LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – X

“RIMANE DUNQUE UN RIPOSO DI SABATO PER IL POPOLO DI DIO”

Ebrei 4:9

Anteprima
In tutto il mondo miliardi di persone che aderiscono alle più grandi religioni monoteiste, cristiana, musulmana ed ebrea, riservano un giorno della settimana al culto. Dio richiede forse di osservare un giorno di festa settimanale? Cosa insegna la sua Parola scritta?
Più di 3.500 anni fa, tramite il profeta Mosè, Dio provvide uno speciale codice di leggi che tra l’altro prevedeva l’osservanza di giorni di riposo, chiamati sabati, riservati all’adorazione. Il giorno di riposo che ricorreva più spesso era il sabato settimanale. Iniziava al tramonto del venerdì e si protraeva fino al tramonto del sabato stesso (cfr. Esodo 20:8-10). Nell’enunciare il comandamento sull’osservanza del sabato, Dio fece riferimento al settimo giorno creativo durante il quale, secondo il racconto di Genesi, Dio “si riposava .. e lo rendeva sacro” (cfr. Genesi 2:2,3). Così quel comando è stato interpretato da alcuni come una legge universale che tutti devono rispettare se vogliono l’approvazione di Dio. Ma il racconto biblico non dice affatto che Dio desse istruzioni ad Adamo perché ogni settimana osservasse il settimo giorno come un sabato o giorno di riposo. Né risulta che fedeli uomini dell’antichità approvati da Dio osservassero obbligatoriamente un giorno di riposo, nella fattispecie il settimo! In effetti, quando Dio diede la Legge mosaica al popolo di Israele disse a Mosè: “i figli d’Israele devono osservare il sabato, in modo da celebrare il sabato durante le loro generazioni. È un patto a tempo indefinito.Fra me e i figli dIsraele è un segno a tempo indefinito” (Esodo 31:17,17; cfr. anche Ezechiele 20:12). Quel comando, quindi, riguardava esclusivamente gli israeliti e i loro proseliti, non si applicava alle altre nazioni. C’è poi da notare che l’espressione “a tempo indefinito” non significa necessariamente “per sempre”. Il termine ebraico così tradotto, ʽohlàm, secondo un lessicografo esprime un “tempo nascosto, cioè oscuro e lungo, di cui è incerto o indefinito il principio o la fine” (W. Gesenius, A Hebrew and English Lexicon of the Old Testament). Pertanto tale espressione spesso si riferisce a cose che hanno fine, la cui durata può essere ‘a tempo indefinito’, non essendo precisato il tempo della loro fine. La Parola di Dio dice, infatti, che la Legge mosaica era “un’ombra delle cose avvenire” (Colossesi 2:17; Ebrei 10:1). Perciò il comando relativo al sabato faceva parte di una disposizione temporanea, relativa all’adorazione, che prefigurava una disposizione superiore. La Bibbia mostra chiaramente che la Legge data a Israele, e quindi anche il comando di osservare un sabato settimanale, agli occhi di Dio perse validità alla morte di Gesù; in Colossesi 2:13,14 si legge: “Egli [Dio] ci perdonò benignamente tutti i nostri fallie cancellò il documento scritto a mano contro di noi, che consisteva in decreti e che ci era contrario; ed Egli lha tolto di mezzo inchiodandolo al palo di tortura” (cfr. anche Romani 10:4).
Qual è allora il significato dell’espressione usata in Genesi 2:2,3 “Dio … si riposava il settimo giorno … e lo rendeva sacro”? … e, come “ombra delle cose avvenire”, cosa simboleggiava il comando, dato con il quarto comandamento, di osservare il sabato come giorno di riposo? … come la questione oggi ci riguarda? …

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3

Gli adoratori di Dio devono osservare un settimanale giorno di riposo?
Tutti lo aspettano e, quando arriva, spesso è il momento più importante della settimana. C’è chi lo riserva per viaggiare, chi per attività piacevoli come sport e svago, chi se ne sta a casa a dormire e chi lo dedica all’adorazione: è il fine settimana! … Dove ha avuto origine?
Circa 3.500 anni fa il Creatore dell’uomo, Geova Dio, diede al suo popolo, Israele, questo comando: “Si può fare lavoro per sei giorni, ma il settimo giorno è un sabato di completo riposo. È qualcosa di santo a Geova. Chiunque faccia lavoro nel giorno del sabato sarà positivamente messo a morte” (Esodo 31:15). Quella disposizione divenne parte integrante della Legge che Dio diede a quel popolo e costituì uno dei famosi “10 Comandamenti”; il quarto di essi infatti recitava: “Ricordando il giorno del sabato per ritenerlo sacro, devi rendere sacro servizio e devi fare tutto il tuo lavoro per sei giorni. Ma il settimo giorno è il sabato a Geova tuo Dio. Non devi fare nessun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava né il tuo animale domestico né il tuo residente forestiero che è dentro le tue porte. Poiché in sei giorni Geova fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposava il settimo giorno. Perciò Geova benedisse il giorno del sabato e lo rendeva sacro” (Esodo 20:8-11).
Il sabato ebraico andava dal tramonto del venerdì al tramonto del giorno successivo. Per circa quindici secoli quegli antichi servitori di Dio osservarono scrupolosamente quel comando, spesso andando anche oltre ciò che la prescrizione richiedeva. Ad esempio i Sadducei, membri di una setta religiosa giudaica che gestiva il potere economico e il sacerdozio, proibivano le relazioni sessuali la notte del sabato; gli Esseni, un gruppo di asceti che vivevano in comunità isolate, ritenevano l’andare di corpo una violazione del sabato; i Farisei, una confraternita che si riteneva superiore a tutti, erano dei veri fanatici che formalizzavano e definivano nei minimi particolari le osservanze rituali e si adirarono perché Gesù Cristo compì opere di guarigione in giorno di sabato (cfr. Marco 3:1-6). Oggi per gli ebrei, anche se non si possono più considerare il popolo eletto di Dio (cfr. Matteo 21:42,43; 23:37,38) nulla è cambiato; mentre la maggioranza continua a osservare il sabato come un normale giorno di riposo, ci sono ancora frange oltranziste che hanno caricato tale giorno di esagerazioni ritualistiche, eccessive e coercitive, frutto della tradizione umana, che pesano come macigni sulle spalle dei loro correligionari più moderati e della comunità (come, ad esempio, il divieto di usare gli ascensori, il computer, gli autobus, i telefoni e altro – cfr. Matteo 23:4).
Per aver rigettato il promesso Messia e averlo messo a morte, Dio cambiò la sua disposizione e scelse come suo popolo privilegiato non più i discendenti naturali di Abraamo ma quello composto dai seguaci del suo Figlio diletto, Cristo Gesù. Ma, dopo lo zelo iniziale dei primi cristiani, e dopo la morte di tutti gli apostoli, uomini egoisti e desiderosi di preminenza diedero vita a un falso cristianesimo stravolgendo sotto l’aspetto dottrinale e ritualistico gli insegnamenti di Cristo. La loro azione influì anche sulla considerazione del settimanale giorno di riposo. Come risultato abbiamo tutt’oggi da una parte chiese “cristiane” che continuano a considerare sacro il settimo giorno, il sabato, come fanno, ad esempio, la Chiesa Copta Ortodossa di Etiopia, alcuni gruppi metodisti o il gruppo delle chiese Avventiste che ne hanno fatto addirittura la loro caratteristica peculiare, dall’altra parte chiese, che pure si dichiarano “cristiane”, come la Chiesa Cattolica, diverse chiese Ortodosse e protestanti, che invece considerano sacro e si riposano il primo giorno della settimana, cioè la domenica. Ma è un fatto che anche le chiese che asseriscono d’avere l’obbligo di osservare il sabato in base al quarto comandamento non si conformano a tutte le sue clausole.
Davanti a tale situazione, cosa dobbiamo pensare? Inoltre, considerando che il quarto comandamento fa parte della Legge mosaica che era “un ombra delle buone cose avvenire”, quale è il significato profetico del giorno di riposo e il relativo adempimento?
Dio portò a compimento l’opera che aveva fatto, e si riposava il settimo giorno”                         Genesi 2:2
Come si evince dalla scrittura di Esodo 20:8-11 sopracitata, il comandamento di osservare il settimo giorno della settimana come un “giorno di riposo” venne da Dio enunciato con un riferimento al settimo giorno creativo durante il quale, secondo il racconto di Genesi, Dio “si riposava”. Diventa perciò di fondamentale importanza capire il significato del racconto di Genesi per avere un corretto intendimento dell’intera faccenda.
In Genesi 2:2,3 si legge: “E il settimo giorno Dio portò a compimento l’opera che aveva fatto, e si riposava il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatto. E Dio benediceva il settimo giorno e lo rendeva sacro, perché in esso si è andato riposando da tutta la sua opera che Dio ha creato allo scopo di fare”. C’è da chiedersi: perché Geova “si riposava il settimo giorno”? Sicuramente non perché avesse bisogno di ricuperare le forze dopo “tutta l’opera che aveva fatto”; nella sua Parola ha fatto scrivere che ha “abbondanza di energia dinamica” e che “non si stanca né si affatica” (Isaia 40:26,28). Non a caso il racconto di Genesi specifica che “Dio benediceva il settimo giorno e lo rendeva sacro”.  Il “settimo giorno”, quindi, fu diverso da tutti i sei giorni precedenti poiché fu un giorno che Dio benedisse e rese “sacro”. Il termine ebraico tradotto “sacro”, cioè qòdhesh, dà l’idea di qualcosa di separato o dedicato a uno scopo speciale,  pertanto il “settimo giorno” venne da Dio reso “sacro” perché fu dedicato a uno scopo speciale. Qual era questo scopo?
Al primo uomo e alla prima donna Dio aveva rivelato il suo proposito riguardo all’umanità e alla terra dicendo loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra e soggiogatela, e tenete sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e ogni creatura vivente che si muove sopra la terra” (Genesi 1:28). Essi, quindi, dovevano attuare il progetto di Dio di soggiogare e trasformare l’intera terra in un paradiso abitato dai loro discendenti, uomini e donne che avrebbero formato una famiglia umana composta da creature perfette. La realizzazione di ciò naturalmente avrebbe richiesto del tempo, perciò Dio “si riposava” nel senso che desisteva dal compiere ulteriori opere creative sulla terra così da lasciare che ciò che aveva già creato si sviluppasse in armonia con la sua volontà. Alla fine di quel “settimo giorno” tutto ciò che Dio si era proposto per l’uomo e la terra sarebbe divenuto realtà.
Quel giorno, dunque, doveva essere impiegato dagli uomini come un tempo di sacro servizio e ubbidienza a Geova, il Creatore. Non doveva essere contaminato da opere egocentriche da parte della specie umana. Tuttavia la ribellione di quella prima coppia violò il “riposo” di Dio. Anziché collaborare alla realizzazione del suo proposito, Adamo ed Eva assecondarono il piano di Satana di dar vita ad una umanità indipendente da Dio, di conseguenza persero la prospettiva di vivere per sempre su una terra paradisiaca e da quel momento tutto il genere umano da loro discendente divenne schiavo del peccato e della morte (cfr. Romani 5:12,14). Ma la loro ribellione non mandò all’aria il progetto di Dio. Poco più di 4.000 anni dopo, infatti, Dio ispirò un suo fedele servitore a scrivere: “Rimane dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio. Poiché chi è entrato nel riposo di Dio si è riposato lui pure dalle sue opere, come Dio si riposò dalle proprie. Facciamo perciò tutto il possibile per entrare in quel riposo” (Ebrei 4:9-11). Da queste parole si comprende che, al tempo in cui l’apostolo Paolo le scrisse, il “settimo giorno” in cui Dio “si riposava” dall’attività creativa era ancora in atto e sarebbe durato ancora nel tempo poiché egli esortò i suoi conservi cristiani a ‘riposarsi dalle loro opere’ affinché potessero “entrare in quel riposo”.
 
 001
nessuno vi giudichi riguardo a festa o a osservanza della luna nuova o a sabato
La Legge mosaica era una disposizione temporanea. Una delle ragioni per cui fu data a Israele era quella di “rendere manifeste le trasgressioni” (Galati 3:19). Doveva far capire agli ebrei che avevano estremo bisogno di un Redentore. L’apostolo Paolo, infatti, la definì un “tutore che conduce a Cristo” (Galati 3:24). Quando questi arrivò, gli ebrei fedeli si rallegrarono perché la loro liberazione dalla maledizione del peccato e della morte era vicina! Compresero che la morte sacrificale di Cristo e non l’osservanza dei precetti della Legge era il provvedimento di Dio per la loro salvezza, pertanto se volevano ottenere la sua approvazione dovevano avere fede nel valore del sacrificio di riscatto di Gesù Cristo, mediante il quale tutte le cose verranno riportate in armonia con il proposito di Dio. Nella sua lettera ai cristiani della Galazia l’apostolo Paolo fu ispirato a scrivere: “l’uomo è dichiarato giusto non a motivo delle opere della legge, ma solo per mezzo della fede verso Cristo Gesù … noi abbiamo riposto la nostra fede in Cristo Gesù, affinché siamo dichiarati giusti a motivo della fede verso Cristo, e non a motivo delle opere della legge, perché a motivo delle opere della legge nessuna carne sarà dichiarata giusta” (Galati 2:16). Tuttavia alcuni cristiani di origine ebraica non afferrarono subito questa importante verità. Continuarono quindi a osservare certe pratiche della Legge, inclusa l’osservanza del sabato, anche dopo la morte e risurrezione di Gesù. Altri invece corressero il loro modo di pensare (cfr. Colossesi 2:13,14,16). Così facendo ci diedero un buon esempio. Oggi, come allora, alcuni che si definiscono “cristiani” pensano di ricevere l’approvazione di Dio rimanendo rigidamente attaccati alle disposizioni della Legge mosaica, peraltro neanche in tutti i suoi aspetti. Privi del giusto intendimento delle Scritture tali “cristiani” in effetti stanno rigettando Cristo, come ammise il teologo protestante Oscar Cullmann, membro del Consiglio Mondiale delle Chiese, secondo il quale “siccome Gesù venne, morì e fu risuscitato, le feste dell’AT [Antico Testamento] sono state ormai adempiute, e mantenerle ‘significa tornare al vecchio patto, come se Cristo non fosse mai venuto’” (Vocabulaire Biblique, di Jean-Jacques von Allmen , Pierre Bonnard, Oscar Cullmann , e Harold Henry – Rowley Delachaux et Niestlé, Paris, 1954).
Facciamo perciò tutto il possibile per entrare in quel riposo” – Ebrei 4: 11
Quando scrisse quelle parole ai cristiani ebrei, l’apostolo Paolo era preoccupato perché alcuni di loro non stavano al passo con gli sviluppi del proposito di Dio. Il problema per quelle persone era costituito dal rispetto della Legge mosaica. In un’altra delle sue lettere egli aveva già scritto ai suoi conservi cristiani: “Voi osservate scrupolosamente giorni e mesi e stagioni e anni.Temo per voi, che in qualche modo io mi sia affaticato senza scopo riguardo a voi” (Galati 4:10,11). Per circa 1.500 anni essi avevano dovuto conformarsi a quelle norme, ma con la morte di Gesù la Legge mosaica fu abrogata, poiché egli “per mezzo della sua carne ha abolito l’inimicizia, la Legge di comandamenti consistente in decreti” (Efesini 2:15; cfr. anche Colossesi 2:13,14 – per maggiori informazioni su questo argomento vedi il mio post del 23 marzo 2014, https://gi1967.wordpress.com/2014/03/23/la-tua-parola-e-verita-xxii/). Alcuni cristiani non riconobbero questo fatto e insistevano perché si continuasse a rispettare certi aspetti della Legge, fra i quali l’osservanza del sabato (cfr. Colossesi 2:16,17).
A questi l’apostolo spiegò che dovevano smettere di pensare che potevano guadagnare l’approvazione di Geova compiendo opere basate sulla Legge mosaica. Quindi, proprio pensando all’osservanza del sabato settimanale egli scrisse “Rimane dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio” (Ebrei 4:9). Cosa intendeva dire? Il contesto ci aiuta a comprenderlo. L’apostolo infatti fa riferimento al comportamento degli Israeliti nel deserto dopo la loro liberazione dalla schiavitù egiziana. Al versetto 3 dello stesso capitolo egli cita il Salmo 95 che ai versetti 10 e 11 riporta la condanna di Dio sul loro operato in questi termini: “Per quarant’anni provavo nausea verso quella generazione, e dicevo: “sono un popolo ostinato di cuore, ed essi stessi non hanno conosciuto le mie vie”; circa i quali giurai nella mia ira: “certamente non entreranno nel mio luogo di riposo””. Quindi l’apostolo dice: “Facciamo perciò tutto il possibile per entrare in quel riposo, affinché nessuno cada nello stesso modello di disubbidienza” (Ebrei 4:11). Come si sarebbe potuto attuare questo?
Subito dopo la ribellione della prima coppia umana Geova Dio prese un amorevole provvedimento per il riscatto dei loro discendenti dalla schiavitù al peccato e alla morte. Lo stesso apostolo infatti venne anche ispirato a scrivere: “il salario che il peccato paga è la morte, ma il dono che dà Dio è la vita eterna mediante Cristo Gesù nostro Signore” (Romani 6:23). Il sacrificio di Gesù pose la base legale perché i discendenti di Adamo ed Eva potessero ottenere ciò che i loro progenitori persero: la vita eterna in condizioni perfette su una terra paradisiaca. L’accettare tale provvedimento per la loro salvezza, l’evitare di progettare autonomamente il proprio futuro come fecero Adamo ed Eva e il rinunciare alle proprie imprese egoistiche o mondane per fare la volontà di Dio avrebbe permesso a uomini e donne di fare “tutto il possibile per entrare in quel riposo”. L’apostolo infatti disse: “noi che abbiamo esercitato fede entriamo nel riposo” (Ebrei 4:3).
Pertanto l’approvazione di Dio e la vita eterna non si ottengono conformandosi a certe regole e osservanze, come erroneamente pensavano alcuni cristiani del I secolo e come credono oggi alcuni che si definiscono “cristiani”, quali quelli che insistono tutt’oggi sulla necessità di osservare il sabato come giorno di riposo in base al quarto comandamento. Di tutti questi l’apostolo fu ispirato a scrivere: “siccome non conoscevano la giustizia di Dio ma cercavano di stabilire la propria, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio. Poiché Cristo è il fine della Legge, affinché chiunque esercita fede abbia giustizia” (Romani 10:3,4). I veri cristiani riconoscono che solo mediante la fede nel sacrificio di Cristo si può avere una giusta reputazione presso Dio, perciò si sforzano di prendere a cuore tutti gli insegnamenti del Figlio di Dio e di metterli in pratica non un solo giorno della settimana ma tutti i sette giorni, e tra questi quello di notevole importanza per questi giorni segnati dalla profezia biblica, cioè di andare a fare “discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo,insegnando loro ad osservare tutte le cose” che Cristo ha comandato (cfr. Matteo 24:14; 28:19,20; Atti 1:8).
il Figlio delluomo è Signore anche del sabato” – Marco 2:28
Il “settimo giorno” cui si fa riferimento in Genesi 2:2 non era un semplice giorno di 24 ore. Esso infatti è ancora in corso dopo circa 6.000 anni. Similmente il “riposo di sabato” nel suo adempimento profetico non si limita a un giorno di 24 ore. Come tutta la Legge mosaica anche l’osservanza del sabato disposta dal quarto comandamento era “un ombra delle buone cose avvenire” (cfr. Ebrei 10:1). Cosa prefigurava? In una circostanza in cui gli ipocriti farisei accusarono lui e i suoi discepoli di non rispettare il sabato, Gesù disse loro: “Il sabato venne all’esistenza a causa dell’uomo, e non l’uomo a causa del sabato; quindi il Figlio delluomo è Signore anche del sabato” (Marco 2:27,28). Egli sapeva bene che il Padre aveva istituito il sabato come segno fra Dio e Israele, e che esso aveva lo scopo di recar loro sollievo dalle loro fatiche (cfr. Esodo 31:16,17). Sapeva anche che la propria morte avrebbe provveduto la base per mettere da parte la Legge mosaica, inclusa l’osservanza del sabato, in quanto ormai adempiuta in lui (cfr. Romani 10:4; Ebrei 7:18). Sapeva, quindi, che l’osservanza sabato era una disposizione temporanea, limitata alla nazione ebraica e non più valida per i suoi futuri discepoli, poiché costituiva “un ombra delle cose avvenire” e che “la realtà appartiene al Cristo” (cfr. Colossesi 2:16,17; cfr. anche Romani 7:6). Questo è il motivo per cui si definì “Signore del sabato”. Nelle “cose avvenire” c’è un sabato di cui Gesù dev’essere il Signore.
Nella visione apocalittica Gesù viene visto cavalcare un cavallo bianco mentre “giudica e guerreggia con giustizia” si dice anche che “sul mantello, e sulla coscia, ha scritto un nome, Re dei re e Signore dei signori” (Rivelazione o Apocalisse 19:11-16). Il seguito della visione mostra che egli afferra “il dragone, l’originale serpente, che è il Diavolo e Satana, e lo legò per mille anni”. Dopo di ciò l’apostolo Giovanni vide dei troni “e c’erano quelli che sedettero su di essi, e fu dato loro il potere di giudicare” e di questi dice: “saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per i mille anni” (Rivelazione o Apocalisse 20:1-6). Dunque Cristo regnerà su tutta la terra per mille anni. Quel millennio è il simbolico sabato di cui Gesù è il “Signore”. Pertanto il “sabato” che si doveva osservare a norma del quarto comandamento, fu una figura profetica del regno millenario di Cristo e dei suoi co-regnanti celesti, e il Regno è lo strumento mediante il quale Geova Dio porterà a compimento il suo originale progetto di fare della terra un paradiso durante il “settimo giorno” del suo riposo e di far vivere su di essa per sempre uomini e donne disposte a sottomettersi alla sua Sovranità. Come durante il suo ministero terreno Gesù compì di sabato alcune delle sue più notevoli opere miracolose (cfr. (Luca 13:10-13; Giovanni 5:5-9; 9:1-14), così durante il suo regno millenario egli recherà sollievo all’umanità redenta col suo sacrificio portandola ad una perfezione fisica e spirituale, eliminando malattie, vecchiaia e morte nonché ogni forma di malvagità (cfr. Isaia 33:24; Giobbe 33:25; Rivelazione o Apocalisse 21:3,4; Salmo 37:9-11). Inoltre, nel corso di quei mille anni milioni di morti saranno risuscitati per avere l’opportunità di tornare a vivere per sempre sulla terra (cfr. Giovanni 5:25-29, Rivelazione o Apocalisse 20:13). Il regno millenario sarà quindi un periodo di riposo sabatico per la terra e l’umanità a motivo della pace e della felicità che lo caratterizzeranno. Esso costituirà la parte conclusiva del “settimo giorno” della settimana creativa, così che al termine d’esso si potrà dire, come si fece per tutti gli altri sei giorni: “Dio vide poi tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” (cfr. Genesi 1:4,10,12,18,21,31).

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Il sabato venne all’esistenza a causa dell’uomo, e non l’uomo a causa del sabato
In qualità di Signore dei signori, Cristo governerà tutta la terra per mille anni. (cfr. Rivelazione o Apocalisse 19:16; 20:6; Salmo 2:6-8) Quand’era sulla terra, Gesù compì misericordiosamente di sabato alcune delle sue più straordinarie opere di guarigione per prefigurare ciò che sarebbe avvenuto nel più grande “giorno di riposo” o di “sabato” dei mille anni del suo dominio del Regno sopra la terra (cfr. Luca 13:10-13; Giovanni 5:5-9; 9:1-14). Sotto il suo regno nessuno rimarrà senza casa o lavoro (cfr. Isaia 65:21,22), non ci sarà più povertà e mancanza di cibo (cfr. Salmo 72:12,13,16), non ci saranno più guerre (cfr. Salmo 46:9; Isaia 2:4), le persone non avranno mai più problemi di salute e persino la morte verrà eliminata (cfr. Isaia 33:4; 35:5,6; 25:8; Rivelazione o Apocalisse 21:3,4) e molti che si sono addormentati nella morte saranno riportati in vita mediante la risurrezione (cfr. Giovanni 5:28,29; Atti 24:15; Rivelazione o Apocalisse 20:13). Chi afferra il vero significato del sabato avrà l’opportunità di beneficiare di quel riposo di “sabato”.

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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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