VENGA IL TUO REGNO – XII

“FACCIO UN PATTO CON VOI, COME IL PADRE MIO HA FATTO UN PATTO CON ME, PER UN REGNO”

Luca 22:29

Anteprima
Miliardi di persone recitano regolarmente la preghiera del “Padre nostro” data come modello da Gesù e dicono, fra l’altro, “Padre nostro che sei nei cieli … venga il tuo regno” (Matteo 6:9,10). Queste parole in genere vengono recitate mnemonicamente e ripetute più volte, spesso a cantilena, ma quanti di quelli che le pronunciano ne conoscono il significato? … Se siete tra questi e vi chiedessero: “Cos’è il regno di Dio”? sapreste spiegarlo con cognizione di causa, cioè alla luce delle Sacre Scritture? Per un cristiano è fondamentale sapere cos’è il “regno di Dio” perché fu il tema centrale del ministero e dell’insegnamento di Gesù e su questo si fondano tutte le speranze di risolvere i problemi del genere umano. Come recita la preghiera, questo “regno” dovrà far compiere la volontà di Dio “come in cielo anche sulla terra”.
Ascoltando ciò che le varie religioni cosiddette “cristiane” insegnano sul “regno di Dio” è evidente che non c’è accordo tra di esse sul reale significato. Ad esempio, Agostino da Ippona, Dottore della Chiesa Cattolica, affermò a suo tempo: “il regno di Dio è già iniziato in questo mondo con l’istituzione della chiesa” ed è “già presente nei sacramenti della chiesa”; questa idea continua ad essere considerata valida da molti. Nell’ Encyclopædia Britannica si legge poi: “Le chiese della Riforma . . . divennero ben presto chiese istituzionali territoriali, il che a sua volta represse l’attesa escatologica” riguardo alla venuta del Regno di Dio. Riguardo ai nostri giorni la stessa enciclopedia afferma: “È tipica l’idea di fondo secondo cui l’uomo stesso deve preparare la futura società perfetta in maniera formativa e organizzativa, mentre la ‘speranza’ e l’‘attesa’ hanno ceduto il posto all’iniziativa umana”, quindi, riferendosi al “vangelo sociale”, aggiunge: “Questo movimento considerava il messaggio cristiano del Regno di Dio sostanzialmente come un incentivo per riorganizzare le condizioni secolari della società nel senso di un’etica del Regno di Dio”. Anche molti ebrei hanno considerato il regno come una conquista dell’uomo. Nel 1937 una conferenza di rabbini riformati tenuta a Columbus (Ohio, USA) dichiarò: “Consideriamo nostro compito storico cooperare con tutti gli uomini nel portare il regno di Dio, la fratellanza universale, giustizia, verità e pace sulla terra. Questo è il nostro obiettivo messianico”. Alcune insegnano che il “regno di Dio” sia una condizione dentro il cuore dei credenti; ad esempio nel 1935 la massima organizzazione battista degli Stati Uniti, la Southern Baptist Convention affermò: “Il Regno di Dio è il dominio di Dio nel cuore e nella vita dell’individuo in ogni relazione umana, e in ogni forma e istituzione della società organizzata. . . . Il Regno di Dio sarà completo quando ogni pensiero e volontà dell’uomo saranno sottoposti alla volontà di Cristo”.
Tale discordanza di interpretazione è data dal fatto che tutti questi concetti sono frutto di ragionamenti umani distanti dall’insegnamento biblico col risultato che la stragrande maggioranza dei fedeli di tali religioni ha perso la speranza del regno e in tempi di difficoltà e di fallimento di ogni sforzo umano per produrre un buon governo che dia pace e sicurezza, quali quelli che tutti stiamo vivendo a livello mondiale, è disorientata, confusa e, come dicono le Scritture, “viene meno per il timore e per l’aspettazione delle cose che staranno per venire sulla terra abitata” (cfr. Luca 21:26). Anche quelli che in qualche modo ripongono ancora fiducia nel regno come provvedimento di Dio per rimettere a posto le condizioni dell’umanità secondo la sua volontà, ingannati da un’errata interpretazione delle profezie bibliche, data dalla mancanza di intendimento delle stesse, perseguono false speranze, come nel caso, ad esempio, degli Avventisti del 7° giorno i quali si aspettano la chiamata di Cristo per andare tutti in cielo contrariamente a ciò che insegna la Parola di Dio, la quale indica che solo un limitato numero di persone riceveranno tale privilegio (cfr. Rivelazione o Apocalisse 14:1-5).
La Bibbia dice che presto ci saranno “nuovi cieli e nuova terra” (cfr. Isaia 65:17; 2Pietro 3:13). Con questo linguaggio simbolico, e non letterale come inteso da alcuni, la Parola di Dio si riferisce a importanti aspetti del “regno di Dio” che tutti dovremmo conoscere perché ne va la speranza di ereditare le benedizioni che si realizzeranno con questa disposizione che Dio prese quando il primo uomo, Adamo, spinse la razza umana sulla via della ribellione contro la sovranità di Dio e della conseguente morte. Il “regno”, infatti, è lo strumento con il quale Dio realizzerà il suo originale proposito di trasformare la terra in un paradiso mondiale pieno di persone sane e felici. Cosa, dunque, la Bibbia insegna riguardo al “regno di Dio”? … …

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il regno dei cieli è la meta verso cui si spingono gli uomini, e quelli che si spingono avanti lo afferrano– Matteo 11:12
L’umanità ha sempre desiderato un governo che assicurasse pace, sicurezza e felicità. Ma gli strenui sforzi per riparare i guasti della società hanno avuto poco successo. Moltissimi trattati di pace sono stati conclusi e subito infranti e nessun governo è riuscito a eliminare povertà, pregiudizi, criminalità, malattie e disastri ecologici. Sempre più spesso oggi si parla della necessità di un governo mondiale che affronti e risolva i grandi problemi del genere umano. Alcuni lo caldeggiano convinti che una autorità mondiale possa contrastare l’eccessivo liberismo che, a loro parere, è alla base della crisi economico-finanziaria che attanaglia l’attuale società causando una devastante sperequazione sociale, altri lo temono pensando che possa dar vita ad una oligarchia da parte di un gruppo elitario che eserciti un totale controllo politico-economico sopra ogni essere umano del pianeta. Tale situazione di incertezza fu ben descritta da un saggio governante dell’antichità, il re Salomone, che sotto ispirazione divina scrisse: “Riguardo all’uomo terreno, come può discernere la sua via?” (Proverbi 20:24).
Forse non tutti sanno che un governo mondiale stabile fu il tema della predicazione del più grande uomo mai esistito sulla terra: Gesù Cristo. Egli lo chiamò “il regno di Dio”, e insegnò ai suoi seguaci a pregare per questo Regno (cfr. Luca 11:2; 21:31). Per questo motivo negli ambienti religiosi si parla spesso del “regno di Dio” e milioni di persone pregano ogni giorno per questo “regno” recitando una delle preghiere più conosciute, il “Padre nostro”. Tuttavia se chiediamo a tutte queste persone cos’è il regno di Dio, rispondono in modi molti diversi tra loro. Voi, ad esempio, come rispondereste a questa domanda? … Qualunque sia la vostra risposta, siete sicuri che è quella giusta? …
Il regno dei cieli si è avvicinato
Nel suo libro “GESÙ di Nazaret” (I parte) l’ex papa Benedetto XVI, volendo spiegare il senso della preghiera modello insegnata da Gesù, il “Padrenostro”, sull’espressione “Venga il tuo regno” dice, tra l’altro: “Il regno di Dio viene attraverso il cuore docile. Questa è la sua via. E per questo noi dobbiamo pregare sempre … Pregare per il regno di Dio significa dire a Gesù: Facci essere tuoi, Signore! Pervadici, vivi in noi”. A scanso di ogni equivoco interpretativo il predicatore ufficiale del Vaticano, Raniero Cantalamessa, un teologo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, commenta così quanto scritto dall’ex papa: “Si è sempre discusso su che cosa precisamente intendeva Gesù con l’espressione “regno di Dio”. Per alcuni esso sarebbe un regno puramente interiore consistente in una vita conforme alla legge di Dio; per altri sarebbe, al contrario, un regno sociale e politico da realizzare dall’uomo, se necessario anche con la lotta e la rivoluzione. Il Papa passa in rassegna queste varie interpretazioni del passato e fa notare ciò che esse hanno in comune: il centro dell’interesse si sposta da Dio all’uomo; non si tratta più di un regno di Dio, ma di un regno dell’uomo, di cui l’uomo è l’artefice principale. Questa è un’idea di regno compatibile, al limite, anche con l’ateismo” (http://www.zenit.org/it/articles/cos-e-il-regno-di-dio-tra-noi-risponde-il-predicatore-del-papa).
In un modo o nell’altro, dunque, la stragrande maggioranza delle religioni cosiddette “cristiane” mette il regno di Dio in relazione con ciò che l’uomo può fare per vivere la sua vita conformemente ai princìpi cristiani oppure, come ad esempio fanno gli Avventisti del 7° giorno, esprimono concetti confusi, incoerenti e illogici su questo fondamentale insegnamento di Cristo a seguito di una interpretazione talvolta simbolica e talvolta letterale delle sue parole profetiche su questo argomento, in particolare di quelle espresse nella Rivelazione (o Apocalisse) che egli fece scrivere dal suo apostolo Giovanni. È fuori di ogni dubbio che il regno di Dio fu il tema fondamentale della predicazione di Gesù fin dall’inizio. La narrazione evangelica dice che, conclusosi il ministero propedeutico di Giovanni Battista, Gesù, come era stato profetizzato (cfr. Isaia 9:1,2), lasciò la sua città di residenza, Nazaret, per trasferirsi a Capernaum, e “Da allora Gesù cominciò a predicare, dicendo: “Pentitevi, poiché il regno dei cieli si è avvicinato” (Matteo 4:17). Più avanti nel suo racconto lo stesso evangelista scrisse: “E andava in giro per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, e predicando la buona notizia del regno” (Matteo 4:23). Ma cosa intendeva Gesù quando parlava del “regno di Dio”?
Per tutti i tre anni e mezzo del suo ministero terreno Gesù fu accompagnato dai suoi fedeli apostoli. Questi quindi lo udirono spesso parlare del “regno di Dio”, anzi, a loro stessi Gesù diede il comando “andate, predicate, dicendo: ‘Il regno dei cieli si è avvicinato’” (Matteo 10:7). Cosa compresero dunque gli apostoli riguardo al “regno di Dio”? … Già l’espressione “il regno dei cieli” dovrebbe farci capire che “il regno” esula dai comportamenti umani! In effetti questo è ciò che gli stessi apostoli non avevano subito compreso poiché poco prima che egli tornasse in cielo dopo la sua morte e risurrezione gli fecero la domanda: “Signore, ristabilirai in questo tempo il regno d’Israele?”. Questa domanda rivelava che essi non avevano ancora afferrato pienamente la natura e lo scopo del “regno di Dio”. Gesù corresse le loro errate aspettative rispondendo: “Non sta a voi acquistar conoscenza dei tempi o delle stagioni che il Padre ha posto nella propria autorità;ma riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino alla più distante parte della terra” (Atti 1:7,8).
Gli furono dati dominio e dignità e regno
E infatti 10 giorni dopo quell’avvenimento, il giorno di Pentecoste del 33 d.C., come promesso da Gesù, lo spirito santo, o la forza attiva di Dio, scese su quei discepoli aiutandoli a “rammentare tutte le cose che aveva detto loro” e a “guidarli nella comprensione della verità” (cfr. Giovanni 14:26; 16:13; 1Giovanni 2:27). Certamente essi ricordarono le parole che Gesù in una circostanza aveva detto loro e che oggi sono riportate nel vangelo di Matteo: “Veramente vi dico che alcuni di quelli che stanno qui non gusteranno affatto la morte prima di aver visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno” (Matteo 16:28). L’espressione qui riportata “Figlio dell’uomo” fu usata spesso da Gesù con riferimento a se stesso. Ascoltandola i suoi fedeli apostoli, tutti di discendenza ebraica, non poterono non ricordare che un loro antico profeta, Daniele, aveva usato la stessa espressione in una delle sue profezia, dicendo: “Continuai a guardare nelle visioni della notte, ed ecco, con le nubi dei cieli veniva qualcuno simile a un figlio dell’uomo; e ottenne accesso presso l’Antico di Giorni, e lo fecero accostare proprio davanti a Lui.E gli furono dati dominio e dignità e regno, affinché tutti i popoli, i gruppi nazionali e le lingue servissero proprio lui. Il suo dominio è un dominio di durata indefinita che non passerà, e il suo regno un regno che non sarà ridotto in rovina” (Daniele 7:13,14). Come si può notare, sia il profeta Daniele che l’evangelista Matteo associano il “regno” a Cristo Gesù. È lui che riceve dall’“Antico di Giorni”, cioè da Geova Dio, “dominio e dignità e regno, affinché tutti i popoli, i gruppi nazionali e le lingue servissero proprio lui”. Gesù stesso confermò questo allorché disse: “Quando il Figlio dell’uomo sarà arrivato nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, sederà quindi sul suo glorioso trono.E tutte le nazioni saranno radunate dinanzi a lui, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri” (Matteo 25:31,32). Tutti questi riferimenti profetici a troni, a popoli, a gruppi nazionali, indicano che il “regno di Dio” è un governo mediante il quale Gesù dovrà dominare su tutta l’umanità. Questo governo dovrà soppiantare tutti i vari governi ideati dagli uomini nel corso della loro storia e sussisterà in eterno, come è stato ancora profetizzato: “E ai giorni di quei re l’Iddio del cielo stabilirà un regno che non sarà mai ridotto in rovina. E il regno stesso non passerà ad alcun altro popolo. Esso stritolerà tutti questi regni e porrà loro fine, ed esso stesso sussisterà a tempi indefiniti” (Daniele 2:44).

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E vidi, ed ecco, un cavallo bianco; e colui che vi sedeva sopra aveva un arco; e gli fu data una corona – Rivelazione o Apocalisse 6:2
Gesù non è il bambinello indifeso o l’uomo emaciato e morente rappresentato dal falso cristianesimo. È oggi un Re potente, investito di pieni poteri che sta cavalcando verso quella situazione mondiale chiamata nella Parola di Dio Har-Maghedon, la “guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente” per eseguire i giudizi di Dio su tutti i nemici del suo Regno (cfr. Rivelazione 16:14,16). In questa battaglia lo affiancheranno ‘gli eserciti che sono nel cielo’ composti da miriadi di angeli fedeli e dai suoi coeredi del regno, “i centoquarantaquattromila, che sono stati comprati dalla terra” (cfr. Rivelazione 2:26,27; 14:1-5).
La Parola di Dio, dunque, non ci consente di interpretare il “regno di Dio” in senso secolare, come affermato dal citato predicatore papale, e né può essere considerato come qualcosa che esiste nel nostro cuore quando abbracciamo il cristianesimo. Entrambi questi concetti ci portano lontano dalla verità ed hanno origine da colui che è chiamato “il padre della menzogna”, cioè Satana il Diavolo (cfr. Giovanni 8:44). Il “regno di Dio” è un governo celeste di istituzione divina affidato nelle mani del Figlio di Dio, Cristo Gesù, e dovrà dominare sull’intera terra!
Alcuni sono stati sviati dalla verità sul “regno” da come certi traduttori biblici hanno reso le parole di Gesù riportate in Luca 17:21. Ad esempio, la traduzione cattolica di Fulvio Nardoni, in quel versetto, fa dire a Gesù: “Il regno di Dio è dentro di voi”; anche la versione ‘protestante’ di Giovanni Diodati traduce allo stesso modo. Un attento esame di questo versetto e del suo contesto attesta l’inesattezza di questo modo di tradurre. Nel versetto 20 infatti si legge che gli interlocutori di Gesù in quella occasione erano gli orgogliosi farisei, una classe di persone che spesso Gesù rimproverò perché travisavano le Scritture dando più importanza alla tradizione umana e ai quali si rivolse con espressioni tipo: “ipocriti”, “guide cieche”, “sepolcri imbiancati”, “serpenti, progenie di vipere” (cfr. Matteo 15:6-9; 23:13-36). È pertanto impensabile che Gesù dicesse loro “Il regno di Dio è dentro di voi”; è più verosimile che intendesse dire che il Messia lungamente atteso, il Re designato nella profezia biblica era proprio “in mezzo a loro”. Perciò, più correttamente, molte versioni bibliche traducono Luca 17:21 con “Il regno di Dio è in mezzo a voi” (cfr. Ga, CEI, PIB, TILC, TNM). A tal proposito un autorevole dizionario biblico afferma: “la teoria secondo cui il regno di Dio sarebbe una condizione interiore dell’animo, o di salvezza personale, contraddice il contesto di questo versetto, e anche il modo in cui l’intero NT [Nuovo Testamento] presenta questo concetto” (The Interpreter’s Dictionary of the Bible di Keith R. Crim e George A. Buttrick).
Ma la Bibbia rivela ancora di più riguardo al “regno di Dio”!
Io faccio un patto con voi … per un regno
La sera del 14 nisan del 33 A.D. Gesù si riunì con i suoi apostoli a Gerusalemme per celebrare la Pasqua ebraica. Si avvicinava l’ora del suo arresto e della sua condanna a morte, perciò disse loro: “Ho grandemente desiderato mangiare con voi questa pasqua prima che io soffra;poiché vi dico: Non la mangerò di nuovo finché non sia adempiuta nel regno di Dio”, quindi, riferendosi al calice di vino che aveva in mano, aggiunse: “non berrò di nuovo del prodotto della vite finché non arrivi il regno di Dio” (Luca 22:15,16,18). Dunque il “regno di Dio” divenne il principale argomento di conversazione anche in quella circostanza. A seguire, egli passò tra i commensali prima il pane e poi il vino spiegando che rappresentavano il suo corpo e il suo sangue che stava per sacrificare in loro favore e poi, dopo aver allontanato l’infedele Giuda, disse loro: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove;e io faccio un patto con voi, come il Padre mio ha fatto un patto con me, per un regno,affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele” (Luca 22:28-30). Gesù promise a quegli uomini fedeli che avrebbero governato insieme a lui. Essi avevano ogni motivo di credere in quella promessa poiché già per mezzo del suo profeta Daniele, dopo aver parlato del “figlio dell’uomo” che avrebbe ricevuto “dominio e dignità e regno”, Geova Dio aveva fatto anche scrivere: “i santi del Supremo riceveranno il regno, e prenderanno possesso del regno a tempo indefinito, sì, a tempo indefinito di tempi indefiniti … e arrivò il tempo determinato in cui i santi presero possesso dello stesso regno … E il regno e il dominio e la grandezza dei regni sotto tutti i cieli furono dati al popolo che sono i santi del Supremo. Il loro regno è un regno di durata indefinita, e tutti i domini serviranno e ubbidiranno anche a loro” (Daniele 7:18,22,27). Gli apostoli, in seguito, confermarono che proprio questa era la speranza dei primi discepoli di Gesù: l’apostolo Paolo scrisse sotto ispirazione divina: “Se continuiamo a perseverare, insieme pure regneremo” (2Timoteo 2:12); anche l’ispirato fratello di Gesù, Giacomo, scrisse: “Dio ha scelto quelli che sono poveri rispetto al mondo perché siano ricchi nella fede ed eredi del regno, che ha promesso a quelli che lo amano” (Giacomo 2:5) e l’apostolo Giovanni fu ispirato a scrivere nella sua Rivelazione: “comprasti a Dio persone di ogni tribù e lingua e popolo e nazione, 10e le hai fatte essere un regno e sacerdoti al nostro Dio, ed esse regneranno sulla terra” e “Felice e santo è chiunque prende parte alla prima risurrezione; su questi non ha autorità la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per i mille anni” (Rivelazione o Apocalisse 5:9,10; 20:6).
Significa questo che tutti i fedeli discepoli di Gesù lo seguiranno in cielo per regnare insieme a lui, come molti credono e sperano? … Ma se così fosse, su chi regneranno? … E chi sarebbero “tutti i domini” che “serviranno e ubbidiranno anche a loro”? … Appropriatamente Gesù rivelò a Giovanni che solo un limitato numero di scelti suoi discepoli avrebbe avuto questo compito. Sempre nella Rivelazione fece scrivere: “E vidi, ed ecco, l’Agnello stava sul monte Sion, e con lui centoquarantaquattromila che avevano il suo nome e il nome del Padre suo scritto sulle loro fronti … Ed essi cantano come un nuovo cantico dinanzi al trono e dinanzi alle quattro creature viventi e agli anziani; e nessuno poteva imparare quel cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati comprati dalla terra … Questi furono comprati di fra il genere umano come primizie a Dio e all’Agnello” (Rivelazione o Apocalisse 14:1-5). Che sia interpretato in modo letterale o simbolico, questo numero di 144.000 certamente indica che solo un limitato numero di discepoli di Gesù lo affiancheranno nel “regno dei cieli”. Questo si comprende anche dalle parole di Gesù riportate nel vangelo di Luca; egli disse: “Non aver timore, piccolo gregge, perché il Padre vostro ha approvato di darvi il regno” (Luca 12:32). Coloro ai quali il Padre avrebbe ‘dato il regno’ sarebbero stati pochi in paragone a quelli che avrebbero accettato Gesù in epoche successive. Nella Rivelazione, infatti, dopo aver parlato dei 144.000, l’apostolo Giovanni vide anche “una grande folla, che nessun uomo poteva numerare, di ogni nazione e tribù e popolo e lingua, che stavano in piedi dinanzi al trono e dinanzi all’Agnello, vestiti di lunghe vesti bianche; e nelle loro mani c’erano rami di palme.E continuano a gridare ad alta voce, dicendo: “La salvezza la dobbiamo al nostro Dio, che siede sul trono, e all’Agnello” (Rivelazione o Apocalisse 7:9,10). Questa “grande folla” di persone non è numerata perché l’opportunità di ricevere la salvezza per mezzo del sacrificio propiziatorio di Cristo viene offerta a persone “di ogni nazione e tribù e popolo e lingua” della terra; questi saranno i sudditi terreni del “regno di Dio”, come è anche scritto: “I giusti stessi possederanno la terra, E risiederanno su di essa per sempre” (Salmo 37:29).
Questa rivelazione fa luce su un’altra promessa profetica contenuta nelle Sacre Scritture, sulla quale anche è stata fatta molta confusione, specialmente da certi gruppi evangelici; la promessa è quella fatta scrivere da Dio per mezzo del suo profeta Isaia: “Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra; e le cose precedenti non saranno ricordate, né saliranno in cuore” (Isaia 65:17). Queste parole profetiche furono riprese dall’apostolo Pietro che le applicò agli “ultimi giorni” del sistema satanico. Egli scrisse: “Ma secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, e in questi dimorerà la giustizia” (2Pietro 3:13). Riguardo a questi versetti una nota enciclopedia biblica spiega: “nel linguaggio profetico l’espressione significa la condizione politica di persone di rango diverso. Il cielo indica chi esercita la sovranità; la terra la gente comune, gli uomini governati da chi sta sopra di loro” (Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature di M’Clintock e Strong). Pertanto l’espressione “nuovi cieli e nuova terra” non va intesa come riferita ai cieli e terra letterali. Ancora la Rivelazione data all’apostolo Giovanni ci viene in aiuto per avere il corretto intendimento. In Rivelazione, o Apocalisse, 21:1 si legge: “E vidi un nuovo cielo e una nuova terra; poiché il precedente cielo e la precedente terra erano passati, e il mare non è più”. Questa affermazione segue quanto descritto nei precedenti capitoli 19 e 20 dove, con vividi simbolismi, si parla della guerra combattuta da Gesù Cristo e i suoi eserciti celesti contro i “re”, i “comandanti militari”, uomini di vario rango “piccoli e grandi” e contro “l’originale serpente, che è il Diavolo e Satana” i quali vengono sconfitti e tolti di mezzo. Per secoli tali elementi hanno governato la terra, questi sono il “precedente cielo” che sarà sostituito da un nuovo governo per tutta la terra, il “regno di Dio” formato da Cristo e dai suoi 144.000 re associati; questi sono i simbolici “nuovi cieli”. La “nuova terra” sarà una nuova società umana composta da persone disposte a sottomettersi all’autorità del “regno di Dio”, come la “grande folla” descritta in Rivelazione capitolo 7 e coloro che saranno giudicati “giusti” tra i risuscitati (cfr. Atti 24:15).
Comunque, per poter accedere al “regno dei cieli” i 144.000 prescelti devono abbandonare i loro corpi carnali poiché, come è scritto: “carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio” (1Corinti 15:50). Pertanto ognuno di essi dovrà morire nella carne per essere poi risuscitato con un corpo spirituale, esattamente come accadde nel caso di Cristo. Questo processo è ben spiegato nella Parola di Dio, che dice: “Così è anche la risurrezione dei morti … È seminato corpo fisico, è destato corpo spirituale”. Se qualcuno pensa di essere portato in cielo con il suo corpo carnale quando “suonerà l’ultima tromba”, è bene che riveda la sua speranza alla luce dell’insegnamento biblico poiché l’apostolo, che aveva la speranza di far parte di quei 144.000, fu anche ispirato a scrivere: “Non tutti ci addormenteremo nella morte, ma tutti saremo mutati, in un momento, in un batter d’occhio, durante l’ultima tromba. Poiché la tromba suonerà, e i morti saranno destati incorruttibili, e noi saremo mutati. Poiché questo che è corruttibile deve rivestire l’incorruzione, e questo che è mortale deve rivestire l’immortalità” (cfr. 1Corinti 15:42-53).
E vidi, ed ecco, l’Agnello stava sul monte Sion, e con lui centoquarantaquattromila … che sono stati comprati dalla terra – Rivelazione o Apocalisse 14:1-5

Unti 1

Unti 2
L’ultima volta che celebrò la pasqua ebraica insieme ai suoi fedeli apostoli, Gesù promise loro che li avrebbe fatti sedere di nuovo ‘alla sua tavola nel suo regno e li avrebbe fatti sedere su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele’ (cfr. Luca 22:28-30). Cinquanta giorni dopo, il giorno di Pentecoste del 33 A.D. egli iniziò a radunare coloro che lo avrebbero affiancato nel regno celeste ‘ungendoli’, o nominandoli per tale incarico, con spirito santo (cfr. Atti 2:1-11; Romani 8:14; Efesini 1:8-14). Verso la fine del I secolo mediante la rivelazione data all’apostolo Giovanni, Gesù rivelò che questo privilegio sarebbe stato concesso a 144.000 uomini  e donne “comprati dalla terra” (cfr. Rivelazione 14:1-5). Come spiega l’apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani, la chiamata viene fatta direttamente da Dio che ne rende testimonianza a ciascuno di essi (cfr. Romani 8:16,17). La raccolta di questi coeredi del regno di Cristo sarebbe continuata fino al tempo della fine. La Rivelazione data a Giovanni lo conferma dicendo che quando Satana sarebbe stato scacciato dal cielo, dopo la presa di potere da parte di Cristo, pieno d’ira, sarebbe andato “a far guerra contro i rimanenti del seme di lei [della simbolica donna di Dio, la sua organizzazione celeste], che osservano i comandamenti di Dio e hanno il compito di rendere testimonianza a Gesù” (Rivelazione 12:17). Oggi stiamo vivendo nel “tempo della fine” e un piccolo rimanente di quei 144.000 è ancora presente sulla terra. Come si riconoscono? … L’apostolo Paolo scrisse sotto ispirazione divina che quelli che avevano la speranza celeste erano “ambasciatori in sostituzione di Cristo”, cioè rappresentavano gli interessi del suo regno sulla terra (cfr. 2Corinti 5:20). I coeredi del regno di Cristo si riconoscono oggi perché sono gli unici che non si sono contaminati con i governi politici di ispirazione satanica che sono sulla terra ma predicano il regno di Dio come unica soluzione per tutti i problemi del genere umano.
 Dopo queste cose vidi, ed ecco, una grande folla, che nessun uomo poteva numerare, di ogni nazione e tribù e popolo e lingua– Rivelazione o Apocalisse 7:9

Grande folla

Si pone ora la domanda: su chi regneranno Cristo Gesù e i suoi 144.000 coeredi del regno? La risposta la diede Cristo stesso con la Rivelazione a Giovanni: “Dopo queste cose vidi, ed ecco, una grande folla, che nessun uomo poteva numerare, di ogni nazione e tribù e popolo e lingua, che stavano in piedi dinanzi al trono e dinanzi all’Agnello, vestiti di lunghe vesti bianche; e nelle loro mani c’erano rami di palme.E continuano a gridare ad alta voce, dicendo: La salvezza la dobbiamo al nostro Dio, che siede sul trono, e all’Agnello” (Rivelazione o Apocalisse 7:9,10). Questa “grande folla”, dice ancora la Scrittura, è composta da persone “che vengono dalla grande tribolazione”, si sono uomini e donne di “ogni nazione e tribù e popolo e lingua” i quali anche hanno esercitato fede nel valore del sacrificio di Cristo e riposto le proprie speranze nel suo regno e non nei governi umani (cfr. Rivelazione o Apocalisse 7:14). Queste sopravvivranno alla “guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente … Har-Maghedon” per poter vivere per sempre sulla terra che sarà trasformata in un paradiso (cfr. Salmo 37:29).
Fummo preordinati … affinché servissimo alla lode della sua gloria
Perché Dio ha disposto che alcuni abitanti della terra, uomini e donne, debbano affiancare Gesù nel regno celeste? … Non avrebbe potuto scegliere per questo compito alcuni degli angeli fedeli che già dimoravano in cielo? … La risposta a queste domande la dà l’apostolo Paolo nella sua ispirata lettera ai cristiani di Efeso. Egli scrisse: “egli fece abbondare verso di noi in ogni sapienza e buon senso,in quanto ci fece conoscere il sacro segreto della sua volontà. Esso è secondo il suo beneplacito, che egli si propose in se stessoper unamministrazione al pieno limite dei tempi fissati, cioè radunare di nuovo tutte le cose nel Cristo, le cose nei cieli e le cose sulla terra. Sì, in lui,uniti al quale fummo anche designati come eredi, in quanto fummo preordinati secondo il proposito di colui che opera tutte le cose secondo il modo che la sua volontà consiglia,affinché servissimo alla lode della sua gloria, noi che siamo stati i primi a sperare nel Cristo” (Efesini 1:8-12). Fu qui, sulla terra che fu sfidato il diritto di Geova di governare (cfr. Genesi 3:5). È qui, sulla terra che viene messa alla prova la fedeltà degli uomini a Dio sotto l’opposizione del Diavolo (cfr. Giobbe 1:9-11; 2:4,5). Fu qui, sulla terra che Gesù si mostrò pienamente leale a Dio nella prova e diede la sua vita come riscatto per l’umanità. Fu quindi dalla terra che Geova decise di prendere un “piccolo gregge” di persone per farle regnare con suo Figlio nel Regno celeste. Con la loro fedeltà a Dio essi hanno dimostrato che l’accusa del Diavolo secondo cui gli uomini servono Dio solo per motivi egoistici è falsa. È quindi appropriato che Geova impieghi questi uomini ‘affinché servano alla lode della sua gloria’.
C’è un altro motivo per cui Geova Dio, nella sua infinita sapienza, ha preso questa decisione. Nessuno può candidarsi per questo compito! Queste persone sono scelte personalmente da Dio che legge nei loro cuori l’assoluta fedeltà alle sue giuste norme; molte di queste hanno dato prova della loro fedeltà essendo disposte anche a sacrificare la propria vita per il Regno (cfr. Romani 8:16,17; Rivelazione 20:4). Gli angeli non hanno affrontato questo tipo di prove. Né hanno esperienza dei problemi comuni al genere umano. Non sarebbero quindi in grado di capire appieno cosa significa essere uomini imperfetti con i problemi che questo comporta. Ma quei 144.000 lo capiranno, perché hanno avuto questi stessi problemi. Alcuni di loro hanno dovuto liberarsi di abitudini molto peccaminose, e sanno quanto può essere difficile farlo (cfr. 1 Corinti 6:9-11). Saranno quindi comprensivi nel trattare con i loro sudditi terreni.
Per concludere possiamo riassumere la questione del “regno di Dio” in questi termini:
contrariamente a quanto si insegna nel cristianesimo apostata la Bibbia attesta che il “regno di Dio” non è né una condizione di cuore e né che si realizzerà attraverso alcuna istituzione umana, seppure ecclesiale;
il “regno di Dio” è un governo celeste di istituzione divina che dovrà governare, al tempo stabilito da Dio, l’intera terra, spazzando via tutti i fallimentari governi umani (cfr. Daniele 2:44);
Gesù Cristo è il governante designato da Dio di questo “regno” e a lui Dio affiancherà un numero predeterminato di persone, 144.000 scelte tra il genere umano ubbidiente, uomini e donne che hanno dato prova di assoluta fedeltà al regno. Questo governo di istituzione divina costituirà i “nuovi cieli” profetizzati nella Parola di Dio  (cfr. Luca 22:28-30; Rivelazione o Apocalisse 14:1-5; Isaia 65:17; 2Pietro 3:13);
una “grande folla” non numerata di persone “di ogni nazione e tribù e popolo e lingua” sopravvivrà alla distruzione del sistema politico istituito dagli uomini sotto l’influenza satanica a motivo della fede nelle promesse divine e nel sacrificio di riscatto di Cristo; queste persone saranno i sudditi terreni del “regno di Dio”. Essi costituiranno la “nuova terra” cioè la nuova società umana che vivrà per sempre sulla terra (cfr. Rivelazione o Apocalisse 7:9,10; Salmo 37:29; Isaia 65:17; 2Pietro 3:13).
Ci sono, infine ancora due cose da considerare: 1) Quando ‘verrà’ il “regno di Dio”; 2) Che cosa farà il “regno di Dio”. La Bibbia contiene la risposta anche a queste interessanti domande … …

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NotaTutte le scritture citate in questo post sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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