LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IX

“VI DOVETE RALLEGRARE DINNANZI A GEOVA VOSTRO DIO”

Levitico 23:40

Anteprima
La terza festa annuale che gli Israeliti avevano l’obbligo di osservare, secondo la Legge mosaica, era la “festa della raccolta al volgere dell’anno” detta anche “festa delle capanne”. Si celebrava in autunno, in concomitanza con la raccolta degli ultimi frutti dell’anno agricolo, l’olio e vino. Durava 7 giorni, dal 15 al 21 del settimo mese del calendario ebraico, il mese di etanim o tishri (corrispondente al nostro settembre-ottobre). Durante quella settimana la popolazione doveva risiedere in capanne fatte con rami di alberi per ricordare il tempo in cui i loro antenati dimorarono in tende nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana. Nell’istituire la festa Geova Dio disse loro: “Vi dovete rallegrare dinanzi a Geova vostro Dio” (Levitico 23:40). Quelli, quindi, erano giorni di grande allegria per il popolo di Israele e perfino i residenti forestieri erano invitati a partecipare alla festa. Un’alta peculiare caratteristica di quell’avvenimento era costituita dai sacrifici. Durante questa festa, infatti, si offriva un numero di sacrifici maggiore che in qualsiasi altra festa dell’anno. Il sacrificio per la nazione consisteva di 13 tori il primo giorno, diminuendo poi di uno ogni giorno, per un totale di 70 tori.
Importanti avvenimenti della vita della nazione furono collegati alla celebrazione della festa. Ad esempio la dedicazione del grandioso tempio di Salomone avvenne durante la “festa delle capanne”, nel 1026 a.C. (cfr. 2Cronache 7:8) Un’altra storica celebrazione della festa avvenne nel 455 a.C. quando gli esuli ebrei liberati dall’esilio babilonese completarono, dopo molte traversie, la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, sotto la guida del governatore Neemia e del sacerdote Esdra (cfr. Neemia 8:13-15). Infine un’altra importante celebrazione della festa menzionata nella Parola di Dio si tenne nel terzo anno del ministero di Gesù, nell’autunno del 32 A.D. (cfr. Giovanni 7:2,14). In tale occasione Gesù approfittò di alcune usanze praticate durante la festa per insegnare importanti verità relative all’adempimento del proposito di Dio (cfr. Giovanni 7:37-39).
Come parte della Legge, anche la “festa delle capanne” fu “un ombra delle buone cose avvenire” (cfr. Ebrei 10:1) e costituì un quadro profetico dell’adempimento del proposito di Geova Dio per mezzo di Cristo Gesù, “il fine della Legge” (Romani 10:4). Quale aspetto dell’adempimento del proposito divino raffigurò?

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Nel 1513 a.C., il 6 del mese di sivan, il terzo dell’antico calendario sacro degli ebrei, Geova Dio diede a Mosè, sul Monte Sinai, la sua Legge. In quell’occasione fu stipulato un patto tra Geova e l’intera nazione di Israele con il quale si stabiliva che se gli israeliti avessero osservato quel codice di statuti sarebbero diventati “tra tutti gli altri popoli” la “speciale proprietà” di Dio con la prospettiva di divenire “un regno di sacerdoti e una nazione santa”. Quel giorno tutto il popolo di Israele rispose: “Siamo disposti a fare tutto ciò che Geova ha proferito” (cfr. Esodo 19:5-8). Finché avessero rispettato quel patto avrebbero avuto la benedizione di Dio sul loro lavoro, sulle loro famiglie e avrebbero dimorato in pace e in sicurezza nel loro paese; ma se avessero violato il patto, sarebbero stati maledetti e avrebbero perso la loro libertà divenendo schiavi di altri popoli (cfr. Deuteronomio cap. 28).
Purtroppo nel corso della loro storia gli Israeliti violarono più volte il patto e ogni volta che lo facevano ne pagavano le conseguenze. Molte volte Geova fu disposto a perdonarli quando si pentivano e tornavano ad osservare la sua Legge. Ma Israele, nel tempo, si rivelò “un popolo di collo duro” (cfr. Esodo 32:9; Geremia 19:14) e nel 607 a.C. perse per sempre la sua sovranità nazionale con la rimozione dal trono di Gerusalemme dell’ultimo re della dinastia davidica ad opera dei babilonesi. Comunque, per amore del suo proposito di “benedire tutte le nazioni della terra” per mezzo di un “seme” che doveva venire dal capostipite della nazione ebrea, Abraamo (cfr. Genesi 22:15-18), Geova continuò a prendersi cura di quel popolo suscitando in mezzo ad esso i suoi profeti e sacerdoti fedeli per fornire guida spirituale e morale finché non sarebbe venuto il “seme” della promessa.
Dopo settant’anni, nel 537 a.C., Geova liberò di nuovo il suo popolo pentito dalla schiavitù babilonese e lo ricondusse nella terra di Israele perché ricostruisse il paese e, soprattutto, ripristinasse la vera adorazione con la riedificazione di Gerusalemme e del suo tempio. L’opera di ricostruzione andò avanti per diversi anni tra molte difficoltà incontrate per l’opposizione di popolazioni che si erano stabilite nel territorio durante la desolazione del paese e fu completata solo nel 455 a.C. dopo che il re persiano Artaserse emanò un decreto che li autorizzava a ricostruire le mura di Gerusalemme (cfr. Neemia 2:1-8).
Il racconto ispirato di quell’avvenimento dice: “E tutto il popolo si raccoglieva come un sol uomo nella pubblica piazza che era davanti alla Porta delle Acque. Dissero quindi a Esdra il copista di portare il libro della legge di Mosè, che Geova aveva comandato a Israele. Esdra il sacerdote portò pertanto la legge davanti alla congregazione degli uomini e delle donne e di tutti quelli abbastanza intelligenti da ascoltare, il primo giorno del settimo mese” (Neemia 8:1,2). Sia Neemia, incaricato da Artaserse di dirigere i lavori di ricostruzione, che Esdra, il sacerdote, si preoccuparono di ripristinare l’osservanza della Legge, condizione necessaria per avere di nuovo l’approvazione di Geova.
Trovarono quindi scritto nella legge che avrebbero dovuto dimorare in capanne durante la festa del settimo mese” – Neemia 8:14
Poi il racconto continua: “il secondo giorno i capi dei padri di tutto il popolo, i sacerdoti e i leviti, si raccolsero presso Esdra il copista, sì, per acquistare perspicacia delle parole della legge.Trovarono quindi scritto nella legge che Geova aveva comandato per mezzo di Mosè che i figli dIsraele avrebbero dovuto dimorare in capanne durante la festa del settimo mese,e che avrebbero dovuto fare una proclamazione e far passare un bando in tutte le loro città e in tutta Gerusalemme, dicendo: “Uscite verso la regione montagnosa e portate foglie di olivo e foglie di alberi oleiferi e foglie di mirto e foglie di palma e foglie di alberi ramosi per fare le capanne, secondo ciò che è scritto” (Neemia 8:13-15).
La “festa delle capanne” era la terza delle tre importanti feste che la Legge mosaica comandava di osservare. Era chiama anche “festa della raccolta” o “dei tabernacoli”. Si doveva osservare dal 15 al 22 del mese di etanim o tishri, il settimo del calendari sacro ebraico (corrispondente al nostro settembre-ottobre – cfr. Levitico 23:34-36). Questo mese era in origine il primo del calendario ebraico, ma dopo l’esodo dall’Egitto diventò il settimo mese dell’anno sacro, mentre abib o nisan (corrispondente al nostro marzo-aprile), che prima era il settimo mese, diventò il primo (cfr. Esodo 12:2).
Quindi, la narrazione fatta dal governatore conclude: “Così tutta la congregazione di quelli che erano tornati dalla cattività fece capanne e prese a dimorare nelle capanne; poiché i figli d’Israele non avevano fatto così dai giorni di Giosuè figlio di Nun fino a quel giorno, così che ci fu grandissima allegrezza.E si lesse ad alta voce il libro della legge del vero Dio di giorno in giorno, dal primo giorno fino all’ultimo giorno; e continuarono a tenere la festa per sette giorni, e l’ottavo giorno ci fu un’assemblea solenne, secondo la regola” (Neemia 8:17,18). Che memorabile restaurazione della vera adorazione di Dio malgrado l’accanita opposizione subita!
Come parte della Legge, anche la “festa delle capanne” fu “un ombra delle buone cose avvenire” e costituì un quadro profetico dell’adempimento del proposito di Geova Dio per mezzo di Cristo Gesù, “il fine della Legge” (Romani 10:4). Quale aspetto del proposito divino raffigurò?
durante la tua festa ti devi rallegrare, tu e tuo figlio e tua figlia e il tuo schiavo e la tua schiava e il levita e il residente forestiero” – Deuteronomio 16:14
Vivendo in una società agricola, gli israeliti dipendevano dalla benedizione divina sotto forma di pioggia. Le tre grandi feste comandate dalla Legge mosaica coincidevano quindi con le principali fasi della raccolta. La prima festa si celebrava nel primo mese dell’antico calendario biblico, dal 15 al 21 abib o nisan, che corrispondeva a fine marzo o ai primi di aprile del nostro calendario, era chiamata “festa dei pani non fermentati” e, dato che veniva immediatamente dopo la Pasqua del 14 nisan, era pure chiamata “la festa della pasqua” (cfr. Levitico 23:5, 6). Il secondo giorno della festa, il 16 nisan, il sommo sacerdote d’Israele offriva a Geova nel tempio di Gerusalemme un covone della mietitura del nuovo orzo. Quel covone prefigurò Cristo Gesù primizia della risurrezione ad una vita spirituale ed eterna: messo a morte il 14 nisan, dopo che aveva celebrato per l’ultima volta la pasqua ebraica, Gesù venne risuscitato dal Padre come creatura spirituale, il terzo giorno, come era stato profetizzato, cioè proprio il 16 nisan (cfr. 1Corinti 15:20; 1Pietro 3:18 – vedi il mio post del 19 aprile u.s., https://wordpress.com/stats/day/gi1967.wordpress.com). La seconda festa si celebrava sette settimane (49 giorni) dopo il 16 nisan e cadeva il 6° giorno del terzo mese, sivan, corrispondente a fine maggio del nostro calendario, perciò era chiama “festa delle settimane” (cfr. Levitico 23:15,16). Ai giorni di Gesù veniva anche chiamata Pentecoste, che in greco significa “cinquantesimo giorno” e cadeva nello stesso periodo dell’anno in cui Israele era entrato nel patto della Legge al monte Sinai. Coincideva con la raccolta delle primizie del grano e perciò veniva anche chiamata “festa della mietitura”. La caratteristica peculiare della festa è costituita dal fatto che venivano offerti a Dio due pani lievitati fatti con i primi frutti del grano nuovo. Quei due pani, nell’adempimento profetico, simboleggiavano i discepoli di Gesù i quali, a motivo della loro fede nel sacrificio di riscatto di Cristo venivano da Dio dichiarati giusti nonostante fossero ancora imperfetti nella carne e soggetti al peccato a causa della condizione peccaminosa ereditata da Adamo. Perciò essi venivano “rigenerati” per mezzo dello spirito santo come figli spirituali di Dio per poter, come Cristo, essere risuscitati, dopo la loro morte nella carne, con un corpo spirituale onde accedere al cielo per regnare insieme a Gesù (cfr. Romani 8:14-17). La loro raccolta iniziò proprio il giorno di Pentecoste del 33 A.D. con la discesa dello spirito santo su quelli che accettavano Cristo come mezzo impiegato da Dio per la loro salvezza (cfr. il mio post del 14 maggio u.s., https://wordpress.com/stats/day/gi1967.wordpress.com).
L’ultima delle tre grandi feste annuali, come già sopra accennato, era la “festa delle capanne”. Si celebrava in autunno in concomitanza con la raccolta degli ultimi frutti della stagione, olio e vino. Per questo era chiamata anche la “festa della raccolta al volgere dell’anno” (cfr. Esodo 34:22). Le istruzioni contenute nella Legge erano queste: “il quindicesimo giorno del settimo mese, quando avete raccolto il prodotto della terra, dovete celebrare la festa di Geova per sette giorni … il primo giorno vi dovete prendere il frutto di alberi splendidi, le foglie di palme e i rami di alberi frondosi e pioppi della valle del torrente, e vi dovete rallegrare dinanzi a Geova vostro Dio per sette giorni … Dovete dimorare per sette giorni nelle capanne. Tutti i nativi d’Israele devono dimorare nelle capanne,affinché le vostre generazioni sappiano che feci dimorare i figli dIsraele nelle capanne quando li facevo uscire dal paese dEgitto” (Levitico 23:39-42).
La sua principale caratteristica era un gioioso rendimento di grazie per le benedizioni divine che permettevano buoni raccolti. Geova stesso invitava il suo popolo a rallegrarsi dicendo: “Vi dovete rallegrare dinanzi a Geova vostro Dio” (Levitico 23:40). Non solo gli israeliti si rallegravano ma anche il “residente forestiero” era invitato a partecipare alla gioia di quella festa (cfr. Deuteronomio 16:14); questo dava alla festa una connotazione mondiale. Gli israeliti dovevano vivere per una settimana in capanne per ricordare gli anni passati in tenda nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana, quando Dio si era preso cura di loro e li aveva protetti facendoli “camminare attraverso il grande e tremendo deserto, con serpenti velenosi e scorpioni e con suolo assetato che non ha acqua; aveva fatto uscire per loro acqua dalla roccia di silice; nel deserto li aveva cibati con la manna” (Deuteronomio 8:15,16).

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Non devi esser altro che gioioso” – Deuteronomio 16:15
Per tutti i sette giorni della “festa delle capanne” gli israeliti dovevano abitare in capanne costruite per l’occasione per ricordarsi del tempo in cui vissero nel deserto dopo la miracolosa liberazione dalla schiavitù egiziana e riflettere come Geova Dio si era preso cura di loro nel deserto, provvedendo ai loro bisogni fisici e materiali, dando loro protezione (cfr. Levitico 8:15,16; Deuteronomio 20:5). Per costruire queste strutture temporanee si usavano fronde di olivo e di albero oleifero, mirto, foglie di palma e rami di altri alberi (cfr. Levitico 23:40). Ciò che poi distingueva tale festa, la sua principale caratteristica, era un gioioso rendimento di grazie. Tutti i sacrifici erano accompagnati dal suono di strumenti musicali mentre si elevavano i canti dell’Hallel (i Salmi 113-119) e tutti gli adoratori agitavano rami di palme verso l’altare. Al termine dell’anno agricolo era opportuno che gli israeliti ringraziassero il loro Dio per la raccolta, non solo dei cereal,i ma anche dell’olio e del vino, che tanto contribuivano al piacere della vita. Durante questa festa essi potevano meditare in cuor loro sul fatto che la prosperità e l’abbondanza di cose buone che avevano non erano dovute alla loro potenza, ma erano il risultato della protezione di Geova loro Dio. Anche i “residenti forestieri” di tutte le nazioni venivano invitati a partecipare alla gioia della festa (cfr. Zaccaria 14:16).
chi ripone fede in me … dal suo intimo sgorgheranno torrenti d’acqua viva” – Giovanni 7:38
Nel corso del tempo alcune usanze vennero aggiunte a quelle previste dalla Legge. A esempio in tale occasione Gerusalemme veniva illuminata in modo speciale. In uno dei cortili del tempio venivano installati quattro giganteschi candelabri d’oro, ciascuno con quattro grandi coppe. Le 16 coppe accese facevano una tale luce da illuminare di notte tutta la città. Un’altra usanza era quella di attingere acqua alla piscina di Siloe, una riserva idrica che serviva tutta la città, per versarla sull’altare dei sacrifici mentre gli adoratori agitavano rami di palma verso l’altare. Probabilmente tale usanza prese piede dopo la liberazione dall’esilio babilonese; ricordando la gioia provata allora dai reduci di quella cattività il profeta Isaia fu infatti ispirato a scrivere queste parole profetiche: “Con esultanza sarete certi di attingere acqua alle sorgenti della salvezza” (Isaia 12:3). Geova Dio era la fonte della loro salvezza, fu lui infatti a guidare gli avvenimenti che portarono alla caduta di Babilonia e alla liberazione del suo popolo (cfr. Isaia 44:28–45:7). Il ricordo di quella liberazione era motivo di gioia durante la festa delle capanne.
Certamente Gesù fece riferimento a queste usanze quando, in occasione dell’ultima volta che celebrò la “festa delle capanne”, nell’autunno del 32 A.D., alla fine del terzo anno del suo ministero terreno, disse: “Io sono la luce del mondo. Chi segue me non camminerà affatto nelle tenebre, ma possederà la luce della vita” (Giovanni 8:12). Si, Gesù illuminò le persone in merito ai propositi di Dio liberandoli dalla schiavitù dei falsi insegnamenti rabbinici (cfr. Matteo 15:6-9). In precedenza, quello stesso giorno aveva detto: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva.Chi ripone fede in me, come ha detto la Scrittura: Dal suo intimo sgorgheranno torrenti d’acqua viva’” (Giovanni 7:37,38). Le acque rappresentano i provvedimenti che Dio ha preso per mezzo di Gesù per la salvezza del genere umano. L’apostolo Giovanni, che riportò nel suo vangelo le parole di Gesù, commentò quelle parole dicendo: “Comunque, disse questo dello spirito che stavano per ricevere quelli che riponevano fede in lui; poiché lo spirito non vi era ancora, perché Gesù non era ancora stato glorificato” (Giovanni 7:39).
L’adempimento di queste parole avvenne sei mesi dopo, il giorno di Pentecoste del 33 A.D. quando lo spirito santo di Dio scese sui suoi discepoli radunati a Gerusalemme. Immediatamente da essi cominciarono a scorrere “torrenti d’acqua viva” allorché, in molte lingue miracolosamente apprese, dichiararono le “magnifiche cose di Dio” alle migliaia di giudei stupefatti che si erano radunati per osservare quello spettacolo (cfr. Atti 2:1-41). Per mezzo di quei discepoli Dio provvide intendimento dei suoi propositi in tutto il mondo allora conosciuto (cfr. Colossesi 1:23). Quella erogazione di “torrenti d’acqua viva” non fu limitata al I secolo ma è ripresa nei nostri giorni sotto la spinta dello spirito santo di Dio, grazie a milioni di persone che si stanno impegnando di proclamare in tutta la terra abitata “la buona notizia del regno” prima che venga la fine del sistema di cose impiantato da Satana il Diavolo sulla terra, inclusa la fine della falsa religione (cfr. Matteo 24:14). Questi proclamatori della “buona notizia del regno” incoraggiano le persone a rivolgere la loro mente alla Parola di Dio e ad accertarla come “una lampada” o “una luce” al loro cammino  spirituale; essi stessi poi agiscono come “illuminatori” nel mondo smascherando i falsi insegnamenti e dogmi con il quale il clero religioso ha tenuto per secoli i propri fedeli schiavi della menzogna e della superstizione, dando loro false speranze per il futuro (cfr. Salmo 119:105; Matteo 5:14; Filippesi 2:15).

doc4

mi sarete testimoni … fino alla più distante parte della terra” – Atti 1:8
Prima di tornare in cielo, da dove era disceso 33 anni prima, Gesù radunò i suoi fedeli discepoli sul Monte degli Ulivi e disse loro: “riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino alla più distante parte della terra” (Atti 1:8). 10 giorni dopo, il giorno di Pentecoste, queste sue parole profetiche ebbero il loro adempimento: lo spirito santo di Dio scese su quei discepoli e immediatamente essi iniziarono a fare ciò che Gesù aveva comandato loro di fare. Il racconto ispirato dice: “cominciarono a parlare diverse lingue, come lo spirito concedeva loro di esprimersi. Ora dimoravano a Gerusalemme giudei, uomini riverenti, di ogni nazione di quelle sotto il cielo … erano stupiti e si meravigliavano, dicendo … come mai udiamo ciascuno la nostra propria lingua nella quale siamo nati … li udiamo parlare nelle nostre lingue delle magnifiche cose di Dio” (Atti 24-11). Essi furono così zelanti nel compiere quell’opera “ogni giorno, nel tempio e di casa in casa”  “e ogni giorno nel luogo di mercato con quelli che vi si trovavano” (Atti 5:42; 17:17) che nel giro di pochi anni si poté dire che “quella buona notizia … è stata predicata in tutta la creazione che è sotto il cielo” (Colossesi 1:23). In maniera simile oggi la “buona notizia” viene predicata dai veri discepoli di Cristo che, come quelli del I secolo, ubbidiscono al suo comando, in tutta la terra abitata, in 230 paesi e nazioni in oltre 850 lingue e dialetti. Grazie a quest’opera si è potuto portare a termine il radunamento dei discepoli di Gesù che avranno il privilegio di affiancarlo nel regno celeste (cfr. Luca 12:32; 22:28-30; Rivelazione o Apocalisse 7:4: 14:1-4). Inoltre, poiché Gesù disse “ho altre pecore, che non sono di questo ovile; anche quelle devo condurre, ed esse ascolteranno la mia voce, e diverranno un solo gregge, un solo pastore” (Giovanni 10:16), mediante quest’opera si sta provvedendo al radunamento di questi altri discepoli di Cristo che non hanno la speranza di andare in cielo a regnare con lui ma saranno sudditi terreni del suo regno (cfr. Salmo 37:29; Matteo 5:5). Questa raccolta finale dei discepoli di Gesù venne rappresentata profeticamente dalla “festa della raccolta” degli ultimi frutti dell’anno agricolo o “festa delle capanne”.
La salvezza la dobbiamo al nostro Dio, che siede sul trono, e all’Agnello” – Rivelazione o Apocalisse 7:10
Grazie a quest’opera si è anche potuto completare in questo tempo la raccolta di coloro che avranno il compito di regnare insieme a Cristo durante il suo regno millenario. Questa raccolta iniziò proprio il giorno di Pentecoste del 33 A.D., come fu prefigurato dalla “festa della mietitura” o “festa delle settimane”. In modo corrispondente la “festa delle capanne” o “festa della raccolta al volgere dell’anno”, con la quale si celebrava la raccolta degli ultimi frutti dell’anno, prefigurò proprio la raccolta degli ultimi appartenenti a quella classe di persone, simbolicamente chiamata l’“Israele di Dio”, che ci sarebbe stata nel tempo della fine (cfr. Matteo 13:36-43; Galati 6:16). Anche questi dimorano in simboliche “capanne” poiché non ripongono i loro affetti nelle cose terrene; non si aspettano di vivere per l’eternità in un paradiso terrestre ma attendono di ricevere l’eredità celeste del glorificato Signore Gesù Cristo (cfr. 2Timoteo 2:10-12; Rivelazione o Apocalisse 20:4). Come spiegò l’apostolo Pietro, essi si considerano “come forestieri e residenti temporanei” mentre sono ancora in vita in questo sistema di cose (cfr. 1Pietro 2:11).
Ma c’è di più! …
Durante questa festa si offriva un numero di sacrifici maggiore che in qualsiasi altra festa dell’anno. Il sacrificio per la nazione consisteva di 13 tori il primo giorno, diminuendo poi di uno ogni giorno, per un totale di 70 tori. Se si fa il paragone con il giorno di Espiazione, che si celebrava cinque giorni prima, il 10 tishri, quando veniva offerto un solo toro come sacrificio di espiazione, il sangue dei 70 tori sacrificati durante la festa delle capanne era abbastanza per la purificazione dell’intero genere umano. Il numero 70 infatti ci ricorda quanto è indicato in Genesi capitolo 10 dove sono riportati i nomi di capifamiglia e di nazioni a cominciare da Noè, i suoi tre figli, fino al nome di Iobab. In tutto ne sono elencati 70, e il racconto dice: “da queste le nazioni si sparsero per la terra dopo il diluvio” (Genesi 10:32). Da quelle 70 famiglie ebbe origine tutto il genere umano postdiluviano, fino ai nostri giorni. Questo aspetto della festa, quindi, additava profeticamente la perfetta e completa opera salvifica svolta da Gesù Cristo in favore di tutto il genere umano.
Infatti, dopo aver fatto riferimento al gruppo dei suoi coeredi celesti chiamandolo “piccolo gregge” (cfr. Luca 12:32), Gesù disse anche: “Ho altre pecore che non sono di questo ovile; quelle pure devo condurre, ed esse ascolteranno la mia voce, e diventeranno un solo gregge, un solo pastore” (Giovanni 10:16). Chi sono questi? La risposta ce la dà la visione profetica dell’Apocalisse. Dopo aver visto coloro che regnavano con Cristo in cielo (simbolicamente indicati con i nomi delle tribù dell’antico Israele – cfr. Rivelazione o Apocalisse 7:1-8), l’apostolo Giovanni vide anche “una grande folla, che nessun uomo poteva numerare, di ogni nazione e tribù e popolo e lingua” i cui componenti agitavano rami di palma mentre gridavano “La salvezza la dobbiamo al nostro Dio, che siede sul trono, e all’Agnello” (vv. 9,10). Queste persone non partecipano al regno celeste ma sono i sudditi terreni di quel regno, infatti nella visione non sono visti seduti su troni, come i coeredi di Cristo (cfr. Rivelazione o Apocalisse 20:4-6), ma sono “in piedi dinanzi al trono e dinanzi all’Agnello”; essi sono quei “giusti che possederanno la terra” (cfr. Salmo 37:29) o “quelli che sono d’indole mite” che “erediteranno la terra” (cfr. Matteo 5:5).

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Questi sono quelli che vengono dalla grande tribolazione” – Rivelazione o Apocalisse 7:14
Mentre in tutto il mondo le religioni istituzionali sono in declino, con sempre meno persone che frequentano chiese, cattedrali e templi mentre crescono scettici, agnostici e atei, un gruppo religioso è in costante aumento: da un pugno di fedeli che erano all’inizio del secolo scorso oggi sono milioni di persone appartenenti a “ogni nazione e tribù e popolo e lingua”. La profezia biblica li descriveva così: “ecco, una grande folla, che nessun uomo poteva numerare … stavano in piedi dinanzi al trono e dinanzi all’Agnello, vestiti di lunghe vesti bianche; e nelle loro mani c’erano rami di palme. E continuano a gridare ad alta voce, dicendo: La salvezza la dobbiamo al nostro Dio, che siede sul trono, e all’Agnello” (Rivelazione o Apocalisse 7:9,10). È evidente l’analogia tra ciò che fa questa “grande folla” e ciò che facevano gli antichi adoratori di Geova che agitavano rami di palma durante la “festa delle capanne”. Questo sta a indicare che i componenti di questa “grande folla” partecipano all’adempimento profetico della festa, tutt’ora in corso. Chi sono questi? La profezia apocalittica dice ancora di loro: “Questi sono quelli che vengono dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro lunghe vesti e le hanno rese bianche nel sangue dell’Agnello.Perciò sono dinanzi al trono di Dio; e gli rendono sacro servizio giorno e notte nel suo tempio” (Rivelazione o Apocalisse 7:14,15). Dunque sono le persone che esercitano fede nel valore espiatorio del sacrificio di Cristo e si sono sottomesse alla Sovranità di Geova Dio sforzandosi di fare “giorno e notte” la sua volontà. Per questo saranno preservate in vita durante la prossima “grande tribolazione” con la quale si porrà fine al sistema di cose politico-economico-militare e religioso impiantato dal Diavolo sulla terra e potranno continuare a vivere per sempre sulla terra che sarà trasformata in un paradiso durante il prossimo regno millenario di Cristo. 
La raccolta di queste persone doveva avvenire dopo quella delle “primizie”, cioè subito dopo quella del piccolo gruppo che avrebbe regnato con Cristo, e avrebbe fatto parte anch’essa dell’adempimento profetico della “festa della raccolta al volgere dell’anno”. Non essendo componenti dell’“Israele di Dio”, esse furono prefigurate dal “residente forestiero” che veniva invitato a partecipare alla gioia di quella festa. Tale raccolta è oggi pienamente in atto; grazie alla predicazione della “buona notizia del regno” milioni di persone che sperano di vivere per sempre sulla terra stanno lasciando la falsa religione, che include anche il cristianesimo apostata con la sua tradizione, seguendo la “luce” degli insegnamenti biblici.
Tra non molto, secondo la profezia biblica, mediante una “grande tribolazione”, Geova Dio porrà fine al sistema politico-economico-militare e religioso che Satana ha impiantato sulla terra (cfr. Matteo 24:15-22; Rivelazione o Apocalisse 16:14-16; 18:1-24). Ma l’antitipica “festa delle capanne” o “festa della raccolta al volgere dell’anno” continuerà con “grandissima allegrezza” di coloro che sopravvivranno a quella distruzione mondiale perché potranno poi vivere in eterno su una terra che sarà trasformata in uno splendido paradiso sotto il regno millenario di Cristo e dei suoi re associati. A questi si potranno unire milioni di persone che saranno riportate in vita durante quel tempo i quali avranno anch’essi la possibilità di continuare a vivere per sempre sulla terra se, una volta messi a conoscenza dei propositi di Dio, si sottometteranno alla sua volontà (cfr. Giovanni 5:25,28,29; Atti 24:15). Infine, al culmine del regno millenario, secondo la profezia apocalittica, avrà luogo l’ultima e decisiva prova della loro integrità verso Geova, il Sovrano universale (cfr. Rivelazione o Apocalisse 20:1,2,7-10). Chi verrà meno nella prova sarà distrutto per sempre. Chi si schiererà dalla parte del Sovrano Signore Geova Dio riceverà il diritto di abitare eternamente sulla terra paradisiaca. Questi, quindi, non abiteranno più in simboliche “tende”, come raffigurato nella “festa delle capanne”, né saranno più “residenti forestieri” nel paese ma abiteranno stabilmente la terra paradisiaca (cfr. Salmo 37:29). Questo sarà il grandioso epilogo della “festa della raccolta al volgere dell’anno” o “festa delle capanne”.
Vi piacerebbe prendere parte all’adempimento di questa festa? … …

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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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2 risposte a LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IX

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