VENGA IL TUO REGNO – III

“A GEOVA TUO DIO APPARTENGONO I CIELI … LA TERRA E TUTTO CIÒ CH’È IN ESSA”

Deuteronomio 10:14

 

Anteprima
Che lo si sappia o no, tutto il genere umano è implicato nella più importante contesa che abbia mai dovuto affrontare. Questa contesa fu suscitata quando in Eden scoppiò la ribellione. L’angelo ribelle, che divenne Satana il Diavolo, cioè un “oppositore” e un “calunniatore”, chiese a Eva: “È realmente così che Dio ha detto, che non dovete mangiare di ogni albero del giardino?” Eva rispose che riguardo a un solo albero Dio aveva detto: “Non ne dovete mangiare … affinché non moriate”. A quel punto Satana accusò apertamente Geova di essere un bugiardo, dicendo che né la vita di Eva né quella di Adamo dipendevano dall’ubbidire a Dio. Asserì che Dio stava privando le sue creature di qualcosa di buono: la facoltà di decidere da sé le norme secondo cui vivere. Il Diavolo disse: “Dio sa che nel medesimo giorno in cui ne mangerete i vostri occhi davvero si apriranno e voi sarete davvero simili a Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:1-5).
Con queste parole, con le quali ingannò la donna spingendola a disubbidire al comando divino, azione nella quale fu poi seguita dal marito, egli stava dicendo che per gli esseri umani sarebbe stato più vantaggioso decidere autonomamente anziché ubbidire alle leggi di Dio. Così facendo sfidò il modo di governare di Dio. Questo suscitò la fondamentale contesa della sovranità universale di Dio, cioè il suo diritto di governare sopra la sua creazione. Molti si chiedono perché Dio non risolse subito la contesa mettendo immediatamente a morte i trasgressori. Questo modo di ragionare umano non tiene conto della sapienza e della lungimiranza del nostro Creatore il quale, allora, prese una decisione che doveva servire per il futuro eterno di tutte le sue creature.
L’attacco sferrato da Satana contro la sovranità di Geova non si esaurì con ciò che accadde in Eden. Egli mise in dubbio la lealtà di altre creature nei confronti di Geova. Questa divenne quindi una contesa secondaria, strettamente legata alla prima e si allargò fino a includere sia i discendenti di Adamo ed Eva che tutti i figli spirituali di Geova Dio. Un caso emblematico riportato nelle Sacre Scritture illustra gli aspetti di questa ulteriore contesa e attesta, oltre alla sapienza di Dio nell’affrontare la situazione, il suo grande amore per tutte le sue creature. Il caso riguardò un uomo vissuto circa 2.500 anni dopo i fatti dell’Eden, Giobbe, di cui Dio stesso disse: “non c’è nessuno come lui sulla terra, uomo irriprovevole e retto, che teme Dio e si ritrae dal male” (Giobbe 1:8). È importante per ciascuno di noi conoscere bene tutti gli aspetti di questa contesa perché il nostro futuro eterno dipende dalla posizione che assumiamo riguardo ad essa.

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Ecco, a Geova tuo Dio appartengono i cieli, pure i cieli dei cieli, la terra e tutto ciò ch’è in essa” (Deuteronomio 10:14). Queste parole furono pronunciate, sotto ispirazione divina, da Mosè al popolo di Israele. Dopo aver vagato per quaranta anni nel deserto di Paran, gli Israeliti si trovavano alle soglie della terra promessa e si apprestavano ad attraversare il Giordano per prendere possesso del paese di Canaan che Geova, loro Dio, aveva promesso ad Abramo di dare ai suoi discendenti (cfr. Genesi 13:14-17; 15:18-21). In quel tempo Canaan era un paese con numerose città-stato o piccoli regni: era infatti occupato da 11 tribù cananee, gli amorrei, gli ittiti, i gebusei, gli ivvei, i ghirgasei, i sidoni, gli arvadei, gli amatei, gli archei, i sinei e gli zemarei (cfr. Genesi 10:15-19). Questi presentavano un quadro di notevoli lotte e di intrighi politici per esercitare l’egemonia sulla regione. Fu dunque molto appropriato che, nel momento in cui stavano prendendo possesso di quel paese, Mosè ricordasse agli Israeliti  chi ne era il legittimo proprietario, questo sarebbe servito loro a mantenere una giusta relazione con Lui. Lo stesso Mosè era stato ispirato a scrivere le parole iniziali del racconto della creazione: “In principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1). Queste parole attestavano perché Dio è il proprietario dei cieli e della terra. Egli li creò, cioè li produsse e li fece esistere. Ne è il Fattore. Essi furono e sono suo possesso, sua proprietà, avendo l’esclusivo e assoluto diritto di possederli.
Quando, poi, creò l’uomo, Dio disse a colui che lo affiancava nell’opera creativa, il suo diletto Figlio, Gesù: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza, e tenga sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e gli animali domestici e tutta la terra e ogni animale che si muove sopra la terra” (Genesi 1:26). In seguito, rivolgendosi all’uomo, gli disse: “Siate fecondi e moltiplicatevi ed empite la terra e soggiogatela, e tenete sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e ogni creatura che si muove sopra la terra” (Genesi 1:28). Significò questo che Dio trasferì all’uomo la facoltà di esercitare la proprietà della terra? Il contesto di questo racconto ci aiuta a trarre la giusta risposa a tale domanda. In Genesi 2:15-17 leggiamo che “Geova Dio prendeva l’uomo e lo poneva nel giardino di Eden perché lo coltivasse e ne avesse cura E Geova Dio impose all’uomo anche questo comando: ‘Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all’albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai positivamente morrai”.
Si comprende, perciò, che all’uomo fu dato in origine un posto di grande fiducia e responsabilità. Creato a immagine di Dio con il dono del libero arbitrio, egli aveva tutta la capacità necessaria per soddisfare tale incarico. Ma la sua libertà e le sue capacità erano soggette a limiti: Geova era il proprietario della sua vita, dal momento che questa sarebbe dipesa dall’obbedienza al suo Creatore, e restava il proprietario della terra. L’uomo era semplicemente l’affittuario agricoltore, incaricato di aver cura del globo. Gli fu solo affidato un sacro deposito e una gestione. Circa 500 anni dopo che Mosè aveva pronunciato le parole citate all’inizio, un devoto israelita che aveva ben in mente il diritto di proprietà di Dio sulla propria creazione, scrisse: “A noi non appartiene nulla, o Geova, a noi non appartiene nulla, ma dà gloria al tuo nome secondo la tua amorevole benignità, secondo la tua verità” (Salmo 15:1). Tuttavia la storia dimostra che la stragrande maggioranza del genere umano non ha riconosciuto a questo riguardo nessun obbligo: ha diviso la terra in territori, stabilendo confini nazionali e la propria sovranità su di essi; ha combattuto sanguinose guerre per difendere o ampliare tali confini. Come è potuto accadere tutto questo e, soprattutto, perché Dio l’ha permesso?
Sfidata la Sovranità di Dio
Quando Satana il Diavolo tentò Eva a mangiare il frutto proibito, questa, pur avendo appena ripetuto il comando di Dio: “Non ne dovete mangiare, no, non lo dovete toccare affinché non moriate … ella prendeva dunque del suo frutto e lo mangiava. Ne diede poi anche a suo marito quando fu con lei ed egli lo mangiava”. L’argomento di Satana che li spinse ad agire asseriva che avevano il diritto di mangiare di quel frutto per divenire “simili a Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:1-6). Essi, quindi, scelsero un corso di disubbidienza e indipendenza, liberi di giudicare da sé ciò che era bene o male per essi e quale condotta seguire. Ripudiarono la proprietà del Creatore su di loro e assunsero la veduta d’appartenere a se stessi e l’uno all’altro, ma non a Dio. Questo pose diverse questioni.
Col suo ragionamento che la legge di Dio data ad Adamo ed Eva non fosse per il loro bene e mettendo in dubbio il risultato da Dio predetto per la disubbidienza, Satana mise in discussione il dominio di Dio. Egli non mise in dubbio che Geova Dio fosse il sovrano, piuttosto la contesa che suscitò si imperniava sulla legittimità del dominio di Dio, della Sua sovranità, e sulla giustezza delle Sue vie. Ingannevolmente Satana asserì che gli uomini si sarebbero trovati meglio agendo in modo indipendente, prendendo le loro proprie decisioni anziché sottomettersi alla guida di Dio. Pertanto “l’albero della conoscenza del bene e del male” era un semplice albero da frutto, come tanti che ce n’erano nel giardino di Eden, al quale Geova aveva dato un valore simbolico: rappresentava il Suo  diritto di governare e di decidere ciò che è bene e ciò che è male per la sua creazione umana. Mangiando il suo frutto Adamo ed Eva presero qualcosa che apparteneva a Dio, vollero presuntuosamente conseguire l’autodeterminazione.
Ma quando mangiarono quel frutto, essi non ricevettero un intendimento divino del bene e del male. Infatti Eva disse a Dio: “Il serpente, esso mi ha ingannata” (Genesi 3:13). Tuttavia ella conosceva il comando divino, lo aveva perfino ripetuto al serpente, il mezzo di cui Satana si servì per parlarle. Il suo fu quindi un atto di disubbidienza deliberata. Adamo, però, “non fu ingannato” (1 Timoteo 2:14). Aveva davanti ai suoi occhi il risultato della trasgressione della moglie e vide che ciò che Eva aveva sperato di ottenere mangiando il frutto proibito era stato qualcosa di illusorio. Si trovò, dunque, a dover decidere a chi essere leale: avrebbe ubbidito al suo Creatore, che gli aveva dato ogni cosa, compresa l’amata compagna Eva? O si sarebbe schierato con sua moglie? Evidentemente il timore di essere separato dalla moglie fu più grande della sua fede nella capacità di Dio di porre rimedio alla situazione, così anche lui scelse deliberatamente di sfidare il suo Creatore.
Conseguenze della ribellione
Affermando la loro indipendenza Adamo ed Eva danneggiarono irreparabilmente la relazione che avevano con Geova e impressero il marchio del peccato sul loro organismo, fino al punto di influire sul loro patrimonio genetico così che le conseguenze del loro peccato si sarebbero riversate anche sulla loro futura progenie. Per la prima volta furono colti da un profondo turbamento. Si sentirono nudi e cercarono di nascondersi a Dio. Provarono un senso di colpa, di insicurezza e di vergogna. Il peccato produsse in loro uno sconvolgimento, poiché la coscienza li accusò di aver sbagliato (cfr. Genesi 3:7,8). Per essere coerente con se stesso e fedele alle sue sante norme, Geova condannò giustamente Adamo ed Eva a morte e li cacciò dal giardino di Eden, così andarono perduti il Paradiso, la felicità e la vita eterna, e comparvero peccato, sofferenze e morte.
Che tragico risultato per la razza umana il voler rendersi indipendenti dal dominio divino! A Eva Dio disse: “aumenterò grandemente il dolore della tua gravidanza; con doglie partorirai figli, e la tua brama sarà verso tuo marito, ed egli ti dominerà”; da allora in poi ella sarebbe stata “dominata” dal marito, il suo tentativo di ottenere l’indipendenza ebbe così il risultato opposto. Ad Adamo fu detto: “con dolore ne mangerai il prodotto tutti i giorni della tua vita. E ti produrrà spine e triboli … Col sudore della tua faccia mangerai pane finché tornerai al suolo, poiché da esso sei stato tratto. Poiché polvere sei e in polvere tornerai” (Genesi 3:16-19). Adamo ed Eva non morirono fisicamente durante quel giorno di 24 ore. Morirono però in senso spirituale. Irrimediabilmente alienati dalla Fonte della vita, il loro Creatore, cominciarono il declino verso la morte. Come dev’essere stato amaro il loro primo incontro con la morte, quando il loro secondo figlio, Abele, fu assassinato da Caino, il loro primogenito! (cfr. Genesi 4:1-16).
002
Con la loro ribellione contro la Sovranità di Dio Adamo ed Eva diedero inizio a un lungo periodo di angoscia e dolore per il genere umano. Quei ribelli sperimentarono molto presto gli effetti della loro scellerata scelta allorché il loro primogenito, Caino, uccise suo fratello Abele perché “le sue opere erano malvage, mentre quelle del suo fratello erano giuste” (1 Giovanni 3:12). Tra i discendenti della prima coppia umana, oltre Caino molti altri hanno seguito lo stesso corso di ribellione inseguendo l’autodeterminazione anziché riconoscere Geova come Sovrano della propria vita. Stabilendo le proprie regole di vita senza tener conto della guida fornita dal loro amorevole Creatore gli uomini hanno causato solo lutti e dolori. Secoli di governi umani di ogni genere hanno dimostrato che il dominio indipendente da Dio è stato un vero fallimento. La sua storia è stata un tragico susseguirsi di corse agli armamenti, trattati non rispettati, guerre, instabilità sociale, violenza, disparità nella distribuzione della ricchezza e tracolli economici. Milioni e milioni di esseri umani hanno perso la dignità, la libertà e anzitempo anche la vita a causa di tali problemi. Come dice la Scrittura, “l’uomo ha dominato l’uomo a suo danno” (Ecclesiaste 8:9).

003

Il racconto biblico della ribellione contro la legittima Sovranità del nostro Creatore, Geova, oltre a rivelare la causa della condizione degradata della società umana, insegna una lezione fondamentale: qualunque pretesa di indipendenza da Dio è pura follia. È Lui a decidere cosa è bene e cosa è male, e fare il bene significa sostanzialmente ubbidire a lui. Fare il male significa violare le sue leggi e ignorare i suoi princìpi.
Messa in dubbio l’integrità delle sue creature
Ma c’è un’altra importante questione che in quella circostanza venne suscitata. Adamo ed Eva sotto la pressione del Diavolo che fece leva sull’egoismo, disubbidirono. Il loro cuore non si mostrò senza difetto nell’osservare i regolamenti di Geova, ed essi non si mantennero integri nei suoi confronti. Perché?
Quando Dio li creò li fece perfetti in senso fisico e mentale. Dio diede loro anche un perfetto inizio morale, poiché mise nell’uomo la coscienza che, come scrisse sotto ispirazione divina l’apostolo Paolo, “rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati oppure scusati” (Romani 2:15). Questa doveva aiutarli ad esercitare il libero arbitrio, affinché fossero capaci di prendere personali decisioni morali, di scegliere fra il bene e il male, fra l’ubbidienza e la disubbidienza. Molte persone qui obiettano affermando che se essi erano perfetti non avrebbero dovuto sbagliare. Ragionare in questo modo vuol dire semplicemente sostituire un’idea personale alle stesse norme di Dio. Quelle norme richiedevano che la coppia umana fosse in grado di scegliere il bene o il male perché se dovevano andare solo per una via senza possibilità di scelta, cioè  se avessero ubbidito perché non potevano fare altro che ubbidire, il loro servizio sarebbe stato automatico. Questo escludeva una importante qualità che Dio aveva messo nel cuore tutte le sue creature intelligenti, spirituali e umane: l’amore. Si, Dio concesse loro la facoltà di scegliere, così che potessero servirlo perché c’era amore nel loro cuore. O potevano disubbidire perché il loro cuore era divenuto egoista. La scelta dipendeva da ciò che mettevano nel cuore, da cui provenivano i loro motivi. Così come i loro corpi, benché perfetti, avevano bisogno di cibo della giusta qualità per funzionare bene, così dovevano anche mettere nel cuore giusti pensieri e ragionamenti. Il perfetto Adamo non poteva mangiare terra, ghiaia o legno e godere ancora perfetta salute fisica; se avesse cercato di respirare acqua invece di aria sarebbe annegato. Nello stesso modo, se sceglieva di alimentare la mente e il cuore di pensieri errati, questo gli avrebbe fatto nutrire desideri errati e infine avrebbe causato il peccato e la morte. Questo è esattamente ciò che accadde, e con la sua disubbidienza.
Così la questione dell’integrità dell’uomo nei confronti della sovrana volontà di Dio divenne parte integrante della contesa posta in Eden. Di fronte alla prova architettata da Satana come avrebbero reagito le sue creature? Avrebbero mostrato incrollabile devozione al loro Creatore, Geova Dio, rispettando la limitazione che Egli aveva imposto riguardo all’albero della conoscenza del bene e del male o avrebbero disubbidito sulla spinta di un desiderio egoistico? Che la questione fosse anche questa fu resa evidente da ciò che accadde circa 2.500 anni dopo gli avvenimenti dell’Eden. Un altro uomo, un discendente di Adamo, un servitore di Geova e uomo irriprovevole, retto e timorato di Dio, Giobbe, non deviò dalla giusta via di Dio. Aveva una vita moralmente ineccepibile, non fu mai ingiusto nel giudizio e, anziché riporre la propria fiducia nelle ricchezze materiali, nutriva assoluta fiducia nell’Altissimo (cfr. Giobbe 31:7-40). Eppure il Diavolo insinuò che Giobbe servisse Dio per ragioni egoistiche affermando: “È per nulla che Giobbe ha temuto Dio? Non hai tu stesso posto una siepe attorno a lui e attorno alla sua casa e attorno a ogni cosa che ha tutt’intorno? Hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo stesso bestiame si è sparso sulla terra. Ma, per cambiare, stendi la tua mano, ti prego, e tocca tutto ciò che ha e vedi se non ti maledirà nella tua medesima faccia … Pelle per pelle, e l’uomo darà tutto ciò che ha per la sua anima. Per cambiare, stendi la tua mano, ti prego, e tocca fino al suo osso e alla sua carne e vedi se non ti maledirà nella tua medesima faccia” (Giobbe 1:9-12; 2:4,5). Ma, sebbene Dio permettesse a Satana di privare Giobbe dei suoi beni e persino dei suoi figli, quell’ingannatore non riuscì a infrangere l’integrità di quell’uomo retto. Nemmeno una dolorosa malattia e le aspre critiche di falsi confortatori riuscirono a piegarlo. Al contrario di Adamo non lasciò che il suo cuore fosse corrotto dall’egoismo e mostrò di essere uno che manteneva l’integrità. Inoltre, usando il termine generico “uomo” invece del nome Giobbe, il Diavolo mise poi in dubbio l’integrità di ogni essere umano.  

001 - Copia

Finché spirerò non rimuoverò da me la mia integrità!
Giobbe era un uomo che sembrava avere tutto: ricchezza, prestigio, salute e una famiglia felice. La sua vita era irreprensibile tanto che Dio stesso disse: “non c’è nessuno come lui sulla terra, uomo irriprovevole e retto, che teme Dio e si ritrae dal male” (Giobbe 1:8). All’improvviso perse tutti i suoi averi, i suoi figli perirono tutti insieme in una bufera fuori del comune. Poco dopo contrasse una malattia debilitante che gli ricoprì tutto il corpo di dolorosi foruncoli. Perché? … A sua insaputa Satana il Diavolo aveva messo in dubbio i motivi per cui Giobbe serviva Dio sostenendo che il suo servizio era motivato dall’egoismo; disse infatti a Dio: “È per nulla che Giobbe ha temuto Dio? Non hai tu stesso posto una siepe attorno a lui e attorno alla sua casa e attorno a ogni cosa che ha tuttintorno? Hai benedetto lopera delle sue mani, e il suo stesso bestiame si è sparso sulla terra. Ma, per cambiare, stendi la tua mano, ti prego, e tocca tutto ciò che ha e vedi se non ti maledirà nella tua medesima faccia” (Giobbe 1:9-11). La questione era importante. Satana contestava il modo in cui Geova Dio esercitava la sua Sovranità mettendo in dubbio che fosse imperniata sull’amore. A suo parere gli uomini che servivano Dio lo facevano per egoismo e solo perché ne traevano benefici. Geova, quindi, lasciò che Satana mettesse Giobbe alla prova e questi, per quanto fosse scoraggiato e non capisse perché soffriva, non vacillò mai sulla questione fondamentale della lealtà. Rifiutò di rinnegare tutto quello per cui era vissuto. Insisté nel dire: “Finché spirerò non rimuoverò da me la mia integrità!” (Giobbe 27:5). Quell’uomo devoto dimostrò che Geova aveva ragione ad aver fiducia nelle sue creature,  perciò fece la scelta giusta quando, anziché distruggere subito i ribelli di Eden, concesse loro del tempo per generare una progenie dalla quale avrebbe potuto attirare a se persone disposte a riconoscere il suo giusto dominio. Con queste persone avrebbe a suo tempo restaurato il suo originale proposito di trasformare l’intera terra in un paradiso dove far vivere per sempre uomini e donne che si sottomettevano con gioia e lealtà alla sua Sovranità.
Una scelta saggia, giusta e lungimirante
Di fronte a queste due importanti questioni che riguardavano, lo ricordiamo: 1) il giusto diritto di Geova Dio di governare su tutta la sua creazione, incluse le creature umane, e 2) la lealtà e la fedeltà di quest’ultime al suo dominio, quale era la cosa più giusta da fare? Ragionando da essere umani imperfetti, ciascuno di noi propone la propria soluzione al riguardo. C’è chi pensa che Dio avrebbe potuto distruggere subito quell’angelo ribelle e i due peccatori umani e ricostruire la vita sulla terra creando una nuova coppia. C’è chi accusa Dio di aver dato troppa importanza alla questione sulla quale poteva passare sopra perdonando Adamo ed Eva (a questo proposito c’è da rilevare che la Chiesa Cattolica li venera come santi il 24 dicembre – cfr. il C.C.C. n. 375). C’è anche chi ritiene questa una semplice storiella, uno dei tanti miti dell’antichità non più accettabile dalla moderna conoscenza. Ma qual è il punto di vista di Dio? Come affrontò la situazione?
Come sopra accennato entrambe le questioni sollevate chiamavano in causa l’amore. La Parola di Dio ci rivela che questa è la principale qualità di Geova poiché dice che “Dio è amore” (1Giovanni 4:8). Avendo poi creato l’uomo a sua immagine, Dio gli aveva dato il potenziale per sviluppare tale qualità (cfr. Genesi 1:28). Inoltre la Bibbia ci rivela che l’amore è un “perfetto vincolo d’unione” e che “l’amore non viene mai meno” (Colossesi 3:14; 1Corinti 13:8). Esso, quindi, è il più forte potere vincolante nell’universo. Pertanto Geova Dio sapeva che la sua sovranità, basata sull’amore, era degna e giusta; sapeva anche che le sue creature l’avrebbero amato e apprezzato. Aveva dato alle sue creature il libero arbitrio, perciò alcuni si sarebbero potuti ritrarre se l’avessero voluto, ma Dio sapeva che questo non sarebbe accaduto in massa proprio a motivo della loro capacità di mostrare amore. Egli aveva piena fiducia che l’organizzazione dei suoi servitori si sarebbe attenuta a questo principio e quindi altre creature, contrariamente a quei ribelli, lo avrebbero amato e nelle prove si sarebbero tenuti incrollabilmente e gioiosamente uniti a Lui sotto la sua sovranità. Ma come provarlo? Miriadi di creature spirituali, gli angeli, stavano lì a guardare e il modo in cui Geova avrebbe risolto la cosa avrebbe influito molto su tutti loro e in definitiva su tutte le creature intelligenti.
Se avesse scelto di fare un atto di forza distruggendo quei ribelli avrebbe solo dimostrato la sua potenza ma non avrebbe risolto la questione poiché i dubbi insinuati da Satana sarebbero rimasti lì, latenti. Per di più quell’angelo ribelle lo aveva anche calunniato dichiarando che era un bugiardo poiché aveva detto ai nostri progenitori che se avessero peccato sarebbero morti mentre non sarebbe stato così, anzi sarebbero divenuti “simili a Dio conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:1-5). Cosa ha dunque deciso di fare Geova Dio? Per il bene eterno di tutte le sue creature e per risolvere una volta per tutte le contese suscitate, Egli decise di concedere a Satana un tempo sufficiente per dimostrare come avrebbe governato l’umanità. Nello stesso tempo avrebbe permesso anche all’uomo di governarsi da sé sotto la guida di Satana. Come sarebbe stato governato il mondo in opposizione al dominio divino? Qualunque sistema di governo ideato da Satana o realizzato dall’uomo avrebbe portato un mondo felice, senza guerre, criminalità e ingiustizia? Avrebbe eliminato la miseria e dato prosperità a tutti? Avrebbe debellato malattie, vecchiaia e morte? Questo è ciò che il dominio divino avrebbe garantito. Quelli che non si sarebbero sottomessi alla Sovranità di Geova scegliendo l’autodeterminazione avrebbero potuto fare tutto ciò? Solo il tempo lo avrebbe dimostrato.
Nello stesso tempo Dio non sarebbe stato un passivo spettatore degli eventi ma avrebbe cercato tra la discendenza che concesse di avere a quella coppia ribelle degli adoratori sinceri i quali, riconoscendo le sue eccellenti qualità avrebbero preferito la sua sovranità a qualunque altra. Avrebbero scelto di servire sotto il dominio divino anziché cercare di essere indipendenti e, con la loro condotta rispettosa delle norme divine, finanche all’estremo sacrificio, avrebbero tolto il marchio di biasimo dal Suo nome e il marchio della calunnia dal loro proprio nome. Sarebbe stata una rivendicazione di Dio più completa che se Geova l’avesse compiuta tutta da sé.
Dio rivelò subito come avrebbe agito al riguardo, ma questo lo vedremo col prossimo post. Concludo dicendo a tutti coloro che dubitano sull’autenticità del racconto biblico di Adamo ed Eva, se credenti è bene che ricordino che Gesù fece più volte riferimento ad esso durante il suo ministero terreno, attestandone l’autenticità (cfr. Matteo 19:3-6). Mentre quelli che vorrebbero liquidare tale racconto come un semplice mito è bene che sappiano che la maggior parte degli scienziati riconosce che la razza umana è un’unica famiglia con un’origine comune esattamente come è descritto nel racconto della creazione riportato nel libro biblico di Genesi. E queste cose, come ha affermato sotto ispirazione divina uno scrittore biblico, “furono scritte per nostra istruzione, affinché per mezzo della nostra perseveranza e per mezzo del conforto delle Scritture avessimo speranza” (Romani 15:4).

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Nota – Tutte le scritture citate in questo post sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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