale interpretazione non si discosta molto dalla descrizione che Cristo fece degli apostati leader religiosi ebrei del suo tempo dei quali disse: “amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe, i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente “Rabbì”” (Matteo 23:6,7 – VR).
In contrasto, le informazioni che riceviamo dalla lettura della Parola di Dio ci dicono che i vari doni dello Spirito Santo, che furono dati ai cristiani del I secolo per accreditare il cambiamento di disposizione da parte di Dio che rigettò l’infedele Israele carnale per costituire una “nuova nazione”, un Israele spirituale” formato da persone di “ogni tribù, lingua, popolo e nazione” che avrebbero esercitato fede nel valore del sacrifico di Cristo, quei doni miracolosi sarebbero cessati (cfr. 1Corinzi 13:8-11). Tutto fa pensare che questo avvenne verso la fine del I secolo, con la morte di tutti gli apostoli i quali, dopo averli ricevuti essi stessi, furono usati da Dio per impartire ad altri tali doni. Perché allora questi sempre più numerosi gruppi “pentecostali” continuano a sostenere di essere tutt’oggi destinatari dei doni in questione? Cosa può esserci dietro la loro determinata asserzione? … È importante scoprirlo perché oltre ad aver promesso ai suoi discepoli di mandare in loro soccorso lo Spirito Santo, Gesù li avvertì dicendo: “Guardatevi dai falsi profeti … Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Matteo 7:15,21-23 – CEI).

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Nel 33 A.D., il sesto giorno del mese ebraico di sivan, il terzo mese dell’antico calendario sacro ebraico che corrisponde a un periodo che va da metà maggio e metà giugno del nostro attuale calendario, la città di Gerusalemme pullulava di israeliti e proseliti ebrei lì confluiti per l’annuale “festa della mietitura” o “festa delle settimane”, così chiamata perché, secondo la Legge mosaica, veniva celebrata sette settimane dopo il 16 nisan, primo mese dell’anno sacro, giorno in cui il Sommo Sacerdote offriva nel tempio le primizie della mietitura dell’orzo (cfr. Levitico 23:4-15). Doveva essere celebrata il 50° giorno, da cui il nome Pentecoste, termine greco che significa, appunto, “cinquantesimo giorno”. Corrispondeva all’inizio della mietitura del grano ed era un tempo gioioso per tutta la nazione che aveva l’opportunità di dimostrare la sua gratitudine per la generosità con cui Dio provvedeva ai loro bisogni materiali. Gli Israeliti erano anche incoraggiati ad imitare il loro Dio ricordandosi dei fratelli poveri. Infatti Dio aveva detto loro “quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino al margine del campo e non raccoglierai ciò che resta da spigolare del tuo raccolto; lo lascerai per il povero e per il forestiero” (Levitico 23:22 – CEI). Quella disposizione faceva in modo che i poveri e gli indigenti potessero raccogliere quanto rimaneva nei campi così che erano incoraggiati a lavorare anziché mendicare e dimostra quanta saggezza c’è nella direttiva del nostro Creatore.
La Pentecoste e il suo significato profetico
Cinquantatré giorni prima, il 14 nisan, il Figlio di Dio, Gesù, era stato giustiziato come un comune malfattore da quelle stesse persone che ora festeggiavano la Pentecoste senza rendersi conto del suo vero significato profetico. Tre giorni dopo, appunto il 16 nisan, Gesù venne riportato in vita dal Padre, primizia della risurrezione. Egli stette insieme ai suoi discepoli ancora per quaranta giorni dando loro le ultime istruzioni riguardo al Regno, quindi tornò in cielo da dove era venuto trentatré anni e mezzo prima allorché nacque come uomo in maniera miracolosa da una vergine giudea. Prima di ascendere al cielo diede ai suoi discepoli questo comando: “io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre ha promesso. Voi però restate nella città di Gerusalemme, fino a quando Dio non vi riempirà con la sua forza” (Luca 24:49 – TILC). Ubbidendo a quel comando 120 discepoli, tra cui gli apostoli e anche Maria, la madre di Gesù, con i suoi altri figli che ella aveva avuto dal matrimonio con Giuseppe, i fratelli carnali di Gesù, si erano trattenuti a Gerusalemme e quel giorno si erano radunati nella “sala di sopra” di una casa (cfr. Atti 1:12-14; Matteo 13:55). Mentre pregavano “improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:2-4, VR).
Gesù dopo la sua ascesa in cielo si era presentato al Padre con il valore del suo sacrificio in base al quale degli uomini imperfetti e peccatori che esercitavano fede in quel provvedimento di Dio per la loro salvezza potevano essere riconciliati con Lui e da Dio adottati come suoi figli spirituali. Per questo, dopo qualche tempo l’apostolo Paolo fu spinto da Dio a scrivere: “tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio … Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio”. Lo scopo principale del versamento dello Spirito Santo fu dunque quello di permettere a Dio di adottare come suoi figli spirituali un certo numero di esseri umani da portare in cielo per affiancarli a Cristo nel Regno celeste. Infatti, la sera in cui venne arrestato per poi essere condannato a morte Gesù, mentre era a tavola con i suoi undici fedeli apostoli (Giuda era già stato allontanato), aveva detto loro: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele”. Dio diede quindi conferma dell’adempimento di questa promessa spingendo lo stesso apostolo a dire: “se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui” (Luca 22:28-30; Romani 8:14-17, VR). Lo stesso giorno di Pentecoste del 33 A.D. l’apostolo Pietro diede un’intrepida testimonianza riguardo al Cristo così che circa 3.000 persone esercitarono fede nel valore espiatorio del suo sacrifico e lo dimostrarono facendosi battezzare in acqua. Questi anche ricevettero lo Spirito Santo e furono quindi adottati da Dio come suoi figli spirituali. Nel corso del tempo altre persone sono state “unte” con Spirito Santo, scelte da “ogni tribù, lingua, popolo e nazione” fino a completare il numero fissato da Dio stesso di quelli che avranno il privilegio di governare con Cristo nei cieli (cfr. Apocalisse 5:9; 7:4; 14:1-5). Questi vengono scelti direttamente da Dio e Lui solo sa chi sono perché, come ha scritto l’apostolo: “Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio”. Ciascuno di essi ha dentro di se l’inconfondibile testimonianza dello Spirito di Dio che sono stati scelti per tale incarico. Il resto del genere umano, una “grande folla” non numerata di persone, perché l’opportunità è offerta a tutto il genere umano, ha la speranza di vivere per sempre su una terra trasformata in un paradiso come sudditi del Regno di Cristo e dei suoi coeredi, come è ancora scritto: “i giusti erediteranno la terra e vi abiteranno per sempre” (Apocalisse 7:9,10; Salmo 37:29 – Di; 36:29 – CEI).

003

“… quelli che accolsero di cuore la sua parola furono battezzati e quel giorno si aggiunsero circa tremila anime 
La Pentecoste era una delle tre maggiori feste annuali che gli Israeliti aveva l’ordine di osservare (cfr. Deuteronomio 16:16). Vivendo in una società agricola, gli israeliti dipendevano dalla benedizione divina sotto forma di pioggia. Le tre grandi feste comandate dalla Legge mosaica coincidevano, quindi, con la mietitura dell’orzo all’inizio della primavera, con quella del frumento nella tarda primavera e col resto del raccolto a fine estate. Erano occasioni di grande allegrezza, in cui dimostrare gratitudine a Colui che assicurava il perpetuarsi del ciclo della pioggia e che aveva creato il paese produttivo. Ma le feste avevano un significato profetico molto più profondo. La seconda festa, era detta Pentecoste perché si festeggiava 50 giorni dopo la prima e coincideva con lo stesso periodo in cui gli Israeliti fecero con Dio un patto nel deserto del Sinai nel 1.513 a.C. subito dopo la loro liberazione dalla schiavitù egiziana, patto che ebbe come mediatore Mosè (cfr. Esodo 19:1,2).
Quel giorno si festeggiava l’inizio della mietitura del grano e a Dio dovevano essere offerte le primizie di quel raccolto. Secondo la Legge si dovevano preparare “due pani” simili a quelli usati ogni giorno dalle famiglie i quali venivano poi offerti insieme ai sacrifici animali. Questi due pani ci interessano in modo particolare nella trattazione di questo argomento. Erano pani comuni fatti con “fior di farina e cotti con lievito” (cfr. Levitico 23:16,17 – VR). La particolarità dell’offerta è data dal fatto che il lievito davanti a Dio rappresentava il peccato e la corruzione (cfr. 1Corinzi 5:6,8), ciò nonostante quel giorno i due pani lievitati venivano dal Sommo Sacerdote agitati nel Santuario come offerta a Dio … Come mai? … L’apostolo Paolo fu ispirato da Dio a scrivere che la Legge era “solo un ombra dei beni futuri”, cioè rappresentava cose che dovevano accadere nel futuro (Ebrei 10:1 – CEI). Pertanto quei due pani lievitati che venivano offerti a Dio e da lui accettati rappresentavano gli esseri umani imperfetti e peccatori che il Cristo avrebbe “riscattati tra gli uomini per essere primizie a Dio e all’Agnello” per regnare insieme a lui nel Regno celeste (cfr. Apocalisse 5:9,10; 14:1-5, VR). Il giorno di Pentecoste del 33 A.D. iniziò ad adempiersi questo quadro profetico con la discesa dello Spirito Santo prima sui 120 discepoli di Gesù radunati a Gerusalemme, quindi con i tremila ebrei e proseliti che furono battezzati e ricevettero lo Spirito Santo dopo il discorso dell’apostolo Pietro. Poi nel 36 d.C. con la conversione del centurione romano Cornelio e della sua famiglia tale privilegio fu esteso anche ai “gentili”, cioè ai non giudei, cosicché potessero partecipare al Regno i due rami del genere umano peccatore, ebrei e gentili, come simboleggiato dai due pani lievitati.
Questo avvincente episodio costituisce una pietra miliare nella storia della vera adorazione: la fondazione della nazione dell’Israele spirituale composta da persone di “ogni tribù, lingua, popolo e nazione” scelte personalmente da Dio in sostituzione dell’infedele Israele carnale. Con questa “nuova nazione”, come aveva fatto profetizzare da Geremia, Dio stipulò il “nuovo patto” che ebbe come mediatore il più grande Mosè, Cristo Gesù (cfr. Geremia 31:31-33; Luca 22:20; Ebrei 8:6-10). Come  avvenne nel caso di Gesù questi sono rigenerati come figli spirituali di Dio e, dopo la loro morte terrena, vengono risuscitati con un corpo spirituale per accedere al cielo da dove governeranno insieme a Cristo sul resto dell’umanità ubbidiente (cfr. Romani 8:14-17; 1Corinzi 15:44,50-54).
Questa disposizione che Dio ha preso “per raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra” (Efesini 1:10 – VR) sostituì quella che Dio stesso aveva inizialmente preso con la promessa fatta al fedele Abramo in base alla quale avrebbe benedetto tutte le nazioni della terra mediante la sua “discendenza” (cfr. Genesi 22:18). La nazione di Israele, discendente da Abramo, doveva divenire “un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Esodo 19:5,6 – VR). Conservò questo privilegio per circa 1.500 anni ma lo gettò alle ortiche quando si presentò il Messia promesso, Gesù. Anziché sottomettersi alla sua autorità gli Israeliti lo rigettarono dicendo al procuratore romano della Giudea, Pilato: “Noi non abbiamo altro re che Cesare” (Giovanni 19:15 – VR). Fu per questo motivo che Gesù disse loro: “il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti” (Matteo 21:43 – VR). Il giorno di Pentecoste del 33 A.D. si iniziò a raccogliere da “ogni tribù, lingua, popolo e nazione” quella “gente” che avrebbe prodotto i frutti del Regno. Circa trent’anni dopo l’apostolo Pietro fu ispirato da Dio a scrivere una lettera a tutta quella “gente” confermando la loro chiamata con queste parole: “voi siete la gente che Dio si è scelta, un popolo regale di sacerdoti, una nazione santa, un popolo che Dio ha acquistato per se, per annunziare a tutti le sue opere meravigliose … un tempo voi non eravate il suo popolo, ora invece siete il popolo di Dio” (1Pietro 2:9,10 – TILC). Questo cambiamento divenne evidente nel 70 d.C. quando gli eserciti romani al comando di Tito distrussero il tempio di Gerusalemme, che fino ad allora aveva rappresentato il centro della adorazione di Dio, e con esso tutte le registrazioni che vi erano conservate relative alle famiglie e alle 12 tribù. Così Israele cessò di esistere come nazione organizzata da Dio; una nuova nazione l’aveva sostituita, una nazione composta da discepoli di Gesù di “ogni tribù, lingua, popolo e nazione” che l’accettavano come Messia o il promesso Re del Regno di Dio.
Perché nel I secolo furono dati ai cristiani miracolosi doni dello Spirito?
Per dar prova di questo cambiamento nella disposizione divina, con il versamento dello Spirito Santo Dio diede a quella “gente” dei doni (greco charisma) o dei poteri straordinari, proprio come aveva fatto al tempo in cui scelse la nazione di Israele come suo popolo liberandola dalla schiavitù egiziana. A Mosè che chiese titubante: “come vorrà darmi ascolto il Faraone?” Dio rispose. “moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d’Egitto” (Esodo 6:30; 7:3). Le dieci piaghe con cui colpì gli egiziani e ciò che avvenne al Mar Rosso, quando le acque del mare si aprirono per far passare gli Israeliti e poi si richiusero sugli inseguitori egiziani, ne sono una prova! Allo stesso modo Dio diede credito alla nuova nazione dei discepoli di suo figlio Gesù “con segni e prodigi e miracoli di ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà” (Ebrei 2:3,4 – CEI). Un esempio è ciò che accadde il giorno di Pentecoste del 33 A.D. Il racconto dice che dopo la discesa dello Spirito Santo quelle persone “cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:4 – VR). In seguito “molti segni e portenti erano fatti tra il popolo per le mani degli apostoli … E sempre di più si aggiungevano uomini e donne in gran numero, che credevano nel signore … La folla accorreva dalle città vicine a Gerusalemme, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi, e tutti erano guariti” (Atti 5:12-16, VR).
Perché furono necessarie quelle miracolose operazioni dello Spirito Santo? Nel primo secolo, era raro che un Giudeo possedesse la serie completa dei rotoli delle Sacre Scritture. Fra i pagani la Bibbia era praticamente sconosciuta. In quanto ai racconti dei Vangeli e alle lettere apostoliche, ne erano in circolazione solo pochissime copie. Nessun libro biblico era comodamente diviso in capitoli e versetti, come oggi. Le concordanze bibliche, i dizionari biblici e i commentari biblici non esistevano. Perciò è evidente che occorreva l’aiuto di Dio, oltre ciò che era normale, per diffondere la conoscenza della sua volontà. In che modo agì lo Spirito Santo? Sotto ispirazione divina l’apostolo Paolo lo spiegò così: “vi è diversità di doni, ma vi è il medesimo spirito … a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune … a uno è data … parola di sapienza, a un altro parola di conoscenza … a un altro, fede … a un altro, doni di guarigione … a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue …” (1Corinzi 12:4-11, VR). Lo stesso apostolo poté sperimentare di persona l’uso di tali doni: ad esempio, durante il primo viaggio missionario compiuto intorno al 47-48 d.C., Paolo e il suo compagno d’opera Barnaba attraversarono Cipro e l’Asia Minore costituendo una comunità dopo l’altra e nominando uomini locali che ne assumessero la sorveglianza. A Listra di Licaonia, nell’Asia Minore centromeridionale, l’apostolo guarì un uomo che era “zoppo fin dalla nascita, non aveva mai potuto camminare” destando l’entusiasmo della folla che li scambiò per alcuni dei loro dèi (Atti 14:8 – VR). Lì fu fondata una prospera comunità cristiana (cfr. Atti 16:1,2). Inoltre, non c’erano molti anni per stabilire, edificare e rafforzare la nuova chiesa cristiana. Nella sua illustrazione del grano e delle zizzanie Gesù aveva mostrato che questa vigorosa attività sarebbe stata di durata limitata. Sarebbe finita quando “gli uomini dormivano”, cioè dopo che gli apostoli sarebbero scomparsi morendo. Quando ciò fosse avvenuto, il predetto “uomo iniquo” o l’“anticristo” non sarebbe stato trattenuto molto più a lungo e la grande apostasia, cioè la ribellione contro il vero insegnamento e la pratica cristiana così come erano stati trasmessi da Gesù stesso a dai suoi apostoli, sarebbe fiorita rigogliosamente (cfr. Matteo 13:24-30, 36-43; Atti 20:29,30; 1 Timoteo 4:1; 2Tessalonicesi 2:3-8; 2Pietro 2:1-3). Pertanto i primi cristiani dovevano lavorare instancabilmente per edificare la chiesa cristiana perché fosse “colonna e sostegno della verità” (1Timoteo 3:15). Perciò lo Spirito Santo di Dio operò in modo da soddisfare il bisogno conoscenza biblica e guida dei discepoli di Cristo e fece questo per mezzo dei doni miracolosi.
I miracolosi doni dello Spirito sono cessati
Quelle manifestazioni miracolose, però, non dovevano durare in eterno. Infatti l’apostolo Paolo fu spinto da Dio a scrivere ancora: “Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita”. Quando e perché questi doni sarebbero venuti meno? Per aiutarci a capirlo l’apostolo aggiunse: “poiché noi conosciamo in parte e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà avvenuta quello che è solo in parte, sarà abolito. Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino” (1Corinzi 13:8-11, VR). Come mai l’apostolo associò la fine dei doni dello Spirito alla crescita e allo sviluppo umano? Egli voleva far comprendere ai suoi lettori che le manifestazioni miracolose dello Spirito appartenevano all’infanzia della congregazione e che sarebbero cessate una volta che questa sarebbe stata fermamente stabilita, anche con la completa rivelazione dei propositi divini. Questo avvenne alla fine del I secolo quando, nel 98 d.C., la stesura della Parola di Dio venne completata con il libro dell’Apocalisse e le ultime lettere dell’apostolo Giovanni. Coincise anche con la morte dell’ultimo degli apostoli. E questo è un particolare non trascurabile per comprendere la questione. Perché?
Negli atti della chiesa apostolica leggiamo che la trasmissione dei miracolosi doni dello Spirito veniva effettuata sempre alla presenza di uno degli apostoli e mediante l’imposizione delle mani da parte di questi (cfr. Atti 8:18; 10:44-46; 19:6). Ne abbiamo una prova da ciò che accadde con i Samaritani ai quali l’evangelizzatore Filippo “predicò il Cristo”. Filippo fu uno dei sette uomini costituiti dagli apostoli per sorvegliare la distribuzione del cibo alle vedove bisognose. Considerato dalla comunità cristiana di Gerusalemme come un uomo “pieno di Spirito Santo e di sapienza”, Filippo era ovviamente un maturo discepolo di Gesù Cristo e aveva ricevuto dallo Spirito Santo il potere di espellere demoni e guarire malattie. Nondimeno, Filippo non aveva il potere di impartire ad altri lo Spirito Santo con i suoi doni miracolosi. Fu necessario che andassero a Samaria gli apostoli Pietro e Giovanni a pregare per questi nuovi discepoli così che anch’essi “ricevettero lo Spirito Santo” (Atti 6:1-6; 8:6,7,14-17). Cosa possiamo dedurre da questo? Che i doni dello Spirito vennero trasmessi solo per mezzo degli apostoli, perciò alla morte di questi, e di quelli che avevano ricevuto per mezzo di loro il potere di fare miracoli, questi doni cessarono, come Dio aveva fatto scrivere dall’apostolo Paolo.
Perché oggi si dà di nuovo importanza ai doni dello Spirito?
Tuttavia, alcuni che si dichiarano cristiani tutt’oggi asseriscono di avere i doni miracolosi dello Spirito Santo. Tale movimento viene chiamato “pentecostalismo” perché tali persone credono di ricevere lo Spirito Santo proprio come accadde a quelli che si convertirono il giorno di Pentecoste del 33 A.D. Così diversi gruppi religiosi “pentecostali” protestanti affermano di parlare in lingue, guarire malati, i più estremisti dicono addirittura di poter maneggiare senza danni serpenti velenosi o bere indenni porzioni velenose o maneggiare il fuoco senza bruciarsi, questo in base ad un aggiunta spuria al capitolo 16 del vangelo di Marco, in particolare i versi 17 e 18 che reciterebbero “Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno”. Il condizionale è d’obbligo perché tali versi non compaiono nei manoscritti più antichi della Bibbia [il Vaticano 1209 e il Sinaitico del IV secolo d.C. non contengono questi versi perché concludono il capitolo al verso 8; anche antiche versioni come la siriaca, l’armena ed l’etiope, del V secolo d.C., non contengono i versi successivi all’ottavo per cui il Dr. Westcott, nota autorità nel campo dei manoscritti, ha dichiarato che “i versetti successivi [9-20] non fanno parte della narrazione originale ma sono un’aggiunta”. Altri noti studiosi come Tregelles, Tischendorf, Griesbach e Goodspeed sono della stessa opinione].
Negli ultimi anni a quelli protestanti si sono uniti gruppi “pentecostali” cattolici tra i quali spiccano il “Rinnovamento Carismatico” e i neocatecumenali. Pur profondamenti divisi dal punto di vista dottrinale su fondamentali dogmi di fede, sia cattolici che protestanti sono accumunati dall’importanza che entrambi danno ai “doni” dello Spirito Santo nella pratica religiosa. Per molto tempo osteggiati dalla Chiesa Cattolica, i “carismatici” hanno ricevuto col nuovo papa, Francesco, un gratificante riconoscimento pubblico quando, gli scorsi 1 e 2 giugno, in occasione della 37a Convocazione nazionale del Rinnovamento nello stadio Olimpico di Roma (Italia) il papa, per la prima volta nella loro storia, è sceso in campo dando il suo appoggio e la sua “benedizione” al movimento. Sebbene ufficialmente essi affermino di non dare tanta importanza ai “doni” miracolosi quanta invece ne danno al rinnovamento interiore delle persone, leggendo i loro post sui vari social-network e le loro comunicazioni ufficiali non si può non osservare quanto anche i “carismatici” cattolici sono legati alle varie apparizioni e manifestazioni “miracolose” ch’essi presumono siano opera dello Spirito Santo.
Che dire, dunque, delle varie manifestazioni reclamate da tutti questi movimenti “pentecostali”? Sono il risultato dell’effusione dello Spirito Santo anche nei nostri giorni come essi sostengono? E se no come possono essere considerati? Possiamo ragionarci un attimo alla luce della Sacre Scritture.
Come già sopra considerato Dio fece scrivere nella sua Parola che i doni miracolosi del I secolo dati agli apostoli, e per mezzo di questi ad altri, dovevano cessare e, molto verosimilmente, ciò avvenne con la morte di tutti gli apostoli (1Corinzi 13:8-11). C’è poi una sostanziale differenza se si paragonano i racconti biblici di quel tempo con ciò che accade con gli attuali movimenti “pentecostali”.
Differenza tra i doni dello Spirito nel I secolo e oggi
Ad esempio, dopo che lo Spirito Santo discese sui 120 discepoli di Gesù radunati a Gerusalemme, il giorno di Pentecoste del 33 A.D., il racconto ispirato dice che quei discepoli “cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:4 – VR). Che lingue parlarono? Ancora il racconto dice: “la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parale nella loro lingua. Erano stupefatti e fuori di se per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare nella nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Figia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, stranieri di Roma, Ebrei e proseliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio»”. Come si evince, le lingue che quei discepoli iniziarono a parlare erano quelle correnti, facilmente comprendibili da tutti i loro ascoltatori. Come già detto, quel giorno erano convenuti a Gerusalemme migliaia e migliaia di proseliti ebrei da tutto il mondo allora conosciuto, in tal modo fu possibile dare testimonianza a tutti nelle loro lingue d’origine. Il risultato fu davvero eccezionale perché, come e scritto: “quel giorno si unirono a loro circa tremila persone” (Atti 2:6-11,41, CEI). Quindi il parlare in lingue non era fine a se stesso, ma le “lingue” e l’“interpretazione di lingue” erano importanti per far diffondere rapidamente l’evangelo del Regno in tutta l’Asia, l’Europa e l’Africa e nelle isole del mare. Accade la stessa cosa con i movimenti “pentecostali” sia cattolici che protestanti? …
Un uomo che per un certo periodo li ha frequentati ha detto: “C’era qualcosa che non mi tornava. Dalla lettura della Bibbia capivo che la prassi delle riunioni di preghiera delle chiese pentecostali andava contro gli ordinamenti biblici. La Bibbia afferma che Dio è un Dio d’ordine, e non di confusione, e che quando si parlava in lingua, bisognava farlo uno dopo l’altro, e solo se c’era chi interpretasse, e non tutti insieme. Tutto questo non veniva rispettato, al contrario il parlare in lingua tutti insieme, e la frenesia che si produceva veniva addirittura incoraggiata. Dentro di me mi chiedevo come mai, se Dio dava lo Spirito Santo al credente, quello stesso Spirito che produceva autocontrollo nel credente, al contrario tutti coloro che dichiaravano di essere battezzati di Spirito Santo, quando pregavano per lo “Spirito Santo” creavano invece tutta questa confusione?” Certamente la confusione è data non solo dall’agitazione che invade tali persone ma anche dal fatto che le lingue che parlano sono del  tutto inintelligibili e, a detta di alcuni, addirittura piene di parole oscene. Un’altra persona che li frequenta ha infatti spiegato: “Quello che mi dà fastidio è che mentre prego altri mi interrompono dicendo ad alta voce cose che né io né loro capiamo. Nessuno trae beneficio dalle loro parole. Ma un dono dello spirito santo di Dio non dovrebbe servire a uno scopo utile?”. I “pentecostali” si difendono dicendo che le loro lingue sono incomprensibili perché non sono quelle comunemente parlate ma sono “le lingue degli angeli” (cfr. 1Corinzi 13:1). Anche se così fosse a chi gioverebbero data la loro indecifrabilità? In ogni caso la Parola di Dio mostra che, anche se gli angeli hanno un proprio linguaggio con il quale comunicano tra loro e con Dio stesso (cfr. Salmo 103:20; 1Re 22:19-22; Giobbe 1:6-12; 2:1-6), ogni volta che essi hanno parlato per conto di Dio con gli uomini lo hanno fatto nelle lingue umane a questi comprensibili (cfr. Genesi 22:15-18; Numeri 22:32-35; Daniele 4:23; Atti 10:3-7). Pertanto come può essere da Dio e dal suo Spirito parlare in modo che nessuno capisce? … Nel I secolo “parlare in lingue” faceva anche parte di certe religioni pagane greche. I loro riti includevano, oltre la glossolalia, usanze come il praticarsi incisioni nella carne e il danzare freneticamente da nudi. Questi esempi storici indicano chiaramente che si può parlare in lingue sotto l’influenza di forze tutt’altro che sante.
002
Li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio
Poco prima di ascendere al cielo, Gesù disse ai suoi seguaci: “Riceverete potenza quando lo spirito santo scenderà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme e … fino agli estremi confini della terra” (Atti 1:8 – CEI). C’è da notare che con queste parole egli indicò in che modo sarebbe stata compiuta quella colossale opera di testimonianza: con l’aiuto dello Spirito Santo. Allora l’evangelo del Regno si doveva proclamare principalmente a voce e a questo scopo il miracoloso dono del parlare in lingue straniere si sarebbe rivelato utilissimo. Fu così che i cristiani del I secolo predicarono a giudei e proseliti presenti a Gerusalemme alla Pentecoste del 33 A.D. Parti, medi, elamìti, cretesi, arabi, abitanti di Mesopotamia, Giudea, Cappadocia, Ponto e del distretto dell’Asia, nonché residenti temporanei di Roma, udirono parlare delle “grandi opere di Dio” nella propria lingua e compresero ciò che veniva detto. Tremila divennero subito credenti. Lo scopo venne così raggiunto in pochi anni tanto che già nel 61 d.C., dopo neanche trent’anni, l’apostolo Paolo sotto ispirazione divina scrisse: “il vangelo … è stato predicato a ogni creatura sotto il cielo” (Colossesi 1:23 – VR).
L’attuale revival del parlare in lingue è considerato da alcuni la stravaganza emotiva di esibizionisti instabili, mentre per altri si tratta di un fenomeno identico al parlare in lingue dei tempi apostolici. Ciò che avviene nei raduni religiosi odierni in cui si assiste al parlare in lingue sconosciute di solito altro non è che un’esplosione estatica di suoni inintelligibili che non ha nulla a che vedere con la predicazione dell’evangelo del Regno. Le informazioni trasmesse in queste lingue sconosciute non hanno alcun valore pratico e, addirittura, possono essere piene di espressioni oscene. Ad esempio, nel libro The Gift of Tongues (Il dono delle lingue), il suo autore, D. A. Hayes riferisce il caso di un uomo che si rifiutò di interpretare le parole di una donna che parlava in una lingua sconosciuta perché “si trattava del più ignobile linguaggio”.
Oggi non occorre più parlare miracolosamente in lingue, non c’è nessuna base biblica per credere che questa facoltà sia una caratteristica del vero cristianesimo. La chiesa cristiana non è più nella sua infanzia e quindi non c’è più bisogno che ne venga confermato il ruolo tramite rivelazioni divine o miracolosi doni dello spirito. Abbiamo a disposizione la completa rivelazione della volontà di Dio, la sua intera Parola scritta. Essa ci permette di acquistare accurata conoscenza di Dio e di suo Figlio, l’unica conoscenza che conduce alla vita eterna (cfr. Giovanni 17:3).
Che dire, poi, delle opere miracolose come le paventate “guarigioni”? L’uomo che ho sopra citato continua il suo racconto dicendo: “La prima cosa che ha cominciato a crearmi dei dubbi è stata un’esperienza di finta guarigione vissuta da me in prima persona, quando ero ancora bambino. Mi avevano diagnosticato una scogliosi, la mia gamba sinistra era di 0,5 cm più corta di quella destra. Per questo motivo mi fu prescritto dal medico di fare ginnastica correttiva a scuola. Una sera, andai insieme a mia madre ad una riunione pentecostale, dove c’era di passaggio un predicatore col “dono di guarigione”. Questo uomo, al momento della preghiera mi fece sedere su una sedia, mi impose le mani pregando nel nome di Gesù e, dopo avermi fatto stendere tutte e due le gambe, prese delicatamente la mia gamba sinistra fra le mani. Io sentii un forte calore scendere sulla mia gamba, una sensazione simile alla corrente elettrica, ma non era fastidiosa. Questo uomo accompagnò delicatamente la mia gamba con la sua mano in avanti. Si vide benissimo ciò che successe. La mia gamba si stava allungando miracolosamente. La fece avanzare di diversi centimetri dopo di ché la dispose parallelamente all’altra, proclamando infine la mia guarigione. La chiesa sussultò di gioia e naturalmente anche io mi rallegrai perché ero convinto che il Signore si fosse preoccupato in maniera speciale di me. Tornammo a casa tutti felici e contenti … Mi sottoposi nuovamente ad una visita medica di controllo, naturalmente senza dire niente al medico, quando con mio stupore mi fu detto che non c’era stato nessun miglioramento e che dovevo continuare con la ginnastica correttiva … NON ERO STATO GUARITO … Qualcuno mi disse, cercando di giustificare tutto ciò, che magari quel “fratello” aveva sbagliato la misura. Mi sembrò strano che Dio potesse fare tali sbagli”.
Le malattie sono un gravissimo problema ed è naturale che chi è ammalato cerchi una cura efficace. Non fa, quindi,  meraviglia che molti, non vedendo altra via d’uscita, considerino le guarigioni miracolose almeno come un tentativo da fare. Ma, nella maggioranza, se non nella totalità dei casi, i risultati sono quelli descritti nella testimonianza sopra riportata. Ad esempio, circa venti anni fa a San Paolo, in Brasile, circa 70.000 persone assistettero a un raduno in cui due “guaritori pentecostali” calpestarono centinaia di occhiali gettati via dall’uditorio, dopo aver promesso ai creduli proprietari che avrebbero riacquistato la vista. Poi uno dei guaritori, intervistato, ammise onestamente: “Non posso dire che tutti i malati per cui preghiamo saranno guariti. Dipende dalla loro fede. Se uno crede, sarà guarito”. In questo modo, in genere, vengono giustificati gli insuccessi di tale opera. Ma al tempo degli apostoli il racconto biblico dice che “la folla accorreva … portando malati e persone tormentate da spiriti immondi; e tutti erano guariti” (Atti 5:16). Tutti venivano guariti, indipendentemente dal fatto se avessero fede o no. Sempre in Brasile, uno dei paesi dove il pentecostalismo ha messo radici, un altro guaritore prometteva di guarire tumori e paralisi. Cosa faceva?  Il periodico Veja ha scritto: “Per quasi due ore ha intrattenuto l’uditorio con sermoni, preghiere, urla, canti e addirittura percosse per scacciare i demoni dal corpo dei fedeli. Alla fine ha lanciato la cravatta e il fazzoletto all’uditorio estasiato e ha fatto passare il piatto della colletta per raccogliere ‘offerte volontarie’”. Di guarigioni nessuna traccia. Gli apostoli non compirono mai gesti così teatrali; le loro guarigioni non richiedevano nessun rito emotivo ed erano complete e istantanee, il più delle volte bastavano poche parole, come “alzati … cammina” (cfr. Atti 3:6,7; 9:32-34,40,41; 14:8-10). Inoltre gli apostoli non chiesero mai denaro a quelli che vi assistevano. Chiaramente, quindi, questi guaritori moderni non agiscono come agivano i cristiani dei tempi apostolici. Ed è difficile credere che Dio approvi quello che fanno.
C’è ancora un aspetto della questione che non va trascurato: il rapporto che c’è tra “pentecostali”, “carismatici” e i falsi dogmi religiosi, quali la Trinità, l’inferno di fuoco, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte. Ad esempio, leggo su un Forum di “carismatici” questo commento: “Padre Amorth consiglia spesso di andare dai carismatici per farsi fare delle preghiere di guarigione. Magari ci sono delle situazioni che non ci fanno vivere la fede pienamente, tipo l’attaccamento ad un determinato peccato o situazioni interiori inconsce. A Roma c’è una Chiesa vicino al Pantheon dove il secondo venerdì del mese fanno delle Messe di guarigione”. Come è noto questo “padre” Gabriele Amorth è il più famoso esorcista della Chiesa Cattolica. Tale pratica è nettamente condannata dalla Parola di Dio che afferma: “non si trovi in mezzo a te chi … faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti … né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore” (Deuteronomio 18:10-12, CEI – Per maggiori particolari vedi il mio post del 29 aprile 2012 – PREZIOSE LEZIONI DI VITA DALLE STORIE BIBLICHE – IX). Ancora, tra i “carismatici” vengono spesso esaltate apparizioni e visioni “mariane” e i fedeli sono incoraggiati a rivolgersi alla Madonna per ricevere grazie e miracoli, un culto e una devozione totalmente condannata dalla Parola di Dio (cfr. Esodo 20:5; 1Timoteo 2:5 e i miei post LA TUA PAROLA E VERITA – XV del 20 ottobre 2013 e XVII dell’8 dicembre 2013). E difficile credere che Dio possa dare il suo Spirito Santo a persone che diffondono insegnamenti contrari alle verità che quello stesso Spirito ha ispirato a scrivere nella sua Parola! (cfr. 2Corinzi 6:17; 2Pietro 1:20,21)
Se, dunque, come l’evidenza mostra, i doni dello Spirito, quali il parlare in lingue o fare miracoli di guarigioni o esorcismi, vantati dai vari gruppi “pentecostali” o “carismatici” non vengono da Dio, da dove hanno origine?
Da dove hanno origine le odierne manifestazioni miracolose?
Quando Mosè si recò dal Faraone per chiedergli di liberare gli Israeliti, col potere datogli da Dio fece alcuni miracoli; ad esempio trasformò le acque del fiume Nilo in sangue o riempì il paese di rane (cfr. Esodo 7:3). Ma il racconto biblico dice che i sacerdoti d’Egitto, con i loro poteri magici, riuscirono a ripetere gli stessi miracoli (cfr. Esodo 7:19-22; 8:5-7). Anche al tempo degli apostoli accadevano opere miracolose o portenti a imitazione di quelli che venivano effettuati sotto la spinta dello Spirito Santo, tanto che l’apostolo Paolo fu spinto da Dio a scrivere: “la forza misteriosa del male è già in azione … il malvagio verrà con la potenza di Satana, con tutta la sua forza di falsi miracoli e di falsi prodigi” (2Tessalonicesi 2:7,9 – TILC). È quindi chiaro che certe manifestazioni apparentemente “miracolose” possono venire da una fonte diversa da Dio. Gesù stesso, il fondatore del cristianesimo, colui che promise ai suoi discepoli il “soccorritore”, lo Spirito Santo, (cfr. Giovanni 14:16,26) poi li avvertì dicendo: “Guardatevi dai falsi profeti … Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Matteo 7:15,21-23 – CEI). Vi sembra chiaro chi è la fonte degli attuali doni miracolosi vantati oggi?
Chi sono i destinatari di questo inganno satanico? Nella sua Parola Dio dice che sono quelli che “non hanno accolto e non hanno amato la verità, quella verità che li avrebbe salvati” (2Tessalonicesi 2:10 – TILC); e sempre per mezzo dell’apostolo Paolo ha meglio specificato che tali persone “non vorranno ascoltare la sana dottrina, ma seguiranno le loro voglie … Non daranno più ascolto  alla verità e andranno dietro alle favole” (2Timoteo 4:3,4 – TILC). Tali favole un tempo venivano raccontate nelle varie scuole domenicali, nelle omelie clericali o nei catechismi;  in questa era tecnologica ne sono pieni siti Web, social-network e blog tutti improntati sull’emotività e carichi di manifestazioni estatiche ma altrettanto pieni di pratiche idolatriche e falsi insegnamenti. Senza ombra di dubbio, alla luce della Parola di Dio tutti questi millantati “doni” dello Spirito Santo sono solo stratagemmi del Diavolo per allontanare le persone dalla vera adorazione. La Bibbia dice: “Satana stesso continua a trasformarsi in angelo di luce” (2 Corinti 11:14). Quelli che oggi cercano di ottenere tali “doni”, che Dio non concede più ai suoi servitori, si espongono in realtà all’inganno di Satana e il solo modo di proteggersi è quello di acquistare una accurata conoscenza del vero insegnamento cristiano esposto nella Parola di Dio, solo così potremo opporci al Diavolo col risultato che “egli fuggirà da noi” (Giacomo 4:7).

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2 risposte a LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XXVI

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