LA TUA PAROLA E’ VERITA’ – XXVII

 

“COME PREDICHERANNO SE NON SONO STATI MANDATI?”

Romani 10:15

Anteprima
Oltre a caldeggiare presunti miracoli e apparizioni, gruppi carismatici avanzano la pretesa di “ri-evangelizzare” il mondo secondo il modello di evangelizzazione apostolico che si sviluppò a partire dal giorno di Pentecoste del 33 A.D. Particolarmente attivi nell’affermare di perseguire tale obiettivo sono i gruppi carismatici cattolici i quali si stanno organizzando in comunità per incontri di preghiera accompagnati da canti e manifestazioni sociali di vario tipo. In cosa consiste per lo più la loro opera di “evangelizzazione”? Diversi filmati postati dai loro aderenti sui vari social-network mostrano persone che cantano, recitano o indossano slogan del tipo “Gesù ti ama” o “Gesù è vivo” o “Credi in Gesù e sarai salvato” e altri del genere, animati da una eccitazione individuale prodotta dalla forte emotività che in genere caratterizza da tali eventi. Dicono che dipenda dall’effusione dello Spirito Santo su ciascun manifestante come avvenne il giorno di Pentecoste dei tempi apostolici. Si comportavano allo stesso modo anche i cristiani del I secolo? … È così che li descrive la Parola di Dio? … Dagli Atti di quella primitiva comunità risulta tutt’altro! … Niente slogan, nessuna manifestazione emotiva, neanche davanti ai veri miracoli che in quel tempo lo Spirito Santo concedeva loro di fare, opere utili alle persone che venivano guarite da malattie, sanate da menomazioni, perfino risuscitate da morte (per cui ci si chiede a cosa servono o a chi sono utili oggi “apparizioni”, “visioni”, lacrimazioni di statue, ecc.); quei cristiani obbedivano al comando di Gesù di “ammaestrare le nazioni”, di “insegnare loro ad osservare tutto ciò che lui aveva comandate” e quindi, dopo averle adeguatamente istruite sui propositi divini, “battezzarle” (cfr. Matteo 28:19,20). Lo facevano “ogni giorno, nel tempio e per le case”, “in pubblico e nelle case” e “non cessavano di insegnare e di portare il lieto messaggio che Gesù è il Cristo” (Atti 5:42; 20:20 – VR). Come dimostra il caso dei bereani, alla base del loro insegnamento c’era sempre la lettura e la spiegazione di ciò che era scritto nella Parola di Dio (cfr. Atti 17:11).
Quell’opera non era il frutto di un moto spontaneo degli individui sull’onda della propria emotività. Si svolgeva sotto la direttiva che Cristo impartiva per mezzo degli apostoli. E gli evangelizzatori non dovevano frequentare nessuna scuola teologica perché “la loro capacità veniva da Dio” ed era Dio stesso “che li rendeva ministri” (cfr. 2Corinzi 3:4-6, VR). Questa fu la ragione dello straordinario successo della loro opera di evangelizzazione che solo in una trentina d’anni fece in modo che il vangelo del Regno fosse “annunziato a ogni creatura sotto il cielo” (Colossesi 1:23 – CEI). Fu per questo motivo che l’apostolo Paolo fu ispirato a porre questa domanda che oggi si può rivolgere a tutti quei carismatici, cattolici e protestanti che pretendono di “evangelizzare” o “ri-evangelizzare” il mondo: “Come predicheranno se non sono stati mandati?” (Romani 10:15 – VR)

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w12 05/15-I

Andate … e ammaestrate tutte le nazioni … insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” – Matteo 28:19,20 – CEI
Nel post precedente ho cercato di spiegare, in base alle Sacre Scritture, perché certe manifestazioni miracolose vantate oggi da gruppi carismatici cattolici e protestanti non possono essere spacciate come opera dello Spirito Santo in quanto i doni miracolosi della forza attiva di Dio, che caratterizzarono l’inizio della chiesa cristiana, cessarono con la morte di tutti gli apostoli e di coloro che da essi, e solo da essi, li ricevettero, presumibilmente verso la fine del I secolo. I presunti miracoli attuali, peraltro molto diversi anche nella forma da quelli del I secolo, [mediante quei miracoli fu possibile dare testimonianza riguardo al Cristo a persone di tutte le nazioni nelle lingue comunemente parlate, furono sanati ciechi, storpi, malati inguaribili, tutti quelli che lo richiedevano e non soltanto qualche sparuto “privilegiato”, perfino i morti furono risuscitati, mentre a cosa serve oggi parlare in lingue inintelligibili o di che utilità pratica sarebbero le tante acclamate apparizioni mariane?] si, questi presunti e inutili miracoli devono essere attribuiti a ingannevoli espressioni ispirate da Satana e dai suoi demoni che hanno il fine di sviare le persone dal vero proposito di Dio, come è scritto nella sua Parola: “la forza misteriosa del male è già in azione … il malvagio verrà con la potenza di Satana, con tutta la sua forza di falsi miracoli e di falsi prodigi” (2Tessalonicesi 2:7,9 – TILC).
Ritorno su questo argomento per approfondire un aspetto dello stesso sul quale si arroccano in particolare gruppi carismatici cattolici, tipo il Rinnovamento dello Spirito, i quali hanno la pretesa di “ri-evangelizzare” il mondo, come essi stessi affermano, “infuocati dallo Spirito”. Così organizzano manifestazioni caratterizzate da forte emotività a base di slogan del tipo “Gesù è il Signore”, o “Gesù ti ama”, o “Gesù non ti abbandona mai” e altri del genere, su temi ingannevoli e fuorvianti, tipo “Roveto ardente con preghiera di guarigione e liberazione” o “Preghiera incessante per la pace in Terra Santa”, con canti, balli e altre forme di aggregazione sociale le quali, e qui esprimo un mio modesto parere, mostrano la vera anima di questi movimenti: la necessità di molte persone di uscire da un isolamento e un impoverimento spirituale a cui sono state costrette dall’ipocrisia e dalla falsità dello stesso cristianesimo apostata al quale questi gruppi carismatici fanno riferimento. Da qui il concetto di “ri-evangelizzazione”, paradossalmente rivolto proprio a persone che già dichiarano di essere “cristiane” ma solo perché alla nascita è stata appiccicata loro una etichetta e non perché ne conoscano e ne comprendano il significato. Avrà successo tale opera?
L’evangelizzazione nei tempi apostolici
Quando Gesù disse ai suoi fedeli discepoli “riceverete la forza dello Spirito Santo … Allora diventerete miei testimoni … in tutto il mondo” pose dinnanzi a loro un compito immane (Atti 1:8 – TILC). Il giorno di Pentecoste del 33 A.D. furono 120 le persone che si radunarono a Gerusalemme su comando di Cristo (cfr. Atti 1:4). Secondo le sue parole questi avrebbero dovuto annunciare “l’evangelo del Regno in tutto il mondo” (Matteo 24:14 – CEI). Dovevano farlo non con semplici slogan e qualche canto ma avrebbero dovuto trasmettere alle persone i vigorosi insegnamenti di Cristo e spiegare il suo ruolo nel proposito di Dio, proprio come egli aveva comandato di fare, dicendo: “Andate … e ammaestrate tutte le nazioni … insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Matteo 28:19,20 – CEI). Tutto questo si doveva fare a livello mondiale! Certamente era un’impresa colossale per quello sparuto gruppo di fedeli discepoli, ma Gesù aveva assicurato loro che avrebbero avuto il sostegno dello Spirito Santo, il che puntualmente avvenne dalla Pentecoste del 33 A.D. Con quale risultato?
Quello stesso giorno, dopo il discorso dell’apostolo Pietro, circa 3.000 di quelli che lo ascoltarono divennero credenti. Leggendo il racconto è lampante il contrasto tra i metodi della moderna “ri-evangelizzazione” dei vari gruppi carismatici e quelli apostolici: nessun slogan, niente canti, né confuse e oscure manifestazioni emotive ma, dopo aver considerato alcuni passi delle Sacre Scritture, le stesse in cui la folla asseriva di credere, l’apostolo li spiegò e li applicò agli avvenimenti di cui erano stati tutti testimoni. Solo dopo aver compreso in che modo le profezie bibliche riguardo al Messia si stavano adempiendo quelle persone, profondamente toccate da ciò che avevano udito, accettarono la verità riguardo a Gesù Cristo e quindi furono battezzate (cfr. Atti 2:16-41)
Ancora nel libro di Atti, al capitolo 6, verso 7, vi leggiamo: “la Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede” (VR). Questa grande crescita numerica dipendeva in gran parte da quelle conversioni. Lungi dall’essere membri passivi di una chiesa, quei discepoli erano pienamente dedicati a Dio e alla sua Parola, nonostante fossero, spesso, accanitamente perseguitati (cfr. Atti 16:23,26-33). Coloro che accettavano il cristianesimo lo facevano dopo una scelta ragionata e coscienziosa. Erano ammaestrati nelle vie di Dio; avevano la verità nella mente e nel cuore ed erano pronti perfino a morire per quello in cui credevano (cfr. Atti 7:51-60). A loro volta, tutti quelli che accettavano l’insegnamento cristiano riconoscevano la loro responsabilità di parlare delle cose che avevano imparato ad altri. L’opera di evangelizzazione divenne parte del DNA dei primi cristiani, vi si dedicavano ogni giorno e non sporadicamente o in certi giorni comandati, essi coglievano ogni opportunità per dare testimonianza al Regno di Dio, di casa in casa, per le strade, nei luoghi di mercato (cfr. Atti 5:42; 20:20). Questo contribuiva in maniera diretta alla crescita numerica. Un erudito biblico ha affermato: “La divulgazione della fede non era considerata come l’esclusiva di quelli molto zelanti [per rapportarsi ai nostri giorni: di quelli “infuocati dallo Spirito”, n.d.r.] o dell’evangelista designato ufficialmente. Evangelizzare era prerogativa e dovere di ciascun membro della Chiesa … La spontanea esuberanza della comunità cristiana nel suo insieme diede fin dall’inizio enorme impulso al movimento … L’evangelizzazione era la linfa dei primi cristiani”.
Sempre nel libro degli Atti, al capitolo 12, verso 24, si legge  “Intanto la Parola di Dio cresceva e si diffondeva” (CEI). Qui l’espressione è riferita all’estensione in senso geografico. Nonostante l’opposizione delle autorità, l’opera di evangelizzazione continuava a estendersi. Da Gerusalemme la Parola si diffuse rapidamente; infatti, a causa della persecuzione scoppiata in quella città, i discepoli si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria. Il risultato? “Quelli però che erano stati dispersi andarono per il paese e diffondevano la parola di Dio” (Atti 8:1,4 – CEI). L’apostolo Paolo, che fu uno dei più spietati persecutori dei cristiani, una volta divenuto credente percorse migliaia di chilometri per mare e per terra, stabilendo comunità cristiane in molti paesi del Mediterraneo, arrivando a dare testimonianza perfino all’imperatore a Roma (cfr. Atti, capitoli 27, 28). L’apostolo Pietro, contrariamente a quanto molti credono (*), fu inviato a Babilonia dando ampia testimonianza in quella regione (cfr. 1 Pietro 5:13). Dopo soli 30 anni dalla Pentecoste del 33 A.D., l’apostolo Paolo fu ispirato a scrivere che il vangelo “è stato annunziato a ogni creatura sotto il cielo” (Colossesi 1:23 – CEI). Perfino gli oppositori del cristianesimo dovettero riconoscere che la Parola di Dio aveva messo radici in tutto il mondo allora conosciuto; a Tessalonica gli oppositori gridarono: “Costoro che hanno messo sottosopra il mondo, sono venuti anche qui” (Atti 17:6 – VR). All’inizio del II secolo Plinio il Giovane, scrittore e console romano in Bitinia, scrisse all’imperatore Traiano lamentandosi del cristianesimo in questi termini: “Non è soltanto nelle città, ma anche nelle borgate e nelle campagne, che si è propagato il contagio di questa superstizione” (Lettere, X, 96, Carteggio con Traiano e Panegirico di Traiano, BUR, Milano, 1963).
Atti, capitolo 19, verso 20, mostra un ulteriore risultato conseguito con l’evangelizzazione nel I secolo, dicendo: “la Parola di Dio cresceva e si affermava prepotentemente” (VR). Il verbo originale greco (ischyen) qui tradotto “si affermava” dà l’idea di “esercitare forza”. Infatti, nei versetti precedenti si narra che a Efeso molti divennero credenti e che alcuni che praticavano le arti magiche bruciarono i loro libri davanti a tutti (cfr. Atti 19:19). Perciò la verità della Parola di Dio quando veniva accettata “si affermava” sulle false credenze e pratiche religiose. La predicazione dell’evangelo del Regno prevaleva anche su altri ostacoli, come la persecuzione, nulla poteva fermarla. Quei primi cristiani però riconoscevano che il successo del loro ministero non dipendeva dai loro sforzi. Avevano ricevuto un incarico divino e avevano il sostegno di Dio per compierlo. Perciò sapevano che la crescita spirituale dipendeva da lui. L’apostolo Paolo riconobbe questo fatto nella lettera che scrisse alla comunità di Corinto, quando disse: “Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere … Noi siamo infatti collaboratori di Dio” (1 Corinzi 3:6, 9 – VR). Quest’ultimo aspetto va al nocciolo della questione. Mentre gli slogan dei vari gruppi carismatici, sia cattolici che protestanti, insistono sulla figura di Gesù, pur riconoscendo il suo importante ruolo nell’attuazione del proposito divino gli apostoli e i cristiani del I secolo davano a Dio, il Padre, la massima importanza e il merito della loro opera di evangelizzazione. Questa era la chiave di quella miracolosa crescita.
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ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così” – Atti 17:11, VR
Gli evangelizzatori cristiani del I secolo, come l’apostolo Paolo, non predicavano usando slogan né recitando preghiere di guarigione e liberazione o per la pace nel mondo. Insegnavano alle persone ad apprezzare e a studiare la Parola di Dio, mostravano con le Scritture cos’è il Regno di Dio, cosa farà per il genere umano e come esse potevano beneficiarne. Questo era il tema della loro evangelizzazione, non i miracoli e le opere potenti che pure lo Spirito Santo concedeva loro di fare. Sapevano che questi non sarebbero durati a lungo, a un certo punto sarebbero cessati, perciò quello che contava era edificare nelle persone la fede nelle promesse divine riguardo al Regno, la vera speranza per tutto il genere umano (cfr. 1Corinzi 13:8; Matteo 6:10).
Le persone che amavano la verità, come i bereani, non erano sospettosi riguardo ai nuovi insegnamenti di cui udivano parlare né dei creduloni; ascoltavano attentamente ciò che quegli evangelizzatori predicavano e verificavano quanto udivano consultando le Scritture. Studiavano diligentemente la Parola di Dio, “con ogni premura”, per scoprire cosa realmente insegnava riguardo ai propositi divini. In più erano abbastanza umili da fare i necessari cambiamenti per allineare la loro vita con la perfetta volontà di Dio (cfr. Romani 12:2). Quello era il “rinnovamento” che contava, non il correre dietro a “falsi miracoli e di falsi prodigi”.
L’incarico di evangelizzare vien dato da Dio
In seguito, sotto ispirazione divina l’apostolo Paolo scrisse: “come predicheranno, se non sono stati mandati?” (Romani 10:15 – CEI). Dunque, non ci si improvvisa evangelizzatori sull’onda della propria emotività! È Dio che incarica e qualifica i suoi servitori per dichiarare i suoi propositi. Come lo fa? Un esempio, nel I secolo, ci aiuta a comprenderlo. Nell’anno 52 d.C., secondo lo scrittore biblico Luca, “un giudeo, chiamato Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, versato nelle Scritture parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli intanto cominciò a parlare francamente nella sinagoga” (Atti 18:24-26, CEI). Quest’uomo molto probabilmente doveva la sua buona conoscenza delle Scritture, nonché una certa eloquenza, all’istruzione ricevuta nella numerosa comunità ebraica di Alessandria, da dove proveniva, città che in quel tempo era uno dei centri culturali più importanti dell’impero romano. Aveva anche acquisito una certa conoscenza su Gesù, sicuramente da predicatori cristiani incontrati in qualche viaggio. Comunque dovette ricevere questa testimonianza molto prima della Pentecoste del 33 A.D. poiché è scritto che conosceva “soltanto il battesimo di Giovanni”. Secondo alcuni storici, infatti, tra la popolazione ebraica dell’impero romano molti conoscevano di Gesù solo ciò che era stato predicato sulle rive del Giordano da Giovanni il Battezzatore. Pertanto questi “non conoscevano il pieno significato della morte di Cristo; forse non sapevano nemmeno che era risuscitato” (William John Conybeare e John Saul Howson, The Life and Epistles of St. Paul). Tuttavia, anche se “versato” nelle Scritture, il racconto di Luca dice che “Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con se e gli esposero con maggior accuratezza la via di Dio”. Priscilla e Aquila erano due coniugi cristiani spiritualmente forti e ben ferrati nella fede, compagni d’opera dell’apostolo Paolo che spesso ospitavano in casa loro. Ben addestrato da questi due esperti membri della comunità cristiana internazionale, Apollo divenne un predicatore qualificato che “confutava vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo” (Atti 18:28 – CEI). Altro che slogan e canti goliardici, al centro dell’attività di evangelizzazione c’era sempre un accurato studio e uso della Parola di Dio
Il ruolo di Cristo nell’opera di evangelizzazione
L’addestramento proveniva da Dio, ma non attraverso scuole teologiche (cfr. 2Corinzi 3:5,6). Gesù aveva promesso ai suoi discepoli che Dio, e non lui, avrebbe mandato lo Spirito Santo e questo avrebbe “insegnato loro ogni cosa” e avrebbe fatto “ricordare loro tutto quello che egli aveva insegnato” (cfr. Giovanni 14:26). In questo modo semplici persone divenivano qualificati evangelizzatori e capaci di addestrare altri a tale compito. L’opera di evangelizzazione non originava da un moto spontaneo delle persone sull’onda della propria emotività ma seguiva una direttiva ben precisa, quella del “capo” della chiesa cristiana, Cristo Gesù. Ad esempio, ai discepoli del I secolo prima disse: “Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele”; e cosa avrebbero dovuto dire loro? … Forse slogan del tipo “Gesù ti ama” o “Gesù si fida di te” o “Gesù ti cerca”, ecc., come si legge sulle magliette degli odierni evangelizzatori? … Gesù invece disse: “Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino””. Ed essi fecero proprio così predicando il Regno di Dio con zelo a ebrei e proseliti, in particolare dopo la Pentecoste del 33 A.D. (Matteo 10:5-7 – CEI). In seguito Gesù diede loro istruzioni di estendere l’opera di evangelizzazione prima ai Samaritani e poi anche ai non ebrei, i cosiddetti “pagani (cfr. Atti 8:5,6,14-17; 10:19-22,44,45). Quando arrivò il momento di estendere l’opera di predicazione del Regno alle nazioni non ebraiche, Gesù guidò l’apostolo Paolo nei viaggi missionari che compì in Asia Minore e in Europa (cfr. Atti 16:6-10). Infine Gesù indicò che quest’opera sarebbe proseguita sino al tempo della fine; infatti disse ai suoi discepoli: “io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:20 – VR). Secondo la profezia e la cronologia biblica noi stiamo vivendo nel tempo della fine (cfr. il mio post del 1 ottobre 2011 – UNA STORIA FINITA – XXIV parte); come viene dunque svolta oggi l’opera di evangelizzazione?
Un “servo fedele e prudente” e il suo ruolo nell’evangelizzazione
Nei nostri giorni Cristo non va personalmente da alcuna  persona per dirle cosa fare; in che modo allora dà la sua direttiva? Egli stesso lo indicò quando, parlando del tempo della fine, chiese ai suoi discepoli: “qual è dunque il servo fedele e prudente che il padrone ha costituito sui domestici per dare loro il vitto a suo tempo?” (Matteo 24:45 – VR). Sapendo, come egli sapeva, dalle ispirate profezie della Parola di Dio che ci sarebbero stati ribelli apostati dalla vera fede, molto appropriatamente Gesù rivolse questa domanda investigatrice che influisce su ciascun suo discepolo. Con la parabola del grano e delle zizzanie egli stesso aveva predetto tale apostasia (cfr. Matteo 13:24-30,36-43). Il culmine della parabola si sarebbe raggiunto al tempo della“mietitura” che, Gesù disse, corrispondeva alla “fine del mondo” ed è durante questo tempo che egli, secondo la profezia di Malachia 3:1-5, avrebbe ispezionato tutti coloro che si dichiaravano “cristiani” per individuare chi tra questi stava facendo il suo meglio per provvedere “il vitto”, cioè il buon cibo spirituale composto dalle verità circa il Regno di Dio, alla famiglia della fede. Il profeta, infatti, predisse che in questo tempo Gesù, in qualità di “messaggero dell’alleanza”, cioè di unico mediatore della “nuova alleanza” stipulata da Dio con l’Israele spirituale, formato da persone di tutte le nazioni che riponevano fede nel valore del sacrificio di Cristo, che sostituì il vecchio patto della Legge mosaica, sarebbe stato “come il fuoco che raffina i metalli” portando a giudizio tutti quei falsi cristiani “che praticano la magia, commettono adulterio e pronunziano falsi giuramenti … che diminuiscono il salario del lavoratore, opprimono le vedove e gli orfani o fanno torto agli stranieri e … non mi rispettano” (cfr. Geremia 31:31-34; Luca 22:20; Ebrei 8:6,13 – TILC). Nella parabola del grano e delle zizzanie questi sono descritti come “tutti quelli che sono di ostacolo agli altri e quelli che fanno il male” (Matteo 13:41 – TILC). Chi sono questi?
La storia dimostra che per secoli il clero del cristianesimo apostata è stato “di ostacolo agli altri” poiché ha impedito ai loro fedeli di accostarsi al Regno di Dio. Esso ha sviato milioni di persone dalla verità. L’ha fatto per mezzo di insegnamenti che recano disonore a Dio, come quello del tormento eterno nell’inferno di fuoco e la confusa e misteriosa dottrina della Trinità. Questi capi religiosi, inoltre, hanno dato un pessimo esempio al gregge commettendo “adulterio” spirituale per mezzo della loro amicizia con la politica del mondo (cfr. Giacomo 4:4) e in molti casi tenendo personalmente una condotta palesemente immorale. Avidi di denaro e di ricchezze materiali hanno sfruttato e oppresso i loro fedeli riducendoli come tanti “orfani”, “vedove” e “stranieri” in senso spirituale negando loro il conforto e la speranza che si possono ottenere dallo studio della Parola di Dio (cfr. Romani 15:4). Essi hanno ampiamente dimostrato di non essere “il servo fedele e prudente” indicato da Cristo non fornendo alcun “vitto” ai loro fedeli che si ritrovano spiritualmente affamati così da invocare una “ri-evangelizzazione”!
Ri-evangelizzazione” … e semmai con cosa? … Con lo scarno e pessimo “vitto” che in tanti secoli ha causato la denutrizione spirituale di milioni di fedeli del cristianesimo apostata, composto dalle stesse  menzogne dottrinali, quali quelle sopra menzionate, da “falsi miracoli e di falsi prodigi” e pratiche religiose da Dio condannate, come la venerazione delle immagini? … Questo è ciò che in genere viene ancora riproposto dai vari gruppi carismatici, cattolici o protestanti che siano. Sebbene facciano appello allo Spirito Santo di Dio, la fonte della loro ispirazione è sempre satanica, proprio come è scritto: “il malvagio verrà con la potenza di Satana”.
A questo punto, però, sorge una domanda importantissima: come riconoscere, tra tanti che si dichiarano “cristiani”,  “il servo fedele e prudente” che Gesù usa in questo tempo della fine “per dare il vitto a suo tempo”? … La risposta mi sembra ovvia … basta considerare chi e come oggi risulta spiritualmente ben nutrito! … Riferendosi a questi l’apostolo Pietro, sotto ispirazione divina disse: “voi siete la gente che Dio si è scelta … una nazione santa, un popolo che Dio ha acquistato per se, per annunziare a tutti le sue opere meravigliose. Egli vi ha chiamati fuori dalle tenebre, per condurvi nella sua luce meravigliosa. Un tempo voi non eravate suo popolo, ora invece siete il popolo di Dio” (1Pietro 2:9,10 – TILC). Anche l’apostolo Paolo fu ispirato da Dio a scrivere: “fin da princìpio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome … perché anche gli altri uomini cerchino il Signore” (Atti 15:14,17 – CEI).
Un popolo di evangelizzatori “consacrato al suo nome”
Mentre si avvicinava l’anno di inizio del tempo della fine, fissato dalla profezia biblica al 1914 della nostra era (cfr. i miei post del 3 settembre e del 1 ottobre 2011, UNA STORIA FINITA – XXIII e XXIV parte), un piccolo gruppo di persone alla ricerca della verità iniziò ad esaminare attentamente le Scritture. Questo permise loro di riconoscere e liberarsi dai falsi insegnamenti propinati dal cristianesimo apostata, quali la dottrina trinitaria, l’immortalità dell’anima, la vita dopo la morte, il tormento eterno dell’inferno. È vero che nel corso della storia altre voci di sinceri studiosi biblici si erano levate contro tali falsità: si possono ricordare, per esempio, Michele Serveto, mandato al rogo da Calvino perché aveva dichiarato che la Trinità non era un insegnamento biblico; Jan Hus, che confutò con le Scritture il primato petrino e fu bruciato sul rogo dalla Chiesa Cattolica; Fausto Socini, che respinse la dottrina dell’inferno di fuoco e la stessa dottrina trinitaria come insegnamenti antiscritturali e per questo fu brutalmente perseguitato dai gesuiti, che non riuscirono però a soffocarne completamente lo spirito poiché i suoi studi e le sue convinzioni furono assimilate da altri uomini istruiti e ragionevoli, come il matematico Isaac Newton, il chimico Joseph Priestley, il poeta John Milton, il filosofo François-Marie Arouet, detto Voltaire, e altri ancora che si rendevano conto che esse erano scritturalmente vere. Tutte queste voci, seppur soffocate dall’intolleranza del cristianesimo apostata, cattolico e protestante, tennero viva la fiammella della verità fino al tempo della fine, come predetto dalla parabola del grano e delle zizzanie di Gesù.
Ma quel piccolo gruppo di studenti biblici ha fatto molto di più! Quando Cristo, appena intronizzato come Re nel 1914, ispezionò coloro che si dichiaravano suoi discepoli sulla terra, secondo la citata profezia di Malachia, trovò quegli studenti “purificati” da quegli insegnamenti satanici e riconobbe in essi quel “servo fedele e prudente” per mezzo del quale distribuire il “vitto” o il cibo spirituale che nel tempo della fine di questo sistema satanico doveva far aumentare la conoscenza del proposito divino. Dio, infatti, aveva fatto scrivere dal suo profeta Daniele: “conserva segreto questo messaggio, non svelare il contenuto di questo libro prima del tempo della fine. Allora molti lo consulteranno e la loro conoscenza crescerà … Questo messaggio resterà accuratamente nascosto fino al momento della fine. Molti saranno purificati, lavati, rafforzati dalle prove. Gli empi, incapaci di capire, continueranno a commettere i loro delitti. Ma i saggi comprenderanno quel che avviene” (Daniele 12 4,9,10 – TILC). In che modo quel piccolo gruppo di studenti biblici ha reso possibile l’aumento della conoscenza biblica? … La loro storia lo dimostra: organizzando e dando il via alla più grossa campagna mondiale mai effettuata di diffusione di bibbie e letteratura biblica che ha prodotto, a tutt’oggi, circa 8 milioni di zelanti predicatori, una vera “nazione” dunque, che ogni giorno, e non sporadicamente e né mediante semplici slogan o illudendo le persone con “falsi miracoli e di falsi prodigi”, in tutta la terra danno testimonianza all’istituito Regno di Dio, proprio come Gesù aveva profetizzato dicendo: “questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, quale testimonianza a tutte le genti, allora verrà la fine” (Matteo 24:14 – CEI). Ma di questo parleremo più ampiamente nel prossimo post … …

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(*) – La Chiesa Cattolica ha come fondamento della sua esistenza il fatto che l’apostolo Pietro venne a predicare e morì a Roma. The Catholic Encyclopedia dice: “Questo costituisce il fondamento storico della pretesa dei Vescovi di Roma al Primato apostolico di Pietro”. Pertanto la stessa enciclopedia afferma: “La residenza e la morte di S. Pietro a Roma sono stabilite al di là di ogni contesa giacché i fatti storici con una serie di distinte testimonianze si estendono dalla fine del primo alla fine del secondo secolo” … Ma è veramente così? … Quali sono “i fatti storici”, specialmente quelli narrati dal libro storico per eccellenza in quanto alla verità, la Parola di Dio? (cfr. Giovanni 17:17)
Nella sua lettera ai cristiani della Galazia l’apostolo Paolo scrisse: “quelli che hanno autorità riconobbero che Dio aveva affidato a me l’incarico di annunziare la parola di Cristo tra i non Ebrei, così come aveva affidato a Pietro di annunziarla tra gli Ebrei. Perché Dio che ha fatto di Pietro l’apostolo degli Ebrei, ha fatto di me l’apostolo dei pagani. Giacomo, Pietro e Giovanni, che sono considerati le persone più autorevoli, riconobbero che Dio mi aveva affidato questo incarico particolare, e trovandosi d’accordo con noi, strinsero fraternamente la mano a me e Bàrnaba. Fu così deciso che noi saremmo andati fra i pagani ed essi tra gli Ebrei” (Galati 2:7-9, TILC). Conforme a tale decisione l’apostolo Pietro andò a predicare a Babilonia, uno dei più rilevanti centri del giudaismo del I secolo, proprio là dove venne elaborato quello che gli Ebrei considerano il loro codice più importante, il Talmud babilonese, anziché a Roma, con la sua prevalente popolazione pagana, dove invece andò l’apostolo Paolo. Di lì, infatti, l’apostolo Pietro scrisse le sue due lettere canoniche, la prima delle quali si conclude così: “Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia” (1Pietro 5:13 – CEI). Per superare questo ostacolo alla sua pretesa, la Chiesa Cattolica afferma che questa “Babilonia” in effetti è Roma. Tale interpretazione è pretestuosa e artificiosa e messa in dubbio perfino da diversi eruditi cattolici quali Pietro De Marca, Giovanni Battista Mantovano, Michele De Ceza, Marsile di Padova, Giovanni Aventino, Giovanni Leland, Carlo Du Moulin, Luigi Ellies Dupin e il noto Desiderio (Gerardo) Erasmo. Lo storico ecclesiastico francese Dupin ha scritto: “La Prima Epistola di Pietro ha la data di Babilonia. Molti antichi han compreso che quel nome significhi Roma; ma pare che non possa prevalere nessuna ragione secondo cui S. Pietro cambiasse il nome di Roma in quello di Babilonia. Come avrebbero potuto quelli ai quali scrisse capire che Babilonia era Roma?”. L’apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani di Roma verso il 56 d.C., salutò una trentina di componenti di quella comunità, ma non menzionò neppure una volta Pietro (cfr. Romani 1:1,7; 16:3-23). Poi, tra il 60 e il 65 d.C., lo stesso apostolo scrisse da Roma sei lettere (Efesini, Filippesi, 1 e 2 Tessalonicesi, 2Timoteo, Filemone ed Ebrei); in tutte queste non si parla mai di Pietro, altra solida prova indiziaria che Pietro non era lì (cfr. 2 Timoteo 1:15-17; 4:11). L’attività dell’apostolo Paolo a Roma viene poi descritta nella conclusione del libro di Atti, ma ancora una volta non si fa alcun cenno a Pietro (cfr. Atti 28:16, 30, 31). Perciò, a meno che non si voglia difendere a tutti i costi una tesi precostituita, un esame obiettivo delle testimonianze bibliche non può che portare alla conclusione che Pietro non ha mai predicato a Roma.

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