LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – III

“VOI SIETE UNA RAZZA ELETTA, UN REGAL SACERDOZIO, UNA NAZIONE SANTA, UN POPOLO DI SPECIALE POSSESSO’”

1Pietro 2:9

Anteprima
Appartenete a una delle tante chiese che si dichiarano cristiane e vi è stato insegnato che la vostra speranza è quella di andare un giorno in cielo per vivere per sempre insieme a Cristo? Allora leggete attentamente questo post e le Scritture citate e poi riflettete con molta serietà sulla vostra speranza! La Parola di Dio, pur insegnando una speranza celeste, lascia ad intendere che non tutti i discepoli di Gesù sono destinati alla vita in cielo ma solo un limitato numero di essi, mentre la stragrande maggioranza ha la prospettiva di vivere per sempre sulla terra che sarà portata in condizioni paradisiache. Chi è perché è stato destinato alla vita celeste e come questo fu prefigurato dall’antica disposizione sacerdotale che Dio diede al popolo di Israele con la Legge mosaica?
Nell’ispirata lettera dell’apostolo Paolo agli ebrei divenuti cristiani è scritto che quella Legge era “un’ombra delle buone cose avvenire, ma non la sostanza stessa delle cose” e che, pertanto, ci sarebbe stato “per necessità anche un cambiamento di legge” (cfr. Ebrei 10:1; 7:12). La sera prima di essere arrestato e poi processato e condannato a morte, mentre celebrava per l’ultima volta la pasqua ebraica insieme ai suoi fedeli apostoli, Gesù fece riferimento a questo cambiamento parlando di “un nuovo patto”, che sarebbe stato validato dal versamento sacrificale del suo sangue, il quale avrebbe sostituito il vecchio patto della Legge (cfr. Luca 22:15-20). Tale cambiamento ebbe effetto a far data dalla Pentecoste del 33 A.D. allorché, con una manifestazione miracolosa, lo spirito santo di Dio discese sui discepoli di Gesù riuniti a Gerusalemme, ‘ungendoli’ o nominandoli per un incarico speciale. Uno di quei discepoli, l’apostolo Pietro, sempre sotto ispirazione divina scrisse poi che quell’incarico riguardava un “regal sacerdozio” (cfr. 1Pietro 2:9).  
Perché Dio ha disposto un “regal sacerdozio” e quale ruolo ha questo nella realizzazione del suo proposito per l’uomo e per la terra? Quale sarà il nostro ruolo nell’ambito di tale disposizione?

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Il primo giorno del mese primaverile di nisan dell’anno 1512 a.C. Mosè, ubbidendo a un comando divino, insediò Aaronne e i suoi figli per il servizio sacerdotale a favore della nuova nazione di Israele. Geova Dio, infatti, gli aveva detto: “Nel giorno del primo mese, il primo del mese … devi far avvicinare Aaronne e i suoi figli all’ingresso della tenda di adunanza e lavarli con acqua.E devi vestire Aaronne con le vesti sante e ungerlo e santificarlo, e deve dunque farmi da sacerdote.Dopo ciò farai avvicinare i suoi figli e devi vestirli con le lunghe vesti. E li devi ungere come hai unto il loro padre, e devono dunque farmi da sacerdoti, e la loro unzione deve servire per loro di continuo come sacerdozio a tempo indefinito durante le loro generazioni” (Esodo 40:2,12-15).
Come spiegato nel precedente post, quando Mosè, in qualità di mediatore fra Geova Dio e la nazione d’Israele, unse il suo fratello maggiore Aaronne perché fosse sommo sacerdote, tipificò il fatto che Dio avrebbe unto il suo Figlio Gesù con spirito santo dopo la sua uscita dalle acque del battesimo nel fiume Giordano, avvenimento che si verificò 1.541 anni dopo, nel 29 A.D. In quell’occasione Gesù venne unto, o incaricato, perché divenisse oltre che Re del Regno di Dio, quale erede della casa reale di Davide (cfr, Luca 1:30-33), anche “Sommo Sacerdote” in eterno in favore di tutto il genere umano (cfr. Ebrei 5:4-6). Colui che lo battezzò, Giovanni il Battista, riferendosi a Gesù disse: “Dopo di me verrà uno più forte di me; io non son degno di chinarmi a sciogliergli i legacci dei sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con spirito santo” (Marco 1:7,8). Dio stesso ne aveva annunciato a Giovanni la venuta, poiché Giovanni disse: “Nemmeno io lo conoscevo, ma Colui che mi ha mandato a battezzare in acqua mi disse: ‘Chiunque sia colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo spirito, questi è colui che battezza nello spirito santo’” (Giovanni 1:33). Gesù fu dunque non solo unto lui stesso con spirito santo per essere un “Sommo Sacerdote” spirituale, ma fu autorizzato a battezzare altri con spirito santo. Quando e perché avrebbe egli battezzato altri con spirito santo?
unti sacerdoti le cui mani erano state riempite di potere” – Numeri 3:2,3
Come sopra indicato, oltre ad nominare Aaronne come sommo sacerdote, Mosè venne incaricato di ungere come sacerdoti anche i suoi quattro figli, Nadab, il primogenito, Abiu, Eleazaro e Itamar (cfr. Numeri 3:2,3). Questi dovevano svolgere l’incarico di sottosacerdoti. Essi appartenevano tutti alla tribù di Levi che Dio appartò dalle altre undici tribù per costituire un’organizzazione addetta al servizio del tabernacolo. Dio stabilì che tutti i maschi appartenenti alla casa di Aaronne avrebbero svolto servizio come sacerdoti a favore del popolo mentre il resto delle famiglie di Levi sarebbero stati loro ministri assolvendo altri compiti, come quello di erigere il tabernacolo, trasportarlo, e via dicendo (Numeri 3:6-13; capitolo 4). Quando venne costruito il bel tempio di Salomone tale disposizione venne confermata (cfr. 1Cronache capitolo 23).
La vita e l’attività dei sacerdoti aaronnici venne regolamentata da Dio per mezzo della Legge mosaica. Essi dovevano mantenersi fisicamente puri e osservare alte norme morali. Ad esempio, quando entravano nella tenda di adunanza e prima di presentare un’offerta sull’altare, dovevano lavarsi mani e piedi nel bacino posto nel cortile, “per non morire” (cfr. Esodo 30:17-21; 40:30-32). Per prevenire azioni sconsiderate e pericolose avevano ordine di non bere vino né altre bevande inebrianti quando prestavano servizio nel santuario (cfr. Levitico 10:8-11). Per evitare di contrarre malattie sessuali che li avrebbero resi inidonei per il servizio nel santuario non dovevano sposare né una donna divorziata né una prostituta (cfr. Levitico 21:7,8). Avevano anche l’ordine di non radersi il capo né le estremità della barba, e anche di non farsi incisioni o tatuaggi, usanze comuni invece fra i sacerdoti pagani (cfr. Levitico 21:5,6; 19:28). Quando prestavano servizio presso il santuario avevano il compito di scannare gli animali offerti in sacrificio dal popolo e di spruzzarne il sangue sull’altare (cfr. Levitico capitoli 1-7). Inoltre avevano il privilegio di insegnare la Legge al popolo, leggendola e spiegandola a quelli che si recavano al santuario per adorare e, quando non erano in servizio, avevano ampia opportunità di insegnare sia nell’area del santuario che in altre parti del paese (cfr. Deuteronomio 33:10; 2Cronache 17:7-9). Il sacerdote doveva anche giudicare tra puro e impuro nei casi di lebbra riguardanti un uomo, un indumento o una casa e doveva assicurarsi che i regolamenti relativi alla quarantena venissero rispettati. L’amministrazione sacerdotale, quindi, serviva di salvaguardia per la nazione sia in materia di purezza religiosa che di salute fisica.

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Questi furono … gli unti sacerdoti le cui mani erano state riempite di potere
Nell’antico Israele Geova Dio istituì il servizio sacerdotale e l’affidò ad Aaronne, il fratello maggiore di Mosè, e alla sua casa “a tempo indefinito” (cfr. Esodo 40:2,12-15). I sacerdoti rappresentavano Dio presso il popolo che servivano, istruendolo intorno a Dio e alle sue leggi. Inoltre rappresentavano il popolo davanti a Dio, offrendo sacrifici, intercedendo e supplicando a favore del popolo (cfr. Ebrei 5:1). La loro attività era specificatamente regolata dalla Legge mosaica che prescriveva per loro elevate norme fisiche e morali la cui inosservanza era punita con la morte. Tale disposizione ebbe una durata transitoria, dal 1512 aC., quando venne istituita nel deserto del Sinai, fino alla Pentecoste del 33 d.C. allorché entrò in vigore un “nuovo patto” che sostituì il vecchio patto della Legge. Come tutti gli statuti della Legge mosaica, anche tale disposizione fu “un’ombra delle buone cose avvenire, ma non la sostanza stessa delle cose”, rappresentando i provvedimenti futuri che Geova Dio avrebbe preso per la salvezza eterna del genere umano ubbidiente (cfr. Ebrei 10:1).
In vista della costruzione del tempio a Gerusalemme il re Davide organizzò i sacerdoti in 24 divisioni o classi ciascuna delle quali prestava servizio una settimana alla volta, quindi due volte all’anno. La descrizione di tale disposizione, contenuta nel libro di 1Cronache al capitolo 24, versi da 1 a 18, ci è utile per stabilire con maggiore esattezza il tempo della nascita di Gesù (cfr. il mio post del 19 febbraio 2011, UNA STORIA FINITA – X parte, https://gi1967.wordpress.com/2011/02/19/una-storia-finita-x-parte/). Tutti i sacerdoti, però, prestavano servizio insieme nei periodi festivi, quando la popolazione offriva migliaia di sacrifici, come avvenne, ad esempio, alla dedicazione del tempio (cfr. 2Cronache 5:11; 35:10-19).
siccome è cambiato il sacerdozio, c’è per necessità anche un cambiamento di legge” – Ebrei 7:12
Geova Dio aveva promesso agli israeliti che se avessero osservato il patto stipulato con loro ai piedi del monte Sinai sarebbero diventati per Lui “un regno di sacerdoti e una nazione santa” (cfr. Esodo 19:5,6). Purtroppo questa promessa non si realizzò a motivo della loro infedeltà che raggiunse l’apice quando essi rigettarono e misero a morte il Messia promesso, Gesù. Di loro solo un piccolo rimanente accettò il Cristo. Dio li aveva avvertiti al riguardo con secoli in anticipo; mediante il suo profeta Osea aveva detto loro: “Poiché la conoscenza è ciò che tu stesso hai rigettato, anch’io ti rigetterò dal farmi da sacerdote; e poiché continui a dimenticare la legge del tuo Dio, io dimenticherò i tuoi figli, anch’io” (Osea 4:6). In modo corrispondente Gesù Cristo disse ai capi religiosi ebrei: “Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti” (Matteo 21:43). In seguito l’apostolo cristiano Paolo fu ispirato da Dio a scrivere che la Legge mosaica era “il tutore che conduce a Cristo” (Galati 3:24). Pertanto con la venuta del Cristo la Legge, con tutte le sue disposizioni, esaurì il suo scopo. Questo incluse anche il sacerdozio aaronnico, come lo stesso apostolo scrisse: “Se, dunque, la perfezione fosse stata realmente per mezzo del sacerdozio levitico (poiché sulla base d’esso fu data la Legge al popolo), che bisogno c’era ancora che sorgesse un altro sacerdote alla maniera di Melchisedec e non detto alla maniera di Aaronne?Poiché siccome è cambiato il sacerdozio, c’è per necessità anche un cambiamento di legge” (Ebrei 7:11,12). Come tutti gli altri aspetti della Legge mosaica, anche il sacerdozio aaronnico era “un’ombra delle buone cose avvenire, ma non la sostanza stessa delle cose” (cfr. Ebrei 10:1), pertanto doveva continuare solo fino all’introduzione del più grande sacerdozio da esso prefigurato, sarebbe durato fino al termine del patto della Legge e all’inaugurazione di un “nuovo patto”.
La sera del 14 nisan del 33 A.D., infatti, mentre celebrava per l’ultima volta la pasqua ebraica, Gesù si rivolse agli apostoli e disse loro: “Ho grandemente desiderato mangiare con voi questa pasqua prima che io soffra;poiché vi dico: Non la mangerò di nuovo finché non sia adempiuta nel regno di Dio.E, accettando un calice, rese grazie e disse: “Prendete questo e passatelo l’uno all’altro fra voi; poiché vi dico: Da ora in poi non berrò di nuovo del prodotto della vite finché non arrivi il regno di Dio. E, preso un pane, rese grazie, lo spezzò, e lo diede loro, dicendo: “Questo significa il mio corpo che dev’essere dato in vostro favore. Continuate a far questo in ricordo di me”.E il calice nella stessa maniera, dopo che ebbero preso il pasto serale, dicendo: Questo calice significa il nuovo patto in virtù del mio sangue, che dev’essere versato in vostro favore” (Luca 22:15-20). Quel giorno stesso Gesù venne arrestato, processato e messo a morte convalidando in tal modo quel “nuovo patto” con il versamento del suo sangue (cfr. Ebrei 9:16-20). Il terzo giorno dalla sua morte Dio lo risuscitò, non più con un corpo carnale ma con un corpo spirituale (cfr. 1Corinti 15:45) così che 40 giorni dopo poté tornare in cielo, da dove era venuto, e presentare al Padre il valore del suo sacrificio.

 003

“e io faccio un patto con voi … per un regno
La sera del 14 nisan del 33 A.D. Gesù comunicò ai suoi fedeli apostoli che il vecchio patto della Legge mosaica sarebbe stato sostituito da un “nuovo patto”, convalidato dal versamento del suo sangue in sacrificio. In base al “nuovo patto” l’opportunità di diventare “un regno di sacerdoti e una nazione santa” fino ad allora riservata all’Israele naturale era ora estesa a persone “ogni nazione e tribù e popolo e lingua” che, contrariamente alla maggioranza dei discendenti di Abramo, avrebbero accettato quel provvedimento di Dio per la salvezza (cfr. Esodo 19:5,6; Matteo 21:43). Questi avrebbero costituito una ‘nuova nazione’ chiama “l’Israele di Dio” (cfr. Galati 6:16). A tal fine, quella stessa sera Gesù fece un patto personale con i suoi discepoli affinché partecipassero con lui al Regno e sedessero “su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele” (cfr. Luca 22:15-19,28-30). Poco più di 30 anni dopo, uno degli apostoli presenti quella in quella occasione, Pietro, fu ispirato da Dio a scrivere che quei discepoli avrebbero costituito “un regal sacerdozio”, rivelando così che avrebbero ricevuto, come Cristo, il doppio incarico di re e sacerdoti nel reame celeste (cfr. 1Pietro 2:9). Infine nel 96 d.C. per mezzo della visione apocalittica data ad un altro apostolo presente quella sera, Giovanni, Gesù rivelò che il numero dei suoi discepoli che avrebbero ricoperto tale incarico era stato da Dio fissato in “centoquarantaquattromila … comprati di fra il genere umano come primizie a Dio e all’Agnello” (cfr. Rivelazione o Apocalisse 14:1-5), mentre il resto dei suoi discepoli, una “grande folla”, avrebbe beneficiato qui, sulla terra restaurata in un paradiso, dell’attività del Re e dei suoi coeredi celesti (cfr. Rivelazione o Apocalisse 7:9,10). Con quella rivelazione Gesù non fece altro che confermare quanto aveva già anticipato durante il suo ministero terreno parlando di un “piccolo gregge” che avrebbe ricevuto il regno (cfr. Luca 12;32) e di “altre pecore” che pure avrebbe condotto alla salvezza (cfr. Giovanni 10:16).
10 giorni dopo, esattamente il sesto giorno del terzo mese lunare, cioè il 6 sivan, del 33 A.D. il patto della Legge mosaica ebbe fine e fu inaugurato il “nuovo patto”. Quel giorno Dio rese manifesto questo cambiamento versando lo spirito santo sui discepoli di Gesù e sui proseliti ebrei radunati a Gerusalemme che accettarono Cristo come provvedimento di Dio per la loro salvezza. In quella circostanza, infatti, l’apostolo Pietro spiegò agli ebrei presenti, provenienti da molte nazioni, che per loro l’unica possibilità di salvezza stava nel pentirsi e nell’accettare Gesù Cristo quale Re celeste (cfr. Atti capitolo 2). Migliaia di essi si unirono al piccolo gruppo dei 120 iniziali discepoli di Cristo. Quel giorno, dunque, iniziò a formarsi una “nuova nazione”, non più composta di soli israeliti naturali ma da persone di “ogni nazione e tribù e popolo e lingua” che avrebbero esercitato fede nel valore del sacrificio di Cristo, divenendo suoi discepoli. La nuova nazione fu chiamata l’“Israele di Dio” (Galati 6:16).
la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore” – Rivelazione o Apocalisse 21:3,4
Quando, poco più di trent’anni dopo, scrisse sotto ispirazione divina la sua prima lettera ai conservi cristiani, l’apostolo Pietro disse: “voi siete ‘una razza eletta, un regal sacerdozio, una nazione santa, un popolo di speciale possesso’” (1Pietro 2:9). Si, quei discepoli avrebbero avuto il privilegio di essere anche sottosacerdoti del Sommo Sacerdote Cristo Gesù, esattamente come i discendenti della casa di Aaronne erano stati, sotto la Legge mosaica, sottosacerdoti del sommo sacerdote in carica. Come Cristo, anch’essi vennero “unti” o nominati dallo spirito santo che, con una manifestazione visiva, scese su di loro, come è testimoniato: “Or mentre era in corso il giorno della festa della Pentecoste, erano tutti insieme nello stesso luogo,e improvvisamente si fece dal cielo un rumore proprio come quello di una forte brezza che soffia, e riempì tutta la casa in cui erano seduti.E divennero loro visibili lingue come di fuoco che si distribuirono, posandosi una su ciascuno di loro,e furono tutti pieni di spirito santo” (Atti 2:1-4; cfr. anche Atti 2:37-39; 8:5-17; 10:44,45).
Però, rispetto ai sacerdoti aaronnici quei discepoli avrebbero ricevuto un privilegio in più. Infatti, quando Gesù aveva celebrato la sua ultima pasqua ebraica, 50 giorni prima, il 14 nisan, dopo aver allontanato il traditore, Giuda, si rivolse agli altri undici fedeli apostoli e disse loro: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove;e io faccio un patto con voi, come il Padre mio ha fatto un patto con me, per un regno,affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele” (Luca 22:15-19,28-30). Essi avrebbero regnato insieme a Cristo durante il suo Regno. Fu per questo motivo che l’apostolo Pietro disse dei suoi conservi cristiani che erano “un regal sacerdozio”. Essi sarebbero stati, insieme a Cristo, il Sommo Sacerdote, re e sacerdoti. Perché?
Un re, com’è ovvio, regna. Quei discepoli, quindi avrebbero, nel tempo stabilito da Dio, regnato insieme a Cristo Gesù sull’intera terra spazzando via da essa tutti i sistemi di governi umani che Satana il Diavolo vi ha impiantato (cfr. Daniele 2:44). Ma perché anche “sacerdoti”? Lo spiegò in questo modo l’apostolo Paolo scrivendo la sua ispirata lettera agli ebrei divenuti cristiani: “Ogni sommo sacerdote preso di fra gli uomini è costituito a favore degli uomini sulle cose relative a Dio, affinché offra doni e sacrifici per i peccati” (Ebrei 5:1). Nell’antico Israele infatti i sacerdoti rappresentavano il popolo peccatore davanti a Geova, intercedendo a suo favore con l’offerta dei sacrifici prescritti. Essi, inoltre, rappresentavano anche Geova davanti al popolo, istruendolo intorno alla legge di Dio (cfr. Malachia 2:7). In questi modi i sacerdoti operavano per la riconciliazione con Dio. Ma i sacrifici animali disposti dalla Legge mosaica non potevano espiare completamente i peccati degli offerenti. L’apostolo Paolo spiegò il punto in questi termini: “Non è possibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati” (Ebrei 10:1-4). Però il sacrificio della sua perfetta vita umana compiuto da Gesù poteva coprire completamente il peccato ereditato da Adamo perché la sua vita perfetta corrispondeva esattamente a quella persa da Adamo. Come fu ispirato a scrivere l’apostolo: “quando Cristo venne come sommo sacerdote … entrò una volta per sempre nel luogo santo, no, non con sangue di capri e di giovani tori, ma col proprio sangue, e ottenne per noi una liberazione eterna” (Ebrei 9:11.12). Così, grazie al suo sacrificio, una volta tornato in cielo, alla presenza del Padre, Cristo “può anche salvare completamente quelli che si accostano a Dio per mezzo suo, perché è sempre vivente per intercedere a loro favore” (Ebrei 7:25). Ma che dire dei suoi sottosacerdoti, cioè dei suoi discepoli “unti” dallo spirito santo?
Come Cristo anch’essi dovranno morire per abbandonare il loro corpo carnale e quindi essere risuscitati con un corpo spirituale per poter accedere al cielo e svolgere il loro compito insieme a Cristo. Uno di essi, l’apostolo Pietro, fu ispirato da Dio a scrivere: “Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, poiché secondo la sua grande misericordia ci ha dato una nuova nascita per una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,per uneredità incorruttibile e incontaminata e durevole. Essa è riservata nei cieli per voi,che siete custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede per una salvezza pronta ad essere rivelata nell’ultimo periodo di tempo” (1Pietro 1:3-5). A conferma di ciò, un altro di essi, l’apostolo Giovanni, nella rivelazione degli avvenimenti futuri vide in visione molte creature spirituali vicino al trono di Geova Dio in cielo che cantavano questo cantico: “Degno sei di prendere il rotolo e di aprirne i sigilli, perché tu fosti scannato e col tuo sangue comprasti a Dio persone di ogni tribù e lingua e popolo e nazione,e le hai fatte essere un regno e sacerdoti al nostro Dio, ed esse regneranno sulla terra”, poi nella descrizione della visione aggiunse: “Felice e santo è chiunque prende parte alla prima risurrezione; su questi non ha autorità la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per i mille anni” (Rivelazione o Apocalisse 5:8-10; 20:6).
In cosa consisterà il loro incarico sacerdotale? Nel capitolo 21 del libro di Rivelazione o Apocalisse essi vengono descritti come una città celeste, la “Nuova Gerusalemme” (dall’antica Gerusalemme considerata la capitale del Regno di Dio allora rappresentato sulla terra dal Regno di Israele). Questa viene anche paragonata ad una sposa, “la moglie dell’Agnello” Cristo Gesù. Quindi i versetti da 2 a 4 dicono: “Vidi la città santa, la Nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, e preparata come una sposa adorna per il suo marito. Allora udii un’alta voce dal trono dire: ‘Ecco, la tenda di Dio è col genere umano ed egli risiederà con loro, ed essi saranno suoi popoli. E Dio stesso sarà con loro. Ed egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore. Le cose precedenti sono passate”. Si, insieme a Cristo Gesù, i sottosacerdoti spirituali riporteranno il genere umano a una condizione di perfezione fisica e morale eliminando tutte le conseguenze del peccato adamico ereditato alla nascita, rimuovendo perfino la principale causa di lacrime, cordoglio, grido e dolore, la morte! Tutti gli esseri umani trovati fedeli al Regno di Dio saranno quindi elevati alla perfezione e riconciliati con Dio in modo completo.

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e la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore
Durante il loro regno millenario il Re e Sommo Sacerdote Cristo Gesù e i suoi coregnanti e sottosacerdoti celesti riporteranno il genere umano ubbidiente a una condizione di perfezione fisica e morale, come lo era stato Adamo prima del peccato che aveva condannato a morte lui stesso e la sua progenie. Allora, in una terra che sarà trasformata in un paradiso, tutto ciò che causa sofferenza e infelicità sarà distrutto e le malattie e la morte cederanno il posto alla salute perfetta e alla vita eterna (cfr. Isaia 33:24; Rivelazione o Apocalisse 21:3,4).
l’Agnello stava sul monte Sion, e con lui centoquarantaquattromila … comprati dalla terra – Rivelazione o Apocalisse 14:1-5
Questo ci fa capire un’altra cosa importante, che smaschera il falso l’insegnamento delle religioni che, spacciandosi per cristiane, insegnano che tutti i fedeli dopo la morte andranno a vivere in cielo. Non tutti i discepoli di Gesù sono destinati alla vita celeste, altrimenti su chi regnerebbero essi e in favore di chi svolgerebbero il loro servizio sacerdotale? Infatti, sempre nel libro della Rivelazione, o Apocalisse, al capitolo 14 si legge: “E vidi, ed ecco, l’Agnello stava sul monte Sion, e con lui centoquarantaquattromila che avevano il suo nome e il nome del Padre suo scritto sulle loro fronti … Ed essi cantano come un nuovo cantico dinanzi al trono e dinanzi alle quattro creature viventi e agli anziani; e nessuno poteva imparare quel cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati comprati dalla terra … Questi son quelli che continuano a seguire l’Agnello dovunque vada. Questi furono comprati di fra il genere umano come primizie a Dio e all’Agnello” (vv. 1-5).
L’Agnello di cui si parla nella visione è Cristo Gesù (cfr. Giovanni 1:29). Egli viene visto “sul monte Sion”. Nelle profezie messianiche era scritto: “Io, sì, io ho insediato il mio re sopra Sion, mio monte santo” (Salmo 2:6) e anche: “Espressione di Geova al mio Signore: “Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”.La verga della tua forza Geova manderà da Sion, dicendo: “Sottoponi in mezzo ai tuoi nemici”” (Salmo 110:1,2). Sull’antico monte Sion venne edificata la Gerusalemme terrena con il suo bel tempio e qui vi venne portata l’Arca del patto durante il regno di Salomone. Poiché l’Arca rappresentava la presenza di Geova in mezzo al popolo, Sion era considerata la dimora di Dio, come fu scritto: “Innalzate melodie a Geova, che dimora in Sion” (Salmo 9:11). Sion divenne quindi simbolo di realtà celesti, il luogo da cui si poteva ricevere aiuto, benedizione e salvezza, come fu anche scritto: “Geova ti benedica da Sion” (Salmo 134:3). Dopo la sua ascensione in cielo, Gesù andò a sedersi alla destra del Padre, sul celeste monte Sion, in attesa “che i suoi nemici fossero posti a sgabello dei suoi piedi” (Ebrei 10:12,13). Pertanto il “monte Sion” della visione di Giovanni rappresenta l’elevata posizione di Gesù in cielo. Accanto a lui vengono visti coloro che “comprati di fra il genere umano” regneranno insieme a lui. Essi compongono la “Nuova Gerusalemme”. Come si legge nella rivelazione il loro numero è fissato in “centoquarantaquattromila”. Il resto del genere umano fedele sarà quello che beneficerà, qui sulla terra, della loro attività di re e sacerdoti insieme a Cristo (cfr. Salmo 37:29; Rivelazione o Apocalisse 7:9,10). Esso comprenderà anche innumerevoli milioni di esseri umani che sono morti ma che saranno risuscitati durante il Regno di Cristo e dei suoi coeredi celesti per vivere per sempre sulla terra (cfr. Rivelazione o Apocalisse 20:12,13). Tra questi ci saranno certamente tutti i fedeli uomini dell’antichità menzionati nel capitolo 11 della lettera dell’apostolo Paolo agli Ebrei.
Quindi, per riassumere:
Il sacerdozio stabilito dalla Legge mosaica era una disposizione transitoria valida fino all’arrivo del Messia promesso. Esaurì il suo compito il giorno di Pentecoste del 33 A.D. quando il vecchio patto della Legge fu sostituito dal “nuovo patto” che ebbe Cristo Gesù come mediatore, essendo stato convalidato con il versamento in sacrificio del suo sangue. Il sacerdozio aaronnico prefigurava la disposizione futura che Geova Dio avrebbe preso per la salvezza eterna del genere umano ubbidiente.
Questa aveva Gesù come Sommo Sacerdote, non eletto a tale incarico perché appartenente alla stirpe aaronnica ma nominato direttamente da Dio mediante una manifestazione visibile dello spirito santo il giorno che fu battezzato da Giovanni il Battista nelle acque del fiume Giordano. Risuscitato dopo la sua morte con un corpo spirituale immortale poté di nuovo accedere al reame celeste per presentare al Padre il valore del suo sacrificio in base al quale può intercedere in eterno per la salvezza di tutti quelli che avrebbero riconosciuto e accettato quel provvedimento divino.
Dio si è compiaciuto di affiancare a Cristo un numero ben definito di persone, “centoquarantaquattromila” uomini e donne fedeli, “comprati di fra il genere umano”. La loro elezione viene fatta direttamente da Geova Dio mediante la testimonianza dello spirito santo, come è scritto: “Poiché voi non avete ricevuto uno spirito di schiavitù che causi di nuovo timore, ma avete ricevuto uno spirito di adozione come figli, mediante il quale spirito gridiamo: “Abba, Padre!”Lo spirito stesso rende testimonianza col nostro spirito che siamo figli di Dio.Se, dunque, siamo figli, siamo anche eredi: eredi in realtà di Dio, ma coeredi di Cristo” (Romani 8:15-17). Questi anche dovranno abbandonare i loro corpi umani nella morte e, a somiglianza di Cristo, essere risuscitati con un corpo spirituale per accedere al cielo da dove regneranno con Cristo per mille anni. Oltre a regnare insieme a Cristo svolgeranno anche la funzione di sottosacerdoti del Sommo Sacerdote Gesù, proprio come i figli di Aaaronne coadiuvavano il padre sotto il patto della Legge mosaica, per riportare il genere umano a una condizione fisica e morale perfetta, per risuscitare i morti del genere umano che sono ancora nelle tombe e per trasformare l’intera terra in un luogo paradisiaco dove tutti quelli che si sottometteranno al Regno, o alla Sovranità di Geova, vivranno per sempre.
Stando così le cose, se siamo tra quelli che sperano di andare in cielo dopo la morte, o nel giorno stabilito da Dio per completare il numero degli eletti insieme a Cristo (cfr. 1Tessalonicesi 4:15-17) sarà bene che ci esaminiamo attentamente per vedere se dentro di noi abbiamo questa inconfondibile testimonianza dello spirito santo di Dio che siamo stati scelti a tale scopo. Personalmente non ho tale testimonianza, ne deduco, quindi, che la mia speranza, se “avrò perseverato fino alla fine” (cfr. Matteo 24:13), è quella di essere un fedele suddito terreno del Regno di Dio, con la prospettiva di vivere per sempre sulla terra paradisiaca, e di questa speranza mi rallegro!

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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

 

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