LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IV

“QUESTA MEDESIMA TENDA È UN’ILLUSTRA-ZIONE PER IL TEMPO FISSATO, CHE ORA È VENUTO”

Ebrei 9:9

Anteprima
Nel dare la Legge a Israele, Geova Dio provvide molto più che semplici norme per regolare la vita del popolo e per accostarsi a lui con sacrifici e preghiere. Molte di quelle disposizioni costituivano, come scrisse più volte sotto ispirazione divina l’apostolo Paolo, “una rappresentazione tipica”, “un’illustrazione”, “un’ombra delle cose celesti” o “un’ombra delle cose avvenire”, di una “realtà appartiene al Cristo” (cfr. Ebrei 8:3-5; 9:9; 10:1; Colossesi 2:17). In altre parole, molte disposizioni della Legge non servivano soltanto a guidare gli israeliti fino alla venuta del Cristo, ma costituivano un’anticipazione dei propositi di Dio che si sarebbero realizzati mediante Gesù Cristo. Sì, certe disposizioni della Legge avevano un valore profetico.
Molte cose che avevano relazione con il servizio del “tabernacolo”, realizzato nel deserto del Sinai nel 1512 a.C. dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana, e poi del “tempio”, costruito nel 1027 dal re Salomone e poi ricostruito da Zorobabele nel VI secolo a.C., dopo che fu distrutto dai babilonesi nel 607 a.C., raffiguravano realtà spirituali, nella fattispecie un tempio spirituale più grande e importante di quelle antiche costruzioni. L’apostolo Paolo, infatti, parla della “vera tenda, che Geova, e non un uomo, eresse”, e aggiunge: “Cristo venne come sommo sacerdote delle buone cose adempiute, attraverso la tenda più grande e più perfetta non fatta con mani, cioè non di questa creazione” (Ebrei 8:2; 9:11).
Pertanto tutte le varie parti che componevano sia l’antico “tabernacolo” che il “tempio”, dal cortile con l’altare dei sacrifici ai due compartimenti della costruzione, il “Santo”, con il candelabro d’oro, la tavola del pane di presentazione e l’altare dell’incenso, e il “Santo dei Santi” o “Santissimo”, dov’era collocata l’Arca del patto, nonché la “cortina” o parete che divideva i due compartimenti, avevano un valore profetico che noi dovremmo conoscere poiché, come è scritto: “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque esercita fede in lui non sia distrutto ma abbia vita eterna. Poiché Dio ha mandato suo Figlio … perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:16,17). La salvezza passa attraverso la fede nel valore del sacrificio di Cristo, e la Parola di Dio indica che il grande tempio spirituale è la disposizione mediante cui gli uomini possono accostarsi a Geova sulla base del sacrificio propiziatorio di Gesù Cristo.

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Nonostante le apparenze la religione mondiale è in netto declino. Prendiamo per esempio la più grande organizzazione religiosa della terra che vanta circa 2 miliardi e mezzo di aderenti, la cristianità. Nonostante il protagonismo personale dei suoi capi in molti paesi sta perdendo la sua presa sulle masse. Paesi che nei secoli ne hanno rappresentato le roccaforti stanno vivendo una drastica crisi vocazionale. Ronald F. Inglehart, politologo e sociologo della University of Michigan (USA), direttore del World Values Survey (Sondaggio Mondiale dei Valori), un osservatorio sullo stato dei valori politici, religiosi, morali e socioculturali delle differenti culture intorno al mondo, ha recentemente dichiarato: “Non solo le presenze settimanali in chiesa sono calate drasticamente, ma ora i paesi latino-americani stanno inviando missionari per salvare le anime dei loro ex colonizzatori” (Bible Review).
In un articolo apparso sul quotidiano IL FOGLIO del 16 gennaio 2016, intitolato “Cattolici Adieu” con il quale si esaminava lo status della religione nella cattolicissima Francia si metteva in risalto che dal 1965 al 2009, il numero di francesi che si dicevano “cattolici” è passato dall’81% al 54% mentre la frequenza domenicale alle funzioni religiose è scesa dal 27% al 4,5%. Nel nostro paese l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) nel 2013 ha pubblicato i dati sulla frequenza settimanale della Messa degli italiani dai quali risulta un calo progressivo delle presenze nel periodo 1995-2010, passate dal 39,7% al 32%. Il mondo “protestante” non conosce sorte migliore! Un articolo intitolato “PROTESTANTESIMO STORICO EUROPEO: CIFRE ALLARMANTI” scritto dal vaticanista Giuseppe Rusconi, vengono messi in risalto i dati che attestano un altrettanto preoccupante calo dei fedeli che sostengono e frequentano le varie Chiese nazionali protestanti in Europa (cfr. http://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/456-protestantesimo-storico-europeo-cifre-allarmanti.html).
In contrasto con tale tendenza nella Parola di Dio, la Bibbia, riferendosi ai nostri giorni si parla di una crescente “grande folla … di ogni nazione e tribù e popolo e lingua” di discepoli di Cristo che rende “sacro servizio a Dio giorno e notte nel suo tempio” o “… nel suo santuario” (La Bibbia di Gerusalemme – Rivelazione o Apocalisse 7:9,10,15). In quale “tempio” o “santuario” questa variegata “grande folla” di cristiani rende sacro servizio al Dio?
Ed essi mi devono fare un santuario … questo è il modo in cui lo dovete fare” – Esodo 25:8,9
Quando l’apostolo Giovanni ricevette la visione apocalittica, nel 96 d.C., il tempio o santuario dove i servitori di Geova Dio avevano prestato il loro sacro servizio per circa 900 anni, quello di Gerusalemme, non esisteva più; 26 anni prima, nel 70 d.C., era stato completamente distrutto dagli eserciti romani al comando del generale Tito e da allora non è stato più ricostruito. Per di più, poiché la visione venne data a Giovanni con un linguaggio prevalentemente simbolico, anche quel “tempio” o “santuario” doveva avere un significato simbolico. Ed è di fondamentale importanza comprenderne il significato, poiché la “grande folla” che serve Dio in quel luogo, secondo la visione è quella che scamperà alla prossima “grande tribolazione” con la quale Dio distruggerà il sistema satanico mondiale impiantato sulla terra (cfr. Rivelazione o Apocalisse 7:13).
Il sacro servizio che gli antichi adoratori di Geova, gli Israeliti, praticarono nel tempio di Gerusalemme venne regolato in tutti i suoi aspetti dalla Legge mosaica. Infatti il bel tempio costruito a Gerusalemme dal re Salomone ricalcava, nella forma e nel cerimoniale, l’originale “tabernacolo” che Geova Dio aveva comandato a Mosè di costruire mentre essi si trovavano accampati nel deserto del Sinai, circa 500 anni prima. Pertanto, poiché “la Legge ha un’ombra delle buone cose avvenire”, anche quel “tabernacolo” e il successivo “tempio” salomonico, con i relativi riti, tipificavano cose che dovevano accadere nel futuro (cfr. Ebrei 10:1).
A questo proposito è interessante notare che il progetto di costruzione del “santuario”, sia nel caso del “tabernacolo” al tempo di Mosè che nel caso del “tempio” salomonico, venne redatto da Geova Dio stesso. A Mosè, infatti, Dio disse: “Ed essi mi devono fare un santuario, poiché io devo risiedere in mezzo a loro. Secondo tutto ciò che io ti mostro come modello del tabernacolo e come modello di tutti i suoi arredi, questo è il modo in cui lo dovete fare” (Esodo 25:8,9). Successivamente al re Davide disse: “Salomone tuo figlio è colui che edificherà la mia casa e i miei cortili”; pertanto, è scritto, “Davide dava a Salomone suo figlio il piano architettonico del portico e delle sue case e delle sue stanze di deposito e delle sue camere in terrazza e delle sue oscure stanze interne e della casa del propiziatorio;perfino il piano architettonico dogni cosa che era stata presso di lui mediante ispirazione per i cortili della casa di Geova e per tutte le stanze da pranzo tuttintorno, per i tesori della casa del vero Dio e per i tesori delle cose santificate;e per le divisioni dei sacerdoti e dei leviti e per tutta lopera del servizio della casa di Geova e per tutti gli utensili del servizio della casa di Geova … Egli diede perspicacia per l’intera cosa per iscritto, dalla mano di Geova … per tutte le opere del piano architettonico” (1Cronache 28:6,11-19). Si, Geova Dio non lasciò i suoi servitori liberi di progettare e realizzare secondo i loro propri gusti personali il “santuario” dove avrebbero dovuto adorarlo ma dettò Egli stesso le regole poiché quel luogo avrebbe rappresentato la sua disposizione futura per la pura adorazione!
Sarà, quindi, utile per tutti noi che siamo interessati ad adorare Dio non secondo i nostri propri pensieri personali ma come Lui desidera essere adorato, avere ben in mente i modelli a suo tempo forniti da Dio nella costruzione del “tabernacolo” e del successivo “tempio” per impararne anche il loro significato simbolico.
Guarda di fare ogni cosa secondo il modello che ti fu mostrato sul monte– Esodo 25:40
Sul monte Sinai Geova diede a Mosè il modello completo del “tabernacolo”, comandandogli: “Guarda di fare ogni cosa secondo il modello che ti fu mostrato sul monte” (Esodo 25:40). Esso doveva essere accurato fin nei minimi particolari poiché, come Dio stesso in seguito ispirò l’apostolo Paolo a scrivere, esso avrebbe costituito “un’ombra delle cose celesti” (cfr. Ebrei 8:5). La descrizione del progetto si trova nel libro biblico di Esodo ai capitoli 25-27. In sintesi, la struttura consisteva in una grande tenda montata su telai di pannelli di legno che formavano un parallelepipedo lungo 13,4 metri (30 cubiti), largo 4,5 metri (10 cubiti) e alto 4,5 metri (10 cubiti). Era divisa in due compartimenti; il primo, detto “il Santo”, conteneva il candelabro d’oro, l’altare d’oro dell’incenso, la tavola dei pani di presentazione e altri utensili d’oro; in esso potevano avere accesso solo i sacerdoti della discendenza aaronnica. Il compartimento più interno, chiamato il “Santo dei Santi” o “Santissimo”, ospitava l’Arca del patto, sormontata da due cherubini d’oro; in esso poteva accedere solo il Sommo Sacerdote ma una sola volta l’anno, il Giorno di Espiazione. I due compartimenti erano divisi da una tenda chiamata “cortina”. Il tabernacolo era circondato da un cortile lungo 45,5 metri (100 cubiti) e largo 22,2 metri (50 cubiti) il quale era recinto da teli di tenda alti 2,2 metri (5 cubiti). Nel cortile c’era, davanti all’ingresso del “tabernacolo”, l’altare per i sacrifici e un grande bacino in cui i sacerdoti si lavavano le mani e i piedi prima di entrare nel Santo o prima di offrire i sacrifici sull’altare. Il “tabernacolo” rimase in uso per circa 500 anni, dal 1512 a.C. quando venne realizzato nel deserto del Sinai, fino alla costruzione del “tempio” di Salomone, iniziata nel 4° anno del suo regno, il 1034 a.C. e durata sette anni.
Il “tempio” costruito da Salomone, anch’esso sul modello fornito da Geova Dio, era una costruzione assai sontuosa e seguiva in linea di massima la disposizione del tabernacolo. Comunque le dimensioni interne del “Santo” e del “Santissimo” erano più grandi di quelle del tabernacolo; il “Santo” era lungo 17,8 metri (40 cubiti), largo 8,9 metri (20 cubiti) e alto 13,4 metri (30 cubiti), mentre il “Santissimo” era un cubo di 8,9 metri per lato (20 cubiti – cfr. 1Re 6:2). Inoltre sopra il “Santissimo” c’erano camere superiori alte più o meno 4,5 metri (10 cubiti). Anche questo tempio era circondato da un cortile delimitato, su tre lati, da una costruzione contenente depositi e altri locali. Nel “Santo” c’era l’altare per l’incenso, dieci tavole dei pani di presentazione e dieci candelabri. Anche qui una parete o “cortina” divideva il “Santo” dal “Santissimo” all’interno del quale vennero collocati due giganteschi cherubini di legno d’albero oleifero, rivestiti d’oro che sovrastavano l’Arca del patto. Nel cortile c’erano l’altare dei sacrifici, il grande “mare di metallo fuso”, i dieci carrelli per i bacini d’acqua e gli altri utensili necessari per i sacrifici. Lungo il perimetro del cortile si trovavano delle stanze da pranzo dove i fedeli potevano consumare i prodotti che offrivano in sacrificio. Questo tempio rimase in piedi per circa 420 anni, dal 1027 a.C. al 607 a.C., quando fu distrutto dall’esercito babilonese al comando del re Nabucodonosor. Venne poi ricostruito da Zorobabele dopo 70 anni in cui rimase desolato, anche se non aveva più lo splendore del tempio di Salomone, e durò fino al 70 d.C. quando venne definitivamente distrutto dagli eserciti romani in adempimento della profezia di Gesù che aveva detto “Non sarà affatto lasciata qui pietra sopra pietra che non sia diroccata” (Matteo 24:2). Questo secondo tempio non conteneva l’Arca del patto, scomparsa, a quanto pare, prima che Nabucodonosor conquistasse e saccheggiasse Gerusalemme, infatti non viene menzionata nell’elenco degli arredi del tempio portati via dai babilonesi. Non ci è dato di sapere né quando né in quali circostanze l’Arca sia scomparsa. Inoltre, secondo la descrizione che se ne fa nel libro apocrifo di 1Maccabei, nel “Santo” c’era un solo candelabro invece di dieci come nel tempio di Salomone.
La tenda del “tabernacolo” e il “tempio” di Salomone costituirono per molti secoli il centro dell’adorazione per i fedeli servitori di Geova Dio. Essendo “una rappresentazione tipica e un’ombra delle cose celesti” essi cessarono di esistere con l’avvento del cristianesimo. Dopo la morte di Gesù e la definitiva distruzione del “tempio” ad opera dei romani nel 70 d.C. i veri cristiani non hanno più costruito un santuario che servisse da centro per la loro adorazione. A una donna samaritana che vantava di adorare Dio in un santuario posto sul monte Gherizim Gesù disse: “L’ora viene in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre” e poi aggiunse: “L’ora viene, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre con spirito e verità, poiché, veramente, il Padre cerca tali adoratori” (Giovanni 4:21-23). Successivamente l’apostolo Paolo fu ispirato a scrivere: “L’Iddio che ha fatto il mondo … Signore del cielo e della terra, non dimora in templi fatti con mani” (Atti 17:24). Nel cristianesimo apostata sono stati costruiti molti santuari dove le persone si recano in pellegrinaggio per dimostrare la loro devozione religiosa. Esse pregano in questi santuari pensando che sia più probabile che le loro preghiere vengano ascoltate se pronunciate in luoghi sacri. Ma le parole dette da Gesù alla donna samaritana dimostrano che Dio non considera più preziosa l’adorazione resa in un santuario o in un altro luogo considerato “sacro”. Peraltro, spesso tali luoghi sono pieni di statue o immagini che vengono fatte oggetto di venerazione, cosa del tutto disapprovata da Dio che ha comandato: “Fuggite l’idolatria” e “guardatevi dagli idoli” (1 Corinti 10:14; 1 Giovanni 5:21). I veri cristiani sanno che possono pregare ed essere ascoltati da Dio ovunque, perché Egli “non è lontano da ciascuno di noi” (Atti 17:27). Essi guardano con profondo interesse al significato profetico di quelle antiche costruzioni.

 Tabernacolo

Il “tabernacolo” costruito nel deserto del Sinai nel 1512 a.C.

SANTUARIO 2

Il “tempio” costruito a Gerusalemme dal re Salomone nel 1027 a.C.
La “vera tenda, che Geova, e non un uomo, eresse” – Ebrei 8:2
Il “tabernacolo” eretto da Mosè e il “tempio” edificato da Salomone e Zorobabele erano soltanto tipici, semplici prefigurazioni. Lo spiega l’apostolo Paolo quando scrive che il “tabernacolo”, il cui modello fondamentale fu ricalcato dal successivo “tempio”, era “una rappresentazione tipica e un’ombra delle cose celesti” (Ebrei 8:1-5). La Parola di Dio, e in particolare il cosiddetto “Nuovo Testamento”, rivela qual è la realtà rappresentata dal tipo. Essa mostra che il “tabernacolo” o il “tempio”, con i loro vari aspetti o elementi, rappresentavano un tempio spirituale più grande, la “vera tenda, che Geova, e non un uomo, eresse” e aggiunge: “Cristo venne come sommo sacerdote delle buone cose adempiute, attraverso la tenda più grande e più perfetta non fatta con mani, cioè non di questa creazione” (Ebrei 8:2; 9:11). Come si comprende dalle varie parti che lo componevano, questo tempio spirituale è la disposizione per accostarsi a Geova in adorazione sulla base del sacrificio propiziatorio di Gesù Cristo. Vediamo perché!
Nella sua ispirata lettera agli ebrei divenuti cristiani l’apostolo Paolo, dopo aver menzionato la “vera tenda” disse: “Questa medesima tenda è un’illustrazione per il tempo fissato che ora è venuto” (Ebrei 9:9) Questo significa che la “vera tenda” o il tempio spirituale rappresentato dall’antico “tabernacolo” e dal successivo “tempio” venne all’esistenza nel I secolo. Esattamente quando?
Come già indicato nel mio precedente post del 1 dicembre 2015, Gesù nell’anno 29 A.D. si recò al fiume Giordano per essere battezzato da Giovanni Battista. Uscito dall’acqua si udì la voce di Dio dal cielo dire “Questo è mio Figlio, il diletto, che io ho approvato” accompagnata da una manifestazione visibile dello spirito santo in forma di colomba che scese su di lui. In quel modo Gesù fu unto, o nominato, quale antitipico Sommo Sacerdote (cfr. Ebrei 6:20). Come è noto il battesimo praticato da Giovanni Battista rappresentava, per chi lo faceva, un simbolo del proprio pentimento per i peccati commessi contro la Legge (cfr. Luca 3:3). Ma Gesù “non commise peccato”, pertanto non poteva sottoporsi a un atto che fosse simbolo di pentimento, il suo battesimo doveva avere un significato diverso (1Pietro 2:22).
L’apostolo Paolo nella sua lettera spiegò cosa significò dicendo: “Perciò quando egli viene nel mondo dice: “‘Non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo.Non hai approvato olocausti e offerta per il peccato’. Quindi ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà’” … Egli sopprime il primo per stabilire il secondo” (Ebrei 10:5-10). Con il suo battesimo Gesù si presentò per fare la “volontà” del Padre suo in quanto all’offerta del suo stesso corpo “preparato” per abolire i sacrifici animali offerti secondo la Legge. Geova accettò questa presentazione di suo Figlio e ne diede conferma ungendolo con spirito santo e dicendo: “Tu sei mio Figlio, il diletto; io ti ho approvato” (Matteo 3:16,17). Fu allora che venne all’esistenza il tempio spirituale tipificato dal “tabernacolo” mosaico e dal “tempio” di Salomone e Zorobabele. Nei loro cortili infatti c’era l’altare dove venivano offerti in sacrificio gli animali. Riferendosi al significato del battesimo di Gesù l’apostolo Paolo disse: “Abbiamo un altare da cui non hanno autorità di mangiare quelli che fanno sacro servizio nella tenda”, o tempio (Ebrei 13:10). In altre parole l’apostolo affermò che i discepoli di Gesù potevano beneficiare di un sacrificio espiatorio di maggior valore rispetto ai sacrifici che si facevano nel tempio, un sacrificio che la maggioranza dei sacerdoti giudei rigettò, per cui non ne avrebbero beneficiato. Pertanto il letterale altare dei sacrifici dell’antico “tabernacolo” o “tempio” prefigurava il provvedimento di Dio per il riscatto della progenie di Adamo da questi condannata a morire, cioè un perfetto sacrificio umano che equivalesse alla vita persa dal nostro progenitore. Il fatto, poi, che esso si trovasse davanti all’entrata del santuario sottolinea la necessità di avere fede in quel sacrificio di riscatto, requisito fondamentale per essere accetti a Dio, come è scritto: “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque esercita fede in lui non sia distrutto ma abbia vita eterna. Poiché Dio ha mandato suo Figlio … perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:16,17).
“Tu sei mio figlio; io, oggi, ti ho generato” – Ebrei 5:5
Dal cortile si accedeva nel primo compartimento del tempio chiamato “il Santo” e una “portiera” impediva dall’esterno di vedere qualunque cosa si facesse all’interno del compartimento (cfr. Esodo 36:37). Quale aspetto del tempio spirituale di Dio simboleggiava “il Santo”? Al momento del suo battesimo Gesù, oltre ad essere ufficialmente nominato Sommo Sacerdote venne anche rigenerato come figlio spirituale di Dio. Riferendosi a questo l’apostolo Paolo ancora scrisse: “così il Cristo non glorificò se stesso divenendo sommo sacerdote, ma fu glorificato da colui che disse a suo riguardo: “Tu sei mio figlio; io, oggi, ti ho generato”” (Ebrei 5:5). Fin dalla sua nascita Gesù era stato “Figlio di Dio”; l’angelo che annunciò a Maria la nascita disse infatti: “quello che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio” (Luca 1:35). Dal momento della sua nascita in poi fu riconosciuto quale “Figlio di Dio”. Perché allora, dopo il battesimo di Gesù si udì la voce del Padre dire: “Tu sei mio Figlio, il diletto; io ti ho approvato”? (Marco 1:11) È ragionevole ritenere che questa dichiarazione che accompagnò la sua unzione con lo spirito di Dio fosse più che un semplice riconoscimento della sua identità. Essa richiamava alla mente le parole profetiche del salmista che sotto ispirazione divina scrisse: “Tu sei mio Figlio; io, oggi, ti ho generato” (Salmo 2:7).
Durante il suo ministero terreno Gesù stesso aveva detto al governante ebreo Nicodemo: “A meno che uno non nasca di nuovo, non può vedere il regno di Dio … A meno che uno non nasca dacqua e di spirito, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che nasce dalla carne è carne, e ciò che nasce dallo spirito è spirito. Non ti meravigliare perché ti ho detto: Dovete nascere di nuovo” (Giovanni 3:3-7). Conformemente a questa dichiarazione, in seguito Dio ispirò l’apostolo Paolo a scrivere: “dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né la corruzione eredita l’incorruzione” (1Corinti 15:50). Gesù doveva essere più potente di un semplice Messia umano; volerlo considerare tale, infatti, fu l’errore che spinse la maggior parte degli Ebrei a rigettarlo, mettendolo a morte! Egli doveva essere un Messia spirituale, che alla fine avrebbe regnato nel celeste regno di Dio. Per cui fu necessario rigenerarlo come Figlio spirituale di Dio, così che potesse accedere di nuovo al cielo. Pertanto, dopo la sua morte Gesù venne risuscitato con un corpo spirituale affinché tornasse in cielo. Lo stesso apostolo confermò questo scrivendo: “Il primo uomo Adamo divenne anima vivente. L’ultimo Adamo divenne spirito vivificante” (1Corinti 15:45). Anche l’apostolo Pietro fu ispirato a scrivere che “Cristo morì una volta per sempre in quanto ai peccati, un giusto per gli ingiusti … essendo messo a morte nella carne, ma essendo reso vivente nello spirito” (1Pietro 3:18). Al battesimo, quindi, Gesù ricevette una nuova nascita con speranze celesti, per tornare, a suo tempo, in cielo ed essere col Padre suo. “Il Santo” rappresentava, dunque, una condizione di maggiore santità rispetto al cortile; simboleggiava la condizione di Figlio di Dio generato dallo spirito pur essendo ancora sulla terra.

Il più grande uomo che sia mai esistito

A meno che uno non nasca di nuovo, non può vedere il regno di Dio” – Giovanni 3:3
Al momento del suo battesimo Gesù venne generato quale Figlio spirituale di Dio destinato a tornare alla vita celeste. Con il suo corpo carnale non avrebbe potuto avere accesso al cielo perché, come è scritto: “carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né la corruzione eredita l’incorruzione” (1Corinti 15:50). Egli rimase in quella condizione di generato dallo spirito per tre anni e mezzo, dal giorno del suo battesimo e della sua unzione con spirito santo nell’autunno del 29 A.D. fino al giorno della sua morte nella primavera del 33 A.D. Il terzo giorno dalla sua morte, infatti, venne dal Padre risuscitato con un corpo spirituale, come è ancora scritto: “L’ultimo Adamo divenne spirito vivificante” (1Corinti 15:45; cfr. anche 1Pietro 3:18).
siete stati dichiarati giusti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo” – 1Corinti 6:11
Come già detto nel “Santo” del “tabernacolo” o del “tempio” terreno potevano entrare solo il Sommo Sacerdote e i sacerdoti della discendenza aaronnica. Allo stesso modo nel “Santo” dell’antitipico tempio spirituale di Dio oltre al Sommo Sacerdote Gesù entrano anche coloro che sono chiamati ad essere suoi sottosacerdoti. Riferendosi a questi l’apostolo fu ispirato a scrivere: “Unitamente a lui l’intero edificio, essendo armoniosamente collegato, cresce in un tempio santo a Geova.Unitamente a lui, anche voi siete edificati insieme per essere un luogo che Dio abiti mediante lo spirito” (Efesini 2:21,22). Questi son quelli che, come è scritto nella visione apocalittica, sono “comprati di fra il genere umano come primizie a Dio e all’Agnello” per essere “una razza eletta, un regal sacerdozio, una nazione santa, un popolo di speciale possesso” poiché avranno il privilegio di regnare in cielo insieme a Cristo durante il regno millenario (cfr. Rivelazione o Apocalisse 14:4; 20:6; 1Pietro 2:9). Come Gesù anch’essi dovranno oltrepassare la barriera carnale che impedisce loro di accedere al cospetto di Dio in cielo. Perciò anch’essi vengono rigenerati come figli spirituali di Dio con la prospettiva della vita celeste, vita che otterranno come ricompensa dopo aver deposto i loro corpi carnali nella morte. I sacerdoti d’Israele dovevano essere puri, perciò quando si accingevano a prestare servizio nel luogo santo si lavavano con l’acqua del bacino di rame che era nel cortile. Così anche i sottosacerdoti cristiani vengono resi puri, come è scritto: “siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati dichiarati giusti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo e con lo spirito del nostro Dio” (1Corinti 6:11). A motivo della loro fede nel valore salvifico del sacrificio di Cristo vengono da Dio dichiarati giusti mentre ancora sono nella carne imperfetta. Così, come nel caso di Gesù, anche per essi il “Santo” del tempio spirituale di Dio rappresenta la loro condizione di figli di Dio generati dallo spirito, con la prospettiva della vita celeste. Il fatto, poi, che i sacerdoti che prestavano servizio nel “Santo” del tempio terreno non erano visti dagli adoratori che stavano all’esterno, significa che i cristiani unti dallo spirito di Dio sono in una condizione spirituale preclusa o non pienamente compresa dalla maggioranza degli adoratori di Dio che, diversamente, non vanno in cielo a governare con Cristo ma hanno la speranza di vivere per sempre su una terra paradisiaca quali sudditi del regno celeste.

 doc6

Unitamente a lui, anche voi siete edificati insieme per essere un luogo che Dio abiti mediante lo spirito” – Efesini 2:21,22
Dio ha stabilito che un certo numero di persone “comprati di fra il genere umano come primizie” affianchino Gesù Cristo in qualità di coregnanti e sottosacerdoti durante il regno millenario (cfr. Rivelazione o Apocalisse 14:4; 20:6; 1Pietro 2:9). Dio iniziò a sceglierli il giorno di Pentecoste del 33 A.D. con la discesa dello spirito santo sui primi discepoli di Gesù e il loro radunamento è continuato nel corso dei secoli fino a completare il numero stabilito (cfr. Rivelazione o Apocalisse 14:1-4). Come nel caso di Gesù anch’essi devono abbandonare il loro corpo carnale nella morte ed essere risuscitati con un corpo spirituale per poter accedere al cielo, sede del regno. Affinché questo avvenga, anch’essi, come Gesù, vengono rigenerati dallo spirito santo come figli spirituali di Dio mentre sono ancora in vita sulla terra, come è scritto: “tutti quelli che sono condotti dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio.Poiché voi non avete ricevuto uno spirito di schiavitù che causi di nuovo timore, ma avete ricevuto uno spirito di adozione come figli, mediante il quale spirito gridiamo: “Abba, Padre!”Lo spirito stesso rende testimonianza col nostro spirito che siamo figli di Dio.Se, dunque, siamo figli, siamo anche eredi: eredi in realtà di Dio, ma coeredi di Cristo” (Romani 814-17). Questa loro approvata ed elevata posizione di figli di Dio generati dallo spirito, con la prospettiva della vita celeste venne rappresentata dal compartimento del Santo nel “tabernacolo” o nel “tempio” dell’antico Israele. In tale condizione questi sacerdoti spirituali sulla terra godono la luce spirituale come mediante un candelabro d’oro, mangiano cibo spirituale come da una tavola d’oro di pani di presentazione, e offrono incenso di preghiere e servizio a Dio come se stessero dinanzi a un altare d’oro dell’incenso.
 risplenda la vostra luce davanti agli uomini” – Matteo 5:16
All’interno del Santo c’era il candelabro d’oro, la tavola del pane di presentazione e l’altare dell’incenso. Cosa simboleggiavano? Dopo il suo battesimo il racconto biblico dice che Gesù “fu condotto dallo spirito nel deserto” (Luca 4:1). Lì mentre digiunava, pregava e meditava fu preparato e istruito dal Padre riguardo a ciò che lo aspettava. Così fu illuminato di luce spirituale come da un candelabro e la forza attiva di Dio divenne operante sulla sua mente e sul suo cuore guidando i suoi pensieri e le sue decisioni. Per questo nel corso del suo successivo ministero disse: “Dico queste cose come il Padre mi ha insegnato” (Giovanni 8:28). Per rimanere in questa condizione illuminata Gesù dovette continuare a nutrirsi regolarmente di ciò che era prefigurato dal pane posto sulla tavola dei pani di presentazione. In che modo lo fece? I racconti evangelici dimostrano che ogni qualvolta era chiamato a rispondere e a difendersi faceva riferimento a passi biblici. Al Diavolo che lo invitò a trasformare delle pietre in pane disse: “È scritto: L’uomo non deve vivere di solo pane, ma di ogni espressione che esce dalla bocca di Geova” (Matteo 4:4). La Parola scritta di Dio era la fonte del suo sostentamento spirituale, parola che non si limitava solo a leggere e citare ma metteva quotidianamente in pratica, come egli stesso affermo: “Il mio cibo è che io faccia la volontà di colui che mi ha mandato e finisca la sua opera” (Giovanni 4:34).
In maniera simile il candelabro d’oro del “tabernacolo” o del “tempio” rappresenta la condizione illuminata dei cristiani unti dallo spirito santo di Dio il quale, come l’olio delle lampade, fa luce sulla Parola di Dio permettendo loro di avere il corretto intendimento delle verità e delle profezie contenute nella Bibbia. Per rimanere in questa condizione illuminata, anch’essi devono nutrirsi regolarmente di ciò che era prefigurato dal pane posto sulla tavola dei pani di presentazione. La loro principale fonte di cibo spirituale è la Parola di Dio, e quotidianamente cercano di leggerla e di meditare su di essa.
La mattina e la sera i sacerdoti offrivano incenso a Dio sull’altare dell’incenso situato nel “Santo”. “L’incenso”, spiega la Bibbia, “significa le preghiere dei santi” (Rivelazione o Apocalisse 5:8). Gesù rivolgeva regolarmente al Padre significative e sentite preghiere per se stesso e favore degli altri (cfr. Giovanni capitolo 17). Anche i cristiani unti dallo spirito di Dio fanno tesoro del loro privilegio di accostarsi a Geova in preghiera tramite Gesù Cristo. Le loro fervide preghiere scaturiscono dal cuore, non sono infinite litanie ripetute a cantilena, come si usa fare nel falso cristianesimo (cfr. Matteo 6:5-8). Inoltre mattino e sera offrono a Dio  “un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che fanno pubblica dichiarazione del suo nome” (Ebrei 13:15). Essi non tengono per sé l’intendimento che ricevono dallo studio della Parola di Dio. Ubbidiscono a Gesù, che disse: “Voi siete la luce del mondo … Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre eccellenti opere e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:14,16). Quotidianamente si impegnano nel compiere la volontà di Dio che nei nostri giorni, il tempo della fine, consiste principalmente nel finire la stessa opera di predicazione del Regno di Dio iniziata da Gesù a rivendicazione del nome e della sovranità di Geova Dio! (cfr. Matteo 24:14; 28:19,20; Ezechiele 36:23; 38:23).
Per mezzo della sua Parola scritta, Geova Dio ha rivelato che queste persone, che Egli personalmente sceglie e rigenera come suoi figli spirituali mediante il suo santo spirito, considerandoli giusti a motivo della loro fede nel valore del sacrificio di Cristo e delle loro opere a sostegno della sua sovranità mentre ancora sono in vita come persone carnali imperfette, condizione rappresentata dal “Santo” dell’antico “tabernacolo” o “tempio” in Israele, hanno la speranza di entrare nel secondo e più importante compartimento del tempio spirituale di Dio, il “Santissimo”, il cielo stesso (cfr. 1Pietro 1:3,4). Come, quando e perché si adempirà questa speranza? … …
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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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