LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – I

LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE

Ebrei 10:1

Anteprima
Oggi non va molto di moda ubbidire alle leggi. Non passa giorno che, o per esperienza personale o perché ne siamo informati dai mass-media, non riceviamo notizie di violazione delle leggi in ogni campo delle attività umane, quando noi stessi non ne siamo vittime. Giorni fa un noto quotidiano nazionale definiva tale tendenza una “deprimente quotidianità”. Viviamo pertanto in un’epoca di relativismo morale, di confini incerti fra bene e male, di ampie zone grigie, condizione favorita dal fatto che nei codici della maggioranza delle nazioni c’è un tale groviglio di leggi che sgomenta chiunque cerca giustizia. In molti paesi il sistema giuridico e quello giudiziario sono così complessi, così pieni di ingiustizie, di pregiudizi e di incongruenze, che favoriscono la diffusione della mancanza di rispetto per la legge. Si pensi, ad esempio, che la raccolta delle leggi federali della nazione che spesso viene presa a riferimento in questo campo, gli Stati Uniti d’America, consta di più di 150.000 pagine e ogni due anni si aggiungono circa 600 altre leggi. In un ginepraio del genere è facile trovare “scappatoie legali” che di solito favoriscono i più ricchi, i più potenti, i cosiddetti “furbi”, cioè tutti quelli che non si fanno scrupoli di coscienza riguardo alla mancata onestà delle proprie azioni.
Quanto sarebbe più piacevole vivere sotto un codice di leggi retto e semplice, così che una causa non fosse costosa, nemmeno per un uomo comune, e chiunque, ricco o povero, potesse portare il suo caso dinanzi a un tribunale senza formalità ottenendo un’udienza imparziale e perfetta giustizia, non vi pare? … Sarà mai possibile conseguire tale risultato?
Circa 3.500 anni fa il Legittimo Sovrano dell’intero universo e Sommo Legislatore, Geova Dio (cfr. Isaia 33:22), diede alla nazione di Israele un codice di leggi molto più semplice di quelli prodotti nel tempo dai vari governi umani. Esso era composto di poco più di 600 statuti, ciò nonostante quella Legge guidava gli israeliti in tutti gli aspetti della vita, perfino in alcuni che le leggi moderne non prendono neanche in considerazione. Pertanto, sebbene diverse disposizioni di quella Legge oggi non sono più vincolanti per i moderni adoratori di Dio, è profittevole considerarne alcuni aspetti perché chiarifica come Geova vede le cose e fa luce sui princìpi secondo cui egli tratta in ogni tempo la sua creazione. Questo vale soprattutto in virtù del fatto che, come il suo stesso Autore ispirò a scrivere: “la Legge ha un’ombra delle buone cose avvenire” e le cose a essa connesse erano “rappresentazioni tipiche”, utili, cioè, per spiegare importanti aspetti del proposito di Dio per le sue creature e questioni relative alla dottrina e alla condotta cristiana (cfr. Ebrei 10:1). Inizio, quindi, una nuova serie di post il cui scopo è dimostrare come la sapienza divina è manifesta nelle norme che Dio ha stabilito per il bene delle sue creature e, con l’occasione, sarà interessante anche considerare alcuni aspetti profetici inclusi nella Legge che Dio diede al suo antico popolo il cui adempimento ne rafforza la validità e accresce la nostra speranza di vivere finalmente in un mondo dove “diritto” e “giustizia” siano fermamente stabiliti “fino a tempo indefinito” (cfr. Isaia 9:7).

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Non passa giorno che non capita di ricevere notizie sulla violazione delle leggi e sulla corruzione della vita sociale. Ormai i mass-media sembrano non parlare di altro! Giorni fa un noto quotidiano nazionale definiva tale tendenza una “deprimente quotidianità” (la Repubblica, 23/10/2015, pag. 10). Purtroppo il sistema giuridico e giudiziario della stragrande maggioranza dei paesi della terra anziché tenere sotto controllo il dilagare delle azioni delittuose sembra favorirlo! Tali sistemi sono così complessi e pieni di ingiustizie, di pregiudizi e di incongruenze da rendere facile trovare “scappatoie legali” che di solito favoriscono i più ricchi, i più potenti, i cosiddetti “furbi”, cioè tutti quelli che non si fanno scrupoli di coscienza circa la mancanza di onestà nelle proprie azioni. Ad esempio la raccolta delle leggi federali degli Stati Uniti d’America, nazione presa spesso a riferimento dalla giurisprudenza internazionale essendo le sue leggi considerate più avanzate nella tutela dei diritti dei cittadini, consta di più di 150.000 pagine e ogni due anni si aggiungono circa 600 altre leggi. In questo ginepraio di norme, codici e codicilli spesso hanno facile gioco i disonesti nel sostenere i propri loschi interessi e per aggirare le varie prescrizioni. Il risultato è quello che ogni giorno appare ai nostri occhi: uno spaventoso relativismo morale e una diffusa sensazione di impunità che sgomenta chiunque cerca giustizia.
Sarà mai possibile vivere in un mondo governato da una legge semplice e retta che garantisce imparzialità e giustizia ad ogni essere umano, indipendentemente dal suo status antropologico e sociale? …
“La legge di Geova è perfetta” – Salmo 19:7
Sebbene la storia umana non permette di essere ottimisti al riguardo perché, come attestò sotto ispirazione divina uno famoso e saggio governante umano dell’antichità: “l’uomo domina sull’altro uomo, a proprio danno” (Ecclesiaste 8:9, CEI), abbiamo buoni motivi per sperare che il sogno di vivere sotto una legge perfetta ed equa possa realizzarsi. Tale fiducia si basa sulla promessa che il Sovrano dell’universo, Geova Dio, ha fatto dichiarare da un suo fedele servitore: “Poiché ci è nato un fanciullo, ci è stato dato un figlio; e il dominio principesco sarà sulle sue spalle … Dell’abbondanza del dominio principesco e della pace non ci sarà fine … sul suo regno per stabilirlo fermamente e per sostenerlo mediante il diritto e mediante la giustizia, da ora e fino a tempo indefinito” (Isaia 9:6,7). Di questo ne ha già dato una prova inconfutabile quando, circa 3.500 anni fa, diede il suo codice di leggi ad una nazione, quella Israelita. Quella Legge era composta di poco più di 600 statuti, ciò nonostante guidava gli israeliti in tutti gli aspetti della vita, perfino in alcuni che le leggi moderne non prendono neanche in considerazione. Tra queste 600 norme c’erano anche quelli più comunemente conosciuti come i 10 Comandamenti. Perciò, nonostante che diversi aspetti di quella Legge non sono più vincolanti per gli odierni servitori di Dio, il suo esame ci aiuta a comprendere come Geova vede le cose e fa luce sui princìpi secondo cui egli tratta in ogni tempo la sua creazione. Per di più, poiché quella Legge aveva “un’ombra delle buone cose avvenire” e le cose a essa connesse erano “rappresentazioni tipiche” di eventi futuri, analizzarla ci è utile per capire importanti aspetti del proposito di Dio per le sue creature nonché varie questioni relative alla dottrina e alla condotta cristiana (cfr. Ebrei 10:1).
Tra gli aspetti caratteristici di quella Legge che andremo a esaminare c’erano un sacerdozio, un sistema di sacrifici e di adorazione presso il tabernacolo o il tempio, con feste e sabati, tutte cose che costituivano ombre e tipi profetici, nonché un sistema nazionale fondato sulla teocrazia. Lo scopo di tutte quelle disposizioni, infatti, fu quello di realizzare le promesse che Dio aveva fatto al capostipite della nazione israelita, Abraamo, al quale aveva detto: “per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno per il fatto che tu hai ascoltato la mia voce” (Genesi 22:18). Con quella Legge, quindi, Dio organizzò una nazione dedicata al suo servizio, un popolo che l’avrebbe adorato secondo giustizia e verità, un popolo prescelto che Dio avrebbe impiegato per realizzare i suoi propositi in favore di tutta l’umanità.
Quella Legge fu emanata nel 1513 a.C. mentre gli Israeliti erano accampati ai piedi del monte Sinai, nella penisola arabica. Erano stati da poco liberati da una schiavitù secolare sotto gli egiziani e avevano intrapreso un cammino che li avrebbe condotti nella terra che Dio aveva promesso al loro padre Abraamo di dare alla sua discendenza (cfr. Genesi 12:7). Dio li impegnò con un patto ad osservare la sua Legge; disse loro “E deve avvenire che se ascolterai immancabilmente la voce di Geova tuo Dio avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti comando, allora Geova tuo Dio ti porrà certamente in alto al di sopra di tutte le altre nazioni della terra … Per te Geova decreterà che la benedizione sia sui tuoi depositi di provviste e su ogni tua impresa, e certamente ti benedirà nel paese che Geova tuo Dio ti dà.Geova ti stabilirà come popolo santo a lui stesso, proprio come ti ha giurato, poiché continui a osservare i comandamenti di Geova tuo Dio e hai camminato nelle sue vie.E tutti i popoli della terra dovranno vedere che il nome di Geova è stato invocato su di te, e in realtà ti temeranno … Geova ti aprirà il suo buon deposito, i cieli, per dare la pioggia sul tuo paese nella sua stagione e per benedire ogni opera della tua mano; e certamente presterai a molte nazioni, mentre tu stesso non prenderai a prestito” (Deuteronomio 28:1-14). La Legge infatti insegnava al popolo i comandi di Dio e rivelava che tutti i concetti religiosi falsi elaborati dall’uomo dopo essere stato cacciato dal Paradiso erano inaccettabili agli occhi di Dio. Riduceva al minimo i contatti con le nazioni circostanti, pertanto proteggeva Israele dalle pratiche disgustose e dalla falsa adorazione di quelle nazioni (cfr. Deuteronomio 18:9-13).

Legge 1

Geova diede la Legge a Israele nel 1513 a.E.V., nel deserto del Sinai, per mezzo di Mosè quale mediatore. All’inaugurazione della Legge presso il monte Horeb ci fu un’imponente manifestazione della potenza di Dio, come è scritto: “E il terzo giorno quando si fece mattina avvenne che c’erano tuoni e lampi, e una densa nuvola sul monte e un altissimo suono di corno, tanto che tutto il popolo che era nel campo tremava. Ora Mosè fece uscire il popolo dal campo incontro al [vero] Dio, e stettero ai piedi del monte. E il monte Sinai fumava tutto, per il fatto che Geova era sceso su di esso nel fuoco; e il fumo desso ascendeva come il fumo di una fornace da mattoni, e lintero monte tremava moltissimo … Ora tutto il popolo vedeva i tuoni e lo sfolgorio dei lampi e il suono del corno e il monte fumante. Quando il popolo lo vide, tremava e se ne stava a distanza” – Esodo 19:16-18; 20:18
Il popolo di Israele all’unanimità rispose: “Siamo disposti a mettere in pratica tutte le parole che Geova ha proferito” (Esodo 24:3). Quel Patto fu quindi reso valido e solennemente vincolante per le parti col versamento del sangue delle vittime del sacrificio che nella circostanza venne disposto da colui che funse da mediatore del Patto stesso, Mosè il quale, come è scritto: “prese quindi metà del sangue e lo mise in bacini, e metà del sangue asperse sull’altare … prese dunque il sangue e lo asperse sul popolo e disse: ‘Ecco il sangue del patto che Geova ha concluso con voi rispetto a tutte queste parole’” (Esodo 24:6-8). Con il versamento del sangue sacrificale Dio intese far capire agli esseri umani un importante principio. Infatti, essendo perfetta la Legge metteva in evidenza la natura peccaminosa delle persone poiché gli esseri umani imperfetti discendenti di Adamo non sarebbero mai riusciti ad osservarne tutte le disposizioni, per cui meritavano di morire perché, secondo la giustizia divina, “il salario che il peccato paga è la morte” (Romani 6:23). Perciò nella Legge Dio mise in risalto che c’era bisogno di qualcosa che espiasse, o coprisse, i peccati. Infatti dichiarò: “L’anima [o la vita] della carne è nel sangue, e io stesso ve l’ho messo sull’altare per fare espiazione per le anime vostre, perché è il sangue che fa espiazione mediante l’anima in esso” (Levitico 17:11-14). Pertanto, invece di morire per avere trasgredito i comandamenti di Dio, il peccatore poteva offrire un animale in sacrificio sull’altare. Il sangue di quell’animale faceva espiazione in quanto la vita dell’animale sacrificato prendeva il posto della vita del peccatore. In questo modo Geova pose la base per far comprendere agli esseri umani uno dei principali insegnamenti della Parola di Dio: il riscatto come prezzo da pagare per salvare una vita. Quei sacrifici quindi tipificavano, come vedremo, il provvedimento preso da Dio per la salvezza del genere umano.
Il sacerdozio: “uno statuto a tempo indefinito” – Esodo 28:43
Uno dei primi atti disposti da quella Legge fu l’istituzione di un sacerdozio. Fu direttamente Dio a fare la scelta delle persone, nessuno avrebbe potuto assumere l’incarico di sacerdote da sé (cfr. Ebrei 5:4). Geova affidò il sacerdozio ad Aaronne, il fratello di Mosè che l’aveva accompagnato e sostenuto nel difficile incarico di dire al potente Faraone di liberare il popolo israelita dalla schiavitù, e alla sua casa “a tempo indefinito” (cfr. Esodo 28:1,43; 29:9). Aaronne e i primogeniti maschi della sua discendenza avrebbero ricoperto il ruolo di “sommo sacerdote”, un incarico “a vita”. A motivo della dignità dell’incarico, dell’intimità che aveva con Geova rappresentando la nazione davanti a Lui, e anche del significato tipico dell’incarico, i requisiti richiesti erano rigidi, come, ad esempio, quello di sposare solo una vergine di Israele (ciò per evitare che una donna che avesse già avuto rapporti sessuali con altro uomo potesse trasmettergli eventuali malattie contratte e renderlo cerimonialmente impuro). Dio stesso poi stabilì i requisiti per i discendenti di Aaronne che avrebbero prestato servizio come sacerdoti: essi dovevano essere fisicamente sani e avere un aspetto normale, altrimenti non potevano avvicinarsi all’altare con le offerte (cfr. Levitico 21:16-23). Dovevano, altresì, mantenersi moralmente puri osservando alte norme di comportamento, come prescritto: “Devono mostrarsi santi al loro Dio, e non devono profanare il nome del loro Dio, perché sono quelli che presentano le offerte di Geova fatte mediante il fuoco, il pane del loro Dio; e devono mostrarsi santi” (Levitico 21:6).
Quali erano le funzioni del sommo sacerdote e dei sacerdoti?
Il sommo sacerdote doveva prendere la direttiva in tutti gli aspetti dell’adorazione e sorvegliare l’attività di migliaia di sacerdoti e leviti che prestavano servizio a favore del popolo. Alcune funzioni relative all’adorazione erano specificamente riservate al suo incarico come, ad esempio, entrare nel Santissimo del santuario un solo giorno dell’anno, il giorno di Espiazione, un giorno che, come vedremo, aveva un profondo significato profetico. Quel giorno presiedeva tutte le funzioni religiose e faceva espiazione per la sua casa e per l’intera nazione. Era poi sua responsabilità insegnare alla nazione la Parola di Dio. Era anche il più alto funzionario alle dipendenze del governante della nazione, Geova Dio perciò aveva un ruolo di primaria importanza anche nell’amministrazione della giustizia; lui e le autorità secolari (ad esempio i giudici che guidarono la nazione dopo Mosè, o i re quando fu istituita una discendenza reale umana) costituivano il tribunale supremo della nazione.
Il sommo sacerdote era coadiuvato dai sacerdoti scelti tra i discendenti della casa di Aaronne e dai maschi appartenenti alla tribù di Levi che, tra le dodici, fu appartata per assistere l’attività sacerdotale (ad esempio era compito dei leviti trasportare il tabernacolo e i suoi arredi quando veniva spostato oppure come soprintendenti, portinai, tesorieri assistevano i sacerdoti nel tempio, nei cortili e nelle sale da pranzo in relazione a offerte, sacrifici, purificazioni, pesi e misure, e a vari incarichi di sorveglianza). Tutti questi prendevano servizio al compimento dell’età di trent’anni e terminavano il loro obbligo a cinquant’anni (cfr. Numeri 4:46-49).
Sia il sommo sacerdote che i sacerdoti che i leviti non ricevettero terre in eredità quando la nazione occupò la terra promessa. Essi ricevettero 48 città in cui vivere con le rispettive famiglie e il proprio bestiame sparse su tutto il territorio nazionale. Ad essi Geova disse: “Io sono la tua parte e la tua eredità in mezzo ai figli d’Israele” (Numeri 18:20). Dio provvide per i leviti disponendo che ricevessero dalle altre tribù una decima di tutto il prodotto del paese (cfr. Numeri 18:21-24). Di questa decima i leviti a loro volta dovevano dare un decimo, il meglio di ciò che ricevevano, come decima per i sacerdoti (cfr. Numeri 18:25-29). I sacerdoti avrebbero così ricevuto l’uno per cento del prodotto nazionale, e questo avrebbe consentito loro di dedicare tutto il tempo al servizio che Dio aveva loro assegnato. Questo provvedimento a favore del sacerdozio, per quanto abbondante, era in netto contrasto con il lusso e il potere economico di cui godeva il sacerdozio nelle vicine nazioni pagane. In Egitto, per esempio, i sacerdoti erano proprietari di parte del paese (Genesi 47:22, 26) e con abili raggiri diventarono gli uomini più ricchi e più potenti della nazione. Una fonte storica riferisce che al tempo della cosiddetta “XX dinastia” il sacerdozio si era impossessato della Nubia, regione ricca di oro, e della grande provincia dell’alto Nilo. Il sommo sacerdote era la massima autorità finanziaria dello stato, dopo il gran tesoriere stesso. Comandava tutti gli eserciti e gestiva il tesoro (A History of the Ancient Egyptians, di James Henry Breasted). Tutt’oggi i sacerdoti del cristianesimo apostata hanno accumulato enormi proprietà terriere e ricchezze materiali tanto che, ad esempio, il Vaticano è considerato l’istituzione più ricca della terra; solo il suo patrimonio mobiliare nel mondo è stato stimato in 2.000 miliardi di euro mentre risulta proprietario del 20% della superficie coltivabile della terra, cifre a cui si devono aggiungere investimenti e depositi bancari di ogni tipo (Il Sole 24 Ore, 15/02/2013 – leggi su http://24o.it/u3K3t; cfr. anche L’oro del Vaticano di Claudio Rendina).

Legge 2

Dopo aver dato ad Israele la Legge, Geova Dio insediò Aaronne, fratello maggiore di Mosè, come primo sommo sacerdote di Israele e nominò i figli di Aaronne come assistenti del padre. Ma, poiché provvedere ai bisogni spirituali di vari milioni di persone era un compito immane e i sacerdoti erano relativamente pochi, Dio dispose che venissero assistiti da altri componenti della tribù di Levi. Geova istituì il sacerdozio allo scopo di insegnare la Legge al popolo e per offrire sacrifici animali a favore del popolo. Inoltre il sacerdozio doveva contribuire alla salute fisica e all’elevazione spirituale e mentale della popolazione (cfr. Levitico capitoli 13-15). Circa 1.500 anni dopo, Geova fece scrivere dall’apostolo Paolo che quelle cose erano “un’ombra delle buone cose avvenire” (Ebrei 10:1). Così la loro attività rappresentò un quadro profetico di un’opera simile che si dovrà svolgere in un prossimo futuro.
Per molti secoli sacerdoti e leviti fornirono alla nazione notevoli esempi di zelo per la vera adorazione. Questo fu subito evidente mentre gli Israeliti erano ancora accampati nel deserto del Sinai: tutti i leviti si schierarono dalla parte di Geova nel combattere contro gli idolatri adoratori del vitello d’oro (cfr. Esodo 32:26-28). Circa 500 anni dopo quando 10 tribù di Israele si staccarono dalla casa reale di Davide per formare un regno indipendente, stabilendo ancora l’adorazione dei vitelli, tutti i sacerdoti e i leviti che abitavano nei territori di quelle tribù abbandonarono le loro case e i loro possedimenti per trasferirsi nel territorio di Giuda rimanendo così leali al regno davidico per sostenere l’adorazione di Geova (cfr. 2Cronache 11:13,14). Diverse altre volte si schierarono dalla parte di governanti fedeli quali, ad esempio, Giosafat, Ezechia, Giosia, Zorobabele, Neemia ed Esdra, nel loro sforzo di ripristinare la vera adorazione in Israele (cfr. 2Cronache 17:7-9; 29:12-17; 30:21,22; 34:12,13; Esdra 10:15; Neemia 9:4,5,38).
Tuttavia col tempo anch’essi deviarono dalla vera adorazione, perché? … Il motivo lo spiegò Gesù stesso il quale, rivolgendosi ad alcuni di essi disse: “avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione. Ipocriti, Isaia profetizzò appropriatamente di voi, quando disse:Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me.Invano continuano ad adorarmi, perché insegnano come dottrine comandi di uomini” (Matteo 15:6-9). Avevano aggiunto alla Parola scritta di Dio molte tradizioni orali che essi ritenevano indispensabili alla vera adorazione e queste, come disse Gesù, alla fine avevano preso il sopravvento rispetto alla Parola di Dio ma restavano pur sempre “dottrine” e “comandi di uomini” che toglievano valore alla perfetta Parola di Dio distorcendone il significato. Proprio come è accaduto nel cristianesimo apostata allorché si è data somma importanza alla Tradizione, cioè a un complesso di dottrine e usanze di invenzione umana che nel tempo ha di fatto sostituito la verità biblica favorendo il dilagare di false dottrine e pratiche di origine filosofica e pagana, come l’esistenza di una vita dopo la morte, il culto dei morti, l’esistenza dell’inferno come luogo di tormento eterno per i peccatori, la venerazione di immagini, il dogma trinitario, la successione petrina e tanti altri ingannevoli insegnamenti.
“Non tutti quelli che sorgono da Israele sono realmente ‘Israele’” – Romani 9:6
La tradizione umana allontanò l’intera nazione dal seguire la Parola di Dio e dalla speranza messianica. Quando il Messia tanto atteso si presentò nel tempo stabilito da Dio (cfr. il mio post del 6 febbraio 2011, UNA STORIA FINITA – IX parte, https://gi1967.wordpress.com/2011/02/06/a-storia-finita-ix-parte/) non fu riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli Israeliti i quali, dopo averlo consegnato alle autorità romane e aver imposto a Pilato di liberare il malfattore Barabba anziché Gesù, quando il governatore romano chiese loro se doveva mettere a morte il loro re, dietro istigazione dei capi sacerdoti risposero: “Non abbiamo altro re che Cesare” (Giovanni 18:33-19:16). Il loro rifiuto del Re messianico decretò la fine del sistema di cose giudaico così come era stato organizzato da Dio! Geova rigettò Israele come suo popolo scelto dando vita a quella “nuova nazione” di cui aveva dato notizia profetica, quando vide come si stavano mettendo le cose per Israele, attraverso un suo fedele servitore, Isaia (cfr. Isaia 55:5). Gesù stesso confermò questo cambiamento allorché disse ai suoi connazionali ribelli: “Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti” (Matteo 21:43). Questa “nuova nazione” sarebbe stata composta dai fedeli seguaci del Re messianico, Cristo Gesù, le cui parole iniziarono ad adempiersi dal giorno di Pentecoste del 33 d.C. quando persone di nascita non israelita, proseliti provenienti da ogni altra nazione della terra, divennero membri della nuova chiesa cristiana. La “nuova nazione” fu chiamata “Israele di Dio” (Galati 6:16). Per questo, sotto ispirazione divina, l’apostolo Paolo poté scrivere: “non è giudeo colui che lo è di fuori, né è circoncisione quella che è di fuori nella carne.Ma è giudeo colui che lo è di dentro, e la sua circoncisione è quella del cuore mediante lo spirito, e non mediante un codice scritto” (Romani 2:28,29).

Legge 3

La Legge mosaica affidava l’autorità religiosa e l’insegnamento principalmente ai sacerdoti, i discendenti di Aaronne. Essi avevano il compito di trasmettere al popolo gli insegnamenti della Parola di Dio di cui erano i custodi. Il profeta Malachia rese chiaro che questa era loro responsabilità allorché sotto ispirazione divina scrisse: “Poiché le labbra del sacerdote sono quelle che devono custodire la conoscenza, e la legge è ciò che il popolo deve cercare dalla sua bocca; poiché egli è il messaggero di Geova degli eserciti” (Malachia 2:7). Per diversi secoli i sacerdoti assolsero fedelmente tale compito, col tempo, però, alcuni sacerdoti divennero infedeli. Le attività previste dalla Legge, come quella di offrire sacrifici, divennero per loro una formalità faticosa. Per mezzo del suo profeta Dio disse loro: “Avete detto: ‘Ecco, che fatica!’ e lo avete fatto disprezzare” (Malachia 1:13). Quei sacerdoti disprezzavano le cose sacre di Dio; come disse Gesù stesso: “Tutte le opere che fanno le fanno per essere visti dagli uomini … A loro piacciono il luogo più eminente ai pasti serali e i primi posti nelle sinagoghe,e i saluti nei luoghi di mercato e d’essere chiamati Rabbi dagli uomini” (Matteo 23:5,7). Questo atteggiamento li spinse ad essere arroganti e presuntuosi fino a rigettare il Messia quando questi si presentò. Gesù disse di loro: “Guai a voi … perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché voi stessi non entrate e non lasciate entrare quelli che stanno per entrare” (Matteo 23:13). Questo è ciò che accadde all’intera nazione israelita! Su istigazione dei suoi infedeli capi religiosi preferirono restare sotto la dominazione dell’impero romano anziché sottomettersi al Re messianico e persero il privilegio di divenire “un regno di sacerdoti” (cfr. Esodo 19:5,6) per partecipare alla realizzazione del proposito divino di benedire tutte le nazioni della terra.
Anche con i componenti di questa “nuova nazione” Geova Dio fece un patto. La sera che Gesù venne arrestato, mentre era a tavola con i suoi fedeli apostoli, “dopo che ebbero preso il pasto serale”, cioè dopo aver celebrato per l’ultima volta la pasqua ebraica, passando un calice di vino Gesù disse loro: “Questo calice significa il nuovo patto in virtù del mio sangue, che dev’essere versato in vostro favore” (Luca 22:19,20). Anche questo era stato profetizzato! Mediante il profeta Geremia, Dio aveva fatto scrivere: ““Ecco, vengono i giorni”, è l’espressione di Geova, “e io certamente concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto;non come il patto che conclusi con i loro antenati nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, ‘il quale mio patto essi stessi infransero … questo è il patto che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni”, è l’espressione di Geova. “Certamente metterò la mia legge dentro di loro, e la scriverò nel loro cuore. E di sicuro diverrò il loro Dio, ed essi stessi diverranno il mio popolo”” (Geremia 31:31-34). Questo “nuovo patto” sostituì il vecchio patto della Legge di cui era stato mediatore il profeta Mosè. Quel patto era di per sé buono ma prevedeva il sacrificio di animali il cui sangue non avrebbe mai potuto lavare i peccati umani. Perciò Dio lo sostituì con un patto migliore che aveva un mediatore migliore di Mosè, Cristo Gesù, e si basava su un sacrificio migliore, quello di Cristo, il cui sangue aveva il potere di cancellare per sempre i peccati, come è scritto: “Il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (1 Giovanni 1:7). Additando la superiorità di questo “nuovo patto” rispetto al precedente patto della Legge, l’apostolo Paolo sotto ispirazione divina scrisse: “Ma ora Gesù ha ottenuto un più eccellente servizio pubblico, così che egli è anche il mediatore di un patto corrispondentemente migliore, che è stato legalmente stabilito su promesse migliori … Dicendo ‘un nuovo patto’ egli ha reso il precedente antiquato” (Ebrei 8:6,13).
Nel 70 d.C. le legioni romane al comando del generale Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto, meglio conosciuto semplicemente come Tito, distrussero la città di Gerusalemme e il suo tempio dove erano conservate le registrazioni genealogiche della nazione. Da quel momento nessuno che si dichiarava Ebreo poteva dimostrare le proprie origini, o a quale tribù e famiglia dell’antico Israele appartenesse. Nessuno avrebbe più potuto ricoprire a pieno titolo l’incarico di sacerdote o sommo sacerdote dimostrando di appartenere alla tribù di Levi e alla casa sacerdotale di Aaronne. Tutt’oggi la nazione di Israele non è ordinata come Geova Dio l’aveva organizzata dandole la sua Legge nel 1513 a.C. Oggi lo Stato di Israele è una semplice repubblica parlamentare pienamente integrato nel sistema politico mondiale e non più una nazione separata, un popolo di speciale possesso per Dio (cfr. Esodo 19:5). Non sono più “testimoni” dell’Altissimo Dio Geova il cui nome hanno perfino fatto sparire dalle pagine della Bibbia! (cfr. Isaia 43:10) L’Israele carnale, discendente naturale di Abraamo, non esiste più! … Tuttavia l’“Israele di Dio” continua ad esistere così come esistono il “sommo sacerdote” e una nuova classe sacerdotale che furono tipificati da quelli del passato. Chi sono e cosa fanno? … lo vedremo col prossimo post … …

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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

Informazioni su GIANNI

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