VENGA IL TUO REGNO – X

“NEGLI ULTIMI GIORNI VERRANNO DEGLI SCHERNITORI … E DIRANNO: “DOV’È QUESTA SUA PROMESSA PRESENZA?””

2Pietro 3:3,4

Anteprima

L’anno 1914 fu un anno segnato dalla profezia biblica. Circa 40 anni prima che arrivasse alcuni Studenti Biblici già indicavano quell’anno come la fine dei “sette tempi” profetici indicati nel libro biblico di Daniele, capitolo 4 (cfr. vv. 16,23,25) o dei “fissati tempi delle nazioni” o “tempi dei gentili” di cui parlò Cristo nella sua profezia sul tempo della fine (cfr. Luca 21:24). Da allora questa data, checché ne dicano i loro detrattori, non è mai stata cambiata dai Testimoni di Geova, come oggi si chiamano quegli Studenti Biblici. Sebbene all’inizio non avessero ben compreso lo svolgersi degli avvenimenti profetizzati per quell’anno, i TdG non hanno mai smesso di dichiarare che nel 1914 Cristo Gesù ha ricevuto pieni poteri come Re incaricato dal Padre, ha iniziato a governare in cielo scacciando Satana e i suoi demoni dal reame spirituale, da quell’anno la sua “presenza” regale influisce anche sul sistema di cose politico-economico e religioso instaurato dal Diavolo sulla nostra terra che presto dovrà fare i conti con colui che ha ricevuto da Geova Dio il “diritto legale” di governare sull’intera terra.
I vari sistemi religiosi del mondo, incluso il cristianesimo apostata, rifiutano di riconoscere la “presenza” di Cristo quale Re celeste, elaborando ciascuno una propria teoria che ne rimarca la profonda e insanabile divisione dottrinale identificandoli come falsi “cristiani”. C’è, infatti, chi dichiara che il Regno di Dio già esiste nei cuori degli uomini di fede e nella Chiesa che essi rappresentano, chi invece ne ha assunto una visione politica pensando di trasformare la terra secondo i valori “cristiani” con l’impegno politico e sociale e chi, infine, aspetta ancora la venuta di Cristo di nuovo nella carne per portare tutti i suoi fedeli in cielo a regnare con lui per i successivi 1.000 anni, dopo di ché torneranno con lui a vivere su una terra tutta nuova, perché questa già esistente sarà distrutta, per sempre. Tali teorie si basano per lo più su una interpretazione letterale delle profezie bibliche che denota una totale mancanza di intendimento delle stesse. Poiché la fonte dell’intendimento è il Sovrano Signore Geova, esso viene negato a tutti coloro che si oppongono alla sua Sovranità e continuano a confidare negli sforzi umani per portare la pace, la giustizia e la sicurezza tanto agognate, come è scritto: “Non c’è sapienza, né discernimento, né consiglio nell’opposizione a Geova” (Proverbi 21:30).
Perciò, se state leggendo questo post, chiedetevi: Che cosa insegna la mia chiesa riguardo al Regno di Dio? … Quello che insegna è in armonia con ciò che la Parola di Dio dice al riguardo? … Le informazioni di seguito riportate vogliono aiutarvi a fare un serio esame di ciò che vi è stato insegnato e ciò che credete riguardo al Regno di Dio perché da esso dipendono tutte le nostre speranze per un futuro migliore …

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Ci risiamo! … il 22 aprile u.s. si è svolto a Castiglione Cosentino l’ennesimo incontro interreligioso sulla pace. L’iniziativa, intitolata “Le grandi religioni insieme per la pace”, ha preso spunto (sich! …) dal centenario dell’entrata dell’Italia nella Grande Guerra (1915) nonché dai settant’anni dalla fine della II Guerra Mondiale (1945), e vi hanno partecipato rappresentanti della Chiesa Cattolica, della Comunità Ebraica, della Chiesa Ortodossa, della Chiesa Avventista e della Chiesa Valdese.
E davvero strano questo connubio interreligioso! Le due guerre mondiali che hanno ispirato l’incontro hanno visto membri delle religioni che ora invocano insieme la pace scannarsi fra loro e gli uni con gli altri solo perché appartenevano a nazioni diverse; da allora non è che le cose sono cambiate! Solo pochi anni fa nell’ex Jugoslavia cattolici e ortodossi hanno dato vita ad un vero e proprio mattatoio etnico scrivendo una delle pagine più tristi e cruenti del Novecento. Nelle strade dell’Ulster un interminabile, sanguinoso conflitto contrappone tuttora cattolici e protestanti che pure dichiarano di ispirarsi allo stesso vangelo di Gesù Cristo. Gli ebrei sono costantemente in guerra con i loro confinanti islamici. Gli avventisti dal canto loro sono convinti che la Chiesa Cattolica è una organizzazione satanica e la identificano con la simbolica “Babilonia la Grande” descritta nel libro biblico di Rivelazione o Apocalisse come una “prostituta” religiosa “ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei testimoni di Gesù … e di tutti quelli che sono stati scannati sulla terra” (Rivelazione o Apocalisse 17:1-6; 18:24). C’è quindi da chiedersi, con quale spirito tutti questi sederanno sullo stesso scranno per parlare di pace?! … Come possono non venire alla mente di persone sincere le parole che Dio pronunciò già nell’antichità contro gli ipocriti rappresentanti religiosi della nazione di Israele dei quali disse: “hanno sviato il mio popolo, dicendo: “C’è pace!” quando non c’è nessuna pace” (Ezechiele 13:10).
In contrasto con detta commistione religiosa c’è un gruppo che non ha la pretesa di essere annoverato tra le “grandi religioni” di questo mondo, seppur composto da milioni di fedeli discepoli di Gesù sparsi su tutta la superficie della terra, e si è sempre nettamente distinto dalle altre religioni in quanto a insegnamenti e comportamenti; ad esempio non partecipa ad incontri interreligiosi perché, come dicono le Scritture, non può esserci associazione “tra giustizia e illegalità … tra la luce e le tenebre … tra Cristo e Belial” (cfr. 2Corinti 6:14-17) e i suoi componenti non hanno mai partecipato alle guerre e alle lotte dei popoli, spesso pagando con la vita tale rifiuto. Questo gruppo ha da poco celebrato un altro ben più importante centenario, quello della presa di potere di Cristo Gesù quale Re del Regno di Dio nell’autunno dell’anno 1914, esattamente allo scadere delle profezie bibliche che lo additavano (cfr. il mio post del 3 settembre 2011, UNA STORIA FINITA – XXIII parte; https://gi1967.wordpress.com/2011/09/03/una-storia-finita-xxiii-parte/). Si, da 100 anni i Testimoni di Geova stanno annunciando in tutta la terra che nell’anno 1914 sono scaduti i “fissati tempi delle nazioni” o “i tempi dei gentili” (cfr. Luca 21:24), cioè il tempo concesso da Dio agli uomini ribelli per provare ad autogovernarsi, con risultati drammatici per tutta la razza umana, e che da quell’anno è iniziata l’invisibile seconda presenza di Cristo Gesù con la nascita del suo regno messianico.
Guai alla terra e al mare
Quell’avvenimento ha cambiato radicalmente sia la situazione nei cieli che sulla terra. L’apostolo Giovanni, che vide in una visione anticipata ciò che doveva accadere in quell’anno, così lo descrisse: “E scoppiò la guerra in cielo: Michele e i suoi angeli guerreggiarono contro il dragone, e il dragone e i suoi angeli guerreggiarono,ma esso non prevalse, né fu più trovato posto per loro in cielo.E il gran dragone fu scagliato, loriginale serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana, che svia lintera terra abitata; fu scagliato sulla terra, e i suoi angeli furono scagliati con lui.E udii nel cielo unalta voce dire: “Ora son venuti la salvezza e la potenza e il regno del nostro Dio e l’autorità del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, che li accusa giorno e notte dinanzi al nostro Dio! … Per questo motivo rallegratevi, o cieli e voi che risiedete in essi! Guai alla terra e al mare, perché il Diavolo è sceso a voi, avendo grande ira, sapendo che ha un breve periodo di tempo” (Rivelazione o Apocalisse 12:7-12). Il “Michele” qui citato non è altri che il Signore Gesù Cristo nel suo incarico di Re celeste (cfr. Daniele 12:1; Giuda 9). L’adempimento di questa visione si è avuto nell’anno 1914 allorché Gesù ricevette dal Padre pieni poteri per iniziare a governare. Infatti, quando tornò in cielo nella primavera del 33 A.D., quaranta giorni dopo la sua risurrezione, il Padre gli disse: “Siedi alla mia destra,finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi” (Atti 2:34,35); Gesù era quindi rimasto in attesa che arrivasse il tempo stabilito da Dio per iniziare ad assolvere il suo incarico di Re celeste. In base alla profezia e alla cronologia biblica quel tempo arrivò nell’autunno dell’anno 1914 (cfr. Ezechiele 4:6; 21:30-32; Daniele 4:10-23; Rivelazione o Apocalisse 12:1,5,6,14). La visione apocalittica ci rivela che la sua prima azione come governante celeste è stata quella di combattere contro Satana il Diavolo e i suoi demoni scacciandoli dal reame spirituale; questo evento ha portato molta gioia in cielo tra gli angeli fedeli. Ma l’attività satanica da allora si è concentrata alla sfera terrestre e questo ha significato per la terra e la razza umana un periodo di tempo pieno di guai. Tali guai sono quelli che profetizzò Gesù e riportati nei vangeli di Matteo al capitolo 24, di Marco al capitolo 13, di Luca al capitolo 21 e dall’apostolo Giovanni nella stessa Rivelazione o Apocalisse al capitolo 6, dove vengono simboleggiati dai cavalieri sul cavallo rosso, sul cavallo nero e sul cavallo pallido: essi sono guerre, grandi terremoti, pestilenze e carestie “in un luogo dopo l’altro” e aumento dell’illegalità. Questi guai corrispondono al “segno” che gli apostoli chiesero per riconoscere il tempo della seconda “presenza” o “venuta” di Cristo (cfr. Matteo 24:3).

 Babilonia 2

egli uscì, vincendo …
Nel 1914, scaduti i “sette tempi” profetici di Daniele capitolo 4, Gesù, che fino ad allora era rimasto in attesa “alla destra” del Padre (cfr. Atti 2:34,35) ricevette pieni poteri per iniziare a governare. Egli è ben raffigurato dal cavaliere sul cavallo bianco descritto in Rivelazione o Apocalisse 6:2,3. Il suo primo atto da Re insediato fu quello di cacciare Satana e i suoi demoni dal reame spirituale. In cielo, tra gli angeli fedeli, ci fu grande allegrezza ma per la terra iniziò un periodo di “guai” come non ce ne sono mai stati fino ad allora, questi “guai” sono quelli descritti da Gesù nella sua profezia sul tempo della fine, cioè  guerre, grandi terremoti, pestilenze e carestie “in un luogo dopo l’altro” nonché uno smisurato aumento dell’illegalità (cfr. Matteo 24:6-12).
Cristo è forse diviso?
Nonostante tali evidenze molti, che pure si dichiarano “cristiani”, stanno ancora aspettando la seconda “venuta” di Cristo. Prendiamo, ad esempio, quello che generalmente credono i fedeli delle religioni rappresentate nell’evento in questione:
Gli avventisti, che devono il loro nome proprio al fatto che sono in attesa del secondo “avvento” di Cristo sulla terra in maniera visibile e mondiale, hanno tutta una loro teoria basata in gran parte sull’interpretazione letterale delle profezie bibliche, per cui negano che Cristo sia ora invisibilmente presente come Re celeste e aspettano ancora che egli scenda visibilmente dal cielo per prenderli e portarli con se in cielo dove dovranno stare per i successivi mille anni, al termine dei quali torneranno di nuovo tutti sulla terra insieme a Gesù. Non si comprende bene su chi, essi insieme a Cristo, regneranno durante quei mille anni (cfr. Rivelazione o Apocalisse 20:6) visto che credono che durante quel periodo la terra sarà letteralmente desolata e distrutta e in vista della creazione di una “nuova terra”. Uno strano via vai tra terra e cielo dato da un’errata interpretazione di profezie come quella di Atti 1:9-11; 1Tessalonicesi 4:13-17; 2 Pietro 3:7,10,13; Rivelazione o Apocalisse 1:7; 20:5.
In contrasto con tale interpretazione la Chiesa Cattolica insegna nel suo catechismo che Cristo regna già attraverso la Chiesa stessa ma, giacché tutte le cose di questo mondo non gli sono ancora sottomesse, il suo regno si concretizzerà nel pieno del suo splendore con la totale conversione degli Ebrei che dovrà avvenire in un tempo a noi sconosciuto ma da Dio già stabilito. Anche qui si interpretano erroneamente alla lettera certe profezie bibliche, come quella di Romani 11:25,26. Essa quindi rigetta l’idea di un futuro regno millenario intendendo il ritorno di Cristo solo come un tempo di giudizio per i vivi e per i morti che concluderà la storia del mondo.
La Chiesa Ortodossa invece insegna che la seconda venuta di Cristo sarà preceduta dalla manifestazione dell’“Anticristo”, che si crede sia un uomo investito di poteri da Satana per perseguitare la Chiesa (in questo l’insegnamento somiglia molto a quello cattolico), dopo di che giungerà improvvisamente dal cielo il Signore che radunerà tutto il genere umano a Gerusalemme, considerata il centro del mondo dove sono posti i troni per giudicare, lì le persone saranno trasformate in uno stato superiore incorruttibile e subiranno il giudizio: coloro che hanno fatto il bene partiranno per il Paradiso in cielo, guadagnando la vita eterna, mentre i peccatori andranno al supplizio eterno, e non ci sarà fine ai loro tormenti.
Infine i valdesi affermano che è volontà di Dio che tutti siano felici qui, in questa esistenza  terrena. Pertanto non ci sarà nessuna “fine del mondo” ma solo profondi cambiamenti che lo miglioreranno e lo renderanno di volta in volta più umano, al fine di realizzare quei “nuovi cieli e terra nuova” di cui si parla nelle Scritture. Perciò le parole profetiche di Gesù inerenti la sua venuta riportate nei vangeli (cfr. Matteo 24:29; Marco 13:25; Luca 21:25; Rivelazione o Apocalisse 6:13) non sono da prendere alla lettera, esse non annunciano calamità che colpiranno la terra e non ci sarà alcun terrore per gli uomini; secondo la loro interpretazione esse indicano in modo figurato la caduta di quei poteri, politici, economici e religiosi che si oppongono alla realizzazione del regno di Dio. Quindi credono che la storia dell’uomo continuerà ma il mondo cambierà aspetto: non c’è da temere alcuna apocalisse, ma solo da realizzarla. La rivelazione, dicono ancora, non parla di catastrofi spaventose che terrorizzano gli uomini, ma è l’annuncio che Dio sta sempre dalla parte degli oppressi e mai degli oppressori, dei perseguitati e mai dei persecutori. Da questo deriva la loro trasformazione della predicazione della buona notizia del Regno in un impegno politico e sociale volto al cambiamento e allo sviluppo della comunità mondiale.
Certo, c’è da chiedersi come potranno mettersi d’accordo sulla pace se sono così divisi dal punto di vista dottrinale! “Cristo è forse diviso?” scrisse l’apostolo Paolo (1Corinti 1:13, VR). Gesù infatti disse: “se un regno diviene diviso contro se stesso, tale regno non può durare” (Marco 3:24). I continui fallimenti di questi incontri interreligiosi per la pace ne sono la prova! … Scrisse sotto ispirazione divina il profeta Geremia: “cercano di sanare la frattura del mio popolo con leggerezza, dicendo: ‘C’è pace! C’è pace!’ quando non c’è nessuna pace” (Geremia 6:14).
quelli che hanno perspicacia comprenderanno
Ma quello che ora ci interessa sapere è perché i Testimoni di Geova, contrariamente a tutti gli altri “cristiani”, insistono sull’anno 1914 come l’anno del ritorno di Cristo e di inizio del suo Regno. Spesso si accusa questo gruppo religioso di indicare date della fine del mondo che poi non si avverano. Così sarebbe accaduto, ad esempio, nel 1914, nel 1925 o nel 1975, date ricorrenti nelle loro critiche. La maggior parte di tali accuse vengono da ex testimoni di Geova i quali, delusi per il mancato adempimento dell’evento che, a parer loro, sarebbe stato proclamato, se ne sono tornati nelle chiese di origine, certamente più permissive riguardo a certi comportamenti che non i TdG, ai quali è richiesta una condotta strettamente aderente alle alte norme morali contenute nelle Sacre Scritture. Una cosa è certa, il motivo per cui questi erano affluiti nelle file dei Testimoni: pensavano solo a salvare la pelle in vista della possibile fine! Nel loro cuore non c’era un sincero e genuino amore per Geova Dio, né apprezzamento per il provvedimento di riscatto da Lui disposto mediante il sacrificio di Cristo, né l’amore per la verità e la giustizia che deriva dal rispetto delle sue alte norme morali per cui, scampato il pericolo, sono tornati “a rivoltolarsi nel fango” delle menzogne religiose da cui erano stati lavati e, in molti casi addirittura a “mangiare e bere con gli ubriaconi inveterati”, i capi religiosi del cristianesimo apostata dai quali si erano allontanati, che sono ben felici di dare loro la visibilità che cercano per giustificare le loro cattive azioni o per soddisfare il loro desiderio di rivalsa (cfr. Matteo 24:48,49; 2Pietro 2:22). Purtroppo molte persone, in buona fede o meno, prendono per oro colato il veleno sputato da questi oltraggiatori e si fanno beffe del messaggio proclamato dai Testimoni di Geova! Ciò non desta alcuna sorpresa poiché nella sua Parola Dio ha fatto scrivere: “negli ultimi giorni verranno degli schernitori con i loro scherni, che procederanno secondo i propri desiderie diranno: Dov’è questa sua promessa presenza? Infatti, dal giorno che i nostri antenati si addormentarono nella morte, tutte le cose continuano esattamente come dal principio della creazione” (2Pietro 3:3,4).
Come ho già accennato nel mio precedente post, avvicinandosi il tempo dell’adempimento finale delle profezie riguardo al Regno ci fu, specialmente tra i fedeli delle chiese cosiddette “protestanti”, un fervente risveglio spirituale seguito da un ardente dibattito per cercare di capire “i tempi e le stagioni che il Padre ha posto nella propria autorità” (cfr. Atti 1:6,7). Che questo si verificasse era predetto nelle Scritture e adempiva le profezie; il profeta Daniele fu infatti spinto dallo spirito di Dio a scrivere: “in quanto a te, o Daniele, rendi segrete le parole e sigilla il libro, sino al tempo della fine. Molti lo scorreranno, e la vera conoscenza diverrà abbondante .. Molti si purificheranno e si imbiancheranno e saranno raffinati. E i malvagi di certo agiranno malvagiamente, e nessun malvagio comprenderà; ma quelli che hanno perspicacia comprenderanno” (Daniele 12:4,10). Tra coloro che indagarono nelle Scritture ci fu Charles Taze Russell, un giovane di Allegheny, in Pennsylvania (USA) il quale, riprendendo studi compiuti da altri studiosi delle Scritture, in particolare da Nelson H. Barbour membro di un gruppo di ispirazione avventista di Rochester in New York, si convinse che il 1914 era un anno segnato dalla profezia biblica. Così nell’ottobre del 1876 pubblicò sulla rivista Bible Examiner, edita da George Storrs, un altro sincero studioso della Parola di Dio, un articolo con il quale affermava che i “sette tempi” indicati nella profezia di Daniele capitolo quattro cfr. vv. 16,23,25) sarebbero finiti nell’anno 1914. Ciò che però Russell non aveva compreso è quello che sarebbe effettivamente accaduto in quell’anno. Lui e i suoi associati, ancora influenzati dal bagaglio di falsi insegnamenti ricevuti nel cristianesimo apostata che ancora si portavano dentro, si aspettavano che in quella data il Regno di Dio avrebbe ottenuto il pieno controllo universale e che essi sarebbero andati in cielo come dichiarato in 1Tessalonicesi 4:17.
Ma il 1914 passò e Russell e i suoi collaboratori erano ancora sula terra. Già 70 anni prima, nel 1844, la vana attesa del ritorno del Signore Gesù aveva fatto perdere la fede a molti seguaci di William Miller e a vari gruppi di avventisti. Sarebbe successo la stessa cosa anche agli Studenti Biblici legati a Russell? No! … non accadde nulla del genere! I “sette tempi” o i “tempi dei gentili” finirono effettivamente in quell’anno … tutt’oggi i Testimoni di Geova sono convinti di questo e lo dichiarano in tutta la terra, questa data non è mai stata cambiata! Ma in quel tempo fu chiaro che quegli Studenti Biblici, come allora si chiamavano i TdG, avevano ancora molto da imparare riguardo al significato del 1914. Come scrisse sotto ispirazione divina il saggio re Salomone: “il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito” (Proverbi 4:18). Quelli erano i primi albori della conoscenza delle verità che Dio aveva fatto scrivere nella sua Parola. Proprio come all’alba si possono appena notare i contorni delle cose a causa della scarsa luce, così con una limitata luce spirituale sull’argomento quegli Studenti Biblici videro le cose in modo incompleto e perfino inesatto. Ma, come avviene durante il giorno quando le cose diventano più chiare e visibili man mano che la luce solare aumenta, così più si avanza nel tempo, più ci si avvicina agli avvenimenti profetizzati e più la comprensione dello svolgimento dei propositi di Dio si è fatta più chiara.
Ad esempio, nel I secolo Gesù istruì i suoi fedeli apostoli e disse loro che egli sarebbe andato via, che sarebbe tornato dopo un lungo periodo di tempo e che li avrebbe portati a casa con sé nei cieli (cfr. Matteo 25:14-23; Giovanni 14:2,3). Nonostante tutto questo, però, gli apostoli erano convinti che il regno messianico sarebbe stato il regno di Davide ristabilito a Gerusalemme. Per questo chiesero al risuscitato Gesù: “Signore, ristabilirai in questo tempo il regno d’Israele?” Gesù, indicando che c’erano alcune cose che ancora non potevano capire, disse loro: “Non appartiene a voi d’acquistar conoscenza dei tempi o delle stagioni che il Padre ha posti nella propria autorità” (Atti 1:6,7). Inoltre, dopo che Gesù disse loro “mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino alla più distante parte della terra” (Atti 1:8) essi si limitarono a predicare ai giudei e ai samaritani, non comprendevano che sarebbero dovuti andare anche dagli incirconcisi gentili. Senza dubbio Geova tratteneva tale intendimento, poiché la profezia di Daniele diceva che il Messia avrebbe mantenuto in vigore il patto con i giudei per il resto della settantesima settimana (cfr. Daniele 9:24-27). Quando quella “settimana” finì, nel 36 d.C., Geova Dio inviò una visione all’apostolo Pietro con la quale corresse il suo modo di pensare riguardo agli incirconcisi gentili spingendolo ad andare a casa del centurione romano Cornelio per predicare la buona notizia riguardo a Cristo. Il centurione e la sua gente accettarono quella testimonianza, ricevettero lo spirito santo e vennero battezzati come discepoli di Gesù. Così si comprese che la via del regno dei cieli era aperta a persone di tutte le nazioni (cfr. Atti 10:9-43). Circa tredici anni dopo a motivo dell’afflusso di tali persone nella chiesa cristiana si dovette affrontare la questione della circoncisione e, ancora grazie all’aiuto dello spirito santo, quei discepoli capirono che, pur essendo necessario osservare certe norme di condotta, non occorreva che i gentili si circoncidessero e osservassero la legge mosaica per divenire cristiani (cfr. Atti 15:1–16:5). 53 anni dopo Gesù fece mettere per iscritto all’apostolo Giovanni una serie di visioni che rivelavano importanti aspetti circa il proposito di Dio; ad esempio fu indicato che 144.000 uomini e donne sarebbero stati comprati da tutte le nazioni per essere coeredi di Cristo Gesù in cielo, dove sarebbero stati re, sacerdoti e giudici nel regno messianico, il quale sarebbe durato mille anni (cfr. Rivelazione o apocalisse capitoli 7, 14 e 20). Quindi, sebbene fossero stati istruiti direttamente da Gesù, i suoi apostoli avevano una conoscenza e un intendimento incompleti della volontà di Dio e dovettero riaggiustare il loro intendimento man mano che osservavano e vivevano il graduale sviluppo dei propositi di Geova.
Qualcosa di simile è accaduto ai moderni discepoli di Gesù nel 1914 e poi ancora undici anni dopo, esattamente nel 1925, quando molti degli Studenti Biblici, peraltro basandosi su un errore nel calcolo cronologico indotto da una inesatta traduzione di Atti 13:19,20 nella King James Version, si aspettavano di nuovo di ricevere la ricompensa celeste insieme alla risurrezione dei fedeli uomini dell’antichità; in entrambe le occasioni fu necessario un aggiustamento dell’intendimento. Pertanto quell’anno sulla loro rivista “La Torre di Guardia” fu pubblicato un articolo intitolato “Nascita della nazione” con il quale si chiariva che il Regno messianico era stato istituito in cielo nel 1914, che allora Cristo aveva cominciato a regnare sul suo trono celeste e Satana era stato scagliato dal cielo nelle vicinanze della terra (cfr. Rivelazione o Apocalisse 12:7-10). Un successivo articolo poi diceva: “Molti dei cari santi pensavano che tutta l’opera fosse stata compiuta … Si rallegravano alla prova certa che il mondo era finito, che il regno dei cieli era vicino e che si avvicinava il giorno della loro liberazione. Ma avevano trascurato che si doveva fare qualche altra cosa. La buona notizia che avevano ricevuto doveva essere annunciata ad altri, perché Gesù aveva comandato: ‘Questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, in testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine’ (Matteo 24:14)”.
quale sarà il segno della tua presenza?
Grazie a questa maggior luce spirituale cominciarono a rendersi conto che vivevano negli “ultimi giorni” del vecchio sistema di cose, e questo sin dal 1914, ma che quell’anno era iniziata la “presenza” invisibile di Cristo e che ciò era avvenuto non perché fosse tornato in persona (anche se invisibile) sulla terra, come molti tuttora credono che avverrà, ma perché aveva rivolto l’attenzione verso la terra come Re al potere. Questa era la buona notizia che si doveva proclamare, la notizia che il Regno di Dio era già operante. Questo chiaro intendimento stimolò quei proclamatori del Regno a predicare sino alle più distanti parti della terra! Si, ora era chiaro perché nel 1914, nel 1925 o in qualsiasi altra data fosse venuta loro in mente, le loro aspettative non si erano realizzate: c’era una importante opera di testimonianza mondiale che si doveva compiere prima che venisse la fine!
Un maggiore chiarimento venne anche dall’attento esame del testo greco del Nuovo Testamento.
In Matteo 24:3 viene infatti riportata la domanda che gli apostoli fecero a Gesù: “Dicci: Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua presenza e del termine del sistema di cose?”. Il termine greco qui tradotto “presenza” è parousìa. Altre traduzioni però, come la Versione Riveduta, la CEI o la Diodati,  traducono il termine greco con “venuta” e questo ha dato origine all’espressione “seconda venuta” o “secondo avvento” di Cristo Gesù (essendo parousìa tradotto adventus nella Vulgata latina). Naturalmente secondo come il termine greco viene tradotto può cambiare anche il significato e questo ha aperto un acceso dibattito sull’argomento. La Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, edita dai Testimoni di Geova, traduce parousia con “presenza” ritenendolo in armonia col fatto che Gesù ha ricevuto pieni poteri nel 1914 e da quell’anno è presente come Re celeste, anche se in maniera invisibile. Per questo motivo si è attirata le critiche di tutti quei gruppi religiosi che invece sostengono la “venuta” in un momento ben definito nel tempo e in maniera carnale e visibile, come credono, ad esempio, gli avventisti. Come, allora devono intendersi le parole di Matteo?
C’è da notare che nei primi 23 capitoli del suo vangelo, Matteo usò più di 80 volte un comune termine greco, èrchomai, che viene tradotto “venire”; lo stesso fecero gli altri scrittori evangelici, come Luca e Giovanni. Ma al capitolo 24 Matteo usò una parola diversa, un sostantivo che non ricorre in nessun altro punto dei Vangeli: parousìa (cfr. vv. 3,27,37,39). Dato che fu Dio a ispirare la stesura della Bibbia, perché spinse Matteo a scegliere questa parola nei suindicati versetti? Il noto dizionario dei termini neotestamentari di William Edwy Vine, l’Expository Dictionary of New Testament Words, dice al riguardo: “PAROUSIA … let., presenza, para, con, e ousia, l’essere (da eimi, io sono) indica sia un arrivo che una successiva presenza. Per esempio, in una lettera papiracea una signora parla della necessità della sua parousia in un luogo al fine di occuparsi di faccende relative alla sua proprietà”. Secondo questo studioso, quindi, il termine parousia non si riferisce semplicemente al momento dell’arrivo, ma a una presenza che si estende dall’arrivo in poi. Il suo significato viene reso ancora più chiaro da altri versetti biblici in cui il termine viene usato: in Filippesi 2:12, per esempio, l’apostolo Paolo dice che i cristiani di Filippi dovevano essere ubbidienti “non solo durante la sua presenza [greco: parousìa], ma ora ancor più prontamente durante la sua assenza [ greco: apousìa]”. Così anche in 2Corinti 10:10,11 dopo aver menzionato chi diceva che “le sue lettere erano gravi e vigorose, ma la sua presenza [ greco: parousìa] personale era debole e la sua parola spregevole”, l’apostolo aggiunge: “Un tal uomo prenda questo in considerazione, che ciò che siamo a parole mediante lettere quando siamo assenti [greco: àpeimi], tali saremo anche nell’azione quando saremo presenti [greco: pàreimi]”.
Che la parousìa di Gesù non sia semplicemente una venuta momentanea seguita da una rapida partenza, ma sia piuttosto una presenza che si protrae per un periodo di tempo, è indicato anche dalle stesse parole di Gesù riportate in Matteo 24:37-39 e Luca 17:26-30. Qui la “presenza del Figlio dell’uomo” (o “i giorni del Figlio dell’uomo” nel Vangelo di Luca) è paragonata “ai giorni di Noè”. Gesù dunque non limita il paragone alla sola venuta del Diluvio come punto culminante durante i giorni di Noè, anche se spiega che la sua stessa “presenza” o i suoi stessi “giorni” vedranno un simile punto culminante. Poiché “i giorni di Noè” in effetti si protrassero per un periodo di anni, c’è ragione di ritenere che la predetta “presenza [o “giorni”] del Figlio dell’uomo” si sarebbe similmente protratta per un periodo di alcuni anni, culminando con la distruzione di coloro che non avrebbero approfittato dell’opportunità offerta loro di cercare scampo.
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Sebbene Gesù continua ad esser rappresentato dal cristianesimo apostata come un bambino indifeso, nel periodo natalizio, o come un uomo emaciato e morente, nel periodo pasquale, o sempre morto appeso a una croce, la Parola di Dio lo descrive oggi come un Re potente, seduto sul suo trono, e sta guidando la più grande opera di testimonianza mondiale che si stata mai compiuta. Quest’opera, che egli stesso aveva profetizzato come parte del “segno” della sua “presenza” (cfr. Matteo 24:3,14), ha lo scopo di annunciare a tutti gli abitanti della terra che nell’anno 1914 Gesù ha iniziato a regnare e perciò il sistema politico-economico e di falsa religione che Satana ha instaurato sulla terra è entrato nel suo “tempo della fine”. Partecipare a quest’opera identifica i veri discepoli di Gesù perché essi ubbidiscono al suo comando: “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo, 20insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose” (Matteo 28:19,20).
Che dire, infine, dell’altro aspetto della questione, cioè se la “presenza” o, che dir si voglia, la “venuta”, di Cristo deve essere visibile o invisibile? Molti cosiddetti “cristiani” come, ad esempio, gli avventisti, affermano che il ritorno di Cristo sarà chiaramente visibile per ogni abitante del nostro pianeta. A sostegno della loro tesi citano scritture come Matteo 24:30 che dice, tra l’altro: “allora tutte le tribù della terra si percuoteranno con lamenti, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con potenza e gran gloria” e Rivelazione o Apocalisse 1:7 dove è scritto: “Ecco, egli viene con le nubi, e ogni occhio lo vedrà, e quelli che lo trafissero; e tutte le tribù della terra si batteranno con dolore a causa di lui”. Naturalmente per sostenere che il ritorno di Cristo sarà visibile essi devono prendere alla lettera le parole citate in questi versetti, ma ciò è corretto?
Prendiamo ad esempio Matteo 24:30 che, citato per intero dice: “E allora il segno del Figlio dell’uomo apparirà nel cielo, e allora tutte le tribù della terra si percuoteranno con lamenti, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con potenza e gran gloria”. Si noti come ancora si parla del “segno del Figlio dell’uomo”. Queste parole fanno parte della risposta che Gesù diede alla domanda rivoltagli dagli apostoli: “Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?” (Matteo 24:3, VR). Il fatto che gli apostoli chiesero un “segno” della sua venuta, indica che essi non si aspettavano di rivederlo in carne e ossa o in qualche altro modo visibile; cercavano un “segno” che avrebbe fatto capire loro che era tornato. Questo è in armonia con le successive parole pronunciate da Gesù che disse: “Allora, se qualcuno vi dice: “Il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l’ho predetto. Se dunque vi dicono: “Eccolo, è nel deserto”, non v’andate; “Eccolo, è nelle stanze interne”, non lo credete” (Matteo 24:23-27). Al riguardo, nel 1864 il teologo Robert Govett si espresse in questi termini: “Questo aspetto mi sembra decisivo. Il fatto che sia stato dato un segno della Presenza mostra che essa è segreta. Non serve un segno per rivelare la presenza di qualcosa che si vede”.
Inoltre, l’espressione “vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con potenza e gran gloria” richiama alla nostra mente ciò che accadde quando Gesù tornò in cielo dopo la sua risurrezione. Il racconto di Atti infatti dice che: “mentre essi [gli apostoli] guardavano, fu innalzato e una nube lo nascose alla loro vista. E come guardavano fisso in cielo mentre egli se ne andava, ecco quindi che due uomini in vesti bianche stettero accanto a loro,e dissero: Uomini di Galilea, perché state a guardare in cielo? Questo Gesù che di fra voi è stato assunto in cielo verrà nella stessa maniera in cui lavete visto andare in cielo” (Atti 1:9-11). La nuvola indica “invisibilità”: per esempio quando Geova disse a Mosè “Ecco, io verrò a te in una fitta nuvola, affinché il popolo oda quando io parlerò con te, e ti presti fede per sempre” (Esodo 19:9) Mosè in effetti non vide Dio, tuttavia quella nuvola ne indicava l’invisibile presenza (cfr. Levitico 16:2; Numeri 11:25). Per questo gli angeli dissero: “perché state a guardare in cielo?”; in pratica quella nuvola lo rese invisibile ai loro occhi sebbene essi comprendessero che stava ascendendo al cielo. Poi gli angeli aggiunsero: “verrà nella stessa maniera in cui l’avete visto andare in cielo”; anche qui c’è da notare che gli angeli dissero che sarebbe tornato “nella stessa maniera” (greco tròpos) e non nella stessa forma (greco morfè) cioè con lo stesso corpo carnale che in precedenza aveva assunto per farsi riconoscere; e questo perché Gesù era ora uno spirito invisibile perché quando venne risuscitato Dio gli diede non più un corpo carnale ma spirituale (cfr. 1Corinti 15:44,45).
E che dire di Rivelazione o Apocalisse 1:7? È noto che il linguaggio usato in questo libro è del tutto simbolico; d’altra parte se dovessimo intenderlo alla lettera come sarebbe possibile che “ogni occhio lo vedrà, e quelli che lo trafissero”? Questi ultimi sono ormai morti da circa 2.000 anni, come potrebbero vederlo? E come si concilierebbe una interpretazione letterale di questo versetto con le parole dette da Gesù poco prima di essere messo a morte, allorché disse: “Ancora un po’, e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete”? (Giovanni 14:19). E in che modo i suoi discepoli lo avrebbero visto mentre il mondo non l’avrebbe più visto? … in 2Corinti 5:16 l’apostolo Paolo scrisse: “da ora in poi … se anche abbiamo conosciuto Cristo da un punto di vista umano, ora però non lo conosciamo più così” e l’apostolo Pietro aggiunse: “Cristo … Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito”, pertanto nessuno più avrebbe visto il Cristo con un corpo umano essendo egli ora una persona spirituale invisibile … D’altra parte, se Cristo venisse letteralmente sulle nubi, come potrebbe essere visto da “ogni occhio”? Se fosse visibile in Europa, non potrebbe certo essere contemporaneamente visibile in Australia e nella maggioranza degli altri paesi della terra …
il piccolo è divenuto mille
Per riassumere e quindi concludere, l’anno 1914 fu un anno segnato nella profezia biblica come l’anno in cui terminarono i “sette tempi” indicati da Daniele capitolo 4 o i “fissati tempi delle nazioni” o “i tempi dei gentili” menzionati da Gesù nella sua profezia sugli ultimi giorni (cfr. Luca 21:24). Con circa 40 anni in anticipo gli Studenti Biblici, come allora si chiamavano i Testimoni di Geova, indicarono quell’anno come l’anno in cui Cristo sarebbe tornato per assumere pieni poteri come Re celeste. Questa data, ad onta di quello che dicono i loro detrattori, non è stata mai cambiata e tutt’oggi i TdG la indicano come data di inizio del Regno di Cristo e del tempo della fine! Da allora l’intendimento delle profezie bibliche è divenuto sempre più chiaro e completo il che ha permesso loro di correggere vedute inesatte, come quella di andare in cielo in quello stesso anno. Questi malintesi, peraltro, hanno permesso anche un raffinamento della fede di molti perché quelli che non avevano un buon motivo per schierarsi dalla parte del Regno, cioè l’amore per Geova Dio e l’apprezzamento per i suoi provvedimenti per la salvezza, delusi nelle loro egoistiche aspettative si sono allontanati tornando alle loro false speranze di origine. Mentre quelli che hanno compreso sia il senso delle parole profetiche di Proverbi 4:19 che di Matteo 24.14 hanno iniziato a predicare in tutta la terra la “buona notizia” che il Regno di Dio era stato stabilito in cielo. Quest’opera è la parte più importante dell’adempimento del “segno” che Gesù diede per riconoscere il tempo del suo invisibile ritorno e della fine del presente sistema di cose. Geova Dio ha benedetto tale opera perché da uno sparuto numero che erano nel 1914 i suoi “testimoni” oggi sono milioni e milioni di persone raccolte da “ogni nazione e tribù e popolo e lingua” così che “il piccolo è divenuto mille, e l’esiguo una nazione potente” (cfr. Isaia 43:10; 60:22).
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… e per completare la sua vittoria
Tra breve “il cavaliere sul cavallo bianco”, l’intronizzato Re Cristo Gesù, completerà la sua vittoria sul principale nemico di Dio, Satana il Diavolo. Alla testa di un esercito di potenti angeli egli distruggerà l’intero sistema religioso, politico, militare e commerciale di Satana sulla terra. Allora si adempirà completamente la preghiera del Padrenostro che dice: “Venga il tuo regno. Si compia la tua volontà, come in cielo, anche sulla terra”! (cfr. Matteo 6:10) La Parola di Dio però assicura che “una grande folla” di persone sopravvivrà a questa distruzione mondiale e continuerà a vivere per sempre su una terra trasformata in un paradiso (cfr. Salmo 37:29). La visione apocalittica vede queste persone “dinanzi al trono di Dio; e gli rendono sacro servizio giorno e notte nel suo tempio” (cfr. Rivelazione o Apocalisse 7:13-17), si sono tutte quelle persone che già oggi riconoscono la “presenza” regale di Cristo e si sottomettono al suo Regno proclamandolo in tutta la terra.
Quando Geova Dio riterrà che la “buona notizia del regno” sarà stata “predicata in tutta la terra abitata” dice la profezia: “allora verrà la fine” (Matteo 24:14). Tutti vorremmo sapere quando … Gesù disse ai suoi discepoli che l’adempimento del “segno” che li avrebbe aiutati a capire che era “presente” come Re celeste si sarebbe verificato nell’arco di una “generazione” (cfr. Luca 21:31,32). Quanto dura quella “generazione”? … nessuno è in grado di indicarlo con esattezza (cfr. Matteo 24:36), comunque deve trattarsi di un limitato periodo di tempo, non di un tempo lunghissimo. Dall’anno 1914 sono ormai trascorsi più di 100 anni, sebbene noi non conosciamo “quel giorno e quell’ora”, come disse ancora l’apostolo Paolo: “conosciamo il tempo” (cfr. Romani 13:11). L’adempimento delle profezie bibliche ci fanno conoscere che noi stiamo vivendo negli “ultimi giorni” perciò non possiamo fare a meno di giungere all’evidente conclusione che siamo davvero molto vicini alla fine di questo sistema di cose satanico. Presto Cristo, già uscito vittorioso nel 1914 cacciando Satana e i suoi demoni dai cieli, completerà la sua vittoria ripulendo anche la terra dalla presenza di Satana, dei suoi demoni e di tutti i loro scagnozzi terreni, politici e religiosi, adempiendo in tal modo la preghiera del Padrenostro che dice: “Venga il tuo regno. Si compia la tua volontà, come in cielo, anche sulla terra”! (cfr. Matteo 6:10; Rivelazione o Apocalisse 6:2; 16:14,16; 19:19-21). Questo, dunque, è il tempo di decidersi da quale parte stare nella contesa del dominio della terra: continueremo a confidare nei governi umani di ispirazione satanica, confidando nei loro vani sforzi di portare la pace sulla terra, come fanno le chiese del cristianesimo apostata (cfr. Matteo 4:8,9; Giacomo 4:4) o ci sottometteremo a Cristo Gesù riconoscendo la sua presenza come insediato Re celeste? …  Milioni di persone in tutta la terra già lo stanno facendo, che dire di noi? … …

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Nota – Tutte le scritture citate in questo post sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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