LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – VIII

“È COME GRATUITO DONO CHE SONO DICHIARATI GIUSTI … MEDIANTE IL RISCATTO PAGATO DA CRISTO GESÙ”

Romani 3:21-24

Anteprima
Shavuot è una delle importanti ricorrenze ebraiche, celebrata in modo particolare in Israele. Si rifà alla seconda delle tre feste che Dio aveva comandato al suo antico popolo di osservare, cioè alla “festa della mietitura” o “festa delle settimane” (cfr. Levitico 23:15,16; Esodo 23:16; 34:22). Con quella festa allora si celebrava la mietitura dei primi frutti della raccolta del grano ma oggi il popolo ebraico ricorda principalmente il “Dono della Torah” poiché in questo giorno del 1513 a.C., cioè il 6 del terzo mese dell’antico anno sacro ebraico, sivan, sul monte Sinai Dio, mediante Mosè, diede al suo popolo la Legge (Torah). Curiosamente, però, il popolo di Israele oggi non celebra la festa secondo il rito previsto da quella Legge, ma segue una tradizione orale che nulla ha a che fare con la prescrizione biblica della Legge come, ad esempio, quella di mangiare latticini. Al tempo di Gesù gli ebrei di lingua greca avevano dato alla festa il nome di Pentecoste, dal greco pentecosté che significa “cinquantesimo giorno”, poiché la stessa doveva celebrarsi cinquanta giorni dopo il 16 abib o nisan, il secondo giorno della festa che la precedeva, quella “dei pani non fermentati”. Quest’anno in Israele la Pentecoste di celebra il 12 maggio, mentre fuori dal paese gli ebrei in tutto il mondo, sempre secondo la tradizione orale, la celebrano per due giorni, il 12 e 13 maggio.
Anche nel cristianesimo apostata si celebra la Pentecoste, che quest’anno ricade domenica 15 maggio. La differenza di data con gli ebrei deriva dal solito motivo, cioè dal fatto che la Chiesa Cattolica, principale esponente di tale forma di cristianesimo, proprio per distinguersi dagli ebrei, celebra la Pasqua sempre di domenica, spostando così in avanti il conteggio delle settimane che dovevano passare tra questa festa e la Pentecoste. Gli ortodossi, poi, hanno spostato in avanti di circa un mese tutte le date sopracitate. Cattolici, ortodossi e protestanti in genere, festeggiano la Pentecoste per ricordare ciò che accadde il 6 sivan del 33 d.C., quando, secondo il racconto di Atti 2:1-4, lo spirito santo di Dio discese sui 120 fedeli discepoli di Gesù che, secondo le istruzioni del loro Maestro, si erano radunati a Gerusalemme.
La Legge mosaica, che comandava l’osservanza delle feste in questione, secondo il messaggio che riceviamo dalle Scritture cristiane, il cosiddetto “Nuovo Testamento”, cessò di avere validità con la morte di Cristo. Infatti, nella sua lettera ai cristiani di Efeso l’apostolo Paolo fu ispirato a scrivere che Gesù “per mezzo della sua carne ha abolito l’inimicizia, la Legge di comandamenti consistente in decreti” (Efesini 2:15) e in quella ai cristiani di Colosse ribadì che Dio “cancellò il documento scritto a mano contro di noi, che consisteva in decreti e che ci era contrario; ed Egli l’ha tolto di mezzo inchiodandolo al palo di tortura” (Colossesi 2:14). Pertanto i veri cristiani da allora in poi non sono più stati sotto l’obbligo dell’osservanza dei “decreti” della Legge mosaica, inclusi quelli relativi alle feste. Il fatto che oggi certi che si definiscono “cristiani” celebrino quelle feste, dipende, come nel caso degli ebrei, da una tradizione orale tramandatasi nei secoli e non perché richiesto da Dio. I veri cristiani non seguono le tradizioni umani ma si attengono alla Parola di Dio. Sul perché non è più né necessario né opportuno che i discepoli di Cristo osservino i “decreti” della Legge mosaica, Geova Dio stesso ha fatto scrivere nella sua Parola: “la Legge ha un’ombra delle buone cose avvenire, ma non la sostanza stessa delle cose”; quindi ha fatto anche scrivere: “nessuno vi giudichi … in quanto a festa … poiché queste cose sono un’ombra delle cose avvenire, ma la realtà appartiene al Cristo” (cfr. Ebrei 10:1; Colossesi 2:16).
Dunque, tutto ciò che era disposto nella Legge mosaica, era “un’ombra delle buone cose avvenire”, di una “realtà” che apparteneva a Cristo, cioè prefigurava aspetti del proposito di Dio che si sarebbero realizzati con la venuta e il sacrificio di Cristo sulla terra. Pertanto, anziché perdersi nell’osservanza di riti che oggi non hanno più alcun valore pratico per i veri servitori di Dio e per cristiani a meno”, incluse le profezie in corso di adempimento che riguardano i nostri giorni! (cfr. Giosuè 23:14).

wp12 01/01-I

di sicuro ti benedirò e di sicuro moltiplicherò il tuo seme come le stelle dei cieli e come i granelli di sabbia che sono sulla spiaggia del mare … E per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno

_____________________________________________________________

Nel post precedente ho preso in esame il significato profetico della prima delle tre grandi feste annuali che Geova Dio aveva comandato di celebrare al suo antico popolo, Israele (cfr. Deuteronomio 16:16,17). Quella festa, chiamata “festa dei pani non fermentati”, era strettamente connessa con la Pasqua, che ricordava agli ebrei la loro liberazione dalla schiavitù egiziana. La Pasqua si celebrava ogni anno il 14 abib o nisan, il primo mese del calendario sacro giudaico. Il giorno successivo, il 15 abib o nisan veniva considerato un sabato, in qualunque giorno della settimana cadesse, e dava inizio alla “festa dei pani non fermentati” che durava una settimana mentre il secondo giorno di tale festa, il 16 abib o nisan, venivano presentati i primi frutti della raccolta dell’anno. Quel giorno il sommo sacerdote prendeva un covone d’orzo e lo agitava davanti a Geova nel santuario o nel tempio. Come spiegò l’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinti, quel covone raffigurava Cristo Gesù “destato dai morti, primizia di quelli che si sono addormentati nella morte” (cfr. 1Corinti 15:20). Infatti fu proprio in quel giorno del 33 A.D. che Gesù venne da Dio risuscitato non più come persona umana ma con un corpo spirituale perché potesse tornare a vivere per sempre in cielo (cfr. 1Pietro 3:18). Si, Gesù fu il primo ad esser risuscitato a una vita immortale, come è stato scritto: “sappiamo che Cristo, ora che è stato destato dai morti, non muore più, la morte non lo signoreggia più” (Romani 6:9).
Il comando di Dio riguardo alle feste ebraiche, che divenne parte della Legge mosaica, prevedeva che cinquanta giorni dopo il 16 abib o nisan si celebrasse la seconda festa, chiamata “festa della mietitura” o “festa delle settimane” (cfr. Levitico 23:15,16; Esodo 23:16; 34:22). A motivo di ciò gli ebrei di lingua greca iniziarono a chiamare la festa Pentecoste, dal greco pentecosté che significa “cinquantesimo giorno”. Secondo il calendario ebraico, quindi, questa festa cadeva il sesto giorno del terzo mese, chiamato sivan. Al riguardo è interessante notare che il 6 sivan fu anche il giorno in cui, nel 1513 a.C., Geova Dio diede a Mosè, sul Monte Sinai, la sua Legge (cfr. Esodo 19:1-23:19). Perché si chiamava “festa della mietitura”? Perché corrispondeva all’inizio della mietitura del grano, il secondo raccolto dell’anno. Come parte delle disposizioni della Legge mosaica, anche questa festa era “un ombra delle buone cose avvenire” (cfr. Ebrei 10:1), cioè prefigurò anch’essa un importante aspetto dell’adempimento del proposito di Geova Dio. Quale? … Per avere la risposta a questa domanda dobbiamo esaminare ciò che la Bibbia dice al riguardo …
dovete portare due pani come offerta agitata” – Levitico 23:17
In Levitico 23:15-21 si legge: “‘E dal giorno dopo il sabato, dal giorno che portate il covone dell’offerta agitata, dovete contare per voi stessi sette sabati. Devono essere completi.Fino al giorno dopo il settimo sabato dovete contare, cinquanta giorni, e dovete presentare a Geova una nuova offerta di cereali.Dai vostri luoghi di dimora dovete portare due pani come offerta agitata. Devono essere di due decimi di efa di fior di farina. Devono essere cotti lievitati, come primi frutti maturi a Geova.E dovete presentare insieme ai pani sette agnelli, sani, ciascuno di un anno, e un giovane toro e due montoni. Devono servire come olocausto a Geova insieme alla loro offerta di cereali e alle loro libazioni come offerta fatta mediante il fuoco, di odore riposante a Geova.E dovete offrire un capretto come offerta per il peccato e due agnelli, ciascuno di un anno, come sacrificio di comunione.E il sacerdote li deve agitare da una parte allaltra insieme ai pani dei primi frutti maturi, come offerta agitata dinanzi a Geova, insieme ai due agnelli. Devono servire come qualche cosa di santo a Geova per il sacerdote.E in questo stesso giorno dovete fare una proclamazione; ci sarà per voi stessi un santo congresso. Non potete fare nessuna sorta di lavoro faticoso. È uno statuto a tempo indefinito in tutti i vostri luoghi di dimora per le vostre generazioni
Leggendo queste parole c’è una cosa che dà subito all’occhio a un attento studioso delle Scritture: la richiesta di offerta di due pani “lievitati” fatti con i primi frutti del grano nuovo. Nella precedente festa, detta “dei pani non fermentati”, o non lievitati, era proibito in tutta la nazione l’uso di pane lievitato, pena la morte, poiché il lievito era simbolo di peccato o corruzione, quindi non appropriato per un evento sacro. Desta quindi perplessità che alla “festa della mietitura” l’offerta di pane lievitato facesse parte del cerimoniale. Ma questo è proprio l’aspetto peculiare del significato profetico della festa. Quei due pani dovevano rappresentare qualcosa che aveva a che fare con il peccato e la corruzione ma, nonostante ciò, veniva accettato da Geova Dio.
moltiplicherò il tuo seme come le stelle dei cieli e come i granelli di sabbia” – Genesi 22:17
Quando Dio stipulò un patto con il capostipite della nazione ebraica, Abraamo, gli disse che per mezzo del suo “seme” avrebbe benedetto tutte le nazioni della terra. Per mantenere fede a questa promessa ravvivò in maniera miracolosa le capacità riproduttive di Abraamo e sua moglie Sara così che generassero una progenie, sia pur in tarda età. Nel I secolo l’apostolo fu ispirato a scrivere riguardo a tale promessa e identificò con quel “seme” Cristo Gesù, discendente di Abraamo (cfr. Galati 3:16). Nell’anno 29 d.C. Gesù si presentò al fiume Giordano per essere battezzato da Giovanni Battista e fu “unto” con spirito santo, venne cioè rigenerato come persona spirituale affinché, al termine della sua missione terrena, potesse tornare in cielo per assolvere l’incarico di Re designato del Regno di Dio. Quaranta giorni dopo la sua morte e risurrezione, infatti, egli tornò in cielo per presentare al Padre il valore del suo sacrificio e in tale circostanza Dio gli disse: “Siedi alla mia destra,finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi” (Atti 2:34,35). Rimase in attesa, con un posto di favore presso Dio, di ricevere pieni poteri come Re per “benedire” o recare benefici eterni a tutta la razza umana riscattata con il suo sacrificio. Tutto questo, come spiegato nel mio precedente post, venne prefigurato dalla prima festa, quella “dei pani non fermentati” (cfr. il post del 19 aprile u.s., LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – VII, https://gi1967.wordpress.com/2016/04/19/la-legge-ha-un-ombra-delle-buone-cose-avvenire-vii/).
Ma la promessa fatta ad Abraamo in seguito venne da Dio ampliata. Dopo avergli impedito di sacrificare effettivamente il figlio Isacco, l’angelo di Geova annunciò ad Abraamo: “‘Veramente giuro per me stesso’, è l’espressione di Geova, ‘che siccome hai fatto questa cosa e non hai trattenuto tuo figlio, il tuo unico, io di sicuro ti benedirò e di sicuro moltiplicherò il tuo seme come le stelle dei cieli e come i granelli di sabbia che sono sulla spiaggia del mare … E per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno’” (Genesi 22:16-18). Questo significa che altri sarebbero stati aggiunti al simbolico “seme” di Abraamo. A conferma di ciò, nella sua ispirata lettera ai Galati l’apostolo Paolo scrisse: “siete tutti figli di Dio per mezzo della vostra fede in Cristo Gesù.Poiché tutti voi che foste battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo … se appartenete a Cristo, siete realmente seme di Abraamo, eredi secondo la promessa” (Galati 3:26-29). L’aggiunta del “seme” associato a Cristo cominciò a verificarsi quando fu versato lo spirito santo proprio il giorno di Pentecoste del 33 d.C.
e furono tutti pieni di spirito santo e cominciarono a parlare diverse lingue” – Atti 2:4
Durante il suo ministero terreno Gesù aveva detto ai suoi fedeli discepoli: “Quando sarà arrivato il soccorritore che vi manderò dal Padre, lo spirito della verità, che procede dal Padre, quello renderà testimonianza di me,e voi, a vostra volta, renderete testimonianza, perché siete stati con me da quando cominciai” (Giovanni 15:26,27). Quindi, poco prima di tornare in cielo disse loro: “ecco, manderò su di voi ciò che è stato promesso dal Padre mio. Voi, però, dimorate nella città finché non siate rivestiti di potenza dall’alto” (Luca 24:49). Queste parole si adempirono dieci giorno dopo, il 6 sivan del 33 d.C., il giorno in cui gli ebrei festeggiavano la “festa della mietitura” o Pentecoste.
Il racconto dice infatti che “mentre era in corso il giorno della festa della Pentecoste, erano tutti insieme nello stesso luogo,e improvvisamente si fece dal cielo un rumore proprio come quello di una forte brezza che soffia, e riempì tutta la casa in cui erano seduti.E divennero loro visibili lingue come di fuoco che si distribuirono, posandosi una su ciascuno di loro,e furono tutti pieni di spirito santo e cominciarono a parlare diverse lingue, come lo spirito concedeva loro di esprimersi” (Atti 2:1-4). Appena ricevuto lo spirito santo quei discepoli cominciarono subito a fare quello che Cristo aveva detto: a dare testimonianza riguardo a lui e al suo regno. Inizialmente lo spirito si posò sui 120 discepoli che, secondo le istruzioni di Gesù, erano rimasti in attesa a Gerusalemme. Ma quel giorno stesso l’apostolo Pietro diede una vigorosa testimonianza pubblica agli ebrei e proseliti ebrei che erano convenuti a Gerusalemme per la festa e a quei 120 si aggiunsero altre 3.000 persone (cfr. Atti 2:41). Nei giorni successivi altri si unirono al gruppo “e il numero degli uomini crebbe a circa cinquemila” (Atti 4:4). Su tutti questi operava in maniera miracolosa lo spirito santo di Dio spingendoli a dare testimonianza riguardo a Cristo e, come risultato, “continuavano ad aggiungersi credenti nel Signore, moltitudini di uomini e donne” (Atti 5:14).
Tutti questi, avendo esercitato fede nel sacrificio di riscatto di Cristo Gesù, vennero dichiarati giusti nonostante fossero ancora imperfetti nella carne e soggetti al peccato a causa della condizione peccaminosa ereditata da Adamo (cfr. Romani 5:12). Si, come spiegò l’apostolo Paolo nella sua ispirata lettera ai cristiani che vivevano a Roma, “ora indipendentemente dalla legge la giustizia di Dio è stata resa manifesta … sì, la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che hanno fede …Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,ed è come gratuito dono che son dichiarati giusti per sua immeritata benignità tramite la liberazione mediante il riscatto pagato da Cristo Gesù” (Romani 3:21-24; cfr. anche Efesini 1:7). Agli occhi di Dio vennero assolti dal peccato e furono unti con lo spirito santo per essere anch’essi, come Gesù, rigenerati come figli spirituali con la speranza di andare in cielo a regnare insieme a Cristo, come fu ancora ispirato a scrivere l’apostolo: “continuo a sopportare ogni cosa per amore degli eletti, affinché … se continuiamo a perseverare, insieme pure regneremo” (2Timoteo 2:11,12). Ecco, quindi il perché dei pani lievitati che venivano offerti in occasione della “festa della mietitura”. Essi prefiguravano gli unti fratelli spirituali di Cristo Gesù i quali, pur essendo ancora imperfetti e soggetti al peccato, rappresentato dal lievito, erano giustificati e adottati da Geova Dio come figli spirituali in base alla loro fede nel valore del sacrificio di Cristo. Sempre l’apostolo, infatti, fu ispirato a scrivere: “Poiché tutti quelli che sono condotti dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio. Poiché voi non avete ricevuto uno spirito di schiavitù che causi di nuovo timore, ma avete ricevuto uno spirito di adozione come figli, mediante il quale spirito gridiamo: “Abba, Padre!” Lo spirito stesso rende testimonianza col nostro spirito che siamo figli di Dio. Se, dunque, siamo figli, siamo anche eredi: eredi in realtà di Dio, ma coeredi di Cristo, purché soffriamo insieme per essere insieme anche glorificati” (Romani 8:14-17). La festa, quindi, prefigurò la raccolta di questo gruppo di persone, scelti tra i primi discepoli di Gesù fino a completare il numero stabilito da Dio stesso (cfr. Rivelazione o Apocalisse 14:1).

w11 12/15-I

mentre era in corso il giorno della festa della Pentecoste, erano tutti insieme nello stesso luogo … E divennero loro visibili lingue come di fuoco che si distribuirono, posandosi una su ciascuno di loro,e furono tutti pieni di spirito santo

002

quel giorno si aggiunsero circa tremila anime … e il numero degli uomini crebbe a circa cinquemila … Per di più, continuavano ad aggiungersi credenti nel Signore, moltitudini di uomini e donne
delle due parti ne ha fatto una sola … per riconciliare pienamente con Dio entrambi i popoli in un solo corpo” – Efesini 2:13-16
I primi ad avere questo privilegio furono scelti fra l’antico popolo di Dio, Israele; Gesù aveva, infatti, comandato ai suoi discepoli: “Non andate per la strada delle nazioni, e non entrate in una città samaritana; ma andate piuttosto di continuo alle pecore smarrite della casa d’Israele” (Matt. 10:5,6). Questo perché, secondo la profezia di Daniele capitolo 9, egli avrebbe mantenuto in vigore il patto di favore stipulato con il loro antenato Abraamo fino alla fine della settantesima settimana (cfr. Daniele 9:27; per i particolari di questa profezia cfr. il mio post del 6 febbraio 2011, UNA STORIA FINITA – IX parte, https://gi1967.wordpress.com/2011/02/06/a-storia-finita-ix-parte/). La settantesima settimana scadde nel 36 d.C. Quell’anno lo spirito santo di Dio condusse l’apostolo Pietro a casa di Cornelio, un “gentile”, non discendente di Abramo. Cornelio e la sua famiglia accettarono la testimonianza riguardo a Cristo riconoscendolo quale promesso Messia. Esercitarono fede in lui, quindi lo spirito santo scese su di loro e furono battezzati divenendo così suoi seguaci e parte della nuova chiesa cristiana, composta da persone di tutte le nazioni, che ora sostituiva la nazione di Israele nel rapporto di privilegio con Dio, entrando così a far parte del patto abramico (cfr. Atti cap. 10; Matteo 21:42,43; Romani 9:30-33).
Questo ci aiuta anche a comprendere perché i pani lievitati offerti in occasione della festa erano due: gli unti figli di Dio, coeredi di Cristo nel regno celeste, sarebbero stati presi da due gruppi, prima dagli ebrei naturali e in seguito dai gentili, come fu ancora ispirato a scrivere l’apostolo ai suoi conservi cristiani: “siete tutti figli di Dio per mezzo della vostra fede in Cristo Gesù.Poiché tutti voi che foste battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.Non c’è né giudeo né greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina; poiché siete tutti una persona unitamente a Cristo Gesù.Inoltre, se appartenete a Cristo, siete realmente seme di Abraamo, eredi secondo la promessa” (Galati 3:26-29) e ancora: “egli che delle due parti ne ha fatto una sola e ha distrutto il muro di mezzo che le separava.Per mezzo della sua carne ha abolito linimicizia, la Legge di comandamenti consistente in decreti, per creare dei due popoli unitamente a sé un uomo nuovo, facendo la pace;e per riconciliare pienamente con Dio entrambi i popoli in un solo corpo mediante il palo di tortura” (Efesini 2:13-18).

doc6.jpg

egli che delle due parti ne ha fatto una sola … per creare dei due popoli unitamente a sé un uomo nuovo, facendo la pace;e per riconciliare pienamente con Dio entrambi i popoli in un solo corpo
su questi non ha autorità la seconda morte” – Rivelazione o Apocalisse 20:6
Quei due pani offerti alla Pentecoste venivano dalle primizie della mietitura del grano. In maniera corrispondente, quei cristiani generati dallo spirito sono definiti “primizie delle sue creature” perché sono i primi a ricevere il perdono dei peccati sulla base del sangue versato da Gesù, e questo permette loro di ricevere la vita immortale nei cieli, dove regneranno insieme a Cristo (cfr. Giacomo 1:18; Rivelazione o Apocalisse 14:4; 20:6). Sono anche i primi tra il genere umano ubbidiente a essere risuscitati, durante la venuta del Signore, come è scritto: “quelli che sono morti unitamente a Cristo sorgeranno per primi” (cfr. 1Tessalonicesi 4:16). La loro, infatti, è quella “prima risurrezione” sulla quale “non ha autorità la seconda morte”, a cui si fa riferimento nella visione apocalittica (cfr. Rivelazione o Apocalisse 20:6).
Volendo, quindi, riassumere, la “festa della mietitura” o Pentecoste, la seconda in ordine di tempo delle tre grandi feste annuali che, secondo la Legge mosaica, gli Israeliti dovevano osservare, durante la quale venivano offerti a Dio i primi frutti della mietitura del grano, prefigurava la raccolta del piccolo gruppo dei fedeli discepoli di Gesù che avrebbero avuto il privilegio di essere rigenerati come figli spirituali di Dio per andare in cielo a regnare insieme a Cristo durante il prossimo regno millenario. Il radunamento di queste persone iniziò il giorno di Pentecoste del 33 d.C., il sesto giorno del terzo mese dell’anno sacro ebraico, sivan, ed è continuato nel corso dei secoli fino a completare il numero stabilito da Dio di 144.000 (cfr. Rivelazione o Apocalisse 14:1-4).
Essi, uomini e donne, vennero prefigurati dai due pani lievitati che in occasione della festa il sommo sacerdote agitava davanti a Geova nel santuario o tempio. Questo perché, mentre sono ancora in vita sulla terra, come discendenti di Adamo sono ancora soggetti alla schiavitù del peccato, simboleggiato dal lievito, nonostante ciò vengono giustificati e adottati da Dio quali suoi figli spirituali in base alla loro fede nel valore espiatorio del sacrificio di riscatto di Cristo (cfr. Romani 3:21-24; 8:14-17). Il fatto che i pani erano due indicava che l’adempimento avrebbe riguardato più di una persona e anche che quelli che sarebbero divenuti seguaci di Cristo generati dallo spirito sarebbero stati presi da due gruppi dell’umanità: prima dagli ebrei naturali circoncisi, e poi da tutte le altre nazioni del mondo, dai gentili (cfr. Efesini 2:13-18).
Come in occasione della festa erano offerti le primizie della raccolta del grano, allo stesso modo i cristiani rigenerati mediante lo spirito santo, i 144.000, sono “primizie” in quanto sono i primi a ricevere il perdono dei peccati sulla base del sangue versato da Gesù. Essi sono anche i primi che vengono risuscitati sia in ordine di tempo, “durante la presenza” di Cristo, sia per importanza poiché su di essi poi “non ha autorità la seconda morte” in quanto alla loro risurrezione riceveranno la vita immortale nei cieli, dove regneranno insieme a Cristo (cfr. 1Corinti 15:23; Rivelazione o Apocalisse 20:6).
A questo punto credo di interpretare i pensieri di molti che si staranno chiedendo: e tutti gli altri fedeli discepoli di Gesù? … quale sarà la loro sorte? … La risposta a queste domande l’avremo esaminando il significato profetico della terza festa che gli ebrei sotto la Legge mosaica erano tenuti a osservare: la “festa della raccolta” o “festa delle capanne” che si celebrava nel mese autunnale di etanim o tishri, il settimo del calendario sacro ebraico … Questo mi darà anche modo di rispondere ai tanti detrattori che accusano i Testimoni di Geova di insegnare che solo 144.000 persone saranno salvate …

______________________________________________________________

Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
Questa voce è stata pubblicata in LA LEGGE E' UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – VIII

  1. Pingback: LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – XII | MA DOVE STIAMO ANDANDO?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...