VENGA IL TUO REGNO – II

“CIASCUNO È PROVATO ESSENDO ATTIRATO E ADESCATO DAL PROPRIO DESIDERIO”

Giacomo 1:14

Anteprima
Le pagine della nostra storia sono costellate da episodi di violenza e sangue. Tuttavia dalle tragedie spesso scaturiscono atti di straordinaria benignità e altruismo. Perché qualcuno diventa un killer spietato e qualcun altro un esempio di grande umanità? Alla base di ogni azione volontaria, buona o cattiva, c’è un pensiero, come disse Gesù: “non c’è albero eccellente che produca frutto marcio; e non c’è albero marcio che produca frutto eccellente … L’uomo buono trae ciò che è buono dal buon tesoro del suo cuore, ma l’uomo malvagio trae ciò che è malvagio dal suo malvagio tesoro” (Luca 6:44,45). Come ogni albero si riconosce dal proprio frutto, se si coltivano pensieri positivi e virtuosi si possono raccogliere buoni frutti; al contrario, se si permette al seme dei desideri egoistici di germogliare nella propria mente e nel proprio cuore si raccolgono frutti cattivi in abbondanza. Perciò si può dire che l’uomo è buono o cattivo in base a ciò che sceglie di essere.
Questa immutabile verità venne messa in risalto da ciò che accadde agli inizi della storia umana ai nostri comuni progenitori, Adamo ed Eva. A un certo punto della loro giovane esistenza dovettero fare una importante scelta di vita, si trattò di scegliere se ubbidire o meno a un comando che il loro Creatore aveva dato. Era un semplice comando che non avrebbe tolto loro nulla di vitale importanza ma mise alla prova la loro capacità di fare delle scelte, una facoltà che Dio aveva loro donato per farli partecipare al suo progetto di fare dell’intera terra un bel giardino pieno di “ogni albero desiderabile alla vista e buono come cibo”, un vero Paradiso dove essi e i loro discendenti avrebbero potuto vivere per sempre (Genesi 2:9). Dio disse ad Adamo che poteva mangiare liberamente di ogni albero del giardino eccetto “l’albero della conoscenza del bene e del male” (Genesi 2:17). Quell’albero, pur essendo una vera pianta da frutto, aveva un significato simbolico: rappresentava il confine, la linea di demarcazione o il limite del dominio dell’uomo. Per mangiare il frutto di quell’albero, il perfetto uomo Adamo avrebbe avuto bisogno del deliberato assenso della volontà di Dio. Era giusto e appropriato, sì, essenziale, che Dio informasse Adamo di quel confine perché quell’uomo, pur essendo perfetto, non era né onnisciente né onnipotente, aveva dei limiti, non era stato creato per autodeterminarsi, perciò doveva riconoscere che aveva bisogno della guida del suo Creatore per avere successo. Purtroppo Adamo scelse di seguire una via indipendente da Dio e pose i suoi presunti interessi al di sopra di quelli del suo Padre celeste. Pensò più ai suoi desideri immediati che non alla famiglia di Dio e alla progenie che doveva avere. Dio non ostacolò il libero arbitrio di Adamo, ma la sua scelta errata recò su lui e sui suoi figli ogni sorta di problemi preoccupanti e umanamente insolubili.
La ribellione umana però, ebbe una causa ancora più subdola e pericolosa, la rivolta contro il dominio divino di un’altra creatura superiore all’uomo, una creatura spirituale, un angelo che si lasciò a sua volta adescare da un desiderio errato, quello di avere per se stesso l’adorazione che spettava a Dio. Perciò divenne un Satana, cioè uno che si oppone a Dio. Dietro mentite spoglie di una creatura animale, un serpente, tentò quella che ai suoi occhi apparve la parte più debole della creazione umana, la donna, Eva, la quale credette alle lusinghe sataniche e disubbidì al comando di Dio di non mangiare del frutto dell’ “albero della conoscenza del bene e del male”, poi l’offrì anche a suo marito il quale lasciò che il proprio desiderio per la moglie, Eva, avesse la priorità sulla relazione con Dio e mangiò a sua volta. Dio lo ritenne pienamente responsabile di quella azione che considerò un’aperta ribellione contro la sua Sovranità. Fu così che nacque un sistema di governo in antitesi con quello divino che ha causato all’intera razza umana solo lutti e dolori.

 008

Geova Dio lo mandò fuori del giardino d’Eden, perché coltivasse la terra dalla quale era stato tratto

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La creazione della prima coppia umana rappresentò il culmine della settimana creativa di Dio narrata nel libro biblico di Genesi. Creata per vivere una vita perfetta e felice su una terra paradisiaca quella coppia fallì tale bersaglio ribellandosi contro il dominio divino. Ma prima di andare avanti con l’argomento principale di questa serie di post, cioè il Regno di Dio, viene d’obbligo chiarire la durata del ciclo creativo narrato nella Bibbia, poiché la pretesa di certi fondamentalisti “cristiani” di interpretare i vari periodi in giorni letterali di 24 ore ha suscitato non poche polemiche da parte degli scienziati che, prove alla mano, hanno contestato tale interpretazione e, a causa d’essa, l’attendibilità del racconto biblico.
Il racconto biblico della creazione è un fatto reale
Innanzitutto va chiarito un grande malinteso, cioè che la terra stessa sia stata creata nei sei “giorni” della creazione. Il primo versetto di Genesi dice infatti: “In principio Dio creò i cieli e la terra” (1:1). Quando avesse luogo questo “principio” la Bibbia non lo dice, pertanto in questo racconto non c’è nulla che contraddica le conclusioni scientifiche dei moderni scienziati che l’universo materiale, compresa la terra, può avere molte migliaia di milioni d’anni. Solo dopo tale dichiarazione, il libro di Genesi inizia a narrare gli avvenimenti dei sei “giorni” creativi descrivendo gli atti compiuti da Dio nel preparare la terra già esistente come dimora umana, e non la creazione della terra stessa.
Quale fu, allora, la durata di ciascun “giorno” creativo? Possiamo dedurla da ciò che la Bibbia dice dell’ultimo giorno di quello speciale periodo, il settimo. Innanzitutto va notato che non dice nulla di “una sera e una mattina” come nel caso dei precedenti sei “giorni” (cfr. Genesi 1:5,8,13,19,23,31). Pertanto non venne fissata una fine del settimo giorno ma in Genesi 2:3 leggiamo semplicemente che “Dio benediceva il settimo giorno e lo rendeva sacro, perché in esso effettivamente egli si riposa da tutta la sua opera”. Circa 2.900 anni dopo Dio fece scrivere in un altro libro della Bibbia ciò che aveva detto del popolo di Israele che si era ribellato durante la peregrinazione nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana, cioè: “Certamente non entreranno nel mio luogo di riposo” (Salmo 95:11). E ancora, 1.000 anni dopo, riferendosi a quello stesso episodio, fece dichiarare da uno scrittore cristiano che: “Rimane dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio … Facciamo perciò tutto il possibile per entrare in quel riposo” (Ebrei 4:9,11). Tali parole, che Dio fece scrivere dall’apostolo Paolo intorno al 61 d.C., si applicano anche ai cristiani di oggi; questo significa che dopo circa 6.000 anni dalla creazione dell’uomo siamo ancora nel settimo giorno di riposo di Dio che, molto verosimilmente, si concluderà quando sarà restaurato il suo proposito originale di trasformare l’intera terra in un paradiso e far vivere su di essa per sempre gli uomini a lui fedeli (cfr. Salmi 37:29). In base alla lunghezza del settimo “giorno” è perciò ragionevole pensare che ciascuno degli altri sei “giorni” della stessa settimana creativa durasse più di un letterale giorno di 24 ore (*).
Alla fine del sesto giorno creativo, che culminò con la creazione della prima coppia umana, il racconto biblico dice che “Dio vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” (Genesi 1:31). Perché, sebbene il proposito di Dio per l’uomo in origine era “molto buono”, in seguito la società umana che si è sviluppata ha vissuto tra enormi difficoltà e l’uomo, che era stato creato per vivere per sempre su questa terra una vita perfetta e felice, si è sempre scannato con il proprio simile, si ammala e infine, dopo una breve esistenza, muore? Inoltre, dopo avergli consegnato il giardino di Eden, Dio disse ad Adamo: “Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto allalbero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai positivamente morirai” (Genesi 2:16,17). Perché gli diede questo comando?
La vita dipende dall’ubbidienza alle leggi fisiche e morali stabilite dal Creatore
Dinnanzi a quella coppia Dio aveva messo la prospettiva di vivere per sempre. Ma essi dovevano comprendere che la vita eterna in quelle condizioni paradisiache era condizionata dall’ubbidienza! … A qualcuno questo concetto può forse sembrare esagerato … o la parola ubbidire può avere un suono sgradevole ai suoi orecchi pensando di avere il diritto e la libertà di fare come gli pare … Tuttavia il comando di Dio aveva delle profonde implicazioni. La vita, infatti, comincia e continua solo finché si ubbidisce. In che senso? Tutti dobbiamo rispettare le leggi della creazione per continuare a vivere. Ad esempio è impensabile violare la legge di gravità gettandosi da una qualsiasi altezza e sopravvivere; così come è impossibile violare le leggi del nostro corpo, come quelle metaboliche, e continuare a vivere; infatti, se smettiamo di respirare per solo pochi minuti moriremo. Inoltre, come attestano i fatti, in ogni società umana, per la natura stessa delle cose, affinché ci siano ordine, armonia ed efficienza ci vuole cooperazione, e la cooperazione implica un certo grado di ubbidienza. Per esempio, è necessaria l’ubbidienza dei cittadini verso le leggi dello Stato perché predomini la giustizia; oppure ci vuole ubbidienza da parte dei dipendenti verso i datori di lavoro perché il lavoro venga fatto. Dunque, l’intera vita dell’universo dipende dall’ubbidienza alle leggi fisiche e morali che il suo sapiente e onnipotente Creatore ha stabilito.
A questo scopo Dio dotò l’uomo della libertà di scelta, poiché “dov’è lo spirito di Geova, lì c’è libertà” (2Corinti 3:17). Questa facoltà è meglio conosciuta come “libero arbitrio”, ed è la capacità di pensare, di soppesare le cose, di prendere decisioni e di distinguere il bene dal male (cfr. Ebrei 5:14). Ma come doveva essere usata questa libertà? È necessario capirlo bene, perché il suo vero significato è stato travisato causando all’uomo molti problemi!
Molti pensano che il libero arbitrio sia la facoltà di fare tutto quello che passa loro per la mente! È veramente così che lo intese il Fattore dell’uomo? Si proponeva forse che la libertà umana non avesse limiti? Mediante l’apostolo Pietro Dio fece scrivere quale è il suo pensiero al riguardo, cioè: “Siate come persone libere, eppure mantenendo la vostra libertà non come un manto per la malizia, ma come schiavi di Dio” (1Pietro 2:16). Cosa comprendiamo da queste parole? Dio vuole che il libero arbitrio sia regolato per il bene comune. Perciò quando lo donò all’uomo non intendeva che questi avesse una libertà totale, ma una libertà relativa, cioè soggetta a certe leggi che garantivano, oltre ai vantaggi individuali, il bene comune. Quali leggi? Notiamo che la seconda parte del citato versetto scritto dall’apostolo Pietro dice che ci si deve comportare: “come schiavi di Dio”. Le leggi che dovevano regolare la libertà dell’uomo sono quelle stabilite da Dio il quale ancora fece scrivere: “Io, Geova, sono il tuo Dio, Colui che ti insegna per il tuo beneficio, Colui che ti fa calcare la via per la quale devi camminare” (Isaia 48:17). Gli statuti di Dio sono per il bene di tutte le sue creature. Proprio come le leggi fisiche che Egli ha stabilito servono per la tutela e per l’utilità della razza umana, così le norme sociali e morali stabilite da Dio sono per l’uomo una salvaguardia e una guida per una vita felice. L’uomo non è stato creato onnisciente e onnipotente, come lo è il suo Creatore. Ha comunque certi limiti. Pertanto ha bisogno della guida di Dio, come è scritto: “non appartiene all’uomo terreno la sua via. Non appartiene all’uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo” (Geremia 10:23).
Adamo, il primo uomo, aveva quindi bisogno di seguire la guida fornita dal suo Creatore riconoscendo che la terra su cui viveva apparteneva a Colui che l’aveva fatta e che, in qualità di Creatore, Dio è il legittimo sovrano e legislatore della sua creazione (cfr. Salmo 24:1). Avendogli dato tutto ciò di cui aveva bisogno, inclusa la vita stessa, Dio meritava di sicuro l’ubbidienza, qualsiasi cosa gli avesse comandato. Egli, però, non voleva che questa ubbidienza fosse forzata. Doveva scaturire da un cuore volenteroso e motivato dall’amore. Si, Dio desiderava che l’uomo ubbidisse alle sue leggi non per forza, ma con il cuore, con amore e riconoscenza per tutto ciò che Egli ha fatto.
L’orgoglio e la brama egoistica spingono a fare scelte sbagliate
Per verificare che Adamo avesse compreso questo fondamentale aspetto della sua vita, Dio lo sottopose ad una prova. Quella prova non richiedeva che egli subisse persecuzione o soffrisse e non comportava nemmeno qualche tentazione umana. Fu una semplice prova sull’ubbidienza che si distinse per il rispetto della dignità umana. Dio, infatti, non attribuì ad Adamo nessuna tendenza errata; non lo mise alla prova vietandogli, per esempio, di commettere bestialità, assassinio o qualche altra azione vile e ignobile, come se pensasse che Adamo potesse avere dentro di sé inclinazioni perverse. Poiché mangiare era una cosa normale e giusta, ad Adamo disse di “mangiare a sazietà” tutto ciò che gli aveva provveduto, dopo di che lo mise alla prova vietandogli di mangiare il frutto di un unico albero che Egli chiamò “l’albero della conoscenza del bene e del male” (Genesi 2:16,17). Perché? In una nota in calce a Genesi 2:17, La Bibbia di Gerusalemme, versione cattolica delle Sacre Scritture, dice che la “conoscenza del bene e del male” è “la facoltà di decidere da se stessi ciò che è bene e male, e di agire di conseguenza: una rivendicazione di autonomia morale … Il primo peccato è stato un attentato alla sovranità di Dio”. Sì, “l’albero della conoscenza del bene e del male” simboleggiava il diritto di Dio di stabilire per l’uomo delle norme su ciò che è approvato o ciò che è condannato. Rifiutando di ubbidire al comando di Dio l’uomo avrebbe messo in discussione il diritto stesso di Dio di governare su di lui.
In quella circostanza sia Adamo che la sua compagna, Eva, fecero la scelta sbagliata! Anziché fidarsi del loro Creatore, il quale aveva dato ampia prova di agire solo per il loro bene, pensarono di poter fare a meno della sua guida e decidere da soli ciò che era “bene” o “male” per se stessi pensando così di essere più felici! … Pensiamo forse anche noi la stessa cosa? … Ma come mai essi fecero quella scelta?
L’opposizione al dominio di Dio non ebbe inizio sulla terra, ma in un luogo invisibile agli occhi umani. Secondo la Parola di Dio, milioni di persone spirituali, gli angeli, furono portati all’esistenza prima dell’uomo. Anch’essi furono creati tutti perfetti, senza inclinazioni malvage. Tuttavia, come la successiva creatura umana di Dio, anch’essi furono dotati di libero arbitrio. Potevano perciò scegliere se seguire una condotta di fedeltà o di infedeltà nei confronti di Dio … A questo punto la domanda che molti si pongono è: essendo creature perfette, come poté chiunque di loro provare anche solo l’impulso di fare il male? … Ebbene, quante volte nella nostra stessa vita ci troviamo davanti alla scelta di fare una cosa buona o una cattiva? … Il fatto di avere un’intelligenza che ci permette di intravedere le possibilità cattive non ci rende automaticamente cattivi, non è vero? … Il vero punto è: quale scelta facciamo? Cioè a cosa rivolgiamo la nostra mente e il nostro cuore?
Un ispirato scrittore biblico ci aiuta a comprendere questo punto scrivendo: “ciascuno è provato essendo attirato e adescato dal proprio desiderio. Quindi il desiderio, quando è divenuto fertile, partorisce il peccato; a sua volta il peccato, quando è stato compiuto, produce la morte” (Giacomo 1:14,15). Se ci sofferma su un pensiero dannoso, col tempo si è portati a coltivare nel proprio cuore quel desiderio sbagliato. Questo desiderio può, infine, spingere a commettere un’azione errata. È una specie di “reazione a catena”! Questo è esattamente quello che accadde ad una delle creature angeliche a cui Dio aveva affidato il compito di vegliare sulle sue creature umane. Fu “adescato dal proprio desiderio”, un desiderio errato: vedendo che le creature umane erano sottomesse a Dio, intravide la possibilità che esse potessero essere sottomesse a lui anziché al loro Creatore. A quanto pare cominciò a desiderare ardentemente per se stesso l’adorazione che spettava a Dio (cfr. Luca 4:5-8). Agendo secondo il suo desiderio, infine divenne un oppositore di Dio. Per questa ragione nella Parola di Dio è chiamato Satana, che significa “Oppositore”.
In Genesi capitolo 3 viene descritto come Satana si accinse a soddisfare il suo desiderio errato. Nel giardino di Eden si avvicinò alla donna, Eva, mascherando la sua vera identità. Si servì di un animale che la coppia umana vedeva spesso, un serpente. Usando evidentemente delle capacità ventriloque, fece sembrare che le sue parole provenissero da quella creatura, la cui indole per natura cauta ben si addiceva all’impressione che egli voleva dare. Invece di invitare direttamente la donna a sottomettersi a lui come suo governante, Satana tentò prima di far sorgere il dubbio nella mente di lei, chiedendo: “È realmente così che Dio ha detto, che non dovete mangiare di ogni albero del giardino?” In effetti egli le stava dicendo: “È un peccato che Dio abbia detto che non potete mangiare di nessun albero del giardino”. Così facendo, insinuava che Dio li stava privando di qualcosa di buono. Eva rispose citando la proibizione di Dio, che riguardava un solo albero, e dichiarò anche che la punizione per la disubbidienza sarebbe stata la morte. A quel punto Satana tentò di minare il rispetto di Eva per la legge di Dio, dicendo: “Positivamente non morirete. Poiché Dio sa che nel medesimo giorno in cui ne mangerete i vostri occhi davvero si apriranno e voi sarete davvero simili a Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:1-5).
007
 ciascuno è provato essendo attirato e adescato dal proprio desiderio
La conversazione di Eva con il serpente rivelò che suo marito l’aveva informata del comando di Dio di non mangiare del frutto dell’“l’albero della conoscenza del bene e del male”. Il Diavolo astutamente approfittò di una circostanza in cui Eva era sola per indurla a ribellarsi al comando di Dio. Le parole che Satana scelse nel parlare con Eva ci dicono molto sui motivi alla base di quella ribellione. Egli seminò dei dubbi nella mente di Eva sottintendendo che Dio la privasse di qualcosa di buono e limitasse inutilmente la sua libertà. La strategia di Satana puntava sull’eventualità che l’egoismo di Eva avesse la meglio sul suo amore per Dio e purtroppo questa strategia funzionò. Né Eva né il marito che poi la seguì nella trasgressione avevano sviluppato nel loro cuore il giusto tipo di amore e apprezzamento per il loro Creatore. Perciò anteposero i loro desideri alla volontà di Dio e per egoismo e per orgoglio rifiutarono di sottomettersi alla sua Sovranità.
Ma quali erano i motivi di Satana? Quali i suoi obiettivi? Nell’Eden cercò di nascondere sia la sua identità che i suoi motivi, ma col tempo rivelò chi era. Quando tentò Gesù, sapeva di certo che camuffarsi sarebbe stato inutile. Così gli disse senza mezzi termini: “Ti darò tutte queste cose se ti prostri e mi fai un atto di adorazione” (Matteo 4:9). Egli bramava l’adorazione che spettava a Geova Dio in qualità di legittimo Sovrano dell’universo.
Conseguenza della disubbidienza
Eva avrebbe potuto rigettare quel celato invito a mangiare per rispetto verso il comando di Dio e verso suo marito che glie lo aveva trasmesso, ma anche lei si lasciò attirare dal desiderio egoistico. Mangiò ciò che Dio aveva proibito. In seguito, sollecitato da lei, anche suo marito Adamo ne mangiò. Nonostante avesse davanti agli occhi il risultato della disubbidienza, cioè che alla moglie non era accaduto nulla di quanto aveva detto Satana, preferì condividere la sorte di lei anziché rimanere dalla parte del suo Creatore (cfr. Genesi 3:6). Perciò la Bibbia attribuisce ad Adamo la principale responsabilità di quella ribellione, come è scritto: “Adamo non fu ingannato, ma la donna fu completamente ingannata e si trovò in trasgressione” (1Timoteo 2:14). Adamo divenne così un peccatore. Secondo il significato etimologico della parola ebraica tradotta “peccato” egli “fallì il bersaglio”. Non poté più soddisfare le norme perfette poiché ora aveva una carenza, una debolezza morale che influiva su di lui anche fisicamente; quello stesso giorno, come Dio aveva detto, morì spiritualmente e cominciò a morire anche fisicamente.
Come peccatore Adamo non poteva più essere in comunione con il suo Creatore né avere il diritto di vivere in un luogo sacro, come il giardino paradisiaco, pertanto “Geova Dio lo mandò fuori del giardino d’Eden, perché coltivasse la terra dalla quale era stato tratto” (Genesi 3:23).
Quale fu il risultato? L’intera famiglia umana fu precipitata nel peccato e nell’imperfezione perché Adamo ed Eva non potevano più trasmettere alla loro progenie la perfezione perduta. Come le copie prodotte da un modello difettoso presentano tutte lo stesso difetto, così tutti i loro discendenti nacquero nel peccato, con una tendenza ereditaria all’egoismo. Infatti, ancora è scritto nel testo biblico: “l’inclinazione del cuore dell’uomo è cattiva fin dalla sua giovinezza” (Genesi 8:21). Questa inclinazione, lasciata incontrollata, ha portato a tutti i mali che hanno tolto la pace e la sicurezza al genere umano. È questa eredità di peccato che ha pure dato luogo alle malattie e alla morte, come spiegò in una sua lettera ispirata l’apostolo Paolo allorché scrisse: “per mezzo di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e la morte per mezzo del peccato, e così la morte si estese a tutti gli uomini perché tutti avevano peccato” (Romani 5:12). Un solo “piccolo” atto di disubbidienza costò al genere umano tutto questo! Ma quel piccolo atto fu un’aperta ribellione alla Sovranità di Dio!
Qualcuno si chiede ancora perché Dio abbia tollerato questa situazione, lasciando che si sviluppasse fino alle proporzioni attuali. … Ve lo state forse chiedendo anche voi?
La ragione sta in una seria contesa che fu sollevata e nel suo effetto sull’intero universo … …

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Nota – Tutte le scritture citate in questo post sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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