LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – II

“ABBIAMO UN GRANDE SOMMO SACERDOTE CHE HA ATTRAVERSATO I CIELI, GESÙ IL FIGLIO DI DIO”

Ebrei 4:14

Anteprima
La nomina di un sacerdote deve venire da Dio; nessun uomo può assumere da sé l’incarico né essere nominato da altri uomini, come è scritto: “uno prende questo onore non da sé, ma solo quando è chiamato da Dio, come lo fu anche Aaronne” (Ebrei 5:4). Anticamente Geova Dio affidò il sacerdozio ad Aaronne e alla sua casa “a tempo indefinito”. Tutti questi nell’assolvere il loro incarico dovevano mantenersi fisicamente puri e osservare alte norme morali. Essi avevano prima di tutto il privilegio di spiegare la legge di Dio: la insegnavano  leggendola e spiegandola a tutti quelli che si recavano al santuario per adorare e in occasione delle grandi feste annuali che la nazione osservava. Inoltre avevano il compito di sacrificare gli animali che il popolo portava per espiare i propri peccati spruzzandone il sangue sull’altare. Un “sommo sacerdote”, nominato tra i primogeniti della discendenza di Aaronne, coordinava tutta l’attività sacerdotale e aveva speciali privilegi, come quello di rappresentare l’intera nazione e intercedere per essa il giorno di Espiazione, che ricorreva tutti gli anni il 10° giorno del mese autunnale di Tishri (corrispondente approssimativamente al nostro settembre-ottobre).
In tale occasione il sommo sacerdote doveva seguire una procedura ben definita nella Legge che gli permetteva quel giorno, e solo quel giorno in tutto l’anno, di entrare nel compartimento più interno del santuario chiamato Santissimo, luogo che rappresentava la dimora di Geova in mezzo alla nazione (cfr. Levitico capitolo 16). I sacrifici animali disposti quel giorno servivano a coprire i peccati suoi, degli altri leviti e del popolo; inoltre veniva purificato il santuario dagli effetti contaminatori del peccato. Il particolare cerimoniale di quel giorno serviva agli israeliti per rendersi maggiormente conto del loro stato peccaminoso e del bisogno di redenzione, e avere più apprezzamento per la generosa misericordia di Geova nel prendere questa disposizione per coprire i peccati da loro commessi l’anno precedente.
Tutta l’attività sacerdotale era regolata dalla Legge che Dio aveva dato al popolo di Israele mediante Mosè nel deserto del Sinai dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana. E, come tutto ciò che fu disposto da quella Legge, aveva una valenza e una durata limitata nel tempo (cfr. Ebrei 10:1). Come scrisse l’apostolo cristiano Paolo sotto ispirazione divina, “Cristo è il fine della Legge” (Romani 10:4), pertanto con la venuta del promesso Messia, al tempo stabilito da Dio, la Legge mosaica e tutti i suoi decreti e statuti vennero “inchiodati al palo di tortura” insieme al Cristo (cfr. Colossesi 2:13,14). L’apostolo, infatti, rivela che Gesù Cristo e la sua opera redentrice a favore dell’umanità furono tipificati dal sommo sacerdote d’Israele e dagli animali usati in relazione alla cerimonia. Nella sua lettera agli Ebrei, egli spiega che Gesù Cristo è il grande Sommo Sacerdote antitipico (cfr. Ebrei 5:4-10); indica inoltre che il sommo sacerdote, entrando una volta all’anno nel Santissimo con il sangue delle vittime animali, prefigurava l’entrata di Gesù Cristo nel cielo stesso con il proprio sangue, per fare così espiazione per coloro che esercitano fede nel suo sacrificio.  Nella sua lettera l’apostolo Paolo scrisse che dalla conoscenza di queste cose noi, che ci dichiariamo discepoli di Cristo, possiamo avere “ un forte incoraggiamento ad afferrare la speranza che ci è posta dinanzi” (Ebrei 6:18).

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In tutta la terra si trovano oggi sommi sacerdoti, o figure simili, di vari culti religiosi. Ad esempio, solo per citarne alcuni, i Patriarchi delle Chiese Ortodosse, l’Arcivescovo di Canterbury, Primate della Comunione Anglicana, i Rabbini Capi di Israele, il Dalai Lama del buddhismo tibetano, gli Iman dell’Islam, il papa della Chiesa Cattolica, il Pontifex Maximus che appare il più potente di tutti, ed altri ancora. Tutti questi hanno la pretesa di parlare in nome di Dio o di far le sue veci, ma tra loro sono talmente divisi dal punto di vista dottrinale e cerimoniale che non possono tutti rappresentarlo! Nella sua Parola scritta, infatti, Dio ha fatto scrivere che c’è “un solo Signore, una sola fede” (Efesini 4:5). Questo significa che c’è una sola religione approvata da Dio e, di conseguenza, un solo sommo sacerdote che lo rappresenta e tratta con Lui a favore del popolo. Quale dei capi dei vari culti religiosi può vantare di ricoprire oggi l’incarico di “sommo sacerdote” dell’Iddio Altissimo?
santificherò Aaronne e i suoi figli perché mi facciano da sacerdoti” – Esodo 29:44
Per più di quindici secoli, dal 1512 a.C. al 33 d.C., Dio riconobbe un solo sommo sacerdozio, quello che Lui stesso aveva stato stabilito nella nazione di Israele dalla linea di discendenza di Aaronne fratello del profeta Mosè, della tribù di Levi, che veniva tramandato dal padre al figlio maggiore, a meno che il figlio non fosse morto o non fosse stato squalificato, come avvenne ai due figli maggiori di Aaronne, che peccarono contro Dio e morirono (cfr. Esodo 29:9; Levitico 10:1,2). Nell’investitura del sommo sacerdote, uno degli atti significativi che Mosè dovette compiere fu l’unzione di Aaronne, eseguita versandogli sul capo il sacro olio d’unzione preparato appositamente secondo le istruzioni di Dio (cfr. Esodo 30:22-25,30-33). La dignità, la serietà e la responsabilità dell’incarico di sommo sacerdote furono sottolineate dal fatto che la colpa dei peccati da lui commessi poteva ricadere su tutto il popolo (cfr. Levitico 4:3). Oppure poteva intervenire davanti a Dio a favore di tutto il popolo quando la sua ira divampava contro di esso perché si allontanava dalla sua Legge. A lui, poi, era affidata la cura del santuario, il coordinamento del servizio che vi si svolgeva e la responsabilità sul tesoro che vi si trovava. Se lo desiderava, poteva svolgere qualsiasi compito o cerimonia sacerdotale ma alcune funzioni erano riservate solo a lui; ad esempio solo lui poteva entrare nel compartimento chiamato Santissimo del santuario, un solo giorno l’anno, il giorno di Espiazione (ebraico yohm hakkippurìm, “giorno delle coperture” – cfr. Levitico 16:2) che cadeva il 10 di tishri, settimo mese del calendario sacro ebraico (giorno che corrispondeva approssimativamente a settembre-ottobre del nostro calendario). Infine il sommo sacerdote era la guida della nazione anche nell’istruzione religiosa (cfr. Deuteronomio 17:9-11). La Legge data per mezzo di Mosè regolava l’attività del sommo sacerdote e poiché, come dichiara Ebrei 10:1, “la Legge ha un’ombra delle buone cose avvenire”, o costituiva “rappresentazioni tipiche di cose celesti” (Ebrei 9:23), diversi aspetti della sua attività erano profetici, additando avvenimenti futuri.

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la Legge ha un’ombra delle buone cose avvenire
La Legge mosaica rappresentava quadri profetici di cose che dovevano accadere nel futuro della nazione con effetti ancora più grandi di quanto quella Legge stessa poteva produrre. Chi, dunque, raffigurava il sommo sacerdote dell’antico Israele?
In origine la carica di sommo sacerdote era ereditaria e durava tutta la vita. Quando moriva doveva esserne data notizia alle sei città di rifugio sparse nel territorio di Israele per permettere la liberazione di tutti coloro che si erano resi colpevoli di omicidio involontario (cfr. Numeri 35:25-29). Nel II secolo a.C., però, gli Asmonei (o Maccabei) usurparono il sommo sacerdozio aaronnico e da allora in poi furono i governanti politici che si succedettero nel governo della Palestina a nominare i sommi sacerdoti a loro piacimento. Ad esempio, Erode il Grande, di stirpe edomita, che divenne governatore della Giudea verso il 39 a.C., nominò e depose sommi sacerdoti secondo il suo beneplacito, rendendo evidente che era lui la vera autorità da cui dipendeva questa carica. I governatori romani fecero altrettanto. Tali avvenimenti portarono alla formazione di una classe che le Scritture chiamano “capi sacerdoti” (cfr. Matteo 26:3,4). Al tempo del ministero di Gesù oltre a Caiafa, che era stato nominato sommo sacerdote verso il 18 d.C. dal prefetto della Giudea Valerio Grato, predecessore di Ponzio Pilato, questa classe comprendeva ex sommi sacerdoti, come Anna, che erano stati deposti ma continuavano a detenere il titolo.
‘Tu sei sacerdote per sempre secondo la maniera di Melchisedec”” – Ebrei 5:4-6
Pur essendo di grande aiuto al popolo, il sommo sacerdote d’Israele, in qualità di discendente di Adamo come tutti gli esseri umani, era egli stesso imperfetto e soggetto al peccato (cfr. Romani 3:23). Perciò egli stesso aveva bisogno di aiuto. Illustrando questo aspetto l’apostolo cristiano Paolo, sotto ispirazione divina scrisse: “Egli può trattare moderatamente gli ignoranti e i traviati giacché è egli stesso circondato dalla propria debolezza, e per questo motivo deve fare offerte per i peccati sia per se stesso che per il popolo” (Ebrei 5:2,3). Fu per questo motivo che Geova Dio dispose un sommo sacerdote il quale deve fare in senso spirituale e fisico ciò che nessun altro sommo sacerdote della discendenza aaronnica o di altra natura è mai riuscito a fare e mai riuscirà; la figura del sommo sacerdote dell’antico Israele fu, infatti, un tipo di questi. Chi è, come fu scelto e perché il suo incarico è diverso da quello ricoperto da tutti gli altri sommi sacerdoti?
Si è detto sopra che la Legge mosaica, che disciplinava l’attività del sommo sacerdote aaronnico, additava avvenimenti futuri. L’apostolo Paolo che in quanto appartenente alla classe dei farisei conosceva molto bene quella Legge, scrisse: “la Legge è divenuta il nostro tutore che conduce a Cristo, affinché fossimo dichiarati giusti a motivo della fede” (Galati 3:24). Per questo, scrivendo sotto ispirazione divina la sua lettera agli ebrei divenuti cristiani verso il 61 d.C., ricordando il patto che Dio aveva fatto con il loro antenato Abramo per la benedizione di tutte le nazioni (cfr. Genesi 22:18) egli disse: “abbiamo un grande sommo sacerdote che ha attraversato i cieli, Gesù il Figlio di Dio … non abbiamo come sommo sacerdote uno che non possa compatire le nostre debolezze, ma uno che è stato provato sotto ogni aspetto come noi, ma senza peccato” (Ebrei 4:14,15). Dunque Gesù “il Figlio di Dio” è il più “grande sommo sacerdote” scelto da Dio. Ma, poiché non era della tribù sacerdotale di Levi né discendente di Aaronne, come poté divenire “sommo sacerdote”? Sempre l’apostolo Paolo lo spiegò ai suoi conservi cristiani di retaggio ebraico scrivendo. “uno prende questo onore non da sé, ma solo quando è chiamato da Dio, come lo fu anche Aaronne. E così il Cristo non glorificò se stesso divenendo sommo sacerdote, ma fu glorificato da colui che disse a suo riguardo: ‘Tu sei mio figlio; io, oggi ti ho generato”. Come dice pure in un altro luogo: ‘Tu sei sacerdote per sempre secondo la maniera di Melchisedec”” (Ebrei 5:4-6).
Chi era Melchisedec e in che modo Gesù era “sommo sacerdote” alla sua maniera? Nella Bibbia c’è solo un breve accenno su di lui. Non era Ebreo, né Israelita, né Levita però si dice che era “re di Salem e … sacerdote dell’Iddio Altissimo”; il racconto dice anche che Abramo lo incontrò al ritorno dalla guerra in cui aveva liberato suo nipote Lot dai predoni e ricevette da lui una benedizione (cfr. Genesi 14:17-20). Tale avvenimento si verificò fra il 1943 e il 1933 a.C., molto tempo prima che si formasse la nazione d’Israele col suo sacerdozio aaronnico. Di Melchisedec, poi, non viene fornita né la sua genealogia né è indicata la sua morte. Tutto questo prefigurava il fatto che anche Gesù avrebbe ricevuto un doppio incarico: sarebbe stato sia Re che Sommo Sacerdote del Regno di Dio. Come discendente della famiglia reale di Davide attraverso i suoi genitori Gesù divenne il legittimo erede del regno davidico (cfr. Luca 1:26-33; 3:23-31; Matteo 1:6-16; vedi anche il mio post del 19 febbraio 2011 – UNA STORIA FINITA – X parte: https://gi1967.wordpress.com/2011/02/19/una-storia-finita-x-parte/). Egli però non ricevette l’incarico di Sommo Sacerdote mediante una linea di discendenza carnale, come avveniva per i sacerdoti aaronnici, ma per nomina diretta di Geova, il suo Padre celeste (cfr. Ebrei 7:1-3,15-17). Avendo, poi, ottenuto da Dio, come ricompensa della sua fedeltà, il dono della vita immortale egli vive per sempre e non ha successori (cfr. Romani 6:9; 1Timoteo 6:15,16).

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Questo è mio Figlio, il diletto, che io ho approvato
Dopo il battesimo nelle acque del Giordano e trascorsi 40 giorni nel deserto, Gesù si recò nella città dov’era cresciuto, a Nazaret, entrato nella sinagoga si fece dare il rotolo del profeta Isaia e lesse questi versetti: “Lo spirito di Geova è su di me, perché egli mi ha unto per dichiarare la buona notizia ai poveri, mi ha mandato per predicare la liberazione ai prigionieri e il ricupero della vista ai ciechi, per mettere in libertà gli oppressi, 19per predicare lanno accettevole di Geova” (Luca 4:16-19; cfr. Isaia 61:1,2). Confermò così di essere l’antitipico Sommo Sacerdote, unto per mezzo dello spirito santo, il quale nel proposito di Dio doveva recare la salvezza eterna ai suoi fedeli servitori (cfr. anche Ebrei 5:4-6)
Nell’anno 29 A.D. quando aveva circa 30 anni, età in cui i sacerdoti in Israele iniziavano il loro servizio sacerdotale (cfr. Numeri 4:3), Gesù si recò al fiume Giordano e venne battezzato da Giovanni Battista. Fu in quell’occasione che si udì dal cielo la voce di Dio che disse: “Questo è mio Figlio, il diletto, che io ho approvato” accompagnata da una manifestazione visibile dello spirito santo di Dio in forma di colomba scendere su Gesù (cfr. Matteo 3:13-17). Sette anni dopo, riferendosi a quella manifestazione, l’apostolo Pietro spiegò al centurione romano Cornelio che in tal modo Gesù fu unto non con olio profumato, come lo erano i sommi sacerdoti aaronnici, ma “con spirito santo” (Atti 10:38; Ebrei 1:9). Con quella unzione Gesù venne nominato Sommo Sacerdote e futuro Re del Regno di Dio così che il suo sarebbe stato anche un “regal sacerdozio”.
col proprio sangue … ottenne per noi una liberazione eterna” – Ebrei 9:12
La straordinaria superiorità del sacerdozio di Cristo rispetto a quello aaronnico venne mostrata ancora dall’apostolo Paolo che, nella lettera in questione, scrisse: “Se, dunque, la perfezione fosse stata realmente per mezzo del sacerdozio levitico (poiché sulla base d’esso fu data la Legge al popolo), che bisogno c’era ancora che sorgesse un altro sacerdote alla maniera di Melchisedec e non detto alla maniera di Aaronne?Poiché siccome è cambiato il sacerdozio, c’è per necessità anche un cambiamento di legge … Ed è ancor più abbondantemente chiaro che a somiglianza di Melchisedec sorge un altro sacerdote, che è divenuto tale non secondo la legge di un comandamento che dipende dalla carne, ma secondo il potere di una vita indistruttibile,poiché in testimonianza viene detto: “Tu sei sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedec” (Ebrei 7:11,17). Dunque nel Sommo Sacerdote Gesù Cristo abbiamo qualcosa che il sacerdote aaronnico non avrebbe mai potuto garantire agli esseri umani: la perfezione; questo richiese ”un cambiamento di legge”. Cosa significò?
La Legge mosaica non fu data a tutta l’umanità. Ai piedi del Sinai Geova Dio fece un patto, o un accordo, con i discendenti di Giacobbe, che divennero la nazione di Israele, egli diede le sue leggi solo a quella nazione. Mosè lo indicò chiaramente dicendo a quella nazione: “Geova non concluse questo patto con i nostri antenati, ma con noi, tutti noi che oggi siamo qui in vita” (Deuteronomio 5:3). In seguito Dio stesso ribadì questo punto ispirando il re Davide a scrivere: “Annuncia la sua parola a Giacobbe, i suoi regolamenti e le sue decisioni giudiziarie a Israele.Non ha fatto in tal modo a nessunaltra nazione” (Salmo 147:19,20). Lo speciale scopo di quella Legge era quello di proteggere e guidare la nazione di Israele affinché fosse pronta ad accettare Cristo quando questi sarebbe arrivato, come è scritto: “Cristo è il fine della Legge” (Romani 10:4). Il sacerdozio aaronnico e i molti sacrifici richiesti dalla Legge ricordavano agli israeliti che erano peccatori bisognosi di un Salvatore. Essendo perfetta quella Legge risultava una condanna per quegli uomini poiché nessuno di loro poteva osservarla alla perfezione. Spiegando questo ai suoi conservi cristiani, l’apostolo Paolo scrisse: “Egli [Dio] ci perdonò benignamente tutti i nostri falli e cancellò il documento scritto a mano contro di noi, che consisteva in decreti [inclusi i Dieci Comandamenti] e che ci era contrario [perché condannava gli israeliti come peccatori]; ed Egli l’ha tolto di mezzo inchiodandolo al palo di tortura” (Colossesi 2:13,14), quindi aggiunse: “Ma ora siamo stati esonerati dalla Legge, perché siamo morti a ciò da cui eravamo detenuti, così che siamo schiavi in un nuovo senso secondo lo spirito, e non nel vecchio senso secondo il codice scritto” (Romani 7:6).  La Legge mosaica venne quindi sostituita con qualcosa di migliore. Gesù, infatti, divenne mediatore di “un nuovo patto” (cfr. Luca 22:20) che si basava su un sacrificio migliore rispetto a quello dei sacrifici animali disposti dal vecchio patto della Legge, il sacrificio della vita umana perfetta di Cristo Gesù. Questo sacrificio reca completa salvezza e perfezione a tutti coloro che vi esercitano fede, perché Cristo “può anche salvare completamente quelli che si accostano a Dio per mezzo suo, perché è sempre vivente per intercedere a loro favore” (Ebrei 7:23-25).
Gesù nella funzione di Sommo Sacerdote non offre sacrifici animali, come facevano i sacerdoti aaronnici, sacrifici che permettevano solo un temporaneo perdono dei peccati, ma, come spiegò ancora l’ispirato scrittore: “entrò una volta per sempre nel luogo santo, no, non con sangue di capri e di giovani tori, ma col proprio sangue, e ottenne per noi una liberazione eterna” (Ebrei 9:12). Cosa significa questo per tutti gli esseri umani, inclusi quelli che sono morti? Significa l’opportunità di ottenere la perfezione umana, sia sotto l’aspetto fisico che morale! Significa vita eterna sulla terra in piena salute! Significa la fine delle malattie (cfr. Isaia 33:24), della vecchiaia (cfr. Giobbe 33:25), della morte (cfr. Rivelazione o Apocalisse 21:3,4). Significa la fine delle ingiustizie e dei conflitti umani (cfr. Isaia 9:7), la fine della criminalità (cfr. Salmo 37:9,10). Significa la fine di tutta la falsa religione che per secoli ha ingannato le persone con falsi insegnamenti e pratiche frutto di una tradizione contraria agli insegnamenti biblici (cfr. Matteo 15:6-9; Rivelazione o Apocalisse 18:2-8). Significa la risurrezione dei morti (cfr. Giovanni 5:25,28,29; 1Corinti 15:12-21).

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può salvare completamente quelli che si accostano a Dio per mezzo suo”
Ogni anno, il giorno di Espiazione, il sommo sacerdote aaronnico oltrepassava la cortina, o divisorio, nel santuario ed entrava nel compartimento denominato Santissimo con il sangue degli animali sacrificati per aspergerlo davanti al coperchio del propiziatorio (Espiatorio) dell’Arca del Patto. In questo modo egli faceva espiazione per i peccati suoi e della sua casa o tribù levitica e quindi per i peccati del popolo d’Israele. Questa era la procedura per l’espiazione stabilita dal patto della Legge di Mosè. Così, quando il perfetto uomo Gesù dopo il suo battesimo in acqua divenne Sommo Sacerdote unto da Dio, dovette anch’egli passare l’antitipica cortina, rappresentata dal suo corpo carnale, accettando una morte di sacrificio per la salvezza di coloro che avrebbero esercitato fede nel valore di quel sacrificio. Gesù offrì a Dio non del sangue animale ma il suo sangue, o la sua vita da esso rappresentata, quale riscatto corrispondente alla vita perfetta persa dal peccatore Adamo. Da quel momento, come spiegò l’apostolo Paolo, Dio “cancellò il documento scritto a mano contro di noi, che consisteva in decreti … Egli l’ha tolto di mezzo inchiodandolo al palo di tortura” (Colossesi 2:13,14). I cristiani non sarebbero più stati sotto l’obbligo della Legge mosaica, con tutti i suoi “decreti” o statuti. Come e quando si adempì questo aspetto antitipico della Legge mosaica?
entrò …  nel cielo stesso, per comparire dinanzi alla persona di Dio per noi” – Ebrei 9:24
Gesù entrò nel “luogo santo” prefigurato dal Santissimo in cui entrava Aaronne il giorno di Espiazione, cioè “nel cielo stesso, per comparire ora dinanzi alla persona di Dio per noi” (Ebrei 9:24). Per poter accedere in cielo Gesù dovette abbandonare il suo corpo carnale poiché, scrisse ancora l’ispirato apostolo: “carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né la corruzione eredita l’incorruzione” (1Corinti 15:50). E questo è anche un monito per tutti coloro, come gli avventisti, che si aspettano di essere rapiti in cielo con il loro corpo carnale! Il 14 nisan del 33 A.D. quando Gesù appeso al legno spirò, il racconto evangelico narra che “la cortina del santuario si squarciò in due, da cima a fondo, e la terra tremò, e i massi di roccia si spaccarono” (Matteo 27:51). Quella cortina, o parete divisoria, che nel santuario terreno divideva il compartimento del Santo dal Santissimo, la quale poteva essere oltrepassata una sola volta l’anno, il giorno di Espiazione, dal sommo sacerdote aaronnico, raffigurava proprio la barriera carnale che Gesù doveva attraversare per entrare nel Santissimo dei cieli, cioè il suo corpo carnale che depose in sacrificio una volta per sempre. L’apostolo infatti scrisse: “Noi che siamo fuggiti al rifugio abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrare la speranza che ci è posta dinanzi. Questa speranza noi l’abbiamo come un’àncora per l’anima, sicura e ferma, ed essa penetra entro la cortina, dove un precursore è entrato a nostro favore, Gesù, il quale è divenuto sommo sacerdote secondo la maniera di Melchisedec per sempre” e ancora: “abbiamo franchezza per la via d’ingresso nel luogo santo mediante il sangue di Gesù, che egli inaugurò per noi come via nuova e vivente attraverso la cortina, cioè la sua carne” (Ebrei 6:18-20; 10:19,20).
Il terzo giorno dalla sua morte Gesù venne risuscitato dal Padre non più con un corpo umano ma con un corpo spirituale, come è scritto: “È seminato corpo fisico, è destato corpo spirituale … Il primo uomo Adamo divenne anima vivente. L’ultimo Adamo divenne spirito vivificante” (1Corinti 15:44,45). Dopo aver abbandonato il suo corpo umano, che Dio fece opportunamente sparire, come nel caso del corpo di Mosé, per evitare che divenisse oggetto di culto, quaranta giorni dopo la sua morte e risurrezione, Gesù entrò nell’antitipico Santissimo, tornò in cielo alla presenza di Dio dove poté presentare il valore del suo sacrificio e fare espiazione per il genere umano (cfr. Ebrei 9:24). Grazie al suo sacrificio ora persone imperfette e soggette al peccato erano giustificate in base alla loro fede nel valore di quel sacrificio, come Dio stesso ha fatto scrivere: “Ora indipendentemente dalla legge la giustizia di Dio è stata resa manifesta … sì, la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che hanno fede … Dio lo ha stabilito come offerta per la propiziazione mediante la fede nel suo sangue. Questo avvenne per esibire la sua propria giustizia, perché perdonava i peccati commessi nel passato, mentre Dio esercitava sopportazione; per esibire la propria giustizia nel tempo presente, affinché sia giusto anche quando dichiara giusto l’uomo che ha fede in Gesù” (Romani 3:21-26). Questo divenne evidente 10 giorni dopo, il giorno di Pentecoste del 33 A.D., quando il glorificato Gesù Cristo fu impiegato da Geova Dio per versare lo spirito santo sui suoi fedeli discepoli. In tal modo quei primi discepoli furono unti per essere sottosacerdoti spirituali del sommo sacerdote Gesù Cristo, come affermò in seguito l’apostolo Pietro che fu ispirato a scrivere: “Ma voi siete “una razza eletta, un regal sacerdozio, una nazione santa, un popolo di speciale possesso, affinché dichiariate le eccellenze” di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce” (1Pietro 2:9). Non tutti i fedeli discepoli di Gesù serviranno come sottosacerdoti celesti, ma di questo parleremo nel prossimo post.
le cose furono scritte anteriormente … per nostra istruzione” – Romani 15:4
Riassumendo, quindi, la Parola di Dio ci insegna che il sommo sacerdote dell’antica nazione israelita fu un tipo di Cristo Gesù che dovrà svolgere questo stesso incarico per recare completa salvezza nonché perfezione fisica e morale in favore del genere umano ubbidiente. Come il sommo sacerdote aaronnico all’atto della nomina veniva unto con olio profumato, così Cristo al momento della sua nomina come antitipico Sommo Sacerdote, che avvenne il giorno del suo battesimo nel 29 A.D., fu unto con spirito santo sceso con una manifestazione visibile dal cielo. A differenza dei sommi sacerdoti aaronnici che erano soggetti alla morte, grazie alla sua fedele condotta Gesù è stato da Dio dichiarato immortale, perciò non ha bisogno di successori e può officiare per la salvezza eterna delle persone di fede (cfr. Ebrei 7:3,15-17). La Bibbia, inoltre, definisce Gesù “Sommo Sacerdote alla maniera di Melchisedec”. Questo Melchisedec fu anch’egli una degna figura di Cristo poiché è scritto di lui che era “Re e sacerdote dell’Iddio Altissimo”. Anche Gesù ha ricevuto questo doppio incarico di Re e di Sommo Sacerdote del Regno di Dio; e come di Melchisedec è detto che era “re di Salem”, parola ebraica che significa “pace” (cfr. Ebrei 7:2), di Cristo è detto che sotto il suo regno “della pace non ci sarà fine” (cfr. Isaia 9:7). Come il sommo sacerdote aaronnico entrava una volta l’anno, il giorno di Espiazione, nel compartimento del tempio chiamato Santissimo, attraversando la “cortina” o la parete divisoria che la separava dal resto del santuario, luogo dove la presenza di Geova Dio era rappresentata dall’arca del patto e dalla cosiddetta “luce Scecchina”, così Gesù alla sua morte superò la barriera rappresentata dal suo corpo carnale che gli impediva l’accesso al cielo dove tornò quaranta giorni dopo per presentarsi al suo Padre celeste e portare il valore espiatorio del suo sacrificio. Questo fu rappresentato dal fatto che la cortina del tempio di Gerusalemme al momento dell’esalazione dell’ultimo respiro da parte di Gesù si squarciò.
Nella sua lettera agli ebrei divenuti cristiani, sulla quale in gran parte si basano le suindicate informazioni, l’apostolo Paolo scrisse che dalla conoscenza di queste cose possiamo avere “ un forte incoraggiamento ad afferrare la speranza che ci è posta dinanzi” (Ebrei 6:18). Si, lo studio della Parola di Dio ci fa conoscere meglio il suo divino autore e il ruolo che ha il suo diletto Figlio, Cristo Gesù, nell’adempimento del suo proposito di riportare tutta la razza umana a una giusta condizione fisica e spirituale. Gesù stesso disse che da questa conoscenza poteva derivare “la vita eterna” (cfr. Giovanni 17:3). Non vorremo perdere questa irripetibile occasione che oggi ci viene offerta di conoscere le cose che Dio ha fatto scrivere “anteriormente … per nostra istruzione, affinché per mezzo della nostra perseveranza e per mezzo del conforto delle Scritture avessimo speranza” (Romani 15:4).

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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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