VENGA IL TUO REGNO – XI

“QUESTA BUONA NOTIZIA DEL REGNO SARÀ PREDICATA IN TUTTA LA TERRA ABITATA, IN TESTIMONIANZA A TUTTE LE NAZIONI, E ALLORA VERRÀ LA FINE”

Matteo 24:14

 Anteprima
Secondo uno studio condotto presso il Religious Experience Research Centre (Centro di Ricerca sull’esperienza religiosa) dell’University of Wales Trinity Saint David  – Lampeter, Ceredigion, UK, circa l’86 per cento della popolazione mondiale appartiene a una confessione religiosa (da: The Spiritual Nature of Man di Alister Hardy). Dallo studio è emerso che i credenti appartengono a 19 religioni principali, e che quelli che si professano cristiani appartengono a qualcosa come 37.000 diverse denominazioni. Molto spesso quelli che affermano di essere cristiani credono in cose diverse tra loro, addirittura in aperta contraddizione; ci si chiede, pertanto, se il Dio in cui professano di credere accetta tutti questi diversi modi di adorarlo.
Le varie denominazioni “cristiane”, per differenziarsi le une dalle altre, si sono date dei segni “distintivi” che in genere rispecchiano una loro caratteristica peculiare che esse ritengono importante per essere identificate quale religione approvata da Cristo e dal Padre. Ad esempio la più numerosa di esse si chiama Chiesa Cattolica Apostolica Romana, dalla parola greca katholikòs, che significa “universale”, perché ha la pretesa di essere formata da “tutte le nazioni della terra”, e “apostolica romana” perché riconosce il primato di autorità al vescovo di Roma, in quanto successore dell’apostolo Pietro sulla cattedra di Roma; la Chiesa Ortodossa trae il suo nome dal concetto “di corretta opinione” (ortodossia) perché ritiene che solo al proprio interno, quindi in via esclusiva, sussista la continuità della Chiesa universale fondata da Gesù Cristo; i movimenti Carismatici e Pentecostali si definiscono così perché fanno riferimento a ciò che accadde alla Pentecoste del 33 d.C. quando lo spirito santo di Dio scese sui discepoli di Gesù dotandoli di poteri miracolosi, dono che i fedeli di questi movimenti credono di ricevere tutt’ora; la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno trae il suo nome dal fatto che è in aspettativa di una seconda venuta di Gesù nella carne e dall’osservanza del sabato come giorno di riposo settimanale; la Chiesa Evangelica Luterana deve il suo nome a colui che diede vita alla Riforma protestante, Martin Lutero, e sostiene la dottrina della “giustificazione per fede” la quale stabilisce che il favore di Dio non è qualcosa che si può guadagnare con le proprie opere, ma viene concesso per immeritata benignità a coloro che manifestano fede in Cristo i quali, una volta dichiarata tale fede, vengono salvati ab aeterno, cioè per sempre; la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha come assunto fondamentale l’accettazione di un secondo libro sacro oltre la Bibbia, il Libro di Mormon, in base al quale i suoi fedeli, chiamati anche Mormoni, credono che il vero cristianesimo, andato perduto dopo la morte degli apostoli, è stato ripristinato in tempi moderni da Joseph Smith, il loro fondatore; le Chiese Riformate, che si ispirano all’altro riformatore protestante, Giovanni Calvino, hanno come dogma principale quello della “Elezione incondizionata” o della “Predestinazione” secondo cui solo un numero limitato di persone è stato da Dio destinato alla salvezza, dogma che di fatto, annulla il princìpio del “libero arbitrio” delle creature umane sancito dalla Parola di Dio (cfr. Deuteronomio 30:19,29); e così via …
Va da se che in una questione così rilevante non è possibile farsi guidare semplicemente dai propri sentimenti o dalle proprie opinioni. Logicamente, dobbiamo scoprire qual è il punto di vista di Dio, e quali, tra i tanti, egli considera veri suoi adoratori. Chi afferma di essere cristiano ha una sola maniera per scoprire se il suo modo di adorare Dio è da Lui approvato: rivolgersi alla sua Parola scritta, la Bibbia. Perché? Il figlio stesso di Dio, Cristo Gesù, disse: “La tua parola è verità” (Giovanni 17:17). La Bibbia è l’unica fonte di verità per conoscere il punto di vista di Dio e la sua volontà. Un suo ispirato scrittore infatti dichiarò: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere” (2Timoteo 3:16).
Poiché il termine “cristiano” ha un preciso significato etimologico in quanto deriva da Cristo, può definirsi tale solo chi segue le orme di Cristo e ubbidisce ai suoi comandi. Ad esempio, Gesù stesso in una occasione disse: “Continuate a portare molto frutto e dimostratevi miei discepoli” (Giovanni 15:8). Pronunciò queste parole nell’ambito di una illustrazione che fece ai suoi fedeli discepoli la sera prima di morire. Nell’illustrazione Gesù si paragonò ad una vite e disse che il Padre era il Coltivatore. I tralci rappresentavano i suoi discepoli i quali furono incoraggiati a “portare molto frutto” altrimenti sarebbero stati recisi, cioè sarebbero stati squalificati come suoi discepoli o come “cristiani”. Cos’era il frutto che dovevano portare? Lo spiegò bene un fedele apostolo, Paolo, il quale fu ispirato a scrivere: “offriamo sempre a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra” (Ebrei 3:15). In un’altra delle sue ispirate lettere lo stesso apostolo, applicando a Cristo il Salmo 116:10, scrisse: “siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, secondo ciò che è scritto: “Ho esercitato fede, perciò ho parlato”, anche noi esercitiamo fede e perciò parliamo”. Cristo impiegò i suoi tre anni e mezzo di ministero terreno a “parlare”, cioè a dichiarare ad altri la “buona notizia del regno” (cfr. Giovanni 18:37). Prima di tornare in cielo, dopo la sua morte e risurrezione, comandò ai suoi discepoli di fare altrettanto, dicendo loro “mi sarete testimoni … fino alla più distante parte della terra” e quindi disse come dovevano farlo “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni … insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato” (Matteo 28:19,20; Atti 1:8). Poi, nella sua profezia sul tempo della fine, indicò quale sarebbe stata l’opera più importante da compiere, dicendo: “questa buona notizia del regno sarà predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza a tutte le nazioni” (Matteo 24:14). Partecipare a questa grande opera di testimonianza avrebbe fornito la prova che si era veramente discepoli di Gesù. Questa sarebbe stata la caratteristica distintiva dei veri cristiani. La storia biblica dimostra che i cristiani del I secolo, si impegnarono con tutte le loro forze per ubbidire al comando di Cristo di rendere testimonianza “fino alla più distante parte della terra”. Quale, dunque, delle tante denominazioni “cristiane” oggi esistenti si sta distinguendo per compiere questa stessa opera? …

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Nella primavera del 33 A.D. si verificarono avvenimenti che segnarono la storia dei rapporti di Dio con le sue creature umane. Il quattordicesimo giorno del primo mese del calendario sacro degli ebrei, il mese di Nisan (o Abib), Gesù, il “seme” della promessa edenica (cfr. Genesi 3:15) venne giustiziato dai soldati romani a causa dell’accusa mossagli dai suoi stessi connazionali che dissero al governatore Ponzio Pilato: “Abbiamo trovato quest’uomo a sovvertire la nostra nazione, proibendo di pagare le tasse a Cesare e dicendo che egli stesso è Cristo re” (Luca 23:2). Per istigare i Romani a giustiziarlo, quegli accusatori dissero anche: “Noi abbiamo una legge, e secondo la legge egli deve morire, perché si è fatto figlio di Dio” (Giovanni 19:7). Quest’ultima accusa è molto significativa, come vedremo, nel prosieguo di questa trattazione. Comunque tre giorni dopo la sua morte, il 16 Nisan, Gesù fu riportato in vita dal suo Padre celeste, Geova Dio e nei giorni successivi si mostrò ripetute volte ai suoi fedeli discepoli che divennero in tal modo testimoni della sua risurrezione (cfr. Atti 1:22).
sarete testimoni … fino alla più distante parte della terra
Trascorsi quaranta giorni da che era stato risuscitato, esattamente il venticinquesimo giorno del mese lunare di Iyar (o Ziv), il secondo del calendario sacro ebraico, Gesù si ritrovò con i suoi fedeli discepoli su un famoso monte a est di Gerusalemme, il monte degli Ulivi. Quel giorno stava per congedarsi dai suoi discepoli per tornare nel reame celeste da dove era disceso trentatre anni e mezzo prima per svolgere un incarico di vitale importanza affidatogli dal Padre che, a tal fine, aveva miracolosamente trasferito la sua vita nel seno di una vergine giudea, Maria di Nazareth. Ciò che accadde in quel giorno rappresentò uno dei momenti più commoventi della storia umana. Il “figlio di Dio” stava per lasciare i suoi seguaci sulla terra e non sarebbe più stato visibile in carne ed ossa, come lui stesso aveva affermato in una precedente occasione dicendo: “Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più” (Giovanni 14:19); anche questa, come vedremo, fu una dichiarazione molto significativa. Nello svolgersi degli avvenimenti c’era tempo solo per un’ultima domanda, per un’ultima risposta. Su quale argomento? Ci interessa saperlo perché quell’ultima conversazione avrebbe influito sui seguaci di Cristo da allora fino al termine dell’attuale sistema di cose!
L’ultima domanda che i discepoli rivolsero a Gesù fu: “Signore, ristabilirai in questo tempo il regno d’Israele?” (Atti 1:6). Non ci è dato di sapere con certezza quali fossero gli esatti motivi per cui fecero questa domanda e quali fossero le loro aspettative, ma una cosa è certa: essi volevano sapere quando si sarebbero realizzati i propositi di Dio riguardanti il Regno che era stato al centro del ministero terreno di Gesù (cfr. Matteo 4:17; 10:7). La risposta che ricevettero fu questa: “Non appartiene a voi d’acquistar conoscenza dei tempi o delle stagioni che il Padre ha posti nella propria autorità” (v. 7). Si, con tatto ma con fermezza Gesù disse che non era compito loro preoccuparsi di stabilire il tempo in cui dovevano svolgersi i propositi di Geova confermando così ciò che aveva già detto qualche giorno prima di essere messo a morte nella profezia circa il termine del sistema di cose: “In quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno sa, né gli angeli dei cieli né il Figlio, ma solo il Padre” (Matteo 24:36). Poi proseguì indicando loro ciò di cui avrebbero dovuto da allora in poi interessarsi: “riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino alla più distante parte della terra” (v. 8). Dovevano essere testimoni cristiani prima in Gerusalemme, dove intanto era stato detto loro di rimanere (cfr. Atti 1:4), quindi in tutta la Giudea e la Samaria e, in ultimo, “fino alla più distante parte della terra”. A tale scopo avrebbero ricevuto “potenza” mediante lo spirito santo.
Alcuni che si dichiarano “cristiani” leggono queste parole in chiave trinitaria per sostenere che lo spirito santo è una persona, la terza di una fantomatica trinità mai insegnata dalla Bibbia, una interpretazione che ha fatto perdere loro il vero senso del messaggio che Gesù intese dare ai suoi discepoli. Il successivo adempimento di queste parole è indicativo per capire la vera natura e lo scopo del promesso invio dello spirito santo. In Atti 2:1-4 si legge: “Or mentre era in corso il giorno della festa della Pentecoste, erano tutti insieme nello stesso luogo,e improvvisamente si fece dal cielo un rumore proprio come quello di una forte brezza che soffia, e riempì tutta la casa in cui erano seduti.E divennero loro visibili lingue come di fuoco che si distribuirono, posandosi una su ciascuno di loro,e furono tutti pieni di spirito santo e cominciarono a parlare diverse lingue, come lo spirito concedeva loro di esprimersi”. Ci si chiede, infatti, se lo spirito santo fosse stato una persona, la terza di un dio trinitario, come poté “riempire” le 120 persone che quel giorno erano lì radunate?
Un illustre biblista, Frederick F. Bruce, professore di critica ed esegesi biblica all’Università di Manchester, in Inghilterra, commentando il racconto di Atti ha affermato: “Come Gesù stesso era stato unto al battesimo con Spirito Santo e potenza, così i Suoi seguaci dovevano ora essere similmente unti e messi in grado di continuare la Sua opera. Quest’opera sarebbe stata un’opera di testimonianza, tema importante della predicazione apostolica in tutto il libro degli Atti (cfr. capp. 2:32; 3:15; 5:32; 10:39; 13:31; 22:15, ecc.). Un profeta del Vecchio Testamento aveva invitato Israele a essere testimoni di Dio nel mondo (Isa. 43:10; 44:8); il compito che Israele come nazione non aveva adempiuto fu assunto da Gesù, il perfetto Servo del Signore, e da lui trasmesso ai Suoi discepoli”. Si, questa fu la corretta interpretazione che quei fedeli discepoli diedero alle parole di Gesù; nessuno di loro si aspettò di vedere arrivare una terza persona, parte di un dio trino, ma tutti essi compresero che Gesù stava affidando loro un importante incarico per assolvere il quale avrebbero avuto bisogno di speciale “potenza”, quella che la forza attiva di Geova Dio, lo spirito santo, avrebbe infuso loro.
avete empito Gerusalemme del vostro insegnamento
Erano passati appena dieci giorni dalla promessa di Gesù di inviare loro il “soccorritore”, lo spirito santo (cfr. Giovanni 14:16; Luca 24:49) e migliaia di giudei e loro proseliti provenienti da varie regioni dell’impero romano si erano radunati a Gerusalemme per celebrare la festa della Pentecoste. Come Gesù aveva detto loro di fare, anche i discepoli di Gesù, circa 120, erano rimasti nella città ed erano riuniti in “una stanza superiore”. Per le strade di Gerusalemme c’era grande fermento già dalle prime ore del giorno. Alla “terza ora”, cioè verso le nove del mattino, improvvisamente si sentì dal cielo “un rumore proprio come quello di una forte brezza che soffia”, poi apparvero lingue come di fuoco che si posarono una su ciascun discepolo “e furono tutti pieni di spirito santo e cominciarono a parlare diverse lingue”. Immediatamente quei fedeli discepoli iniziarono ad adempiere quel prezioso incarico dando una estesa testimonianza a tutti i presenti.
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la moltitudine si riunì e fu perplessa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua.In realtà, erano stupiti e si meravigliavano, dicendo: Ecco, tutti questi che parlano sono galilei, non è vero? E come mai udiamo ciascuno la nostra propria lingua nella quale siamo nati?” – Atti 2:6-8
Lo spirito santo diede loro la capacità di esprimersi nelle varie lingue parlate dalla gente confluita a Gerusalemme, e non le lingue incomprensibili che hanno oggi la pretesa di parlare vari gruppi carismatici e pentecostali, così che tutti potessero ascoltare la testimonianza relativa al Regno nella propria lingua e come risultato circa tremila persone divennero a loro volta discepoli di Gesù attestando la loro scelta con il battesimo in acqua (cfr. Atti 2:5-11,41). Più tardi, nel pomeriggio dello stesso giorno verso le tre, o alla “nona ora”, gli apostoli Pietro e Giovanni si recarono nel tempio  dove stavano affluendo tutte le persone per le preghiere della sera; in mezzo a quella folla di sicuro c’erano alcuni di quelli che poco tempo prima avevano chiesto a gran voce che Gesù fosse messo a morte, ma i due non ne erano intimoriti. L’apostolo Pietro prese la parola condannando senza mezzi termini la complicità della folla nell’uccisione di Cristo, tuttavia non covava alcun rancore, perché sapeva che quegli uomini avevano “agito per ignoranza”. Egli si rivolse loro chiamandoli fratelli e diresse l’attenzione sugli aspetti positivi del messaggio del Regno dicendo loro che se si fossero pentiti e avessero riposto fede in Cristo, sarebbero venute per loro “stagioni di ristoro” da Geova (cfr. Atti 3:11-26). Come risultato altre cinquemila persone credettero e furono a loro volta battezzati come discepoli di Gesù (cfr. Atti 4:4). Che miracoloso inizio per la nuova chiesa cristiana grazie alla “potenza” infusa in quel piccolo iniziale numero di discepoli dallo spirito santo!
Naturalmente tutta quella testimonianza infastidì il Sinedrio giudaico, composto da quegli stessi uomini che con le loro false accuse avevano provocato l’arresto e la morte di Gesù. Questi intimarono minacciosamente a quei fedeli cristiani “di non parlare più a nessun uomo in base a questo nome”. Rispettosamente essi risposero: “Non possiamo smettere di parlare delle cose che abbiamo viste e udite” (Atti 4:18-20). Quei discepoli continuarono a dare testimonianza e per questo furono imprigionati; liberati miracolosamente dall’angelo di Dio durante la notte, “entrarono all’alba nel tempio e insegnavano” (cfr. Atti 5:17-21). Vennero nuovamente arrestati e “il sommo sacerdote li interrogò, dicendo: ‘Noi vi abbiamo positivamente ordinato di non continuare a insegnare in base a questo nome, eppure, ecco, avete empito Gerusalemme del vostro insegnamento’” confermando così che quei primi cristiani stavano fedelmente adempiendo la prima fase dell’incarico dato loro da Cristo. Agivano come suoi zelanti testimoni “in Gerusalemme” (Atti 5:27, 28). Dopo essere stati fustigati e ammoniti di non continuare a predicare, lungi dall’esser scoraggiati “ogni giorno, nel tempio e di casa in casa, continuavano senza posa a insegnare e a dichiarare la buona notizia intorno al Cristo, Gesù” (Atti 5:40-42). Ecco in che modo, pur essendo relativamente pochi, erano riusciti a “empire Gerusalemme del loro insegnamento”. Il metodo da essi adottato, fu lo stesso lo stesso del loro grande maestro Cristo Gesù, cioè predicavano “ogni giorno, nel tempio e di casa in casa”, ed ebbe splendidi risultati perché, com’è ancora scritto: “la parola di Dio cresceva, e il numero dei discepoli si moltiplicava moltissimo in Gerusalemme” (Atti 6:7). Indubbiamente quel tipo di opera aveva l’approvazione di Geova Dio e del suo Figlio Gesù!
ogni giorno, nel tempio e di casa in casa, continuavano senza posa a insegnare e a dichiarare la buona notizia

Predicazione 7

quella buona notizia … è stata predicata in tutta la creazione che è sotto il cielo
Ma non si fermarono lì, poiché Gesù aveva loro detto che dovevano essere suoi testimoni anche “in tutta la Giudea e la Samaria”. Quando, infatti, l’opposizione alla loro testimonianza in Gerusalemme raggiunse l’apice con l’assassinio di Stefano, episodio che mise in moto un’ondata di persecuzione contro di loro, li costrinse ad allontanarsi dalla città disperdendosi in tutte le regioni della Giudea e della Samaria. E cosa fecero in quelle zone? “Andarono per il paese dichiarando la buona notizia della parola”. Anche qui il racconto dice che “in tutta la Giudea e la Galilea e la Samaria la congregazione entrò in un periodo di pace, essendo edificata; e mentre camminava nel timore di Geova e nel conforto dello spirito santo, si moltiplicava” (Atti 8:1,4; 9:31). Ma l’incarico dato loro da Gesù doveva avere ancora una più vasta portata, “fino alla più distante parte della terra”. Quei giudei e proseliti che si erano convertiti il giorno di Pentecoste erano venuti da luoghi lontani, come la terra dei Parti, la Media, Elam e la Mesopotamia (gli attuali Iran e Iraq), l’Asia Minore (l’attuale Turchia), l’Africa settentrionale e l’Italia per cui, dopo la festa tornarono nei paesi di origine (cfr. Atti 2:8-11). Inoltre quelli che erano stati dispersi dopo la lapidazione di Stefano andarono fino in Fenicia e in Cipro e in Antiochia [di Siria]. Tutti questi diedero senza dubbio testimonianza circa il nome di Cristo, anche se si limitarono a predicare solo ai giudei che vivevano in quelle zone (cfr. Atti 11:19).
Pertanto, quando nel 36 d.C. mediante la conversione del centurione romano Cornelio e della sua famiglia le porte della chiesa cristiana furono aperte anche ai cosiddetti “gentili”, il terreno era fertile perché si cominciasse a dare testimonianza a genti di tutte le nazioni (cfr. Atti 10:34,35). In quel tempo la città di Antiochia, in Siria, aveva un ruolo chiave nei traffici economici e nella vita sociale dell’immenso impero romano: dopo Roma e Alessandria in Egitto era considerata la terza città dell’impero. Lì alcuni cristiani provenienti da Cipro e Cirene (in Africa) diedero testimonianza a persone di lingua greca, la lingua universale allora parlata, e molti di questi divennero credenti (cfr. Atti 11:20,21). A seguito di ciò l’apostolo Paolo e Barnaba, un giudeo di lingua greca di Cipro, furono inviati in quella città dalla “congregazione che era a Gerusalemme”, che evidentemente prendeva la direttiva di quell’opera, perché si prendessero cura di quelle persone. Per una decina d’anni, quindi, Antiochia di Siria fu il punto di partenza di un’intensa attività missionaria, compiuta sotto la guida dello spirito santo e fu lì “che per la prima volta i discepoli furono per divina provvidenza chiamati cristiani” (Atti 11:22-26). Il risultato di tutta quell’attività di predicazione fu riassunto circa trent’anni dopo il giorno di Pentecoste del 33 d.C. dallo stesso apostolo Paolo che nel 61 d.C. scrisse in una delle sue lettere: “quella buona notizia che avete udito … è stata predicata in tutta la creazione che è sotto il cielo” (Colossesi 1:23). Si, quei primi cristiani adempirono con zelo l’incarico affidato loro da Gesù di dare testimonianza “in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino alla più distante parte della terra”. Per quel motivo era stata data loro speciale “potenza” con l’invio dello spirito santo, la forza attiva di Geova Dio, ed essi potevano a pieno titolo essere definiti “cristiani” poiché seguivano la strada tracciata dal loro Maestro!
Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni
Comunque l’incarico dato da Gesù di essergli testimoni “fino alla più distante parte della terra” aveva una portata molto più ampia. Gesù stesso aveva predetto che doveva estendersi oltre il periodo apostolico, arrivando fino al “termine del sistema di cose”. Le sue parole profetiche riportate in Matteo 24:14 dicevano infatti: “E questa buona notizia del regno sarà predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza a tutte le nazioni; e allora verrà la fine”. A tal fine promise ai suoi discepoli: “ecco, io sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose”. Noi oggi stiamo vivendo in questo periodo finale: la profezia e la cronologia biblica additano l’anno 1914 come l’anno di inizio del tempo della fine (cfr. i miei post del 9 settembre e 1 ottobre 2011 – UNA STORIA FINITA – XXIII e XXIV parte:
https://gi1967.wordpress.com/2011/09/03/una-storia-finita-xxiii-parte/; https://gi1967.wordpress.com/2011/10/01/una-storia-finita-xxiv-parte/).
Chi in questo tempo ha raccolto l’invito di Cristo di essergli testimone “fino agli estremi confini della terra”? Partecipare o no a questa importante opera comandata dal “capo” della chiesa cristiana, Gesù, costituisce la linea di demarcazione tra i veri e i falsi cristiani. Molti sedicenti cristiani pensano che per essere veri discepoli di Gesù sia sufficiente frequentare regolarmente le funzioni religiose delle rispettive chiese, far risplendere la propria luce semplicemente con una vita onesta basata su sani principi, non solo morali ma perfino alimentari, come nel caso dei fedeli di alcune chiese salutiste, impegnarsi in opere sociali, come la costruzione di scuole, ospedali ed altre strutture di pubblica utilità e dando occasionalmente testimonianza se e quando se ne presenta l’opportunità. È veramente questo che Cristo vuole dai suoi discepoli? Non che alcune di tali opere non siano meritorie, ma fu questo che Gesù richiese ai suoi discepoli?
Come si sarebbe potuto dare testimonianza “fino alla più distante parte della terra” se i primi cristiani se ne fossero stati in casa propria, limitandosi a condurre una vita onesta, o se avessero profuso il loro impegno in progetti sociali? Per poter ‘fare discepoli di persone di tutte le nazioni’ bisognava innanzi tutto ubbidire al comando “ANDATE!” Gesù diede questo comando a tutti i suoi fedeli discepoli dicendo: “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo,insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose” (Matteo 28:19,20). Sì, quei discepoli dovettero uscire per dare testimonianza “di casa in casa” e nei luoghi pubblici, nei “luoghi di mercato” o “nelle vie” (cfr.; Atti 5:42; 17:17; 20:20). Questo è ciò che Cristo comandò a tutti i suoi seguaci di fare, non disse loro che dovevano costruire scuole, ospedali o altre opere né di vivere la propria fede standosene comodamente seduti in casa o di osservare alcune regole alimentari! … Chi, dunque, oggi, in questo tempo della fine, sta veramente ubbidendo al comando di Cristo? … pensateci … se qualcuno bussa alla porta della vostra casa, o vi ferma per strada per parlarvi del Regno di Dio, a chi pensate? … a un cattolico? … a un ortodosso? … a un pentecostale? … a un avventista? … a qualche altro fedele delle tante denominazioni evangeliche forse? … o vi viene subito in mente che si tratta di un Testimone di Geova? …
non mi sono trattenuto … dall’insegnarvi pubblicamente e di casa in casa
Alla fine della I Guerra Mondiale, subito dopo esser stati liberati dalla prigione a cui erano stati condannati per essersi rifiutati di appoggiare lo sforzo bellico, il gruppo direttivo dell’organizzazione mondiale dei Testimoni di Geova, esattamente come avevano fatto gli apostoli nel I secolo dopo esser usciti di prigione, lanciò a tutti i fedeli il grido “Annunciate, annunciate, annunciate il Re e il suo regno”! Successivamente pubblicarono sulla rivista La Torre di Guardia un articolo che diceva: “Questa buona notizia riguarda la fine del vecchio ordine di cose e l’istituzione del regno del Messia … Sembra che ora sia il tempo in cui proclamare per lungo e per largo nella cristianità questa buona notizia”. Da allora milioni di persone si sono offerte volenterosamente di proclamare la buona notizia del Regno; con quale metodo? … Ricordate in che modo lo fecero i cristiani del I secolo? … Andando a cercare le persone “di casa in casa” e nei luoghi pubblici, nei “luoghi di mercato” o “nelle vie”. Così ai fedeli discepoli di Gesù dei nostri giorni fu detto che la loro doveva essere “un’opera di setacciamento di casa in casa con il messaggio del Regno, per proclamare il giorno di vendetta del nostro Dio e confortare quelli che fanno lutto”. Tutt’oggi l’opera “di casa in casa” resta il metodo di predicazione per eccellenza dei veri cristiani perché permette loro di contattare ogni singolo individuo per dargli personale assistenza spirituale e aiutarlo a conoscere le verità del Regno. Tuttavia i Testimoni di Geova si sono avvalsi di ogni metodo utile per diffondere il messaggio del Regno a livello mondiale, spesso precorrendo i tempi e la tecnologia. Negli anni immediatamente successivi alla I Guerra Mondiale hanno usato il cinema per la proiezione del “Fotodramma della creazione”, una serie di filmati e diapositive a colori sincronizzati con discorsi biblici e musica incisi su dischi fonografici, un’impresa davvero straordinaria quando il cinema era ancora in fase sperimentale; negli anni ’20, subito dopo l’invenzione della radio da parte di Guglielmo Marconi, hanno approntato una serie di stazioni radio collegate tra loro per far arrivare informazioni bibliche in ogni parte della terra; … oggi si avvalgono anche di Internet riuscendo, con il sito www.jw.org a raggiungere le persone anche dove la loro opera è stata messa al bando. In questo modo adempiono il comando di Gesù di essergli “testimoni … fino alla più distante parte della terra”; quest’opera di predicazione viene, infatti, regolarmente svolta in 239 paesi e le loro pubblicazioni di studio biblico vengono stampate e distribuite in circa 250 lingue comunemente parlare dalle varie nazioni ed etnie, ma nel sito www.jw.org è possibile scaricarle in oltre 900 lingue.
Come i cristiani del I secolo oggi i Testimoni di Geova ubbidiscono al comando di Cristo e predicano la “buona notizia del regno” in tutta la terra, andando a cercare le persone di casa in casa e nei luoghi pubblici – cfr. Atti 5:42; 17:17; 20:20

Predicazione 2

“E ogni giorno nel tempio e di casa in casa, continuavano senza posa a insegnare e a dichiarare la buona notizia”

Predicazione 4

Predicazione 5
non mi sono trattenuto dal dirvi nessuna delle cose che erano profittevoli né dall’insegnarvi pubblicamente e di casa in casa
I Testimoni di Geova non costruiscono ospedali, scuole ed altre strutture sociali, anche se attraverso la loro organizzazione sono sempre pronti ad intervenire in soccorso delle vittime di catastrofi naturali o altri tipi di sciagure provvedendo il necessario per far fronte all’emergenza, spesso anticipando gli aiuti governativi o di altre organizzazioni intrappolati nella burocrazia umana, e nel loro programma di istruzione biblica è inclusa anche l’istruzione secolare laddove è necessario insegnare alle persone a leggere e scrivere. Il loro sforzo è concentrato sulla predicazione della “buona notizia del Regno di Dio” perché questo Cristo comandò ai suoi seguaci di fare e perché questa è l’opera che aiuta oggi le persone a essere cittadini migliori, ad essere gente operosa e autosufficiente che non vive di assistenzialismo e che, adeguatamente istruita sulla Sacra Scrittura, diviene “pienamente competente, del tutto preparata per ogni opera buona” (cfr. 2Timoteo 3:15-17). Questa è l’unica opera che dà a tutte le persone una speranza viva perché il Regno di Dio è l’unico governo che risolverà tutti i problemi del genere umano, eliminando guerre, violenza, delinquenza, ingiustizia sociale, fame, malattie e perfino la morte! (cfr. Salmo 46:9; 72:16; Isaia 2:4; 32:18; 33:25; 35:5,6; 2Pietro 3:13; Rivelazione o Apocalisse 21:4)
riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi
Come si evince una tale opera mondiale  richiede un enorme sforzo organizzativo oltre all’impegno personale di ogni singolo individuo che vi partecipa e per compierla ci vuole “potenza oltre ciò che è normale” (cfr. 2Corinti 4:7). Questa speciale “potenza” viene fornita dallo spirito santo di Dio proprio come accadeva nel I secolo! Con quale risultato? … Nel primo secolo ci fu una raccolta miracolosa di nuovi cristiani tanto che in alcuni giorni migliaia di persone divenivano discepoli di Gesù battezzandosi in acqua, dopo di che iniziavano subito a dare testimonianza riguardo a Cristo (cfr. Atti 2:37,38,41; 19:1-6). Nei nostri giorni miliardi di persone ascoltano la proclamazione della “buona notizia del regno” che viene fatta in tutta la terra dai Testimoni di Geova: dalle poche centinaia che erano all’inizio del tempo della fine, nel 1914, oggi i proclamatori del regno sono circa 8 milioni e altrettanti che studiano la Parola di Dio con loro si apprestano a intraprendere la stessa opera! Oggi, come avveniva al tempo apostolico, ci sono occasioni in cui migliaia e migliaia di persone accettano la testimonianza riguardo al regno e si battezzano divenendo discepoli di Gesù. Solo per fare qualche esempio, il 30 luglio 1958 durante un’assemblea tenuta nella città di New York, furono battezzate 7.136 persone; il 16 agosto 1969 ad un’assemblea tenuta nella città tedesca di Norimberga furono battezzate 5.095 persone; nel dicembre 1970 a Lagos in Nigeria a una grande assemblea internazionale vennero battezzati 3.775 nuovi Testimoni; il 7 agosto 1993 a un’assemblea internazionale dei testimoni di Geova tenuta a Kiev, in Ucraina, si battezzarono 7.402 persone; quella stessa estate alle assemblee tenute in Italia furono battezzati  4.442 nuovi Testimoni. Proprio come il giorno di Pentecoste del 33 A.D. lo spirito santo di Dio dà grande “potenza” perché la “buona notizia del regno” venga oggi “predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza a tutte le nazioni”.
Ma, come accadeva anche nel I secolo, anche oggi l’opera di predicazione svolta dai Testimoni di Geova non è ben vista dagli ipocriti capi religiosi del cristianesimo apostata che istigano i loro fedeli e i governanti umani con menzogne e calunnie ad opporsi, spesso anche in maniera violenta, alla loro attività. Ad esempio, una così grande opera richiede anche un notevole impegno finanziario per stampare bibbie e pubblicazioni di studio biblico e per farle arrivare in tutte le nazioni. Le religioni di questo mondo sono abituate a ricevere finanziamenti governativi o a imporre gabelle ai propri fedeli per i servizi resi, addirittura giustificandole con usanze bibliche precristiane, come la decima richiesta al popolo di Israele, una consuetudine richiesta nella Legge mosaica che venne abolita e inchiodata al legno come tutte le altre disposizioni di quella Legge con la morte di Cristo (cfr. Colossesi 2:13,14). I Testimoni di Geova non ricevono aiuti governativi né richiedono somme di denaro per i loro servizi e tutte le loro pubblicazioni sono distribuite gratuitamente, tuttavia la loro opera va avanti. Non riuscendo a spiegarsi come e perché questo avvenga, i loro detrattori inventano false accuse di presunti reati finanziari o di guadagni illeciti. I membri del Corpo Direttivo dell’organizzazione vengono accusati di arricchirsi alle spalle dei fedeli e di trarre guadagni dalla vendita delle pubblicazioni, ma nessuno d’essi vive in qualche lussuosa villa privata, come nel caso dei tanti evangelizzatori domenicali o dei massimi rappresentanti del clero cattolico e ortodosso; essi abitano semplici stanze presso la sede mondiale dell’organizzazione come tutti gli altri che vi lavorano. Non possiedono lussuose limousine o jet privati e quando viaggiano usano i comuni mezzi di trasporto né alloggiano presso hotel di lusso ma nelle semplici stanze presso le filiali nazionali dell’organizzazione; si muovono da soli senza il solito codazzo di servitori e lacchè.
Tutta l’opera dei Testimoni di Geova è svolta alla luce del sole e le ragioni del suo successo finanziario è facile da comprendere: nel I secolo come si sosteneva l’opera dei cristiani? Negli Atti si legge: “la moltitudine di quelli che avevano creduto aveva un solo cuore e una sola anima, e nemmeno uno diceva che fosse sua alcuna delle cose che possedeva; ma avevano ogni cosa in comune … non c’era fra loro uno solo nel bisogno; poiché tutti quelli che erano proprietari di campi o case li vendevano e portavano il valore delle cose vendutee lo depositavano ai piedi degli apostoli. Quindi si faceva la distribuzione a ciascuno, secondo che ne aveva bisogno” (Atti 4:32,34,35). Uno spirito di grande generosità animava quei cristiani che erano disposti a sostenersi a vicenda e a sostenere l’opera con i loro beni personali. Lo stesso spirito generoso anima oggi i Testimoni di Geova che usano le loro cose di valore per promuovere la predicazione della “buona notizia del regno” (cfr. Proverbi 3:9). Ogni singolo testimone volontariamente contribuisce secondo il suo cuore e i propri mezzi, come dicono le Scritture: “Ciascuno faccia come ha deciso nel suo cuore” (2Corinti 9:7). Tutta l’attività dei Testimoni di Geova si sostiene, quindi, mediante le contribuzioni volontarie versate dai Testimoni stessi e da persone che apprezzano la loro opera. Quando Charlese Taze Russel iniziò a stampare a proprie spese pubblicazioni per lo studio delle Scritture disse: “Quando Colui che dice: ‘Tutto l’oro e l’argento dei monti sono miei’ smetterà di provvedere i fondi necessari, capiremo che è tempo di sospenderne la pubblicazione”. A distanza di 135 anni la pubblicazione di libri, riviste, opuscoli per lo studio della Parola di Dio è cresciuta in modo esponenziale e l’organizzazione che le pubblica prospera: lo spirito santo di Dio opera potentemente anche sotto questo aspetto!
con la bocca si fa pubblica dichiarazione per la salvezza
I cristiani del I secolo fecero un ottimo lavoro in quanto a dichiarare la “buona notizia del regno” fino dove poterono arrivare a quei tempi, “in tutto il mondo” o “in tutta la creazione sotto il cielo” (cfr. Colossesi 1:5,6,23). Col passar del tempo quell’opera doveva assumere nuove dimensioni, man mano che la popolazione in aumento si sarebbe diffusa sui sei continenti e in innumerevoli isole, letteralmente “fino alla più distante parte della terra” (cfr. Atti 1:8). Gesù lo sapeva bene, per questo disse: “Andate dunque e fate discepoli delle persone di tutte le nazioni … ecco, io sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose” (cfr. Matteo 28:18-20). Questo incarico di essere testimoni sino ai confini della terra e di fare discepoli di persone di tutte le nazioni in questo “termine del sistema di cose” è stato pienamente recepito dai Testimoni di Geova ed è diventato la caratteristica distintiva della loro fede. In particolare dall’anno 1914, da che Cristo ha assunto pieni poteri come re, essi stanno assolvendo fedelmente tale incarico raggiungendo miliardi di persone che oggi vivono in tutta la terra. Nel I secolo  il sommo sacerdote giudeo fu costretto ad ammettere: “Ecco, avete empito Gerusalemme del vostro insegnamento” (Atti 5:28). Charles Braden, Preside del Dipartimento di storia e letteratura delle religioni presso la Northwestern University di Chicago IL, USA, già nel 1950, quando c’erano sulla terra appena 300.000 Testimoni che predicavano, scrisse nel suo libro These Also Believe: “I Testimoni di Geova hanno letteralmente coperto la terra con la loro testimonianza … Si può veramente dire che nessun singolo gruppo religioso al mondo ha manifestato più zelo e persistenza nel tentativo di divulgare la buona notizia del Regno che i Testimoni di Geova”. Come già accennato, oggi i Testimoni che predicano sono più di 8.000.000, cosa direbbe ancora il prof. Braden? ….
Che dire della vostra chiesa e di voi? … Vi dichiarate “cristiani”? … state ubbidendo al comando di Cristo di essergli “testimoni … fino alla più distante parte della terra”? … In una delle sue illustrazioni Gesù paragonò i suoi discepoli ai tralci di una vite; spiegò che la vite era lui stesso ma il coltivatore era il Padre, quindi affermò “Ogni tralcio che in me non porta frutto egli lo toglie, e ognuno che porta frutto lo purifica, perché porti più frutto”. Poi concluse l’illustrazione dicendo: “Continuate a portare molto frutto e dimostratevi miei discepoli …Voi non avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e continuiate a portare frutto” (Giovanni 15:1-16). Riprendendo questa illustrazione, l’apostolo Paolo, che certamente dopo Cristo Gesù può essere ricordato come uno dei più grandi predicatori della “buona notizia del regno”, fu ispirato da Dio a scrivere queste importanti parole chiarificatrici: “Per mezzo di lui offriamo sempre a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che fanno pubblica dichiarazione del suo nome.Inoltre, non dimenticate di fare il bene e di condividere con altri, poiché Dio si compiace di tali sacrifici” (Ebrei 13:15,16). Il “frutto” che i veri discepoli di Cristo devono portare è dunque la “pubblica dichiarazione del suo nome”; quei “discepoli” che non portano tale frutto, cioè non si impegnano nella predicazione della “buona notizia del regno” vengono tagliati via, non avranno alcuna parte nel regno di Dio. Rimarcando questo pensiero, l’apostolo fu ispirato a scrivere anche: “col cuore si esercita fede per la giustizia, ma con la bocca si fa pubblica dichiarazione per la salvezza” (Romani 10:10). Il vero cristiano deve partecipare all’opera di predicazione perché è inseparabilmente collegata alla fede; diversamente la sua fede è morta (cfr. Giacomo 2:26). Come scrisse l’apostolo la nostra speranza di salvezza è legata alla partecipazione a questa importante opera comandata da Gesù! … …

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Nota – Tutte le scritture citate in questo post sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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