VENGA IL TUO REGNO – V

 

“PER QUESTO SCOPO IL FIGLIO DI DIO FU RESO MANIFESTO, CIOÈ PER DISTRUGGERE LE OPERE DEL DIAVOLO”

1Giovanni 3:8

Anteprima
Chi è il “seme” della simbolica donna menzionata in Genesi 3:15? Questa è una delle domande più importanti alla quale si deve trovare una risposta poiché è il “seme” della donna che stritolerà infine la testa a Satana e annullerà i cattivi effetti della ribellione in Eden. Per molti secoli l’identità di questo personaggio rimase un mistero ma poi Geova Dio, il “rivelatore dei segreti” (cfr. Daniele 2:47) iniziò a far luce su questo mistero. Circa venti secoli dopo gli avvenimenti dell’Eden egli rivelò al fedele uomo che viveva nella cità caldea di Ur, Abraamo, un importante indizio circa l’identità del “seme”. A motivo della grande fede di Abraamo, Dio gli fece una serie di promesse riguardanti la progenie che sarebbe nata da lui. Una di queste rendeva evidente che il “seme” della donna che avrebbe “schiacciato la testa del serpente” sarebbe comparso dalla sua discendenza. Dio gli disse: “Il tuo seme prenderà possesso della porta dei suoi nemici. E per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno per il fatto che tu hai ascoltato la mia voce” (Genesi 22:17,18).
Col passare degli anni la promessa fatta da Geova ad Abraamo fu ripetuta al figlio di questi, Isacco, e al nipote, Giacobbe cfr. (Genesi 26:3-5; 28:10-15). Infine i discendenti di Giacobbe formarono 12 tribù, e una di quelle tribù, Giuda, ricevette una speciale promessa: “Lo scettro non si allontanerà da Giuda, né il bastone da comandante di fra i suoi piedi, finché venga Silo; e a lui apparterrà l’ubbidienza dei popoli” (Genesi 49:10). Evidentemente il “seme” promesso doveva comparire nella tribù di Giuda. L’organizzazione della nazione di Israele doveva servire a preparare un popolo e una discendenza per la venuta di quel “seme”. L’indizio definitivo per identificare quale famiglia avrebbe prodotto il “seme” fu dato nell’XI secolo a.C. In quel tempo Dio parlò al secondo re d’Israele, Davide, e promise che questi sarebbe venuto dalla sua linea di discendenza e che il suo trono sarebbe stato “fermamente stabilito a tempo indefinito” (2 Samuele 7:11-16).
Nel 607 a.C. il regno di Israele fu rovesciato dalla potenza allora dominate, quella babilonese e Dio fece predire dai suoi profeti che sul quel trono non si sarebbe più seduto nessuno finché non sarebbe venuto colui che ne avrebbe avuto “il diritto legale” (cfr. Ezechiele 21:26,27). Fece anche profetizzare il tempo in cui questo sarebbe accaduto (cfr. Daniele 9:24-27). Esattamente al tempo profetizzato fu chiaramente svelata l’identità del “seme” promesso, un figlio spirituale che proveniva dalla simbolica donna di Dio, la celeste organizzazione formata dai santi angeli, della quale sarebbe tornato a far parte dopo aver compiuto la sua missione sulla terra. Dio, infatti trasferì la vita di questa sua creatura spirituale dal cielo nel seno di una vergine giudea di nome Maria perché nascesse come uomo perfetto sulla terra e rivendicasse la sua sovranità, sfidata in Eden da un altro uomo perfetto, con una condotta di assoluta fedeltà fino all’estremo sacrifico. Come ricompensa di questo fedele servizio Dio lo nominò Re del regno davidico che non avrebbe avuto “mai fine” per annullare tutte le sofferenze e i danni causati dalla ribellione edenica e “distruggere le opere del Diavolo” (1Giovanni 3:8). Chi è, dunque, il “seme” della profezia edenica?

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Chiunque studi con sincerità la Bibbia non può non rimanere colpito dal fatto che, nonostante sia una raccolta di diversi libri, è un’opera uniforme. Essa infatti contiene 66 libri scritti da una quarantina di persone diverse nell’arco di 1.600 anni, dal 1513 a.C. al 98 d.C. Gli scrittori di questi libri vissero in vari paesi, avevano tutti personalità e capacità diverse e venivano da ambienti sociali e culturali diversi. Ma quando i libri da loro scritti furono infine raccolti insieme, risultò che, in effetti, formavano un unico grande libro che dal principio alla fine seguiva un solo tema fondamentale. Questi, infatti, dal primo all’ultimo incoraggiano l’adorazione di un unico Dio, il cui nome è riportato esplicitamente in 65 dei 66 libri circa 7.000 volte nella forma del tetragramma ebraico יהוה, corrispondente alle nostre consonanti YHWH, correttamente tradotto nella nostra lingua GEOVA, e sotto forma di acrostico nell’unico libro dove il tetragramma non viene riportato esplicitamente, il libro di Ester scritto da Mardocheo, un esule ebreo al servizio del re persiano Assuero verso il 475 a.C.
Geova, un Dio che dà speranza
Il tema fondamentale della Bibbia è presentato subito nei capitoli iniziali del suo primo libro, Genesi. Lì leggiamo che i nostri primogenitori, Adamo ed Eva, furono creati perfetti e posti dal loro Creatore in un giardino paradisiaco, l’Eden. Tuttavia un serpente rivolse la parola a Eva mettendo in discussione la correttezza delle leggi di Dio e la convinse con astute menzogne a intraprendere una condotta ribelle. Adamo la seguì e anche lui disubbidì a Dio. Il risultato fu che entrambi vennero espulsi dall’Eden e condannati a morte. Noi ancor oggi subiamo le conseguenze di quella prima ribellione perché tutti ereditiamo il peccato e la morte dai nostri primogenitori (cfr. Genesi 3:1-7,19,24; Romani 5:12).
Eppure in quel tragico momento Dio pronunciò una profezia che dava una ragione per sperare. La profezia fu rivolta al serpente, ma fu pronunciata in modo che Adamo ed Eva la udissero e potessero così riferirla ai loro figli. Ecco cosa disse Dio: “E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei. Egli ti schiaccerà la testa e tu gli schiaccerai il calcagno” (Genesi 3:15). Questo versetto presenta il tema di tutta la biblioteca divina poiché in riferimento ad esso scrissero tutti i successivi scrittori biblici. I quattro personaggi che vi sono menzionati, il “serpente” e il suo “seme” nonché la “donna” e il suo “seme”, sono infatti i protagonisti di tutta la storia biblica che abbraccia migliaia di anni, dagli avvenimenti in Eden fino ai nostri giorni. La costante “inimicizia” tra il “serpente” e il suo “seme” da una parte e la “donna” e il suo “seme” dall’altra ha caratterizzato la storia umana includendo il conflitto tra l’adorazione vera e la falsa, fra la condotta giusta e l’empietà. Ci si chiede dunque chi sono i quattro protagonisti di questo fondamentale quadro profetico e in che modo si sviluppò tra di essi la predetta “inimicizia”.
Geova Dio è un “rivelatore di segreti”
Nel precedente post ne ho presentati due: il simbolico “serpente” che la stessa Bibbia individua in quella creatura spirituale, l’angelo che sovrintendeva alle attività dell’Eden, che per primo si ribellò contro la Sovranità di Dio e poi indusse alla ribellione anche la prima coppia umana (cfr. Ezechiele 28:13-16), per questo chiamato Satana il Diavolo. Appropriatamente gli sono stati dati questi nomi poiché Satana, dall’ebraico haś-śā-ān, significa “oppositore” in quanto sfidò la legittimità della sovranità di Dio, mentre Diavolo, dal greco di·a′bo·los, significa “calunniatore”, poiché fece apparire Dio come un bugiardo (cfr. Genesi 3:1-5). Infatti l’ultimo libro della Bibbia, Apocalisse o Rivelazione, identifica Satana il Diavolo come “l’originale serpente … che svia l’intera terra abitata” (Rivelazione 12:9).
In quanto alla simbolica “donna”, contrariamente a quanto sostenuto dal cristianesimo apostata che vede in lei Maria, la madre terrena di Gesù, come afferma la teologia cattolica, oppure tutto il popolo di Dio formato dagli esseri umani credenti, come afferma la teologia protestante, la Bibbia insegna che ella rappresenta l’organizzazione celeste di Dio, formata dagli angeli a lui fedeli, che viene appunto paragonata a una donna il cui proprietario maritale è Dio stesso (cfr. Galati 4:26,27; Ebrei 12:22; Isaia 54:1-8). Da lei, cioè da questa celeste organizzazione, doveva venire il promesso “seme” della donna. Chi è dunque questi?
La sua identità rimase un segreto per circa venti secoli finché Dio, il “rivelatore dei segreti” (cfr. Daniele 2:47), decise che era giunto il tempo di iniziare a svelare chi questi sarebbe stato. Non dovremmo perciò sorprenderci se questa rivelazione venne fatta in maniera progressiva. Nel libro dei Proverbi si legge infatti: “il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito” (Proverbi 4:18). Proprio come la luce del giorno aumenta con il sorgere del sole, così man mano che si avvicina il tempo dell’adempimento delle sue profezie, Geova Dio aumenta nei suoi fedeli servitori la comprensione dei suoi propositi.
Geova stipula un patto per la benedizione di tutte le nazioni
Nell’anno 1943 a.C. Dio rivolse la sua attenzione ad un uomo di nome Abraamo che viveva nella città caldea di Ur, fiorente metropoli del paese di Sinar, presso l’attuale confluenza del Tigri e dell’Eufrate. A quell’epoca Ur era imbevuta di idolatria babilonica e dedita al culto del suo protettore, il dio-luna Sin; si trovava infatti a soli 240 km a SE di Babele o Babilonia, un tempo residenza reale di Nimrod il “potente cacciatore in opposizione a Geova”, dove dopo il Diluvio iniziò di nuovo la ribellione contro Dio (cfr. Genesi 10:8-10). Tuttavia Abraamo dimostrò di essere un uomo che aveva fede in Geova Dio, come i suoi antenati Sem e Noè e, di conseguenza, si guadagnò la reputazione di “padre di tutti quelli che hanno fede” (Romani 4:11).
Mentre viveva ancora a Ur, Geova gli comandò di trasferirsi in un paese straniero, lasciandosi dietro amici e parenti, dicendogli che avrebbe fatto di lui una grande nazione e che mediante lui tutte le famiglie della terra si sarebbero benedette; Abraamo ubbidì “benché non sapesse dove andava” (Ebrei 11:8). Si, egli non conosceva tutti i particolari di quella promessa né sapeva come si sarebbe realizzata. Tuttavia continuò a esercitare fede in Geova e a confidare in lui, ricevendo ulteriore intendimento col passar del tempo. Quando, infatti, espresse la sua preoccupazione che la sua casa venisse ereditata dal suo servitore Eliezer poiché sia lui che sua moglie Sara erano ormai avanti negli anni e non avevano figli, Dio lo rassicurò dicendogli “Uno che uscirà dalle tue proprie parti interiori ti succederà quale erede” (Genesi 15:4). E quando Abraamo aveva ormai 99 anni e sua moglie 90 Dio adempì quella promessa ravvivando miracolosamente le loro capacità riproduttive così che generarono un figlio al quale misero nome Isacco.
Circa 20 anni dopo Dio chiese ad Abraamo di sacrificargli quell’unico figlio. Ubbidendo alle istruzioni ricevute egli si diresse al monte Moria, a nord del paese, lì edificò un altare e si accinse a immolare Isacco ma all’ultimo momento Geova intervenne provvedendo un montone che sostituisse Isacco sull’altare del sacrificio. Per questa fede incondizionata, dimostrata da completa ubbidienza, Geova riaffermò il patto che aveva fatto con lui quando, dopo aver lasciato Ur arrivò nel paese di Canaan, mediante un giuramento, una speciale garanzia legale. Con quel patto Dio promise ad Abraamo che il suo “seme” avrebbe presso “possesso della porta dei suoi nemici” e che per mezzo di esso “tutte le nazioni della terra certamente si benediranno” (Genesi 22:15-18). Ecco qui, quindi, che per la prima volta dopo l’Eden troviamo di nuovo riferimento ad un “seme” mediante il quale si sarebbe realizzato di nuovo il proposito di Dio di recare benedizioni alla razza umana. Quel “seme” promesso doveva venire dalla discendenza di Abraamo.

Abraamo

“moltiplicherò il tuo seme come le stelle dei cieli”
La Parola di Dio fa di Abraamo un personaggio chiave nella storia umana, un anello nell’adempimento della prima profezia messa per iscritto, quella di Genesi 3:15. A motivo della sua grande fede nell’adempimento delle promesse di Dio, Geova fece con questo patriarca un patto con il quale stabilì che il “seme” della promessa edenica, che doveva distruggere le opere di Satana, sarebbe venuto dalla sua discendenza. Dopo aver messo alla prova la fede di Abraamo – fino al punto di vedere se era disposto a offrire il suo diletto figlio Isacco in sacrificio – Geova gli disse: “io di sicuro ti benedirò e di sicuro moltiplicherò il tuo seme come le stelle dei cieli … E per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno” (Genesi 22:17,18). Questa promessa iniziò ad adempiersi nel tempo stabilito da Dio, cioè 430 anni dopo che Abraamo lasciò, su richiesta di Geova, la sua città natale, Ur in Caldea, e varcò il fiume Eufrate per entrare nella terra che Dio gli aveva indicata, dove risiedette in tende come per tutto il resto della sua vita fino alla sua morte. Nel 1513 a.C. infatti, un condottiero suscitato da Geova, Mosè, condusse i discendenti di Abraamo verso la libertà fuori d’Egitto, per prendere possesso proprio di quella terra dove il loro antenato aveva vissuto come “residente forestiero”. Lì Dio li organizzò come nazione affinché servisse per la benedizione di tutti i popoli della terra
Geova stipula un patto per un regno eterno
Col passare degli anni la promessa fatta da Geova ad Abraamo fu ripetuta al figlio di Abraamo, Isacco, e a suo nipote Giacobbe (cfr. Genesi 26:3-5; 28:10-15). Infine i discendenti di Giacobbe formarono 12 tribù, e una di quelle tribù, Giuda, ricevette una speciale promessa: “Lo scettro non si allontanerà da Giuda, né il bastone da comandante di fra i suoi piedi, finché venga Silo; e a lui apparterrà l’ubbidienza dei popoli” (Genesi 49:10). Evidentemente il “seme” della promessa doveva comparire nella tribù di Giuda. Nel XI secolo a.C. Geova Dio rivolse la sua attenzione ad un altro uomo di straordinaria fede tanto che il profeta Samuele lo descrisse come “un uomo secondo il suo cuore” (1Samuele 13:14). Apparteneva alla nazione che si era formata dalla discendenza di Abraamo ed era stato nominato re su Israele regnando su di esso dal 1070 al 1038 a.C. Si chiamava Davide e apparteneva alla tribù di Giuda che, tra le dodici di Israele, si era sempre distinta nella difesa della sicurezza nazionale. Anche con lui Geova fece un patto in base al quale un suo discendente avrebbe posseduto il trono per sempre. Con quel patto Geova si propose di dare agli ebrei una dinastia reale dalla quale sarebbe venuto il “seme” della promessa. In 2Samuele 7:11-16 possiamo leggere i termini di questo patto: “Geova ti ha dichiarato che una casa è ciò che Geova ti farà. Quando i tuoi giorni si saranno compiuti, e dovrai giacere con i tuoi antenati, allora certamente susciterò dopo di te il tuo seme, che uscirà dalle tue parti interiori; e in realtà stabilirò fermamente il suo regno … e io di sicuro stabilirò fermamente il trono del suo regno a tempo indefinito. Io stesso diverrò suo padre, ed egli stesso diverrà mio figlio … E la tua casa e il tuo regno saranno certamente saldi a tempo indefinito davanti a te; il tuo medesimo trono diverrà fermamente stabilito a tempo indefinito”. Questo fu il secondo indizio che Geova diede per identificare il “seme” della promessa edenica: doveva venire dalla casa reale del re Davide.
Nel 607 a.C., a causa della continua disubbidienza del popolo ebraico alla sua legge, Dio permise che la dinastia dei re davidici si interrompesse e l’ultimo re che sedette sul trono di Davide fu l’infedele Sedechia, il cui regno fu rovesciato dalla potenza mondiale babilonese. In quella occasione però Geova fece ancora riferimento al promesso seme dicendo: “Rimuovi il turbante, e togli la corona. Questa non sarà la stessa … Una rovina, una rovina, una rovina ne farò. Anche in quanto a questa, certamente non diverrà di nessuno finché venga colui che ha il diritto legale, e a lui lo devo dare” (Ezechiele 21:26,27). Così per i successivi cinque secoli nessun discendete del re Davide regnò a Gerusalemme.
001
susciterò dopo di te il tuo seme … e in realtà stabilirò fermamente il suo regno
Il profeta Samuele definì Davide “Un uomo secondo il cuore di Geova”. Sebbene la sua vita fosse piena di onori, trionfi e tragedie Davide fu un uomo di fede che cercò premurosamente Dio. Nella sua giovinezza fu unto da Samuele, sotto la direttiva di Dio, perché fosse il futuro re d’Israele (cfr. 1Samuele 16:11-13). Pazientemente aspettò che Geova gli attribuisse pieni poteri per governare sul suo popolo eletto, cosa che avvenne nel 1070 a.C. quando Davide aveva l’età di trent’anni. Dalle Sacre Scritture possiamo imparare molto sulla personalità di questo giovane re: i bellissimi canti che scrisse e le sue sentite preghiere, riportati tutti nel libro dei Salmi, attestano che oltre ad essere un uomo di fede, aveva grande amore e lealtà verso Geova Dio, qualità che gli furono riconosciute nonostante che in un paio di circostanze commettesse penosi errori. Un eccellente esempio della sua devozione è dato dalla preghiera di ringraziamento che rivolse a Geova davanti a tutto il popolo quando, prima di morire, progettò e fece i preparativi per la costruzione del grande tempio di Gerusalemme che poi suo figlio Salomone costruì. Egli disse: “Sii benedetto, o Geova, Dio d’Israele nostro padre, da tempo indefinito fino a tempo indefinito.Tue, o Geova, sono la grandezza e la potenza e la bellezza e leccellenza e la dignità; poiché ogni cosa nei cieli e sulla terra è tua. Tuo è il regno, o Geova, che pure ti innalzi come capo sopra tutto.Le ricchezze e la gloria sono a motivo tuo, e tu domini su ogni cosa; e nella tua mano sono potere e potenza; e nella tua mano è la capacità di far grande e di dar forza a tutti.E ora, o nostro Dio, ti ringraziamo e lodiamo il tuo bel nome. Eppure, chi sono io e chi è il mio popolo, che dovremmo ritenere il potere di fare offerte volontarie come questa? Poiché ogni cosa viene da te, e dalla tua propria mano ti abbiamo dato.Poiché siamo residenti forestieri dinanzi a te e avventizi come tutti i nostri antenati. Come unombra sono i nostri giorni sulla terra e non c’è speranza.O Geova nostro Dio, tutta questa abbondanza che noi abbiamo preparato per edificarti una casa per il tuo santo nome, viene dalla tua mano, e appartiene tutta a te” (1Cronache 29:10-16). È molto interessante notare quanto strettamente questi suoi pensieri son paralleli ai punti principali contenuti in quella che è nota come la preghiera del Signore Gesù: il Padrenostro. Innanzitutto esaltò e santificò il nome di Dio (cfr. Matteo 6:9); poi diede importanza al regno di Dio e alla volontà divina da farsi in cielo e sulla terra (cfr. Matteo 6:10); quindi fece seguire la richiesta di soddisfare i bisogni personali e l’invocazione del perdono dei peccati (cfr. Matteo 6:11,12). Molto appropriatamente Geova Dio fece con Davide un patto per un regno eterno indicando che il “seme” della promessa edenica sarebbe venuto dalla sua discendenza reale.
Geova profetizza il tempo della comparsa del seme promesso
Dio comunque non lasciò i suoi servitori nell’ignoranza riguardo alla comparsa del promesso “seme” e al tempo in cui colui che aveva il “diritto legale” al trono di Davide sarebbe apparso. Proprio durante la cattività del popolo di Israele in Babilonia suscitò un profeta, Daniele, al quale fece scrivere una profezia per indicare il tempo in cui questo sarebbe avvenuto. La profezia è quella delle 70 settimane riportata nel libro biblico di Daniele al capitolo 9. Secondo la profezia dal momento in cui sarebbe stata autorizzata la ricostruzione di Gerusalemme, la cui distruzione era avvenuta nel 607 a.C., fino al momento in cui sarebbe apparso l’erede legale al trono di Davide sarebbero passate 69 settimane di anni, per un totale, quindi di 483 anni (cfr. Daniele 9:24-27). Il decreto di cui si parla nella profezia fu quello emanato dal re persiano Artaserse nel 455 a.C., da allora si dovevano calcolare i 483 anni che avrebbero portato alla comparsa del “seme” della promessa. Come si adempì tale profezia?
Geova Dio genera il “seme” della promessa
All’inizio del sesto secolo dall’interruzione della dinastia davidica, Geova Dio inviò un angelo da una fedele vergine della tribù di Giuda con questo messaggio: “Non aver timore, Maria, poiché hai trovato favore presso Dio;ed ecco, concepirai nel tuo seno e partorirai un figlio, e dovrai mettergli nome Gesù.Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dellAltissimo; e Geova Dio gli darà il trono di Davide suo padre,ed egli regnerà sulla casa di Giacobbe per sempre e del suo regno non ci sarà fine” (Luca 1:30-33). Così, dopo 4.000 anni finalmente venne svelato chi sarebbe stato il promesso “seme” della profezia edenica: Gesù che, in quanto discendente del re Davide, aveva il “diritto legale” per essere ereditarne il trono.
Prima di nascere sulla terra come uomo, Gesù già esisteva in cielo come creatura spirituale, era un angelo, non uno dei tanti ma un “arcangelo”, che significa “angelo capo” (dal prefisso greco archi che significa “primo” o “capo”); la Bibbia ci rivela che il suo nome in cielo era Michele e, contrariamente a quanto viene insegnato dalla falsa religione, incluso il cristianesimo apostata, è l’unico chiamato “arcangelo” (cfr. Daniele 10:13,20,21; 12:1; 1Tessalonicesi 4:16; Giuda 9). Questa elevata posizione derivava dal fatto che era la prima creatura che Dio portò all’esistenza, “il principio della creazione di Dio” (Rivelazione o Apocalisse 3:14) o “il primogenito di tutta la creazione” (Colossesi 1:15) e anche l’unica creata direttamente da Dio, “l’unigenito figlio di Dio” (cfr. Giovanni 1:14; 3:16,18; 1Giovanni 4:9). Gesù stesso confermò questo dicendo “Voi siete dei reami di sotto; io sono dei reami di sopra. Voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo” e “Verissimamente vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero” (Giovanni 8:23,58). Il nome Michele, ebraico ā’êl, significa “chi è simile a Dio”, appropriatamente, quindi, fu scelto dal Padre questo suo figlio spirituale per difendere la sovranità di Dio nella contesa suscitata in Eden.
Quando, nel 29 d.C., arrivò all’età di trent’anni, età in cui i leviti iniziavano il loro servizio sacro (cfr. Numeri 4:46,47), Gesù si presentò al fiume Giordano per essere battezzato in acqua da Giovanni Battista; in quel momento lo spirito santo di Dio scese su di lui, lo “unse” o incaricò quale Re del regno davidico che non avrebbe avuto “mai fine”. Erano passati esattamente 483 anni dal decreto di Artaserse, come Geova aveva fatto profetizzare (per maggiori particolari sulla profezia di Daniele e sul suo adempimento vedi il mio post del 6 febbraio 2011, UNA STORIA FINITA – IX parte , https://gi1967.wordpress.com/2011/02/06/a-storia-finita-ix-parte/). In quella circostanza Gesù fu anche rigenerato come un figlio spirituale di Dio così fu aperta a questo Figlio di Dio la via del ritorno al cielo dove avrebbe esercitato il potere del regno che avrebbe dovuto annullare tutte le sofferenze e i danni causati dalla ribellione edenica e “distruggere le opere del Diavolo” (cfr. Matteo 3:16,17; 1Corinti 15:45-47; 1Giovanni 3:8). Pertanto Gesù aveva tutti i requisiti per essere riconosciuto come il “seme” della simbolica donna di Dio, l’organizzazione celeste formata dalle sue creature spirituali, perché sia prima di venire sulla terra che dopo la sua morte e risurrezione fece parte proprio di quella organizzazione. L’apostolo Paolo confermò tutto questo scrivendo nella sua lettera ispirata ai cristiani della Galazia: “Ora le promesse furono dichiarate ad Abraamo e al suo seme … che è Cristo” (Galati 3:16).
Ma, dopo aver confermato che il “seme” della promessa era Cristo, l’apostolo Paolo disse a quei cristiani: “siete tutti figli di Dio per mezzo della vostra fede in Cristo Gesù. Poiché tutti voi che foste battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo … Inoltre, se appartenete a Cristo, siete realmente seme di Abraamo, eredi secondo la promessa” (Galati 3:26-29). Cosa significano queste parole? … lo vedremo col prossimo post … …

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Nota – Tutte le scritture citate in questo post sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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Una risposta a VENGA IL TUO REGNO – V

  1. salvatore del brocco ha detto:

    Ciao Gianni,articoli interessanti,se ti va visita il mio blog su facebok dal tema Ritorniamo.
    Un caro e affettuoso saluto, pieno di riconoscenza
    Salvatore Del brocco

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